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	Commenti a: LA RESA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Blog bookrepublic.it - I libri e la zuppa Campbell		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134850</link>

		<dc:creator><![CDATA[Blog bookrepublic.it - I libri e la zuppa Campbell]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2013 11:44:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] si &#232; fatto attendere il commento di Loredana Lipperini: (...) Farei un piccolo distinguo rispetto a quanto scrive Andrea Bajani, che conclude il suo [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] si &egrave; fatto attendere il commento di Loredana Lipperini: (&#8230;) Farei un piccolo distinguo rispetto a quanto scrive Andrea Bajani, che conclude il suo [&#8230;] </p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2013 10:45:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pianino con le parole: io non gioisco del fallimento delle piccole attività, mi chiedo quale danno arrechi alle medesime far sapere che richiedono soldi in cambio della pubblicazione. I piani sono molto diversi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pianino con le parole: io non gioisco del fallimento delle piccole attività, mi chiedo quale danno arrechi alle medesime far sapere che richiedono soldi in cambio della pubblicazione. I piani sono molto diversi.</p>
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		<title>
		Di: Paolo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134848</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2013 10:41:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Almeno, ti prego cancella gli editori che in questi anni hanno chiuso, dietro ogni azienda ci sono persone e investimenti e famiglie. A volte queste battaglie hanno coinvolto persone perbene. Fai un giro, glielo devi per onestà intellettuale e troverai tante aziende fallite, chiuse. nel contempo i profitti de il mio libro aumentano vistosamente, non è che la cosa è collegata, certo però che tu faccia da traino (indiretto) a il mio libro è inevitabile.
Non mi rispondere dimmi quali sono, un sacco, quasi tutte, è un elenco fantasma inutile.
La battaglia è vinta, resta solo la grande editoria i piccoli editori sono quasi tutti scomparsi.
Felice giornata a te che gioisci del fallimento di tante piccole attività!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno, ti prego cancella gli editori che in questi anni hanno chiuso, dietro ogni azienda ci sono persone e investimenti e famiglie. A volte queste battaglie hanno coinvolto persone perbene. Fai un giro, glielo devi per onestà intellettuale e troverai tante aziende fallite, chiuse. nel contempo i profitti de il mio libro aumentano vistosamente, non è che la cosa è collegata, certo però che tu faccia da traino (indiretto) a il mio libro è inevitabile.<br />
Non mi rispondere dimmi quali sono, un sacco, quasi tutte, è un elenco fantasma inutile.<br />
La battaglia è vinta, resta solo la grande editoria i piccoli editori sono quasi tutti scomparsi.<br />
Felice giornata a te che gioisci del fallimento di tante piccole attività!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134847</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2013 08:20:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buongiorno Paolo. Il mio libro NON è il mio datore di lavoro, nè Kataweb mi corrisponde un centesimo per questo blog, che gestisco volontariamente, gratuitamente e usando (da dieci anni) questa piattaforma.
Inoltre. La lista degli editori a pagamento o doppio binario non implica una denigrazione, nè lo era quando è stata concepita da Writer&#039;s Dream: è semplicemente un servizio di informazione dato agli scittori.
Felice giornata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno Paolo. Il mio libro NON è il mio datore di lavoro, nè Kataweb mi corrisponde un centesimo per questo blog, che gestisco volontariamente, gratuitamente e usando (da dieci anni) questa piattaforma.<br />
Inoltre. La lista degli editori a pagamento o doppio binario non implica una denigrazione, nè lo era quando è stata concepita da Writer&#8217;s Dream: è semplicemente un servizio di informazione dato agli scittori.<br />
Felice giornata.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paolo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134846</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2013 08:02:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non so dove postare questo commento, ho notato in alto una lista di editori che pubblicano e sono definite in una dimensione negativa. Molte si queste case editrici presenti in quella lista hanno chiuso. C&#039;è stata una campagna denigratoria continua da più parti e in vari siti Blog. Indirettamente ne ha tratto grandi benefici il sito ILMIOLIBRO del gruppo Espresso che è lo stesso datore di lavoro di Lipperini.
