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	Commenti a: IPAZIA, EVELINA E IL BURQA ESISTENZIALE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102650</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 12:37:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Claudia sono d&#039;accordo con te. Ho cercato di leggere tutti gli interventi, districandomi a fatica nei libirinti di una discussione che si rincorre di link in link, su siti amici simpatizzanti rivali.
E&#039; sicuramente una questione di ruoli, ma potrebbe essere anche una questione di funzioni.
Una massima a cui cerco di attenermi da un po&#039; è questa: &quot;Prima di stabilire se una cosa è buona o cattiva, devi stabilire a cosa serve&quot;.
Domanda ingenua: a che servono i blog letterari? Sottodomanda velenosa: a chi servono?
Secondo me non servono ai lettori né tanto meno alla lettura, e dio sa se in un paese come il nostro un servizio di questo tipo sarebbe necessario.
Ma se nella funzione dei blog letterari non rientra questo compito, è inutile stare a recriminare.
Però come lettrice mi sento sempre offesa quando vedo rappresentarmi come un minus habens che si aggira tra gli scaffali e tira giù l libri &#039;per genere&#039; e se non riesce a capire a che genere appartiene   si rivolge affannata al libraio supplicandolo di fornirgli indicazioni in merito.
Da questa rappresentazione del lettore come una specie di uomo di Neanderthal, derivano poi parecchi  guasti di cui mi piacerebbe che si parlasse.
Per esempio di tutte le truffe paratestuali: copertine ammiccanti, omissioni di informazioni o  informazioni truccate (dei libri di racconti non si deve dire che sono racconti: o si tace o li si spaccia come romanzo), riferimenti a opere che il pubblico ha sicuramente orecchiato, ma che non c&#039;azzeccano affatto con il libro a cui le si accosta  e, all&#039;opposto inabissamento  di autori che pure una loro validità referenziale ce l&#039;avrebbero ma che sono spariti da anni dai cataloghi (mi spiegate perché nessuno parla mai di Sherwood Anderson, per esempio?), attribuzione posticcia di genere, critiche (?) compiacenti, raffazzonate, sciatte  e potrei continuare, ma mi fermo qui.
E mi fermo qui autocensurandomi molte considerazioni perché potrei finire nell&#039; O.T.
Una cosa però: proprio non mi è andata giù quel riferimento insistito al giovane Holding, potrei scatenarmi in un commento furioso su questo tema.
Per il momento ho solo cancellato &lt;i&gt;Satisfiction&lt;/i&gt; dai blog letterari nei preferiti.
Dopo aver letto la risibile provocazione della vecchia holding &quot;Vasco&quot; non me ne sono pentita per niente.
(so di essere precipitata  con questa ultima frase  dal contenuto alla relazione, ne chiedo scusa, ma l&#039;ho fatto in piena coscienza).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia sono d&#8217;accordo con te. Ho cercato di leggere tutti gli interventi, districandomi a fatica nei libirinti di una discussione che si rincorre di link in link, su siti amici simpatizzanti rivali.<br />
E&#8217; sicuramente una questione di ruoli, ma potrebbe essere anche una questione di funzioni.<br />
Una massima a cui cerco di attenermi da un po&#8217; è questa: &#8220;Prima di stabilire se una cosa è buona o cattiva, devi stabilire a cosa serve&#8221;.<br />
Domanda ingenua: a che servono i blog letterari? Sottodomanda velenosa: a chi servono?<br />
Secondo me non servono ai lettori né tanto meno alla lettura, e dio sa se in un paese come il nostro un servizio di questo tipo sarebbe necessario.<br />
Ma se nella funzione dei blog letterari non rientra questo compito, è inutile stare a recriminare.<br />
Però come lettrice mi sento sempre offesa quando vedo rappresentarmi come un minus habens che si aggira tra gli scaffali e tira giù l libri &#8216;per genere&#8217; e se non riesce a capire a che genere appartiene   si rivolge affannata al libraio supplicandolo di fornirgli indicazioni in merito.<br />
Da questa rappresentazione del lettore come una specie di uomo di Neanderthal, derivano poi parecchi  guasti di cui mi piacerebbe che si parlasse.<br />
Per esempio di tutte le truffe paratestuali: copertine ammiccanti, omissioni di informazioni o  informazioni truccate (dei libri di racconti non si deve dire che sono racconti: o si tace o li si spaccia come romanzo), riferimenti a opere che il pubblico ha sicuramente orecchiato, ma che non c&#8217;azzeccano affatto con il libro a cui le si accosta  e, all&#8217;opposto inabissamento  di autori che pure una loro validità referenziale ce l&#8217;avrebbero ma che sono spariti da anni dai cataloghi (mi spiegate perché nessuno parla mai di Sherwood Anderson, per esempio?), attribuzione posticcia di genere, critiche (?) compiacenti, raffazzonate, sciatte  e potrei continuare, ma mi fermo qui.<br />
