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	Commenti a: LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Guglielmo Pispisa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Pispisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2011 07:02:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo. Bellissimo e basta.]]></description>
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		Di: ilaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 13:49:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;intreccio di personale e politico mi fa pensare a un libro di Roth che ho molto amato anche per il senso malinconico di un lutto anticipatorio che continua a darmi (per quello che mi riguarda personalmente), Patrimonio. Mi è venuto in mente subito in relazione all&#039;idea di eredità non come impossessarsi ma come &quot;esperire il vuoto&quot;. Penso alla scena in cui Roth pulisce il padre in bagno:
&quot;Ero terribilmente dispiaciuto per la lotta eroica e sfortunata che aveva sostenuto per ripulirsi prima che io lo raggiungessi nel bagno, e per la vergogna che aveva dovuto provare, il disonore di cui sentiva il peso, eppure, ora che la cosa era finita e lui era immerso nel sonno, pensai che non avrei potuto chiedere niente di più, per me stesso, prima della sua morte: anche questo era giusto ed era come doveva essere. Si pulisce la merda del proprio padre perché deve essere pulita, ma dopo averlo fatto tutto quello che resta da sentire lo senti come mai prima d&#039;allora. [...] E perché questo era giusto e come doveva essere non avrebbe potuto essermi più chiaro, ora che il lavoro era finito. Questo, dunque, era il mio patrimonio. E non perché pulire fosse il simbolo di qualche altra cosa, ma proprio perché non lo era, perché non era altro, né più né meno, della realtà vissuta che era.
Era il mio patrimonio: non il denaro, non i tefillin, non la tazza per farsi la barba, ma la merda.&quot;
Le altre parole che mi restano impresse sono: &quot;Non devi dimenticare nulla.&quot; C&#039;è un nesso profondo tra passato e futuro attraverso la realtà vissuta. Come avverto che c&#039;è nelle parole di Barbara Spinelli.
Da un punto di vista politico ciò che mi spaventa di più, ciò che mi manca, è un padre di cui sentirsi orfani come l&#039;America descritta da Roth orfana di Roosevelt, un padre politico da ricreare (da voler ricreare) in modo che il futuro non sia segnato dal lutto per ciò che non sapremo a nostra volta lasciare ai nostri figli. La morte come &quot;reciproca malinconica messa in libertà&quot; è come cerco di vivere il mio personale, nella speranza che incida, insieme a quello di altri/e, sul politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intreccio di personale e politico mi fa pensare a un libro di Roth che ho molto amato anche per il senso malinconico di un lutto anticipatorio che continua a darmi (per quello che mi riguarda personalmente), Patrimonio. Mi è venuto in mente subito in relazione all&#8217;idea di eredità non come impossessarsi ma come &#8220;esperire il vuoto&#8221;. Penso alla scena in cui Roth pulisce il padre in bagno:<br />
&#8220;Ero terribilmente dispiaciuto per la lotta eroica e sfortunata che aveva sostenuto per ripulirsi prima che io lo raggiungessi nel bagno, e per la vergogna che aveva dovuto provare, il disonore di cui sentiva il peso, eppure, ora che la cosa era finita e lui era immerso nel sonno, pensai che non avrei potuto chiedere niente di più, per me stesso, prima della sua morte: anche questo era giusto ed era come doveva essere. Si pulisce la merda del proprio padre perché deve essere pulita, ma dopo averlo fatto tutto quello che resta da sentire lo senti come mai prima d&#8217;allora. [&#8230;] E perché questo era giusto e come doveva essere non avrebbe potuto essermi più chiaro, ora che il lavoro era finito. Questo, dunque, era il mio patrimonio. E non perché pulire fosse il simbolo di qualche altra cosa, ma proprio perché non lo era, perché non era altro, né più né meno, della realtà vissuta che era.<br />
Era il mio patrimonio: non il denaro, non i tefillin, non la tazza per farsi la barba, ma la merda.&#8221;<br />
Le altre parole che mi restano impresse sono: &#8220;Non devi dimenticare nulla.&#8221; C&#8217;è un nesso profondo tra passato e futuro attraverso la realtà vissuta. Come avverto che c&#8217;è nelle parole di Barbara Spinelli.<br />
Da un punto di vista politico ciò che mi spaventa di più, ciò che mi manca, è un padre di cui sentirsi orfani come l&#8217;America descritta da Roth orfana di Roosevelt, un padre politico da ricreare (da voler ricreare) in modo che il futuro non sia segnato dal lutto per ciò che non sapremo a nostra volta lasciare ai nostri figli. La morte come &#8220;reciproca malinconica messa in libertà&#8221; è come cerco di vivere il mio personale, nella speranza che incida, insieme a quello di altri/e, sul politico.</p>
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		Di: barbara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 11:29:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un&#039;eredità è anche qualcosa da rifiutare, se non ci sembra acconcia ai tempi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;eredità è anche qualcosa da rifiutare, se non ci sembra acconcia ai tempi.</p>
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		Di: Liz		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/lentius-profundius-suavius/comment-page-1/#comment-120124</link>

		<dc:creator><![CDATA[Liz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 11:29:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una lettura intensa. Con altre parole (non poi così tanto diverse), da raccontare anche ai bambini.
