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	Commenti a: NON CHIAMATELA EDITORIA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: k.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 21:54:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a mdo mio d&#039;accordo con faccina*, che in effetti c’è questa sopravvalutazione puzzonasina  dei libri,  dell’editoria,  e della  sgrittura,  come se tutto questo ambaradan avesse il potere di formare i “buoni lettori”,  e addirittura che questi  “ buoni lettori” avrebbero maggiori scians per essere delle  più buone persone.  Conoscenza e virtù, si tramandano solo da persona a persona,  attraverso le cose vive,  il cosiddetto “amore   per la lettura” è un valore  in  quanto celebra l’amore di chi ha risvegliato la nostra fantasia e la nostra fiducia, e questo amore viene da un essere umano, che  è il Valore,  non il  libro. Questo ci rende capaci di  &quot;giudicare.
 Più spesso  “ amore per la lettura”   è  falso, nullo, difatti   espresso con parole opposte come “intrattenimento” o “evasione”, sono questi che vogliono “vendere”. eppure   bruciare queste boiate di  libri, dare fuoco a una libreria mondadori intera   che sarebbero anche cose buone  di per sé,  ci fanno invece giustamente  orrore, in quanto sono azioni che veicolano la menzogna antica  , che insieme ai libri si distruggano  anche le frustrazioni le illusioni le bugie che in ivi essi contengono e orrore anche maggiore a pensare che qualcuno crederà pure che distruggendo la persona si elimini   anche il dolore. che invece il dolore si distrugge solo con l’amore con una emme sola.
Va detto appunto che il compito dell’editoria non è vendere libri, ma tramandare le idee, normale che sia in crisi.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a mdo mio d&#8217;accordo con faccina*, che in effetti c’è questa sopravvalutazione puzzonasina  dei libri,  dell’editoria,  e della  sgrittura,  come se tutto questo ambaradan avesse il potere di formare i “buoni lettori”,  e addirittura che questi  “ buoni lettori” avrebbero maggiori scians per essere delle  più buone persone.  Conoscenza e virtù, si tramandano solo da persona a persona,  attraverso le cose vive,  il cosiddetto “amore   per la lettura” è un valore  in  quanto celebra l’amore di chi ha risvegliato la nostra fantasia e la nostra fiducia, e questo amore viene da un essere umano, che  è il Valore,  non il  libro. Questo ci rende capaci di  &#8220;giudicare.<br />
 Più spesso  “ amore per la lettura”   è  falso, nullo, difatti   espresso con parole opposte come “intrattenimento” o “evasione”, sono questi che vogliono “vendere”. eppure   bruciare queste boiate di  libri, dare fuoco a una libreria mondadori intera   che sarebbero anche cose buone  di per sé,  ci fanno invece giustamente  orrore, in quanto sono azioni che veicolano la menzogna antica  , che insieme ai libri si distruggano  anche le frustrazioni le illusioni le bugie che in ivi essi contengono e orrore anche maggiore a pensare che qualcuno crederà pure che distruggendo la persona si elimini   anche il dolore. che invece il dolore si distrugge solo con l’amore con una emme sola.<br />
Va detto appunto che il compito dell’editoria non è vendere libri, ma tramandare le idee, normale che sia in crisi.<br />
ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135765</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 09:16:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come detto, a faccina scatta un riflesso pavloviano quando si parla di editoria: bisogna dirgli che va tutto bene ed è tutto bello, Giacomo. lascia perdere :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come detto, a faccina scatta un riflesso pavloviano quando si parla di editoria: bisogna dirgli che va tutto bene ed è tutto bello, Giacomo. lascia perdere 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giacomo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135764</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 09:15:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ **
Scusa, ci deve essere stato un malinteso: credevo volessimo discutere dello stesso argomento, e invece adesso mi sono reso conto che non è così.
Non c&#039;è bisogno di sfoggiare numerologia, che mi sembra solo uno dei tanti modi di alzare la voce.