E mi fermo qui autocensurandomi molte considerazioni perché potrei finire nell&#8217; O.T.<br />
Una cosa però: proprio non mi è andata giù quel riferimento insistito al giovane Holding, potrei scatenarmi in un commento furioso su questo tema.<br />
Per il momento ho solo cancellato <i>Satisfiction</i> dai blog letterari nei preferiti.<br />
Dopo aver letto la risibile provocazione della vecchia holding &#8220;Vasco&#8221; non me ne sono pentita per niente.<br />
(so di essere precipitata  con questa ultima frase  dal contenuto alla relazione, ne chiedo scusa, ma l&#8217;ho fatto in piena coscienza).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: claudia b.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102649</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudia b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 13:47:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valeria, quello che rilevi, cioè la dialettica per cui all&#039;interno di quel thread gli intelocutori tentavano di stabilire il proprio predominio nell&#039;economia della discussione, si sta verificando in questo momento, in termini certamente più civili e argomentati, anche nel thread nato in calce al post su Vibrisse che contiene l&#039;ultima puntata di quella che oramai è nota come la saga Benedetti-Policastro, o meglio, la partita fra critici off-line e critici on-line (capitano della prima squadra Cortellessa, capitano della seconda Scarpa). Anche se al punto in cui sono ora sono finalmente giunti a discutere dei contenuti, è stato necessario tutto un preambolo su chi fa cosa e su chi è chi prima di affrontare le questioni poste.
Credo che il motivo per cui la dinamica del commentario ruota attorno alla definizione del proprio status dipenda dal fatto che l&#039;utente della rete, indipendentemente dal ruolo che svolge nel mondo reale, ruolo che è vincolato anche ad indentità corporea oltre che autoriale, si autorappresenta in virtù di quello che scrive, ed è quindi impossibile verificare, a meno che non si stabilisca un rapporto di forza spesso con mezzucci (per esempio mezze insinuazioni, attacchi all&#039;autostima dell&#039;interlocutore, etc) l&#039;autorità che riveste nel mondo reale. La vera democrazia della rete consiste proprio nel presentare un enunciato che inserisca in un contesto e che contenga una tesi specifica. Ciò che è aldilà del testo nella Rete non conta nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valeria, quello che rilevi, cioè la dialettica per cui all&#8217;interno di quel thread gli intelocutori tentavano di stabilire il proprio predominio nell&#8217;economia della discussione, si sta verificando in questo momento, in termini certamente più civili e argomentati, anche nel thread nato in calce al post su Vibrisse che contiene l&#8217;ultima puntata di quella che oramai è nota come la saga Benedetti-Policastro, o meglio, la partita fra critici off-line e critici on-line (capitano della prima squadra Cortellessa, capitano della seconda Scarpa). Anche se al punto in cui sono ora sono finalmente giunti a discutere dei contenuti, è stato necessario tutto un preambolo su chi fa cosa e su chi è chi prima di affrontare le questioni poste.<br />
Credo che il motivo per cui la dinamica del commentario ruota attorno alla definizione del proprio status dipenda dal fatto che l&#8217;utente della rete, indipendentemente dal ruolo che svolge nel mondo reale, ruolo che è vincolato anche ad indentità corporea oltre che autoriale, si autorappresenta in virtù di quello che scrive, ed è quindi impossibile verificare, a meno che non si stabilisca un rapporto di forza spesso con mezzucci (per esempio mezze insinuazioni, attacchi all&#8217;autostima dell&#8217;interlocutore, etc) l&#8217;autorità che riveste nel mondo reale. La vera democrazia della rete consiste proprio nel presentare un enunciato che inserisca in un contesto e che contenga una tesi specifica. Ciò che è aldilà del testo nella Rete non conta nulla.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102648</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:45:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[p.s. scusate il post era quello linkato da Clauda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>p.s. scusate il post era quello linkato da Clauda</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102647</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo sia con con claudia e con Anna Luisa,  in particolare  per quel che riguarda la mancanza di rispetto nei confronti del lettore.
