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	Commenti a: LE INVASIONI ANAGRAFICHE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: paperinoramone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paperinoramone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 18:05:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[giusto per curiosità, nella biblioteca della mia città un po&#039; di tempo fa hanno organizzato una festicciola per i lettori più assidui della sezione narrativa, tutti over 50, a parte me, e il libro più letto ( che è stato più volte preso in prestito ) è stato proprio &quot;la solitudine...&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>giusto per curiosità, nella biblioteca della mia città un po&#8217; di tempo fa hanno organizzato una festicciola per i lettori più assidui della sezione narrativa, tutti over 50, a parte me, e il libro più letto ( che è stato più volte preso in prestito ) è stato proprio &#8220;la solitudine&#8230;&#8221;.</p>
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		Di: helena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:48:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché tu non sei &quot;engagé&quot;, Valter? Senza ironia, con il massimo rispetto per chi crede in ciò che pensa (e non deve essere de sinistra). Poi la qualità di un libro, certo, non deriva da nessuna adesione a programmi ideologici, ma vi rientra tutta la visione profonda del suo autore. Che magari, talvolta, la fanno anche essere impegnata. Ma a partire da un&#039;esigenza non posticcia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché tu non sei &#8220;engagé&#8221;, Valter? Senza ironia, con il massimo rispetto per chi crede in ciò che pensa (e non deve essere de sinistra). Poi la qualità di un libro, certo, non deriva da nessuna adesione a programmi ideologici, ma vi rientra tutta la visione profonda del suo autore. Che magari, talvolta, la fanno anche essere impegnata. Ma a partire da un&#8217;esigenza non posticcia.</p>
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		Di: helena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105009</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:33:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me la questione sollevata da Gilda ha varie facce.
Ci sono i libri letti quasi esclusivamente dagli adolescenti tipo &quot;Twilight&quot;. Creano filoni e &quot;genere&quot; e sono - per il mercato- un fenomeno nuovo e importante. Ma quasi mai gli emuli riescono a imbroccare tutto quel che rende quei bestseller così tanto in sintonia con l&#039;immaginario dei ragazzi che passano parola ( vale anche per Harry Potter)
Ci sono poi i libri in cui l&#039;elemento &quot;giovane&quot; è uno degli ingredienti del successo, tipo quello di Giordano i cui lettori sono di tutte le età.
La corsa agli esordienti, più giovani (e possibilmente carini) sono, megli è, rappresenta un fenomeno non solo italiano.
Tra l&#039;altro su Giordano la penso come Girolamo.
Non importa che quegli esordi siano per tema e linguaggio giovanilistici. Potrebbe essere interessanta anche chi scrive in modo decisamente retrò. Ma anche un&#039;anziana signora esordiente.
Il problema è la richiesta di novità, novità comunicabile in quanto tale.
Questo meccanismo rende sempre più difficile fare una politica d&#039;autore sui non esordienti (giovani principalmente, ma anche no), ossia curare la carriera soprattutto di scrittori letterari, fossero anche meno stilisticamente impegnativi di quelli nominati da Gilda.
E&#039; l&#039;erosione di quel che si chiamava doppio binario. Che riguarda l&#039;editoria in generale, italiana e non solo.
Anche in Germania alcuni scrittori validissimi sono ormai pubblicati da case editrici medie o medio-piccole. La cosa che lì rimane diversa che questo non conta per la critica sui giornali.
