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	Commenti a: LE RONDINI DI HELENA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: The Daxman		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106948</link>

		<dc:creator><![CDATA[The Daxman]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:40:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riprendo questo argomento di discussione per parlare del libro. Anch&#039;io lo sto leggendo (sono un po&#039; oltre la metà).
Sono d&#039;accordo con WM4 sull&#039;importanza delle storie raccontate, sul fatto che si parli finalmente di eserciti e popolazioni (dopo aver letto la storia di Rapata e dei reduci maori, mi ha fatto uno strano effetto ricordarmi che, in questi mondiali di calcio, Italia e Nuova Zelanda si affronteranno in campo) che, pur avendo dato un contributo enorme alla Liberazione, non sono stati ricordati a dovere dalla vulgata nazionale e internazionale.
Devo dire, però, che dal punto di vista strettamente narrativo, il libro non mi sta piacendo granché. Come hanno già sottolineato WM4 e Francesca, c&#039;è una differenza evidente tra le parti ambientate durante la battaglia o comunque nel passato e quelle che si svolgono nel presente.
Alcuni personaggi non hanno un&#039;identità ben definita (Rapata), altri sono perfino irritanti (Edoardo e Anand, perdonatemi, li trovo insopportabili). In genere, dal punto di vista stilistico, la scrittura mi sembra frammentaria, confusa: vedo spesso un dilungarsi su cose inutili e una inspiegabile fretta su altre ben più interessanti, un uso della lingua poco chiaro non per complessità concettuale ma per effettiva confusione nell&#039;elaborazione (strano, perché l&#039;autrice è un&#039;editor, però ho avuto davvero la percezione di un italiano non usato come lingua madre), ma a pesare è soprattutto l&#039;alternarsi di fiction, narrazione in prima persona dell&#039;autrice, racconto storico, che a mio parere non gira in maniera fluida. Problemi, come direbbero i Wu Ming, degli UNO. Ma, tanto per parlare di diavolo e di corna, Saviano, con Gomorra, è stato tutta un&#039;altra cosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo questo argomento di discussione per parlare del libro. Anch&#8217;io lo sto leggendo (sono un po&#8217; oltre la metà).<br />
Sono d&#8217;accordo con WM4 sull&#8217;importanza delle storie raccontate, sul fatto che si parli finalmente di eserciti e popolazioni (dopo aver letto la storia di Rapata e dei reduci maori, mi ha fatto uno strano effetto ricordarmi che, in questi mondiali di calcio, Italia e Nuova Zelanda si affronteranno in campo) che, pur avendo dato un contributo enorme alla Liberazione, non sono stati ricordati a dovere dalla vulgata nazionale e internazionale.<br />
Devo dire, però, che dal punto di vista strettamente narrativo, il libro non mi sta piacendo granché. Come hanno già sottolineato WM4 e Francesca, c&#8217;è una differenza evidente tra le parti ambientate durante la battaglia o comunque nel passato e quelle che si svolgono nel presente.<br />
Alcuni personaggi non hanno un&#8217;identità ben definita (Rapata), altri sono perfino irritanti (Edoardo e Anand, perdonatemi, li trovo insopportabili). In genere, dal punto di vista stilistico, la scrittura mi sembra frammentaria, confusa: vedo spesso un dilungarsi su cose inutili e una inspiegabile fretta su altre ben più interessanti, un uso della lingua poco chiaro non per complessità concettuale ma per effettiva confusione nell&#8217;elaborazione (strano, perché l&#8217;autrice è un&#8217;editor, però ho avuto davvero la percezione di un italiano non usato come lingua madre), ma a pesare è soprattutto l&#8217;alternarsi di fiction, narrazione in prima persona dell&#8217;autrice, racconto storico, che a mio parere non gira in maniera fluida. Problemi, come direbbero i Wu Ming, degli UNO. Ma, tanto per parlare di diavolo e di corna, Saviano, con Gomorra, è stato tutta un&#8217;altra cosa.</p>
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		Di: francesca violi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106947</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 08:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho finito il libro. In effetti la parte dei due adolescenti l&#039;ho trovata in linea con la mia prima impressione.