Volendo tenere la distinzione tra &#039;contenuto&#039; e &#039;relazione&#039; (in soldoni: &#039;oggetto del discorso&#039; e &#039;relazione tra i parlanti&#039;), a cui mi sembra facciano riferimento i commenti di claudia,  noto come all&#039;interno del post di Loredana (tema principale: intervista a Brunella Schisa, che pone un contenuto forte) ci sia un rimando a un post e a un commento particolare che pone un problema di relazione altrettanto forte.
Al di là de burqa esistenziale, tutto il thread è costruito non su un confronto tra contenuti ma su uno scontro in cui, neppure tanto velatamente, si cercava di stabilire una dominanza.
A me è stato difficile, anzi impossibile  visto che non l&#039;ho fatto, di tornare al post di Loredana  e commentare il &#039;contenuto&#039; come se nulla fosse, e dunque mi sono concentrata sulla &#039;relazione&#039;. Diciamo pure che mi sono lasciata agganciare.  Mea culpa.
Mi chiedo però, e mi pare che questo sia il tema del post linkato da Anna Luisa e quelli linkati nel post (che poi si avvitano in accuse e controaccuse, e quindi siamo daccapo ogni volta), come mai nelle discussioni letterarie sembra prevalere più lo scontro per definire lo status dei parlanti piuttosto che un più o meno pacato confronto sui contenuti.
E me lo chiedo da lettrice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo sia con con claudia e con Anna Luisa,  in particolare  per quel che riguarda la mancanza di rispetto nei confronti del lettore.<br />
Volendo tenere la distinzione tra &#8216;contenuto&#8217; e &#8216;relazione&#8217; (in soldoni: &#8216;oggetto del discorso&#8217; e &#8216;relazione tra i parlanti&#8217;), a cui mi sembra facciano riferimento i commenti di claudia,  noto come all&#8217;interno del post di Loredana (tema principale: intervista a Brunella Schisa, che pone un contenuto forte) ci sia un rimando a un post e a un commento particolare che pone un problema di relazione altrettanto forte.<br />
Al di là de burqa esistenziale, tutto il thread è costruito non su un confronto tra contenuti ma su uno scontro in cui, neppure tanto velatamente, si cercava di stabilire una dominanza.<br />
A me è stato difficile, anzi impossibile  visto che non l&#8217;ho fatto, di tornare al post di Loredana  e commentare il &#8216;contenuto&#8217; come se nulla fosse, e dunque mi sono concentrata sulla &#8216;relazione&#8217;. Diciamo pure che mi sono lasciata agganciare.  Mea culpa.<br />
Mi chiedo però, e mi pare che questo sia il tema del post linkato da Anna Luisa e quelli linkati nel post (che poi si avvitano in accuse e controaccuse, e quindi siamo daccapo ogni volta), come mai nelle discussioni letterarie sembra prevalere più lo scontro per definire lo status dei parlanti piuttosto che un più o meno pacato confronto sui contenuti.<br />
E me lo chiedo da lettrice.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: claudia b.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102646</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudia b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:53:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In realtà, Anna Luisa, sono felice che tu abbia trovato l&#039;espressione indigesta perché era esattamente la reazione che cercavo. Non sai quanto io trovi indigeste le risse in rete, anche perché sono assolutamente d&#039;accordo sul fatto che sia necessaria cura nella compilazione di un commento, dal punto vista grammaticale, sintattico, dei contenuti, e delle strategie retoriche. Poi, per quanta cura uno possa metterci, ci sarà sempre il disturbatore che ti attacca sul personale solo per instaurare una dinamica conflittuale che da un lato faccia scattare i nervi e dall&#039;altro inneschi curiosità (&quot;ma chi è questo? vediamo il suo blog&quot;, dinamica che fa alzare le statistiche - ma ste robe davvero sono la scoperta dell&#039;acqua calda), come al bar c&#039;è sempre il tipo problematico che dà fastidio, al convegno c&#039;è sempre quello che, invece di porre una domanda sensata al relatore, fa la splafonata autoreferenziale, etc...
