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	Commenti a: NON SIAMO A UN DERBY	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 11:17:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ma occuparci dei problemi sociali dal punto di vista femminile non è chiedersi se una donna emancipata possa cucinare.&quot;
Quando la de Beauvoir diceva &quot;donna non si nasce, si diventa&quot;, ci invitata ad analizzare gli stereotipi di genere per decostruirli. Forse la 27esima ora pecca di superficialità, ma decostruire gli stereotipi significa anche interrogarsi sul lavoro di cura, sul valore che esso ha per la società e sul perché e il percome oggi questo valore non viene riconosciuto: perché gli uomini ancora oggi non cucinano e il lavoro domestico è a carico delle donne anche quando queste donne lavorano fuori casa? Come mai l&#039;ingresso nel mondo del lavoro non ha contribuito a debellare determinati stereotipi? Che genere di violenza simbolica subiamo e messa in atto da chi?
Sono molte oggi che si interrogano sul significato di empowerment e le questioni sono molto più complesse del principio &quot;uomini e donne devono essere liberi di scegliere&quot;: liberi di scegliere tra quali opportunità? Chi dovrebbe offrirle queste opportunità? E inoltre: con quale consapevolezza opero delle scelte?
Penso ad esempio a Vandana Shiva e alla sua battaglia per la biodoversità... Posso considerarmi emancipata se sono una impiegata della Monsanto? O sono solo la serva di un potere economico che sta distruggendo questo pianeta? Un potere economico creato da chi?
E&#039; per questo che lettera è stata giudicata un po&#039; naif...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma occuparci dei problemi sociali dal punto di vista femminile non è chiedersi se una donna emancipata possa cucinare.&#8221;<br />
Quando la de Beauvoir diceva &#8220;donna non si nasce, si diventa&#8221;, ci invitata ad analizzare gli stereotipi di genere per decostruirli. Forse la 27esima ora pecca di superficialità, ma decostruire gli stereotipi significa anche interrogarsi sul lavoro di cura, sul valore che esso ha per la società e sul perché e il percome oggi questo valore non viene riconosciuto: perché gli uomini ancora oggi non cucinano e il lavoro domestico è a carico delle donne anche quando queste donne lavorano fuori casa? Come mai l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro non ha contribuito a debellare determinati stereotipi? Che genere di violenza simbolica subiamo e messa in atto da chi?<br />
Sono molte oggi che si interrogano sul significato di empowerment e le questioni sono molto più complesse del principio &#8220;uomini e donne devono essere liberi di scegliere&#8221;: liberi di scegliere tra quali opportunità? Chi dovrebbe offrirle queste opportunità? E inoltre: con quale consapevolezza opero delle scelte?<br />
Penso ad esempio a Vandana Shiva e alla sua battaglia per la biodoversità&#8230; Posso considerarmi emancipata se sono una impiegata della Monsanto? O sono solo la serva di un potere economico che sta distruggendo questo pianeta? Un potere economico creato da chi?<br />
E&#8217; per questo che lettera è stata giudicata un po&#8217; naif&#8230;</p>
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		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135050</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 22:11:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante che il discorso sulle suore venga ripreso e soprattutto in questi termini, visto che le suore cattoliche americane sono state messe sotto commissariamento proprio perché si occupavano -  da madri, se vogliamo - dei poveri e bisognosi, invece di preoccuparsi di fare rispettare la dottrina soprattutto in materia di negazione del diritto all&#039;autodeterminazione (fare le &quot;zitelle&quot;, se vogliamo continuare nella contrapposizione non proprio elegante, e soprattutto non priva di antipatici e ingiusti significati nemmeno troppo vagamente sessisti.) E&#039; vero che si era trattato di una iniziativa di Benedetto XVI, come è altrettanto vero che l&#039;incaricato della supervisione è stato confermato da Francesco. Una delle suore, ex preside della facoltà di teologia di Yale, e che ha visto un suo libro censurato da Benedetto perché, tra altre cose, celebrava il piacere femminile ed era favorevole al matrimonio tra omosessuali, è ora convinta che Francesco sia &quot;teachable&quot; sui temi dell&#039;autodeterminazione e del ruolo delle donne all&#039;interno della Chiesa, come anche dei diritti reali degli omosessuali (e non parlo solo dell&#039;accogliere le persone, che questo la dottrina di già lo dice). Vedremo.
