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	Commenti a: NICLA VASSALLO SU SIMONE DE BEAUVOIR	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Francesca		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97506</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 18:26:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto questo articolo di Nicla Vassallo soltanto ora e ho avuto modo di leggerne un altro da lei scritto a seguito dei commenti &quot;aspri&quot; su questo blog. Premetto che ho solo 18 anni, finisco quest&#039; anno il liceo e non sono laureata in filosofia. Tuttavia leggo Simone de Beauvoir già da qualche anno ed ho preso in considerazione quasi tutte le sue opere. Quando la Vassallo, di cui devo ammettere per onestà e per mia ignoranza, di non aver mai sentito parlare prima, scrive &quot;C&#039;è una presunzione in lei che è lungi da me&quot;, sorge in me il dubbio che lei ci vivesse gomito a gomito con Simone, per poter affermare con tanta sicurezza e stizza una cosa simile. Le argomentazioni che lei, l&#039; unica forse ad usare davvero un tono arrogante, adduce non sono quelle di una persona capace di una critica ragionevole, onesta, costruttiva, che riconosce la portata dell&#039; altrui pensiero, ma di una donna risentita perchè toccata nel vivo da affermazioni della De Beauvoir, per altro estrapolate in modo impietoso dal contesto. Molte delle citazioni riportate, secondo una manipolazione ormai divenuta cosueta e le cui potenzialità alla Vassallo non sfuggono, se avulse dal brano del quale fanno parte rischiano di essere fraintese da chi non conosce bene il pensiero di Simone e non lo sa giudicare senza pregiudizi.
Non mi soffermo neppure a dire quanto sia pietoso e triste leggere le righe di una che si dice filosofa, la Vassallo, e che per darsi una qualche importanza o per autoconvincere se stessa del proprio valore intellettuale, è costretta ad offendere una donna che ha vissuto la sua vita davvero nel segno della filosofia, dello studio, della ricerca, dell&#039; impegno. La Vassallo parla di Parigi, delle pose degli intellettuali nei caffè, quasi fosse un disvalore interessarsi all&#039; esistenzialismo piuttosto che ad altre filosofie più &quot;impegnate e altisonanti&quot;, quando lei per prima ha, a mio avviso, scelto di scrivere la sua filippica contro la De Beauvoir per dar sfoggio al suo poter permettersi di inveire anche su quest&#039; argomento molto &quot;raffinato e cerebrale&quot;. Quando ho letto l&#039;articolo ho pensato a come sia un peccato che tanto coraggio e tanta superbia siano maturati solo ora nella Vassallo. Avrei letto con piacere una risposta di Simone de Beauvoir a queste righe. Io non ho i mezzi per confutare con obiettività quanto lei scrive, ma chi ha letto Simone di sicuro sa come lei fosse precisa, sensibile, attenta nel porsi le questioni e nel darsi delle risposte.
Per quanto riguarda la monomania per Virginia woolf, non credo che, in base ai propri umori e alle proprie preferenze della giovinezza, ci si possa permettere di rifiutare in blocco l&#039; opera di qualcuno che non sia il nostro faro, il nostro maestro. Anche io, personalmente, non condivido le idee di alcuni pensatori, ma cerco di comprendere ugualmente la portata del loro pensiero, che sicuramente ha influenzato in qualche modo alcuni aspetti della nostra cultura.
Io credo che quando una scrittrice riesce a dare qualcosa a qualcuno, fosse anche la sua vicina di casa, con le sue parole, non lo ha fatto inutilmente, ma ha aperto nuovi orizzonti. Per me Simone ha fatto molto più di questo.
