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	Commenti a: MASCHILE, UNIVERSALE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Maurizio Vito		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116720</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 15:28:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valentina, per quanto mi riguarda le ragioni per cui rispondo ad alcuni post sono spesso contingenti. In questo caso, credo soprattutto la banalita&#039; delle asserzioni (imho) e il tono &quot;condescending&quot; dell&#039;ultima frase (&quot;Su, non fateci ripetere cose tanto ovvie!&quot;), che si commenta da se&#039;. Non credo ci sia necessita&#039; di un ulteriore discorso maschile: tutta la storia del &quot;logos&quot; e&#039; fallologocentrica, tutte le istituzioni, immaginarie e no, sono maschiliste, come insegna giustamente il pensiero della differenza. E&#039; ora di provare ad occupare il meno spazio possibile -- a cominciare da me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valentina, per quanto mi riguarda le ragioni per cui rispondo ad alcuni post sono spesso contingenti. In questo caso, credo soprattutto la banalita&#8217; delle asserzioni (imho) e il tono &#8220;condescending&#8221; dell&#8217;ultima frase (&#8220;Su, non fateci ripetere cose tanto ovvie!&#8221;), che si commenta da se&#8217;. Non credo ci sia necessita&#8217; di un ulteriore discorso maschile: tutta la storia del &#8220;logos&#8221; e&#8217; fallologocentrica, tutte le istituzioni, immaginarie e no, sono maschiliste, come insegna giustamente il pensiero della differenza. E&#8217; ora di provare ad occupare il meno spazio possibile &#8212; a cominciare da me.</p>
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		Di: valentina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116719</link>

		<dc:creator><![CDATA[valentina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 02:20:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio intervento è in linea con alcune posizioni che sono state espresse (tanto per cominciare, da Zauberei), ma le riformula tramite altre categorie, quelle della linguistica. Io la contraddizione la vedo in questo passo: &quot;Nel Sessantotto e con molta più forza nel femminismo, c´era la buona abitudine di chiedere alle persone da che luogo parlassero, e il luogo era la condizione personale, i comportamenti, l´ideologia, l´istituzione di cui si faceva parte e altro ancora. Voi parlate come se viveste in una camera sterile, con un filtro all´entrata per proteggervi dal contagio delle brutture altrui, e uno all´uscita per fare il restyling alle vostre - diverse, perché no, ma brutture comunque.&quot;
Condivido l&#039;appello a problematizzare la propria condizione, è indispensabile. Solo che, a seguire, non c&#039;è un &quot;io&quot;, una presa di parola soggettiva: viene invece quel &#039;voi&#039; generico e oggettivante. Quel &quot;voi&quot; è un&#039;allocuzione: figura che appartiene di solito a un&#039;altra retorica, per esempio quella del discorso religioso. E&#039; in questa contraddittorieta&#039; di regimi che sta, penso, il limite dell&#039;articolo. Io credo invece che si dovrebbe, appunto, tornare a problematizzare la propria soggettività, a dichiarare il luogo da cui si parla, senza nascondersi dietro comodi noi e voi, inclusivi o esclusivi che siano.
