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	Commenti a: L&#039;ARCHITETTO E I NON LUOGHI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Cla		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-184100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 12:11:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho letto Augé, ma mi permetto di suggerire che, forse, con non-luoghi intendeva definire gli spazi di transizione che generano &#039;alienazione&#039; e inconsapevolezza, non fosse altro per il fatto che sono percorsi &#039;rapidamente&#039; e senza soste &#039;permanenti&#039; da fiumi di individui solo di passaggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho letto Augé, ma mi permetto di suggerire che, forse, con non-luoghi intendeva definire gli spazi di transizione che generano &#8216;alienazione&#8217; e inconsapevolezza, non fosse altro per il fatto che sono percorsi &#8216;rapidamente&#8217; e senza soste &#8216;permanenti&#8217; da fiumi di individui solo di passaggio.</p>
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		Di: aurelio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89791</link>

		<dc:creator><![CDATA[aurelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 13:06:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sto facendo una piccola ricerca sulla botanica dei non luoghi.
Ho letto i vostri commenti sull&#039;articolo di Biondillo.
Mi piacerebbe sapere se qualcuno, quando va in questi &#039;non luoghi&#039;,guarda anche come è sistemato lo spazio esterno di parcheggio e ricevimento delle persone che,all&#039;inteno dei non luoghi, è il non luogo per eccellenza.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto facendo una piccola ricerca sulla botanica dei non luoghi.<br />
Ho letto i vostri commenti sull&#8217;articolo di Biondillo.<br />
Mi piacerebbe sapere se qualcuno, quando va in questi &#8216;non luoghi&#8217;,guarda anche come è sistemato lo spazio esterno di parcheggio e ricevimento delle persone che,all&#8217;inteno dei non luoghi, è il non luogo per eccellenza.</p>
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		<title>
		Di: Mirko Garufi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89790</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mirko Garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 22:09:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personalmente sono molto affascinato dagli scritti di Marc Augè sui NonLuoghi.. nonostante siano ormai datati (considerando soprattutto la velocità con cui si evolvono tali &quot;processi&quot;) li trovo ancora molto attuali e interessanti..
Proprio in questo periodo ho organizzato la &lt;a href=&quot;http://www.farch.it/2007/02/22/nonluoghi-rassegna-cinematografica/&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;rassegna cinematografica &lt;strong&gt;NonLuoghi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Questa non vuole avere la pretesa di risolvere ed esaurire questioni e interrogativi su un quadro indubbiamente complesso e in continuo mutamento, ma ha l&#039;intenzione di riflettere sui cambiamenti della città e del nostro modo di viverla, anche attraverso l’opera cinematografica.
L&#039;articolo e il programma della rassegna su &lt;a href=&quot;http://www.farch.it/&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;&lt;strong&gt;farch.it&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (blog degli studenti della Facoltà di Architettura di Siracusa)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente sono molto affascinato dagli scritti di Marc Augè sui NonLuoghi.. nonostante siano ormai datati (considerando soprattutto la velocità con cui si evolvono tali &#8220;processi&#8221;) li trovo ancora molto attuali e interessanti..<br />
Proprio in questo periodo ho organizzato la <a href="http://www.farch.it/2007/02/22/nonluoghi-rassegna-cinematografica/" rel="nofollow ugc">rassegna cinematografica <strong>NonLuoghi</strong></a>. Questa non vuole avere la pretesa di risolvere ed esaurire questioni e interrogativi su un quadro indubbiamente complesso e in continuo mutamento, ma ha l&#8217;intenzione di riflettere sui cambiamenti della città e del nostro modo di viverla, anche attraverso l’opera cinematografica.<br />
L&#8217;articolo e il programma della rassegna su <a href="http://www.farch.it/" rel="nofollow ugc"><strong>farch.it</strong></a> (blog degli studenti della Facoltà di Architettura di Siracusa)</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89789</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 14:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[aggiungo che non esistono non-luoghi, ma solo luoghi dove non sei nato o che per altri motivi ti sono estranei: anche un muretto può essere (e di fatto è) portatore di un luogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>aggiungo che non esistono non-luoghi, ma solo luoghi dove non sei nato o che per altri motivi ti sono estranei: anche un muretto può essere (e di fatto è) portatore di un luogo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: nero		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89788</link>

		<dc:creator><![CDATA[nero]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 14:11:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro bg, la tua veemenza è mal riposta: si vede che sei allergico alla politica ma è un problema tuo.