Anche lì ovviamente gli uffici stampa cercano di spingere i loro titoli di punta, ma lo spazio per non appiattirsi su questo le pagine culturali se lo preservono. Creando con questo un minimo di dialettica che va a vantaggio sia degli autori che della critica stessa, la quale, in questo modo, continua ad assolvere una funzione per coloro ai quali è rivolta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me la questione sollevata da Gilda ha varie facce.<br />
Ci sono i libri letti quasi esclusivamente dagli adolescenti tipo &#8220;Twilight&#8221;. Creano filoni e &#8220;genere&#8221; e sono &#8211; per il mercato- un fenomeno nuovo e importante. Ma quasi mai gli emuli riescono a imbroccare tutto quel che rende quei bestseller così tanto in sintonia con l&#8217;immaginario dei ragazzi che passano parola ( vale anche per Harry Potter)<br />
Ci sono poi i libri in cui l&#8217;elemento &#8220;giovane&#8221; è uno degli ingredienti del successo, tipo quello di Giordano i cui lettori sono di tutte le età.<br />
La corsa agli esordienti, più giovani (e possibilmente carini) sono, megli è, rappresenta un fenomeno non solo italiano.<br />
Tra l&#8217;altro su Giordano la penso come Girolamo.<br />
Non importa che quegli esordi siano per tema e linguaggio giovanilistici. Potrebbe essere interessanta anche chi scrive in modo decisamente retrò. Ma anche un&#8217;anziana signora esordiente.<br />
Il problema è la richiesta di novità, novità comunicabile in quanto tale.<br />
Questo meccanismo rende sempre più difficile fare una politica d&#8217;autore sui non esordienti (giovani principalmente, ma anche no), ossia curare la carriera soprattutto di scrittori letterari, fossero anche meno stilisticamente impegnativi di quelli nominati da Gilda.<br />
E&#8217; l&#8217;erosione di quel che si chiamava doppio binario. Che riguarda l&#8217;editoria in generale, italiana e non solo.<br />
Anche in Germania alcuni scrittori validissimi sono ormai pubblicati da case editrici medie o medio-piccole. La cosa che lì rimane diversa che questo non conta per la critica sui giornali.<br />
Anche lì ovviamente gli uffici stampa cercano di spingere i loro titoli di punta, ma lo spazio per non appiattirsi su questo le pagine culturali se lo preservono. Creando con questo un minimo di dialettica che va a vantaggio sia degli autori che della critica stessa, la quale, in questo modo, continua ad assolvere una funzione per coloro ai quali è rivolta.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105008</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Helena
Va bene. A nessuno e tantomeno a me è lecito fare processi alle intenzioni delle singole persone. Io mi limito a constatare che in questo mercato editoriale c&#039;è chi pubblica anche roba scabrosa ma non viene mai meno a un principio di qualità (Adelphi) e chi s&#039;inventa casi letterari con la complicità di presunti giornalisti a partire da autentiche porcherie (Mondadori e non solo, certo). Lasciamo pure perdere il berlusconismo, che ha un versante pop e uno colto (mi dicono che Dell&#039;Utri sia un fine collezionista di libri antichi), ma allora lasciamo anche perdere le stucchevoli puttanate sul sinistrato che scrive su giornali di destra, e anche sul redattore che rimane de sinistra anche se lavora per un editore di destra. Questo post di Lipperini-Policastro potrebbe essere l&#039;occasione buona per accorgersi (dopo sessant&#039;anni) che non esiste la letteratura impegnata o l&#039;intellettuale engagée ma solo buona e cattiva scrittura, l&#039;ampia o ristretta intelligenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Helena<br />
Va bene. A nessuno e tantomeno a me è lecito fare processi alle intenzioni delle singole persone. Io mi limito a constatare che in questo mercato editoriale c&#8217;è chi pubblica anche roba scabrosa ma non viene mai meno a un principio di qualità (Adelphi) e chi s&#8217;inventa casi letterari con la complicità di presunti giornalisti a partire da autentiche porcherie (Mondadori e non solo, certo). Lasciamo pure perdere il berlusconismo, che ha un versante pop e uno colto (mi dicono che Dell&#8217;Utri sia un fine collezionista di libri antichi), ma allora lasciamo anche perdere le stucchevoli puttanate sul sinistrato che scrive su giornali di destra, e anche sul redattore che rimane de sinistra anche se lavora per un editore di destra. Questo post di Lipperini-Policastro potrebbe essere l&#8217;occasione buona per accorgersi (dopo sessant&#8217;anni) che non esiste la letteratura impegnata o l&#8217;intellettuale engagée ma solo buona e cattiva scrittura, l&#8217;ampia o ristretta intelligenza.</p>
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		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105007</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:11:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valter il punto per me non è mai stato volermi ergere a esempio di virtù e tantomeno di &quot;linea&quot;. Né mi sogno di voler convincere nessuno che l&#039;Adephi è &quot;peggio&quot; della Mondadori. Il punto è che lavorare in Aldelphi significava essere sostanzialmente in sintonia con la sua linea editoriale. A me stare in Adelphi piaceva molto, posso dirti. Ma non me la sono sentita di rimanervi dopo aver espresso quel che mi suscitava quella pubblicazione.