Invece le due sezioni finali, proprio quelle in cui si sente in modo più forte la voce della narratrice (e dove, presumibilmente, cresce il suo coinvolgimento personale), le ho trovata via via molto più efficaci, come se avessero una marcia diversa. Qui riflessioni, divagazioni, domande, salti temporali, stralci da altri testi, sono presentati in modo più diretto, senza grandi finzioni: oltre a fornire comunque una quantità di spunti di riflessione molto importanti, mi pare che in questo modo la narrazione ne guadagni molto, che diventi più serrata, affascinante e coinvolgente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho finito il libro. In effetti la parte dei due adolescenti l&#8217;ho trovata in linea con la mia prima impressione.<br />
Invece le due sezioni finali, proprio quelle in cui si sente in modo più forte la voce della narratrice (e dove, presumibilmente, cresce il suo coinvolgimento personale), le ho trovata via via molto più efficaci, come se avessero una marcia diversa. Qui riflessioni, divagazioni, domande, salti temporali, stralci da altri testi, sono presentati in modo più diretto, senza grandi finzioni: oltre a fornire comunque una quantità di spunti di riflessione molto importanti, mi pare che in questo modo la narrazione ne guadagni molto, che diventi più serrata, affascinante e coinvolgente.</p>
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		Di: Wu Ming 4		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106946</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 4]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 10:50:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ francesca violi: sì, credo che la tua impressione verrà confermata proseguendo nella lettura, in particolare nella parte &quot;contemporanea&quot; che riguarda i due adolescenti, l&#039;italiano di origine polacca e l&#039;indiano. Ciò non toglie, secondo me, che questo sia un libro importante, pieno di spunti, che prova ad affrontare la grande storia di questo Paese e d&#039;Europa da un&#039;angolazione particolare e a restituirci la coralità di un&#039;immane impresa collettiva attraverso storie particolari che rimbalzano da una parte all&#039;altra del mondo e della storia. Sulla difficoltà che segnali, sulla nodalità del rapporto cronaca-fiction negli oggetti narrativi, sono completamentente d&#039;accordo. E&#039; il punto, ancora più importante quando parte della storia narrata è storia famigliare personale, cioè quando riguarda la presenza di un io narrante. Gomorra docet, tanto per parlar del diavolo ;-). Se non erro, nei link segnalati sopra dal mio socio WM1, riflettevamo anche su questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ francesca violi: sì, credo che la tua impressione verrà confermata proseguendo nella lettura, in particolare nella parte &#8220;contemporanea&#8221; che riguarda i due adolescenti, l&#8217;italiano di origine polacca e l&#8217;indiano. Ciò non toglie, secondo me, che questo sia un libro importante, pieno di spunti, che prova ad affrontare la grande storia di questo Paese e d&#8217;Europa da un&#8217;angolazione particolare e a restituirci la coralità di un&#8217;immane impresa collettiva attraverso storie particolari che rimbalzano da una parte all&#8217;altra del mondo e della storia. Sulla difficoltà che segnali, sulla nodalità del rapporto cronaca-fiction negli oggetti narrativi, sono completamentente d&#8217;accordo. E&#8217; il punto, ancora più importante quando parte della storia narrata è storia famigliare personale, cioè quando riguarda la presenza di un io narrante. Gomorra docet, tanto per parlar del diavolo ;-). Se non erro, nei link segnalati sopra dal mio socio WM1, riflettevamo anche su questo.</p>
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		Di: francesca violi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106945</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:28:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sto leggendo il libro, e devo ancora affrontare l&#039;ultima parte, però due cose credo di poterle già dire. Anche a me pare molto interessante e importante dai punti di vista già evocati (&quot;restituire la “mondialità” del contributo bellico &quot; seguendo le vicende di soldati provenienti dai vari angoli del globo ecc.)...
Ma allo stesso tempo, dal punto di vista &quot;tecnico&quot;, non posso fare a meno di trovare questa prima metà del libro un po&#039; deludente nella componente romanzesca. Citando WM4: &quot;i personaggi desunti dalle cronache risultano inevitabilmente più forti di quelli immaginati; le storie del passato si stagliano sulla pagina in maniera più nitida e forte di quelle contemporanee. &quot; Insomma il soldato texano, il giovane maori (sono arrivata qui) mi suonano un po&#039; troppo espedienti narrativi piuttosto che personaggi &quot;viventi&quot;, con lo scarso coinvolgimento che questo (nel mio caso) comporta. In certi punti il trattamento del materiale storico quasi mi infastidisce, mi fa rimpiangere un suo uso più schietto: per esempio, le lunghe cronache belliche sottoforma di dialogo di un reduce col nipote, ma scritte con la fluidità e la proprietà di linguaggio di un libro stampato.
