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	Commenti a: LA SOLITUDINE DEGLI STATISTICI E QUELLI CHE SANNO E NON HANNO LE PROVE &#8211; 5 E FINE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Nov 2015 09:00:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: k.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 09:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maurizio  cercherò di aggiornarmi, ma anche te non ti sentire sotto assedio.  Ho riletto quello che ho scritto e non mi pare così provocatorio. In fondo ho  solo provato anch’io a dare una spiegazione su questa avversione alle scienze statistiche. Trilussa l’ho citato per ricordare che l’ insofferenza popolare un po’  c’è sempre stata e che  forse tutti abbiamo provato  una discordanza tra i risultati degli studi  e le nostre impressioni. e soprattutto che oggi a livello mediatico nei giornali nei tolk, dati e cifre vengono continuamente criticati  messi in discussione ridicolizzati,  anche tra autorevoli soggetti istituzionali,  questo quotidianamente ormai,  per cui è normale che anche la gente sia portata a diffidare ad accettare solo quello che gli torna più comodo.
 Mi sono permesso di fare dell’ironia sull’uso dei termini inglesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maurizio  cercherò di aggiornarmi, ma anche te non ti sentire sotto assedio.  Ho riletto quello che ho scritto e non mi pare così provocatorio. In fondo ho  solo provato anch’io a dare una spiegazione su questa avversione alle scienze statistiche. Trilussa l’ho citato per ricordare che l’ insofferenza popolare un po’  c’è sempre stata e che  forse tutti abbiamo provato  una discordanza tra i risultati degli studi  e le nostre impressioni. e soprattutto che oggi a livello mediatico nei giornali nei tolk, dati e cifre vengono continuamente criticati  messi in discussione ridicolizzati,  anche tra autorevoli soggetti istituzionali,  questo quotidianamente ormai,  per cui è normale che anche la gente sia portata a diffidare ad accettare solo quello che gli torna più comodo.<br />
 Mi sono permesso di fare dell’ironia sull’uso dei termini inglesi</p>
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		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139250</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2015 23:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un troll alla volta, caro K. E  hommequirit è arrivato prima di lei, mi spiace: ho già dato. E poi che diamine, un minimo di originalità: la poesia di Trilussa la trovai appesa sulla porta della facoltà, il primo giorno che vi misi piede. Trentadue anni fa. Si aggiorni, la prego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un troll alla volta, caro K. E  hommequirit è arrivato prima di lei, mi spiace: ho già dato. E poi che diamine, un minimo di originalità: la poesia di Trilussa la trovai appesa sulla porta della facoltà, il primo giorno che vi misi piede. Trentadue anni fa. Si aggiorni, la prego.</p>
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		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139249</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2015 21:09:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sull’argomento  c’è quella poesia di Trilussa che in pratica dice che se te, te magni due polli e io nessuno, per la statistica ne avemo magnati uno per uno. Che in effetti più che la fallacia egli studi statistici potrebbe definire la piccineria dell’animo umano “ incapace di vedere oltre il proprio orticello.. o il proprio frigorifero.Però trilussa  o chi per lui , rileva giustamente  un attrito, tra una scienza  autorevole e influente  che ambisce a descrivere la realtà nella sua interezza  e le emozioni e le percezioni dei singoli  realtà spesso in contrasto  tra loro
Ma oltre a questo, la giusta diffidenza che tutti abbiamo,  è data proprio  dall’approccio  politico e  mediatico con cui la maggior parte di noi viene a contatto con gli studi statistici. Per Maurizio pensare a una statistica credo significhi  pensare a qualcosa tipo un incartamento anonimo di un centinaio di pagine appoggiato su una scrivania, sedersi  inforcare gli occhiali, scorrere un indice, andare alla pagina, poi rileggere tutto confrontare incrociare dati tabelle  ,  ricerche internet etc.  per il popolo significa invece ascoltare il telegiornale  o leggere i titoloni con frasi tipo:: Disoccupazione;  è guerra sui dati, e poi  Balletto di cifre sulla sanità , Scontro sui risultati dell’indagine e cosi via. Organizzazioni delle più grandi e autorevoli  (Sindacati, Confindustria, governo, ministeri,  partiti, gruppi editoriali)  che continuamente  si rinfacciano imprecisioni e parzialità  e strafalcionerie  circa questi serissimi studi. più che comprensibile che nel popolo creschi la sfiducia negli studi stessi. Che se poi vengono  anche conditi con  locuzioni tipo, literacy numearcy fat cheking cherri pickin, stori telling,  in der posting la ggente gnanafa più.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull’argomento  c’è quella poesia di Trilussa che in pratica dice che se te, te magni due polli e io nessuno, per la statistica ne avemo magnati uno per uno. Che in effetti più che la fallacia egli studi statistici potrebbe definire la piccineria dell’animo umano “ incapace di vedere oltre il proprio orticello.. o il proprio frigorifero.Però trilussa  o chi per lui , rileva giustamente  un attrito, tra una scienza  autorevole e influente  che ambisce a descrivere la realtà nella sua interezza  e le emozioni e le percezioni dei singoli  realtà spesso in contrasto  tra loro<br />