Puoi non crederci, ovviamente.
E&#039; evidente che per quel che concerne la realtà in cui ci troviamo un certo andamento dell&#039;editoria di mercato da un lato (ridurre la questione a Mondadori mi sembra sbagliato e fuorviante) e della cultura berlusconiana dall&#039;altro, sia più incisivo, nel male, di Adelphi.
Ma io - ripeto - non ho preteso di essere quell&#039;intellettuale di sinistra femminista organica e integrale che rivendica una qualche ortodossia. Sono semplicemente una persona con una propria storia che cerca di rispettarsi, pur nei compromessi che di volta in volta sceglie di fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valter il punto per me non è mai stato volermi ergere a esempio di virtù e tantomeno di &#8220;linea&#8221;. Né mi sogno di voler convincere nessuno che l&#8217;Adephi è &#8220;peggio&#8221; della Mondadori. Il punto è che lavorare in Aldelphi significava essere sostanzialmente in sintonia con la sua linea editoriale. A me stare in Adelphi piaceva molto, posso dirti. Ma non me la sono sentita di rimanervi dopo aver espresso quel che mi suscitava quella pubblicazione.<br />
Puoi non crederci, ovviamente.<br />
E&#8217; evidente che per quel che concerne la realtà in cui ci troviamo un certo andamento dell&#8217;editoria di mercato da un lato (ridurre la questione a Mondadori mi sembra sbagliato e fuorviante) e della cultura berlusconiana dall&#8217;altro, sia più incisivo, nel male, di Adelphi.<br />
Ma io &#8211; ripeto &#8211; non ho preteso di essere quell&#8217;intellettuale di sinistra femminista organica e integrale che rivendica una qualche ortodossia. Sono semplicemente una persona con una propria storia che cerca di rispettarsi, pur nei compromessi che di volta in volta sceglie di fare.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105006</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 13:50:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gilda tre cose:
1) Perché io non ho letto gli interventi di Andrea Cortellessa come un semplicistico &quot;contro il genere&quot;? Andrea parlava di mercati drogati (e questo è un discorso di cui si  può parlare) ma ha sempre ammesso il debito e l&#039;affetto nei confronti di autori dichiaratamente di genere.
2) Ci sono scrittori che riscrivono lo stesso libro per dieci, venti anni. Vero. Questo li fa necessariamente migliori di chi in quel numero di anni ha pubblicato decine e decine di volumi?
Quindi devo considerare autori come Victor Hugo, giù giù, fino a PierPaolo Pasolini - loro e le loro decine di migliaia di pagine di teatro, poesia, saggistica, memorialistica, giornalismo, narrativa, teatro (e poi cinema , grafica, pittura, etc.) - come delle banalissime Liale?
