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	Commenti a: NON PIU&#039; DI NASCOSTO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Wu Ming 1		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 17:56:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volevo risponderti sull&#039;allegoria, ma in questo thread sul caso Englaro mi è sembrato fuori luogo. Ci sarà occasione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo risponderti sull&#8217;allegoria, ma in questo thread sul caso Englaro mi è sembrato fuori luogo. Ci sarà occasione.</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99354</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 17:23:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono espresso male. E&#039; vero che c&#039;era un&#039;esigenza legata alla memorizzazione, è indiscutibile.
Però - poi tu lo saprai meglio di me - nel novecento la filosofia si è occupata di questi due saperi mettendoli in relazione in qualche modo. Il rapporto tra poesia e filosofia in Heidegger per fare un esempio.
Oppure anche recentemente ho sentito parlare del rapporto tra la dimostrazione attraverso un procedimento di argomentazione razionale, e la dimostrazione attraverso il racconto, il mito (queste sono cose riprese da Platone).
Ancora Moresco che scrisse di Gomorra, non è importante che sia fiction o faction o qualche altra etichetta.
Ora, mi sembra che in tutti questi esempi (spero non troppo distanti da risultare demenziali), ci sono due forze in gioco: ciò che mi fa conoscere attraverso la realtà e ciò che mi fa conoscere attraverso l&#039;invenzione, forze che sono opposte (non riesco a mettere tutto in ordine pensando all&#039;allegoria). Per questo dico che c&#039;è una lacerazione.
Se ora stai pensando che mi sto trasformando in Luminamenti, solo con un vocabolario più povero e un numero di libri letti diviso per mille, sappi non mi arrabbio... :)
Insomma se non si è capito nulla fa lo stesso, ci torno quando ho le parole per dirlo più chiaramente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono espresso male. E&#8217; vero che c&#8217;era un&#8217;esigenza legata alla memorizzazione, è indiscutibile.<br />
Però &#8211; poi tu lo saprai meglio di me &#8211; nel novecento la filosofia si è occupata di questi due saperi mettendoli in relazione in qualche modo. Il rapporto tra poesia e filosofia in Heidegger per fare un esempio.<br />
Oppure anche recentemente ho sentito parlare del rapporto tra la dimostrazione attraverso un procedimento di argomentazione razionale, e la dimostrazione attraverso il racconto, il mito (queste sono cose riprese da Platone).<br />
Ancora Moresco che scrisse di Gomorra, non è importante che sia fiction o faction o qualche altra etichetta.<br />
Ora, mi sembra che in tutti questi esempi (spero non troppo distanti da risultare demenziali), ci sono due forze in gioco: ciò che mi fa conoscere attraverso la realtà e ciò che mi fa conoscere attraverso l&#8217;invenzione, forze che sono opposte (non riesco a mettere tutto in ordine pensando all&#8217;allegoria). Per questo dico che c&#8217;è una lacerazione.<br />
Se ora stai pensando che mi sto trasformando in Luminamenti, solo con un vocabolario più povero e un numero di libri letti diviso per mille, sappi non mi arrabbio&#8230; 🙂<br />
Insomma se non si è capito nulla fa lo stesso, ci torno quando ho le parole per dirlo più chiaramente.</p>
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		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99353</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 09:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;dici che la mia frase è una verità ovvia (questo mi pare di capire, non un’ovvia fesseria). Poi però, in nota la frantumi perché dici che la separazione è artificiosa e recente&quot;
Come ho scritto, risale a pochi secoli fa (quindi recente sì, ma relativamente) la *definitività* della cesura tra poesia e saggio, che però era iniziata molto prima. &quot;Artificiosa&quot; è un termine inadeguato, secondo me. Se la cesura si è prodotta, i motivi c&#039;erano (uno ad esempio fu il declino delle arti mnemotecniche, dovuto al crescente primato della scrittura). Oggi la cesura tra poesia e saggio ci appare un dato ovvio ed è connaturata al nostro esprimerci.
&quot;come se quella fosse per forza la tua gravità: poesia e saggio erano uniti per favorire la memorizzazione.&quot;
E&#039; la tesi del saggio linkato, Andrea, e il suo svolgimento mi appare convincente.