In conclusione, invito anche a rivedere i rapporti tra lei e Sartre e ad informarsi meglio, prima di insinuare del torbido dove c&#039;è solo un rapporto umano tra due persone, imperfetto forse, ma vero e non blasfemo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto questo articolo di Nicla Vassallo soltanto ora e ho avuto modo di leggerne un altro da lei scritto a seguito dei commenti &#8220;aspri&#8221; su questo blog. Premetto che ho solo 18 anni, finisco quest&#8217; anno il liceo e non sono laureata in filosofia. Tuttavia leggo Simone de Beauvoir già da qualche anno ed ho preso in considerazione quasi tutte le sue opere. Quando la Vassallo, di cui devo ammettere per onestà e per mia ignoranza, di non aver mai sentito parlare prima, scrive &#8220;C&#8217;è una presunzione in lei che è lungi da me&#8221;, sorge in me il dubbio che lei ci vivesse gomito a gomito con Simone, per poter affermare con tanta sicurezza e stizza una cosa simile. Le argomentazioni che lei, l&#8217; unica forse ad usare davvero un tono arrogante, adduce non sono quelle di una persona capace di una critica ragionevole, onesta, costruttiva, che riconosce la portata dell&#8217; altrui pensiero, ma di una donna risentita perchè toccata nel vivo da affermazioni della De Beauvoir, per altro estrapolate in modo impietoso dal contesto. Molte delle citazioni riportate, secondo una manipolazione ormai divenuta cosueta e le cui potenzialità alla Vassallo non sfuggono, se avulse dal brano del quale fanno parte rischiano di essere fraintese da chi non conosce bene il pensiero di Simone e non lo sa giudicare senza pregiudizi.<br />
Non mi soffermo neppure a dire quanto sia pietoso e triste leggere le righe di una che si dice filosofa, la Vassallo, e che per darsi una qualche importanza o per autoconvincere se stessa del proprio valore intellettuale, è costretta ad offendere una donna che ha vissuto la sua vita davvero nel segno della filosofia, dello studio, della ricerca, dell&#8217; impegno. La Vassallo parla di Parigi, delle pose degli intellettuali nei caffè, quasi fosse un disvalore interessarsi all&#8217; esistenzialismo piuttosto che ad altre filosofie più &#8220;impegnate e altisonanti&#8221;, quando lei per prima ha, a mio avviso, scelto di scrivere la sua filippica contro la De Beauvoir per dar sfoggio al suo poter permettersi di inveire anche su quest&#8217; argomento molto &#8220;raffinato e cerebrale&#8221;. Quando ho letto l&#8217;articolo ho pensato a come sia un peccato che tanto coraggio e tanta superbia siano maturati solo ora nella Vassallo. Avrei letto con piacere una risposta di Simone de Beauvoir a queste righe. Io non ho i mezzi per confutare con obiettività quanto lei scrive, ma chi ha letto Simone di sicuro sa come lei fosse precisa, sensibile, attenta nel porsi le questioni e nel darsi delle risposte.<br />
Per quanto riguarda la monomania per Virginia woolf, non credo che, in base ai propri umori e alle proprie preferenze della giovinezza, ci si possa permettere di rifiutare in blocco l&#8217; opera di qualcuno che non sia il nostro faro, il nostro maestro. Anche io, personalmente, non condivido le idee di alcuni pensatori, ma cerco di comprendere ugualmente la portata del loro pensiero, che sicuramente ha influenzato in qualche modo alcuni aspetti della nostra cultura.<br />
Io credo che quando una scrittrice riesce a dare qualcosa a qualcuno, fosse anche la sua vicina di casa, con le sue parole, non lo ha fatto inutilmente, ma ha aperto nuovi orizzonti. Per me Simone ha fatto molto più di questo.<br />
In conclusione, invito anche a rivedere i rapporti tra lei e Sartre e ad informarsi meglio, prima di insinuare del torbido dove c&#8217;è solo un rapporto umano tra due persone, imperfetto forse, ma vero e non blasfemo.</p>
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		<title>
		Di: Elisa Sanacore		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97505</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elisa Sanacore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:23:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono imbattuta in questa pagina a più di un anno di distanza dall&#039;ultimo commento. Anche se in ritardo vorrei dire qualcosa, visto che questi temi sono ever green.
Non voglio analizzare punto per punto tutti i vari aspetti della questione emersi non solo nell&#039;articolo della Vassallo, ma anche nei commenti. Non sono qui per &quot;farlo a polpette&quot;. Quello che voglio fare è una considerazione molto generale, una considerazione di metodo, diciamo, di approccio alla realtà e all&#039;altro/a.
La vita e la formazione di ognuno di noi sono fatti di incontri. A partire da questi incontri, positivi o negativi che siano, noi diventiamo una &quot;cosa&quot; piuttosto che un&#039;altra. Gli incontri entrano in relazione con quella che è la nostra storia personale nella sua complessità e conseguentemente ci avvicinano o ci allontanano dalle cose nuove che giorno per giorno possiamo incontrare.
E&#039; sempre e solo una questione di preferenze, alla fine, di gusti, di estetica.
Voglio dire: se a me &quot;piace&quot; più di altre la de Beauvoir un motivo, sotto sotto c&#039;è, una &quot;causa&quot; c&#039;è, una circostanza, un clima emotivo, un&#039;affinità e un incontro ci sono.
Se alla Vassallo &quot;piace&quot; più di altre la Woolf, anche per lei un motivo, sotto sotto c&#039;è, anche per lei sicuramente ci sarà stata una circostanza, un clima emotivo, un&#039;affinità e un incontro.
Queste sono &quot;forme di innamoramento&quot; e in tal modo vanno trattate.
L&#039;errore, semmai è quello di tentare a posteriori di &quot;giustificare razionalmente l&#039;innamoramento&quot;, rivestendo un evento esistenziale con una veste logico-teorica, costruendo dei presupposti filosofici, degli a-priori. dai quali facciamo discendere le nostre teorie, pro o contro una tesi/persona piuttosto che l&#039;altra.
Se si parla di uno stato di innamoramento è inevitabile la passionalità, la veemenza nel difendere il proprio &quot;oggetto d&#039;amore&quot; e screditare gli altri.
L&#039;onestà intellettuale è lo strumento che potrebbe salvarci dai &quot;delitti passionali&quot;.