Dal mio punto di vista queste difficoltà tecniche sono un punto nodale dell&#039;&quot;oggetto ibrido&quot; tra storia e finzione, sarei grata a chi volesse riprendere l&#039;argomento o segnalarmi magari una discussione passata qui o altrove in cui se ne tratta nello specifico.
PS: tutta la mia solidarietà a Roberto Saviano per gli attacchi meschini e ridicoli che sta subendo in questo periodo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto leggendo il libro, e devo ancora affrontare l&#8217;ultima parte, però due cose credo di poterle già dire. Anche a me pare molto interessante e importante dai punti di vista già evocati (&#8220;restituire la “mondialità” del contributo bellico &#8221; seguendo le vicende di soldati provenienti dai vari angoli del globo ecc.)&#8230;<br />
Ma allo stesso tempo, dal punto di vista &#8220;tecnico&#8221;, non posso fare a meno di trovare questa prima metà del libro un po&#8217; deludente nella componente romanzesca. Citando WM4: &#8220;i personaggi desunti dalle cronache risultano inevitabilmente più forti di quelli immaginati; le storie del passato si stagliano sulla pagina in maniera più nitida e forte di quelle contemporanee. &#8221; Insomma il soldato texano, il giovane maori (sono arrivata qui) mi suonano un po&#8217; troppo espedienti narrativi piuttosto che personaggi &#8220;viventi&#8221;, con lo scarso coinvolgimento che questo (nel mio caso) comporta. In certi punti il trattamento del materiale storico quasi mi infastidisce, mi fa rimpiangere un suo uso più schietto: per esempio, le lunghe cronache belliche sottoforma di dialogo di un reduce col nipote, ma scritte con la fluidità e la proprietà di linguaggio di un libro stampato.<br />
Dal mio punto di vista queste difficoltà tecniche sono un punto nodale dell'&#8221;oggetto ibrido&#8221; tra storia e finzione, sarei grata a chi volesse riprendere l&#8217;argomento o segnalarmi magari una discussione passata qui o altrove in cui se ne tratta nello specifico.<br />
PS: tutta la mia solidarietà a Roberto Saviano per gli attacchi meschini e ridicoli che sta subendo in questo periodo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Wu Ming 4		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106944</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 4]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:16:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rispetto a Montecassino io credo che uno dei punti di forza della storia raccontata dalla Janeczek stia proprio nel restituire la &quot;mondialità&quot; del contributo bellico. L&#039;appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo è costellato di cimiteri del Commonwealth, americani e polacchi. Sappiamo che alla lotta contro i nazi-fascisti in Italia hanno partecipato contingenti di ogni angolo del globo, eppure molto raramente tale contributo è stato rappresentato dalla narrativa o dal cinema. Del resto, prima che Peter Weir girasse &quot;Gli anni spezzati - Gallipoli&quot;, poco o niente era stato raccontato sull&#039;analogo contributo di sangue versato dalle truppe coloniali nella guerra mondiale precedente.
La retorica dei liberatori - e in parte anche dei liberati - si è concentrata, per ovvie ragioni politiche, sullo sforzo anglo-americano e sovietico. Ma i cimiteri parlano chiaro. Nel mio primo intervento in questo thread ho usato l&#039;espressione &quot;rimosso monumentale&quot;, perché sembra assurdo che si costruiscano cimiteri militari per poi dimenticarsene. Alle porte di Bologna, la città in cui vivo, c&#039;è un grande cimitero di guerra polacco, ma se uno non fa mente locale è un po&#039; come se non ci fosse (mentre il sacrario dei caduti partigiani è in Piazza Maggiore ed è, giustamente, ineludibile). Ricordo che molti anni fa mi trovai per caso in un paese sul crinale appenninico, Castiglione dei Pepoli, e mi imbattei in un cimitero di guerra Sudafricano, che contiene ben 500 tombe. Chi l&#039;avrebbe mai detto? Mi sono ricordato di quanto la cosa allora mi avesse colpito proprio mentre leggevo Le Rondini di Montecassino. Ecco i cimiteri dei &quot;coloniali&quot; sono un po&#039; nascosti, sperduti sui monti, o in periferia. Non può essere casuale.