Poi magari più che le distinzioni di genere sono le discriminazioni e le gerarchie di potere e di status legate alle cristallizzazioni di ruoli, in primis quello di cura, sulle quali dobbiamo concentrarci, trovando strade per uscire dalla prigione degli stereotipi. Dunque mi fa piacere sentire che anche k è d&#039;accordo, se ho ben capito, sulla necessità e anche sulla bellezza di una più ampia condivisione di certe occupazioni da parte dei diversi generi. Insomma, possiamo tutti essere più o meno metaforicamente genitori, come anche trovare nuove parole per definire i nostri ruoli. Le suore sono donne che hanno scelto di non essere madri, e nemmeno zitelle. Alcune sono anche avvocate e dirigono gruppi di pressione per una maggiore giustizia sociale, in USA.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante che il discorso sulle suore venga ripreso e soprattutto in questi termini, visto che le suore cattoliche americane sono state messe sotto commissariamento proprio perché si occupavano &#8211;  da madri, se vogliamo &#8211; dei poveri e bisognosi, invece di preoccuparsi di fare rispettare la dottrina soprattutto in materia di negazione del diritto all&#8217;autodeterminazione (fare le &#8220;zitelle&#8221;, se vogliamo continuare nella contrapposizione non proprio elegante, e soprattutto non priva di antipatici e ingiusti significati nemmeno troppo vagamente sessisti.) E&#8217; vero che si era trattato di una iniziativa di Benedetto XVI, come è altrettanto vero che l&#8217;incaricato della supervisione è stato confermato da Francesco. Una delle suore, ex preside della facoltà di teologia di Yale, e che ha visto un suo libro censurato da Benedetto perché, tra altre cose, celebrava il piacere femminile ed era favorevole al matrimonio tra omosessuali, è ora convinta che Francesco sia &#8220;teachable&#8221; sui temi dell&#8217;autodeterminazione e del ruolo delle donne all&#8217;interno della Chiesa, come anche dei diritti reali degli omosessuali (e non parlo solo dell&#8217;accogliere le persone, che questo la dottrina di già lo dice). Vedremo.<br />
Poi magari più che le distinzioni di genere sono le discriminazioni e le gerarchie di potere e di status legate alle cristallizzazioni di ruoli, in primis quello di cura, sulle quali dobbiamo concentrarci, trovando strade per uscire dalla prigione degli stereotipi. Dunque mi fa piacere sentire che anche k è d&#8217;accordo, se ho ben capito, sulla necessità e anche sulla bellezza di una più ampia condivisione di certe occupazioni da parte dei diversi generi. Insomma, possiamo tutti essere più o meno metaforicamente genitori, come anche trovare nuove parole per definire i nostri ruoli. Le suore sono donne che hanno scelto di non essere madri, e nemmeno zitelle. Alcune sono anche avvocate e dirigono gruppi di pressione per una maggiore giustizia sociale, in USA.</p>
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		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135049</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 21:12:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi ha fatto piacere leggere il commento di Alessandra che ricorda di quando papa Francesco in un incontro con le suore, le invitava a “essere madri e non zittelle”. mi sembra  che quelle poche parole del papa  possono riuscire  ad accordare punti di vista diversi  pure in guesta discussione;. Rivolgendosi così a delle suore, invita  infatti a pensare che la condizione di chi, per scelta o costrizione esterna, non genera figli,,. non necessariamente è  una condizione castrante, ( con questa accezione negativa, ci si riferiva alle zittelle”), ma può a pieno diritto vivere una vita completa. come  appunto   dovrebbe essere la condizione di ogniuno.  Sottolineando però che la  vera maturità di una Persona corrisponde  al periodo in cui essa è in grado di proteggere i più piccoli e sostenere i più deboli, e anziani. così è un adulto( pensare alla statua di enea anchise e ascanio)
naturale che questo avvenga nella famiglia, ma può realizzarsi  benissimo anche in comunità diverse.
Le persone immature invece,  sono quelle egoiste , incapaci di pensare ad altro al di fuori di sé, come i fanno i bambini, che tutto vogliono  e desiderano,  ingenuamente convinti della loro immensa  “autodeterminazione”...
