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	Commenti a: LINFA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Anita		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131207</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 14:34:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto ha ragione Camilleri. Che è solo l&#039;ultimo, di una serie illustre, a lamentarsi del pericoloso volontario asservimento all&#039;inglese (cito solo, tra gli illustri, gli italianisti Gian Luigi Beccaria e Maria Luisa Altieri Biagi). Non è passatismo quello di Camilleri, non è chiusura preconcetta agli apporti linguistici esterni: è consapevolezza lucida del rischio insito nell&#039;uso gratuito di un inglese povero e standardizzato.
E il rischio è ben evidente quando al posto di quelle parole inglesi tanto di moda non sapremmo quale termine italiano usare. In questo abbiamo tutto da imparare dai Francesi, per esempio, ben lontani dall&#039;accettare acriticamente che termini inglesi vengano usati indiscriminatamente sostituendosi addirittura al vocabolario nazionale. I cugini d&#039;Oltralpe hanno l&#039;&quot;ordinateur&quot;, noi solo il &quot;computer&quot;. Loro hanno &quot;la souris&quot;, noi solo il &quot;mouse&quot; (salvo le generazioni più giovani, più indifese di fronte al linguaggio pubblicitario e modaiolo). Ed è solo un esempio.
Come non capire che trascurando la nostra lingua, sostituendo a dieci termini nostri (sinonimici tra loro ma mai tra loro equivalenti) un solo termine di un inglese povero e modaiolo, perdiamo la possibilità di esprimere distinzioni concettuali sottili, perdiamo la possibilità delle sfumature semantiche? E a volte in un dettaglio c&#039;è tutto.
E come si potrà poi articolare un pensiero complesso se il nostro vocabolario sarà stereotipato e povero? Perché, ripetiamolo, l&#039;inglese modaiolo non è mica quello di Melville o di Dickens. E&#039; un inglese povero, standardizzato, il cui uso gratuito nuoce alla nostra lingua e cioè al nostro pensiero.
Stupisce che a fraintendere Camilleri siano persone che con le parole vivono, nel senso più nobile dell&#039;espressione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto ha ragione Camilleri. Che è solo l&#8217;ultimo, di una serie illustre, a lamentarsi del pericoloso volontario asservimento all&#8217;inglese (cito solo, tra gli illustri, gli italianisti Gian Luigi Beccaria e Maria Luisa Altieri Biagi). Non è passatismo quello di Camilleri, non è chiusura preconcetta agli apporti linguistici esterni: è consapevolezza lucida del rischio insito nell&#8217;uso gratuito di un inglese povero e standardizzato.<br />
E il rischio è ben evidente quando al posto di quelle parole inglesi tanto di moda non sapremmo quale termine italiano usare. In questo abbiamo tutto da imparare dai Francesi, per esempio, ben lontani dall&#8217;accettare acriticamente che termini inglesi vengano usati indiscriminatamente sostituendosi addirittura al vocabolario nazionale. I cugini d&#8217;Oltralpe hanno l'&#8221;ordinateur&#8221;, noi solo il &#8220;computer&#8221;. Loro hanno &#8220;la souris&#8221;, noi solo il &#8220;mouse&#8221; (salvo le generazioni più giovani, più indifese di fronte al linguaggio pubblicitario e modaiolo). Ed è solo un esempio.<br />
Come non capire che trascurando la nostra lingua, sostituendo a dieci termini nostri (sinonimici tra loro ma mai tra loro equivalenti) un solo termine di un inglese povero e modaiolo, perdiamo la possibilità di esprimere distinzioni concettuali sottili, perdiamo la possibilità delle sfumature semantiche? E a volte in un dettaglio c&#8217;è tutto.<br />
E come si potrà poi articolare un pensiero complesso se il nostro vocabolario sarà stereotipato e povero? Perché, ripetiamolo, l&#8217;inglese modaiolo non è mica quello di Melville o di Dickens. E&#8217; un inglese povero, standardizzato, il cui uso gratuito nuoce alla nostra lingua e cioè al nostro pensiero.<br />
Stupisce che a fraintendere Camilleri siano persone che con le parole vivono, nel senso più nobile dell&#8217;espressione.</p>
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		Di: Piccola Dorrit		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131206</link>

		<dc:creator><![CDATA[Piccola Dorrit]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 11:35:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non c&#039;è futuro senza memoria, senza identità, e una pianta non può crescere e svilupparsi senza radici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è futuro senza memoria, senza identità, e una pianta non può crescere e svilupparsi senza radici.</p>
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		<title>
		Di: Andrea F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131205</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea F]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 11:05:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è possibile controllare oi proteggere la lingua. Non è possibile &quot;rinunciare all&#039;identità della lingua&quot; o rafforzarla.