Credo che il problema vero consista non nel definire il disturbatore, cosa che oramai è nota a tutti, ma nell&#039;escogitare una strategia di risposta, perché a ben vedere risulta che sia l&#039;atto di disturbare il vero atto autoritario, e non quello di discutere civilmente in forma scritta in rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà, Anna Luisa, sono felice che tu abbia trovato l&#8217;espressione indigesta perché era esattamente la reazione che cercavo. Non sai quanto io trovi indigeste le risse in rete, anche perché sono assolutamente d&#8217;accordo sul fatto che sia necessaria cura nella compilazione di un commento, dal punto vista grammaticale, sintattico, dei contenuti, e delle strategie retoriche. Poi, per quanta cura uno possa metterci, ci sarà sempre il disturbatore che ti attacca sul personale solo per instaurare una dinamica conflittuale che da un lato faccia scattare i nervi e dall&#8217;altro inneschi curiosità (&#8220;ma chi è questo? vediamo il suo blog&#8221;, dinamica che fa alzare le statistiche &#8211; ma ste robe davvero sono la scoperta dell&#8217;acqua calda), come al bar c&#8217;è sempre il tipo problematico che dà fastidio, al convegno c&#8217;è sempre quello che, invece di porre una domanda sensata al relatore, fa la splafonata autoreferenziale, etc&#8230;<br />
Credo che il problema vero consista non nel definire il disturbatore, cosa che oramai è nota a tutti, ma nell&#8217;escogitare una strategia di risposta, perché a ben vedere risulta che sia l&#8217;atto di disturbare il vero atto autoritario, e non quello di discutere civilmente in forma scritta in rete.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102645</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Claudia b:“la distinzione che è divenuta necessaria è esattamente quella fra gli interventi, anche infervorati, che però difendono una tesi in relazione al tema proposto, e dall’altra parte lo scontro che ha come unico obiettivo quello di ridefinire la propria identità”.
Se è opportuno fare dei distinguo per evitare fraintendimenti, allora facciamoli. Sinceramente, dopo aver letto il link segnalato nel post, non mi sembrava fosse necessario fare tante distinzioni; non mi verrebbe mai di paragonare la zuffa su NI a, che ne so, il trambusto scoppiato su Lipperatura mesi fa, intorno alla copertina del fumetto sul massacro del Circeo: quella sì che è stata una splendida rissa! Furibonda e appassionata, una vera festa per le sinapsi.
A me ha colpito questo passaggio di Girolamo:“Guarda, basta leggere, nel lenzuolone postato su NI, l’assoluta noncuranza verso grammatica, sintassi, persino battitura del testo per capire cosa pensa davvero uno come Serino del prossimo, del lettore, dell’altro”.
Nel mio intervento mi premeva sottolineare la presenza di questo terzo soggetto, il lettore, che in situazioni rissose come quella linkata, assiste un po&#039; sconsolato (almeno, a me capita così) e vede tradita la propria fiducia. Ecco perché ho trovato l’espressione “risse divertenti” indigesta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Claudia b:“la distinzione che è divenuta necessaria è esattamente quella fra gli interventi, anche infervorati, che però difendono una tesi in relazione al tema proposto, e dall’altra parte lo scontro che ha come unico obiettivo quello di ridefinire la propria identità”.<br />
Se è opportuno fare dei distinguo per evitare fraintendimenti, allora facciamoli. Sinceramente, dopo aver letto il link segnalato nel post, non mi sembrava fosse necessario fare tante distinzioni; non mi verrebbe mai di paragonare la zuffa su NI a, che ne so, il trambusto scoppiato su Lipperatura mesi fa, intorno alla copertina del fumetto sul massacro del Circeo: quella sì che è stata una splendida rissa! Furibonda e appassionata, una vera festa per le sinapsi.<br />
A me ha colpito questo passaggio di Girolamo:“Guarda, basta leggere, nel lenzuolone postato su NI, l’assoluta noncuranza verso grammatica, sintassi, persino battitura del testo per capire cosa pensa davvero uno come Serino del prossimo, del lettore, dell’altro”.<br />
Nel mio intervento mi premeva sottolineare la presenza di questo terzo soggetto, il lettore, che in situazioni rissose come quella linkata, assiste un po&#8217; sconsolato (almeno, a me capita così) e vede tradita la propria fiducia. Ecco perché ho trovato l’espressione “risse divertenti” indigesta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: claudia b.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102644</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudia b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:30:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anna Luisa, la distinzione che è divenuta necessaria è esattamente quella fra gli interventi, anche infervorati, che però difendono una tesi in relazione al tema proposto, e dall&#039;altra parte lo scontro che ha come unico obiettivo quello di ridefinire la propria identità scatenando dinamiche conflittuali in ambiente di rete, una modalità che peraltro non è del tutto ignobile in quanto ha come scopo quello dell&#039;affermazione di autonomia rispetto ai discorsi imposti dalla critica. Tuttavia, come ho potuto constatare scontrandomi con alcuni praticanti del genere, emerge che c&#039;è moltissima confusione