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha fatto piacere leggere il commento di Alessandra che ricorda di quando papa Francesco in un incontro con le suore, le invitava a “essere madri e non zittelle”. mi sembra  che quelle poche parole del papa  possono riuscire  ad accordare punti di vista diversi  pure in guesta discussione;. Rivolgendosi così a delle suore, invita  infatti a pensare che la condizione di chi, per scelta o costrizione esterna, non genera figli,,. non necessariamente è  una condizione castrante, ( con questa accezione negativa, ci si riferiva alle zittelle”), ma può a pieno diritto vivere una vita completa. come  appunto   dovrebbe essere la condizione di ogniuno.  Sottolineando però che la  vera maturità di una Persona corrisponde  al periodo in cui essa è in grado di proteggere i più piccoli e sostenere i più deboli, e anziani. così è un adulto( pensare alla statua di enea anchise e ascanio)<br />
naturale che questo avvenga nella famiglia, ma può realizzarsi  benissimo anche in comunità diverse.<br />
Le persone immature invece,  sono quelle egoiste , incapaci di pensare ad altro al di fuori di sé, come i fanno i bambini, che tutto vogliono  e desiderano,  ingenuamente convinti della loro immensa  “autodeterminazione”&#8230;<br />
ciao,k.</p>
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		<title>
		Di: Eleonora		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135048</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eleonora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 12:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono l’autrice della lettera. Faccio alcune precisazioni, perché a quanto pare leggere una lettera con attenzione prima di commentare è un lusso che pochi possono permettersi.
1)	Ci sono differenze tra i sessi: differenze biologiche (sessuali) ma non di genere. Sesso e genere sono due concetti differenti. Il &quot;sesso&quot; definisce le caratteristiche biologiche di donne e uomini. Il &quot;genere&quot; è una costruzione sociale che &quot;cuce&quot; addosso ad ogni sesso stereotipi, comportamenti, tratti caratteriali, modi di fare, ecc. che vengono spacciati per &quot;tipici&quot; di quel sesso.
Nella mia lettera scrivo appunto: “C’è un quid che identifica l’essere donna e l’essere uomo, a parte gli organi sessuali? Ci sono comportamenti consoni alla donna e altri consoni all’uomo? Chi decide se un dato comportamento è “femminile” oppure “maschile”?”
2)	Quella di cui al punto 1 è una mia opinione, che purtroppo non rispecchia il sentire comune di oggi. Gli stereotipi di genere ammorbano la società italiana, in cui non vi è pari accesso alle opportunità, in cui non sono garantiti pari diritti. La donna è spesso rappresentata o santa (nelle sue varie declinazioni di moglie o mamma) o troia e l’uomo è o l’essere dominante o l’eterno bambino da accudire, il pasticcione, che quando ha un ruolo attivo nella genitorialità viene definito “mammo”.
Sottolineo ancora una volta: sostengo che non vi sono/non dovrebbero esserci differenze/stereotipi di genere, ma, purtroppo, oggi, 29 ottobre 2013, nella nostra società ci sono eccome.
La soluzione che prospetto non è certo quella che ha dedotto il lettore/lettrice K nel suo commento “Eleonora ci dice semplicemente a noi tutti;” ma se uomini e donne sono uguali, che senso ha per es. occuparsi dei problemi sociali dal punto di vista femminile? Se ci interessiamo “troppo” dei problemi delle donne, non è che alla fine ghettizziamo ancora, decretando la loro debolezza?”
Non ho mai detto né sottinteso una simile fesseria. Anzi.
Ma occuparci dei problemi sociali dal punto di vista femminile non è chiedersi se una donna emancipata possa cucinare. Non è additare l’uomo come essere imperfetto e menefreghista, da cui prendere esempio. Questo è sessismo.
Il femminismo - preciso: la mia concezione di femminismo - è diametralmente opposta. Il femminismo è avere pari libertà di scelta per uomini e donne. Il femminismo è autodeterminazione.
E di fronte alla continua negazione di questa libertà, bisogna agire:
occorre sensibilizzare la società, occorre fare emergere i rigidi stereotipi che ancora ci attanagliano, a partire dalla stampa, dalla pubblicità, dalla tv, dalle sedicenti femministe opinioniste (vedi Concita De Gregorio).