Ma oltre a questo, la giusta diffidenza che tutti abbiamo,  è data proprio  dall’approccio  politico e  mediatico con cui la maggior parte di noi viene a contatto con gli studi statistici. Per Maurizio pensare a una statistica credo significhi  pensare a qualcosa tipo un incartamento anonimo di un centinaio di pagine appoggiato su una scrivania, sedersi  inforcare gli occhiali, scorrere un indice, andare alla pagina, poi rileggere tutto confrontare incrociare dati tabelle  ,  ricerche internet etc.  per il popolo significa invece ascoltare il telegiornale  o leggere i titoloni con frasi tipo:: Disoccupazione;  è guerra sui dati, e poi  Balletto di cifre sulla sanità , Scontro sui risultati dell’indagine e cosi via. Organizzazioni delle più grandi e autorevoli  (Sindacati, Confindustria, governo, ministeri,  partiti, gruppi editoriali)  che continuamente  si rinfacciano imprecisioni e parzialità  e strafalcionerie  circa questi serissimi studi. più che comprensibile che nel popolo creschi la sfiducia negli studi stessi. Che se poi vengono  anche conditi con  locuzioni tipo, literacy numearcy fat cheking cherri pickin, stori telling,  in der posting la ggente gnanafa più.<br />
ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139248</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 13:37:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esattamente, Elena. Appunto, la difesa del proprio micromondo, sia interiore che materiale. Ma su questo sarebbe bello che si esprimesse qualcuno che sa di psicologia. Stasera vedo a cena il mio ex vicino di casa, un autentico guru del pensiero junghiano. Provo a chiedere il suo parere, poi se è interessante lo condivido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente, Elena. Appunto, la difesa del proprio micromondo, sia interiore che materiale. Ma su questo sarebbe bello che si esprimesse qualcuno che sa di psicologia. Stasera vedo a cena il mio ex vicino di casa, un autentico guru del pensiero junghiano. Provo a chiedere il suo parere, poi se è interessante lo condivido.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: ElenaElle		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139247</link>

		<dc:creator><![CDATA[ElenaElle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 12:03:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Maurizio, sarei per aggiungere una considerazione forse molto banale, ma il rifiuto delle statistiche (se vanno contro i nostri pregiudizi) serve a rinsaldare le proprie convinzioni, che sono rassicuranti perché note.
Spesso è tutto qui.
Fa più fatica, enormemente più fatica, osservare il mondo da punti di vista diversi e vederlo nella sua complessità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Maurizio, sarei per aggiungere una considerazione forse molto banale, ma il rifiuto delle statistiche (se vanno contro i nostri pregiudizi) serve a rinsaldare le proprie convinzioni, che sono rassicuranti perché note.<br />
Spesso è tutto qui.<br />
Fa più fatica, enormemente più fatica, osservare il mondo da punti di vista diversi e vederlo nella sua complessità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139246</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 11:47:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo che, fosse per me, i vendicatori mascherati li bannerei tutti. Loredana è fin troppo tollerante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo che, fosse per me, i vendicatori mascherati li bannerei tutti. Loredana è fin troppo tollerante.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139245</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 11:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vabbe&#039;. Per quanto mi riguarda, questa appassionata perorazione della causa dell&#039;anonimato mi trova del tutto dissenziente. Io sono per l&#039;assunzione di responsabilità, con tutte le conseguenze che si porta dietro. Per questo non risponderò più né a lei, né a qualsiasi altro soggetto si faccia avanti a viso coperto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vabbe&#8217;. Per quanto mi riguarda, questa appassionata perorazione della causa dell&#8217;anonimato mi trova del tutto dissenziente. Io sono per l&#8217;assunzione di responsabilità, con tutte le conseguenze che si porta dietro. Per questo non risponderò più né a lei, né a qualsiasi altro soggetto si faccia avanti a viso coperto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Baby Jesus		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139244</link>

		<dc:creator><![CDATA[Baby Jesus]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 11:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ps
Vede, Cassi, come le ho già detto lei è sensibile al principio di autorità e per questo mi chiede di svelare la mia identità. Lungi dal portare al lettore qualche utilità sui temi che si trattano, l&#039;uso del nome reale negherebbe precisamente ciò che lei va giustamente declamando ovvero l&#039;uso del pensiero critico, la sua autonomia e la bontà degli argomenti, che finirebbero appiattiti inutilmente su valori ad hominem.