Come ha sottolineato Gabriella, perché non vedere nelle grandi donne del Novecento, che sia de Beauvoir, o Woolf, o Sontag, o Arendt, o Yourcenar, o Weil, o moltissime altre, perché non vedere la positività dei loro contributi? Perché, è vero che una può sentirsi più affine a una pensatrice piuttosto che ad un&#039;altra, ma questo non significa che le altre abbiano detto sempre e solo castronate. Ognuna ha detto qualcosa di intelligente e di utile per le altre donne (e anche uomini forse). Cerchiamo questo qualcosa e smettiamo ci nasconderci sotto un&#039;apparato intellettualistico, nella ricerca sfrenata della coerenza nell&#039;altra, quando si sa benissimo che nessuno è coerente a se stesso se non nel desiderio di esserlo (quando c&#039;è) e che la coerenza non è una &quot;cosa&quot; che si definisce a tavolino, ma è un percorso esistenziale.
Come si suol dire, si cambia nella vita, quindi anche le idee cambiano, si approfondiscono, si modificano, anche e proprio in base agli incontri, più o meno passionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono imbattuta in questa pagina a più di un anno di distanza dall&#8217;ultimo commento. Anche se in ritardo vorrei dire qualcosa, visto che questi temi sono ever green.<br />
Non voglio analizzare punto per punto tutti i vari aspetti della questione emersi non solo nell&#8217;articolo della Vassallo, ma anche nei commenti. Non sono qui per &#8220;farlo a polpette&#8221;. Quello che voglio fare è una considerazione molto generale, una considerazione di metodo, diciamo, di approccio alla realtà e all&#8217;altro/a.<br />
La vita e la formazione di ognuno di noi sono fatti di incontri. A partire da questi incontri, positivi o negativi che siano, noi diventiamo una &#8220;cosa&#8221; piuttosto che un&#8217;altra. Gli incontri entrano in relazione con quella che è la nostra storia personale nella sua complessità e conseguentemente ci avvicinano o ci allontanano dalle cose nuove che giorno per giorno possiamo incontrare.<br />
E&#8217; sempre e solo una questione di preferenze, alla fine, di gusti, di estetica.<br />
Voglio dire: se a me &#8220;piace&#8221; più di altre la de Beauvoir un motivo, sotto sotto c&#8217;è, una &#8220;causa&#8221; c&#8217;è, una circostanza, un clima emotivo, un&#8217;affinità e un incontro ci sono.<br />
Se alla Vassallo &#8220;piace&#8221; più di altre la Woolf, anche per lei un motivo, sotto sotto c&#8217;è, anche per lei sicuramente ci sarà stata una circostanza, un clima emotivo, un&#8217;affinità e un incontro.<br />
Queste sono &#8220;forme di innamoramento&#8221; e in tal modo vanno trattate.<br />
L&#8217;errore, semmai è quello di tentare a posteriori di &#8220;giustificare razionalmente l&#8217;innamoramento&#8221;, rivestendo un evento esistenziale con una veste logico-teorica, costruendo dei presupposti filosofici, degli a-priori. dai quali facciamo discendere le nostre teorie, pro o contro una tesi/persona piuttosto che l&#8217;altra.<br />
Se si parla di uno stato di innamoramento è inevitabile la passionalità, la veemenza nel difendere il proprio &#8220;oggetto d&#8217;amore&#8221; e screditare gli altri.<br />
L&#8217;onestà intellettuale è lo strumento che potrebbe salvarci dai &#8220;delitti passionali&#8221;.<br />
Come ha sottolineato Gabriella, perché non vedere nelle grandi donne del Novecento, che sia de Beauvoir, o Woolf, o Sontag, o Arendt, o Yourcenar, o Weil, o moltissime altre, perché non vedere la positività dei loro contributi? Perché, è vero che una può sentirsi più affine a una pensatrice piuttosto che ad un&#8217;altra, ma questo non significa che le altre abbiano detto sempre e solo castronate. Ognuna ha detto qualcosa di intelligente e di utile per le altre donne (e anche uomini forse). Cerchiamo questo qualcosa e smettiamo ci nasconderci sotto un&#8217;apparato intellettualistico, nella ricerca sfrenata della coerenza nell&#8217;altra, quando si sa benissimo che nessuno è coerente a se stesso se non nel desiderio di esserlo (quando c&#8217;è) e che la coerenza non è una &#8220;cosa&#8221; che si definisce a tavolino, ma è un percorso esistenziale.<br />
Come si suol dire, si cambia nella vita, quindi anche le idee cambiano, si approfondiscono, si modificano, anche e proprio in base agli incontri, più o meno passionali.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97504</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 11:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi accodo a Jaffier nel denunciare il mio senso di disagio e di inadeguatezza a leggere certe discussioni, e sentirmici pure parecchio stupida.