3) La &quot;scorrevolezza&quot; e &quot;leggibilità&quot; di un autore come Italo Calvino implica faciloneria? Mancanza di fatica, profondità, letterarietà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gilda tre cose:<br />
1) Perché io non ho letto gli interventi di Andrea Cortellessa come un semplicistico &#8220;contro il genere&#8221;? Andrea parlava di mercati drogati (e questo è un discorso di cui si  può parlare) ma ha sempre ammesso il debito e l&#8217;affetto nei confronti di autori dichiaratamente di genere.<br />
2) Ci sono scrittori che riscrivono lo stesso libro per dieci, venti anni. Vero. Questo li fa necessariamente migliori di chi in quel numero di anni ha pubblicato decine e decine di volumi?<br />
Quindi devo considerare autori come Victor Hugo, giù giù, fino a PierPaolo Pasolini &#8211; loro e le loro decine di migliaia di pagine di teatro, poesia, saggistica, memorialistica, giornalismo, narrativa, teatro (e poi cinema , grafica, pittura, etc.) &#8211; come delle banalissime Liale?<br />
3) La &#8220;scorrevolezza&#8221; e &#8220;leggibilità&#8221; di un autore come Italo Calvino implica faciloneria? Mancanza di fatica, profondità, letterarietà?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105005</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:20:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Helena
Non ce l&#039;ho con te, ma non mi è piaciuto il modoi in cui, nella discussione su Nori, hai esibito come scelte culturali (e d&#039;opposizione magari, raccontando la storia Adelphi-Leon Bloy) quella che è evidentemente una sacrosanta scelta per la pagnotta, vista la spregiudicatezza con cui si muove il tuo attuale editore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Helena<br />
Non ce l&#8217;ho con te, ma non mi è piaciuto il modoi in cui, nella discussione su Nori, hai esibito come scelte culturali (e d&#8217;opposizione magari, raccontando la storia Adelphi-Leon Bloy) quella che è evidentemente una sacrosanta scelta per la pagnotta, vista la spregiudicatezza con cui si muove il tuo attuale editore.</p>
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		<title>
		Di: Sascha		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105004</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sascha]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:46:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ licia
Sulla facilità di scrivere un romanzo sull&#039;adolescenza mi limitavo a riportare e approvare la frase di G.P. secondo cui un libro su due adolescenti a Piombino lo sanno fare in qualsiasi scuola creativa, visto poi che si preferisce una lingua &#039;naturale&#039;, così che non ci si può aspettare &#039;Il diavolo in corpo&#039; o il &#039;Grande amico Meaulnes&#039;...
L&#039;adolescenza non è figura di tutta la vita dell&#039;uomo (anche se, ovviamente, uno ha il diritto di interpretarla così). Per quanto mi riguarda è l&#039;allenamento prima della gara vera e propria: chiaro che è un soggetto del tutto degno ma un giornalista sportivo che si occupasse solo degli allenamenti non sarebbe troppo interessante...
Figurarsi poi in un&#039;epoca in cui i media e la loro nostalgia hanno largamente colonizzato i ricordi lasciando pochissimo spazio ad una bildung vera e propria, un&#039;epoca che è anche quella dell&#039;adolescenza prolungata e prolungata, se possibile, ad infinitum...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ licia<br />
Sulla facilità di scrivere un romanzo sull&#8217;adolescenza mi limitavo a riportare e approvare la frase di G.P. secondo cui un libro su due adolescenti a Piombino lo sanno fare in qualsiasi scuola creativa, visto poi che si preferisce una lingua &#8216;naturale&#8217;, così che non ci si può aspettare &#8216;Il diavolo in corpo&#8217; o il &#8216;Grande amico Meaulnes&#8217;&#8230;<br />