Inoltre esporsi con il nome vero rischia di impedire la libera discussione da parte dei partecipanti perché esporrebbe il parlante ai giudizi della propria comunità professionale e sociale extra blog. Ovviamente tutto ciò non si sposa con chi del proprio nome voglia fare pubblicità, non fosse che per egotica vanità, e in quel caso l&#039;anonimato è inconcepibile e sanzionato come codardia. A lei decidere su questo trade off. Tra l&#039;altro Lipperini banna sistematicamente i nickname e gli Ip quindi anche se avessi mai usato il mio nome reale non potrei più farlo e quindi la decisione di cambiare nickname non è solo uno sfizio.
Quanto alla postilla del mio commento occorre aggiungere che laddove l&#039;Istat NON conteggia a priori i libri letti per motivi professionali e scolastici, l&#039;indagine condotta da analoghi istituti di ricerca negli altri Paesi lo fa! Ad esempio la Francia che notoriamente brilla per lettori rispetto all&#039;Italia ed è citata nel confronto AIE, non pone questo discrimine e si scopre inoltre che il numero di letture inerenti la propria professione è rilevante nella fascia attiva della popolazione e finisce per avere peso. Perciò confrontare l&#039;indagine Istat con quella Ipsos o di altri Paesi tacendo il criterio esclusivo della prima rispetto ai secondi inficia tutte le deduzione di un eventuale confronto.
L&#039;AIE invece deve perorare la propria causa e allora al falso 39,1% dei manager italiani (dirigenti e professionisti) che non leggerebbero nemmeno un libro l&#039;anno contrappone un 17% francese di lettori che NON sono solo manager (dirigenti o professionisti ) ma che sono considerati tali e paragonati nella stessa categoria italica sull&#039;assunzione di un filtro su chi guadagni più di 2300 euro all&#039;anno tra tutti i francesi. E i lettori ci cascano, credendoci e sentendosi magari colti per le loro innumerevoli letture.
Perciò l&#039;amara conclusione è che rischia oggigiorno di essere più stolto il lettore seriale che l&#039;analfabeta. Almeno il secondo tende a riconoscere facilmente i propri limiti conoscitivi. Ma il primo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ps<br />
Vede, Cassi, come le ho già detto lei è sensibile al principio di autorità e per questo mi chiede di svelare la mia identità. Lungi dal portare al lettore qualche utilità sui temi che si trattano, l&#8217;uso del nome reale negherebbe precisamente ciò che lei va giustamente declamando ovvero l&#8217;uso del pensiero critico, la sua autonomia e la bontà degli argomenti, che finirebbero appiattiti inutilmente su valori ad hominem.<br />
Inoltre esporsi con il nome vero rischia di impedire la libera discussione da parte dei partecipanti perché esporrebbe il parlante ai giudizi della propria comunità professionale e sociale extra blog. Ovviamente tutto ciò non si sposa con chi del proprio nome voglia fare pubblicità, non fosse che per egotica vanità, e in quel caso l&#8217;anonimato è inconcepibile e sanzionato come codardia. A lei decidere su questo trade off. Tra l&#8217;altro Lipperini banna sistematicamente i nickname e gli Ip quindi anche se avessi mai usato il mio nome reale non potrei più farlo e quindi la decisione di cambiare nickname non è solo uno sfizio.<br />