Vorrei inoltre aggiungere qualcosa sulla torsione finale del romanzo, senza &quot;spoilerare&quot;. Alla fine il romanzo della Janeczek diventa una riflessione sul rapporto col padre, con i padri, combattenti e non, e con la memoria che hanno voluto o non voluto tramandarci. E&#039; appunto una torsione repentina, quasi una brusca epifania, che però manda a posto tutte le caselle del quadro in un colpo solo e rivela il vero tema del romanzo, per altro preannunciato all&#039;inzio, in quella sorta di prologo che si intitola, non a caso, &quot;Prima della battaglia&quot;. La dedica è &quot;A mio padre e a mio figlio&quot;. Due figure maschili, in mezzo alle quali si colloca una donna, l&#039;autrice e, ovviamente, la sua alter ego narrativa, la detective che ricompone e ripercorre i sentieri che dal resto del mondo conducono a Montecassino e ritorno.
Su tutto questo sto ancora rimuginando, ma è davvero un romanzo miniera.
La polemica su Saviano invece no: è solo l&#039;ennesima cartina al tornasole della miseria dell&#039;intellettualità sinistrorsa nostrana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto a Montecassino io credo che uno dei punti di forza della storia raccontata dalla Janeczek stia proprio nel restituire la &#8220;mondialità&#8221; del contributo bellico. L&#8217;appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo è costellato di cimiteri del Commonwealth, americani e polacchi. Sappiamo che alla lotta contro i nazi-fascisti in Italia hanno partecipato contingenti di ogni angolo del globo, eppure molto raramente tale contributo è stato rappresentato dalla narrativa o dal cinema. Del resto, prima che Peter Weir girasse &#8220;Gli anni spezzati &#8211; Gallipoli&#8221;, poco o niente era stato raccontato sull&#8217;analogo contributo di sangue versato dalle truppe coloniali nella guerra mondiale precedente.<br />
La retorica dei liberatori &#8211; e in parte anche dei liberati &#8211; si è concentrata, per ovvie ragioni politiche, sullo sforzo anglo-americano e sovietico. Ma i cimiteri parlano chiaro. Nel mio primo intervento in questo thread ho usato l&#8217;espressione &#8220;rimosso monumentale&#8221;, perché sembra assurdo che si costruiscano cimiteri militari per poi dimenticarsene. Alle porte di Bologna, la città in cui vivo, c&#8217;è un grande cimitero di guerra polacco, ma se uno non fa mente locale è un po&#8217; come se non ci fosse (mentre il sacrario dei caduti partigiani è in Piazza Maggiore ed è, giustamente, ineludibile). Ricordo che molti anni fa mi trovai per caso in un paese sul crinale appenninico, Castiglione dei Pepoli, e mi imbattei in un cimitero di guerra Sudafricano, che contiene ben 500 tombe. Chi l&#8217;avrebbe mai detto? Mi sono ricordato di quanto la cosa allora mi avesse colpito proprio mentre leggevo Le Rondini di Montecassino. Ecco i cimiteri dei &#8220;coloniali&#8221; sono un po&#8217; nascosti, sperduti sui monti, o in periferia. Non può essere casuale.<br />
Vorrei inoltre aggiungere qualcosa sulla torsione finale del romanzo, senza &#8220;spoilerare&#8221;. Alla fine il romanzo della Janeczek diventa una riflessione sul rapporto col padre, con i padri, combattenti e non, e con la memoria che hanno voluto o non voluto tramandarci. E&#8217; appunto una torsione repentina, quasi una brusca epifania, che però manda a posto tutte le caselle del quadro in un colpo solo e rivela il vero tema del romanzo, per altro preannunciato all&#8217;inzio, in quella sorta di prologo che si intitola, non a caso, &#8220;Prima della battaglia&#8221;. La dedica è &#8220;A mio padre e a mio figlio&#8221;. Due figure maschili, in mezzo alle quali si colloca una donna, l&#8217;autrice e, ovviamente, la sua alter ego narrativa, la detective che ricompone e ripercorre i sentieri che dal resto del mondo conducono a Montecassino e ritorno.<br />
Su tutto questo sto ancora rimuginando, ma è davvero un romanzo miniera.<br />
La polemica su Saviano invece no: è solo l&#8217;ennesima cartina al tornasole della miseria dell&#8217;intellettualità sinistrorsa nostrana.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106943</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 14:58:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OT per OT:
C&#039;è chi negli ultimi anni, senza aspettare presunti ribelli e nuovi eroi dell&#039;antisavianismo, ha criticato con durezza il culto del Saviano-simbolo e la facile voglia di icone, senza però mai trascinare in una demolizione da (finti) bastiancontrari la persona e, soprattutto, il libro. La &quot;critica&quot;, come vuole anche l&#039;etimo, deve sempre &quot;tagliare&quot;, separare, discernere, distinguere. Ad esempio, io credo di avere scritto parole molto chiare l&#039;anno scorso (paragrafi 2,4 e 5):
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf
Riprese poi da tutto il mio collettivo in un post di qualche tempo fa su Giap (la parte dopo i tre asterischi):
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157
.
