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	Commenti a: NOI NICHILISTI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: piero sorrentino		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-2/#comment-72755</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 18:02:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo, Gianni, il critico ha ovviamente uno sguardo ammirato o infastidito sui testi. Sono gli strumenti e le motivazioni di base (oltre che il contesto di azione) che fanno le differenze. Non nego che esistano scrittori che sono anche grandi critici, ovviamente - lo sguardo corre ai volumi mondadoriani con i saggi letterari di Andrea Zanzotto, per dire. Ma le scuole di scrittura non sono scuole di critica, e nemmeno dovrebbero esserlo, of course. Ciao!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, Gianni, il critico ha ovviamente uno sguardo ammirato o infastidito sui testi. Sono gli strumenti e le motivazioni di base (oltre che il contesto di azione) che fanno le differenze. Non nego che esistano scrittori che sono anche grandi critici, ovviamente &#8211; lo sguardo corre ai volumi mondadoriani con i saggi letterari di Andrea Zanzotto, per dire. Ma le scuole di scrittura non sono scuole di critica, e nemmeno dovrebbero esserlo, of course. Ciao!</p>
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		Di: marco alderano rovelli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-2/#comment-72754</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco alderano rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 15:02:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Post (per quanto mi riguarda ho tre nomi, scegline uno a piacere...;) -  Quello che tenevo a dire era di non rischiare di cadere - anche attraverso un utilizzo arbitrario della parola &#039;popolo&#039; - in un ideologismo a contrario (che è poi il più pericoloso di tutti, visto che si racconta come non ideologico).
Nel momento in cui proponi di guardare le cose dal punto di vista dall&#039;oggetto, sono d&#039;accordo con te. Tranne che sul primo punto: ma un autore &#039;scrive per&#039; qualcuno intenzionalmente? Cioè ha di mira un pubblico? &#039;Può&#039; essere. Ma &#039;deve&#039; essere, oltre che essere possibile? Credo che se gli autori si fossero sempre posti il problema non avremmo avuto molte grandi opere d&#039;arte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post (per quanto mi riguarda ho tre nomi, scegline uno a piacere&#8230;;) &#8211;  Quello che tenevo a dire era di non rischiare di cadere &#8211; anche attraverso un utilizzo arbitrario della parola &#8216;popolo&#8217; &#8211; in un ideologismo a contrario (che è poi il più pericoloso di tutti, visto che si racconta come non ideologico).<br />
Nel momento in cui proponi di guardare le cose dal punto di vista dall&#8217;oggetto, sono d&#8217;accordo con te. Tranne che sul primo punto: ma un autore &#8216;scrive per&#8217; qualcuno intenzionalmente? Cioè ha di mira un pubblico? &#8216;Può&#8217; essere. Ma &#8216;deve&#8217; essere, oltre che essere possibile? Credo che se gli autori si fossero sempre posti il problema non avremmo avuto molte grandi opere d&#8217;arte.</p>
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		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72753</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 13:02:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco, Null, in che situazione mi metti: se scrivo che per me tutti i commenti sono griffati mi dai della populista. Non vale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, Null, in che situazione mi metti: se scrivo che per me tutti i commenti sono griffati mi dai della populista. Non vale.</p>