La lingua italiana è fatta delle parole e delle frasi usate dagli italiani, sgrammaticature incluse, dialettismi inclusi, inglesismi inclusi.
Insomma, è come se un orso bianco dicesse: ehi, la nostra VERA IDENTITÀ è essere bruni! Vogliamo rinunciare alla nostra VERA IDENTITÀ solo per il fatto di vivere in antartide?
Concordo pari pari con Mammasterdam, lamentarsi non serve a niente. Studiamo come si evolve la lingua, come si studia un qualunque fenomeno evoluzionistico (possibilmente evitando l&#039;assurda pretesa di decidere dove DOVREBBE andare l&#039;evoluzione): ci dirà chi siamo e come cambia il mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è possibile controllare oi proteggere la lingua. Non è possibile &#8220;rinunciare all&#8217;identità della lingua&#8221; o rafforzarla.<br />
La lingua italiana è fatta delle parole e delle frasi usate dagli italiani, sgrammaticature incluse, dialettismi inclusi, inglesismi inclusi.<br />
Insomma, è come se un orso bianco dicesse: ehi, la nostra VERA IDENTITÀ è essere bruni! Vogliamo rinunciare alla nostra VERA IDENTITÀ solo per il fatto di vivere in antartide?<br />
Concordo pari pari con Mammasterdam, lamentarsi non serve a niente. Studiamo come si evolve la lingua, come si studia un qualunque fenomeno evoluzionistico (possibilmente evitando l&#8217;assurda pretesa di decidere dove DOVREBBE andare l&#8217;evoluzione): ci dirà chi siamo e come cambia il mondo.</p>
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		<title>
		Di: Piccola Dorrit		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131204</link>

		<dc:creator><![CDATA[Piccola Dorrit]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 09:28:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come non essere d&#039;accordo con Camilleri,  tanto che nel post precedente avevo nel mio piccolo indicato nei dialetti le fonti con cui rinsanguare la lingua e tempo fa ne scrissi pure in un commento a Michela Murgia, che da questo punto di vista mi sembra un caso interessante, proprio rilevando che nell&#039;alfabetizzazione del dopo guerra i dialetti erano stati penalizzati.
Cero che la lingua per restare viva deve evolvere ma non dobbiamo mai dimenticare le radici e la prospettiva storica.
E&#039; invece più da discutere il rapporto con le lingue straniere: certamente gli eccessi e i gerghi sono da evitare ma una lingua viva, in questo Mammasterdam, sarà creativa e saprà, come è accaduto nel passato, ricreare e reimpastare vocaboli ed espressioni anche stranieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come non essere d&#8217;accordo con Camilleri,  tanto che nel post precedente avevo nel mio piccolo indicato nei dialetti le fonti con cui rinsanguare la lingua e tempo fa ne scrissi pure in un commento a Michela Murgia, che da questo punto di vista mi sembra un caso interessante, proprio rilevando che nell&#8217;alfabetizzazione del dopo guerra i dialetti erano stati penalizzati.<br />
Cero che la lingua per restare viva deve evolvere ma non dobbiamo mai dimenticare le radici e la prospettiva storica.<br />
E&#8217; invece più da discutere il rapporto con le lingue straniere: certamente gli eccessi e i gerghi sono da evitare ma una lingua viva, in questo Mammasterdam, sarà creativa e saprà, come è accaduto nel passato, ricreare e reimpastare vocaboli ed espressioni anche stranieri.</p>
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		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131203</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 20:13:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io credo che abbiano ragione sia Camilleri sia Mammamsterdam. Erigere pareti contro lo strapotere dell&#039;Inglese, che è lingua dominante, sarebbe inutile. E la storia (non solo della linguistica) ce lo insegna.
Però Camilleri è nel giusto, secondo me, quando fa notare che alcuni fenomeni arricchiscono la lingua altri la depauperizzano. Lo sterminio dei dialetti è stata un&#039;operazione cieca e poco saggia.
Sono il primo a favorire gli incontri, le fusioni linguistiche. Ma richiedono da parte dei parlanti una competenza maggiore.
