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	Commenti a: NON SAPESSI LA VERITA&#039;: CHIEDERE IL CONTO AI POETI (PER PUBBLICARLI)	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Giorgio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 22:28:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho vissuto per anni a Kraków e li la differenza con l&#039;Italia, per ciò che concerne la poesia ma ancor più la considerazione della figura del poeta, mi ha lasciato interdetto, diciamo così. Il poeta è considerato una sorte di custode tra la realtà palpabile e il mondo onirico. Pubblicavo e partecipavo a concorsi sempre e solo gratis o, e li rimasi allibito, ricevendo compenso. Non fraintendermi, non dico che vivevo solo di poesie. La cosa che mi fece più piacere è più rabbia fu quando l&#039;istituto italiano di cultures mi chiede di fare una serata leggendo 6 mie poesie e vi era un traduttore che poi le recitava in polacco. In Italia non ho mai ricevuto un invito simile né un compenso paragonabile. È l&#039;IIC fa parte del ministero degli esteri. Inoltre la sala era piena, circa 200 persone.
Ho tenuto lezioni sulla poesia alla Jagiellonian, l&#039;università più prestigiosa della Polonia e in altre scuole o università.
Noi spendiamo più soldi all&#039;estero che in  &quot;casa&quot;. Ora che sono dovuto tornare per motivi di salute e sto ultimando il mio primo romanzo mi sembra di vivere un incubo. Ma il mio ego non è così grande da pagare per essere pubblicato. È su questo che giocano le case che non giocano sul concetto di &quot;editoria classica&quot;.
Buona fortuna a tutti e non smettete di scrivere. Anche se solo per voi stessi. Il mondo da millenni vive di poesia. Noi, purtroppo, siamo nati nell&#039;epoca questo basilare concetto si e perso. Ma tornerà. Tutto torna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho vissuto per anni a Kraków e li la differenza con l&#8217;Italia, per ciò che concerne la poesia ma ancor più la considerazione della figura del poeta, mi ha lasciato interdetto, diciamo così. Il poeta è considerato una sorte di custode tra la realtà palpabile e il mondo onirico. Pubblicavo e partecipavo a concorsi sempre e solo gratis o, e li rimasi allibito, ricevendo compenso. Non fraintendermi, non dico che vivevo solo di poesie. La cosa che mi fece più piacere è più rabbia fu quando l&#8217;istituto italiano di cultures mi chiede di fare una serata leggendo 6 mie poesie e vi era un traduttore che poi le recitava in polacco. In Italia non ho mai ricevuto un invito simile né un compenso paragonabile. È l&#8217;IIC fa parte del ministero degli esteri. Inoltre la sala era piena, circa 200 persone.<br />
Ho tenuto lezioni sulla poesia alla Jagiellonian, l&#8217;università più prestigiosa della Polonia e in altre scuole o università.<br />
Noi spendiamo più soldi all&#8217;estero che in  &#8220;casa&#8221;. Ora che sono dovuto tornare per motivi di salute e sto ultimando il mio primo romanzo mi sembra di vivere un incubo. Ma il mio ego non è così grande da pagare per essere pubblicato. È su questo che giocano le case che non giocano sul concetto di &#8220;editoria classica&#8221;.<br />
Buona fortuna a tutti e non smettete di scrivere. Anche se solo per voi stessi. Il mondo da millenni vive di poesia. Noi, purtroppo, siamo nati nell&#8217;epoca questo basilare concetto si e perso. Ma tornerà. Tutto torna</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Andrea		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139515</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 09:05:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io ho scoperto la poesia - e il piacere di leggerla - da poco. Ed effettivamente ti apre un mondo (o forse banalmente un universo: parole, sensazione, curve). E ho scoperto come sia dannatamente difficile scoprirre poeti - on se ne parla, - o anche solo comprare poesia: le librerie ne sono pressoché sprovviste (trovare Mark Strand non è stato semplice).
