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	Commenti a: NOI E LORO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: G.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104280</link>

		<dc:creator><![CDATA[G.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:42:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Denise, quello che dici è verissimo ed è scandaloso che oggi, nel 2010, esistano ancora certe regole barbare. C&#039;è da dire che tali distinzioni nascono prima di tutto nelle famiglie, anche dalle mamme. Io sono stato fortunato perchè fin da quando ero bambino mi è sempre stato proposto un modello di famiglia in cui padre e madre si dividono i compiti al 50%, però insomma, quando mia madre voleva farsi aiutare in qualcosa, chiamava mia sorella, mai me.
Per la cronaca, dove lavoro io siamo 4 uomini (tra cui i due &quot;capi&quot;) e 6 donne.
G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Denise, quello che dici è verissimo ed è scandaloso che oggi, nel 2010, esistano ancora certe regole barbare. C&#8217;è da dire che tali distinzioni nascono prima di tutto nelle famiglie, anche dalle mamme. Io sono stato fortunato perchè fin da quando ero bambino mi è sempre stato proposto un modello di famiglia in cui padre e madre si dividono i compiti al 50%, però insomma, quando mia madre voleva farsi aiutare in qualcosa, chiamava mia sorella, mai me.<br />
Per la cronaca, dove lavoro io siamo 4 uomini (tra cui i due &#8220;capi&#8221;) e 6 donne.<br />
G.</p>
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		<title>
		Di: Denise		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104279</link>

		<dc:creator><![CDATA[Denise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 08:37:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungerei che persiste una divisione del lavoro familiare ancora patriarcale. &quot;Banalmente&quot;, la donna quando rientra dal lavoro, se lo ha, deve svolgere tutte quelle mansioni di &quot;cura della casa&quot; che un uomo ha imparato sin da piccolo che non spetta a lui svolgere. In linea di massima - ma non ho statistiche alla mano, solo un&#039;osservazione attenta di quello che mi sta intorno - la situazione è scontato che sia questa.
Alla donna che voglia intraprendere una carriera, alla donna che voglia esprimere creativamente se stessa nei modi più disparati, non è dato lo spazio materiale per farlo, a differenza, spesso, di quanto accade per gli uomini. E non è inverosimile pensare che di fronte alla possibilità di un part-time negato, giusto per fare un esempio, subentri una depressione o un senso di sfiducia nelle possibilità di essere concretamente felici e/o quantomeno soddisfatte della propria vita. Tutto questo contribuisce a rendere ancora più difficile l&#039;intrapresa di una strada di riscatto femminile,  sotto troppi punti di vista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungerei che persiste una divisione del lavoro familiare ancora patriarcale. &#8220;Banalmente&#8221;, la donna quando rientra dal lavoro, se lo ha, deve svolgere tutte quelle mansioni di &#8220;cura della casa&#8221; che un uomo ha imparato sin da piccolo che non spetta a lui svolgere. In linea di massima &#8211; ma non ho statistiche alla mano, solo un&#8217;osservazione attenta di quello che mi sta intorno &#8211; la situazione è scontato che sia questa.<br />
Alla donna che voglia intraprendere una carriera, alla donna che voglia esprimere creativamente se stessa nei modi più disparati, non è dato lo spazio materiale per farlo, a differenza, spesso, di quanto accade per gli uomini. E non è inverosimile pensare che di fronte alla possibilità di un part-time negato, giusto per fare un esempio, subentri una depressione o un senso di sfiducia nelle possibilità di essere concretamente felici e/o quantomeno soddisfatte della propria vita. Tutto questo contribuisce a rendere ancora più difficile l&#8217;intrapresa di una strada di riscatto femminile,  sotto troppi punti di vista.</p>
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		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104278</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 14:46:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mark, non volevo insinuare alcunché,  sono convinto della bontà dei tuoi intenti. Infatti ho scritto &quot;ingenuità&quot;, non &quot;scorrettezza&quot;. Ingenuità che non è di certo solo tua, ma è opinione corrente, purtroppo, se non si allargano le prospettive.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mark, non volevo insinuare alcunché,  sono convinto della bontà dei tuoi intenti. Infatti ho scritto &#8220;ingenuità&#8221;, non &#8220;scorrettezza&#8221;. Ingenuità che non è di certo solo tua, ma è opinione corrente, purtroppo, se non si allargano le prospettive.</p>