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		Di: La Lipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 13:02:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, Marco. In questo hai ragione: la polemica falsa i toni della discussione. Non si tratta di anteporre un canone all&#039;altro, ma di far si&#039; che i canoni siano molto piu&#039; fluidi di quel che sono (e a questo punto bisogna cambiargli nome, non son piu&#039; canoni...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, Marco. In questo hai ragione: la polemica falsa i toni della discussione. Non si tratta di anteporre un canone all&#8217;altro, ma di far si&#8217; che i canoni siano molto piu&#8217; fluidi di quel che sono (e a questo punto bisogna cambiargli nome, non son piu&#8217; canoni&#8230;)</p>
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		<title>
		Di: post		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[post]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 13:02:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E va bene, caro, alderanomarcorevelli, chiamami &quot;post&quot;! Spero si capisca che se pongo degli interrogativi non è per polemica. Io più che la parola &quot;popolo&quot; ne userei una che fa un po&#039; Eco un po&#039; Moratti. Parlerei cioè di &quot;fruzione&quot;. In questo contesto, guarderei  più all&#039;oggetto che al soggetto, visto come è stato impostato il discorso, e per rimanere sul tema che la gentile padrona di casa ha posto &quot;sul piatto&quot;.  Che cosa - quale prodotto -viene guardato, letto, &quot;fruito&quot;? (Elenco) da chi? (Elenco) Davvero un prodotto scadente - non è che non ce ne siano - toglie &quot;audience&quot; ad altri prodotti che &quot;...noi sappiamo quali sono, che non hanno spazio, e però ve li diciamo dopo...&quot;? Quali sono questi &quot;prodotti impediti&quot;?  A che cosa toglie spazio Matrix? Che cosa è impedito da Faletti di essere visto, soprattutto in Italia? E: agli autori delle &quot;case editrici più raffinate&quot; quanto importa di essere o  meno letti  dal &quot;popolo&quot; spaparanzato sul divano? Questo è il primo punto. Un altro punto, che riguarda &quot;i produttori economici&quot; degli oggetti da &quot;fruire&quot;. Perchè ai &quot;piccoli editori&quot; fa quasi impressione parlare di &quot;cultura sovvenzionata?&quot; Hanno o no i piccoli editori - più dei grandi - diritto ai &quot;soldi pubblici&quot;? Il governo - questo, quelli precedenti  - quanto stanzia per i &quot;piccoli editori&quot; che non hanno il dovere di &quot;fabbricare besteseller&quot;, e hanno diritto a &quot;produrre cultura&quot; con un minimo di libertà? Che tipo di comunità è quella che se ne fotte della &quot;cultura&quot;?  E perchè negli &quot;intellettuali italiani&quot; c&#039;è - storicamente - quasi sempre un senso di colpa a &quot;chiedere&quot; e si preferisce piuttosto il lamento, o la strafottenza (&quot;Ah, i ragazzi a scuola non studiano più niente! Ah, su Internet ci vanno quelli che non hanno ninete da fare! Ah, io l&#039;editore ce l&#039;ho e grande, che me ne frega di contribuire a una battaglia che riguarda i piccoli editori?&quot;). Il problema non è il &quot;popolo&quot;, non sono &quot;i ragazzi&quot; non sono i &quot;nullafacenti&quot; - nella cui schiera io mio malgrado mi inserisco. Il problema è che i diritti sono - questo sì, da sempre - terreno di conquista e di lotta, che si sia o no popolo. Ci sono momenti in cui è più &quot;facile&quot; - le comunità più facilmente funzionano, le idee più allegramente si travasano - e altri in cui quasi ci si vergogna, o ci si dimentica, di essere &quot;detentori di diritti&quot;. Ecco, scusa, se mi sono &#039;allungata&#039; un po&#039; ma è che io la &quot;cultura staccata dal sociale&quot; - che come tale prevde sempre la lotta - non riesco a concepirla. Sbaglio?  E allora,  non è che non ci siano &quot;terreni di lotta&quot;, motivi di lamentela, - capisco Ferroni - o di distrazione giocosa - capisco Moretti coi suoi atlanti, e elenchi, e elenchi e elenchi  - ma, come dire, che ci sia, aridaje, scusate se mi ripeto, un po&#039; di sana consapevolezza. Ecco perchè la parola &quot;rvioluzione&quot; usata da Moretti, mi faceva un po&#039; sorridere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E va bene, caro, alderanomarcorevelli, chiamami &#8220;post&#8221;! Spero si capisca che se pongo degli interrogativi non è per polemica. Io più che la parola &#8220;popolo&#8221; ne userei una che fa un po&#8217; Eco un po&#8217; Moratti. Parlerei cioè di &#8220;fruzione&#8221;. In questo contesto, guarderei  più all&#8217;oggetto che al soggetto, visto come è stato impostato il discorso, e per rimanere sul tema che la gentile padrona di casa ha posto &#8220;sul piatto&#8221;.  