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	Commenti a: MIMESIS, AGON, ALEA, ILINX	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Davide		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2013 12:39:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando si esprimeva sul tema della reversibilità del linguaggio, dei codici e dei significati non mi è sembrato che Baudrillard scambiasse le metafore per rappresentazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si esprimeva sul tema della reversibilità del linguaggio, dei codici e dei significati non mi è sembrato che Baudrillard scambiasse le metafore per rappresentazioni.</p>
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		Di: Lorenzo Gasparrini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Gasparrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 09:34:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa intervista mi lascia i dubbi che ho da sempre su Baudrillard. Provo a riassumerli così: scambia un po&#039; troppo facilmente le metafore per rappresentazioni. E le sue parole tentano di trasformare la metafora in uno strumento di conoscenza - ma non lo è. Può solo farla iniziare, poi ci devi mettere il corpo, se no non funziona. I suoi testi sono di profonda e cogente critica, ma gli manca sempre troppa &quot;pars construens&quot;, e alla fine ti lascia il sapore di un raffinato cinismo. Va letto insieme a qualcun altro, o fa troppo male :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa intervista mi lascia i dubbi che ho da sempre su Baudrillard. Provo a riassumerli così: scambia un po&#8217; troppo facilmente le metafore per rappresentazioni. E le sue parole tentano di trasformare la metafora in uno strumento di conoscenza &#8211; ma non lo è. Può solo farla iniziare, poi ci devi mettere il corpo, se no non funziona. I suoi testi sono di profonda e cogente critica, ma gli manca sempre troppa &#8220;pars construens&#8221;, e alla fine ti lascia il sapore di un raffinato cinismo. Va letto insieme a qualcun altro, o fa troppo male 🙂</p>
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		Di: Valberici		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valberici]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 08:12:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io credo che il tempo non esista, sia solo un tentativo dell&#039;uomo di interpretare la realtà, il circostante. Non esiste un &quot;accaduto prima&quot;o un &quot;accaduto dopo&quot;, esistono punti nello spazio e l&#039;uomo non è in grado di gestirli, trovarli e dare loro l&#039;attributo dell&#039;esistenza senza stabilire coordinate, salvo poi scoprire contraddizioni e indeterminazioni. Così crea macchine che lavorano per approssimazione e che devono per questo necessariamente scomporre e frammentare. Questo comporta la ricerca di velocità di calcolo, velocità intesa come capacità di frattalizzare, se vogliamo usare questo termine.
Questo significa che una società reale e un virtuale, che si basano o addirittura sono creati dalle macchine, diventano progressivamente sempre più veloci e frammentati. Lo possiamo notare nell&#039;accelerazione della comunicazione, con scritture abbreviate, con contatti veloci con molte persone, con la fruizioni di grandi quantità di contenuti brevi. Viene così a ridursi progressivamente la capacità di riflessione e l&#039;interpretazione del &quot;tutto&quot;, a vantaggio della schematicità e della somma di particolari. Ma l&#039;uomo non è una macchina, e così questa velocità e frattalizzazione confligge pesantemente con le nostra emotività, con il nostro immaginario e con i nostri vecchi archetipi. Io credo che il futuro porterà un collasso della comunicazione, causato dalla progressiva perdita di empatia. A meno che non intervengano guerre tra le grandi potenze, ma non vorrei casaleggiare troppo e qui mi fermo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che il tempo non esista, sia solo un tentativo dell&#8217;uomo di interpretare la realtà, il circostante. Non esiste un &#8220;accaduto prima&#8221;o un &#8220;accaduto dopo&#8221;, esistono punti nello spazio e l&#8217;uomo non è in grado di gestirli, trovarli e dare loro l&#8217;attributo dell&#8217;esistenza senza stabilire coordinate, salvo poi scoprire contraddizioni e indeterminazioni. Così crea macchine che lavorano per approssimazione e che devono per questo necessariamente scomporre e frammentare. Questo comporta la ricerca di velocità di calcolo, velocità intesa come capacità di frattalizzare, se vogliamo usare questo termine.<br />
Questo significa che una società reale e un virtuale, che si basano o addirittura sono creati dalle macchine, diventano progressivamente sempre più veloci e frammentati. Lo possiamo notare nell&#8217;accelerazione della comunicazione, con scritture abbreviate, con contatti veloci con molte persone, con la fruizioni di grandi quantità di contenuti brevi. Viene così a ridursi progressivamente la capacità di riflessione e l&#8217;interpretazione del &#8220;tutto&#8221;, a vantaggio della schematicità e della somma di particolari. Ma l&#8217;uomo non è una macchina, e così questa velocità e frattalizzazione confligge pesantemente con le nostra emotività, con il nostro immaginario e con i nostri vecchi archetipi. Io credo che il futuro porterà un collasso della comunicazione, causato dalla progressiva perdita di empatia. A meno che non intervengano guerre tra le grandi potenze, ma non vorrei casaleggiare troppo e qui mi fermo.</p>
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