Inoltre, da diciamo &quot;scrittore&quot; di narrativa (o insomma da chi tenta di), ho sentito la necessità di scrivere qualche poesia. Di qui, per capirne il valore, avevo pensato di partecipare a qualche concorso (io non credo che i concorsi siano il male: ho partecipato ad alcuni per racconti, e mi hanno dato molto (anche solo: in uno con una buona giuria arrivi tra i finalisti: una spinta per continuare e perseverare!).
Così ho trovato quello di Poeti e Poesia. Inutile dire che mi è capitata la stessa cosa: telefonata, complimenti (assolutamente vuoti di ogni verità), e proposta editoriale a pagamento. La mia reazione è stata quella di estrema tristezza.
Il rimedio a questo vuoto potrebbe essere quello di parlarne di più, di poesia, di recensire di più, poeti italiani e stranieri, qui, nelle riviste in genere, sui blog, dovunque. Come proposito per l&#039;anno nuovo.
PS: mi sono annotato alcuni poeti da voi citati, che non conoscevo. vedete, alla fine, com&#039;è facile...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io ho scoperto la poesia &#8211; e il piacere di leggerla &#8211; da poco. Ed effettivamente ti apre un mondo (o forse banalmente un universo: parole, sensazione, curve). E ho scoperto come sia dannatamente difficile scoprirre poeti &#8211; on se ne parla, &#8211; o anche solo comprare poesia: le librerie ne sono pressoché sprovviste (trovare Mark Strand non è stato semplice).<br />
Inoltre, da diciamo &#8220;scrittore&#8221; di narrativa (o insomma da chi tenta di), ho sentito la necessità di scrivere qualche poesia. Di qui, per capirne il valore, avevo pensato di partecipare a qualche concorso (io non credo che i concorsi siano il male: ho partecipato ad alcuni per racconti, e mi hanno dato molto (anche solo: in uno con una buona giuria arrivi tra i finalisti: una spinta per continuare e perseverare!).<br />
Così ho trovato quello di Poeti e Poesia. Inutile dire che mi è capitata la stessa cosa: telefonata, complimenti (assolutamente vuoti di ogni verità), e proposta editoriale a pagamento. La mia reazione è stata quella di estrema tristezza.<br />
Il rimedio a questo vuoto potrebbe essere quello di parlarne di più, di poesia, di recensire di più, poeti italiani e stranieri, qui, nelle riviste in genere, sui blog, dovunque. Come proposito per l&#8217;anno nuovo.<br />
PS: mi sono annotato alcuni poeti da voi citati, che non conoscevo. vedete, alla fine, com&#8217;è facile&#8230;</p>
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		<item>
		<title>
		Di: falafel		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139514</link>

		<dc:creator><![CDATA[falafel]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 19:06:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Faccio parte di qui lettori forti che legge poca poesia, tuttavia, un consiglio che mi sento di dare a chiunque ne scriva e&#039;: cecrcatevi una rivista letteraria che vi piace.
Provatene il piu&#039; possibile, e qundo trovate quella giusta abbonatevi. Meglio se a due o tre.
Io ne seguivo diverse fino a 10-7 anni fa, quasi tutte hanno chiuso. Non essendo aggiornato del panorama attuale, l&#039;unica rivista che mi viene in mente che abbia resistito al tempo e che pubblichi, tra le altre cose, poesia, è la magnifica Ellin Selae.
La rivista letteraria pare a me il mezzo piu&#039; appropriato per chiunque aspiri a pubblicare poesia, prima di tutto perchè vi e&#039; la possibilità concretissima che questo accada.
Se fosse poi una rivista che vi piace leggere a farlo (altrimenti forse la cosa non abrebbe molto senso) questo potrebbe essere di grande soddisfazione.
Non vi chiederanno soldi in cambio (nessuna rivista letteraria &quot;bella&quot; credo almeno lo abbia mai fatto) e sarete letti, sicuramente e per davvero.
