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	Commenti a: LA PARTITA DEL &#039;77	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Lucio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 10:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sofri oltre un decennio  fa ha stigmatizzato il comportamento abituale del servizio d&#039;ordine LC di impedire assemblee  &quot;altrui&quot;. Se valesse anche per la reciproca CL, si dovrebbero rifare i conti, con o senza tisane.
Approfitto per salutare Angelini e dargli tutto il mio appoggio sulla faccenda dell&#039;omosessualità di Hans: non si faccia intimidire dai bacchettoni!
Lucio Angeloni
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sofri oltre un decennio  fa ha stigmatizzato il comportamento abituale del servizio d&#8217;ordine LC di impedire assemblee  &#8220;altrui&#8221;. Se valesse anche per la reciproca CL, si dovrebbero rifare i conti, con o senza tisane.<br />
Approfitto per salutare Angelini e dargli tutto il mio appoggio sulla faccenda dell&#8217;omosessualità di Hans: non si faccia intimidire dai bacchettoni!<br />
Lucio Angeloni</p>
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		Di: La Lipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 09:38:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lucio, continua pure a firmarti così: il Lucio Angelini resta inconfondibile XD]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lucio, continua pure a firmarti così: il Lucio Angelini resta inconfondibile XD</p>
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		Di: lucio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 09:31:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Problemi tecnici di trasmissione.
Scusa Lippa, sono Lucio non Angelini, seguo il tuo blog ma non sono un buon blogger e tantomeno un informatico. Addirittura non so neanche come si decodifica l&#039;ip, e posso farne a meno, però ti chiedo, gentilmente, di farmi sapere come poter continuare ad utilizzare il mio nome negli eventuali prossimi post, senza creare ulteriori fastidi ad altri Luci, Angelini o Balducci che siano. Nel frattempo mi arrangio ribadendo che questo è scritto da lucio non Angelini. Ciao e grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Problemi tecnici di trasmissione.<br />
Scusa Lippa, sono Lucio non Angelini, seguo il tuo blog ma non sono un buon blogger e tantomeno un informatico. Addirittura non so neanche come si decodifica l&#8217;ip, e posso farne a meno, però ti chiedo, gentilmente, di farmi sapere come poter continuare ad utilizzare il mio nome negli eventuali prossimi post, senza creare ulteriori fastidi ad altri Luci, Angelini o Balducci che siano. Nel frattempo mi arrangio ribadendo che questo è scritto da lucio non Angelini. Ciao e grazie.</p>
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 18:19:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Colgo l&#039;occasione per chiarire che il &quot;Lucio&quot; del primo commento non è il Lucio Angelini che generalmente imperversa qui dalla Lippa, ma un oscuro Lucio Balducci:- ) (ho ricevuto telefonate a proposito della &quot;mia&quot;- ??? - sortita a Roma nel &#039;77)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colgo l&#8217;occasione per chiarire che il &#8220;Lucio&#8221; del primo commento non è il Lucio Angelini che generalmente imperversa qui dalla Lippa, ma un oscuro Lucio Balducci:- ) (ho ricevuto telefonate a proposito della &#8220;mia&#8221;- ??? &#8211; sortita a Roma nel &#8217;77)</p>
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		<title>
		Di: g-cs		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[g-cs]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 14:04:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nove anni prima in Polonia accaddero i fatti del marzo. Le somiglianze con ciò che avvenne altrove sono dolorose, perché in un regime di democrazia popolare certi comportamenti sono inscritti nella logica di sopravvivenza del partito, ma che lo stesso meccanismo segreto e taciuto manovri e guidi ciò che sembra nascere nelle strade forse rammarica, per l&#039;ingenuità degli attori orchestrati.