Che cosa &#8211; quale prodotto -viene guardato, letto, &#8220;fruito&#8221;? (Elenco) da chi? (Elenco) Davvero un prodotto scadente &#8211; non è che non ce ne siano &#8211; toglie &#8220;audience&#8221; ad altri prodotti che &#8220;&#8230;noi sappiamo quali sono, che non hanno spazio, e però ve li diciamo dopo&#8230;&#8221;? Quali sono questi &#8220;prodotti impediti&#8221;?  A che cosa toglie spazio Matrix? Che cosa è impedito da Faletti di essere visto, soprattutto in Italia? E: agli autori delle &#8220;case editrici più raffinate&#8221; quanto importa di essere o  meno letti  dal &#8220;popolo&#8221; spaparanzato sul divano? Questo è il primo punto. Un altro punto, che riguarda &#8220;i produttori economici&#8221; degli oggetti da &#8220;fruire&#8221;. Perchè ai &#8220;piccoli editori&#8221; fa quasi impressione parlare di &#8220;cultura sovvenzionata?&#8221; Hanno o no i piccoli editori &#8211; più dei grandi &#8211; diritto ai &#8220;soldi pubblici&#8221;? Il governo &#8211; questo, quelli precedenti  &#8211; quanto stanzia per i &#8220;piccoli editori&#8221; che non hanno il dovere di &#8220;fabbricare besteseller&#8221;, e hanno diritto a &#8220;produrre cultura&#8221; con un minimo di libertà? Che tipo di comunità è quella che se ne fotte della &#8220;cultura&#8221;?  E perchè negli &#8220;intellettuali italiani&#8221; c&#8217;è &#8211; storicamente &#8211; quasi sempre un senso di colpa a &#8220;chiedere&#8221; e si preferisce piuttosto il lamento, o la strafottenza (&#8220;Ah, i ragazzi a scuola non studiano più niente! Ah, su Internet ci vanno quelli che non hanno ninete da fare! Ah, io l&#8217;editore ce l&#8217;ho e grande, che me ne frega di contribuire a una battaglia che riguarda i piccoli editori?&#8221;). Il problema non è il &#8220;popolo&#8221;, non sono &#8220;i ragazzi&#8221; non sono i &#8220;nullafacenti&#8221; &#8211; nella cui schiera io mio malgrado mi inserisco. Il problema è che i diritti sono &#8211; questo sì, da sempre &#8211; terreno di conquista e di lotta, che si sia o no popolo. Ci sono momenti in cui è più &#8220;facile&#8221; &#8211; le comunità più facilmente funzionano, le idee più allegramente si travasano &#8211; e altri in cui quasi ci si vergogna, o ci si dimentica, di essere &#8220;detentori di diritti&#8221;. Ecco, scusa, se mi sono &#8216;allungata&#8217; un po&#8217; ma è che io la &#8220;cultura staccata dal sociale&#8221; &#8211; che come tale prevde sempre la lotta &#8211; non riesco a concepirla. Sbaglio?  E allora,  non è che non ci siano &#8220;terreni di lotta&#8221;, motivi di lamentela, &#8211; capisco Ferroni &#8211; o di distrazione giocosa &#8211; capisco Moretti coi suoi atlanti, e elenchi, e elenchi e elenchi  &#8211; ma, come dire, che ci sia, aridaje, scusate se mi ripeto, un po&#8217; di sana consapevolezza. Ecco perchè la parola &#8220;rvioluzione&#8221; usata da Moretti, mi faceva un po&#8217; sorridere.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Anonimo precedente = Null = .....		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72750</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo precedente = Null = .....]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 13:02:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono sempre io:
Nessuno.
Tanto cambia poco per i post non griffati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre io:<br />
Nessuno.<br />
Tanto cambia poco per i post non griffati.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72749</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 13:02:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062;
Hai detto degrado?
Missione compiuta da parte mia ;-)
P.S.