Occorre parlare di temi importanti e fondamentali come la violenza di genere, il sostegno alla genitorialità (sottolineo, ho scritto “genitorialità”), il congedo di maternità in Italia e metterlo a confronto con altri Paesi. A tale proposito (considerando anche i non pochi commenti alla mia lettera riguardanti il tema “donna – madre – procreazione”) voglio consigliare la lettura di un bellissimo, intelligente ed esaustivo articolo di un blog, altrettanto intelligente ed importante per le battaglie che sta conducendo. Il blog è http://comunicazionedigenere.wordpress.com/
L’articolo è questo: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/10/24/perche-il-problema-non-e-la-durata-del-congedo-di-maternita/. Leggetelo.
In conclusione, “femminismo” e “neutralità di genere” non significano “appiattimento, uguaglianza omologante e disimpegno politico” come qualcuno ha scritto. Significano anzi: impegno culturale e politico per favorire e promuovere una formazione libera ed autonoma dell’individuo, della Persona, scevra da stereotipi che incasellano l’uomo e la donna rispettivamente come dominatore/sottosviluppato da accudire– santa/puttana.
Ecco perché tutti, uomo e donna, dovremmo essere femministi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono l’autrice della lettera. Faccio alcune precisazioni, perché a quanto pare leggere una lettera con attenzione prima di commentare è un lusso che pochi possono permettersi.<br />
1)	Ci sono differenze tra i sessi: differenze biologiche (sessuali) ma non di genere. Sesso e genere sono due concetti differenti. Il &#8220;sesso&#8221; definisce le caratteristiche biologiche di donne e uomini. Il &#8220;genere&#8221; è una costruzione sociale che &#8220;cuce&#8221; addosso ad ogni sesso stereotipi, comportamenti, tratti caratteriali, modi di fare, ecc. che vengono spacciati per &#8220;tipici&#8221; di quel sesso.<br />
Nella mia lettera scrivo appunto: “C’è un quid che identifica l’essere donna e l’essere uomo, a parte gli organi sessuali? Ci sono comportamenti consoni alla donna e altri consoni all’uomo? Chi decide se un dato comportamento è “femminile” oppure “maschile”?”<br />
2)	Quella di cui al punto 1 è una mia opinione, che purtroppo non rispecchia il sentire comune di oggi. Gli stereotipi di genere ammorbano la società italiana, in cui non vi è pari accesso alle opportunità, in cui non sono garantiti pari diritti. La donna è spesso rappresentata o santa (nelle sue varie declinazioni di moglie o mamma) o troia e l’uomo è o l’essere dominante o l’eterno bambino da accudire, il pasticcione, che quando ha un ruolo attivo nella genitorialità viene definito “mammo”.<br />
Sottolineo ancora una volta: sostengo che non vi sono/non dovrebbero esserci differenze/stereotipi di genere, ma, purtroppo, oggi, 29 ottobre 2013, nella nostra società ci sono eccome.<br />
La soluzione che prospetto non è certo quella che ha dedotto il lettore/lettrice K nel suo commento “Eleonora ci dice semplicemente a noi tutti;” ma se uomini e donne sono uguali, che senso ha per es. occuparsi dei problemi sociali dal punto di vista femminile? Se ci interessiamo “troppo” dei problemi delle donne, non è che alla fine ghettizziamo ancora, decretando la loro debolezza?”<br />
Non ho mai detto né sottinteso una simile fesseria. Anzi.<br />
Ma occuparci dei problemi sociali dal punto di vista femminile non è chiedersi se una donna emancipata possa cucinare. Non è additare l’uomo come essere imperfetto e menefreghista, da cui prendere esempio. Questo è sessismo.<br />
Il femminismo &#8211; preciso: la mia concezione di femminismo &#8211; è diametralmente opposta. Il femminismo è avere pari libertà di scelta per uomini e donne. Il femminismo è autodeterminazione.<br />
E di fronte alla continua negazione di questa libertà, bisogna agire:<br />
occorre sensibilizzare la società, occorre fare emergere i rigidi stereotipi che ancora ci attanagliano, a partire dalla stampa, dalla pubblicità, dalla tv, dalle sedicenti femministe opinioniste (vedi Concita De Gregorio).<br />
Occorre parlare di temi importanti e fondamentali come la violenza di genere, il sostegno alla genitorialità (sottolineo, ho scritto “genitorialità”), il congedo di maternità in Italia e metterlo a confronto con altri Paesi. A tale proposito (considerando anche i non pochi commenti alla mia lettera riguardanti il tema “donna – madre – procreazione”) voglio consigliare la lettura di un bellissimo, intelligente ed esaustivo articolo di un blog, altrettanto intelligente ed importante per le battaglie che sta conducendo. Il blog è <a href="http://comunicazionedigenere.wordpress.com/" rel="nofollow ugc">http://comunicazionedigenere.wordpress.com/</a><br />
L’articolo è questo: <a href="http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/10/24/perche-il-problema-non-e-la-durata-del-congedo-di-maternita/" rel="nofollow ugc">http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/10/24/perche-il-problema-non-e-la-durata-del-congedo-di-maternita/</a>. Leggetelo.<br />
In conclusione, “femminismo” e “neutralità di genere” non significano “appiattimento, uguaglianza omologante e disimpegno politico” come qualcuno ha scritto. Significano anzi: impegno culturale e politico per favorire e promuovere una formazione libera ed autonoma dell’individuo, della Persona, scevra da stereotipi che incasellano l’uomo e la donna rispettivamente come dominatore/sottosviluppato da accudire– santa/puttana.<br />
Ecco perché tutti, uomo e donna, dovremmo essere femministi.</p>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135047</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 09:27:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non si diventa “donna” e non si diventa “uomo”. Si diventa solo una Persona.