Io non ho scritto, né mai scriverò, di volere un ritorno ad un aulica era in cui tutto era più a misura d&#039;uomo e in cui i pizzicagnoli vivevano al posto degli ipermercati.
Non essere nostalgici però non significa essere ciechi al significato sociale (e non sociologico, mi spiace) e politico dei luoghi, delle architetture e via dicendo.
Se tu sei un architetto che ama le grandi commesse, non te la prendere con me: certamente esistono luoghi di flusso di massa ad alto contenuto ideologico (è vero ogni luogo ha un contenuto ideologico come scrivi, ma esiste una gradazione di questa caratteristica e anche della volontà che vi si esprime) anche molto belli e impressionanti (la Fiera di Rho ad esempio), ma ciò non toglie che pur ammirandoli siano per me dei luoghi sulla cui influenza implicita sia interessante ragionare.
Del resto è stato così per le chiese di tutti i tempi... non per questo non apprezzo il Duomo :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro bg, la tua veemenza è mal riposta: si vede che sei allergico alla politica ma è un problema tuo.<br />
Io non ho scritto, né mai scriverò, di volere un ritorno ad un aulica era in cui tutto era più a misura d&#8217;uomo e in cui i pizzicagnoli vivevano al posto degli ipermercati.<br />
Non essere nostalgici però non significa essere ciechi al significato sociale (e non sociologico, mi spiace) e politico dei luoghi, delle architetture e via dicendo.<br />
Se tu sei un architetto che ama le grandi commesse, non te la prendere con me: certamente esistono luoghi di flusso di massa ad alto contenuto ideologico (è vero ogni luogo ha un contenuto ideologico come scrivi, ma esiste una gradazione di questa caratteristica e anche della volontà che vi si esprime) anche molto belli e impressionanti (la Fiera di Rho ad esempio), ma ciò non toglie che pur ammirandoli siano per me dei luoghi sulla cui influenza implicita sia interessante ragionare.<br />
Del resto è stato così per le chiese di tutti i tempi&#8230; non per questo non apprezzo il Duomo 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Claudio C.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89787</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudio C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 13:10:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pensavo che l&#039;articolo di gianni, sin dall&#039;inizio, invita a considerare il senso dei luoghi in base alla capacità di avvicinarli e di viverli con lo sguardo/corpo dello straniero.
Contrariamente all&#039;estraneo, all&#039;alienato o al forestiero, lo straniero è coinvolto nelle pratiche di quel luogo, è una figura mobile, curiosa, che cerca la relazione e l&#039;incontro e provoca la curiosità/diffidenza/ospitalità di chi abita già lì, mettendo in crisi il dato per scontato. Simmel e Schutz hanno scritto pagine fondamentali a riguardo, ma anche i film western rendono conto abbastanza bene di questi meccanismi: non penso soltanto all&#039;immagine del pistolero ramingo che entra nel saloon suscitando vari commenti e reazioni, ma anche ad &#039;oggetti stranieri&#039;, come la ferrovia (in &quot;c&#039;era una volta il west&quot;), che nell&#039;ottocento rimette completamente in discussione la geografia del territorio americano. La ferrovia potrebbe apparire uno dei tanti nonluoghi (come le autostrade di augé!) ma sergio leone ce la racconta nel suo farsi, chiamando in causa gli interessi in gioco, andando a guardare il lavoro degli operai, la fatica di quelle trasformazioni. Altro che nonluogo!
