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	Commenti a: LA LETTERATURA &#034;PULITINA&#034;, DUE: CONTRO IL BON TON	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Maria Antonietta Macciocu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Antonietta Macciocu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2021 10:17:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La politica di sinistra, quella nella quale siamo cresciuti e nella quale abbiamo creduto, è finita chissà dove. Ha perso il contatto con il paese che soffre o che solo vivacchia e poi si meraviglia se la collina torinese vota a sinistra e le periferie alla peggiore destra. È in mano a una razza padrona chiusa in un cerchio autoreferenziale. E la letteratura, che dalla vita attinge per porre, trasformare, scuotere è povera di riferimenti convincenti e perturbanti. Va avanti per stereotipi graditi al mercato.
Chi potrebbe trovare oggi il corrispondente di Ragazzi di vita?, tanto per fare un esempio? O la poesia in difesa dei poliziotti contro i ragazzi di Valle  Giulia figli di papà, che tanto scalpore, ma pure dibattito portò in quei tempi? E di un Calvino o di un Sciascia, quando mai sentiremo nuove voci?
Si è in preda a un moralismo che I mie figli, frequentatori di pagine, chiamano restaurazione. Non spingersi in là, non rischiare il libro nel cassetto o al macero dopo sei mesi. Ci si allinea all’illusione del conforto.
Leggo molto e mi piace molto poco della letteratura italiana che è sempre
più provinciale e settaria. E ancora meno il mondo che la esprime, anche se ogni tanto si scoprono dei gioielli.
In brutto è che quando (in poche) diciamo queste cose in gruppi colti, impegnati, di sinistra, siamo guardate male. Rompiscatole, apocalittiche e disintegrate. Gente fatta così, a cui piace andare controcorrente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica di sinistra, quella nella quale siamo cresciuti e nella quale abbiamo creduto, è finita chissà dove. Ha perso il contatto con il paese che soffre o che solo vivacchia e poi si meraviglia se la collina torinese vota a sinistra e le periferie alla peggiore destra. È in mano a una razza padrona chiusa in un cerchio autoreferenziale. E la letteratura, che dalla vita attinge per porre, trasformare, scuotere è povera di riferimenti convincenti e perturbanti. Va avanti per stereotipi graditi al mercato.<br />
Chi potrebbe trovare oggi il corrispondente di Ragazzi di vita?, tanto per fare un esempio? O la poesia in difesa dei poliziotti contro i ragazzi di Valle  Giulia figli di papà, che tanto scalpore, ma pure dibattito portò in quei tempi? E di un Calvino o di un Sciascia, quando mai sentiremo nuove voci?<br />
Si è in preda a un moralismo che I mie figli, frequentatori di pagine, chiamano restaurazione. Non spingersi in là, non rischiare il libro nel cassetto o al macero dopo sei mesi. Ci si allinea all’illusione del conforto.<br />
Leggo molto e mi piace molto poco della letteratura italiana che è sempre<br />
più provinciale e settaria. E ancora meno il mondo che la esprime, anche se ogni tanto si scoprono dei gioielli.<br />
In brutto è che quando (in poche) diciamo queste cose in gruppi colti, impegnati, di sinistra, siamo guardate male. Rompiscatole, apocalittiche e disintegrate. Gente fatta così, a cui piace andare controcorrente.</p>
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