Per Amici &#038; Co sono ancora più ignorante rispetto a tutto il resto; mi sono documentato tanto quanto basta a sostenere una discussione con una persona a me cara.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;<br />
Hai detto degrado?<br />
Missione compiuta da parte mia 😉<br />
P.S.<br />
Per Amici &amp; Co sono ancora più ignorante rispetto a tutto il resto; mi sono documentato tanto quanto basta a sostenere una discussione con una persona a me cara.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilpostodeilibri.it		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72748</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilpostodeilibri.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 12:02:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Allora, il popolo. Se il popolo comincia a esistere con la formazione della &quot;nazione&quot;,  allora quello romano, cos&#039;era? Sarà quello che si viene a formare con l&#039;affermazione della grande industria,  &quot;il popolo&quot; per elezione? O sarà il famoso &quot;popolo -bue&quot; il vero popolo? &#039; la &quot;gente&quot;? Dipenderà dal tipo di lettura che si dà alla parola? Perchè il &quot;popolo&quot; in senso sociologico sarà diverso dal popolo inteso come &quot;comunità&quot;? E diverso ancora se la prospettiva sarà giuridica o puramente linguistica? E il popolo c&#039;entra con la &quot;folla&quot;? Per quanto tempo con la parola &quot;popolo&quot; si è intesa la comunità dei &quot;senza diritti&quot;? E se così fosse oggi allora il popolo non sarebbe più la &quot;comunità operaia e medio-impiegatizia&quot;, come pure è stato per tanto tempo,  ma la &quot;comunità precaria&quot;, perchè i senza diritti oggi sono -siamo?- loro? Insomma &quot;i cittadini&quot; sono il popolo, o il popolo è un concetto più largo, che coinvolge anche quelli che non hanno diritti di cittadinanza? Alderano, te l&#039;avevo detto, no, che era complicato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora, il popolo. Se il popolo comincia a esistere con la formazione della &#8220;nazione&#8221;,  allora quello romano, cos&#8217;era? Sarà quello che si viene a formare con l&#8217;affermazione della grande industria,  &#8220;il popolo&#8221; per elezione? O sarà il famoso &#8220;popolo -bue&#8221; il vero popolo? &#8216; la &#8220;gente&#8221;? Dipenderà dal tipo di lettura che si dà alla parola? Perchè il &#8220;popolo&#8221; in senso sociologico sarà diverso dal popolo inteso come &#8220;comunità&#8221;? E diverso ancora se la prospettiva sarà giuridica o puramente linguistica? E il popolo c&#8217;entra con la &#8220;folla&#8221;? Per quanto tempo con la parola &#8220;popolo&#8221; si è intesa la comunità dei &#8220;senza diritti&#8221;? E se così fosse oggi allora il popolo non sarebbe più la &#8220;comunità operaia e medio-impiegatizia&#8221;, come pure è stato per tanto tempo,  ma la &#8220;comunità precaria&#8221;, perchè i senza diritti oggi sono -siamo?- loro? Insomma &#8220;i cittadini&#8221; sono il popolo, o il popolo è un concetto più largo, che coinvolge anche quelli che non hanno diritti di cittadinanza? Alderano, te l&#8217;avevo detto, no, che era complicato?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72747</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 12:02:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse, e forse no. Ma e&#039; sul fatto che sia muto che ho qualche dubbio, Marco. Forse bisogna cercare e cercare con attenzione, ma l&#039;idea che qualcosa (vabbe&#039;, lo scrivo) dal basso sia possibile e forse ci sia gia&#039; non mi abbandona. Il punto su cui insisto e&#039; che bisogna almeno guardare a quel che succede nel regno del nazionalpopolare-massa o comunque vogliamo chiamarlo. E&#039; questo sguardo che Sanguineti, giustamente, chiedeva: non l&#039;uniformarsi verso il basso di un linguaggio. Poi: il rap scritto da Sanguineti medesimo non regge, evidentemente, il confronto con il rap &quot;spontaneo&quot; (lo virgoletto perche&#039; dovremmo discutere molto anche su questo: piu&#039; tu, che sei piu&#039; competente di me in materia). E&#039; altrettanto evidente che i rap di Arbasino sono divertimenti estetici. Tutto quel che vuoi. Ma e&#039; sempre qualcosa rispetto a quel che invece mi sembra accadere nella maggior parte dei casi: e cioe&#039; che dopo anni di ubriacatura postmoderna, si stiano serrando i ranghi, le gabbie, le distinzioni come prima e forse peggio di prima...