Tutto dipende insomma dal modo in cui questi fenomeni vengono interrogati, e le domande dello straniero hanno il merito di mettere in discussione proprio l&#039;essenza di &quot;luogo&quot;, qualsiasi luogo, come entità stabile, data, con una precisa tradizione e precisi confini, tanto che la sua esistenza è tale non in base ad alcuni requisiti da soddisfare, ma come prodotto parziale di quello che ci si fa e delle tracce che si porta dietro. E sia a disneyland come nel piccolo borgo antico, in misura diversa e scala diversa, ci troviamo sempre a sperimentare il fatto di essere stranieri, di farci domande impertinenti, di essere provocati da altri stranieri, di attraversare confini come l&#039;amico di cui ci racconta gianni, che fa amicizia negli autogrill. Se proprio, mi verrebbe da dire che i nonluoghi sono i luoghi di chi è sempre in viaggio. Ma chi non lo è? E allora mi pare che questa etichetta non aggiunga molto alla comprensione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensavo che l&#8217;articolo di gianni, sin dall&#8217;inizio, invita a considerare il senso dei luoghi in base alla capacità di avvicinarli e di viverli con lo sguardo/corpo dello straniero.<br />
Contrariamente all&#8217;estraneo, all&#8217;alienato o al forestiero, lo straniero è coinvolto nelle pratiche di quel luogo, è una figura mobile, curiosa, che cerca la relazione e l&#8217;incontro e provoca la curiosità/diffidenza/ospitalità di chi abita già lì, mettendo in crisi il dato per scontato. Simmel e Schutz hanno scritto pagine fondamentali a riguardo, ma anche i film western rendono conto abbastanza bene di questi meccanismi: non penso soltanto all&#8217;immagine del pistolero ramingo che entra nel saloon suscitando vari commenti e reazioni, ma anche ad &#8216;oggetti stranieri&#8217;, come la ferrovia (in &#8220;c&#8217;era una volta il west&#8221;), che nell&#8217;ottocento rimette completamente in discussione la geografia del territorio americano. La ferrovia potrebbe apparire uno dei tanti nonluoghi (come le autostrade di augé!) ma sergio leone ce la racconta nel suo farsi, chiamando in causa gli interessi in gioco, andando a guardare il lavoro degli operai, la fatica di quelle trasformazioni. Altro che nonluogo!<br />
Tutto dipende insomma dal modo in cui questi fenomeni vengono interrogati, e le domande dello straniero hanno il merito di mettere in discussione proprio l&#8217;essenza di &#8220;luogo&#8221;, qualsiasi luogo, come entità stabile, data, con una precisa tradizione e precisi confini, tanto che la sua esistenza è tale non in base ad alcuni requisiti da soddisfare, ma come prodotto parziale di quello che ci si fa e delle tracce che si porta dietro. E sia a disneyland come nel piccolo borgo antico, in misura diversa e scala diversa, ci troviamo sempre a sperimentare il fatto di essere stranieri, di farci domande impertinenti, di essere provocati da altri stranieri, di attraversare confini come l&#8217;amico di cui ci racconta gianni, che fa amicizia negli autogrill. Se proprio, mi verrebbe da dire che i nonluoghi sono i luoghi di chi è sempre in viaggio. Ma chi non lo è? E allora mi pare che questa etichetta non aggiunga molto alla comprensione.</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89786</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 08:30:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il classismo nella maggior parte dei casi - non lo fanno i concetti ma le intenzioni. Quando ci si è occupati dei non luoghi, il pensiero non era per il centro storico musealmente protetto ora dai ricchi, ma al centro storico soggettivamente determinato dalla vita di tutti - poveri in primis, nei tempi di un&#039;architettura ancora non industrialmente determinata. Un areoporto, è una croce per l&#039;assenza di richiami soggettivi non tanto per il ricco che ci transita e che di richiami soggettivi ne ha in abbondanza nella sua magione, ma per quello che ci fa lavora e che fa fatica a trovare la sua singolarità rispecchiata, in un modo di farcire un panino per esempio, o nella camicia che si è messo quella mattina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il classismo nella maggior parte dei casi &#8211; non lo fanno i concetti ma le intenzioni. Quando ci si è occupati dei non luoghi, il pensiero non era per il centro storico musealmente protetto ora dai ricchi, ma al centro storico soggettivamente determinato dalla vita di tutti &#8211; poveri in primis, nei tempi di un&#8217;architettura ancora non industrialmente determinata. Un areoporto, è una croce per l&#8217;assenza di richiami soggettivi non tanto per il ricco che ci transita e che di richiami soggettivi ne ha in abbondanza nella sua magione, ma per quello che ci fa lavora e che fa fatica a trovare la sua singolarità rispecchiata, in un modo di farcire un panino per esempio, o nella camicia che si è messo quella mattina.</p>
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		<title>
		Di: BruttaStoria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89785</link>

		<dc:creator><![CDATA[BruttaStoria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 20:38:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giovanni Lindo Ferretti una volta chiamò gli shopping center in modo piuttosto pesante ma che mi è sempre rimasto impresso: campi di concentrazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni Lindo Ferretti una volta chiamò gli shopping center in modo piuttosto pesante ma che mi è sempre rimasto impresso: campi di concentrazione.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: carlo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89784</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 20:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il dibattito è bello, il tema anche, biondillo tra l&#039;altro ha partecipato di recente a un libro collettivo sulle periferie (laterza), qualcuno lo ha letto? ci sono cose interessanti scritte non da sociologi ma da scrittori, sulle periferie, luoghi appunto, e immagini di artisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il dibattito è bello, il tema anche, biondillo tra l&#8217;altro ha partecipato di recente a un libro collettivo sulle periferie (laterza), qualcuno lo ha letto? ci sono cose interessanti scritte non da sociologi ma da scrittori, sulle periferie, luoghi appunto, e immagini di artisti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lucio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/larchitetto-e-i-non-luoghi/comment-page-1/#comment-89783</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 19:47:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SANGUINETI E&#039; CON NOI.Capita molto raramente di ascoltare con gioia un politico intervistato in televisione. Con gioia si. E scrivo perché mi è successo proprio adesso e vorrei condividere questo sentimento con tutti voi. Sanguineti da Fazio, RAI 3, 20:30. Sanguineti politico poeta, Fazio che per una volta non chiede cos’ha nel frigo, né quali cravatte preferisce, ma segue meglio le domande preparate dai collaboratori del programma (tra i quali credo anche Michele Serra).
