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	Commenti a: MILANO, REGGIO EMILIA: STORIE DI EDUCAZIONE SESSUALE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Lau		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126779</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lau]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 13:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi hanno segnalato questo articolo sull&#039;educazione sessuale a scuola, argomento che trovo importantissimo e che purtroppo spesso è sottovalutato. Io sono stata fortunata, alla mia scuola media, al terzo anno, corso con più incontri con psicologo, ginecologo e facilitatore, bella esperienza ma ora più che mai, troppo tardi e troppo poco. Ecco, sono contenta che ci siano ancora programmi ben fatti e ben gestiti, ancora ovviamente non si sa quanto dureranno, ma davvero qualche incontro in un anno all&#039;interno della carriera scolastica basta? No, assolutamente. Ho poi notato che non si dice niente al liceo, ma come? E&#039; il periodo dove i ragazzi cominciano effettivamente a sperimentare il sesso e non ci sono spazi per informarsi e documentarsi? Quando ero al liceo io erano accadute tante novità: l&#039;introduzione degli anticoncezionali a cerotto, il referendum sulla fecondazione assistita, e nessuno che parlava di questi argomenti, tutto veniva affidato ad un insegnante di religione e potete immaginare il livello dei dibattiti sulla fecondazione e degli anticoncezionali meglio non parlarne. E l&#039;università? Almeno uno sportello informativo? Ci sono moltissimi studenti fuorisede che potrebbero aver bisogno di indirizzi e di informazioni e non le hanno, anche perché con i tagli alla spesa sanitaria molti consultori della asl non sono più a libero accesso come una volta ma dietro ricetta medica (medico che magari hai a km e km da dove studi), se c&#039;è il pronto soccorso ginecologico non lo sanno (e lo paghi), magari non conosci i consultori privati (spesso a pagamento, non sempre laici). Insomma, bisognerebbe differenziare i servizi offerti alle varie fasce scolastiche: è chiaro che i bambini delle elementari necessitano di programmi di promozione diversi da progetti per i liceali o gli universitari, ma fare, progettare, discutere, perché qui davvero ci sono ragazzi che brancolano nel buio più totale in merito a contraccezione e sesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno segnalato questo articolo sull&#8217;educazione sessuale a scuola, argomento che trovo importantissimo e che purtroppo spesso è sottovalutato. Io sono stata fortunata, alla mia scuola media, al terzo anno, corso con più incontri con psicologo, ginecologo e facilitatore, bella esperienza ma ora più che mai, troppo tardi e troppo poco. Ecco, sono contenta che ci siano ancora programmi ben fatti e ben gestiti, ancora ovviamente non si sa quanto dureranno, ma davvero qualche incontro in un anno all&#8217;interno della carriera scolastica basta? No, assolutamente. Ho poi notato che non si dice niente al liceo, ma come? E&#8217; il periodo dove i ragazzi cominciano effettivamente a sperimentare il sesso e non ci sono spazi per informarsi e documentarsi? Quando ero al liceo io erano accadute tante novità: l&#8217;introduzione degli anticoncezionali a cerotto, il referendum sulla fecondazione assistita, e nessuno che parlava di questi argomenti, tutto veniva affidato ad un insegnante di religione e potete immaginare il livello dei dibattiti sulla fecondazione e degli anticoncezionali meglio non parlarne. E l&#8217;università? Almeno uno sportello informativo? Ci sono moltissimi studenti fuorisede che potrebbero aver bisogno di indirizzi e di informazioni e non le hanno, anche perché con i tagli alla spesa sanitaria molti consultori della asl non sono più a libero accesso come una volta ma dietro ricetta medica (medico che magari hai a km e km da dove studi), se c&#8217;è il pronto soccorso ginecologico non lo sanno (e lo paghi), magari non conosci i consultori privati (spesso a pagamento, non sempre laici). Insomma, bisognerebbe differenziare i servizi offerti alle varie fasce scolastiche: è chiaro che i bambini delle elementari necessitano di programmi di promozione diversi da progetti per i liceali o gli universitari, ma fare, progettare, discutere, perché qui davvero ci sono ragazzi che brancolano nel buio più totale in merito a contraccezione e sesso.</p>
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		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126778</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 22:22:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’esperienza di Reggio Emilia è molto simile a quella organizzata nella quinta di mia figlia, salvo per il fatto che nel nostro caso si è trattato di una eccezione e non della regola virtuosa di tutto l’istituto. La situazione a Milano è, purtroppo, quella che descrive Lorella, in molte scuole. C’era un progetto della ASL per le elementari, ora è stato sostituito da una formazione degli insegnanti che ha avuto come risultato la fine, o quasi, di qualunque lavoro serio e diffuso su affettività e sessualità. Ed è una formazione sulla quale ho trovato un articolo, ma non ho notizie più precise. Un fallimento.