Detto questo, rimane il fatto che molti esseri umani &quot;sessuati maschili&quot; si sentono chiamati in causa. Segno che la provocazione in qualche cosa colpisce. E ancora di più, domanda ai molti uomini che si definiscono &quot;differenti&quot;: perche queste differenze stentano ad articolarsi in discorso e ad essere percepibili come tali?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio intervento è in linea con alcune posizioni che sono state espresse (tanto per cominciare, da Zauberei), ma le riformula tramite altre categorie, quelle della linguistica. Io la contraddizione la vedo in questo passo: &#8220;Nel Sessantotto e con molta più forza nel femminismo, c´era la buona abitudine di chiedere alle persone da che luogo parlassero, e il luogo era la condizione personale, i comportamenti, l´ideologia, l´istituzione di cui si faceva parte e altro ancora. Voi parlate come se viveste in una camera sterile, con un filtro all´entrata per proteggervi dal contagio delle brutture altrui, e uno all´uscita per fare il restyling alle vostre &#8211; diverse, perché no, ma brutture comunque.&#8221;<br />
Condivido l&#8217;appello a problematizzare la propria condizione, è indispensabile. Solo che, a seguire, non c&#8217;è un &#8220;io&#8221;, una presa di parola soggettiva: viene invece quel &#8216;voi&#8217; generico e oggettivante. Quel &#8220;voi&#8221; è un&#8217;allocuzione: figura che appartiene di solito a un&#8217;altra retorica, per esempio quella del discorso religioso. E&#8217; in questa contraddittorieta&#8217; di regimi che sta, penso, il limite dell&#8217;articolo. Io credo invece che si dovrebbe, appunto, tornare a problematizzare la propria soggettività, a dichiarare il luogo da cui si parla, senza nascondersi dietro comodi noi e voi, inclusivi o esclusivi che siano.<br />
Detto questo, rimane il fatto che molti esseri umani &#8220;sessuati maschili&#8221; si sentono chiamati in causa. Segno che la provocazione in qualche cosa colpisce. E ancora di più, domanda ai molti uomini che si definiscono &#8220;differenti&#8221;: perche queste differenze stentano ad articolarsi in discorso e ad essere percepibili come tali?</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116718</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 15:44:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[forzando la mano(ma solo un pochino)si potrebbe citare Elie Wiesel
&quot;Sono molte le atrocità
nel mondo e moltissimi
i pericoli:
Ma di una cosa
sono certo:
il male peggiore è l’indifferenza.
Il contrario dell’amore
non è l’odio, ma l’indifferenza;
il contrario della vita
non è la morte, ma l’indifferenza;
il contrario dell’intelligenza
non è la stupidità, ma l’indifferenza.
E’ contro di essa che bisogna
combattere con tutte
le proprie forze.
E per farlo un’arma
esiste: l’educazione.
Bisogna praticarla. diffonderla,
condividerla, esercitarla
sempre e dovunque.
Non arrendersi mai”.
http://twin-peaks.fr/multimedia/falling.mp3]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forzando la mano(ma solo un pochino)si potrebbe citare Elie Wiesel<br />
&#8220;Sono molte le atrocità<br />
nel mondo e moltissimi<br />
i pericoli:<br />
Ma di una cosa<br />
sono certo:<br />
il male peggiore è l’indifferenza.<br />
Il contrario dell’amore<br />
non è l’odio, ma l’indifferenza;<br />
il contrario della vita<br />
non è la morte, ma l’indifferenza;<br />
il contrario dell’intelligenza<br />
non è la stupidità, ma l’indifferenza.<br />
E’ contro di essa che bisogna<br />
combattere con tutte<br />
le proprie forze.<br />
E per farlo un’arma<br />
esiste: l’educazione.<br />
Bisogna praticarla. diffonderla,<br />
condividerla, esercitarla<br />
sempre e dovunque.<br />
Non arrendersi mai”.<br />