E io non ho mai parlato di lettori adulti; l&#039;ho specificato anche nel mio ultimo messaggio. Un brutto libro distrugge un lettore (ovviamente in erba, visto che di questi io stavo parlando) perché c&#039;è il rischio che la lettura venga fatta coincidere con un&#039;esperienza negativa.
E non sono stato mai contrario ai giocattoli, non so dove sei andato a pescare questa cosa in quello che ho scritto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ **<br />
Scusa, ci deve essere stato un malinteso: credevo volessimo discutere dello stesso argomento, e invece adesso mi sono reso conto che non è così.<br />
Non c&#8217;è bisogno di sfoggiare numerologia, che mi sembra solo uno dei tanti modi di alzare la voce.<br />
E io non ho mai parlato di lettori adulti; l&#8217;ho specificato anche nel mio ultimo messaggio. Un brutto libro distrugge un lettore (ovviamente in erba, visto che di questi io stavo parlando) perché c&#8217;è il rischio che la lettura venga fatta coincidere con un&#8217;esperienza negativa.<br />
E non sono stato mai contrario ai giocattoli, non so dove sei andato a pescare questa cosa in quello che ho scritto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: (**)		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135763</link>

		<dc:creator><![CDATA[(**)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 23:01:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Giacomo
I lettori sono aumentati progressivamente, anno per anno, dagli anni ’60 a oggi. Sono aumentati anche anno per anno nell’ultimo decennio. E se la tua spiegazione è corretta, ed è corretta, poiché la lettura è associata all’alfabetizzazione e all’istruzione, la tua preoccupazione e quella dell’articolo non ha ragione d’essere per questo particolare punto. Ovvero, si possono criticare le scelte editoriali senza per questo paventare danni alla cultura delle persone. In Italia leggono almeno un libro ogni anno circa 26-27 milioni di persone. Di questi circa 20 milioni leggono almeno 3 libri l’anno. Di questi sono circa 13 milioni quelli che comprano almeno un libro l’anno e circa 9 milioni quelli che ne comprano almeno 3 ( dati al 2007, fonte AIE ). Il 7% dei lettori forti ( + di 12 libri l’anno ) che sono poi il 5% degli acquirenti abituali, genera il 44% del totale dei libri venduti. Dati al 2011. La Spagna ha numeri leggermente maggiori, anche in rapporto alla popolazione. La Francia si stacca di qualche milione. UK e Germania hanno punti percentuali maggiori di circa il 20% per ogni voce in rapporto alla popolazione. Sono numeri migliorabili, certamente. Sono effetto in qualche modo delle scelte editoriali? Mi pare del tutto irragionevole. L’Italia sconta un ritardo storico, frutto di mancanze strutturali pubbliche, non di logiche di mercato private. I lettori potenziali sono solo i giovani che verranno. Mettiamoci nella testa che le persone adulte oggi che non leggono non leggeranno mai con passione in massa. Possono solo essere attratti caso per caso più dall’oggetto o dal personaggio. E va bene così, è andata, pensiamo a chi verrà, e scusa la franchezza, ma come fai a pensare che un brutto libro distrugge un lettore?
