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	Commenti a: LA COSA- 1	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Jan 2006 16:38:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Cenacchi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84162</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cenacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2006 16:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ci son più i [sostantivo a piacere] di una volta.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci son più i [sostantivo a piacere] di una volta.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: cf05103025		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84161</link>

		<dc:creator><![CDATA[cf05103025]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 11:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non facciamola così facile, o lippa, ma come tu stessa dicesti, non sei una critica ma una cronista letteraria e mi sta oltremodo benissimo, però non bisogna ignorare i silenzi di comodo di molti, la critica non critica di colui che per definizione fa il critico ma in verità fa il cronista/ammodo per non crearsi attriti ovvero per tenersi spianata la strada.
Per Pacchiano, io sono con lui, matita rossa e blù e va bene, ed almeno dice quello che pensa e giudica, molto meglio dei capovolaristi che prima si atteggiano a gran radicali del giudizio e poi si sdilinquiscono tra i di lor libbriccini e pubblicazzioncelle.
Oh, come son belle!
MarioB.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non facciamola così facile, o lippa, ma come tu stessa dicesti, non sei una critica ma una cronista letteraria e mi sta oltremodo benissimo, però non bisogna ignorare i silenzi di comodo di molti, la critica non critica di colui che per definizione fa il critico ma in verità fa il cronista/ammodo per non crearsi attriti ovvero per tenersi spianata la strada.<br />
Per Pacchiano, io sono con lui, matita rossa e blù e va bene, ed almeno dice quello che pensa e giudica, molto meglio dei capovolaristi che prima si atteggiano a gran radicali del giudizio e poi si sdilinquiscono tra i di lor libbriccini e pubblicazzioncelle.<br />
Oh, come son belle!<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84160</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 07:29:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scipione, potrei persino concordare: ma nel momento in cui si viene chiamati ad intervenire su un argomento che comunque rappresenta un nodo irrisolto (altrimenti non si ripresenterebbe con tanta frequenza), o ci si nega o si parla, che ne pensi? :)
Dhalgren: sulla parola &quot;critico&quot;, come credo sia noto, io nutro non una ma milioni di perplessità. E comunque non la rivendico affatto per me. Però questa è la definizione con cui gli intervistati stessi, biografie alla mano, vengono presentati e si presentano, o sbaglio?
Mario: come al solito la risposta è &quot;dipende&quot;. Sei libero di credermi o no, ma a me nessuno ha mai detto &quot;non recensire questo&quot;. Al massimo, come a molti altri, sono state opposte ragioni di spazio (peraltro, se posso, reali: verifica tu stesso quanto occupano le pagine culturali di un quotidiano).Q uanto al discorso sulla stroncatura, facciamo qualche distinguo: quelle di Pacchiano sono vere e proprie pagelle,  con tanto di sottolineature rosse e blu. Servono davvero?  Personalmente io credo che valga più la pena di occupare i pochi spazi disponibili segnalando quel che c&#039;è di buono piuttosto che autocompiacersi di come si è bravi a menar le mani: ma non pretendo di elevare il mio parere a filosofia della critica.
Quanto ai blog, permettimi di dirti che non è così, o non sempre: se un amico scrive un libro che non mi piace, non ne parlo, per i motivi di cui sopra. Ma qui bisognerebbe interrogarsi sul concetto stesso di amicizia, forse, e di stima, e di affinità, eccetera. Non facciamola sempre così facile, che dici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scipione, potrei persino concordare: ma nel momento in cui si viene chiamati ad intervenire su un argomento che comunque rappresenta un nodo irrisolto (altrimenti non si ripresenterebbe con tanta frequenza), o ci si nega o si parla, che ne pensi? 🙂<br />
Dhalgren: sulla parola &#8220;critico&#8221;, come credo sia noto, io nutro non una ma milioni di perplessità. E comunque non la rivendico affatto per me. Però questa è la definizione con cui gli intervistati stessi, biografie alla mano, vengono presentati e si presentano, o sbaglio?<br />
Mario: come al solito la risposta è &#8220;dipende&#8221;. Sei libero di credermi o no, ma a me nessuno ha mai detto &#8220;non recensire questo&#8221;. Al massimo, come a molti altri, sono state opposte ragioni di spazio (peraltro, se posso, reali: verifica tu stesso quanto occupano le pagine culturali di un quotidiano).Q uanto al discorso sulla stroncatura, facciamo qualche distinguo: quelle di Pacchiano sono vere e proprie pagelle,  con tanto di sottolineature rosse e blu. Servono davvero?  Personalmente io credo che valga più la pena di occupare i pochi spazi disponibili segnalando quel che c&#8217;è di buono piuttosto che autocompiacersi di come si è bravi a menar le mani: ma non pretendo di elevare il mio parere a filosofia della critica.<br />
Quanto ai blog, permettimi di dirti che non è così, o non sempre: se un amico scrive un libro che non mi piace, non ne parlo, per i motivi di cui sopra. Ma qui bisognerebbe interrogarsi sul concetto stesso di amicizia, forse, e di stima, e di affinità, eccetera. Non facciamola sempre così facile, che dici?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Scipione		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84159</link>