Chiaro che se poi gli insegnanti di tutte le materie, anche alle medie o alle superiori, volessero a parlarne da tanti punti di vista, sarebbe una bella cosa. Ma non si può escludere l’intervento di professionisti/e con competenze specifiche. E con progetti che devono e possono benissimo essere condivisibili per persone con posizioni etiche e religiose diverse.
Ho trovato il progetto dell’ASL dell’unico grande comune che, a quanto mi risulta, fa in Italia educazione affettiva, il comune di Trento. Lo segnalo come esempio, e anche perché, leggendolo, mi pare in alcune parti migliorabile – ad esempio per quanto riguarda l’età di riferimento per cominciare a parlarne, ma non solo. Non so quanto mi piaccia poi l’idea di un ente unico, forse sarebbe meglio un patrocinio del Comune e la segnalazione di una serie di scuole e associazioni alle quali rivolgersi per i corsi, tenendo conto del fatto che i fondi non sono facili da trovare al momento, e quando i corsi si tengono, spesso vengono pagati grazie ai contributi “volontari” dei genitori.
Ecco il corso che si tiene a Trento: http://www.apss.tn.it/public/allegati/DOC_617929_0.pdf
Mi auguro che sarà possibile, qui o altrove, scambiarci informazioni sui progetti che riusciremo, io spero, a far nascere in diversi comuni. Quella del patrocinio è un’idea per aggirare le resistenze di alcuni dirigenti e diffondere informazioni sull’importanza di questi corsi, ma ovviamente ci saranno anche altre possibilità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’esperienza di Reggio Emilia è molto simile a quella organizzata nella quinta di mia figlia, salvo per il fatto che nel nostro caso si è trattato di una eccezione e non della regola virtuosa di tutto l’istituto. La situazione a Milano è, purtroppo, quella che descrive Lorella, in molte scuole. C’era un progetto della ASL per le elementari, ora è stato sostituito da una formazione degli insegnanti che ha avuto come risultato la fine, o quasi, di qualunque lavoro serio e diffuso su affettività e sessualità. Ed è una formazione sulla quale ho trovato un articolo, ma non ho notizie più precise. Un fallimento.<br />
Chiaro che se poi gli insegnanti di tutte le materie, anche alle medie o alle superiori, volessero a parlarne da tanti punti di vista, sarebbe una bella cosa. Ma non si può escludere l’intervento di professionisti/e con competenze specifiche. E con progetti che devono e possono benissimo essere condivisibili per persone con posizioni etiche e religiose diverse.<br />
Ho trovato il progetto dell’ASL dell’unico grande comune che, a quanto mi risulta, fa in Italia educazione affettiva, il comune di Trento. Lo segnalo come esempio, e anche perché, leggendolo, mi pare in alcune parti migliorabile – ad esempio per quanto riguarda l’età di riferimento per cominciare a parlarne, ma non solo. Non so quanto mi piaccia poi l’idea di un ente unico, forse sarebbe meglio un patrocinio del Comune e la segnalazione di una serie di scuole e associazioni alle quali rivolgersi per i corsi, tenendo conto del fatto che i fondi non sono facili da trovare al momento, e quando i corsi si tengono, spesso vengono pagati grazie ai contributi “volontari” dei genitori.<br />
Ecco il corso che si tiene a Trento: <a href="http://www.apss.tn.it/public/allegati/DOC_617929_0.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.apss.tn.it/public/allegati/DOC_617929_0.pdf</a><br />
Mi auguro che sarà possibile, qui o altrove, scambiarci informazioni sui progetti che riusciremo, io spero, a far nascere in diversi comuni. Quella del patrocinio è un’idea per aggirare le resistenze di alcuni dirigenti e diffondere informazioni sull’importanza di questi corsi, ma ovviamente ci saranno anche altre possibilità.</p>
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		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126777</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 22:01:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@# in linea molto  generale la disponibilità dei beni  si può considerare una buona cosa, riportata  in ambito pedagogico però  il discorso cambia  molto, perché qui è necessario costruire  nell’individuo la capacità di corretto utilizzo di questi beni. Ho citato prima l’alimentazione; i bambini che non hanno cibo a sufficienza vivono un dramma , ragazzi lasciati soli in casa con il frigorifero a disposizione o con macchinette che erogano patatine e cioccolata a piacimento, possono comunque andare incontro a problemi,  diversi, ma  a volte anche  più gravi del denutrimento.
