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	Commenti a: LA PERDITA DELL&#039;INNOCENZA: UN SETTEMBRE DI 45 ANNI FA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: antonio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 19:40:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buona sera Loredana,
questa tua riflessione tocca puntuale un problema non risolto / irrisolvibile; fino a che punto è veramente un problema poi? Oggi una collega docente, in un istituto superiore serio di Catania, mi ha avvisato di non restare mai solo in classe in presenza di una sola allieva. A quanto pare, in passato, deve essere successo qualcosa che non è rientrato nelle consuete dinamiche scolastiche, forse qualcosa di simile alla canzone dei Police Don&#039;t stand so close to me. Dovrò capire meglio in quanto è il mio primo anno di insegnamento in questa scuola. La seconda cosa alla quale il tuo post mi riporta è che questo pomeriggio mi recavo a scuola da mio figlio per un incontro sul patto di corresponsabilità scuola / genitori quando una giovane donna è venuta fuori da un negozio praticamente seminuda. Avverto subito che cerco di fuggire dalle trappole della lingua che si nutre spesso di sottintesi e, quindi, il mio intento è non veicolare con le mie parole più significati di quanti spero di voler trasmettere. Sono più che certo che dall&#039;incedere della donna ci fosse in lei la consapevolezza di non voler passare inosservata. Non trovo nulla di male nel voler esser notati. Ciascuno ha motivazioni a sostegno di una simile necessità. Personalmente, trent&#039;anni fa, portavo i capelli lunghi e sentivo il bisogno di guardarmi costantemente un po&#039; ovunque per strada perché attraversavo un periodo di grande insicurezza. Mi chiedo se la donna abbia apprezzato i commenti di varia educazione che ha ottenuto mentre era in attesa al semaforo pedonale. Mi sono chiesto se non esista in alcuni, uomini e donne, una spinta all&#039;esibizionismo tale da far oltrepassare anche i limiti del decoro. La donna era in jeans rosa, cortissimi e ben aderenti, e una maglietta altrettanto aderente e smanicata. Io accetto le provocazioni; propugno per chiunque la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie possibilità però sto bene attento a rispettare anche la sensibilità altrui. Per un istante, ho compreso lo sguardo rapace del motociclista, ma ho scelto di non condividerne l&#039;eloquio folklorico. Hai ragione quando scrivi che neanche tu sai come comportarti parlando di donne. C&#039;è un retaggio che ci portiamo tra i nucleotidi proprio incastrato nel DNA. Viviamo in un paese e in un tempo in cui la libertà nella scelta dell&#039;abbigliamento non è in questione se non in certi contesti, scuola e chiesa ad esempio. Si rischia di passare per bigotti e di essere attaccati per maschilisti anche quando si è ben disposti al dialogo. C&#039;è un&#039;immagine della donna che molti uomini non accettano. Ne saranno, quasi certamente, spaventati inconsciamente e attuano atteggiamenti di cameratismo che molti film anni &#039;80 hanno contribuito ad esasperare. Vorrei poter concludere con qualcosa di concreto, ma mi è impossibile. Libertà personale e codici morali cozzano tra loro e non riesco ad addivenire ad una soluzione chiara. Forse, non ho neanche centrato il senso del tuo post. Antonio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buona sera Loredana,<br />
questa tua riflessione tocca puntuale un problema non risolto / irrisolvibile; fino a che punto è veramente un problema poi? Oggi una collega docente, in un istituto superiore serio di Catania, mi ha avvisato di non restare mai solo in classe in presenza di una sola allieva. A quanto pare, in passato, deve essere successo qualcosa che non è rientrato nelle consuete dinamiche scolastiche, forse qualcosa di simile alla canzone dei Police Don&#8217;t stand so close to me. Dovrò capire meglio in quanto è il mio primo anno di insegnamento in questa scuola. La seconda cosa alla quale il tuo post mi riporta è che questo pomeriggio mi recavo a scuola da mio figlio per un incontro sul patto di corresponsabilità scuola / genitori quando una giovane donna è venuta fuori da un negozio praticamente seminuda. Avverto subito che cerco di fuggire dalle trappole della lingua che si nutre spesso di sottintesi e, quindi, il mio intento è non veicolare con le mie parole più significati di quanti spero di voler trasmettere. Sono più che certo che dall&#8217;incedere della donna ci fosse in lei la consapevolezza di non voler passare inosservata. Non trovo nulla di male nel voler esser notati. Ciascuno ha motivazioni a sostegno di una simile necessità. Personalmente, trent&#8217;anni fa, portavo i capelli lunghi e sentivo il bisogno di guardarmi costantemente un po&#8217; ovunque per strada perché attraversavo un periodo di grande insicurezza. Mi chiedo se la donna abbia apprezzato i commenti di varia educazione che ha ottenuto mentre era in attesa al semaforo pedonale. Mi sono chiesto se non esista in alcuni, uomini e donne, una spinta all&#8217;esibizionismo tale da far oltrepassare anche i limiti del decoro. La donna era in jeans rosa, cortissimi e ben aderenti, e una maglietta altrettanto aderente e smanicata. Io accetto le provocazioni; propugno per chiunque la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie possibilità però sto bene attento a rispettare anche la sensibilità altrui. Per un istante, ho compreso lo sguardo rapace del motociclista, ma ho scelto di non condividerne l&#8217;eloquio folklorico. Hai ragione quando scrivi che neanche tu sai come comportarti parlando di donne. C&#8217;è un retaggio che ci portiamo tra i nucleotidi proprio incastrato nel DNA. Viviamo in un paese e in un tempo in cui la libertà nella scelta dell&#8217;abbigliamento non è in questione se non in certi contesti, scuola e chiesa ad esempio. Si rischia di passare per bigotti e di essere attaccati per maschilisti anche quando si è ben disposti al dialogo. C&#8217;è un&#8217;immagine della donna che molti uomini non accettano. Ne saranno, quasi certamente, spaventati inconsciamente e attuano atteggiamenti di cameratismo che molti film anni &#8217;80 hanno contribuito ad esasperare. Vorrei poter concludere con qualcosa di concreto, ma mi è impossibile. Libertà personale e codici morali cozzano tra loro e non riesco ad addivenire ad una soluzione chiara. Forse, non ho neanche centrato il senso del tuo post. Antonio</p>
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