<a href="http://twin-peaks.fr/multimedia/falling.mp3" rel="nofollow ugc">http://twin-peaks.fr/multimedia/falling.mp3</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Maurizio Vito		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116717</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 12:49:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando scoppiò la guerra nella ex-Jugoslavia, un mio carissimo amico cominciò ad attivarsi, a partecipare a riunioni, si recò a Sarajevo con il gruppo dei 500 per l’interposizione umanitaria che generò la prima tregua del conflitto. Ritornato a casa, continuò a lavorare per intervenire efficacemente nella zona di guerra. Con il suo gruppo, ad un certo punto, dovevano decidere come proseguire le loro azioni. Scelsero di concentrarsi su una cittadina media della Bosnia, Zavidovici, consapevoli che così avrebbero potuto fare la differenza, contribuire a curare alcune ferite, alleviare alcune pene. Mantenendo l’allegoria,  l’articolo di Anna Bravo mi sembra un invito general generico alla pacificazione, e immagino che ciò incontrerebbe il plauso di molti uomini e molte donne di buona volontà. Secondo me, invece, bisogna “puntare su Zavidovici.” Con il corredo di emozioni che l’immersione in tale complicato scenario ci provoca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando scoppiò la guerra nella ex-Jugoslavia, un mio carissimo amico cominciò ad attivarsi, a partecipare a riunioni, si recò a Sarajevo con il gruppo dei 500 per l’interposizione umanitaria che generò la prima tregua del conflitto. Ritornato a casa, continuò a lavorare per intervenire efficacemente nella zona di guerra. Con il suo gruppo, ad un certo punto, dovevano decidere come proseguire le loro azioni. Scelsero di concentrarsi su una cittadina media della Bosnia, Zavidovici, consapevoli che così avrebbero potuto fare la differenza, contribuire a curare alcune ferite, alleviare alcune pene. Mantenendo l’allegoria,  l’articolo di Anna Bravo mi sembra un invito general generico alla pacificazione, e immagino che ciò incontrerebbe il plauso di molti uomini e molte donne di buona volontà. Secondo me, invece, bisogna “puntare su Zavidovici.” Con il corredo di emozioni che l’immersione in tale complicato scenario ci provoca.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116716</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 12:35:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto mi riguarda, posso dire che è vero &quot;ascolto solo dall&#039;orecchio sinistro&quot;.
Ma è anche l&#039;unico che mi funziona.
*
A parte la battuta, io ho ripensato ad alcuni commenti fatti da giovani user femminili di Lipperatura che dicevano di non riconoscersi affatto nel mondo &quot;disegnato&quot; da questo genere di post. Che insomma le donne non sono tutte zoccole. E tutto sommato questa grossa disparità non &lt;i&gt;esiste&lt;/i&gt;.
Ora è sempre pericoloso fare delle generalizzazioni generazionali.
Sarebbe ingiusto oltreché falso affermare che in Italia &quot;le ventenni&quot; o &quot;le trentenni&quot; non abbiano a cuore la questione di genere.
Ma, ecco, la percezione è che molte mie coetanee (e non posso dimostrarlo, mi baso sulle mie esperienze dirette, con tutti i limiti che sappiamo) approdino al problema della parità e quindi della devastante condizione della donna soltanto alla fine del percorso universitario. E neanche allora.
Come se la società non le avesse già da piccole inserite su un altro binario.
In molti casi ho sentito: &quot;Beh Ruby non è certo innocente!&quot;. Anche qui il discorso &quot;Berlusconi, 72enne, primo ministro, dedito alle orge&quot; non appare. Come non fosse la reale &quot;depravazione&quot;.
Questo può sembrare sconfortante.
Ma direi che ancora più sconfortante resta la questione vista dalla mia parte consessuale.
Il vuoto, più o meno totale.
Per avvicinarmi alla questione &quot;femminile&quot; ho dovuto attendere di approdare - casualmente - su questo blog. La storica Anna Bravo si starà rivolgendo evidentemente ai suoi pari, lettori di Repubblica.
Ma nel numero\novero andrebbero inseriti anche dei maschi italiani più giovani. Persone che sull&#039;argomento somigliano un po&#039; a questi sudafricani liberal dalle spalle larghe.
Certo dipende da dove nasci e cresci. Essere adolescenti a Roma, non è la stessa cosa che diventarlo a Cecina.
Qui però si sta parlando del sistema-Italia. Troppi amici miei.
Troppi amici che sul numero devastante di omicidi e violenza contro le donne pensano di sentire soltanto &quot;tamburi lontani&quot;. O che questo rientri nella voragine socio-culturale storica e cronicizzata del Belpaese.
*
Bisogna assolutamente fare di tale questione &quot;femminile&quot; una questione di dignità e civiltà, che colpisca anche l&#039;altra metà del cielo.
Tutte le volte che pubblico sul profilo di facebook certi abomini, sono sempre pochissime ragazze\donne a rispondere indignate.
I maschi mai.