A distinguere quella mia analisi da altre più recenti è che io, nel criticare il dispositivo che &quot;blocca&quot; Saviano e lo riproduce come soggetto non libero, non mi sono mai sognato di attaccare Saviano come persona chiamandolo &quot;burattino&quot;, &quot;eroe di carta&quot;, &quot;narcisista&quot;, &quot;manovrato&quot;, &quot;furbetto&quot;;
non ho mai detto che il libro è una truffa, una merda, un diversivo o una favoletta;
non ho fatto questioni di lana caprina su grammatica e sintassi (es. sprecare inchiostro per dileggiare l&#039;espressione &quot;erezione pendula&quot;);
non ho mai &quot;fatto il finocchio col culo degli altri&quot; lanciando frecciatine sulla scorta di Saviano o sull&#039;effettivo pericolo che corre;
non ho mai fatto illazioni odiose su Saviano che &quot;fa il gioco&quot; di questo e di quello, è &quot;funzionale&quot; a questo o quel potere, è &quot;manovrato&quot; da questo o quel padrone etc.
Tutte cose che, con diverse gradazioni, troviamo invece nelle prese di posizioni accademiche e musicali degli ultimi giorni.
In ogni caso, non siamo andati un centimetro oltre quello che scriveva quasi due anni fa Girolamo De Michele su Carmilla, in risposta ad alcune prime bouta(na)des:
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002859.html
.
Purtroppo in Italia una medaglietta da &quot;intellettuale controcorrente&quot; non si nega a nessuno. E&#039; facilissimo e costa davvero poco mostrare un &quot;conformismo dell&#039;anticonformismo&quot;, atteggiarsi da &quot;scomodo&quot;, buttarla intenzionalmente in vacca e poi, dopo le risposte comprensibilmente (e inevitabilmente) dure, lagnarsi che non c&#039;è diritto di critica, appellarsi alla libertà, contro chi non fa parlare etc. E&#039; un copione ripetuto fino al vomito. Come &lt;a href=&quot;http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=699#commentlist&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;scriveva stamattina Wu Ming 2&lt;/a&gt;, soltanto in apparenza a proposito di altro:
&quot;Oggi si prende il discorso rozzo per discorso verace, la reazione de panza per chiarezza mentale, il vaffanculo per rivoluzione.&quot;
Qualche tempo fa, a un appuntamento letterar-mondano della capitale, un piccolo editore de super-sinistra è stato visto fregarsi le mani soddisfatto e, con grande allegria, dire in giro: &quot;Vedrete, vedrete cosa abbiamo pronto... Adesso gliela facciamo vedere noi, a Saviano!&quot;
Questa per me è miseria umana, e quel signore è un uomo di merda. Punto.