I giocattoli staranno nelle librerie ( poi quali? La libreria che frequento io non ha vetrine e ha un’ottima scelta, sebbene inutile, io so già quello che voglio e non mi importa di aspettare ), non ti piace d’accordo, ma perché a casa da piccolo tu non giocavi coi giochi? Ti ha impedito di amare la lettura? Non esisteranno più i genitori, gli insegnanti, gli amici? Le biblioteche sono state lasciate senza soldi dalle case editrici? Capisco sia la preoccupazione che la critica alla linea editoriale. Semplicemente la formazione dei lettori non è determinata dall’offerta editoriale, è piuttosto il contrario. “Troppa è la copia dei libri o buoni o cattivi o mediocri che escono ogni giorno, e che per necessità fanno dimenticare quelli del giorno innanzi, sia pure eccellenti. Tutti i posti dell’immortalità in questo genere, sono già occupati”
Lo scriveva Leopardi nello Zibaldone. Era Leopardi, e si è sbagliato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Giacomo<br />
I lettori sono aumentati progressivamente, anno per anno, dagli anni ’60 a oggi. Sono aumentati anche anno per anno nell’ultimo decennio. E se la tua spiegazione è corretta, ed è corretta, poiché la lettura è associata all’alfabetizzazione e all’istruzione, la tua preoccupazione e quella dell’articolo non ha ragione d’essere per questo particolare punto. Ovvero, si possono criticare le scelte editoriali senza per questo paventare danni alla cultura delle persone. In Italia leggono almeno un libro ogni anno circa 26-27 milioni di persone. Di questi circa 20 milioni leggono almeno 3 libri l’anno. Di questi sono circa 13 milioni quelli che comprano almeno un libro l’anno e circa 9 milioni quelli che ne comprano almeno 3 ( dati al 2007, fonte AIE ). Il 7% dei lettori forti ( + di 12 libri l’anno ) che sono poi il 5% degli acquirenti abituali, genera il 44% del totale dei libri venduti. Dati al 2011. La Spagna ha numeri leggermente maggiori, anche in rapporto alla popolazione. La Francia si stacca di qualche milione. UK e Germania hanno punti percentuali maggiori di circa il 20% per ogni voce in rapporto alla popolazione. Sono numeri migliorabili, certamente. Sono effetto in qualche modo delle scelte editoriali? Mi pare del tutto irragionevole. L’Italia sconta un ritardo storico, frutto di mancanze strutturali pubbliche, non di logiche di mercato private. I lettori potenziali sono solo i giovani che verranno. Mettiamoci nella testa che le persone adulte oggi che non leggono non leggeranno mai con passione in massa. Possono solo essere attratti caso per caso più dall’oggetto o dal personaggio. E va bene così, è andata, pensiamo a chi verrà, e scusa la franchezza, ma come fai a pensare che un brutto libro distrugge un lettore?<br />
I giocattoli staranno nelle librerie ( poi quali? La libreria che frequento io non ha vetrine e ha un’ottima scelta, sebbene inutile, io so già quello che voglio e non mi importa di aspettare ), non ti piace d’accordo, ma perché a casa da piccolo tu non giocavi coi giochi? Ti ha impedito di amare la lettura? Non esisteranno più i genitori, gli insegnanti, gli amici? Le biblioteche sono state lasciate senza soldi dalle case editrici? Capisco sia la preoccupazione che la critica alla linea editoriale. Semplicemente la formazione dei lettori non è determinata dall’offerta editoriale, è piuttosto il contrario. “Troppa è la copia dei libri o buoni o cattivi o mediocri che escono ogni giorno, e che per necessità fanno dimenticare quelli del giorno innanzi, sia pure eccellenti. Tutti i posti dell’immortalità in questo genere, sono già occupati”<br />
Lo scriveva Leopardi nello Zibaldone. Era Leopardi, e si è sbagliato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Silvia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135762</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 20:37:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ (**)
Io non credo che i lettori calino solo per la scarsa qualità (come tu dici c&#039;è una condizione culturale sfavorevole), sono però abbastanza certa che la proliferazione di cattiva qualità disorienti i lettori forti e contribuisca a non formarne di nuovi; penso al mondo del thriller e del fantastico e della narrativa ragazzi: personalmente non sono più in grado di distinguere il prodotto di qualità da quello pessimo, perché entrambi sono confezionati nel medesimo modo: copertina rigida, grafica volgare, fascetta sgargiante; le collane (non tutte ma molte) sono state disintegrate, i marchi editoriali tendono ad annullarsi. Tu citi quei dati dell&#039;AIE, ma se non ricordo male la crescita di cui si parla fondava sul settore ragazzi post Harry Potter.