La mancanza di un ruolo delle riviste nel mondo lettarario italiano è forse la cosa che piu&#039; mi fa invidiare quello anglosassone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio parte di qui lettori forti che legge poca poesia, tuttavia, un consiglio che mi sento di dare a chiunque ne scriva e&#8217;: cecrcatevi una rivista letteraria che vi piace.<br />
Provatene il piu&#8217; possibile, e qundo trovate quella giusta abbonatevi. Meglio se a due o tre.<br />
Io ne seguivo diverse fino a 10-7 anni fa, quasi tutte hanno chiuso. Non essendo aggiornato del panorama attuale, l&#8217;unica rivista che mi viene in mente che abbia resistito al tempo e che pubblichi, tra le altre cose, poesia, è la magnifica Ellin Selae.<br />
La rivista letteraria pare a me il mezzo piu&#8217; appropriato per chiunque aspiri a pubblicare poesia, prima di tutto perchè vi e&#8217; la possibilità concretissima che questo accada.<br />
Se fosse poi una rivista che vi piace leggere a farlo (altrimenti forse la cosa non abrebbe molto senso) questo potrebbe essere di grande soddisfazione.<br />
Non vi chiederanno soldi in cambio (nessuna rivista letteraria &#8220;bella&#8221; credo almeno lo abbia mai fatto) e sarete letti, sicuramente e per davvero.<br />
La mancanza di un ruolo delle riviste nel mondo lettarario italiano è forse la cosa che piu&#8217; mi fa invidiare quello anglosassone.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: GiuseppeC		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139513</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiuseppeC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 18:29:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poesia? Non se ne viene a capo se non come percorso iniziatico individuale (in questo simile a svariate altre forme di coltivazione ed espressione di un talento o di una sensibilita&#039;) ed infatti li&#039; sta avviandosi, correttamente, quando scrive di voler &quot;riappropriarsi delle parole&quot;. In fondo a quel percorso c&#039;e&#039; tuttavia il silenzio, che oggi e&#039; sostanzialmente impossibile da esperire. L&#039;editoria a pagamento e&#039; una truffa ma il reato e&#039; circonvenzione di incapace: se chi scrive facesse prima il percorso iniziatico individuale sopra detto, smetterebbe presto di scrivere e spesso anche di leggere, perche&#039; il poetico e&#039; sostenibile ma la poesia, come altri talenti e sensibilita&#039; portati all&#039;estremo, spesso no. Per questo si fa smercio del surrogato, il cosiddetto poetico: i buoni sentimenti, l&#039;aggregazione, la consolatoria e democratica neutralizzazione. Saluti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poesia? Non se ne viene a capo se non come percorso iniziatico individuale (in questo simile a svariate altre forme di coltivazione ed espressione di un talento o di una sensibilita&#8217;) ed infatti li&#8217; sta avviandosi, correttamente, quando scrive di voler &#8220;riappropriarsi delle parole&#8221;. In fondo a quel percorso c&#8217;e&#8217; tuttavia il silenzio, che oggi e&#8217; sostanzialmente impossibile da esperire. L&#8217;editoria a pagamento e&#8217; una truffa ma il reato e&#8217; circonvenzione di incapace: se chi scrive facesse prima il percorso iniziatico individuale sopra detto, smetterebbe presto di scrivere e spesso anche di leggere, perche&#8217; il poetico e&#8217; sostenibile ma la poesia, come altri talenti e sensibilita&#8217; portati all&#8217;estremo, spesso no. Per questo si fa smercio del surrogato, il cosiddetto poetico: i buoni sentimenti, l&#8217;aggregazione, la consolatoria e democratica neutralizzazione. Saluti.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Raffaele Pisani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139512</link>

		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Pisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 16:27:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[‘A  MADONNA  D’’A  NOTTE  ‘E  NATALE
All’intrasatta, int’’a nuttata cupa,
na stella d’oro accumparette ‘n cielo…
                                 “Venite…  currite”… alluccava quaccuno…
‘Mparanza ati vvoce , vicine e luntane,
perciavano l’aria: “Currite… guardate
che cielo lucente… miliarde so’ ‘e stelle
ca pittano ’argiento  muntagne e vallate…
Currite, cantate, fenuta è ‘a tristezza,
sanato è ‘o dulore e nun ce sta core
ca tene scurore. Chi chiagne, mo chiagne
pecché stu mumento dà gioja e priezza!
