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	Commenti a: L&#039;ETERNO PRESENTE DELLA RETE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: stefano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 21:17:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;meno smartphone, più piacere&quot;
Durex]]></description>
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Durex</p>
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		Di: nazzareno		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nazzareno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 09:56:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Considerazioni che condivido molto, Loredana, soprattutto per quanto riguarda il discorso social vs blog. Mi ci sono interrogato anch’io a più riprese, in particolare all’ingresso in Facebook (inizio 2010) e poi all’uscita da lì (settembre 2014). Con queste conclusioni, che a distanza di anni ritengo personalmente ancora valide:
1) «Che cosa mi colpisce di più di Facebook? Tutto insieme, il ritorno del passato, da quello più prossimo a quello più remoto, con una sua nuova declinazione al presente, ovvero una gigantesca dilatazione del presente. E questo che cosa sta a rappresentare? È segno di tempi chiusi al futuro o, al contrario, il fare alcuni passi indietro per prendere la rincorsa e così spiccare – tutti insieme – un balzo verso un futuro rivoluzionario? L’idea che mi sono fatto in questi due mesi è che, se mailing list e blog hanno rappresentato – almeno per me – un netto ampliamento degli orizzonti, Facebook è un po’ un’istantanea di quel che è stato fino a oggi e che aggiunge poco al già noto, se non mettere al corrente gli “amici” del nostro attuale “io”, ma senza per questo costituire necessariamente una porta per il futuro.»
https://fogliedivite.wordpress.com/2010/04/14/piu-passato-un-presente-dilatato-o-anche-futuro/
2) «l’impressione [è] che stare oggi sui social, come l’altro ieri su liste e bacheche, sia un po’ come ritrovarsi tutti quanti insieme in un bar, amici di vecchia data e mai visti di persona, conoscenti e perfetti sconosciuti, discutendo e giocando, condividendo e mascherando, sparando cazzate e pavoneggiandosi, scambiando mezzi sorrisi e palesi livori, tra gioia male esibita e malcelata perplessità.
E c’è però chi ama di più ambienti più discreti e ristretti; chi ancora si attarda su un blog come fosse il tavolino di un vecchio caffè; chi ancora è più affezionato al mondo imperfetto ma vivo e sanguigno di ieri che a quello perfettino e anodino e asettico dei gadget superfighi e dei loro patiti di oggi e di domani.
[C’è cioè chi sente ancora] il bisogno di non disperdere troppo ciò che pensa e dice e scrive, per brutto che sia.»
http://nazzarenomataldi.com/2014/09/11/con-una-misura-di-saggezza/
I social come aggiornamento e chiacchiericcio contini, allora; i blog come resistenza alla futilità e alla dispersione, e tentativo di mettere meglio a fuoco. Peccato che tutto il tempo sottratto dai primi releghi inevitabilmente i secondi a un ruolo sempre più marginale, di pura testimonianza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerazioni che condivido molto, Loredana, soprattutto per quanto riguarda il discorso social vs blog. Mi ci sono interrogato anch’io a più riprese, in particolare all’ingresso in Facebook (inizio 2010) e poi all’uscita da lì (settembre 2014). Con queste conclusioni, che a distanza di anni ritengo personalmente ancora valide:<br />
1) «Che cosa mi colpisce di più di Facebook? Tutto insieme, il ritorno del passato, da quello più prossimo a quello più remoto, con una sua nuova declinazione al presente, ovvero una gigantesca dilatazione del presente. E questo che cosa sta a rappresentare? È segno di tempi chiusi al futuro o, al contrario, il fare alcuni passi indietro per prendere la rincorsa e così spiccare – tutti insieme – un balzo verso un futuro rivoluzionario? L’idea che mi sono fatto in questi due mesi è che, se mailing list e blog hanno rappresentato – almeno per me – un netto ampliamento degli orizzonti, Facebook è un po’ un’istantanea di quel che è stato fino a oggi e che aggiunge poco al già noto, se non mettere al corrente gli “amici” del nostro attuale “io”, ma senza per questo costituire necessariamente una porta per il futuro.»<br />
<a href="https://fogliedivite.wordpress.com/2010/04/14/piu-passato-un-presente-dilatato-o-anche-futuro/" rel="nofollow ugc">https://fogliedivite.wordpress.com/2010/04/14/piu-passato-un-presente-dilatato-o-anche-futuro/</a><br />
2) «l’impressione [è] che stare oggi sui social, come l’altro ieri su liste e bacheche, sia un po’ come ritrovarsi tutti quanti insieme in un bar, amici di vecchia data e mai visti di persona, conoscenti e perfetti sconosciuti, discutendo e giocando, condividendo e mascherando, sparando cazzate e pavoneggiandosi, scambiando mezzi sorrisi e palesi livori, tra gioia male esibita e malcelata perplessità.<br />
E c’è però chi ama di più ambienti più discreti e ristretti; chi ancora si attarda su un blog come fosse il tavolino di un vecchio caffè; chi ancora è più affezionato al mondo imperfetto ma vivo e sanguigno di ieri che a quello perfettino e anodino e asettico dei gadget superfighi e dei loro patiti di oggi e di domani.<br />
[C’è cioè chi sente ancora] il bisogno di non disperdere troppo ciò che pensa e dice e scrive, per brutto che sia.»<br />
<a href="http://nazzarenomataldi.com/2014/09/11/con-una-misura-di-saggezza/" rel="nofollow ugc">http://nazzarenomataldi.com/2014/09/11/con-una-misura-di-saggezza/</a><br />
I social come aggiornamento e chiacchiericcio contini, allora; i blog come resistenza alla futilità e alla dispersione, e tentativo di mettere meglio a fuoco. Peccato che tutto il tempo sottratto dai primi releghi inevitabilmente i secondi a un ruolo sempre più marginale, di pura testimonianza.</p>
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		Di: Elena Bibolotti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/leterno-presente-della-rete/comment-page-1/#comment-140423</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elena Bibolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 08:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io so che quando chiudo gli account twitter e FB leggo il quadruplo, e che tanta gente mi ha confessato di preferire la Time line a un buon romanzo. sono arrivata insomma alla conclusione che i social siano gli unici responsabili della deriva culturale globale. i reality e i social, perché nessuno più è in grado di accettare sconfitte, perché volere è potere anche per l&#039;uomo piccolo che non ha idea di ciò che vuole. ma è inutile ribadire ciò che ho scritto anche ieri sulla tua pagina FB. buona giornata. ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io so che quando chiudo gli account twitter e FB leggo il quadruplo, e che tanta gente mi ha confessato di preferire la Time line a un buon romanzo. sono arrivata insomma alla conclusione che i social siano gli unici responsabili della deriva culturale globale. i reality e i social, perché nessuno più è in grado di accettare sconfitte, perché volere è potere anche per l&#8217;uomo piccolo che non ha idea di ciò che vuole. ma è inutile ribadire ciò che ho scritto anche ieri sulla tua pagina FB. buona giornata. 😉</p>
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