Da allora, per quel che ho visto, è iniziata la caccia scriteriata al best seller-clone (e non solo nel settore ragazzi): centinaia di simil Potter, ma anche una covata infinita di simil don brown, pseudo moccia, post twilight, egual kingsella... Questa roba, prodotta un tanto al kilo, invade le librerie, nella logica del ‘ndo cojo cojo’ togliendo aria, per esempio, al piccolo medio editore; è questo, a mio giudizio, il vero trash, non Fabio Volo.
Il punto è che questa covata malefica non ha prodotto lettori nuovi né fidelizzato quelli storici.  Mi risulta pure che tutti di questi ‘potenziali’ best sellers siano costati parecchio ai meritori editori, i quali hanno imparato a risparmiare sul personale, precarizzando le redazioni,  rifilando traduzioni mal riviste, tagliando i giri di bozza e compagnia.
Prima si facevano meno libri, più persone campavano di editoria.
C’è qualcosa che non va. Non va.
Non penso che i grandi editori debbano fallire (no please) dico che si devono cambiare i vertici e le strategie editoriali.
Scusa il pippone! e grazie per il confronto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ (**)<br />
Io non credo che i lettori calino solo per la scarsa qualità (come tu dici c&#8217;è una condizione culturale sfavorevole), sono però abbastanza certa che la proliferazione di cattiva qualità disorienti i lettori forti e contribuisca a non formarne di nuovi; penso al mondo del thriller e del fantastico e della narrativa ragazzi: personalmente non sono più in grado di distinguere il prodotto di qualità da quello pessimo, perché entrambi sono confezionati nel medesimo modo: copertina rigida, grafica volgare, fascetta sgargiante; le collane (non tutte ma molte) sono state disintegrate, i marchi editoriali tendono ad annullarsi. Tu citi quei dati dell&#8217;AIE, ma se non ricordo male la crescita di cui si parla fondava sul settore ragazzi post Harry Potter.<br />
Da allora, per quel che ho visto, è iniziata la caccia scriteriata al best seller-clone (e non solo nel settore ragazzi): centinaia di simil Potter, ma anche una covata infinita di simil don brown, pseudo moccia, post twilight, egual kingsella&#8230; Questa roba, prodotta un tanto al kilo, invade le librerie, nella logica del ‘ndo cojo cojo’ togliendo aria, per esempio, al piccolo medio editore; è questo, a mio giudizio, il vero trash, non Fabio Volo.<br />
Il punto è che questa covata malefica non ha prodotto lettori nuovi né fidelizzato quelli storici.  Mi risulta pure che tutti di questi ‘potenziali’ best sellers siano costati parecchio ai meritori editori, i quali hanno imparato a risparmiare sul personale, precarizzando le redazioni,  rifilando traduzioni mal riviste, tagliando i giri di bozza e compagnia.<br />
Prima si facevano meno libri, più persone campavano di editoria.<br />
C’è qualcosa che non va. Non va.<br />
Non penso che i grandi editori debbano fallire (no please) dico che si devono cambiare i vertici e le strategie editoriali.<br />
Scusa il pippone! e grazie per il confronto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135761</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 19:48:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ **
I lettori dagli anni Sessanta sono cresciuti? Contando il tasso di analfabetismo del dopoguerra è normale che sia così, si poteva solo salire. Quello non è un dato significativo; almeno, non messo giù come lo stai mettendo tu. L&#039;Italia è un Paese che legge? Mi pare che nessuna rilevazione ti dia ragione. È vero che in Italia c&#039;è un buon numero di lettori forti, ma non sono quelli che fanno la differenza sui numeri di una casa editrice (quantomeno grossa), proprio perché non ce ne sono abbastanza (non siamo la Germania). La calcolatrice funziona fino a un certo punto punto perché parifica tutto, compresi i non libri (le barzellette di Totti, che entrano nel computo). A fare la differenza tra un anno di successo e uno no in un grande gruppo non sono gli acquisti dei lettori forti (che sì, qui sono d&#039;accordo con te, non sono abbindolabili dal marketing); a fare la differenza negli incassi è quando si intercetta il pubblico di lettori deboli. E il punto non è che un brutto libro possa o no distruggere un lettore (anche se io lo penso): qui il punto è, come dicevo nel messaggio prima, che si parla di andare in libreria non con brutti libri, ma non non-libri, giocattoli. Insomma, la contrapposizione non è Joyce/Volo ma Joyce/Giocattolo. È su questo passaggio che discute l&#039;articolo, e che discutevo io nel messaggio. Per concludere, anche io non credo che tutti siano lettori. Credo però che i lettori potenziali siano molti di più di quanti oggi effettivamente leggono; credo che questi lettori si possano coltivare; credo che per farlo ci vogliano buoni libri; credo che la libreria (e la biblioteca) debba essere salvaguardata come luogo in cui questi incontri possano avvenire perché accompagnati da chi è già un lettore. Lo ripeto per chiarezza: io non sto discutendo sui libri buoni o no. Sto discutendo sui giocattoli in libreria. E l&#039;altro passaggio importante è che qui si sta discutendo non su adulti, già lettori o no, come te, ma su bambini, che ancora possono diventarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ **<br />