Sentite pe’ ll’aria che pace e armunia…
Na pòvera stalla, ‘a pòvera ch’era,
s’è tutta vestuta ‘e rubine e diamante,
‘sta Luce è na Luce cchiù bella d’’o sole
e fa tutt’’e ccose gentile e affatate,
attuorno nisciuna afflezione ce sta,
né tuorte, né nfamie, né cchiù schiavitù,
è tutta na mùseca d’angele e arcangele…
è nnato nu Ninno ca porta sullievo,
riala salvezza, surrise, cunforto
e dà na speranza pure a cchill’ommo
ca troppo ha patuto e nun spera cchiù…
stu Ninno ha vinciuto ogni male, ogni pena,
stu Ninno ha vinciuto ‘o nniro d’’a morte!
Venite… guardate… è nato Gesù… “
Cu ‘a paglia ch’arunaje d’’a mangiatora,
Giuseppe ‘appriparaje na cunnulella,
e c’’o mantiello
tagliato a ddoje mmità
facette nu cuscino e ‘a cupertella.
Che folla steva for’a chella stalla,
e gente ancora n’arrivava, tanta!
Gesù liggeva dint’’e core ‘e ognuno,
‘sta folla ‘a canusceva tutta quanta,
uommene buone, e quante ne vedeva!...
però vedeva pure ‘e malamente,
gente senza cuscienzia e senza Dio,
‘e peggio malandrine,
‘e peggio delinquente.
E ‘o Bammeniello accumminciaje a chiagnere…
Maria s’’o piglia ‘mbraccio, l’accarezza,
‘o cunnuleja, s’’o vasa, le suspira:
- “Ninno mio bello, nun havé’ appaùra,
io sto vicino a tte, cu tte stongh’io,
sempe vicino mamma te starrà,
sempe vicino.”-
Gesù ‘a guardaje
fisso int’a ll’uocchie…
e nun chiagnette cchiù…
facette ‘o pizzo a rrisa… e s’accuitaje…
Raffaele Pisani
raffaelepisani41@yahoo.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>‘A  MADONNA  D’’A  NOTTE  ‘E  NATALE<br />
All’intrasatta, int’’a nuttata cupa,<br />
na stella d’oro accumparette ‘n cielo…<br />
                                 “Venite…  currite”… alluccava quaccuno…<br />
‘Mparanza ati vvoce , vicine e luntane,<br />
perciavano l’aria: “Currite… guardate<br />
che cielo lucente… miliarde so’ ‘e stelle<br />
ca pittano ’argiento  muntagne e vallate…<br />
Currite, cantate, fenuta è ‘a tristezza,<br />
sanato è ‘o dulore e nun ce sta core<br />
ca tene scurore. Chi chiagne, mo chiagne<br />
pecché stu mumento dà gioja e priezza!<br />
Sentite pe’ ll’aria che pace e armunia…<br />
Na pòvera stalla, ‘a pòvera ch’era,<br />
s’è tutta vestuta ‘e rubine e diamante,<br />
‘sta Luce è na Luce cchiù bella d’’o sole<br />
e fa tutt’’e ccose gentile e affatate,<br />
attuorno nisciuna afflezione ce sta,<br />
né tuorte, né nfamie, né cchiù schiavitù,<br />
è tutta na mùseca d’angele e arcangele…<br />
è nnato nu Ninno ca porta sullievo,<br />
riala salvezza, surrise, cunforto<br />
e dà na speranza pure a cchill’ommo<br />
ca troppo ha patuto e nun spera cchiù…<br />
stu Ninno ha vinciuto ogni male, ogni pena,<br />
stu Ninno ha vinciuto ‘o nniro d’’a morte!<br />
Venite… guardate… è nato Gesù… “<br />
Cu ‘a paglia ch’arunaje d’’a mangiatora,<br />
Giuseppe ‘appriparaje na cunnulella,<br />
e c’’o mantiello<br />
tagliato a ddoje mmità<br />
facette nu cuscino e ‘a cupertella.<br />
Che folla steva for’a chella stalla,<br />
e gente ancora n’arrivava, tanta!<br />
Gesù liggeva dint’’e core ‘e ognuno,<br />
‘sta folla ‘a canusceva tutta quanta,<br />
uommene buone, e quante ne vedeva!&#8230;<br />
però vedeva pure ‘e malamente,<br />