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		Di: Mark1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104277</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mark1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 14:15:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarà un ingenuità, Girolamo, estrapolare i dati del sud, non ho una laurea in statistica, come qui nessuno credo, ho espresso solo una opinione parzialissima. Ma mi pare di poter dire almeno che i dati (i cosiddetti fatti) vanno interpretati. Il dato nudo e crudo, bruto, presentato come un fatto indiscutibile, dice poco della complessità della condizione femminile in Italia come in Europa. E io mi sono solo permesso di esprimere un punto di vista sul contesto di lavoro che conosco e in cui mi trovo che è in netta controtendenza rispetto al dato complessivo italiano. Dopodichè, per me se arriva la parità assoluta tra uomo e donna sul lavoro è la cosa migliore possibile, ma che sia vera parità, da una parte e dell&#039;altra e si sappia anche guardare ai trend positivi e non solo a quelli negativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà un ingenuità, Girolamo, estrapolare i dati del sud, non ho una laurea in statistica, come qui nessuno credo, ho espresso solo una opinione parzialissima. Ma mi pare di poter dire almeno che i dati (i cosiddetti fatti) vanno interpretati. Il dato nudo e crudo, bruto, presentato come un fatto indiscutibile, dice poco della complessità della condizione femminile in Italia come in Europa. E io mi sono solo permesso di esprimere un punto di vista sul contesto di lavoro che conosco e in cui mi trovo che è in netta controtendenza rispetto al dato complessivo italiano. Dopodichè, per me se arriva la parità assoluta tra uomo e donna sul lavoro è la cosa migliore possibile, ma che sia vera parità, da una parte e dell&#8217;altra e si sappia anche guardare ai trend positivi e non solo a quelli negativi.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104276</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:39:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Estrapolare il dato del sud è un&#039;ingenuità. Le condizioni di arretratezza sociale nel meridione, che contribuiscono in maniera determinante a mantenere alto il tasso di disoccupazione femminile, sono funzionali alla produzione di profitto a basso costo (attraverso il lavoro in nero, sottopagato, cococo, e via elencando) che tiene alti i bilanci delle aziende del nord, e dell&#039;intero sistema Italia. Quindi il dato meridionale è il risultato non di un&#039;anomalia, ma di una condizione di sistema che preferisce il profitto a breve dell&#039;attuale situazione (e il mantenimento di bassi livelli salariali attraverso l&#039;esistenza di un esercito di sottoccupati e disoccupati) piuttosto che investire a lungo respiro in una politica di sviluppo che alzerebbe i tassi di occupazione femminile, strappando centinaia di migliaia di donne dal lavoro nero, e dalla produzione di quello che una volta si chiamava &quot;plusvalore femminile&quot;, cioè il lavoro domestico a salario zero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estrapolare il dato del sud è un&#8217;ingenuità. Le condizioni di arretratezza sociale nel meridione, che contribuiscono in maniera determinante a mantenere alto il tasso di disoccupazione femminile, sono funzionali alla produzione di profitto a basso costo (attraverso il lavoro in nero, sottopagato, cococo, e via elencando) che tiene alti i bilanci delle aziende del nord, e dell&#8217;intero sistema Italia. Quindi il dato meridionale è il risultato non di un&#8217;anomalia, ma di una condizione di sistema che preferisce il profitto a breve dell&#8217;attuale situazione (e il mantenimento di bassi livelli salariali attraverso l&#8217;esistenza di un esercito di sottoccupati e disoccupati) piuttosto che investire a lungo respiro in una politica di sviluppo che alzerebbe i tassi di occupazione femminile, strappando centinaia di migliaia di donne dal lavoro nero, e dalla produzione di quello che una volta si chiamava &#8220;plusvalore femminile&#8221;, cioè il lavoro domestico a salario zero.</p>
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		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104275</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:59:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dunque attenzione - lo dico a sostegno di Loredana - degli slittamenti di dati che provoca l&#039;indagine Istat forze lavoro a cui ho lavorato come intervistatrice per un paio d&#039;anni.
Ci sono categorie professionali  - le più marginalizzate e che funzionano come circuiti chiusi, in cui la maggioranza degli assunti sono donne: vedi i tanto famosi call center. Nei call center la maggior parte sono donne. Non hanno alcuna possibilità di carriera hanno uno stipendio miserando e sono le zone dove spesso approdano madri di famiglia con senso di responsabilità per i figli - perchè non possono far pagare a loro il costo della discriminazione sociale che deve affrontare la loro ambizione professionale. Sono tantissime le donne che lavorano - che ne so anche a fare le pulizie e via di seguito - rinunciando ai costi di una realizzazione per dovere. Una madre non è solo una donna che accudisce i figli, e anche una donna che sa di dover avere dei soldi per i figli.