Non voglio dire che la cosa sia diretta, ma è oltremodo di pessimo gusto che Lipperini usi il suo blog per parlare male di tante piccole case editrici (a vantaggio indiretto del suo datore di lavoro). Io credo sia una sorta di conflitto di interessi.
La questione la vorrei chiarire meglio:
Lipperini parla male (comunque in una accezione negativa) di tanti piccoli editori italiani.
Una lunga campagna negativa porta questi piccoli editori alla chiusura.
Se ne avvantaggia un solo grande gruppo e cioè il datore di lavoro di Lipperini. Trovo questa campagna contro i concorrenti de Il mio libro molto forte, strana fuori luogo e comunque di pessimo gusto (per chi per tanto tempo ha parlato di conflitti di interessi).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non so dove postare questo commento, ho notato in alto una lista di editori che pubblicano e sono definite in una dimensione negativa. Molte si queste case editrici presenti in quella lista hanno chiuso. C&#8217;è stata una campagna denigratoria continua da più parti e in vari siti Blog. Indirettamente ne ha tratto grandi benefici il sito ILMIOLIBRO del gruppo Espresso che è lo stesso datore di lavoro di Lipperini.<br />
Non voglio dire che la cosa sia diretta, ma è oltremodo di pessimo gusto che Lipperini usi il suo blog per parlare male di tante piccole case editrici (a vantaggio indiretto del suo datore di lavoro). Io credo sia una sorta di conflitto di interessi.<br />
La questione la vorrei chiarire meglio:<br />
Lipperini parla male (comunque in una accezione negativa) di tanti piccoli editori italiani.<br />
Una lunga campagna negativa porta questi piccoli editori alla chiusura.<br />
Se ne avvantaggia un solo grande gruppo e cioè il datore di lavoro di Lipperini. Trovo questa campagna contro i concorrenti de Il mio libro molto forte, strana fuori luogo e comunque di pessimo gusto (per chi per tanto tempo ha parlato di conflitti di interessi).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134845</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2013 10:32:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio molto Daniela per il contributo. Mi permetto di postarlo anche su Facebook.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio molto Daniela per il contributo. Mi permetto di postarlo anche su Facebook.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniela Di Sora		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134844</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Di Sora]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2013 09:49:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io faccio l&#039;editore, circa vent&#039;anni fa pensando che l&#039;aria  stesse facendosi asfittica, ho fondato una piccola casa editrice. Ipotecando l&#039;unica casa che possedevo. Se oggi sono qui a scrivere vuol dire che, bene o male, senza guadagnarci nulla (per fortuna avevo anche un altro lavoro), e cercando di scegliere autori in cui credevo, sono riuscita a crearmi un buon catalogo, a essere presente in libreria, ad assumenre (a tempo indeterminato) tre persone, e due a progetto. Ma negli ultimi tre anni qualcosa è davvero cambiato, e le ragioni sono tante. Eccone una: il nostro perverso sistema permette ai gruppi editoriali di essere padroni dell&#039;intera filiera del libro: case editrici, giornali, distribuzione, catene di librerie. Questo ha creato un sistema chiuso che si è autocannibalizzato. Le catene hanno fatto terra bruciata intorno, con le loro politiche di prezzi e di rotazioni insensate. Lo sapete che un editore paga per esporre un libro in vetrina? e chi degli indipendenti può pagare? e soprattutto: è etico che io, lettore, pensi che quel libro sia esposto perché il libraio me lo consiglia, mentre è esposto perché l&#039;editore ha sborsato dei soldi?  