gente senza cuscienzia e senza Dio,<br />
‘e peggio malandrine,<br />
‘e peggio delinquente.<br />
E ‘o Bammeniello accumminciaje a chiagnere…<br />
Maria s’’o piglia ‘mbraccio, l’accarezza,<br />
‘o cunnuleja, s’’o vasa, le suspira:<br />
&#8211; “Ninno mio bello, nun havé’ appaùra,<br />
io sto vicino a tte, cu tte stongh’io,<br />
sempe vicino mamma te starrà,<br />
sempe vicino.”-<br />
Gesù ‘a guardaje<br />
fisso int’a ll’uocchie…<br />
e nun chiagnette cchiù…<br />
facette ‘o pizzo a rrisa… e s’accuitaje…<br />
Raffaele Pisani<br />
<a href="mailto:raffaelepisani41@yahoo.it">raffaelepisani41@yahoo.it</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesco Targhetta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139511</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Targhetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 15:45:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a Loredana per aver affrontato la questione (e per la citazione). Segnalo su Blow Up di dicembre un&#039;intervista a Fabio Donalisio nella quale emergono considerazioni molto interessanti sulla situazione editoriale della poesia oggi in Italia. Ci sono, essenzialmente, due poli: da una parte i grandi editori e quelli medi (che spesso, pur criticando l&#039;impostazione dei major, ne ricalcano le dinamiche), i quali hanno ormai abdicato rispetto al loro ruolo di ricerca e scandaglio della poesia contemporanea. Pubblicano i classici, i poeti nati tra anni &#039;40 e &#039;60 ormai entrati nel canone, i versi nel cassetto di qualche romanziere affermato, e pochissimo altro. Perché? Perché non si vende (come se la maggior parte della brutta prosa che pubblicano vendesse...). Perché non esiste una critica attendibile e super partes (ormai sono solo altri poeti a recensire i poeti). Perché la galassia di autori è ingarbugliata e sovrabbondante e difficile orientarsi. E dunque loro rinunciano, o quasi. Peccato, anche perché l&#039;impressione è che dati oggettivi si mescolino a considerazioni discutibili; resta la loro rinuncia, e resta lo spazio aperto per i piccoli e micro-editori, quasi tutti senza distribuzione, tra i quali però si può trovare di tutto: l&#039;editore a pagamento più sfrontato e quello artigianale iper-curato, il profittatore che specula sui versi degli sprovveduti senza alcun criterio se non quello economico e il coraggioso stampatore di frontiera. Resta al lettore fare la sua scelta e premiare chi lavora meglio - che spesso è anche chi propone la poesia più interessante. Personalmente, con il progetto editoriale Nervi, sto facendo questo: pubblichiamo (con Donalisio, appunto, e Marco Scarpa) a nostre spese poeti contemporanei che ci sembrano meritevoli, sillogi brevi ma interamente confezionate a mano (il libro deve essere bello anche fuori: quanto spesso capita di vedere libretti interessanti squalificati dalla forma esteriore?), 100 copie a libro, ma che possono arrivare a chiunque, senza preclusioni. Siamo usciti a giugno (con Ulbar, Longega e Sebastiano Gatto) e sta andando molto bene. Vendiamo. Alla faccia della crisi. E abbiamo già coperto i costi (alti), in modo da poter pubblicare altri tre libri l&#039;anno prossimo.