Vuol dire che molte non tornano a lavorare. Altre tornano ingoiando merda. Alcune certamente ce la fanno: ma ecco che le percentuali presentate da Loredana tornano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque attenzione &#8211; lo dico a sostegno di Loredana &#8211; degli slittamenti di dati che provoca l&#8217;indagine Istat forze lavoro a cui ho lavorato come intervistatrice per un paio d&#8217;anni.<br />
Ci sono categorie professionali  &#8211; le più marginalizzate e che funzionano come circuiti chiusi, in cui la maggioranza degli assunti sono donne: vedi i tanto famosi call center. Nei call center la maggior parte sono donne. Non hanno alcuna possibilità di carriera hanno uno stipendio miserando e sono le zone dove spesso approdano madri di famiglia con senso di responsabilità per i figli &#8211; perchè non possono far pagare a loro il costo della discriminazione sociale che deve affrontare la loro ambizione professionale. Sono tantissime le donne che lavorano &#8211; che ne so anche a fare le pulizie e via di seguito &#8211; rinunciando ai costi di una realizzazione per dovere. Una madre non è solo una donna che accudisce i figli, e anche una donna che sa di dover avere dei soldi per i figli.<br />
Vuol dire che molte non tornano a lavorare. Altre tornano ingoiando merda. Alcune certamente ce la fanno: ma ecco che le percentuali presentate da Loredana tornano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104274</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:54:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perchè l&#039;Italia è fatta di Nord e di Sud e di Centro. E se abbiamo un problema al di sotto dell&#039;Emilia Romagna, lo abbiamo tutti. Mi pare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perchè l&#8217;Italia è fatta di Nord e di Sud e di Centro. E se abbiamo un problema al di sotto dell&#8217;Emilia Romagna, lo abbiamo tutti. Mi pare.</p>
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		<title>
		Di: Mark1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104273</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mark1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:52:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io estrapolerei il dato del sud, per dare un quadro un po&#039; più realistico...Certo il dato italiano, ma uno parla anche a partire dal contesto in cui vive e lavora, se no si guardi al dato europeo e tutto si raddrizza. Perchè è sbagliato guardare alle regioni del nord, e contestualizzare il dato rispetto al nord e non lo è guardare l&#039;Italia (regione dell&#039;Europa) e il dato europeo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io estrapolerei il dato del sud, per dare un quadro un po&#8217; più realistico&#8230;Certo il dato italiano, ma uno parla anche a partire dal contesto in cui vive e lavora, se no si guardi al dato europeo e tutto si raddrizza. Perchè è sbagliato guardare alle regioni del nord, e contestualizzare il dato rispetto al nord e non lo è guardare l&#8217;Italia (regione dell&#8217;Europa) e il dato europeo?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104272</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:42:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; il dato nazionale a contare, e il politically correct non ha nulla a che vedere con i fatti. E i fatti sono questi. Dati Ocse.
L&#039;occupazione femminile che dovrebbe raggiungere il 60 per cento entro il 2010, nel 2006 si attestava al 46,3%, rispetto alla media dell’Unione del 57,4. La scarsa occupazione femminile ha riflessi sul tasso d’occupazione dell’intera popolazione, che nel 2006 è stato del 58,4%, rispetto alla media dell’Unione a 27 del 64,4%.  Sulla base di questi dati l’Italia si trova nelle ultime posizioni in Europa.
I paesi caratterizzati da una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come l’Italia, sono quelli che otterrebbero dall’aumento dell’occupazione femminile un maggior vantaggio in termini di crescita del Prodotto interno lordo. Nel luglio 2008 esce uno studio della Banca d&#039; Italia che evidenza come, se il tasso di occupazione femminile salisse al livello di quello maschile, il Pil crescerebbe addirittura del 17,5%, cioè circa 260 miliardi di euro. La metà di quanto bruciato dalle Borse europee nel luglio nero.  L’Ocse  ricorda anche che fra i Paesi ad alto reddito, dove le donne hanno meno opportunità di occupazione si fanno meno figli. Inoltre: il differenziale retributivo di genere in Italia si attesta al 23,3%: una donna in media percepisce, a parità di posizione professionale, tre quarti dello stipendio di un uomo.  C’è il lavoro di cura non riconosciuto: in un giorno medio (che comprende anche la domenica) una donna italiana lavora complessivamente , tra casa e ufficio, ben 7 ore e 26 minuti, un tempo superiore a molti altri paesi europei e che per esempio è maggiore di un’ora e 10 minuti rispetto al tempo di lavoro complessivo della donna tedesca. Gli asili nido sono fra i più bassi d’Europa.