Ho sempre trovato, non so perché,  Simone De Bouvoir algidamente antipatica e, nonostante questo, trovo innegabile l&#039;indotto positivo (determinante?) che ha avuto sulle donne di una certa generazione, indipendentemente dalla qualità &#039;oggettiva&#039; del suo pensiero.
Non ho tempo di leggere l&#039;articolo di Nicla Vassallo, ma non credo mi scandalizzerò.
Da uno sguardo dato al volo mi ha ricordato certe riflessioni di bell hooks in &#039;Elogio del margine&#039;. E bell hooks per quel che mi riguarda personalmente,  è stata decisamente più significativa di Simone de Bouvoir.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi accodo a Jaffier nel denunciare il mio senso di disagio e di inadeguatezza a leggere certe discussioni, e sentirmici pure parecchio stupida.<br />
Ho sempre trovato, non so perché,  Simone De Bouvoir algidamente antipatica e, nonostante questo, trovo innegabile l&#8217;indotto positivo (determinante?) che ha avuto sulle donne di una certa generazione, indipendentemente dalla qualità &#8216;oggettiva&#8217; del suo pensiero.<br />
Non ho tempo di leggere l&#8217;articolo di Nicla Vassallo, ma non credo mi scandalizzerò.<br />
Da uno sguardo dato al volo mi ha ricordato certe riflessioni di bell hooks in &#8216;Elogio del margine&#8217;. E bell hooks per quel che mi riguarda personalmente,  è stata decisamente più significativa di Simone de Bouvoir.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97503</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 08:36:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Adesso qualche titolo l&#039;ho aggiunto alla lista dei romanzi scritti da donne.
Titoli validi.
Vedi, Claudia, basta avere solo un minimo di pazienza. E un buon amico o una buona amica che ti sappiano consigliare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso qualche titolo l&#8217;ho aggiunto alla lista dei romanzi scritti da donne.<br />
Titoli validi.<br />
Vedi, Claudia, basta avere solo un minimo di pazienza. E un buon amico o una buona amica che ti sappiano consigliare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alarico		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97502</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alarico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 19:18:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che ridere che ci fanno i confusi dalle proprie parole, i castrati dal ragionare labirintico che li ha portati a dissociarsi dalla realtà, gli intellettualucoli e le prigioniere nel sentimentalismo del filosofeggiare rimanendo impaniate come i gattini nella lana del gomitolo della propria mente aggrovigliata a vanvera!
I dati sono semplici: alla de Beauvoir piaceva volgarmente &quot;scopare&quot; e abbandonarsi ai propri uzzoli...Frigida a volte o non frigida a volte, lei era una gran zoccolona, sudiciona, pomiciona e trombadora...come la pivano...del resto.E naturalmente amava anche strusciarsi e succhionarsi con donne e uomini. Tutto qui. Pane al pane e vino al vino. Acqua fresca di fonte nei nostri boccali, dunque, onde vedere la realtà del loro interno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che ridere che ci fanno i confusi dalle proprie parole, i castrati dal ragionare labirintico che li ha portati a dissociarsi dalla realtà, gli intellettualucoli e le prigioniere nel sentimentalismo del filosofeggiare rimanendo impaniate come i gattini nella lana del gomitolo della propria mente aggrovigliata a vanvera!<br />
I dati sono semplici: alla de Beauvoir piaceva volgarmente &#8220;scopare&#8221; e abbandonarsi ai propri uzzoli&#8230;Frigida a volte o non frigida a volte, lei era una gran zoccolona, sudiciona, pomiciona e trombadora&#8230;come la pivano&#8230;del resto.E naturalmente amava anche strusciarsi e succhionarsi con donne e uomini. Tutto qui. Pane al pane e vino al vino. Acqua fresca di fonte nei nostri boccali, dunque, onde vedere la realtà del loro interno&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jaffier		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97501</link>

		<dc:creator><![CDATA[jaffier]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 20:51:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono un uomo nonostante il mio pseudonimo  che credo chiarisca immediatamente il mio schieramento, se esiste un conflitto tra Weil e Beauvoir, e  denunci forse la mia ambiguità di fondo e la mia superficialità di lettrice di provincia.
Il conflitto non esiste per quanto mi riguarda, perchè non ho mai letto la Beauvoir.
Non so perchè, ma tanti anni fa, quando veramente leggevo,  ho identificato la S.B. con una &quot;donna del capo&quot; con un &quot;angelo del ciclostile&quot; magari molto intelligente, ma sempre subalterna al capo.
Non sono una filosofa, né un&#039;intellettuale (l&#039;apostrofo non è un errore), credo di aver il diritto di scegliere un autore o un&#039;autrice in base a luoghi comuni, copertine e simpatie personali e interpretazioni errate.