Il collegamento sesso merce può darsi sia una  mia interpretazione, forse favorita dalle migliaia di messaggi pubblicitari in cui cè questa sovrapposizione, ma   per rispondere anche a Francesca, non è dato solo dal fatto che i preservativi si pagano, quanto appunto dalla  eccessiva pervasività  del messaggio. Aggiungo che non troverei niente di male, se prima di usare un preservativo una ragazzina ne parlasse con la mamma o col &quot;vecchio farmacista suo amico, invece di lasciarla sola davanti a una macchinetta.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@# in linea molto  generale la disponibilità dei beni  si può considerare una buona cosa, riportata  in ambito pedagogico però  il discorso cambia  molto, perché qui è necessario costruire  nell’individuo la capacità di corretto utilizzo di questi beni. Ho citato prima l’alimentazione; i bambini che non hanno cibo a sufficienza vivono un dramma , ragazzi lasciati soli in casa con il frigorifero a disposizione o con macchinette che erogano patatine e cioccolata a piacimento, possono comunque andare incontro a problemi,  diversi, ma  a volte anche  più gravi del denutrimento.<br />
Il collegamento sesso merce può darsi sia una  mia interpretazione, forse favorita dalle migliaia di messaggi pubblicitari in cui cè questa sovrapposizione, ma   per rispondere anche a Francesca, non è dato solo dal fatto che i preservativi si pagano, quanto appunto dalla  eccessiva pervasività  del messaggio. Aggiungo che non troverei niente di male, se prima di usare un preservativo una ragazzina ne parlasse con la mamma o col &#8220;vecchio farmacista suo amico, invece di lasciarla sola davanti a una macchinetta.<br />
ciao,k.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: francesca violi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126776</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 18:45:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ k: Non credo che il distributore di preservativi a scuola sia pensato in questo caso per l&#039;uso immediato, tipo mi scappa da trombare tra fisica e latino. Forse si è pensato che per un adolescente che ne abbia necessità, tra chiederli al vecchio farmacista del quartiere amico di mamma o andare apposta al supermercato, sia più semplice procuraseli così...Né temo sia la disponibilità di preservativi a far insorgere il bisogno di sesso a degli adolescenti. In Italia al contrario i rapporti non protetti tra i ragazzi sono superdiffusi.
(Poi sinceramente non capisco in questo caso il collegamento tra sesso e consumo: qualsiasi anticoncezonale è a pagamento, dunque non bisogna usarli?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ k: Non credo che il distributore di preservativi a scuola sia pensato in questo caso per l&#8217;uso immediato, tipo mi scappa da trombare tra fisica e latino. Forse si è pensato che per un adolescente che ne abbia necessità, tra chiederli al vecchio farmacista del quartiere amico di mamma o andare apposta al supermercato, sia più semplice procuraseli così&#8230;Né temo sia la disponibilità di preservativi a far insorgere il bisogno di sesso a degli adolescenti. In Italia al contrario i rapporti non protetti tra i ragazzi sono superdiffusi.<br />
(Poi sinceramente non capisco in questo caso il collegamento tra sesso e consumo: qualsiasi anticoncezonale è a pagamento, dunque non bisogna usarli?)</p>
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		<title>
		Di: #...		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126775</link>

		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 18:02:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ k.
Il fatto è che l&#039;immaginario è spesso alimentato e costruito anche da chi ne parla. In questo caso l&#039;idea di sesso come merce è più immaginaria che reale, e pensata come reale da chi pensa che faccia parte dell&#039;immaginario collettivo, e invece esiste più nei discorsi. Che il sesso si possa pagare non ne fa una merce, e un distributore di preservativi può far pensare al sesso, ma non può portare al collegamento sesso-merce. Il preservativo è merce. Il collegamento lo si stabilisce se c&#039;è un pregiudizio di partenza, appunto l&#039;idea sesso-merce. Ma da dove nasce quest&#039;idea? E soprattutto a chi appartiene, cioè chi è che si comporta avendo in testa quest&#039;idea? Siamo sicuri che stiamo pensando alle persone giuste?
Io non saprei dire se i distributori di preservativi siano una buona idea, una cattiva idea, o un&#039;idea più o meno neutra. Non saprei neanche da quale punto di vista giudicarli. Però per esempio, rientrando la contraccezione in un contesto di salute sociale, può rientrare in un ambito di pubblica sicurezza, e magari non è buona cosa che siano merce, ma che siano forniti a chi ne ha bisogno, ad un prezzo che copra solo i costi di produzione. Magari potrebbero darli gratis a chi ha la media dell&#039;8.