I lettori dagli anni Sessanta sono cresciuti? Contando il tasso di analfabetismo del dopoguerra è normale che sia così, si poteva solo salire. Quello non è un dato significativo; almeno, non messo giù come lo stai mettendo tu. L&#8217;Italia è un Paese che legge? Mi pare che nessuna rilevazione ti dia ragione. È vero che in Italia c&#8217;è un buon numero di lettori forti, ma non sono quelli che fanno la differenza sui numeri di una casa editrice (quantomeno grossa), proprio perché non ce ne sono abbastanza (non siamo la Germania). La calcolatrice funziona fino a un certo punto punto perché parifica tutto, compresi i non libri (le barzellette di Totti, che entrano nel computo). A fare la differenza tra un anno di successo e uno no in un grande gruppo non sono gli acquisti dei lettori forti (che sì, qui sono d&#8217;accordo con te, non sono abbindolabili dal marketing); a fare la differenza negli incassi è quando si intercetta il pubblico di lettori deboli. E il punto non è che un brutto libro possa o no distruggere un lettore (anche se io lo penso): qui il punto è, come dicevo nel messaggio prima, che si parla di andare in libreria non con brutti libri, ma non non-libri, giocattoli. Insomma, la contrapposizione non è Joyce/Volo ma Joyce/Giocattolo. È su questo passaggio che discute l&#8217;articolo, e che discutevo io nel messaggio. Per concludere, anche io non credo che tutti siano lettori. Credo però che i lettori potenziali siano molti di più di quanti oggi effettivamente leggono; credo che questi lettori si possano coltivare; credo che per farlo ci vogliano buoni libri; credo che la libreria (e la biblioteca) debba essere salvaguardata come luogo in cui questi incontri possano avvenire perché accompagnati da chi è già un lettore. Lo ripeto per chiarezza: io non sto discutendo sui libri buoni o no. Sto discutendo sui giocattoli in libreria. E l&#8217;altro passaggio importante è che qui si sta discutendo non su adulti, già lettori o no, come te, ma su bambini, che ancora possono diventarlo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: (**)		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135760</link>

		<dc:creator><![CDATA[(**)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 17:07:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Giacomo
La concorrenza al buon libro la fanno più i “buoni” libri, che i libri commerciali. Io come tutti i lettori forti, non ho né il tempo materiale né i soldi a sufficienza per leggere o comunque comprare tutti i libri che meriterebbero di essere comprati, considerando tutti quelli del passato e quelli nuovi che vengono scritti. Ma il marketing e le scelte editoriali non hanno nessun effetto né su di me né sui lettori forti, detto comunque che uno che legge dieci libri in un anno non è proprio un grande appassionato ( magari vorrebbe aver più tempo e soldi per leggere ). L’idea che Fabio Volo tolga lettori a Joyce o a Raimo è sbagliata. Chi legge i libri se li cerca, chi non legge o legge Fabio Volo ( e lo dico senza giudizio, l’ho letto cmq ) con piacere non cercherà altrove. Il marketing si rivolge a questo tipo di pubblico e non ha influenze né positive né negative su quel pubblico. Può succedere che chi legge Fabio Volo sviluppi curiosità oppure no, indipendentemente dalla qualità di Fabio Volo. O qualcuno porta l’esperienza di una persona che abbia smesso di leggere ( non di comprare, di leggere ) a causa di un brutto libro, oppure accettiamo il fatto che il gusto per la lettura non può essere influenzato in negativo dalle case editrici e dal marketing e neanche in positivo dai buoni libri, altro luogo comune duro a morire. Questo non è un paese che non legge. Dagli anni ’60 i lettori sono aumentati progressivamente, forse anche maggiormente rispetto alla media europea. Dal 1998 i lettori di più di 10 libri l’anno sono passati da 2600000 a 3500000, con una punta di 4000000 ( quando un infra-realista incontra un uomo con la calcolatrice, l’infra-realista è un uomo morto ).
