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	Commenti a: LA COSA- 3 (E UN SINGOLARE PERCORSO)	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: cosa?		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84197</link>

		<dc:creator><![CDATA[cosa?]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 19:39:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualcuno ha detto qualcosa? Ho sentito un rumore strano, simile a un peto...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno ha detto qualcosa? Ho sentito un rumore strano, simile a un peto&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 16:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alla critica manca solo in buonsenso, che ha perso da parecchio tempo comunque: un fatto vecchio, come il cucco.
Se dovessi dipendere dalle mie tasche per leggere e criticare, ciccia... nemmeno una recensione per distrazione o assurdo sbaglio. Mi sa che qui si vada cercando la cuccagna, quella che si dovrebbe far manna dal cielo: ma non piove la manna, e la cuccagna è un palo che è unto di olio, peggio di quello inventato da Vlad Tepez. Ed allora lo si rifugge.
I critici che sfogliano e che recensiscono dalle alette o dalla cartelle stampa li si riconosce lontano un miglio: sgamarli non è difficle affatto. Per quelli che poi non leggono affatto, ancora più facile.
Se il critico ha letto il libro, ha bisogno di tempo per leggerlo, di conseguenza anche per scriverne positivamente o negativamente. Tutto qui. Un lavoro &quot;artigianale&quot;, da artigiano, quello del critico: che però sta scomparendo per colpa delle logiche di mercato, della pubblicità.
g.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla critica manca solo in buonsenso, che ha perso da parecchio tempo comunque: un fatto vecchio, come il cucco.<br />
Se dovessi dipendere dalle mie tasche per leggere e criticare, ciccia&#8230; nemmeno una recensione per distrazione o assurdo sbaglio. Mi sa che qui si vada cercando la cuccagna, quella che si dovrebbe far manna dal cielo: ma non piove la manna, e la cuccagna è un palo che è unto di olio, peggio di quello inventato da Vlad Tepez. Ed allora lo si rifugge.<br />
I critici che sfogliano e che recensiscono dalle alette o dalla cartelle stampa li si riconosce lontano un miglio: sgamarli non è difficle affatto. Per quelli che poi non leggono affatto, ancora più facile.<br />
Se il critico ha letto il libro, ha bisogno di tempo per leggerlo, di conseguenza anche per scriverne positivamente o negativamente. Tutto qui. Un lavoro &#8220;artigianale&#8221;, da artigiano, quello del critico: che però sta scomparendo per colpa delle logiche di mercato, della pubblicità.<br />
g.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84195</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 15:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Piero, sulle mail piccate devo darti molta ragione :)
Sambigliong, sia: ma la responsabilità non è degli uffici stampa, bensì dello sfogliatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piero, sulle mail piccate devo darti molta ragione 🙂<br />
Sambigliong, sia: ma la responsabilità non è degli uffici stampa, bensì dello sfogliatore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84194</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 15:44:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roberto caro, ho forse nominato la parola &quot;romanzo&quot;? Leroy si riferiva esattamente a quella pubblicazione, mail alla mano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto caro, ho forse nominato la parola &#8220;romanzo&#8221;? Leroy si riferiva esattamente a quella pubblicazione, mail alla mano.</p>
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		<title>
		Di: sambigliong		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84193</link>

		<dc:creator><![CDATA[sambigliong]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 15:34:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cara loredana, gli uffici stampa sanno che alcuni critici sfogliano e basta.
soprattutto in testate medio-piccole, o nelle redazioni decentrate dove la figura del critico coincide, a volte, con quella del cronista (redattore culturale) che si occupa, certo, di cultura, ma di un po&#039; di tutto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cara loredana, gli uffici stampa sanno che alcuni critici sfogliano e basta.<br />
soprattutto in testate medio-piccole, o nelle redazioni decentrate dove la figura del critico coincide, a volte, con quella del cronista (redattore culturale) che si occupa, certo, di cultura, ma di un po&#8217; di tutto&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 15:23:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal pezzo di Loredana Lipperini:
&quot;Di qui, il primo libro, Close to the Bone. Di cui Leroy non mi parlò con entusiasmo: “La casa editrice Crown Publishing  lo comprò quando avevo 16 anni:  raccontava la vita di strada di San Francisco, di Portland, di Seattle, di Los Angeles. Non mi piaceva, non era quello che volevo esprimere. Non aveva  humour: ero troppo vicino a quelle esperienze. Avevo bisogno di più tempo per maturare come scrittore. Quindi non scrissi per due anni, poi cominciai a scrivere di quello che sapevo,  del West Virginia”.&quot;
Close To The Bone è un&#039;antologia, non un romanzo, che contiene un racconto di JT Leroy quando ancora si faceva chiamare Terminator. Probabilmente le parole dell&#039;autore facevano riferimento a tutt&#039;altro.