&quot;mi chiedo perché non continui a camminare per la strada della lacerazione&quot;
E&#039; una domanda mal posta, Andrea. Il movimento del pensiero critico è provare a dividere ciò che è convenzionalmente unito e provare a unire ciò che è convenzionalmente diviso, per vedere se quanto diamo per scontato o per impossibile sia davvero tale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;dici che la mia frase è una verità ovvia (questo mi pare di capire, non un’ovvia fesseria). Poi però, in nota la frantumi perché dici che la separazione è artificiosa e recente&#8221;<br />
Come ho scritto, risale a pochi secoli fa (quindi recente sì, ma relativamente) la *definitività* della cesura tra poesia e saggio, che però era iniziata molto prima. &#8220;Artificiosa&#8221; è un termine inadeguato, secondo me. Se la cesura si è prodotta, i motivi c&#8217;erano (uno ad esempio fu il declino delle arti mnemotecniche, dovuto al crescente primato della scrittura). Oggi la cesura tra poesia e saggio ci appare un dato ovvio ed è connaturata al nostro esprimerci.<br />
&#8220;come se quella fosse per forza la tua gravità: poesia e saggio erano uniti per favorire la memorizzazione.&#8221;<br />
E&#8217; la tesi del saggio linkato, Andrea, e il suo svolgimento mi appare convincente.<br />
&#8220;mi chiedo perché non continui a camminare per la strada della lacerazione&#8221;<br />
E&#8217; una domanda mal posta, Andrea. Il movimento del pensiero critico è provare a dividere ciò che è convenzionalmente unito e provare a unire ciò che è convenzionalmente diviso, per vedere se quanto diamo per scontato o per impossibile sia davvero tale.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99352</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 09:34:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah grazie per il link]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah grazie per il link</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99351</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 09:33:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[WM1, dici che la mia frase è una verità ovvia (questo mi pare di capire, non un&#039;ovvia fesseria).
Poi però, in nota la frantumi, perché dici che la separazione è artificiosa e recente (cosa assolutamente vera). E&#039; un movimento di pensiero profondo, che ci porta davanti a qualcosa di difficilmente comprensibile riunendo due opposti, insomma uno strappo sul modo comune di pensare, una lacerazione che ci toglie qualcosa da sotto i piedi.
E un attimo dopo riporti tutto all&#039;ordine razionale, come se quella fosse per forza la tua gravità: poesia e saggio erano uniti per favorire la memorizzazione.
Ecco, mi chiedo perché non continui a camminare per la strada della lacerazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>WM1, dici che la mia frase è una verità ovvia (questo mi pare di capire, non un&#8217;ovvia fesseria).<br />
Poi però, in nota la frantumi, perché dici che la separazione è artificiosa e recente (cosa assolutamente vera). E&#8217; un movimento di pensiero profondo, che ci porta davanti a qualcosa di difficilmente comprensibile riunendo due opposti, insomma uno strappo sul modo comune di pensare, una lacerazione che ci toglie qualcosa da sotto i piedi.<br />
E un attimo dopo riporti tutto all&#8217;ordine razionale, come se quella fosse per forza la tua gravità: poesia e saggio erano uniti per favorire la memorizzazione.<br />
Ecco, mi chiedo perché non continui a camminare per la strada della lacerazione.</p>
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		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99350</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 14:14:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Per il resto direi che in generale le poesie, ma anche i racconti, possono farci conoscere le cose, ma in un modo diverso dall’argomentazione razionale.&quot;
Andrea, scusami, ma questa è una plurisecolare (*) ovvietà, talmente elementare e pleonastica da non richiedere chissà quali argomentazioni, discussioni o giustificazioni. Se uno sceglie la poesia o il racconto anziché la saggistica o il trattato, il motivo è principalmente quello.
.
.
.