Penso che leggerò qualcosa di de Beauvoir perchè questo dibattito mi ha fatto sentire inadeguata e stupidamente schierata
Anche se credo che ognuno abbia la sua lista, che per me comprende simone weil sia, con maria zambrano e clarice lispector e helene cixous..., e magari, banalmente foucault e nancy.
jaffier
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono un uomo nonostante il mio pseudonimo  che credo chiarisca immediatamente il mio schieramento, se esiste un conflitto tra Weil e Beauvoir, e  denunci forse la mia ambiguità di fondo e la mia superficialità di lettrice di provincia.<br />
Il conflitto non esiste per quanto mi riguarda, perchè non ho mai letto la Beauvoir.<br />
Non so perchè, ma tanti anni fa, quando veramente leggevo,  ho identificato la S.B. con una &#8220;donna del capo&#8221; con un &#8220;angelo del ciclostile&#8221; magari molto intelligente, ma sempre subalterna al capo.<br />
Non sono una filosofa, né un&#8217;intellettuale (l&#8217;apostrofo non è un errore), credo di aver il diritto di scegliere un autore o un&#8217;autrice in base a luoghi comuni, copertine e simpatie personali e interpretazioni errate.<br />
Penso che leggerò qualcosa di de Beauvoir perchè questo dibattito mi ha fatto sentire inadeguata e stupidamente schierata<br />
Anche se credo che ognuno abbia la sua lista, che per me comprende simone weil sia, con maria zambrano e clarice lispector e helene cixous&#8230;, e magari, banalmente foucault e nancy.<br />
jaffier</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97500</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 19:14:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci mancherebbe.
Comunque la cosa che mi aveva colpito non era il fatto della &quot;disattenzione&quot;.
Se uno si concentra che ne so sulla letteratura dell&#039;800, gli capita di incontrare una vasta gamma di autori, molto meno vasta di autrici.
Anzi se uno non va col preciso scopo di scegliersi un&#039;autrice a tutti i costi, c&#039;è il rischio di non beccarne quasi nessuna.
La cosa che mi ha colpito è quanto fosse alta la disparità tra autori e autrici tra le mie letture.
Sono sicuro di non essere affetto da giudizio preventivo nei confronti delle scrittrici. Tant&#039;è che quasi tutti i libri che ho menzionati, li ho adorati.
Diciamo che è il risultato di una serie di contrapposte coincidenze e situazioni. Non sono un lettore encomiabile (più che attento, direi, quello disattento è in fase di lettura non in fase di scelta) perché ancora non ho letto un&#039;enormità di libri essenziali e fondamentali in generale, a prescindere dal genere degli autori.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci mancherebbe.<br />
Comunque la cosa che mi aveva colpito non era il fatto della &#8220;disattenzione&#8221;.<br />
Se uno si concentra che ne so sulla letteratura dell&#8217;800, gli capita di incontrare una vasta gamma di autori, molto meno vasta di autrici.<br />
Anzi se uno non va col preciso scopo di scegliersi un&#8217;autrice a tutti i costi, c&#8217;è il rischio di non beccarne quasi nessuna.<br />
La cosa che mi ha colpito è quanto fosse alta la disparità tra autori e autrici tra le mie letture.<br />
Sono sicuro di non essere affetto da giudizio preventivo nei confronti delle scrittrici. Tant&#8217;è che quasi tutti i libri che ho menzionati, li ho adorati.<br />
Diciamo che è il risultato di una serie di contrapposte coincidenze e situazioni. Non sono un lettore encomiabile (più che attento, direi, quello disattento è in fase di lettura non in fase di scelta) perché ancora non ho letto un&#8217;enormità di libri essenziali e fondamentali in generale, a prescindere dal genere degli autori.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Claudia Priano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97499</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudia Priano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 13:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nicla Vassallo ha , secondo me,  in parte ragione e in parte torto.
La rabbia, quella c’è, forse ci sta, forse no, non la discuto, forse non è la sede.
Per donne come mia madre, nate durante l’ultima  guerra, la Beauvoir è stata molto importante. Per me, nata durante il sessantotto, non è stata particolarmente significativa, neanche negli anni dell’adolescenza, lo confesso.
 Vorrei dire però che se  la Beauvoir  giocava il suo ruolo di intellettualoide parigina, del tipo “noi siamo i filosofi” e ci fumiamo solo cose che ci spaccano i polmoni,  la Woolf , dal canto suo, era probabilmente una snob tremenda, forse insopportabile.
Anche se,  per me,  Virginia Wolff  è stata  molto, ma molto significativa.
Però parliamo di sostanza, per favore. Per molte donne la Simone de Beauvoir  ha significato qualcosa di importante, e ciò non va affatto trascurato.
Poche ore fa  è successo un fatto che mi ha spinta a scrivere questo forse inutile commento.  Seduta in un caffè, in uno di quei caffè genovesi dove si sta stretti e non si può fare a meno di sentire le confidenze più intime del vicino, osservavo al tavolo accanto al mio una fanciulla, trentenne o giù di lì,  che ammirava le sue unghie lunghe sei  o sette centimetri e domandava a un’amica se le piacessero. Continuava a muovermi le mani sotto il naso, (pure sotto il mio sì, non solo sotto quello dell’amica) promuovendo il suo nuovo look da fata e strega ammaliatrice insieme, e spiegava a voce alta che quelle erano “extensions”  e per quelle aveva speso oltre cento euro. Se ne vantava, dunque.