@ Silvia
Passiamo dunque a parlare di editori, cosa utile. Bisogna però decidersi: o un editore fa male il suo lavoro secondo la tua ottica e allora è bene che fallisca e che si registri un giusto calo delle vendite oppure il profitto ci piace a prescindere. Se le case editrici puntassero solo sulla qualità avremmo meno libri pubblicati e meno libri venduti. Meno profitti e meno lavoro. Le strategie editoriali hanno effetto per le case editrici. La formazione dei lettori passa attraverso casa, scuole, centri culturali e amici. Ciò che si è cercato di fare è stato sfruttare il più possibile lo spazio creato dal marketing. Parlare di crisi è equivoco. Si stanno registrando perdite su profitti che non si basavano su cambiamenti strutturali. Ma questo non vuol dire che allora è stato sbagliato investire sul marketing a scapito della qualità perché questo dipende dagli obiettivi e perché è anche guadagnando con un titolo commerciale che si può investire sugli autori. Tutte le critiche possibili sono bene accolte, qualità del prodotto e impegno nella diffusione, tranne quella per cui i lettori sono pochi a causa della scarsa qualità.
@ Maurizio ( nelle risposte agli altri ci sono anche risposte a te )
Non so se abbiamo questa visione diversa, io qua vedo buoni argomenti e nessi causali sbagliati. Il marketing ha avuto effetto sulle vendite, il calo che si registra è proprio tarato sull’aumento dell’ultimo decennio ( dati AIE ) e parlare di fallimento è sbagliato, altrimenti se una casa editrice perde puntando sulla qualità dovremmo dire che puntare sulla qualità è sbagliato. Semplicemente, e su questo siamo d’accordo, non si vive di solo marketing. E quello che è successo è stato proprio un allargamento del settore degli acquirenti grazie al marketing, mai come oggi la lettura in Italia viene promossa sui canali mediatici. Ma nuovi acquirenti non vuol dire nuovi lettori. Ciò che è successo è che chi ha comprato per curiosità poi ha smesso di comprare, vale il caso di best-sellers, libri sui calciatori o di ricette. Vale anche se uno ha comprato Saviano per sfinimento. Una casa editrice può accrescere prestigio e crearsi un pubblico fedele per qualità e stile, ma questo lo fa su lettori già lettori, e lo fa togliendo spazio ad altre case editrici. A me piacciono i libri Minimum Fax. Se da domani cominciassero a pubblicare libri brutti smetterei di comprarli e come me credo tutti i lettori affezionati che si sono creati. Quindi o MF riesce a vendere di più con la nuova strategia oppure non cambierà strategia. Dal momento che ci saranno lettori-acquirenti potenziali ( e i lettori abituali tengono in piedi la metà del fatturato complessivo ) un’altra casa editrice potrà approfittarne, e la qualità è salva. Il “trash” prodotto abbassa la qualità media, e amen, ma non toglie necessariamente spazio alla qualità unitaria, perché quest’ultima poggia sul gusto dei lettori. E il gusto poggia su istruzione e cultura. Il “trash” non ha potere su istruzione e cultura. L&#039;amore vince sempre sull&#039;invidia e sull&#039;odio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Giacomo<br />