* Ho scritto &quot;plurisecolare&quot; anziché plurimillenaria perché è soltanto da pochi secoli che la forma della poesia e i contenuti della saggistica si sono separati in via definitiva. Nell&#039;antichità - ma si arriva almeno fino al Rinascimento - era piuttosto comune che anche saggi filosofico-scientifici (Parmenide, Empedocle etc.) o manuali tecnici (si pensi ai ricettari medico-erboristici) fossero scritti in versi, perché il verso garantiva alle argomentazioni maggiore incisività e memorabilità. Su questo ha scritto un bel saggio (in prosa) Paolo Canettieri sulla &quot;Rivista di filologia cognitiva&quot;. E&#039; interamente disponibile on line, qui:
http://w3.uniroma1.it/cogfil/metrica.html
Il saggio in versi è un genere che un giorno mi piacerebbe esplorare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per il resto direi che in generale le poesie, ma anche i racconti, possono farci conoscere le cose, ma in un modo diverso dall’argomentazione razionale.&#8221;<br />
Andrea, scusami, ma questa è una plurisecolare (*) ovvietà, talmente elementare e pleonastica da non richiedere chissà quali argomentazioni, discussioni o giustificazioni. Se uno sceglie la poesia o il racconto anziché la saggistica o il trattato, il motivo è principalmente quello.<br />
.<br />
.<br />
.<br />
* Ho scritto &#8220;plurisecolare&#8221; anziché plurimillenaria perché è soltanto da pochi secoli che la forma della poesia e i contenuti della saggistica si sono separati in via definitiva. Nell&#8217;antichità &#8211; ma si arriva almeno fino al Rinascimento &#8211; era piuttosto comune che anche saggi filosofico-scientifici (Parmenide, Empedocle etc.) o manuali tecnici (si pensi ai ricettari medico-erboristici) fossero scritti in versi, perché il verso garantiva alle argomentazioni maggiore incisività e memorabilità. Su questo ha scritto un bel saggio (in prosa) Paolo Canettieri sulla &#8220;Rivista di filologia cognitiva&#8221;. E&#8217; interamente disponibile on line, qui:<br />
<a href="http://w3.uniroma1.it/cogfil/metrica.html" rel="nofollow ugc">http://w3.uniroma1.it/cogfil/metrica.html</a><br />
Il saggio in versi è un genere che un giorno mi piacerebbe esplorare.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99349</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:10:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Claudia B., facciamo attenzione, si parlava di &#039;scambiarsi opinioni&#039;, che è qualcosa in più della &#039;significatività&#039; di quello che si scrive. Per interagire seriamente, cioè oltre quei botta e risposta (magari fatti di un solo insulto), è necessaria (ma non sufficiente, ovvio) una soggettività, diciamo così, fissa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia B., facciamo attenzione, si parlava di &#8216;scambiarsi opinioni&#8217;, che è qualcosa in più della &#8216;significatività&#8217; di quello che si scrive. Per interagire seriamente, cioè oltre quei botta e risposta (magari fatti di un solo insulto), è necessaria (ma non sufficiente, ovvio) una soggettività, diciamo così, fissa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: claudia b.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99348</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudia b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 10:18:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aldo, quello che dice Andrea Barbieri, per un buon 80% è frutto di delirio.
Usa tutti i nick che te pare, basta che dici qualcosa di significativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aldo, quello che dice Andrea Barbieri, per un buon 80% è frutto di delirio.<br />
Usa tutti i nick che te pare, basta che dici qualcosa di significativo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Aldo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99347</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:32:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Linkavo il sito per burla riferita a una mia battuta di pochi giorni fa dove facevo un paragone tra il modo di scrivere di &quot;luminamenti&quot; e l&#039;alito cattivo, cmq sono sempre io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Linkavo il sito per burla riferita a una mia battuta di pochi giorni fa dove facevo un paragone tra il modo di scrivere di &#8220;luminamenti&#8221; e l&#8217;alito cattivo, cmq sono sempre io.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-piu-di-nascosto/comment-page-1/#comment-99346</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aldo, si può anche usare un nome di fantasia, come fa WM1, l&#039;importante è che sia sempre quello e che si distingua dagli altri.
Tu ora intervieni semplicemente come &#039;Aldo&#039;, che è un po&#039; poco per distinguerti...
Infatti sopra c&#039;è un altro &#039;Aldo&#039; che però linka un sito che tu non linki.
Così viene da pensare che siate due persone distinte, e scambiare opinioni è più difficile. Tutto qui.
Per il resto direi che in generale le poesie, ma anche i racconti, possono farci conoscere le cose, ma in un modo diverso dall&#039;argomentazione razionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aldo, si può anche usare un nome di fantasia, come fa WM1, l&#8217;importante è che sia sempre quello e che si distingua dagli altri.<br />
Tu ora intervieni semplicemente come &#8216;Aldo&#8217;, che è un po&#8217; poco per distinguerti&#8230;<br />
Infatti sopra c&#8217;è un altro &#8216;Aldo&#8217; che però linka un sito che tu non linki.<br />
Così viene da pensare che siate due persone distinte, e scambiare opinioni è più difficile. Tutto qui.<br />
Per il resto direi che in generale le poesie, ma anche i racconti, possono farci conoscere le cose, ma in un modo diverso dall&#8217;argomentazione razionale.</p>
]]></content:encoded>
		
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