		<dc:creator><![CDATA[Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 06:52:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fair play
Tutto questo parlare!?!
Tutto questo citare a destra, a sinistra e al centro; o su e giu!!!
L&#039;arte, la cultura, attira si coinvolge, certo, ma fa principalmente sognare.
 Io che non sopporto i maghi resto ammaliato ( ammaliato?!? lo posso dire? ) dai prestigiatori e come loro tirerei fuori il coniglio da dentro il mio cilindro e lo lascerei correre libero per i prati!
Fair play]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fair play<br />
Tutto questo parlare!?!<br />
Tutto questo citare a destra, a sinistra e al centro; o su e giu!!!<br />
L&#8217;arte, la cultura, attira si coinvolge, certo, ma fa principalmente sognare.<br />
 Io che non sopporto i maghi resto ammaliato ( ammaliato?!? lo posso dire? ) dai prestigiatori e come loro tirerei fuori il coniglio da dentro il mio cilindro e lo lascerei correre libero per i prati!<br />
Fair play</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: dhalgren		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84158</link>

		<dc:creator><![CDATA[dhalgren]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 06:20:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[perchè insisti a chiamare &quot;critici&quot; questi gionalisti, questi editor? questa sarebbe la parola ai critici? tutto si falsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>perchè insisti a chiamare &#8220;critici&#8221; questi gionalisti, questi editor? questa sarebbe la parola ai critici? tutto si falsa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cf05103025		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84157</link>

		<dc:creator><![CDATA[cf05103025]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 05:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma ci sono dei critici &quot;che contano&quot; che hanno libertà di espressione?
Ci sono di quelli che il direttore del supplemento lett. gli dice non recensire &#039;sto coso  e loro dicono invece sì?
Ce ne sono di quelli che &quot;criticano davvero&quot; e non danno pareri soffietti o anodini consigli?
A volte Pacchiano lo fa, tira giù duro.
Io mi ricordo di Paolo Milano, di critici così non ne ho visti più.
Delle critiche sui blog non fo conto, anche se rare volte sono di alto respiro, essendo spesso, dico spesso, tutto un gira gira di amici che non si lodano per imbrodarsi ma perchè si vogliono bene.
Comunque io vedo che la letteratura, e con essa la critica, ha cambiato livello, non tanto di qualità, quanto come oggetto di stima e credibilità essendo divenuta oggetto di fruizione di molti milioni di persone, mentre un tempo era oggetto di consumo e conversazione di augusti salotti, le persone che sapevano leggere e potevano comprarsi i libri.
Uscivano pochi libri in pochi li leggevano ne parlavano per anni.
Si sfornano migliaia di libri ogni anno ed anche in fretta ed uno in breve i precendenti deve soppiantare affinchè si consumi e consumi e via.
 E&#039; una società così.
Anche se talvolta c&#039;è la qualità, sparisce poi  nel marasma universale di pubblicazioni e prestissimo dimenticata.
E&#039; tutta colpa della bomba atomica delle primavere che sembrano inverni e dei terroristi che una volta si stava così bene che ti dico io....
MarioB.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma ci sono dei critici &#8220;che contano&#8221; che hanno libertà di espressione?<br />
Ci sono di quelli che il direttore del supplemento lett. gli dice non recensire &#8216;sto coso  e loro dicono invece sì?<br />
Ce ne sono di quelli che &#8220;criticano davvero&#8221; e non danno pareri soffietti o anodini consigli?<br />
A volte Pacchiano lo fa, tira giù duro.<br />
Io mi ricordo di Paolo Milano, di critici così non ne ho visti più.<br />
Delle critiche sui blog non fo conto, anche se rare volte sono di alto respiro, essendo spesso, dico spesso, tutto un gira gira di amici che non si lodano per imbrodarsi ma perchè si vogliono bene.<br />
Comunque io vedo che la letteratura, e con essa la critica, ha cambiato livello, non tanto di qualità, quanto come oggetto di stima e credibilità essendo divenuta oggetto di fruizione di molti milioni di persone, mentre un tempo era oggetto di consumo e conversazione di augusti salotti, le persone che sapevano leggere e potevano comprarsi i libri.<br />
Uscivano pochi libri in pochi li leggevano ne parlavano per anni.<br />
Si sfornano migliaia di libri ogni anno ed anche in fretta ed uno in breve i precendenti deve soppiantare affinchè si consumi e consumi e via.<br />
 E&#8217; una società così.<br />
Anche se talvolta c&#8217;è la qualità, sparisce poi  nel marasma universale di pubblicazioni e prestissimo dimenticata.<br />
E&#8217; tutta colpa della bomba atomica delle primavere che sembrano inverni e dei terroristi che una volta si stava così bene che ti dico io&#8230;.<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: spettatrice		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84156</link>