È un problema pensare che i beni di consumo siano sempre disponibili, ammesso che qualcuno lo pensi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ k.<br />
Il fatto è che l&#8217;immaginario è spesso alimentato e costruito anche da chi ne parla. In questo caso l&#8217;idea di sesso come merce è più immaginaria che reale, e pensata come reale da chi pensa che faccia parte dell&#8217;immaginario collettivo, e invece esiste più nei discorsi. Che il sesso si possa pagare non ne fa una merce, e un distributore di preservativi può far pensare al sesso, ma non può portare al collegamento sesso-merce. Il preservativo è merce. Il collegamento lo si stabilisce se c&#8217;è un pregiudizio di partenza, appunto l&#8217;idea sesso-merce. Ma da dove nasce quest&#8217;idea? E soprattutto a chi appartiene, cioè chi è che si comporta avendo in testa quest&#8217;idea? Siamo sicuri che stiamo pensando alle persone giuste?<br />
Io non saprei dire se i distributori di preservativi siano una buona idea, una cattiva idea, o un&#8217;idea più o meno neutra. Non saprei neanche da quale punto di vista giudicarli. Però per esempio, rientrando la contraccezione in un contesto di salute sociale, può rientrare in un ambito di pubblica sicurezza, e magari non è buona cosa che siano merce, ma che siano forniti a chi ne ha bisogno, ad un prezzo che copra solo i costi di produzione. Magari potrebbero darli gratis a chi ha la media dell&#8217;8.<br />
È un problema pensare che i beni di consumo siano sempre disponibili, ammesso che qualcuno lo pensi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126774</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 17:07:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@#
In effetti è una questione filosofica difficile, quella della costruzione dell’immaginario e della trasmissione delle idee. Comunqe qui su lipperatura ne viene parlato spesso, ricordi per esempio la polemica sulla foto premiata al wordpress,  che rappresentava una donna velata che assiste  un ferito,, e qui, da alcune avanguardie”  ritenuta colpevole di reiterare nell’immaginario  lo stereotipo della  donna capace di curare..
Con i distributori automatici in effetti come dici te,  la situazione è diversa  ma forse peggiore, perché oltre al piano simbolico   si entra direttamente nei meccanismi di comportamento quotidiano.  Pensa per esempio  distributori di merendine  con cui si offre cibo, ma anche  l’idea  di cibo  sempre  disponibile, in ogni  momento,   il che tende a far perdere ai ragazzi e la capacità fondamentale di gestire il proprio appetito,  e così tra i giovani  aumentano i vari tipi di disturbi alimentari .
Con i distributori automatici di preservativi penso sia  un po’ lo stesso
Ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@#<br />
In effetti è una questione filosofica difficile, quella della costruzione dell’immaginario e della trasmissione delle idee. Comunqe qui su lipperatura ne viene parlato spesso, ricordi per esempio la polemica sulla foto premiata al wordpress,  che rappresentava una donna velata che assiste  un ferito,, e qui, da alcune avanguardie”  ritenuta colpevole di reiterare nell’immaginario  lo stereotipo della  donna capace di curare..<br />
Con i distributori automatici in effetti come dici te,  la situazione è diversa  ma forse peggiore, perché oltre al piano simbolico   si entra direttamente nei meccanismi di comportamento quotidiano.  Pensa per esempio  distributori di merendine  con cui si offre cibo, ma anche  l’idea  di cibo  sempre  disponibile, in ogni  momento,   il che tende a far perdere ai ragazzi e la capacità fondamentale di gestire il proprio appetito,  e così tra i giovani  aumentano i vari tipi di disturbi alimentari .<br />
Con i distributori automatici di preservativi penso sia  un po’ lo stesso<br />
Ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sabbry		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126773</link>

		<dc:creator><![CDATA[sabbry]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 13:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[avete per caso letto del caso dei due 15enni accusati di aver fatto sesso in una scuola a Bassano? Non ho mai approfondito la notizia avendo provato fastidio gia&#039; solo nel leggere i titoli dei giornali...addirittura rainews ha dedicato attenzione al caso  visto che la ragazza ha ricevuto la pena piu&#039; pesante: 3 giorni di espulsione contro uno soltanto del ragazzo.
bene, mi sono appena imbattuta nella lettera dei rappresentanti dell&#039;einaudi - l&#039;istituto scolastico in questione - a risposta di quanto sia stato detto dai media fino ad oggi circa l&#039;accaduto.
vale la pena leggerla.