Che confusione. Che bell&#039;articolo SERIO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal pezzo di Loredana Lipperini:<br />
&#8220;Di qui, il primo libro, Close to the Bone. Di cui Leroy non mi parlò con entusiasmo: “La casa editrice Crown Publishing  lo comprò quando avevo 16 anni:  raccontava la vita di strada di San Francisco, di Portland, di Seattle, di Los Angeles. Non mi piaceva, non era quello che volevo esprimere. Non aveva  humour: ero troppo vicino a quelle esperienze. Avevo bisogno di più tempo per maturare come scrittore. Quindi non scrissi per due anni, poi cominciai a scrivere di quello che sapevo,  del West Virginia”.&#8221;<br />
Close To The Bone è un&#8217;antologia, non un romanzo, che contiene un racconto di JT Leroy quando ancora si faceva chiamare Terminator. Probabilmente le parole dell&#8217;autore facevano riferimento a tutt&#8217;altro.<br />
Che confusione. Che bell&#8217;articolo SERIO.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: piero sorrentino		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84191</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 15:20:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me quella di La Porta va letta come un&#039;affermazione paradossale. Perché se non è vero che gli uffici stampa ti scrivono loro la recensione, è vero che a causa di un malinteso senso dell&#039;efficienza alcuni (e sottolineo alcuni: c&#039;è in giro addetti stampa che sono persone squisite e professionisti ammirevoli) ti stanno col fiato sul collo chiamandoti 5 volte al giorno, premono perché il pezzo esca nel primo numero disponibile del giornale, ti mandano copie omaggio di libri non richiesti (e ha ragione Ale C quando dice che i libri, preferibilmente, bisognerebbe comprarseli da sé e non aspettare che li scodelli il postino o il corriere), e quando un pezzo non esce (capita...) ti mandano piccate email. Per non dire poi di certi altri che se gli tocchi il loro autore (e, attenzione, NON in sede critica) ti mandano mail piene di livore. C&#039;è forse un sovrainvestimento culturale di cui gli uffici stampa si vedono fatti carico (mi ricordo che Tiziano Scarpa una volta mi disse che Einaudi ormai ha più addette stampa che redattori...).
Ciao!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me quella di La Porta va letta come un&#8217;affermazione paradossale. Perché se non è vero che gli uffici stampa ti scrivono loro la recensione, è vero che a causa di un malinteso senso dell&#8217;efficienza alcuni (e sottolineo alcuni: c&#8217;è in giro addetti stampa che sono persone squisite e professionisti ammirevoli) ti stanno col fiato sul collo chiamandoti 5 volte al giorno, premono perché il pezzo esca nel primo numero disponibile del giornale, ti mandano copie omaggio di libri non richiesti (e ha ragione Ale C quando dice che i libri, preferibilmente, bisognerebbe comprarseli da sé e non aspettare che li scodelli il postino o il corriere), e quando un pezzo non esce (capita&#8230;) ti mandano piccate email. Per non dire poi di certi altri che se gli tocchi il loro autore (e, attenzione, NON in sede critica) ti mandano mail piene di livore. C&#8217;è forse un sovrainvestimento culturale di cui gli uffici stampa si vedono fatti carico (mi ricordo che Tiziano Scarpa una volta mi disse che Einaudi ormai ha più addette stampa che redattori&#8230;).<br />
Ciao!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Nicola Lagioia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84190</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Lagioia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 13:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti... Scusa Filippo, ma se un recensore si limita a &quot;ridisegnare&quot; la scheda dell&#039;ufficio stampa, non è il recensore stesso a trasformare la sua pigrizia in attitudine parassitaria? Poi certo... conoscendo l&#039;invincibile natura parassitaria di certi recensori, gli uffici stampa cercano di scrivere (o di far scrivere...) nel migliore dei modi le schede promozionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti&#8230; Scusa Filippo, ma se un recensore si limita a &#8220;ridisegnare&#8221; la scheda dell&#8217;ufficio stampa, non è il recensore stesso a