Ora, se un po’ di queste giovani  donne, neanche troppo giovani, bisognerebbe dirglielo,  perdesse meno tempo e energie nell’affinamento di patetiche tecniche di seduzione o altro, tentando di assomigliare alla gamma infinita di tutte uguali sciacquette della tivù, e magari si leggessero la Beauvoir, io mi sentirei molto sollevata, quasi felice.
Per quanto riguarda ciò che invece porta come problema Gabriella Alù, cioè che le donne perdono un sacco di tempo  a “scannarsi” fra loro e perdono di vista i problemi importanti e gli obiettivi, su questo mi trovate d’accordo.
Insomma, riconosciamo “le belle teste”, come dice la nostra amica Gabriella, e le donne che hanno contribuito, chi più e chi  meno, a fare circolare dei pensieri e non redigiamo classifiche, ora non troppo importanti, ma concentriamoci sul fatto che le donne, adesso,  non se la stanno passando troppo  bene.
Meditate bambine, meditate.
Claudia Priano
ps scusate se a Ekerot non rispondo adesso. ma sarebbe troppo lunga consigliare a questo attento lettore una lista di titoli ESSENZIALI E FONDAMENTALI di libri scritti, guarda caso da donne. No, secondome  non sei un lettore attento Ekerot. Pardon.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicla Vassallo ha , secondo me,  in parte ragione e in parte torto.<br />
La rabbia, quella c’è, forse ci sta, forse no, non la discuto, forse non è la sede.<br />
Per donne come mia madre, nate durante l’ultima  guerra, la Beauvoir è stata molto importante. Per me, nata durante il sessantotto, non è stata particolarmente significativa, neanche negli anni dell’adolescenza, lo confesso.<br />
 Vorrei dire però che se  la Beauvoir  giocava il suo ruolo di intellettualoide parigina, del tipo “noi siamo i filosofi” e ci fumiamo solo cose che ci spaccano i polmoni,  la Woolf , dal canto suo, era probabilmente una snob tremenda, forse insopportabile.<br />
Anche se,  per me,  Virginia Wolff  è stata  molto, ma molto significativa.<br />
Però parliamo di sostanza, per favore. Per molte donne la Simone de Beauvoir  ha significato qualcosa di importante, e ciò non va affatto trascurato.<br />
Poche ore fa  è successo un fatto che mi ha spinta a scrivere questo forse inutile commento.  Seduta in un caffè, in uno di quei caffè genovesi dove si sta stretti e non si può fare a meno di sentire le confidenze più intime del vicino, osservavo al tavolo accanto al mio una fanciulla, trentenne o giù di lì,  che ammirava le sue unghie lunghe sei  o sette centimetri e domandava a un’amica se le piacessero. Continuava a muovermi le mani sotto il naso, (pure sotto il mio sì, non solo sotto quello dell’amica) promuovendo il suo nuovo look da fata e strega ammaliatrice insieme, e spiegava a voce alta che quelle erano “extensions”  e per quelle aveva speso oltre cento euro. Se ne vantava, dunque.<br />
Ora, se un po’ di queste giovani  donne, neanche troppo giovani, bisognerebbe dirglielo,  perdesse meno tempo e energie nell’affinamento di patetiche tecniche di seduzione o altro, tentando di assomigliare alla gamma infinita di tutte uguali sciacquette della tivù, e magari si leggessero la Beauvoir, io mi sentirei molto sollevata, quasi felice.<br />
Per quanto riguarda ciò che invece porta come problema Gabriella Alù, cioè che le donne perdono un sacco di tempo  a “scannarsi” fra loro e perdono di vista i problemi importanti e gli obiettivi, su questo mi trovate d’accordo.<br />
Insomma, riconosciamo “le belle teste”, come dice la nostra amica Gabriella, e le donne che hanno contribuito, chi più e chi  meno, a fare circolare dei pensieri e non redigiamo classifiche, ora non troppo importanti, ma concentriamoci sul fatto che le donne, adesso,  non se la stanno passando troppo  bene.<br />
Meditate bambine, meditate.<br />
Claudia Priano<br />
ps scusate se a Ekerot non rispondo adesso. ma sarebbe troppo lunga consigliare a questo attento lettore una lista di titoli ESSENZIALI E FONDAMENTALI di libri scritti, guarda caso da donne. No, secondome  non sei un lettore attento Ekerot. Pardon.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Rosalba		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97498</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rosalba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:25:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/10/16/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/#comment-97498</guid>