Dunque, non demonizzerei nulla e nessuno. Semplicemente inizierei a premiare (=pagare, comprando i loro libri) chi scrive bene e chi fa bene l&#039;editore. Molti giovani autori non sanno come funziona questo mondo. Non lo sapevo nemmeno io quando ci entrai. Il mio primo libro, &quot;Fiaschi&quot;, lo mandai a tutti gli editori grandi, medi e piccoli che conoscevo da lettore. Non mi rispose nessuno. In due anni di tentativi: nessuno. Allora, prima che il libro invecchiasse del tutto, lo pubblicai con un editore a pagamento, attratto dalla figura di uno degli scrittori che più amo (ExCogita è gestita dalla figlia di Luciano Bianciardi). Non me ne sono pentito. Isbn mi contattò per scrivere il romanzo in versi dopo che &quot;Fiaschi&quot; capitò per caso nelle mani di un loro editor. Se &quot;Fiaschi&quot; non fosse uscito lì, non avrei mai scritto &quot;Perciò veniamo bene nelle fotografie&quot;.
Se, come spesso capita, chi scrive bene pubblica per un editore a pagamento, mi turo il naso, come feci allora, ma compro comunque il suo libro, direttamente dalle mani del poeta, se riesco, cosicché i soldi vadano nelle sue tasche. Solo così quell&#039;autore potrà approdare a lidi editoriali più consoni, ma solo se gli editori torneranno a fare il loro mestiere. O se qualcun altro si metterà a farlo al posto loro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Loredana per aver affrontato la questione (e per la citazione). Segnalo su Blow Up di dicembre un&#8217;intervista a Fabio Donalisio nella quale emergono considerazioni molto interessanti sulla situazione editoriale della poesia oggi in Italia. Ci sono, essenzialmente, due poli: da una parte i grandi editori e quelli medi (che spesso, pur criticando l&#8217;impostazione dei major, ne ricalcano le dinamiche), i quali hanno ormai abdicato rispetto al loro ruolo di ricerca e scandaglio della poesia contemporanea. Pubblicano i classici, i poeti nati tra anni &#8217;40 e &#8217;60 ormai entrati nel canone, i versi nel cassetto di qualche romanziere affermato, e pochissimo altro. Perché? Perché non si vende (come se la maggior parte della brutta prosa che pubblicano vendesse&#8230;). Perché non esiste una critica attendibile e super partes (ormai sono solo altri poeti a recensire i poeti). Perché la galassia di autori è ingarbugliata e sovrabbondante e difficile orientarsi. E dunque loro rinunciano, o quasi. Peccato, anche perché l&#8217;impressione è che dati oggettivi si mescolino a considerazioni discutibili; resta la loro rinuncia, e resta lo spazio aperto per i piccoli e micro-editori, quasi tutti senza distribuzione, tra i quali però si può trovare di tutto: l&#8217;editore a pagamento più sfrontato e quello artigianale iper-curato, il profittatore che specula sui versi degli sprovveduti senza alcun criterio se non quello economico e il coraggioso stampatore di frontiera. Resta al lettore fare la sua scelta e premiare chi lavora meglio &#8211; che spesso è anche chi propone la poesia più interessante. Personalmente, con il progetto editoriale Nervi, sto facendo questo: pubblichiamo (con Donalisio, appunto, e Marco Scarpa) a nostre spese poeti contemporanei che ci sembrano meritevoli, sillogi brevi ma interamente confezionate a mano (il libro deve essere bello anche fuori: quanto spesso capita di vedere libretti interessanti squalificati dalla forma esteriore?), 100 copie a libro, ma che possono arrivare a chiunque, senza preclusioni. Siamo usciti a giugno (con Ulbar, Longega e Sebastiano Gatto) e sta andando molto bene. Vendiamo. Alla faccia della crisi. E abbiamo già coperto i costi (alti), in modo da poter pubblicare altri tre libri l&#8217;anno prossimo.<br />