In Emilia diciamo: &quot;Piò che cumpagn, ien cumpagn a ch&#039;ietar&quot; [Più che compagni, sono uguali agli altri] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OT per OT:<br />
C&#8217;è chi negli ultimi anni, senza aspettare presunti ribelli e nuovi eroi dell&#8217;antisavianismo, ha criticato con durezza il culto del Saviano-simbolo e la facile voglia di icone, senza però mai trascinare in una demolizione da (finti) bastiancontrari la persona e, soprattutto, il libro. La &#8220;critica&#8221;, come vuole anche l&#8217;etimo, deve sempre &#8220;tagliare&#8221;, separare, discernere, distinguere. Ad esempio, io credo di avere scritto parole molto chiare l&#8217;anno scorso (paragrafi 2,4 e 5):<br />
<a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf</a><br />
Riprese poi da tutto il mio collettivo in un post di qualche tempo fa su Giap (la parte dopo i tre asterischi):<br />
<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157" rel="nofollow ugc">http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157</a><br />
.<br />
A distinguere quella mia analisi da altre più recenti è che io, nel criticare il dispositivo che &#8220;blocca&#8221; Saviano e lo riproduce come soggetto non libero, non mi sono mai sognato di attaccare Saviano come persona chiamandolo &#8220;burattino&#8221;, &#8220;eroe di carta&#8221;, &#8220;narcisista&#8221;, &#8220;manovrato&#8221;, &#8220;furbetto&#8221;;<br />
non ho mai detto che il libro è una truffa, una merda, un diversivo o una favoletta;<br />
non ho fatto questioni di lana caprina su grammatica e sintassi (es. sprecare inchiostro per dileggiare l&#8217;espressione &#8220;erezione pendula&#8221;);<br />
non ho mai &#8220;fatto il finocchio col culo degli altri&#8221; lanciando frecciatine sulla scorta di Saviano o sull&#8217;effettivo pericolo che corre;<br />
non ho mai fatto illazioni odiose su Saviano che &#8220;fa il gioco&#8221; di questo e di quello, è &#8220;funzionale&#8221; a questo o quel potere, è &#8220;manovrato&#8221; da questo o quel padrone etc.<br />
Tutte cose che, con diverse gradazioni, troviamo invece nelle prese di posizioni accademiche e musicali degli ultimi giorni.<br />
In ogni caso, non siamo andati un centimetro oltre quello che scriveva quasi due anni fa Girolamo De Michele su Carmilla, in risposta ad alcune prime bouta(na)des:<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002859.html" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002859.html</a><br />
.<br />
Purtroppo in Italia una medaglietta da &#8220;intellettuale controcorrente&#8221; non si nega a nessuno. E&#8217; facilissimo e costa davvero poco mostrare un &#8220;conformismo dell&#8217;anticonformismo&#8221;, atteggiarsi da &#8220;scomodo&#8221;, buttarla intenzionalmente in vacca e poi, dopo le risposte comprensibilmente (e inevitabilmente) dure, lagnarsi che non c&#8217;è diritto di critica, appellarsi alla libertà, contro chi non fa parlare etc. E&#8217; un copione ripetuto fino al vomito. Come <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=699#commentlist" rel="nofollow ugc">scriveva stamattina Wu Ming 2</a>, soltanto in apparenza a proposito di altro:<br />
&#8220;Oggi si prende il discorso rozzo per discorso verace, la reazione de panza per chiarezza mentale, il vaffanculo per rivoluzione.&#8221;<br />
Qualche tempo fa, a un appuntamento letterar-mondano della capitale, un piccolo editore de super-sinistra è stato visto fregarsi le mani soddisfatto e, con grande allegria, dire in giro: &#8220;Vedrete, vedrete cosa abbiamo pronto&#8230; Adesso gliela facciamo vedere noi, a Saviano!&#8221;<br />
Questa per me è miseria umana, e quel signore è un uomo di merda. Punto.<br />
In Emilia diciamo: &#8220;Piò che cumpagn, ien cumpagn a ch&#8217;ietar&#8221; [Più che compagni, sono uguali agli altri] </p>
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		<title>
		Di: uno		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106942</link>

		<dc:creator><![CDATA[uno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 14:20:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie del chiarimento sulla dicitura, utile per un lettore per niente addentro...
Approfitto per dire che in effetti Monteccasino forse non era vicenda così nota, per lo meno non lo era a me, pur avendo frequentato un po&#039; quella storia.