rispetto al chi impone i discorsi, a cosa sia veramente un dispositivo di potere, e a chi lo subisca realmente. Per farti un esempio: io che sono una ricercatrice precaria con le pezze al culo mi sono sentita dire da praticanti del genere che faccio parte dell&#039;establishment! Da rotolarsi dal ridere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Luisa, la distinzione che è divenuta necessaria è esattamente quella fra gli interventi, anche infervorati, che però difendono una tesi in relazione al tema proposto, e dall&#8217;altra parte lo scontro che ha come unico obiettivo quello di ridefinire la propria identità scatenando dinamiche conflittuali in ambiente di rete, una modalità che peraltro non è del tutto ignobile in quanto ha come scopo quello dell&#8217;affermazione di autonomia rispetto ai discorsi imposti dalla critica. Tuttavia, come ho potuto constatare scontrandomi con alcuni praticanti del genere, emerge che c&#8217;è moltissima confusione rispetto al chi impone i discorsi, a cosa sia veramente un dispositivo di potere, e a chi lo subisca realmente. Per farti un esempio: io che sono una ricercatrice precaria con le pezze al culo mi sono sentita dire da praticanti del genere che faccio parte dell&#8217;establishment! Da rotolarsi dal ridere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102643</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:10:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Alcune discussioni, anche caldissime, sono state stimolanti.&quot;
Lippa sì, certo, ad alcune ho preso parte pure io. Vorrei non fraintendessi: mi riferivo a quelle risse che in pratica sembrano essere motivate da antipatie personali e condite da grosse dosi di narcisismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Alcune discussioni, anche caldissime, sono state stimolanti.&#8221;<br />
Lippa sì, certo, ad alcune ho preso parte pure io. Vorrei non fraintendessi: mi riferivo a quelle risse che in pratica sembrano essere motivate da antipatie personali e condite da grosse dosi di narcisismo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102642</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:03:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3267#comment-102642</guid>

					<description><![CDATA[Alcune discussioni, anche caldissime, sono state stimolanti. Il problema, secondo me, non è quando qualcuno supporta le proprie argomentazioni in tono anche acceso. E&#039; quando non argomenta, parla per se stesso, sventola il fazzoletto per dire &quot;sono qui&quot;. Questo, per me, significa fermare la discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune discussioni, anche caldissime, sono state stimolanti. Il problema, secondo me, non è quando qualcuno supporta le proprie argomentazioni in tono anche acceso. E&#8217; quando non argomenta, parla per se stesso, sventola il fazzoletto per dire &#8220;sono qui&#8221;. Questo, per me, significa fermare la discussione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ipazia-evelina-e-il-burqa-esistenziale/comment-page-1/#comment-102641</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 10:43:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“...in realtà alla fine certe risse che ho visto qui erano pure divertenti”.
A me non divertono in alcun modo. Solo Girolamo ha fatto riferimento, in uno dei suoi commenti, al rispetto per il lettore. Ecco, proprio da lettrice dico che certe zuffe letterarie mi trasmettono una gran tristezza; ogni volta si spezza quella sorta di patto silenzioso tra lettore e critico che, forte della propria esperienza e preparazione dovrebbe essere al servizio (consigliando o sconsigliando certe letture, approfondendole, etc...) di chi legge. Stesso discorso per taluni atteggiamenti tenuti dagli autori, spesso fonte di sconforto e delusione per i propri “supporter”(lettori che gratuitamente, scrivono recensioni, fanno interviste, organizzano incontri pubblici nelle loro città per gli scrittori a loro più cari: un investimento di energie, tempo e sentimenti). Ovviamente esistono le eccezioni.
Ad ogni modo, delle risse tra intellettuali in stile “brigata tafferugli”io ne farei volentieri a meno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“&#8230;in realtà alla fine certe risse che ho visto qui erano pure divertenti”.<br />
A me non divertono in alcun modo. Solo Girolamo ha fatto riferimento, in uno dei suoi commenti, al rispetto per il lettore. Ecco, proprio da lettrice dico che certe zuffe letterarie mi trasmettono una gran tristezza; ogni volta si spezza quella sorta di patto silenzioso tra lettore e critico che, forte della propria esperienza e preparazione dovrebbe essere al servizio (consigliando o sconsigliando certe letture, approfondendole, etc&#8230;) di chi legge. Stesso discorso per taluni atteggiamenti tenuti dagli autori, spesso fonte di sconforto e delusione per i propri “supporter”(lettori che gratuitamente, scrivono recensioni, fanno interviste, organizzano incontri pubblici nelle loro città per gli scrittori a loro più cari: un investimento di energie, tempo e sentimenti). Ovviamente esistono le eccezioni.<br />
Ad ogni modo, delle risse tra intellettuali in stile “brigata tafferugli”io ne farei volentieri a meno.</p>
]]></content:encoded>
		
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