Dunque, non demonizzerei nulla e nessuno. Semplicemente inizierei a premiare (=pagare, comprando i loro libri) chi scrive bene e chi fa bene l&#8217;editore. Molti giovani autori non sanno come funziona questo mondo. Non lo sapevo nemmeno io quando ci entrai. Il mio primo libro, &#8220;Fiaschi&#8221;, lo mandai a tutti gli editori grandi, medi e piccoli che conoscevo da lettore. Non mi rispose nessuno. In due anni di tentativi: nessuno. Allora, prima che il libro invecchiasse del tutto, lo pubblicai con un editore a pagamento, attratto dalla figura di uno degli scrittori che più amo (ExCogita è gestita dalla figlia di Luciano Bianciardi). Non me ne sono pentito. Isbn mi contattò per scrivere il romanzo in versi dopo che &#8220;Fiaschi&#8221; capitò per caso nelle mani di un loro editor. Se &#8220;Fiaschi&#8221; non fosse uscito lì, non avrei mai scritto &#8220;Perciò veniamo bene nelle fotografie&#8221;.<br />
Se, come spesso capita, chi scrive bene pubblica per un editore a pagamento, mi turo il naso, come feci allora, ma compro comunque il suo libro, direttamente dalle mani del poeta, se riesco, cosicché i soldi vadano nelle sue tasche. Solo così quell&#8217;autore potrà approdare a lidi editoriali più consoni, ma solo se gli editori torneranno a fare il loro mestiere. O se qualcun altro si metterà a farlo al posto loro.</p>
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		<title>
		Di: Andrea		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139510</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 11:54:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era, gentile Loredana, un  invito, forse maldestro, ai lettori forti, giustamente rimproverati dal signor De Santis. Come lui, anch&#039;io continuo a non trovare giustificazione alcuna alla scarsa attenzione che questi amanti della parola scritta dedicano alla poesia. Anche questo è un problema.
Mi scuso se la citazione poteva apparire superficiale, erano solo i libri che porto in borsa in questo periodo.
Classifica del fuoco: ultima destinata la poesia,
in guerra la più urgente.
Erri De Luca. Naturalmente.
Ancora un caro saluto Andrea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era, gentile Loredana, un  invito, forse maldestro, ai lettori forti, giustamente rimproverati dal signor De Santis. Come lui, anch&#8217;io continuo a non trovare giustificazione alcuna alla scarsa attenzione che questi amanti della parola scritta dedicano alla poesia. Anche questo è un problema.<br />
Mi scuso se la citazione poteva apparire superficiale, erano solo i libri che porto in borsa in questo periodo.<br />
Classifica del fuoco: ultima destinata la poesia,<br />
in guerra la più urgente.<br />
Erri De Luca. Naturalmente.<br />
Ancora un caro saluto Andrea</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139509</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 11:33:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma certo che esistono. Mariangela Gualtieri, Francesco Targhetta, altri due nomi, solo due, ma ce ne sarebbero decine. Il problema non è che non esistano. E&#039;, se vogliamo, la prassi di molti &quot;editori&quot;, il problema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma certo che esistono. Mariangela Gualtieri, Francesco Targhetta, altri due nomi, solo due, ma ce ne sarebbero decine. Il problema non è che non esistano. E&#8217;, se vogliamo, la prassi di molti &#8220;editori&#8221;, il problema.</p>
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		<title>
		Di: Andrea		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139508</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 11:31:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chandra Livia Candiani, Roberta Dapunt e poi scusate ma non riesco mai a lasciarla a casa; Patrizia valduga. Così solo per dire che esistono ancora i poeti e chi vuole li trova comodamente presso la  propria libreria di fiducia.