Quanto alla postilla del mio commento occorre aggiungere che laddove l&#8217;Istat NON conteggia a priori i libri letti per motivi professionali e scolastici, l&#8217;indagine condotta da analoghi istituti di ricerca negli altri Paesi lo fa! Ad esempio la Francia che notoriamente brilla per lettori rispetto all&#8217;Italia ed è citata nel confronto AIE, non pone questo discrimine e si scopre inoltre che il numero di letture inerenti la propria professione è rilevante nella fascia attiva della popolazione e finisce per avere peso. Perciò confrontare l&#8217;indagine Istat con quella Ipsos o di altri Paesi tacendo il criterio esclusivo della prima rispetto ai secondi inficia tutte le deduzione di un eventuale confronto.<br />
L&#8217;AIE invece deve perorare la propria causa e allora al falso 39,1% dei manager italiani (dirigenti e professionisti) che non leggerebbero nemmeno un libro l&#8217;anno contrappone un 17% francese di lettori che NON sono solo manager (dirigenti o professionisti ) ma che sono considerati tali e paragonati nella stessa categoria italica sull&#8217;assunzione di un filtro su chi guadagni più di 2300 euro all&#8217;anno tra tutti i francesi. E i lettori ci cascano, credendoci e sentendosi magari colti per le loro innumerevoli letture.<br />
Perciò l&#8217;amara conclusione è che rischia oggigiorno di essere più stolto il lettore seriale che l&#8217;analfabeta. Almeno il secondo tende a riconoscere facilmente i propri limiti conoscitivi. Ma il primo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139243</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 10:48:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per dare a Cesare quel che è di Cesare (o a Gesù quel che è di Gesù, e così il bravo hommequirit è riuscito anche nell&#039;impresa metafisica di confondere i precetti cristiani fondamentali): i dati AIE si presentavano davvero male, e qui il nostro troll preferito ha ragione. Io però l&#039;ho rilevato, mica l&#039;ho taciuto, e quindi non si capisce cosa mi rimprovera. Il resto del divino commento è la continuazione dell&#039;esercitazione dell&#039;altro giorno con altri mezzi (cioè, con altri nick): cavilli su cavilli. Dice non sono i manager, sono i dirigenti e i professionisti: ma perché, esiste un qualche contratto collettivo nazionale che preveda l&#039;inquadramento &quot;manager&quot;, su cui basarsi per la rilevazione? E se sostituisco alla dicitura manager quella estesa &quot;dirigenti e professionisti&quot;, cambia qualcosa nell&#039;economia (e soprattutto nelle conclusioni) del discorso? Siamo più contenti se a non leggere una cippa sono i nostri &quot;dirigenti e professionisti&quot; anziché i nostri “manager”?
Poi dice che si parla solo di tempo libero e quindi non sono conteggiati i libri professionali ecc. ecc; non so lei, ma io in questo momento ho aperto sulla scrivania un testo di teoria del campionamento statistico; eppure non lo metterei nella lista dei libri che ho letto quest&#039;anno, nonostante i compulsamenti quotidiani e ripetuti. Certo che la cultura uno la coltiva nel tempo libero, quando sennò? Non pensa che potrei subire una (giusta) sanzione disciplinare, se mi mettessi a leggere Philip Roth in ufficio?
E via cavillando.