E la lingua con cui un popolo si esprime, il numero di parole usate, la precisione dei termini, sono aspetti fondamentali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che abbiano ragione sia Camilleri sia Mammamsterdam. Erigere pareti contro lo strapotere dell&#8217;Inglese, che è lingua dominante, sarebbe inutile. E la storia (non solo della linguistica) ce lo insegna.<br />
Però Camilleri è nel giusto, secondo me, quando fa notare che alcuni fenomeni arricchiscono la lingua altri la depauperizzano. Lo sterminio dei dialetti è stata un&#8217;operazione cieca e poco saggia.<br />
Sono il primo a favorire gli incontri, le fusioni linguistiche. Ma richiedono da parte dei parlanti una competenza maggiore.<br />
E la lingua con cui un popolo si esprime, il numero di parole usate, la precisione dei termini, sono aspetti fondamentali.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: michi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131202</link>

		<dc:creator><![CDATA[michi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 18:33:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo il prestito linguistico , il forestierismo arricchente per la lingua che lo adotta. Mi piace pensare alle lingue che si scambiano parole tra loro dando vita a calchi linguistici che, in alcuni casi, veicolano anche un processo creativo. Certo, sarebbe auspicabile che il processo non sia univoco e che una lingua considerata portatrice di prestigio non &#039;colonizzi&#039; totalmente le altre portandole alla morte. A volte per la lingua italiana è una necessità prendere in prestito parole, soprattutto per i tecnicismi nei linguaggi specialistici .. dove spesso manca un lessico nostrano e quindi bisogna importare parole per colmare il vuoto. Altre volte, invece, un prestito viene usato per sentirsi più &#039;fighi&#039;. Ultimamente mi pare ci sia stata una rivalutazione del dialetto in Italia, usandolo in alcune fictions ( ops, ho importato ehehe) e pubblicità. Sarebbe bello riuscire a tramandare la ricchezza che i dialetti aggiungono alla nostra lingua rimanendo aperti verso le importazioni straniere quando necessario. Credo che riusciamo anche ad esportarla qualche nostra parola e non solo quelle riguardanti l&#039;ambito culinario.. per gli anglosassoni fa figo utilizzare un termine francese e anche italiano, certo, magari non risulterà comprensibile a tutti però mi piace vedere questa elasticità ed evoluzione nelle lingue, è anche per questo, suppongo, che si chiamano lingue vive! L&#039;inglese tocca impararlo, è ancora suo lo status di lingua globale sebbene (forse) per poco ancora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo il prestito linguistico , il forestierismo arricchente per la lingua che lo adotta. Mi piace pensare alle lingue che si scambiano parole tra loro dando vita a calchi linguistici che, in alcuni casi, veicolano anche un processo creativo. Certo, sarebbe auspicabile che il processo non sia univoco e che una lingua considerata portatrice di prestigio non &#8216;colonizzi&#8217; totalmente le altre portandole alla morte. A volte per la lingua italiana è una necessità prendere in prestito parole, soprattutto per i tecnicismi nei linguaggi specialistici .. dove spesso manca un lessico nostrano e quindi bisogna importare parole per colmare il vuoto. Altre volte, invece, un prestito viene usato per sentirsi più &#8216;fighi&#8217;. Ultimamente mi pare ci sia stata una rivalutazione del dialetto in Italia, usandolo in alcune fictions ( ops, ho importato ehehe) e pubblicità. Sarebbe bello riuscire a tramandare la ricchezza che i dialetti aggiungono alla nostra lingua rimanendo aperti verso le importazioni straniere quando necessario. Credo che riusciamo anche ad esportarla qualche nostra parola e non solo quelle riguardanti l&#8217;ambito culinario.. per gli anglosassoni fa figo utilizzare un termine francese e anche italiano, certo, magari non risulterà comprensibile a tutti però mi piace vedere questa elasticità ed evoluzione nelle lingue, è anche per questo, suppongo, che si chiamano lingue vive! L&#8217;inglese tocca impararlo, è ancora suo lo status di lingua globale sebbene (forse) per poco ancora.</p>
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		<title>
		Di: Mammamsterdam		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131201</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mammamsterdam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate, io faccio la tradutrrice e l&#039; interprete da quasi 30 anni e in gioventù ho persino studiato linguistica. Faccio una gran fatica a non trovare vecchio, vecchio, noioso e poco interessante quasi tutto quello che dice questo articolo, senza neanche sprecare tempo a indicare punto per punto dove e perchè, perché è un testo che parla da solo (e potrei almeno spezzare una lancia sul budget per interpreti e attrezzature professionisti e professionali a quello che si definisce un evento internazionale che dovrebbe stare fisso in bilancio, mentre in genere ci sta fisso quello della hostess che deve porgere i fiori - a volte i clienti italiani me la mettono per contratto una cosa del genere, pare si usi).
Meglio quello che dice la Covito in questo articolo del 1997. http://www.carmencovito.com/italiano.html
Ma se vogliamo cominciamo a togliere dall&#039; italiano parole come guerra, perché di radice germanica, sospettosamente simile a war, cominciamo a togliere zucchero e infinite altre parole. Tutte le lingue si arricchiscono continuamente con gli apporti da fuori rielaborati in modo che diventino di dentro. Aspettiamo di capire se, come mi hanno detto, lo &quot;scialla&quot; di Fiorello derivi davvero da insciallah. E invece di lamentarci, capiamo cosa queste integrazioni ci stanno dicendo sul nostro paese, chi ci abita, e la nostra lingua e chi la parla.