L&#8217;adolescenza non è figura di tutta la vita dell&#8217;uomo (anche se, ovviamente, uno ha il diritto di interpretarla così). Per quanto mi riguarda è l&#8217;allenamento prima della gara vera e propria: chiaro che è un soggetto del tutto degno ma un giornalista sportivo che si occupasse solo degli allenamenti non sarebbe troppo interessante&#8230;<br />
Figurarsi poi in un&#8217;epoca in cui i media e la loro nostalgia hanno largamente colonizzato i ricordi lasciando pochissimo spazio ad una bildung vera e propria, un&#8217;epoca che è anche quella dell&#8217;adolescenza prolungata e prolungata, se possibile, ad infinitum&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105003</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valter, ma tu ce l&#039;hai con me? (alla &quot;Taxi-Driver&quot;&#039;). Non ti viene in mente che possa esserci nella tua testa un cliché, per non dire quel che in tedesco si chiama &quot;Feindbild&quot;, ossia l&#039;immagine stereotipata del nemico....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valter, ma tu ce l&#8217;hai con me? (alla &#8220;Taxi-Driver&#8221;&#8216;). Non ti viene in mente che possa esserci nella tua testa un cliché, per non dire quel che in tedesco si chiama &#8220;Feindbild&#8221;, ossia l&#8217;immagine stereotipata del nemico&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gilda Policastro		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-invasioni-anagrafiche/comment-page-2/#comment-105002</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gilda Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me, Loredana, viviamo un momento di emergenza rispetto alla letteratura, insidiata, depotenziata, impoverita proprio dal dilagare dei generi (giallo, nero, reportage narrativo, autofiction etc.) e da quella (illusione della) maggior facilità di scrittura cui accennava anche Binaghi. La soluzione non è la tolleranza verso tutto ciò che si pubblica, dal momento che vanno bene anche le patatine fritte, perché no. La soluzione da parte della critica deve essere un orientamento diverso, e la proposta continua, pedante, assillante (per contrastare lo strapotere dei media, perché tanto il dato che Avallone in classifica ci vada e D&#039;Elia no è inconfutabile, indipendentemente dai valori in campo, ed è un problema editoriale, di pesi, di visibilità, di investimenti, di propaganda, e lo capiamo benissimo perché Avallone ancora prima di uscire è recensita da tutte le parti e va in tv, e D&#039;Elia ancora dopo un mese chissà se avrà una mezza recensione da qualche parte) di altri autori, di altri percorsi, di altri stili e vie d&#039;accesso al mondo (De Lillo, appunto, e non solo Fante), e dunque, sì, di questo benedetto patè. Ma non è mettere uno contro l&#039;altro o decidere se questo è migliore di quest&#039;altro, che posta così pare la nomination del Grande Fratello, o chi butto dalla torre, e non importa a nessuno. é un discorso che va affrontato in una prospettiva più ampia, tenendo conto (e non dimenticandolo mai) che il genere c&#039;è, e tiene banco editorialmente. Vogliamo sapere, dire, sostenere che c&#039;è anche altro, o lasciare che quelli che amano le patatine perché hanno sempre mangiato quelle, si lecchino anche le dita dopo, perché in fondo le patatine hanno un buon sapore, e tutto è lecito a questo mondo? Il patè almeno mettiamolo nelle possibilità di scelta, poi che ognuno, morettianamente, continui a farsi il male che vuole.