La soluzione non è unica, certo. Ma quella di riformulare l&#039;immaginario (poi sarà il caso di ri-parlare anche di questo) è senz&#039;altro una via possibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto mi riguarda, posso dire che è vero &#8220;ascolto solo dall&#8217;orecchio sinistro&#8221;.<br />
Ma è anche l&#8217;unico che mi funziona.<br />
*<br />
A parte la battuta, io ho ripensato ad alcuni commenti fatti da giovani user femminili di Lipperatura che dicevano di non riconoscersi affatto nel mondo &#8220;disegnato&#8221; da questo genere di post. Che insomma le donne non sono tutte zoccole. E tutto sommato questa grossa disparità non <i>esiste</i>.<br />
Ora è sempre pericoloso fare delle generalizzazioni generazionali.<br />
Sarebbe ingiusto oltreché falso affermare che in Italia &#8220;le ventenni&#8221; o &#8220;le trentenni&#8221; non abbiano a cuore la questione di genere.<br />
Ma, ecco, la percezione è che molte mie coetanee (e non posso dimostrarlo, mi baso sulle mie esperienze dirette, con tutti i limiti che sappiamo) approdino al problema della parità e quindi della devastante condizione della donna soltanto alla fine del percorso universitario. E neanche allora.<br />
Come se la società non le avesse già da piccole inserite su un altro binario.<br />
In molti casi ho sentito: &#8220;Beh Ruby non è certo innocente!&#8221;. Anche qui il discorso &#8220;Berlusconi, 72enne, primo ministro, dedito alle orge&#8221; non appare. Come non fosse la reale &#8220;depravazione&#8221;.<br />
Questo può sembrare sconfortante.<br />
Ma direi che ancora più sconfortante resta la questione vista dalla mia parte consessuale.<br />
Il vuoto, più o meno totale.<br />
Per avvicinarmi alla questione &#8220;femminile&#8221; ho dovuto attendere di approdare &#8211; casualmente &#8211; su questo blog. La storica Anna Bravo si starà rivolgendo evidentemente ai suoi pari, lettori di Repubblica.<br />
Ma nel numero\novero andrebbero inseriti anche dei maschi italiani più giovani. Persone che sull&#8217;argomento somigliano un po&#8217; a questi sudafricani liberal dalle spalle larghe.<br />
Certo dipende da dove nasci e cresci. Essere adolescenti a Roma, non è la stessa cosa che diventarlo a Cecina.<br />
Qui però si sta parlando del sistema-Italia. Troppi amici miei.<br />
Troppi amici che sul numero devastante di omicidi e violenza contro le donne pensano di sentire soltanto &#8220;tamburi lontani&#8221;. O che questo rientri nella voragine socio-culturale storica e cronicizzata del Belpaese.<br />
*<br />
Bisogna assolutamente fare di tale questione &#8220;femminile&#8221; una questione di dignità e civiltà, che colpisca anche l&#8217;altra metà del cielo.<br />
Tutte le volte che pubblico sul profilo di facebook certi abomini, sono sempre pochissime ragazze\donne a rispondere indignate.<br />
I maschi mai.<br />
La soluzione non è unica, certo. Ma quella di riformulare l&#8217;immaginario (poi sarà il caso di ri-parlare anche di questo) è senz&#8217;altro una via possibile.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 4		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116715</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 4]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 11:28:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo sia molto significativa la reazione stizzita, a volte rabbiosa (spesso all&#039;insegna del &quot;benaltrismo&quot;), di certi commentatori maschi davanti alla chiamata di correo della Bravo. E trovo altrettanto significativo il fatto che venga letta come una colpevolizzazione ab origine del genere maschile, invece che come una provocazione a interrogarsi non tanto su quanto ciascuno di noi possa essere connivente con il vecchio puttaniere, ma sulla nostra indisponibilità a vedere una rendita di posizione di genere nella nostra vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia molto significativa la reazione stizzita, a volte rabbiosa (spesso all&#8217;insegna del &#8220;benaltrismo&#8221;), di certi commentatori maschi davanti alla chiamata di correo della Bravo. E trovo altrettanto significativo il fatto che venga letta come una colpevolizzazione ab origine del genere maschile, invece che come una provocazione a interrogarsi non tanto su quanto ciascuno di noi possa essere connivente con il vecchio puttaniere, ma sulla nostra indisponibilità a vedere una rendita di posizione di genere nella nostra vita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116714</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 10:07:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al volo. In sintonia con Don Cave, Luca e Girolamo.