trasformare la sua pigrizia in attitudine parassitaria? Poi certo&#8230; conoscendo l&#8217;invincibile natura parassitaria di certi recensori, gli uffici stampa cercano di scrivere (o di far scrivere&#8230;) nel migliore dei modi le schede promozionali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84189</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 10:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io, poi, vorrei spezzare una lancia per i vituperatissimi uffici stampa: ma come sarebbe che le recensioni &quot;le scrivono loro&quot;? Chi recensisce il libro si forma un giudizio autonomo che deve necessariamente prescindere da quello che è scritto nei comunicati o nelle alette. O almeno così dovrebbe essere, maledizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io, poi, vorrei spezzare una lancia per i vituperatissimi uffici stampa: ma come sarebbe che le recensioni &#8220;le scrivono loro&#8221;? Chi recensisce il libro si forma un giudizio autonomo che deve necessariamente prescindere da quello che è scritto nei comunicati o nelle alette. O almeno così dovrebbe essere, maledizione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ale C		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-cosa-3-e-un-singolare-percorso/comment-page-1/#comment-84188</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ale C]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 08:56:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sta capitando, proprio in questo momento, di leggere “Guida ragionevole al frastuono più atroce” di Lester Bangs.
Come direbbero in molti, Bangs non era un musicologo, forse era un critico musicale, sicuramente era una persona che si prendeva la responsabilità delle sue dichiarazioni e spiegava, a mio avviso benissimo, le sue prese di posizione.
Immersa nella lettura, ho sviluppato un pensiero profondo: “Chi se ne frega dalla critica. Quello che pretendo sono recensioni serie”.
Voglio qualcuno che abbia il coraggio di scrivere a caratteri cubitali che “the surrender” fa schifo e anche se ha venduto milioni di copie, affermare che prenderlo nel culo congiunge al divino, è una cazzata pazzesca.
Voglio recensioni serie e non mi importa nulla che a scriverle siano dei critici o dei book-jockey. Non mi interessa il loro libretto universitario, ma la loro serietà, quella, sì.
E voglio un book-jockey, esattamente come un dj, che passi i suoi pomeriggi in una libreria e non aspetti, seduto alla scrivania, il pacchetto in posta celere.
E soprattutto voglio che qualcuno mi faccia sentire la passione per quello che sta facendo e non sia solo innamorato del suono delle sue parole.
E mò, me devo dedicare al mio lavoro di book-jockey. Termine che mi piace molto, perché anche John Peel era solo un dj.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sta capitando, proprio in questo momento, di leggere “Guida ragionevole al frastuono più atroce” di Lester Bangs.<br />
Come direbbero in molti, Bangs non era un musicologo, forse era un critico musicale, sicuramente era una persona che si prendeva la responsabilità delle sue dichiarazioni e spiegava, a mio avviso benissimo, le sue prese di posizione.<br />
Immersa nella lettura, ho sviluppato un pensiero profondo: “Chi se ne frega dalla critica. Quello che pretendo sono recensioni serie”.<br />
Voglio qualcuno che abbia il coraggio di scrivere a caratteri cubitali che “the surrender” fa schifo e anche se ha venduto milioni di copie, affermare che prenderlo nel culo congiunge al divino, è una cazzata pazzesca.<br />
Voglio recensioni serie e non mi importa nulla che a scriverle siano dei critici o dei book-jockey. Non mi interessa il loro libretto universitario, ma la loro serietà, quella, sì.<br />
E voglio un book-jockey, esattamente come un dj, che passi i suoi pomeriggi in una libreria e non aspetti, seduto alla scrivania, il pacchetto in posta celere.<br />
E soprattutto voglio che qualcuno mi faccia sentire la passione per quello che sta facendo e non sia solo innamorato del suono delle sue parole.<br />
E mò, me devo dedicare al mio lavoro di book-jockey. Termine che mi piace molto, perché anche John Peel era solo un dj.</p>
]]></content:encoded>
		
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