					<description><![CDATA[Ho intrapreso la lettura integrale della autobiografia di Simone de Beauvoir e mi trovo esattamente all&#039;inizio del quarto capitolo de La forza dell&#039;età, che riferisce degli avvenimenti a partire dall&#039;ottobre del 1934. Mi colpisce la meticolosità delle sue memorie, la sincerità di quanto riportato evidenzia come, almeno all&#039;epoca in cui sono state redatte, prevalesse l&#039;intenzione di esporre ogni passaggio della sua anima ad uno scandagliamento severo, lucido. Eppure tanta buona volontà si infrange contro un limite di cui Simone non mi sembra autenticamente cosciente, ovvero, che nella sua ricerca letteraria e filosofica, improntata ad un progressivo smantellamento dei pregiudizi nei quali era stata educata, lei si muova non in maniera aperta, ma pesantemente inficiata dalle tesi che intendeva dimostrare. La ricerca filosofica invece riconosce metodi, ma non già i suoi obiettivi. Questo atteggiamento volontaristico e preordinato innesca una forma di determinismo nei suoi ragionamenti, che le impediscono slanci di autentico rischio umano e la conducono ad esiti estremamente conformisti. Questa mi sembra pure la ragione per cui lei si sia adattata alla scelta comoda degli estetismi borghesi, spacciati per magre consolazioni di spiriti eletti. Ritengo che non ci sia effettivamente qualità filosofica proprio perchè manca nelle sue riflessioni una portata autenticamente etica e questo non perchè fosse priva di sentimenti umani, basti leggere l&#039;episodio di Louise Perron, ma perchè la filosofia piega chi la pratica all&#039;esigenza degli uomini come fine e ritengo che lei non abbia avuto altri fini che se stessa: la sua opera, riuscire a eprimere &quot;il mondo intero&quot;, era tutto ciò che chiedeva. La letteratura, sentita come dovere assoluto, aveva finito per imporsi su tutto il suo orizzonte e asservire tutti alla sua realizzazione, diventando cioè fine a se stessa. A questo proposito andrebbero lette con attenzione le sue riflessioni riguardo all&#039;ottusità con cui si ostinava a ritenere che, malgrado la temperie politica europea, non le riusciva possibile credere che il mondo potesse opporsi ai suoi progetti. E&#039; una sua ammissione che, ancora durante i suoi primi anni di insegnamento, lei tenesse ben distante dalla sua concezione di libertà quella di responsabilità. Eppure se ritorno agli anni del suo baccellierato la rivedo entusiasta di evadere dall&#039;individualismo della sua famiglia per aprirsi al mondo, grazie ad un piccolo esperimento di integrazione sociale nei quartieri poveri di Parigi, cui poi rinunciò. A più riprese ritorna su un limite che riconosce come una costante nella sua vita: la necessità di riferirsi a qualcuno per trarne la coscienza di esistere davvero. Credo che il suo legame con Sartre abbia acuito i suoi tratti egotistici e l&#039;abbia progressivamente svuotata di ogni afflato spirituale. La lettura delle sue memorie non commuove neanche me, mi rattrista semmai , però conferma inevitabilmente come il pensiero si costruisce davvero sulla vita di chi lo porta avanti e che l&#039;antisistema esistenzialista à la Sartre è davvero costato la morte e il nulla a quanti se ne sono lasciati corrodere.
A Eroket, nel caso in cui volesse aumentare la percentuale di femminilità delle sue letture consiglio:
Antonia Pozzi, Alda Merini, Karen Blixen, Etty Hillesum e Shelley Jackson.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho intrapreso la lettura integrale della autobiografia di Simone de Beauvoir e mi trovo esattamente all&#8217;inizio del quarto capitolo de La forza dell&#8217;età, che riferisce degli avvenimenti a partire dall&#8217;ottobre del 1934. Mi colpisce la meticolosità delle sue memorie, la sincerità di quanto riportato evidenzia come, almeno all&#8217;epoca in cui sono state redatte, prevalesse l&#8217;intenzione di esporre ogni passaggio della sua anima ad uno scandagliamento severo, lucido. Eppure tanta buona volontà si infrange contro un limite di cui Simone non mi sembra autenticamente cosciente, ovvero, che nella sua ricerca letteraria e filosofica, improntata ad un progressivo smantellamento dei pregiudizi nei quali era stata educata, lei si muova non in maniera aperta, ma pesantemente inficiata dalle tesi che intendeva dimostrare. La ricerca filosofica invece riconosce metodi, ma non già i suoi obiettivi. Questo atteggiamento volontaristico e preordinato innesca una forma di determinismo nei suoi ragionamenti, che le impediscono slanci di autentico rischio umano e la conducono ad esiti estremamente conformisti. Questa mi sembra pure la ragione per cui lei si sia adattata alla scelta comoda degli estetismi borghesi, spacciati per magre consolazioni di spiriti eletti. Ritengo che non ci sia effettivamente qualità filosofica proprio perchè manca nelle sue riflessioni