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=182826&#038;sez=LAPOSTADEILETTORI
io non sono una professionista del settore ma vi chiedo che risposta seriamente educativa si puo&#039; costruire in questo caso?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>avete per caso letto del caso dei due 15enni accusati di aver fatto sesso in una scuola a Bassano? Non ho mai approfondito la notizia avendo provato fastidio gia&#8217; solo nel leggere i titoli dei giornali&#8230;addirittura rainews ha dedicato attenzione al caso  visto che la ragazza ha ricevuto la pena piu&#8217; pesante: 3 giorni di espulsione contro uno soltanto del ragazzo.<br />
bene, mi sono appena imbattuta nella lettera dei rappresentanti dell&#8217;einaudi &#8211; l&#8217;istituto scolastico in questione &#8211; a risposta di quanto sia stato detto dai media fino ad oggi circa l&#8217;accaduto.<br />
vale la pena leggerla.<br />
<a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=182826&#038;sez=LAPOSTADEILETTORI" rel="nofollow ugc">http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=182826&#038;sez=LAPOSTADEILETTORI</a><br />
io non sono una professionista del settore ma vi chiedo che risposta seriamente educativa si puo&#8217; costruire in questo caso?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: #...		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126772</link>

		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 20:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ k.
a parte che la scuola a una certa chiude, un distributore non trasmette nessuna idea ( che non sarebbe neanche male ).
é in generale difficile presumere gli effetti sull&#039;immaginario degli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ k.<br />
a parte che la scuola a una certa chiude, un distributore non trasmette nessuna idea ( che non sarebbe neanche male ).<br />
é in generale difficile presumere gli effetti sull&#8217;immaginario degli altri.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luziferszorn		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126771</link>

		<dc:creator><![CDATA[luziferszorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 18:53:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;opposizione della chiesa è di natura ideologico-conservativa. Non inventiamoci palle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;opposizione della chiesa è di natura ideologico-conservativa. Non inventiamoci palle.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/milano-reggio-emilia-storie-di-educazione-sessuale/comment-page-1/#comment-126770</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 17:55:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5103#comment-126770</guid>

					<description><![CDATA[Ho qualche dubbio  su cosa si intenda per educazione sessuale su lipperatura, in sintesi mi pare che qui principalmente  la si voglia svuotare  il più possibile da qualsiasi afferenza con   la maternità..magari in seguito verrà spiegata meglio. Comunque per rimanere su questioni più semplici e chiare, nell’articolo  più sotto linkato da  repubblica,  si porta come esempio virtuoso il famoso liceo di Roma dove è stato installato il distributore di preservativi. Grande evento che oltre a scandalizzare i porporati, ha come conseguenza sull’immaginario  quella di trasmettere l’idea che il sesso come qualsiasi altro bene di consumo deve essere disponibile in qualsiasi momento 24 ore su 24, ricreazione compresa. Come l’acquisto di merce non deve essere differito dal desiderio  ,  è un Diritto del  consumatore, magari se un giorno qualche studentessa resterà in cinta potrà sempre  fare causa al provveditorato perché la macchinetta  in quel momento non erogava.
Educare e informare penso sia giusto , ma la Chiesa Cattolica giustamente fa bene ad opporsi  a  queste trovate becere e a  quest’idea della sessualità .
Ciao,k]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho qualche dubbio  su cosa si intenda per educazione sessuale su lipperatura, in sintesi mi pare che qui principalmente  la si voglia svuotare  il più possibile da qualsiasi afferenza con   la maternità..magari in seguito verrà spiegata meglio. Comunque per rimanere su questioni più semplici e chiare, nell’articolo  più sotto linkato da  repubblica,  si porta come esempio virtuoso il famoso liceo di Roma dove è stato installato il distributore di preservativi. Grande evento che oltre a scandalizzare i porporati, ha come conseguenza sull’immaginario  quella di trasmettere l’idea che il sesso come qualsiasi altro bene di consumo deve essere disponibile in qualsiasi momento 24 ore su 24, ricreazione compresa. Come l’acquisto di merce non deve essere differito dal desiderio  ,  è un Diritto del  consumatore, magari se un giorno qualche studentessa resterà in cinta potrà sempre  fare causa al provveditorato perché la macchinetta  in quel momento non erogava.<br />
Educare e informare penso sia giusto , ma la Chiesa Cattolica giustamente fa bene ad opporsi  a  queste trovate becere e a  quest’idea della sessualità .<br />
Ciao,k</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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