L&#039; unica cosa che sottoscrivo è quella la citazione di Capellidargento, perché quella non è evoluzione linguistica ma pigrizia mentale che si maschera da linguaggio settoriale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, io faccio la tradutrrice e l&#8217; interprete da quasi 30 anni e in gioventù ho persino studiato linguistica. Faccio una gran fatica a non trovare vecchio, vecchio, noioso e poco interessante quasi tutto quello che dice questo articolo, senza neanche sprecare tempo a indicare punto per punto dove e perchè, perché è un testo che parla da solo (e potrei almeno spezzare una lancia sul budget per interpreti e attrezzature professionisti e professionali a quello che si definisce un evento internazionale che dovrebbe stare fisso in bilancio, mentre in genere ci sta fisso quello della hostess che deve porgere i fiori &#8211; a volte i clienti italiani me la mettono per contratto una cosa del genere, pare si usi).<br />
Meglio quello che dice la Covito in questo articolo del 1997. <a href="http://www.carmencovito.com/italiano.html" rel="nofollow ugc">http://www.carmencovito.com/italiano.html</a><br />
Ma se vogliamo cominciamo a togliere dall&#8217; italiano parole come guerra, perché di radice germanica, sospettosamente simile a war, cominciamo a togliere zucchero e infinite altre parole. Tutte le lingue si arricchiscono continuamente con gli apporti da fuori rielaborati in modo che diventino di dentro. Aspettiamo di capire se, come mi hanno detto, lo &#8220;scialla&#8221; di Fiorello derivi davvero da insciallah. E invece di lamentarci, capiamo cosa queste integrazioni ci stanno dicendo sul nostro paese, chi ci abita, e la nostra lingua e chi la parla.<br />
L&#8217; unica cosa che sottoscrivo è quella la citazione di Capellidargento, perché quella non è evoluzione linguistica ma pigrizia mentale che si maschera da linguaggio settoriale.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Giorgia P.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131200</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgia P.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 16:22:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[wow capellidargento, e  cosa dire di... up side down, boy you turn me :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>wow capellidargento, e  cosa dire di&#8230; up side down, boy you turn me 🙂</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Capellidargento		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131199</link>

		<dc:creator><![CDATA[Capellidargento]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 14:47:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;L&#039;attuale low yield environment contribuisce a rendere i returns left skewed, essendo l&#039;upside return limitato dallo zero lower bound&quot;.... arrivata adesso sulla mia scrivania.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;attuale low yield environment contribuisce a rendere i returns left skewed, essendo l&#8217;upside return limitato dallo zero lower bound&#8221;&#8230;. arrivata adesso sulla mia scrivania.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Paolo E.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/linfa/comment-page-1/#comment-131198</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo E.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 13:54:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto tristemente vero, ma volevo puntualizzare che forse il caso di Monti non è scelto bene, perchè Spending review e soprattutto spread sono termini tecnici che hanno un significato ben preciso in economia proprio se enunciati in inglese, e tradotti in italiano probabilmente acqusterebbero un significato diverso.
Fa danni irreparabili invece la boria vergognosa degli ipiegatini di medio livello nelle grandi aziende che non facendo una  benemerita cippa dalla mattina alla sera danno importanza al loro ruolo infarcendolo di termini inglesi. &quot;Facciamo un brainstorming per il problem solving&quot; lo mando a quuel paese. Per uno scambio di idee per risolvere un problema sono sempre disponibile. Dei palinsesti televisivi meglio non parlare, vorrei tanto incontrare il giornalista che per la prima volta ha dichiarato che &quot;llo scopriremo settimana prossima&quot; e che &quot;gli piace vincere facile&quot; per spiegargli in faccia cosa penso di lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto tristemente vero, ma volevo puntualizzare che forse il caso di Monti non è scelto bene, perchè Spending review e soprattutto spread sono termini tecnici che hanno un significato ben preciso in economia proprio se enunciati in inglese, e tradotti in italiano probabilmente acqusterebbero un significato diverso.<br />
Fa danni irreparabili invece la boria vergognosa degli ipiegatini di medio livello nelle grandi aziende che non facendo una  benemerita cippa dalla mattina alla sera danno importanza al loro ruolo infarcendolo di termini inglesi. &#8220;Facciamo un brainstorming per il problem solving&#8221; lo mando a quuel paese. Per uno scambio di idee per risolvere un problema sono sempre disponibile. Dei palinsesti televisivi meglio non parlare, vorrei tanto incontrare il giornalista che per la prima volta ha dichiarato che &#8220;llo scopriremo settimana prossima&#8221; e che &#8220;gli piace vincere facile&#8221; per spiegargli in faccia cosa penso di lui.</p>
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