@Zaub. Sì, il &#039;come&#039; parli per me è importante tanto che a volte tradurre anche nel tono l&#039;esasperazione fa significato.
E per me l&#039;articolo di Anna Bravo significa anche questo: adesso basta con il parlare sulle donne, delle donne, di quello che fanno, di quello che non fanno, di come lo fanno, di dove stanno ecc. ecc. ecc., parlo a te &#039;uomo situato&#039;: &#039;tu&#039; che fai, che pensi, come ti poni ecc. ecc. ecc.?
E&#039; un&#039;interrogazione, sì, e certe volte va fatta. Brusca, ma non ci ho visto malanimo, né dicotomie.
Che poi &#039;Berlusconi&#039; sia un problema della &#039;cultura&#039; è un fatto a cui, secondo me, si arriva anche attraverso l&#039;interrogazione di Anna Bravo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al volo. In sintonia con Don Cave, Luca e Girolamo.<br />
@Zaub. Sì, il &#8216;come&#8217; parli per me è importante tanto che a volte tradurre anche nel tono l&#8217;esasperazione fa significato.<br />
E per me l&#8217;articolo di Anna Bravo significa anche questo: adesso basta con il parlare sulle donne, delle donne, di quello che fanno, di quello che non fanno, di come lo fanno, di dove stanno ecc. ecc. ecc., parlo a te &#8216;uomo situato&#8217;: &#8216;tu&#8217; che fai, che pensi, come ti poni ecc. ecc. ecc.?<br />
E&#8217; un&#8217;interrogazione, sì, e certe volte va fatta. Brusca, ma non ci ho visto malanimo, né dicotomie.<br />
Che poi &#8216;Berlusconi&#8217; sia un problema della &#8216;cultura&#8217; è un fatto a cui, secondo me, si arriva anche attraverso l&#8217;interrogazione di Anna Bravo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116713</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 09:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute in ogni caso si giovava di una quota di privilegio derivata direttamente da un abuso, da uno stupro, da un omicidio». Sono 14 anni che faccio della questione della colpa collettiva un argomento didattico, faccio leggere e commentare Arendt e Jaspers, e non avevo ancora trovato una frase che condensasse con tanta chiarezza, precisione e sinteticità l&#039;intera questione. Mi inchino al collega (e maestro) scrittore, e lo ringrazio per aver dimostrato che la scrittura è, prima di ogni cosa, un fatto etico: chapeau, Luca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute in ogni caso si giovava di una quota di privilegio derivata direttamente da un abuso, da uno stupro, da un omicidio». Sono 14 anni che faccio della questione della colpa collettiva un argomento didattico, faccio leggere e commentare Arendt e Jaspers, e non avevo ancora trovato una frase che condensasse con tanta chiarezza, precisione e sinteticità l&#8217;intera questione. Mi inchino al collega (e maestro) scrittore, e lo ringrazio per aver dimostrato che la scrittura è, prima di ogni cosa, un fatto etico: chapeau, Luca.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luca		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116712</link>

		<dc:creator><![CDATA[luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 09:38:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La questione della colpa collettiva è difficile, spinosa. Dolorosa.
Tuttavia, non può essere derubricata con un&#039;alzata di spalle. Con un &quot;io non c&#039;entro, io non stupro, io non abuso.&quot;
Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute non poteva chiamarsi fuori dall&#039;apartheid e dal regime con uno sbrigativo &quot;io non discrimino, non torturo, non uccido.&quot; Il contesto lo interrogava per via diretta, sempre, molto aldilà dei pur importanti comportamenti personali. Perchè quel contesto forniva circostanze, opportunità, vantaggi, che comunque eccedevano la semplice sfera personale per avere ricadute e ripercussioni sull&#039;intero corpo sociale.
Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute in ogni caso si giovava di una quota di privilegio derivata direttamente da un abuso, da uno stupro, da un omicidio.
I tedeschi, settant&#039;anni dopo, sono ancora lì che ci ragionano sopra.
Un motivo dovrà pur esserci.
L.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione della colpa collettiva è difficile, spinosa. Dolorosa.<br />
Tuttavia, non può essere derubricata con un&#8217;alzata di spalle. Con un &#8220;io non c&#8217;entro, io non stupro, io non abuso.&#8221;<br />
Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute non poteva chiamarsi fuori dall&#8217;apartheid e dal regime con uno sbrigativo &#8220;io non discrimino, non torturo, non uccido.&#8221; Il contesto lo interrogava per via diretta, sempre, molto aldilà dei pur importanti comportamenti personali. Perchè quel contesto forniva circostanze, opportunità, vantaggi, che comunque eccedevano la semplice sfera personale per avere ricadute e ripercussioni sull&#8217;intero corpo sociale.<br />
Un sudafricano bianco liberale e di larghe vedute in ogni caso si giovava di una quota di privilegio derivata direttamente da un abuso, da uno stupro, da un omicidio.<br />
I tedeschi, settant&#8217;anni dopo, sono ancora lì che ci ragionano sopra.<br />
Un motivo dovrà pur esserci.<br />
L.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Don Cave		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/maschile-universale/comment-page-2/#comment-116711</link>

		<dc:creator><![CDATA[Don Cave]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:56:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4363#comment-116711</guid>

					<description><![CDATA[Sinceramente non capisco l&#039;accanimento di molti contro l&#039;articolo di Anna Bravo. C&#039;è un passaggio, in particolare, che chiarisce molto bene la questione:
.
&quot;C´è una responsabilità sovraindividuale - beninteso, non come colpa general/generica o dannazione originaria, ma nel senso in cui la intende Amery: come somma delle azioni e omissioni che contribuiscono a fare (o a lasciar sopravvivere) un clima.&quot;
.
Nessuna &quot;dannazione originaria&quot; che deriverebbe a noi maschi dal solo fatto &quot;di avere un uccello&quot;, come ha detto qualcuno con grande finezza... soltanto la necessità di riconoscere una &quot;responsabilità sovraindividuale&quot;... e riconoscere una responsabilità di questo tipo significa smettere di guardarsi come singoli, e acquisire una percezione di sé, appunto, come gruppo, come genere, con tutto quello che ne consegue.
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Se non interpreto male, quindi, Bravo propone, al pari di molt* altr*, un lavoro sull&#039;immaginario maschile... quel &quot;cambiare le impostazioni&quot; di cui ha parlato WM1.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente non capisco l&#8217;accanimento di molti contro l&#8217;articolo di Anna Bravo. C&#8217;è un passaggio, in particolare, che chiarisce molto bene la questione:<br />
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&#8220;C´è una responsabilità sovraindividuale &#8211; beninteso, non come colpa general/generica o dannazione originaria, ma nel senso in cui la intende Amery: come somma delle azioni e omissioni che contribuiscono a fare (o a lasciar sopravvivere) un clima.&#8221;<br />
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Nessuna &#8220;dannazione originaria&#8221; che deriverebbe a noi maschi dal solo fatto &#8220;di avere un uccello&#8221;, come ha detto qualcuno con grande finezza&#8230; soltanto la necessità di riconoscere una &#8220;responsabilità sovraindividuale&#8221;&#8230; e riconoscere una responsabilità di questo tipo significa smettere di guardarsi come singoli, e acquisire una percezione di sé, appunto, come gruppo, come genere, con tutto quello che ne consegue.<br />
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Se non interpreto male, quindi, Bravo propone, al pari di molt* altr*, un lavoro sull&#8217;immaginario maschile&#8230; quel &#8220;cambiare le impostazioni&#8221; di cui ha parlato WM1.</p>
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