Questo è politically correct? Ma per favore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il dato nazionale a contare, e il politically correct non ha nulla a che vedere con i fatti. E i fatti sono questi. Dati Ocse.<br />
L&#8217;occupazione femminile che dovrebbe raggiungere il 60 per cento entro il 2010, nel 2006 si attestava al 46,3%, rispetto alla media dell’Unione del 57,4. La scarsa occupazione femminile ha riflessi sul tasso d’occupazione dell’intera popolazione, che nel 2006 è stato del 58,4%, rispetto alla media dell’Unione a 27 del 64,4%.  Sulla base di questi dati l’Italia si trova nelle ultime posizioni in Europa.<br />
I paesi caratterizzati da una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come l’Italia, sono quelli che otterrebbero dall’aumento dell’occupazione femminile un maggior vantaggio in termini di crescita del Prodotto interno lordo. Nel luglio 2008 esce uno studio della Banca d&#8217; Italia che evidenza come, se il tasso di occupazione femminile salisse al livello di quello maschile, il Pil crescerebbe addirittura del 17,5%, cioè circa 260 miliardi di euro. La metà di quanto bruciato dalle Borse europee nel luglio nero.  L’Ocse  ricorda anche che fra i Paesi ad alto reddito, dove le donne hanno meno opportunità di occupazione si fanno meno figli. Inoltre: il differenziale retributivo di genere in Italia si attesta al 23,3%: una donna in media percepisce, a parità di posizione professionale, tre quarti dello stipendio di un uomo.  C’è il lavoro di cura non riconosciuto: in un giorno medio (che comprende anche la domenica) una donna italiana lavora complessivamente , tra casa e ufficio, ben 7 ore e 26 minuti, un tempo superiore a molti altri paesi europei e che per esempio è maggiore di un’ora e 10 minuti rispetto al tempo di lavoro complessivo della donna tedesca. Gli asili nido sono fra i più bassi d’Europa.<br />
Questo è politically correct? Ma per favore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mark1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-e-loro/comment-page-1/#comment-104271</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mark1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:37:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3439#comment-104271</guid>

					<description><![CDATA[Cara Loredana, non parlo per sentito dire. Il dato sul trend della disoccupazione in questi ultimi mesi di crisi l&#039;ho letto sul corriere qualche tempo fa, ora non l&#039;ho a disposizione ma il dato è certo. Non credo poi che il dato emiliano romagnolo sia da minimizzare, si tratta di un&#039;intera regione italiana con vari milioni di abitanti. Io parlo dei dati che ho a disposzione e per esperienza diretta. La mia sarà una sensazione, un punto di vista parziale, ma mi pare abbastanza oggettivo. Io lavoro in Emilia Romagna e ho lavorato in Lombardia, e anche a Milano la parità è un fatto certo (lasciamo stare il problema della dirigenza, per ora). Non voglio essere polemico, è che su questi problemi si parla un po&#039; troppo spesso con lo stile del pollitically correct. Le donne si sentono discriminate e protestano, non possono sentirsi un po&#039; discriminati anche gli uomini, qualche volta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Loredana, non parlo per sentito dire. Il dato sul trend della disoccupazione in questi ultimi mesi di crisi l&#8217;ho letto sul corriere qualche tempo fa, ora non l&#8217;ho a disposizione ma il dato è certo. Non credo poi che il dato emiliano romagnolo sia da minimizzare, si tratta di un&#8217;intera regione italiana con vari milioni di abitanti. Io parlo dei dati che ho a disposzione e per esperienza diretta. La mia sarà una sensazione, un punto di vista parziale, ma mi pare abbastanza oggettivo. Io lavoro in Emilia Romagna e ho lavorato in Lombardia, e anche a Milano la parità è un fatto certo (lasciamo stare il problema della dirigenza, per ora). Non voglio essere polemico, è che su questi problemi si parla un po&#8217; troppo spesso con lo stile del pollitically correct. Le donne si sentono discriminate e protestano, non possono sentirsi un po&#8217; discriminati anche gli uomini, qualche volta?</p>
]]></content:encoded>
		
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