La concorrenza al buon libro la fanno più i “buoni” libri, che i libri commerciali. Io come tutti i lettori forti, non ho né il tempo materiale né i soldi a sufficienza per leggere o comunque comprare tutti i libri che meriterebbero di essere comprati, considerando tutti quelli del passato e quelli nuovi che vengono scritti. Ma il marketing e le scelte editoriali non hanno nessun effetto né su di me né sui lettori forti, detto comunque che uno che legge dieci libri in un anno non è proprio un grande appassionato ( magari vorrebbe aver più tempo e soldi per leggere ). L’idea che Fabio Volo tolga lettori a Joyce o a Raimo è sbagliata. Chi legge i libri se li cerca, chi non legge o legge Fabio Volo ( e lo dico senza giudizio, l’ho letto cmq ) con piacere non cercherà altrove. Il marketing si rivolge a questo tipo di pubblico e non ha influenze né positive né negative su quel pubblico. Può succedere che chi legge Fabio Volo sviluppi curiosità oppure no, indipendentemente dalla qualità di Fabio Volo. O qualcuno porta l’esperienza di una persona che abbia smesso di leggere ( non di comprare, di leggere ) a causa di un brutto libro, oppure accettiamo il fatto che il gusto per la lettura non può essere influenzato in negativo dalle case editrici e dal marketing e neanche in positivo dai buoni libri, altro luogo comune duro a morire. Questo non è un paese che non legge. Dagli anni ’60 i lettori sono aumentati progressivamente, forse anche maggiormente rispetto alla media europea. Dal 1998 i lettori di più di 10 libri l’anno sono passati da 2600000 a 3500000, con una punta di 4000000 ( quando un infra-realista incontra un uomo con la calcolatrice, l’infra-realista è un uomo morto ).<br />
@ Silvia<br />
Passiamo dunque a parlare di editori, cosa utile. Bisogna però decidersi: o un editore fa male il suo lavoro secondo la tua ottica e allora è bene che fallisca e che si registri un giusto calo delle vendite oppure il profitto ci piace a prescindere. Se le case editrici puntassero solo sulla qualità avremmo meno libri pubblicati e meno libri venduti. Meno profitti e meno lavoro. Le strategie editoriali hanno effetto per le case editrici. La formazione dei lettori passa attraverso casa, scuole, centri culturali e amici. Ciò che si è cercato di fare è stato sfruttare il più possibile lo spazio creato dal marketing. Parlare di crisi è equivoco. Si stanno registrando perdite su profitti che non si basavano su cambiamenti strutturali. Ma questo non vuol dire che allora è stato sbagliato investire sul marketing a scapito della qualità perché questo dipende dagli obiettivi e perché è anche guadagnando con un titolo commerciale che si può investire sugli autori. Tutte le critiche possibili sono bene accolte, qualità del prodotto e impegno nella diffusione, tranne quella per cui i lettori sono pochi a causa della scarsa qualità.<br />
@ Maurizio ( nelle risposte agli altri ci sono anche risposte a te )<br />
Non so se abbiamo questa visione diversa, io qua vedo buoni argomenti e nessi causali sbagliati. Il marketing ha avuto effetto sulle vendite, il calo che si registra è proprio tarato sull’aumento dell’ultimo decennio ( dati AIE ) e parlare di fallimento è sbagliato, altrimenti se una casa editrice perde puntando sulla qualità dovremmo dire che puntare sulla qualità è sbagliato. Semplicemente, e su questo siamo d’accordo, non si vive di solo marketing. E quello che è successo è stato proprio un allargamento del settore degli acquirenti grazie al marketing, mai come oggi la lettura in Italia viene promossa sui canali mediatici. Ma nuovi acquirenti non vuol dire nuovi lettori. Ciò che è successo è che chi ha comprato per curiosità poi ha smesso di comprare, vale il caso di best-sellers, libri sui calciatori o di ricette. Vale anche se uno ha comprato Saviano per sfinimento. Una casa editrice può accrescere prestigio e crearsi un pubblico fedele per qualità e stile, ma questo lo fa su lettori già lettori, e lo fa togliendo spazio ad altre case editrici. A me piacciono i libri Minimum Fax. Se da domani cominciassero a pubblicare libri brutti smetterei di comprarli e come me credo tutti i lettori affezionati che si