Colgo al volo il cenno a Saviano: massima solidarietà e stima, e nessuna invidia per la sua vicenda umana. però se vi riferite all&#039;ultima polemica scaturita da Dal Lago (ma forse si intendeva altro, chissà), concordo con lui sull&#039;inopportunità delle icone, e sulla liceità delle critiche (nel merito) - discorso complesso, e di nuovo OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie del chiarimento sulla dicitura, utile per un lettore per niente addentro&#8230;<br />
Approfitto per dire che in effetti Monteccasino forse non era vicenda così nota, per lo meno non lo era a me, pur avendo frequentato un po&#8217; quella storia.<br />
Colgo al volo il cenno a Saviano: massima solidarietà e stima, e nessuna invidia per la sua vicenda umana. però se vi riferite all&#8217;ultima polemica scaturita da Dal Lago (ma forse si intendeva altro, chissà), concordo con lui sull&#8217;inopportunità delle icone, e sulla liceità delle critiche (nel merito) &#8211; discorso complesso, e di nuovo OT.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106941</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 14:00:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi unisco alle parole di Wu Ming 1. Il fraintendimento era necessariamente dietro l&#039;angolo perchè su Facebook, qualche tempo fa, c&#039;era un intero thread dedicato all&#039;agente di Roberto. Meglio chiarirsi, no? :)
Quanto al crucifige, è cosa di queste ore. E, ahimè, va montando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi unisco alle parole di Wu Ming 1. Il fraintendimento era necessariamente dietro l&#8217;angolo perchè su Facebook, qualche tempo fa, c&#8217;era un intero thread dedicato all&#8217;agente di Roberto. Meglio chiarirsi, no? 🙂<br />
Quanto al crucifige, è cosa di queste ore. E, ahimè, va montando.</p>
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		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106940</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Carlotta,
nulla di personale, il chiarimento è sempre d&#039;uopo e non era rivolto a te. Ultimamente questo della dicitura è diventato l&#039;ennesimo assurdo, inconsistente, demenziale appiglio per attaccare Saviano. Già che abbiamo fatto trenta dandogli del venduto e del burattino, facciamo trentuno accusandolo... di avere un agente! Il vento sta cambiando, adesso dall&#039;osanna acritico stiamo passando al crucifige livoroso, anzi al &quot;Diamogli addosso!&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Carlotta,<br />
nulla di personale, il chiarimento è sempre d&#8217;uopo e non era rivolto a te. Ultimamente questo della dicitura è diventato l&#8217;ennesimo assurdo, inconsistente, demenziale appiglio per attaccare Saviano. Già che abbiamo fatto trenta dandogli del venduto e del burattino, facciamo trentuno accusandolo&#8230; di avere un agente! Il vento sta cambiando, adesso dall&#8217;osanna acritico stiamo passando al crucifige livoroso, anzi al &#8220;Diamogli addosso!&#8221;</p>
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		Di: Carlotta Vissani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/le-rondini-di-helena/comment-page-1/#comment-106939</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Vissani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:32:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma infatti per me stonare significa non essere in armonia con quelli che dovrebbero essere diritti (il diritto di espressione senza il timore che i contenuti vengano riutilizzati o snaturati da terzi che è di per se assurdo ma si rende evidentemente necessario) assicurati a chiunque. è ancora peggio, da leggere, di riproduzione riservata. Ma si è subito pensato che intendessi dire: che pena queste specifiche e questa questione dell&#039;arrangement. Chiudo lo spiacevole OT. Il fraintendimento sta sempre dietro l&#039;angolo.
Laura Bosio non solo è un&#039;ottima traduttrice ma anche una brava scrittrice, vero. Riguardo Montecassino: non è una vicenda storica così conosciuta per quanto tramandata con il sangue. Cosa che per altro rende onore a una tradizione orale in odore di oblio. A questo punto attendo il momento della lettura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma infatti per me stonare significa non essere in armonia con quelli che dovrebbero essere diritti (il diritto di espressione senza il timore che i contenuti vengano riutilizzati o snaturati da terzi che è di per se assurdo ma si rende evidentemente necessario) assicurati a chiunque. è ancora peggio, da leggere, di riproduzione riservata. Ma si è subito pensato che intendessi dire: che pena queste specifiche e questa questione dell&#8217;arrangement. Chiudo lo spiacevole OT. Il fraintendimento sta sempre dietro l&#8217;angolo.<br />
Laura Bosio non solo è un&#8217;ottima traduttrice ma anche una brava scrittrice, vero. Riguardo Montecassino: non è una vicenda storica così conosciuta per quanto tramandata con il sangue. Cosa che per altro rende onore a una tradizione orale in odore di oblio. A questo punto attendo il momento della lettura.</p>
]]></content:encoded>
		
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