Quel marzo polacco poi si concluse con una campagna antisemita che cacciò dal paese tra venti e trentamila  persone. E in Italia quasi nessuno ne parlò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nove anni prima in Polonia accaddero i fatti del marzo. Le somiglianze con ciò che avvenne altrove sono dolorose, perché in un regime di democrazia popolare certi comportamenti sono inscritti nella logica di sopravvivenza del partito, ma che lo stesso meccanismo segreto e taciuto manovri e guidi ciò che sembra nascere nelle strade forse rammarica, per l&#8217;ingenuità degli attori orchestrati.<br />
Quel marzo polacco poi si concluse con una campagna antisemita che cacciò dal paese tra venti e trentamila  persone. E in Italia quasi nessuno ne parlò.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 21:31:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per dirla con Garcia Marquez: &quot;Il guaio per tutti noi è che compare sempre un guastafeste a ricordarci quello che cerchiamo tutti di dimenticare&quot;. Che esistette Silverio Corvisieri, per dire... :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dirla con Garcia Marquez: &#8220;Il guaio per tutti noi è che compare sempre un guastafeste a ricordarci quello che cerchiamo tutti di dimenticare&#8221;. Che esistette Silverio Corvisieri, per dire&#8230; 🙂</p>
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		<title>
		Di: lucio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-partita-del-77/comment-page-1/#comment-89402</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 10:47:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Lippa
ho letto il pezzo di Sofri, (ma anche quelli di Bocca e di Serra) e ne leggerò chissà quanti nel trentennale del ’77, come alcuni libri usciti nell’anno appena trascorso. Come Sofri vedo molte analogie con i fatti di Genova 2001, senza dimenticare i precedenti di Napoli, ma non “una violenza dello scasso” come risposta a quella repressiva. Personalmente ho tentato di coinvolgere vecchi amici settantasettini in un amarcord collettivo per raccontare quel periodo e quel poco che crediamo di aver capito sui meccanismi con i quali il potere criminalizza il dissenzo, ma (almeno finora) non riusciamo a coagulare. Allora,  come te, vorrei aggiungere un flashback alla partita del ’77 (non è brevissimo, decidi tu). E’ il mio ricordo della manifestazione del 12 marzo, che finisce quando, nel racconto di Sofri il corteo devia verso Largo Argentina. Il mio ricordo più bello dell’assalto all’armeria è rappresentato da un amico che mostra orgogliosamente “come bottino di guerra” una coloratissima canna da pesca.
flash del 12.3.’77  - MANIFESTAZIONE -
Sono stato alla manifestazione del 12 marzo ’77, una manifestazione sotto la pioggia, in cui abbiamo lanciato la bestemmia tra gli slogan, per la rabbia e per la pioggia sempre più forte.
Anche se avevo preparato lo striscione con la vignetta del compromesso storico disegnando Andreotti che impalma Berlinguer, e avevo partecipato alle riunioni del circolo del proletariato giovanile, e alle assemblee universitarie, quando è arrivato il giorno della manifestazione ero molto indeciso se partecipare. Mentre andavo al nostro punto d’incontro per la partenza, cambiavo idea ogni cento metri. Ero arrivato con l’intenzione di avvisare gli amici della mia rinuncia, c’erano già tutti e mentre spiegavo perché non volevo andarci sono regolarmente partito con loro.
Arriviamo a Piazza Esedra che è già piena di manifestanti impazienti di dare il via al corteo ma impossibilitati dalla polizia che presidia in forze l’imbocco di via Nazionale. Rimaniamo dalla parte opposta della piazza aggregandoci a un gruppo di studenti e mentre aspettiamo il via, mi guardo un po’ intorno. Vedo pochi cartelli e striscioni, poi pian piano inizio a notare delle differenze tra i vari gruppi. Vicino alla fontana c’è un gruppo con dei tamburi, sotto agli alberi di fronte a magistero ci sono dei gruppi di anarchici con le bandiere nere, sono i manifestanti più anziani, vestono quasi tutti di nero e molti di loro hanno i capelli bianchi e lunghissimi. Il corteo inizia a muoversi verso Via Cavour intorno alle 15:30, e tra i primi striscioni ce n’è uno per Francesco Lorusso, un compagno di Lotta Continua ucciso il giorno prima a Bologna. Mentre ci muoviamo anche noi, noto che i componenti di un gruppo che è molto compatto e ben schierato hanno sciarpe e caschi, catene e bastoni, e chiedo a Maurizio “Quelli a chi devono menà?”
“Quelli fanno il servizio d’ordine. Se qualcuno c’attacca je menano”
“Fanno impressione”
Proprio in via Cavour vedo quattro o cinque ragazzi che rompono le vetrine di un albergo che sta subito dopo la curva nei pressi della stazione della metro (forse l’hotel Palatino, dove si era tenuto un congresso fascista).
A via dei Fori Imperiali il corteo si ferma più volte, aumenta la pioggia e aumentiamo il volume degli slogan “Portiamo l’attacco al cuore dello Stato. Tutto il potere al chierichetto armato” Ad ogni fermata si ricorda il nome di un compagno ucciso, o di uno in galera, e a ogni fermata sembra che la pioggia aumenti. Quando lanciamo “Porcoddio. Porcoddio” urlo con tutto il fiato che mi rimane e incrociando lo sguardo di Sandro mi sembra che anche lui come me si sta liberando da tutta la rabbia contro le ingiustizie e contro la pioggia.