sono creati. Quindi o MF riesce a vendere di più con la nuova strategia oppure non cambierà strategia. Dal momento che ci saranno lettori-acquirenti potenziali ( e i lettori abituali tengono in piedi la metà del fatturato complessivo ) un’altra casa editrice potrà approfittarne, e la qualità è salva. Il “trash” prodotto abbassa la qualità media, e amen, ma non toglie necessariamente spazio alla qualità unitaria, perché quest’ultima poggia sul gusto dei lettori. E il gusto poggia su istruzione e cultura. Il “trash” non ha potere su istruzione e cultura. L&#8217;amore vince sempre sull&#8217;invidia e sull&#8217;odio.</p>
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		<title>
		Di: Silvia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135759</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 11:34:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dahl è l&#039;antidoto.
Mathilda non si piega alla logica culturale del suo babbo, venditore di auto usate, divoratore di cibi precotti, devoto al culto del trash.  E si ribella.
E nemmeno si piega a un’idea di cultura cupa e punitiva.
Mathilda ama i libri: impara, si emoziona e si diverte.
In editoria di mathilde ce ne sono molte (molti): spesso i lavoratori editoriali (editor, redattori, traduttori, grafici etc) sono i primi ad avvertire e subire  l’assurdità di certe politiche.
Io credo che, unendosi, ci si possa ribellare almeno un po’, superando le disgregazioni e le fratture. Se fossimo in tanti ma davvero  tanti (e ritrovarsi non è impossibile) potremmo cominciare a tradurre le riflessioni in proposte forti, capaci, forse, di condizionare, le scelte dei nostri confusi Sporcelli.
Pensiamoci, non è impossibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dahl è l&#8217;antidoto.<br />
Mathilda non si piega alla logica culturale del suo babbo, venditore di auto usate, divoratore di cibi precotti, devoto al culto del trash.  E si ribella.<br />
E nemmeno si piega a un’idea di cultura cupa e punitiva.<br />
Mathilda ama i libri: impara, si emoziona e si diverte.<br />
In editoria di mathilde ce ne sono molte (molti): spesso i lavoratori editoriali (editor, redattori, traduttori, grafici etc) sono i primi ad avvertire e subire  l’assurdità di certe politiche.<br />
Io credo che, unendosi, ci si possa ribellare almeno un po’, superando le disgregazioni e le fratture. Se fossimo in tanti ma davvero  tanti (e ritrovarsi non è impossibile) potremmo cominciare a tradurre le riflessioni in proposte forti, capaci, forse, di condizionare, le scelte dei nostri confusi Sporcelli.<br />
Pensiamoci, non è impossibile.</p>
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		<title>
		Di: yu		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135758</link>

		<dc:creator><![CDATA[yu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2013 23:28:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Facciamo che io vendo dentifricio che fa cariare i denti...quando i denti sono caduti il detifricio chi lo compra più?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo che io vendo dentifricio che fa cariare i denti&#8230;quando i denti sono caduti il detifricio chi lo compra più?</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-chiamatela-editoria/comment-page-1/#comment-135757</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2013 20:33:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dici che dobbiamo cominciare a imparare a memoria Roald Dahl? :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dici che dobbiamo cominciare a imparare a memoria Roald Dahl? 😀</p>
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