Poi: i libri a poco prezzo, fatti male e tradotti peggio (ma un buon traduttore si paga, e sempre poco e male, purtroppo), come si paga un tipografo, come si paga un redattore. Un prodotto non dico ottimo ma appena buono costa, e invece sembra sempre che il libro debba costare zero. Vorrei rispondere a tutti, mi sento chiamata in causa dall&#039;articolo di Bajani, ma posso assicurarvi che anche se resistere è difficile, c&#039;è tanta gente che crede in questo mestiere e tenta di farlo bene, certo non aiutata da nessuno. Per esempio: ma perché  l&#039;insegnante Claudia B. non può detrarre l&#039;acquisto dei libri dalle tasse?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io faccio l&#8217;editore, circa vent&#8217;anni fa pensando che l&#8217;aria  stesse facendosi asfittica, ho fondato una piccola casa editrice. Ipotecando l&#8217;unica casa che possedevo. Se oggi sono qui a scrivere vuol dire che, bene o male, senza guadagnarci nulla (per fortuna avevo anche un altro lavoro), e cercando di scegliere autori in cui credevo, sono riuscita a crearmi un buon catalogo, a essere presente in libreria, ad assumenre (a tempo indeterminato) tre persone, e due a progetto. Ma negli ultimi tre anni qualcosa è davvero cambiato, e le ragioni sono tante. Eccone una: il nostro perverso sistema permette ai gruppi editoriali di essere padroni dell&#8217;intera filiera del libro: case editrici, giornali, distribuzione, catene di librerie. Questo ha creato un sistema chiuso che si è autocannibalizzato. Le catene hanno fatto terra bruciata intorno, con le loro politiche di prezzi e di rotazioni insensate. Lo sapete che un editore paga per esporre un libro in vetrina? e chi degli indipendenti può pagare? e soprattutto: è etico che io, lettore, pensi che quel libro sia esposto perché il libraio me lo consiglia, mentre è esposto perché l&#8217;editore ha sborsato dei soldi?  Poi: i libri a poco prezzo, fatti male e tradotti peggio (ma un buon traduttore si paga, e sempre poco e male, purtroppo), come si paga un tipografo, come si paga un redattore. Un prodotto non dico ottimo ma appena buono costa, e invece sembra sempre che il libro debba costare zero. Vorrei rispondere a tutti, mi sento chiamata in causa dall&#8217;articolo di Bajani, ma posso assicurarvi che anche se resistere è difficile, c&#8217;è tanta gente che crede in questo mestiere e tenta di farlo bene, certo non aiutata da nessuno. Per esempio: ma perché  l&#8217;insegnante Claudia B. non può detrarre l&#8217;acquisto dei libri dalle tasse?</p>
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		<title>
		Di: Barbara Baroni		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134843</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara Baroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 08:33:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema dell&#039;editoria italiana è il segreto dell&#039;urna o del confessionale (in questo caso dello scaffale librario): per quarant&#039;anni abbiamo votato la DC ma tutti (proprio tutti) dicevano di non averla votata; per vent&#039;anni abbiamo dato credibilità e voti (tanti voti) a Berlusconi ma nessuno lo ammetteva. E così, oggi, non ho ancora trovato un lettore delle &quot;sfumature di grigio&quot; o qualcuno che mi abbia confessato di avere acquistato le stesse sfumature &quot;made in Italy&quot;: eppure hanno scalato le classifiche delle vendite! In Italia, anche i non credenti/cattolici, sono bravissimi a celare, deresponsabilizzare, raccontare mezze bugie o mezze verità: tanto poi qualcuno (il prete, il capo del partito, il genio italiano) nel segreto del confessionale li perdona! E loro, la volta dopo, nel segreto dell&#039;urna o dello scaffale, ripagano con voti e libri spazzatura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema dell&#8217;editoria italiana è il segreto dell&#8217;urna o del confessionale (in questo caso dello scaffale librario): per quarant&#8217;anni abbiamo votato la DC ma tutti (proprio tutti) dicevano di non averla votata; per vent&#8217;anni abbiamo dato credibilità e voti (tanti voti) a Berlusconi ma nessuno lo ammetteva. E così, oggi, non ho ancora trovato un lettore delle &#8220;sfumature di grigio&#8221; o qualcuno che mi abbia confessato di avere acquistato le stesse sfumature &#8220;made in Italy&#8221;: eppure hanno scalato le classifiche delle vendite! In Italia, anche i non credenti/cattolici, sono