Quanto alla lingua di plastica cui accenni, mi viene in mente che la &quot;plastica della lingua&quot; è un icastico titolo di Ottonieri critico sui narratori della cosiddetta &quot;terza ondata&quot;, tra l&#039;altro. Possiamo prima leggerlo o rileggerlo, e poi rifiutare, magari, neoavanguardia e derivati? Ormai sono la nostra tradizione, piaccia o no, e alcuni sarebbero anche il nostro presente, se avessimo la pazienza e gli strumenti per leggerli. Un editore come Le lettere, ad esempio, il &quot;Fucino&quot; di Ottonieri l&#039;ha pubblicato, un paio d&#039;anni fa, con una guida alla lettura (della sottoscritta) che è costata ad autore e curatori altri mesi di lavoro, per tacere dei tempi della stesura del libro-rizoma. Un altro editore non l&#039;avrebbe pubblicato e basta, rubricandolo tra gli illeggibili inutili. A me il problema pare questo, Loredana, non che Giordano si occupi di adolescenza invece che di fisica delle particelle. Il problema, come mi ha detto una volta un amico scrittore, è che uno se ha letto anche solo una cinquantina di libri in vita sua, un romanzo così (ben confezionato, abile narrativamente, accattivante) lo scrive. Il &quot;Fucino&quot; di Ottonieri può scriverlo solo lui. é questa, la differenza: che lo stile, vivaddio, è ancora l&#039;uomo, e più che mai lo scrittore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, Loredana, viviamo un momento di emergenza rispetto alla letteratura, insidiata, depotenziata, impoverita proprio dal dilagare dei generi (giallo, nero, reportage narrativo, autofiction etc.) e da quella (illusione della) maggior facilità di scrittura cui accennava anche Binaghi. La soluzione non è la tolleranza verso tutto ciò che si pubblica, dal momento che vanno bene anche le patatine fritte, perché no. La soluzione da parte della critica deve essere un orientamento diverso, e la proposta continua, pedante, assillante (per contrastare lo strapotere dei media, perché tanto il dato che Avallone in classifica ci vada e D&#8217;Elia no è inconfutabile, indipendentemente dai valori in campo, ed è un problema editoriale, di pesi, di visibilità, di investimenti, di propaganda, e lo capiamo benissimo perché Avallone ancora prima di uscire è recensita da tutte le parti e va in tv, e D&#8217;Elia ancora dopo un mese chissà se avrà una mezza recensione da qualche parte) di altri autori, di altri percorsi, di altri stili e vie d&#8217;accesso al mondo (De Lillo, appunto, e non solo Fante), e dunque, sì, di questo benedetto patè. Ma non è mettere uno contro l&#8217;altro o decidere se questo è migliore di quest&#8217;altro, che posta così pare la nomination del Grande Fratello, o chi butto dalla torre, e non importa a nessuno. é un discorso che va affrontato in una prospettiva più ampia, tenendo conto (e non dimenticandolo mai) che il genere c&#8217;è, e tiene banco editorialmente. Vogliamo sapere, dire, sostenere che c&#8217;è anche altro, o lasciare che quelli che amano le patatine perché hanno sempre mangiato quelle, si lecchino anche le dita dopo, perché in fondo le patatine hanno un buon sapore, e tutto è lecito a questo mondo? Il patè almeno mettiamolo nelle possibilità di scelta, poi che ognuno, morettianamente, continui a farsi il male che vuole.<br />
Quanto alla lingua di plastica cui accenni, mi viene in mente che la &#8220;plastica della lingua&#8221; è un icastico titolo di Ottonieri critico sui narratori della cosiddetta &#8220;terza ondata&#8221;, tra l&#8217;altro. Possiamo prima leggerlo o rileggerlo, e poi rifiutare, magari, neoavanguardia e derivati? Ormai sono la nostra tradizione, piaccia o no, e alcuni sarebbero anche il nostro presente, se avessimo la pazienza e gli strumenti per leggerli. Un editore come Le lettere, ad esempio, il &#8220;Fucino&#8221; di Ottonieri l&#8217;ha pubblicato, un paio d&#8217;anni fa, con una guida alla lettura (della sottoscritta) che è costata ad autore e curatori altri mesi di lavoro, per tacere dei tempi della stesura del libro-rizoma. Un altro editore non l&#8217;avrebbe pubblicato e basta, rubricandolo tra gli illeggibili inutili. A me il problema pare questo, Loredana, non che Giordano si occupi di adolescenza invece che di fisica delle particelle. Il problema, come mi ha detto una volta un amico scrittore, è che uno se ha letto anche solo una cinquantina di libri in vita sua, un romanzo così (ben confezionato, abile narrativamente, accattivante) lo scrive. Il &#8220;Fucino&#8221; di Ottonieri può scriverlo solo lui. é questa, la differenza: che lo stile, vivaddio, è ancora l&#8217;uomo, e più che mai lo scrittore.</p>
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