Tra 150.000 persone incontro un amico che non vedo da due anni, Gianni Sandro, mi trovo vicino a lui quando il corteo si ferma all’ingresso di Piazza Venezia. Piove ancora di più, quelli davanti si voltano a guardare dietro, noi ci voltiamo senza sapere cosa dovremmo vedere. Vogliamo andare avanti e chiediamo perché stiamo fermi, quelli davanti ci chiedono di tornare indietro. Quando uno grida che i carabinieri stanno caricando ognuno propone una soluzione diversa, “torniamo indietro”, “rimaniamo fermi qui”, “entriamo in piazza”, “dividiamoci”. La confusione finisce solo quando Sandro e altri due vicino a lui gridano “calma compagni, stiamo calmi”. Ma è solo un momento, quelli dietro a noi vogliono avanzare perché spinti dagli altri ancora più indietro, e quelli davanti dicono che è impossibile entrare in piazza e conviene deviare sotto al Campidoglio. Non possiamo avanzare ma neanche tornare indietro, torna la confusione, Dopo un minuto non si capisce più niente. Si sente sparare, e mentre cresce la tensione arriva il fumo acre dei lacrimogeni che per un po’ avvolge tutto e tutti. Per un attimo chiudo gli occhi perché mi bruciano e quando il vento allontana il fumo sembra allontanare anche tutti quelli che stavano davanti. Il corteo devia verso il Campidoglio, nella piazza rimane solo un gruppo addossato al palazzo del Duce e due file di celerini schierati a protezione dell’imbocco di via del Corso che sparano lacrimogeni. Metà della piazza è avvolta dal fumo, io e Gianni avanziamo sempre più indecisi e per un momento ci troviamo quasi fermi al centro. Due lacrimogeni ci arrivano vicinissimi, Gianni ne raccoglie uno fumante a mani nude e lo rilancia ai celerini. Mentre stiamo decidendo di andarcene vedo che dal gruppo di manifestanti che sta sotto al balcone tristemente famoso, si sganciano due tipi che corrono al di là della strada e si appiattiscono sulla facciata del palazzo a sinistra del Corso, e li indico a Gianni
“Guarda quei due! Quelli so matti! Vanno in braccio ai poliziotti”
Indossano delle giacchette che mi ricordano Handy Cap, il personaggio di una striscia comica. Piove ancora più forte, ci spostiamo sempre più lentamente per seguire quei due.
poi verso Campo dei Fiori, e  finalmente arriviamo alla pensione il Sole dove nella sua camera ci possiamo asciugare.
buon flash buoni flashs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Lippa<br />
ho letto il pezzo di Sofri, (ma anche quelli di Bocca e di Serra) e ne leggerò chissà quanti nel trentennale del ’77, come alcuni libri usciti nell’anno appena trascorso. Come Sofri vedo molte analogie con i fatti di Genova 2001, senza dimenticare i precedenti di Napoli, ma non “una violenza dello scasso” come risposta a quella repressiva. Personalmente ho tentato di coinvolgere vecchi amici settantasettini in un amarcord collettivo per raccontare quel periodo e quel poco che crediamo di aver capito sui meccanismi con i quali il potere criminalizza il dissenzo, ma (almeno finora) non riusciamo a coagulare. Allora,  come te, vorrei aggiungere un flashback alla partita del ’77 (non è brevissimo, decidi tu). E’ il mio ricordo della manifestazione del 12 marzo, che finisce quando, nel racconto di Sofri il corteo devia verso Largo Argentina. Il mio ricordo più bello dell’assalto all’armeria è rappresentato da un amico che mostra orgogliosamente “come bottino di guerra” una coloratissima canna da pesca.<br />
flash del 12.3.’77  &#8211; MANIFESTAZIONE &#8211;<br />
Sono stato alla manifestazione del 12 marzo ’77, una manifestazione sotto la pioggia, in cui abbiamo lanciato la bestemmia tra gli slogan, per la rabbia e per la pioggia sempre più forte.<br />
Anche se avevo preparato lo striscione con la vignetta del compromesso storico disegnando Andreotti che impalma Berlinguer, e avevo partecipato alle riunioni del circolo del proletariato giovanile, e alle assemblee universitarie, quando è arrivato il giorno della manifestazione ero molto indeciso se partecipare. Mentre andavo al nostro punto d’incontro per la partenza, cambiavo idea ogni cento metri. Ero arrivato con l’intenzione di avvisare gli amici della mia rinuncia, c’erano già tutti e mentre spiegavo perché non volevo andarci sono regolarmente partito con loro.<br />