		<dc:creator><![CDATA[spettatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 17:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lucio wrote:
Spettatrice, sei la mia critica preferita:-)
Lucio, mi preferisci con o senza rimmel? e se il collo della camicia urla vendetta, come la mettiamo?
Angela Wrote:
....per mettersi rimmel e farselo colare sul colletto ci vuole, sai no? una gran bella dose di coraggio.
non era letterario quel modo di dire sul coraggio che: chi non lo possiede non può darselo?
credo di essere solo in parte letteraria e quindi penso che il coraggio uno può anche darselo a patto che trovi valide motivazioni in se ( o fuori di sè) per farlo. Per quanto mi riguarda so di non essere buon esempio, ma non vado a stracciare gli organi genitali del mondo piangendo sul fatto che le condizioni del
medesimo (o dei suoi prodotti, letteratura compresa) non sono tali da rendere
brillante la mia modica quantità di coraggio.
Spero che queste parole non siano intese come un invito al tacere, non mi permetterei mai di inibire le prefiche di qualsiasi veglia funebre. Però sono stufa e quindi non eviterò i problemi nè editoriali nè autoriali (che ci sono, esistono e non risparmiano nessuno, critici-criticanti-criticissimi compresi), ma mi libererò dei patetici apocaliticintegratissimi con un (in questo caso) salutare snobismo. Echecaz.. almeno ritorno alla libertà di intossicarmi da sola senza la dose supplementare quotidiana (e solo quella poi, mai una ricerca o pratica alternativa che sia una).
besos..anche a quelli col rimmel...che, credo, ne hanno bisogno....e se la loro fosse solo una sindrome da abbandono? e se poi me li ritrovassi sulla coscienza?
ahiahiahi :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucio wrote:<br />
Spettatrice, sei la mia critica preferita:-)<br />
Lucio, mi preferisci con o senza rimmel? e se il collo della camicia urla vendetta, come la mettiamo?<br />
Angela Wrote:<br />
&#8230;.per mettersi rimmel e farselo colare sul colletto ci vuole, sai no? una gran bella dose di coraggio.<br />
non era letterario quel modo di dire sul coraggio che: chi non lo possiede non può darselo?<br />
credo di essere solo in parte letteraria e quindi penso che il coraggio uno può anche darselo a patto che trovi valide motivazioni in se ( o fuori di sè) per farlo. Per quanto mi riguarda so di non essere buon esempio, ma non vado a stracciare gli organi genitali del mondo piangendo sul fatto che le condizioni del<br />
medesimo (o dei suoi prodotti, letteratura compresa) non sono tali da rendere<br />
brillante la mia modica quantità di coraggio.<br />
Spero che queste parole non siano intese come un invito al tacere, non mi permetterei mai di inibire le prefiche di qualsiasi veglia funebre. Però sono stufa e quindi non eviterò i problemi nè editoriali nè autoriali (che ci sono, esistono e non risparmiano nessuno, critici-criticanti-criticissimi compresi), ma mi libererò dei patetici apocaliticintegratissimi con un (in questo caso) salutare snobismo. Echecaz.. almeno ritorno alla libertà di intossicarmi da sola senza la dose supplementare quotidiana (e solo quella poi, mai una ricerca o pratica alternativa che sia una).<br />
besos..anche a quelli col rimmel&#8230;che, credo, ne hanno bisogno&#8230;.e se la loro fosse solo una sindrome da abbandono? e se poi me li ritrovassi sulla coscienza?<br />
ahiahiahi 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: g.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84155</link>

		<dc:creator><![CDATA[g.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 17:07:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un altro, senza apostrofo. mi è scappato (in origine era &quot;un&#039;altra riflessione&quot;, poi ho corretto)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un altro, senza apostrofo. mi è scappato (in origine era &#8220;un&#8217;altra riflessione&#8221;, poi ho corretto)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84154</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 17:05:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/01/09/la-cosa-1/#comment-84154</guid>