Collaboratori/autori che sembrano molto attenti a questo blog.
Sanguineti parte proprio dai non luoghi, lo sconfinamento centro-periferia, l’inappartenenza dell’uomo ai luoghi della città ormai tutta privatizzata a costi esorbitanti, la conseguente scomparsa dello spazio pubblico. Cita W. Benjamin e Adorno, è pessimista perché vede l’uomo precipitarsi verso l’autodistruzione e proprio per questo si adopera per favorire l’ottimismo, perché comunque non intende arrendersi e tenta di salvarsi/re. Parla del ruolo degli intellettuali, cita Gramsci, lamenta la scomparsa della coscienza di classe, ora che la Repubblica non è più basata sul lavoro, quindi sul lavoratore, ma sul consumatore. Ma è anche edonista, rivendica la scelta di desiderare e fruire delle cose buone possibili in questo male montante, perché negarsele? Cita B.Brecht, e vuole essere gentile con i suoi compagni ma non con gli avversari. Parla della fedeltà del testo tradotto e definisce il traduttore, nuovo autore che deve usare la dissimulazione onesta. Chiude con Cechov e la possibilità per i comici e non per i reality di mostrare la realtà e la tragedia.
Insomma se avete capito qualcosa complimenti, ho scritto in trance. Se ne fossi capace inserirei il link per farvelo vedere. Sono sicuro che interessa tutti quelli che hanno partecipato a questa settimana di Lipperatura (e di Carmilla) e spero che qualcuno voglia/riesca a linkare il video da qualche parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SANGUINETI E&#8217; CON NOI.Capita molto raramente di ascoltare con gioia un politico intervistato in televisione. Con gioia si. E scrivo perché mi è successo proprio adesso e vorrei condividere questo sentimento con tutti voi. Sanguineti da Fazio, RAI 3, 20:30. Sanguineti politico poeta, Fazio che per una volta non chiede cos’ha nel frigo, né quali cravatte preferisce, ma segue meglio le domande preparate dai collaboratori del programma (tra i quali credo anche Michele Serra).<br />
Collaboratori/autori che sembrano molto attenti a questo blog.<br />
Sanguineti parte proprio dai non luoghi, lo sconfinamento centro-periferia, l’inappartenenza dell’uomo ai luoghi della città ormai tutta privatizzata a costi esorbitanti, la conseguente scomparsa dello spazio pubblico. Cita W. Benjamin e Adorno, è pessimista perché vede l’uomo precipitarsi verso l’autodistruzione e proprio per questo si adopera per favorire l’ottimismo, perché comunque non intende arrendersi e tenta di salvarsi/re. Parla del ruolo degli intellettuali, cita Gramsci, lamenta la scomparsa della coscienza di classe, ora che la Repubblica non è più basata sul lavoro, quindi sul lavoratore, ma sul consumatore. Ma è anche edonista, rivendica la scelta di desiderare e fruire delle cose buone possibili in questo male montante, perché negarsele? Cita B.Brecht, e vuole essere gentile con i suoi compagni ma non con gli avversari. Parla della fedeltà del testo tradotto e definisce il traduttore, nuovo autore che deve usare la dissimulazione onesta. Chiude con Cechov e la possibilità per i comici e non per i reality di mostrare la realtà e la tragedia.<br />
Insomma se avete capito qualcosa complimenti, ho scritto in trance. Se ne fossi capace inserirei il link per farvelo vedere. Sono sicuro che interessa tutti quelli che hanno partecipato a questa settimana di Lipperatura (e di Carmilla) e spero che qualcuno voglia/riesca a linkare il video da qualche parte.</p>
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