una portata autenticamente etica e questo non perchè fosse priva di sentimenti umani, basti leggere l&#8217;episodio di Louise Perron, ma perchè la filosofia piega chi la pratica all&#8217;esigenza degli uomini come fine e ritengo che lei non abbia avuto altri fini che se stessa: la sua opera, riuscire a eprimere &#8220;il mondo intero&#8221;, era tutto ciò che chiedeva. La letteratura, sentita come dovere assoluto, aveva finito per imporsi su tutto il suo orizzonte e asservire tutti alla sua realizzazione, diventando cioè fine a se stessa. A questo proposito andrebbero lette con attenzione le sue riflessioni riguardo all&#8217;ottusità con cui si ostinava a ritenere che, malgrado la temperie politica europea, non le riusciva possibile credere che il mondo potesse opporsi ai suoi progetti. E&#8217; una sua ammissione che, ancora durante i suoi primi anni di insegnamento, lei tenesse ben distante dalla sua concezione di libertà quella di responsabilità. Eppure se ritorno agli anni del suo baccellierato la rivedo entusiasta di evadere dall&#8217;individualismo della sua famiglia per aprirsi al mondo, grazie ad un piccolo esperimento di integrazione sociale nei quartieri poveri di Parigi, cui poi rinunciò. A più riprese ritorna su un limite che riconosce come una costante nella sua vita: la necessità di riferirsi a qualcuno per trarne la coscienza di esistere davvero. Credo che il suo legame con Sartre abbia acuito i suoi tratti egotistici e l&#8217;abbia progressivamente svuotata di ogni afflato spirituale. La lettura delle sue memorie non commuove neanche me, mi rattrista semmai , però conferma inevitabilmente come il pensiero si costruisce davvero sulla vita di chi lo porta avanti e che l&#8217;antisistema esistenzialista à la Sartre è davvero costato la morte e il nulla a quanti se ne sono lasciati corrodere.<br />
A Eroket, nel caso in cui volesse aumentare la percentuale di femminilità delle sue letture consiglio:<br />
Antonia Pozzi, Alda Merini, Karen Blixen, Etty Hillesum e Shelley Jackson.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/nicla-vassallo-su-simone-de-beauvoir/comment-page-1/#comment-97497</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 06:13:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate il ritorno.
Girellavo in rete subito dopo aver postato. Meditando.
E mi sono chiesto: quanti libri scritti da donne ho letto in vita mia?
Io non sono un vorace lettore, ma 3-4 libri al mese li digerisco sempre.
Ebbene a memoria d&#039;uomo, ricordo solo questi testi (spero di averne dimenticato qualcuno). [Vanno aggiunti molti dei romanzi gialli di Agatha Christie].
&quot;Frammenti&quot; di Saffo.
&quot;Memorie di Adriano&quot;, &quot;L&#039;opera al nero&quot;, &quot;Racconti orientali&quot; della Yourcenar.
&quot;Gita al faro&quot; di Virginia Woolf.
&quot;Metafisica dei tubi&quot; di Amélie Nothomb.
&quot;L&#039;uomo autografo&quot; di Zadie Smith.
&quot;L&#039;abbazia di Northanger&quot; di Jane Austin.
&quot;Frankenstein&quot; di Mary Shelly.
&quot;L&#039;età dell&#039;innocenza&quot; e &quot;Estate&quot; di Edith Wharton.
&quot;La piccola Fadette&quot; di George Sand.
Facciamo finta che abbia letto 600 libri in vita mia (escludendo i gialli).
Ben 1,5\100 è la percentuale delle scrittrici...E non credo per mia precisa volontà.
Mumble...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate il ritorno.<br />
Girellavo in rete subito dopo aver postato. Meditando.<br />
E mi sono chiesto: quanti libri scritti da donne ho letto in vita mia?<br />
Io non sono un vorace lettore, ma 3-4 libri al mese li digerisco sempre.<br />
Ebbene a memoria d&#8217;uomo, ricordo solo questi testi (spero di averne dimenticato qualcuno). [Vanno aggiunti molti dei romanzi gialli di Agatha Christie].<br />
&#8220;Frammenti&#8221; di Saffo.<br />
&#8220;Memorie di Adriano&#8221;, &#8220;L&#8217;opera al nero&#8221;, &#8220;Racconti orientali&#8221; della Yourcenar.<br />
&#8220;Gita al faro&#8221; di Virginia Woolf.<br />
&#8220;Metafisica dei tubi&#8221; di Amélie Nothomb.<br />
&#8220;L&#8217;uomo autografo&#8221; di Zadie Smith.<br />
&#8220;L&#8217;abbazia di Northanger&#8221; di Jane Austin.<br />
&#8220;Frankenstein&#8221; di Mary Shelly.<br />
&#8220;L&#8217;età dell&#8217;innocenza&#8221; e &#8220;Estate&#8221; di Edith Wharton.<br />
&#8220;La piccola Fadette&#8221; di George Sand.<br />
Facciamo finta che abbia letto 600 libri in vita mia (escludendo i gialli).<br />
Ben 1,5\100 è la percentuale delle scrittrici&#8230;E non credo per mia precisa volontà.<br />
Mumble&#8230;</p>
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