Liz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettura intensa. Con altre parole (non poi così tanto diverse), da raccontare anche ai bambini.<br />
Liz</p>
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		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/lentius-profundius-suavius/comment-page-1/#comment-120123</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 11:05:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto bello, molto denso il pezzo della Spinelli. Tutti siamo stati figli e temo che sia la morte di chi ci ha preceduto a permetterci di mettere in prospettiva il loro mondo e il loro messaggio.
Dopo la morte dei genitori si è spesso di fronte al concetto di resistenza. Resistenza e coerenza. Cioè la forza e la costanza di quanto hanno portato avanti e come. Però il lascito va rielaborato, gli va data una direzione e dobbiamo accettare quanto invece non sopravvive, perché ognuno di noi ‘cura’ e fa crescere in modo diverso.
A me sono stati lasciati un grande giardino e una biblioteca. Bell’affare: i libri si accumulano e stanno lì, non so come si fa a leggere tanto, ma stanno lì, e mi posso raccontare di poterli leggere tutti quando voglio.
Un giardino è effimero, futile, ma era la cosa pratica che avevo di fronte, ed era stato fatto senza mai un aiuto esterno. C’è stata subito una moria di piante, uno stillicidio di ‘lutti’ nonostante i miei sforzi. Ogni nuova pianta un tradimento, l’inadeguatezza, l’impossibilità di mantenere le cose com’erano e rendere omaggio alle capacità di chi l’aveva costruito. Poi la spiegazione più semplice: io potevo fare solo quello che sapevo fare, non potevo ripetere lo sguardo e la cura di chi aveva seguito con attenzione anche le piante più deboli. Ho dovuto accettare la trasformazione, l’ignoranza, e la diversità. Poi ho capito esattamente quel che faceva vivere piante e libri: il progetto, l’impegno costante, il lavoro.
E’ incredibile guardandosi indietro, quanta forza e costanza ha caratterizzato la vita di certe persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto bello, molto denso il pezzo della Spinelli. Tutti siamo stati figli e temo che sia la morte di chi ci ha preceduto a permetterci di mettere in prospettiva il loro mondo e il loro messaggio.<br />
Dopo la morte dei genitori si è spesso di fronte al concetto di resistenza. Resistenza e coerenza. Cioè la forza e la costanza di quanto hanno portato avanti e come. Però il lascito va rielaborato, gli va data una direzione e dobbiamo accettare quanto invece non sopravvive, perché ognuno di noi ‘cura’ e fa crescere in modo diverso.<br />
A me sono stati lasciati un grande giardino e una biblioteca. Bell’affare: i libri si accumulano e stanno lì, non so come si fa a leggere tanto, ma stanno lì, e mi posso raccontare di poterli leggere tutti quando voglio.<br />
Un giardino è effimero, futile, ma era la cosa pratica che avevo di fronte, ed era stato fatto senza mai un aiuto esterno. C’è stata subito una moria di piante, uno stillicidio di ‘lutti’ nonostante i miei sforzi. Ogni nuova pianta un tradimento, l’inadeguatezza, l’impossibilità di mantenere le cose com’erano e rendere omaggio alle capacità di chi l’aveva costruito. Poi la spiegazione più semplice: io potevo fare solo quello che sapevo fare, non potevo ripetere lo sguardo e la cura di chi aveva seguito con attenzione anche le piante più deboli. Ho dovuto accettare la trasformazione, l’ignoranza, e la diversità. Poi ho capito esattamente quel che faceva vivere piante e libri: il progetto, l’impegno costante, il lavoro.<br />
E’ incredibile guardandosi indietro, quanta forza e costanza ha caratterizzato la vita di certe persone.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/lentius-profundius-suavius/comment-page-1/#comment-120122</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 07:54:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il tema della condivisione dell&#039;eredità che ci viene lasciata dalle generazioni precedenti è particolarmente drammatico qui a Venezia, dove l&#039;arrembaggio di poche lobby  private  (grandi navi da crociera, moto ondoso, cacciata degli abitanti in terraferma, stravolgimento della laguna destinata a trasformarsi in un braccio di mare eccetera) finirà per sperperare il patrimonio di cultura e di bellezza alla cui fruizione in teoria avremmo diritto tutti. Qui al Lido di Venezia la Est Capital la fa da padrone, siamo addirittura commissariati, e il commissario Spaziante, che non ne azzecca una, può scavalcare qualunque altra autorità. A nulla sono servite le mobilitazioni, le raccolte di firme... L&#039;adorazione del Dio Danaro ha ormai raggiunto livelli che nemmeno i talebani più borderline... E sì che si nasce nudi e altrettanto nudi poi si va via. Povera Venezia!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema della condivisione dell&#8217;eredità che ci viene lasciata dalle generazioni precedenti è particolarmente drammatico qui a Venezia, dove l&#8217;arrembaggio di poche lobby  private  (grandi navi da crociera, moto ondoso, cacciata degli abitanti in terraferma, stravolgimento della laguna destinata a trasformarsi in un braccio di mare eccetera) finirà per sperperare il patrimonio di cultura e di bellezza alla cui fruizione in teoria avremmo diritto tutti. Qui al Lido di Venezia la Est Capital la fa da padrone, siamo addirittura commissariati, e il commissario Spaziante, che non ne azzecca una, può scavalcare qualunque altra autorità. A nulla sono servite le mobilitazioni, le raccolte di firme&#8230; L&#8217;adorazione del Dio Danaro ha ormai raggiunto livelli che nemmeno i talebani più borderline&#8230; E sì che si nasce nudi e altrettanto nudi poi si va via. Povera Venezia!</p>
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