					<description><![CDATA[Gilles Deleuze (giustamente tirato in ballo da Cortellessa ), che è stato un grande critico letterario senza aver mai pensato di volerlo essere (c&#039;è del metodo, eccome!, nei suoi scritti sulla letteratura e sulle arti figurative) pensava della filosofia qualcosa che credo possa valer anche per la critica: è noioso, e molto, fare la storia del pensiero e dei pensieri. Molto più interessante è prolungare un pensiero oltre il limite al quale l&#039;ha portato un pensatore, aggiungere, concatenare un pensiero ad un&#039;altro per prolungamenti. mettere la barba ad Hegel e tagliarla a Marx, infilare Spinoza nella camicia di Masaniello ed Hjelmslev nel costume di Amleto. La critica è viva quando riesce a fare questo, e finché riesce a farlo (si parva licet, a me sembra che lo sappia fare benissimo Evangelisti, anche come stile).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gilles Deleuze (giustamente tirato in ballo da Cortellessa ), che è stato un grande critico letterario senza aver mai pensato di volerlo essere (c&#8217;è del metodo, eccome!, nei suoi scritti sulla letteratura e sulle arti figurative) pensava della filosofia qualcosa che credo possa valer anche per la critica: è noioso, e molto, fare la storia del pensiero e dei pensieri. Molto più interessante è prolungare un pensiero oltre il limite al quale l&#8217;ha portato un pensatore, aggiungere, concatenare un pensiero ad un&#8217;altro per prolungamenti. mettere la barba ad Hegel e tagliarla a Marx, infilare Spinoza nella camicia di Masaniello ed Hjelmslev nel costume di Amleto. La critica è viva quando riesce a fare questo, e finché riesce a farlo (si parva licet, a me sembra che lo sappia fare benissimo Evangelisti, anche come stile).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luciano / Il ringhio di Idefix		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-1/comment-page-1/#comment-84153</link>

		<dc:creator><![CDATA[luciano / Il ringhio di Idefix]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 13:59:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/01/09/la-cosa-1/#comment-84153</guid>

					<description><![CDATA[Io non sono un critico ma uno che fa lo scrittore di libri per ragazzi. E soprattutto un lettore avido e onnivoro. Vorrei distinguere due figure  &quot;professionali&quot;: il critico e il recensore. Il primo fa sedimentare i testi, li analizza con calma, li studia. Il secondo dà opinioni a caldo e può beccare delle cantonate (dire NO a un capolavoro oppure SI a una cosa evanescente), ma lo fa perchè quello è il suo compito: fare una specie di cronista dal fronte, raccontare i suoi incontri con i libri. Penso che, in questi tempi così sovraccarichi di informazioni, per me lettore sia importantissimo stabilire un rapporto di fiducia con un recensore, che mi consiglia, mi suggerisce, mi invita a conoscere, mi presenta dei testi che se no mi scapperebbero. C&#039;è il rischio della pubblicità occulta? Certo che c&#039;è. Per questo parlavo della fiducia, che si conquista sul campo. E poi la lettaratura esisterà sempre. Perchè l&#039;essere umano ha fame e sete di storie. E forse perfino Dio ha creato l&#039;uomo per sentirsi raccontare delle storie. Luciano / Il ringhio di Idefix]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sono un critico ma uno che fa lo scrittore di libri per ragazzi. E soprattutto un lettore avido e onnivoro. Vorrei distinguere due figure  &#8220;professionali&#8221;: il critico e il recensore. Il primo fa sedimentare i testi, li analizza con calma, li studia. Il secondo dà opinioni a caldo e può beccare delle cantonate (dire NO a un capolavoro oppure SI a una cosa evanescente), ma lo fa perchè quello è il suo compito: fare una specie di cronista dal fronte, raccontare i suoi incontri con i libri. Penso che, in questi tempi così sovraccarichi di informazioni, per me lettore sia importantissimo stabilire un rapporto di fiducia con un recensore, che mi consiglia, mi suggerisce, mi invita a conoscere, mi presenta dei testi che se no mi scapperebbero. C&#8217;è il rischio della pubblicità occulta? Certo che c&#8217;è. Per questo parlavo della fiducia, che si conquista sul campo. E poi la lettaratura esisterà sempre. Perchè l&#8217;essere umano ha fame e sete di storie. E forse perfino Dio ha creato l&#8217;uomo per sentirsi raccontare delle storie. Luciano / Il ringhio di Idefix</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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