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse, e forse no. Ma e&#8217; sul fatto che sia muto che ho qualche dubbio, Marco. Forse bisogna cercare e cercare con attenzione, ma l&#8217;idea che qualcosa (vabbe&#8217;, lo scrivo) dal basso sia possibile e forse ci sia gia&#8217; non mi abbandona. Il punto su cui insisto e&#8217; che bisogna almeno guardare a quel che succede nel regno del nazionalpopolare-massa o comunque vogliamo chiamarlo. E&#8217; questo sguardo che Sanguineti, giustamente, chiedeva: non l&#8217;uniformarsi verso il basso di un linguaggio. Poi: il rap scritto da Sanguineti medesimo non regge, evidentemente, il confronto con il rap &#8220;spontaneo&#8221; (lo virgoletto perche&#8217; dovremmo discutere molto anche su questo: piu&#8217; tu, che sei piu&#8217; competente di me in materia). E&#8217; altrettanto evidente che i rap di Arbasino sono divertimenti estetici. Tutto quel che vuoi. Ma e&#8217; sempre qualcosa rispetto a quel che invece mi sembra accadere nella maggior parte dei casi: e cioe&#8217; che dopo anni di ubriacatura postmoderna, si stiano serrando i ranghi, le gabbie, le distinzioni come prima e forse peggio di prima&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alderano marco rovelli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/noi-nichilisti/comment-page-1/#comment-72746</link>

		<dc:creator><![CDATA[alderano marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2005 12:02:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ilpostodeilibri (ma insomma un nick un po&#039; più maneggevole potresti offrirlo...;)) - lo sapevo che era difficile. Ma bisogna discutere solo di ciò che è già scontato? Forse parlare di che cos&#039;è il popolo può indurre a sciogliere il discorso nei suoi elementi atomici - o forse a farne emergere un altro che lo sorregge, e che è il Rimosso. E insomma, tutti gli interrogativi che poni (ad alcuni avrei delle risposte) non fanno che evidenziare la pericolosità nel usare termini di cui non si sia sciolta a priori l&#039;ambiguità. Parlare di Spettacolo, invece i popolo, mi sembra di gran lunga preferibile. Bisogna confrontarsi con il linguaggio spettacolare? Benissimo, chi vuole può farlo, e non per questo vale di meno, per dir così, da un punto di vista letterario. Se è questo che vuoi dire, Loredana, d&#039;accordissimo. Mi pare peraltro che talvolta si rischi l&#039;eccesso opposto (come è proprio delle polemiche dove ognuno spinge sulle polarità). Ovvero dire che c&#039;è una poetica sola, che è oggi adeguata a confrontarsi con lo spettacolo. Insomma, non vorrei che si lavorasse per stabilire nuovi canoni. Fuori e contro l&#039;accademia, ma pur sempre dentro la medesima logica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ilpostodeilibri (ma insomma un nick un po&#8217; più maneggevole potresti offrirlo&#8230;;)) &#8211; lo sapevo che era difficile. Ma bisogna discutere solo di ciò che è già scontato? Forse parlare di che cos&#8217;è il popolo può indurre a sciogliere il discorso nei suoi elementi atomici &#8211; o forse a farne emergere un altro che lo sorregge, e che è il Rimosso. E insomma, tutti gli interrogativi che poni (ad alcuni avrei delle risposte) non fanno che evidenziare la pericolosità nel usare termini di cui non si sia sciolta a priori l&#8217;ambiguità. Parlare di Spettacolo, invece i popolo, mi sembra di gran lunga preferibile. Bisogna confrontarsi con il linguaggio spettacolare? Benissimo, chi vuole può farlo, e non per questo vale di meno, per dir così, da un punto di vista letterario. Se è questo che vuoi dire, Loredana, d&#8217;accordissimo. Mi pare peraltro che talvolta si rischi l&#8217;eccesso opposto (come è proprio delle polemiche dove ognuno spinge sulle polarità). Ovvero dire che c&#8217;è una poetica sola, che è oggi adeguata a confrontarsi con lo spettacolo. Insomma, non vorrei che si lavorasse per stabilire nuovi canoni. Fuori e contro l&#8217;accademia, ma pur sempre dentro la medesima logica.</p>
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