Hommequirit, le confesso di aver finito per affezionarmi a lei. Oltre tutto, come ho già avuto modo di dirle, io penso veramente che lei sia una persona preparatissima e intelligente. Per questo mi permetto di darle un consiglio: usi queste sue indubbie qualità in modo più equilibrato, anziché asservirle a qualche irresistibile impulso psichico che la spinge a smontare quello che fanno gli altri (rendendosi spesso ridicolo nel cavillare, mi consenta anche questo), anziché a proporre qualcosa di suo. Cosa di cui indubbiamente è capace. Lo faccia, non scherzo: pubblichi qualcosa dove sembra meglio a lei e ce lo segnali, io la leggerò con interesse. Ma a una condizione: ci metta il suo nome e cognome, come fa la titolare di questo spazio e come faccio io. E&#039;un po&#039; troppo comodo sparare su chi si espone restando sempre nell&#039;ombra, non trova?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dare a Cesare quel che è di Cesare (o a Gesù quel che è di Gesù, e così il bravo hommequirit è riuscito anche nell&#8217;impresa metafisica di confondere i precetti cristiani fondamentali): i dati AIE si presentavano davvero male, e qui il nostro troll preferito ha ragione. Io però l&#8217;ho rilevato, mica l&#8217;ho taciuto, e quindi non si capisce cosa mi rimprovera. Il resto del divino commento è la continuazione dell&#8217;esercitazione dell&#8217;altro giorno con altri mezzi (cioè, con altri nick): cavilli su cavilli. Dice non sono i manager, sono i dirigenti e i professionisti: ma perché, esiste un qualche contratto collettivo nazionale che preveda l&#8217;inquadramento &#8220;manager&#8221;, su cui basarsi per la rilevazione? E se sostituisco alla dicitura manager quella estesa &#8220;dirigenti e professionisti&#8221;, cambia qualcosa nell&#8217;economia (e soprattutto nelle conclusioni) del discorso? Siamo più contenti se a non leggere una cippa sono i nostri &#8220;dirigenti e professionisti&#8221; anziché i nostri “manager”?<br />
Poi dice che si parla solo di tempo libero e quindi non sono conteggiati i libri professionali ecc. ecc; non so lei, ma io in questo momento ho aperto sulla scrivania un testo di teoria del campionamento statistico; eppure non lo metterei nella lista dei libri che ho letto quest&#8217;anno, nonostante i compulsamenti quotidiani e ripetuti. Certo che la cultura uno la coltiva nel tempo libero, quando sennò? Non pensa che potrei subire una (giusta) sanzione disciplinare, se mi mettessi a leggere Philip Roth in ufficio?<br />
E via cavillando.<br />
Hommequirit, le confesso di aver finito per affezionarmi a lei. Oltre tutto, come ho già avuto modo di dirle, io penso veramente che lei sia una persona preparatissima e intelligente. Per questo mi permetto di darle un consiglio: usi queste sue indubbie qualità in modo più equilibrato, anziché asservirle a qualche irresistibile impulso psichico che la spinge a smontare quello che fanno gli altri (rendendosi spesso ridicolo nel cavillare, mi consenta anche questo), anziché a proporre qualcosa di suo. Cosa di cui indubbiamente è capace. Lo faccia, non scherzo: pubblichi qualcosa dove sembra meglio a lei e ce lo segnali, io la leggerò con interesse. Ma a una condizione: ci metta il suo nome e cognome, come fa la titolare di questo spazio e come faccio io. E&#8217;un po&#8217; troppo comodo sparare su chi si espone restando sempre nell&#8217;ombra, non trova?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gesù bambino		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/la-solitudine-degli-statistici-e-quelli-che-sanno-e-non-hanno-le-prove-5-e-fine/comment-page-1/#comment-139242</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gesù bambino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 10:16:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=7019#comment-139242</guid>

					<description><![CDATA[Io mi riconosco in tutti consigli metodologici che lei ha dato.
Tuttavia, caro Cassi, lei predica bene ma razzola male; prendiamo il caso che lei cita come paradigmatico in quanto &quot;Tra gli esempi che abbiamo elencato, qui il più calzante [...]  probabilmente quello del/della manager che si ribella ai dati che attestano lo scarso amore per la lettura tra i suoi colleghi.&quot;
Chi ha dato il roboante dato del 39,1% di manager che non leggono nemmeno un libro all&#039;anno? L&#039;AIE. Allora una persona interessata alla notizia e che segua i suoi consigli che fa? Va sul sito dell&#039;Associazione italiana editori e scopre che tali dati non sono in realtà frutto di una nuova ricerca sullo stato della lettura ma provengono dall&#039;indagine ISTAT pubblicata nel 2014 (indagine sulla lettura). Allora che fa? Va a trovarsi la ricerca dell&#039;Istat e se la legge. Sì, perde un po&#039; di tempo, è scettico e non si fida di questo dato perché lo ritiene una provocazione da pietra dello scandalo ma sa di dover verificare il proprio pregiudizio. E allora cosa scopre?