bravissimi a celare, deresponsabilizzare, raccontare mezze bugie o mezze verità: tanto poi qualcuno (il prete, il capo del partito, il genio italiano) nel segreto del confessionale li perdona! E loro, la volta dopo, nel segreto dell&#8217;urna o dello scaffale, ripagano con voti e libri spazzatura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sascha		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134842</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sascha]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 17:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema dell&#039;editoria italiana sono i troppi libri inutili che si pubblicano e passano rapidamente al macero. Soluzione: la Rete, in cui ogni singolo libro inutile vivrà in eterno in attesa di almeno un lettore. Come risparmio d&#039;alberi, bene; per tutto il resto, non mi sembra una grande soluzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema dell&#8217;editoria italiana sono i troppi libri inutili che si pubblicano e passano rapidamente al macero. Soluzione: la Rete, in cui ogni singolo libro inutile vivrà in eterno in attesa di almeno un lettore. Come risparmio d&#8217;alberi, bene; per tutto il resto, non mi sembra una grande soluzione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Riccardo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-resa/comment-page-1/#comment-134841</link>

		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 07:46:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto vero. Però. Le varie forme di truffa editoriale, dagli editori a pagamento fino a quelli che non pagano né autori né dipendenti (che il periodo non è buono e c’è la crisi) fino alle recensioni-marchetta e alla visibilità ottenuta con mezzi impropri non sono pratiche che nascono con il digitale. E per quanto riguarda il talento, non mi sembra che tutta l’editoria tradizionale fornisca grosse garanzie al riguardo. Almeno non stando al quadro tracciato negli articoli che stiamo commentando. L’orizzontalità cui mi riferivo riguarda altri aspetti, propri dello “strumento” rete. Per intenderci: il digitale non è la soluzione ai mali dell’editoria, ma può introdurre nell’editoria (nell’attesa che gli esperti di strategie di vendita, come dici, rivedano le proprie convinzioni) nuovi elementi salutari. Quantomeno può garantire a un libro di continuare a esistere anche se non è un successo immediato. E questo ha un valore enorme. Come dice Marco Zapparoli, direttore di Marcos y Marcos, nell’articolo linkato qui sopra “oggi sarebbe difficilissimo vendere un Calvino al suo debutto. Ci sono libri che possono essere apprezzati solo in tempi lunghi e sarebbe impossibile riconoscere la novità rappresentata da Calvino in una manciata di giorni.”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto vero. Però. Le varie forme di truffa editoriale, dagli editori a pagamento fino a quelli che non pagano né autori né dipendenti (che il periodo non è buono e c’è la crisi) fino alle recensioni-marchetta e alla visibilità ottenuta con mezzi impropri non sono pratiche che nascono con il digitale. E per quanto riguarda il talento, non mi sembra che tutta l’editoria tradizionale fornisca grosse garanzie al riguardo. Almeno non stando al quadro tracciato negli articoli che stiamo commentando. L’orizzontalità cui mi riferivo riguarda altri aspetti, propri dello “strumento” rete. Per intenderci: il digitale non è la soluzione ai mali dell’editoria, ma può introdurre nell’editoria (nell’attesa che gli esperti di strategie di vendita, come dici, rivedano le proprie convinzioni) nuovi elementi salutari. Quantomeno può garantire a un libro di continuare a esistere anche se non è un successo immediato. E questo ha un valore enorme. Come dice Marco Zapparoli, direttore di Marcos y Marcos, nell’articolo linkato qui sopra “oggi sarebbe difficilissimo vendere un Calvino al suo debutto. Ci sono libri che possono essere apprezzati solo in tempi lunghi e sarebbe impossibile riconoscere la novità rappresentata da Calvino in una manciata di giorni.”</p>
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