Arriviamo a Piazza Esedra che è già piena di manifestanti impazienti di dare il via al corteo ma impossibilitati dalla polizia che presidia in forze l’imbocco di via Nazionale. Rimaniamo dalla parte opposta della piazza aggregandoci a un gruppo di studenti e mentre aspettiamo il via, mi guardo un po’ intorno. Vedo pochi cartelli e striscioni, poi pian piano inizio a notare delle differenze tra i vari gruppi. Vicino alla fontana c’è un gruppo con dei tamburi, sotto agli alberi di fronte a magistero ci sono dei gruppi di anarchici con le bandiere nere, sono i manifestanti più anziani, vestono quasi tutti di nero e molti di loro hanno i capelli bianchi e lunghissimi. Il corteo inizia a muoversi verso Via Cavour intorno alle 15:30, e tra i primi striscioni ce n’è uno per Francesco Lorusso, un compagno di Lotta Continua ucciso il giorno prima a Bologna. Mentre ci muoviamo anche noi, noto che i componenti di un gruppo che è molto compatto e ben schierato hanno sciarpe e caschi, catene e bastoni, e chiedo a Maurizio “Quelli a chi devono menà?”<br />
“Quelli fanno il servizio d’ordine. Se qualcuno c’attacca je menano”<br />
“Fanno impressione”<br />
Proprio in via Cavour vedo quattro o cinque ragazzi che rompono le vetrine di un albergo che sta subito dopo la curva nei pressi della stazione della metro (forse l’hotel Palatino, dove si era tenuto un congresso fascista).<br />
A via dei Fori Imperiali il corteo si ferma più volte, aumenta la pioggia e aumentiamo il volume degli slogan “Portiamo l’attacco al cuore dello Stato. Tutto il potere al chierichetto armato” Ad ogni fermata si ricorda il nome di un compagno ucciso, o di uno in galera, e a ogni fermata sembra che la pioggia aumenti. Quando lanciamo “Porcoddio. Porcoddio” urlo con tutto il fiato che mi rimane e incrociando lo sguardo di Sandro mi sembra che anche lui come me si sta liberando da tutta la rabbia contro le ingiustizie e contro la pioggia.<br />
Tra 150.000 persone incontro un amico che non vedo da due anni, Gianni Sandro, mi trovo vicino a lui quando il corteo si ferma all’ingresso di Piazza Venezia. Piove ancora di più, quelli davanti si voltano a guardare dietro, noi ci voltiamo senza sapere cosa dovremmo vedere. Vogliamo andare avanti e chiediamo perché stiamo fermi, quelli davanti ci chiedono di tornare indietro. Quando uno grida che i carabinieri stanno caricando ognuno propone una soluzione diversa, “torniamo indietro”, “rimaniamo fermi qui”, “entriamo in piazza”, “dividiamoci”. La confusione finisce solo quando Sandro e altri due vicino a lui gridano “calma compagni, stiamo calmi”. Ma è solo un momento, quelli dietro a noi vogliono avanzare perché spinti dagli altri ancora più indietro, e quelli davanti dicono che è impossibile entrare in piazza e conviene deviare sotto al Campidoglio. Non possiamo avanzare ma neanche tornare indietro, torna la confusione, Dopo un minuto non si capisce più niente. Si sente sparare, e mentre cresce la tensione arriva il fumo acre dei lacrimogeni che per un po’ avvolge tutto e tutti. Per un attimo chiudo gli occhi perché mi bruciano e quando il vento allontana il fumo sembra allontanare anche tutti quelli che stavano davanti. Il corteo devia verso il Campidoglio, nella piazza rimane solo un gruppo addossato al palazzo del Duce e due file di celerini schierati a protezione dell’imbocco di via del Corso che sparano lacrimogeni. Metà della piazza è avvolta dal fumo, io e Gianni avanziamo sempre più indecisi e per un momento ci troviamo quasi fermi al centro. Due lacrimogeni ci arrivano vicinissimi, Gianni ne raccoglie uno fumante a mani nude e lo rilancia ai celerini. Mentre stiamo decidendo di andarcene vedo che dal gruppo di manifestanti che sta sotto al balcone tristemente famoso, si sganciano due tipi che corrono al di là della strada e si appiattiscono sulla facciata del palazzo a sinistra del Corso, e li indico a Gianni<br />
“Guarda quei due! Quelli so matti! Vanno in braccio ai poliziotti”<br />
Indossano delle giacchette che mi ricordano Handy Cap, il personaggio di una striscia comica. Piove ancora più forte, ci spostiamo sempre più lentamente per seguire quei due.<br />
poi verso Campo dei Fiori, e  finalmente arriviamo alla pensione il Sole dove nella sua camera ci possiamo asciugare.<br />
buon flash buoni flashs</p>
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