Un piccolo augurio di giorni un po&#039; più sereni. Andrea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chandra Livia Candiani, Roberta Dapunt e poi scusate ma non riesco mai a lasciarla a casa; Patrizia valduga. Così solo per dire che esistono ancora i poeti e chi vuole li trova comodamente presso la  propria libreria di fiducia.<br />
Un piccolo augurio di giorni un po&#8217; più sereni. Andrea</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: CREPASCOLO		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-sapessi-la-verita-chiedere-il-conto-ai-poeti-per-pubblicarli/comment-page-1/#comment-139507</link>

		<dc:creator><![CDATA[CREPASCOLO]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 09:45:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[- Usciva con un ragazzo più grande - disse una delle amiche della vittima, irritando immediatamente le mie setole di sbirro che non tollera la circumnavigazione di termini come vecchio. Baglioni scrisse una canzone intitolata I Vecchi ed io che non ero ancora sbirro, ma solo bimbo, mi chiesi perchè non l&#039;avesse scritta Vecchioni. Sto divagando, sorry, come  mi capita sempre quando guardo le foto di una donna che sembra una combo di Nonna Papera e dei posters della Coca-Cola di fine ottocento. Zia Poe era stata, a sentire chi frequentava il suo salotto, una signora gentile, timida che pesava le parole e non ne usava mai una in più. Non proprio una freccia al mio arco, la sintesi, lo ammetto, ma si ammira e si cerca cosa ci manca. Il &quot; ragazzo più grande &quot; era un piccolo Mesmero con i favoriti che favoriva le varie Zia Poe che restavano intrappolate nella sua rete. Nessuno lo aveva mai visto in giro senza la sua assistente fac totum, una geisha nevrotica che non stava mai zitta. Mesmerino non disdegnava i dindi delle sue adepte: e se una delle discepole avesse mangiato la foglia?
Bussai alla porta del suo studio e non mi rispose nessuno. Entrai. Il santone sembrava addormentato. Sembrava. Rumoredifondo lo guardava trionfante: aveva eliminato Zia Poe e la sua ultima cassa di risonanza, per quanto mercenaria. Restava solo Rumore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8211; Usciva con un ragazzo più grande &#8211; disse una delle amiche della vittima, irritando immediatamente le mie setole di sbirro che non tollera la circumnavigazione di termini come vecchio. Baglioni scrisse una canzone intitolata I Vecchi ed io che non ero ancora sbirro, ma solo bimbo, mi chiesi perchè non l&#8217;avesse scritta Vecchioni. Sto divagando, sorry, come  mi capita sempre quando guardo le foto di una donna che sembra una combo di Nonna Papera e dei posters della Coca-Cola di fine ottocento. Zia Poe era stata, a sentire chi frequentava il suo salotto, una signora gentile, timida che pesava le parole e non ne usava mai una in più. Non proprio una freccia al mio arco, la sintesi, lo ammetto, ma si ammira e si cerca cosa ci manca. Il &#8221; ragazzo più grande &#8221; era un piccolo Mesmero con i favoriti che favoriva le varie Zia Poe che restavano intrappolate nella sua rete. Nessuno lo aveva mai visto in giro senza la sua assistente fac totum, una geisha nevrotica che non stava mai zitta. Mesmerino non disdegnava i dindi delle sue adepte: e se una delle discepole avesse mangiato la foglia?<br />
Bussai alla porta del suo studio e non mi rispose nessuno. Entrai. Il santone sembrava addormentato. Sembrava. Rumoredifondo lo guardava trionfante: aveva eliminato Zia Poe e la sua ultima cassa di risonanza, per quanto mercenaria. Restava solo Rumore.</p>
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