1) In realtà la ricerca non cita i manager, categoria che andrebbe definita, bensì i dirigenti e i professionisti. E qui già si include il mondo con questa generalizzazione, perché si va dallo psicoterapeuta, al politico, da Marchionne all&#039;idraulico. È l&#039;AIE ad aver riassunto a beneficio della stampa, che ha già riassunto il tutto in modo tale da dar in pasto ai
lettori anti Kasta l&#039;ennesimo argomento contra parlamento.
2) Piccolo particolare: quando si parla di &quot;lettore che ha letto almeno un libro l&#039;anno&quot; la ricerca Istat assume come criterio generale non, come si continua a credere e a scrivere, l&#039;assenza di lettura totale bensì solo quella extra lavorativa,ed extrascolastica (&quot;dichiarano di aver letto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali&quot;).
3)Non solo. L&#039;AIE non riformula arbitrariamente, tramite l&#039;uso del termine manager, solo la parte semantica della ricerca Istat ma mente su tutta la linea. La ricerca Istat a pagina 3, e sempre in relazione alla lettura di almeno un libro all&#039;anno, recita così:
&quot;Con riferimento alla condizione professionale, si rilevano livelli di lettura superiori alla media tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), direttivi, quadri e impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%) (Tavola 5 – Allegato A). &quot;
Ora, messa in questo modo la faccenda cambia e di molto rispetto alla narrazione che l&#039;editoria dà in pasto ai media. Perciò chi è davvero manager (il che non corrisponde al libero professionista e nemmeno al semplice dirigente o pubblico uffiale), e magari legge più di un libro all&#039;anno (della sua materia o afferente a essa, ma anche fuori da essa come l&#039;Istat afferma  e l&#039;AIE ci nega) si risente per motivi RAZIONALI.
Per questo, caro Cassi, dovrebbe ricordare in  merito a ciò che scrive che de te fabula narratur. Più o meno consciamente tutto il suo discorso diviso in 4 puntate si riassume in due considerazioni generali che  oltretutto parlano di lei:
1) Non si ha il tempo, né la voglia, né la competenza per studiare le statistiche a cui si appoggiano le conclusioni che le più disparate fonti interessate propinano mediaticamente al pubblico, e la situazione è pragmaticamente irrisolvibile per il singolo individuo rispetto alla quasi totalità delle informazioni senza uno studio volta per volta.
2) Si è obbligati a conformarsi al principio di comunità degli esperti, che come criterio teorico va anche bene. Di conseguenza per ogni informazione statistica che lei invita a vagliare si finisce per utilizzare un unico criterio euristico: l&#039;accettazione del principio di autorità e l&#039;ipse dixit.
Poi quando e se si va a verificare cascano le braccia spesso e volentieri perché non è che l&#039;Istat abbia sbagliato metodologicamente la sua ricerca bensì la sua ricerca va inquadrata all&#039;interno di uno studio del tempo libero e quindi non può essere strumentalizzata più di troppo sulla fruizione culturale in assoluto. Leggere non è di per sé un&#039;attività culturale. Dipende da cosa si legge. Da un punto di vista cultuale allora è meglio che i manager leggano testi inerenti la propria professione rispetto a un romanzo nel tempo libero. In più per l&#039;Istat leggono pure più delle altre categorie e sono davanti agli studenti...
Tuttavia tutti hanno citato il falso dato dei manager per insinuare la falsa equazione tra manager=classe dirigente=amministrazione della cosa pubblica=non lettore=incompetente nella propria materia.
E quindi, alla fine del discorso, lei che prende l&#039;esempio e ce lo ripropone a fini educativi, era conscio della bufala che si era bevuto?
http://tinyurl.com/n97kbfk]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io mi riconosco in tutti consigli metodologici che lei ha dato.<br />
Tuttavia, caro Cassi, lei predica bene ma razzola male; prendiamo il caso che lei cita come paradigmatico in quanto &#8220;Tra gli esempi che abbiamo elencato, qui il più calzante [&#8230;]  probabilmente quello del/della manager che si ribella ai dati che attestano lo scarso amore per la lettura tra i suoi colleghi.&#8221;<br />
Chi ha dato il roboante dato del 39,1% di manager che non leggono nemmeno un libro all&#8217;anno? L&#8217;AIE. Allora una persona interessata alla notizia e che segua i suoi consigli che fa? Va sul sito dell&#8217;Associazione italiana editori e scopre che tali dati non sono in realtà frutto di una nuova ricerca sullo stato della lettura ma provengono dall&#8217;indagine ISTAT pubblicata nel 2014 (indagine sulla lettura). Allora che fa? Va a trovarsi la ricerca dell&#8217;Istat e se la legge. Sì, perde un po&#8217; di tempo, è scettico e non si fida di questo dato perché lo ritiene una provocazione da pietra dello scandalo ma sa di dover verificare il proprio pregiudizio. E allora cosa scopre?<br />
1) In realtà la ricerca non cita i manager, categoria che andrebbe definita, bensì i dirigenti e i professionisti. E qui già si include il mondo con questa generalizzazione, perché si va dallo psicoterapeuta, al politico, da Marchionne all&#8217;idraulico. È l&#8217;AIE ad aver riassunto a beneficio della stampa, che ha già riassunto il tutto in modo tale da dar in pasto ai<br />
lettori anti Kasta l&#8217;ennesimo argomento contra parlamento.<br />
2) Piccolo particolare: quando si parla di &#8220;lettore che ha letto almeno un libro l&#8217;anno&#8221; la ricerca Istat assume come criterio generale non, come si continua a credere e a scrivere, l&#8217;assenza di lettura totale bensì solo quella extra lavorativa,ed extrascolastica (&#8220;dichiarano di aver letto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali&#8221;).<br />
3)Non solo. L&#8217;AIE non riformula arbitrariamente, tramite l&#8217;uso del termine manager, solo la parte semantica della ricerca Istat ma mente su tutta la linea. La ricerca Istat a pagina 3, e sempre in relazione alla lettura di almeno un libro all&#8217;anno, recita così:<br />
&#8220;Con riferimento alla condizione professionale, si rilevano livelli di lettura superiori alla media tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), direttivi, quadri e impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%) (Tavola 5 – Allegato A). &#8221;<br />
Ora, messa in questo modo la faccenda cambia e di molto rispetto alla narrazione che l&#8217;editoria dà in pasto ai media. Perciò chi è davvero manager (il che non corrisponde al libero professionista e nemmeno al semplice dirigente o pubblico uffiale), e magari legge più di un libro all&#8217;anno (della sua materia o afferente a essa, ma anche fuori da essa come l&#8217;Istat afferma  e l&#8217;AIE ci nega) si risente per motivi RAZIONALI.<br />
Per questo, caro Cassi, dovrebbe ricordare in  merito a ciò che scrive che de te fabula narratur. Più o meno consciamente tutto il suo discorso diviso in 4 puntate si riassume in due considerazioni generali che  oltretutto parlano di lei:<br />
1) Non si ha il tempo, né la voglia, né la competenza per studiare le statistiche a cui si appoggiano le conclusioni che le più disparate fonti interessate propinano mediaticamente al pubblico, e la situazione è pragmaticamente irrisolvibile per il singolo individuo rispetto alla quasi totalità delle informazioni senza uno studio volta per volta.<br />
2) Si è obbligati a conformarsi al principio di comunità degli esperti, che come criterio teorico va anche bene. Di conseguenza per ogni informazione statistica che lei invita a vagliare si finisce per utilizzare un unico criterio euristico: l&#8217;accettazione del principio di autorità e l&#8217;ipse dixit.<br />
Poi quando e se si va a verificare cascano le braccia spesso e volentieri perché non è che l&#8217;Istat abbia sbagliato metodologicamente la sua ricerca bensì la sua ricerca va inquadrata all&#8217;interno di uno studio del tempo libero e quindi non può essere strumentalizzata più di troppo sulla fruizione culturale in assoluto. Leggere non è di per sé un&#8217;attività culturale. Dipende da cosa si legge. Da un punto di vista cultuale allora è meglio che i manager leggano testi inerenti la propria professione rispetto a un romanzo nel tempo libero. In più per l&#8217;Istat leggono pure più delle altre categorie e sono davanti agli studenti&#8230;<br />
Tuttavia tutti hanno citato il falso dato dei manager per insinuare la falsa equazione tra manager=classe dirigente=amministrazione della cosa pubblica=non lettore=incompetente nella propria materia.<br />
E quindi, alla fine del discorso, lei che prende l&#8217;esempio e ce lo ripropone a fini educativi, era conscio della bufala che si era bevuto?<br />
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