Come giustamente fanno notare alcuni commenti, se è vero che siamo tutti esseri umani, ad un certo punto alcuni di questi esseri umani si gonfiano e devono assentarsi dal lavoro per partorire. A questo punto il datore di lavoro, giustamente indignato di fronte ad una persona che si ostina a comportarsi da &quot;donna&quot; e a giocare questa stupida partita tra maschietti e femminucce priva di senso, tira fuori dal cassetto un bel foglio con le dimissioni già firmate: giusto tutelarsi da sciocchi stereotipi culturali, non vi pare?
E le femministe, poi... Perché stanno dalla parte delle donne? Non si spiega come possa essersi sviluppato un movimento del genere. Eliminiamo il femminismo (la parola stessa è offensiva, non vi pare?) e vedrete che tutto andrà a posto: i grembiulini azzurri e rosa scompariranno, come per magia, la lingua italiana creerà dal nulla il genere neutro e l&#039;amore e la pace scenderanno su questa società turbata dalla dicotomia uomo-donna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si diventa “donna” e non si diventa “uomo”. Si diventa solo una Persona.<br />
Come giustamente fanno notare alcuni commenti, se è vero che siamo tutti esseri umani, ad un certo punto alcuni di questi esseri umani si gonfiano e devono assentarsi dal lavoro per partorire. A questo punto il datore di lavoro, giustamente indignato di fronte ad una persona che si ostina a comportarsi da &#8220;donna&#8221; e a giocare questa stupida partita tra maschietti e femminucce priva di senso, tira fuori dal cassetto un bel foglio con le dimissioni già firmate: giusto tutelarsi da sciocchi stereotipi culturali, non vi pare?<br />
E le femministe, poi&#8230; Perché stanno dalla parte delle donne? Non si spiega come possa essersi sviluppato un movimento del genere. Eliminiamo il femminismo (la parola stessa è offensiva, non vi pare?) e vedrete che tutto andrà a posto: i grembiulini azzurri e rosa scompariranno, come per magia, la lingua italiana creerà dal nulla il genere neutro e l&#8217;amore e la pace scenderanno su questa società turbata dalla dicotomia uomo-donna&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandra		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135046</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 10:10:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ora, più seriamente, la differenza tra uomo e donna c’è. Le donne, a quanto mi dicono, hanno la possibilità di generare partorire e allattare&quot;.
Da cui non scaturisce &quot;naturalmente&quot; che le donne *debbano* (o si realizzino in parte o del tutto) generare o vivere in funzione di ascendenti e discendenti. C&#039;è una bella cosa che si chiama &quot;autodeterminazione&quot; o libertà di scegliersi la propria vita.
By the way, qualcuno presti attenzione al fenomeno mediatico Bergoglio, con la sua ossessione del *dover* essere madri e non &quot;zitelle&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ora, più seriamente, la differenza tra uomo e donna c’è. Le donne, a quanto mi dicono, hanno la possibilità di generare partorire e allattare&#8221;.<br />
Da cui non scaturisce &#8220;naturalmente&#8221; che le donne *debbano* (o si realizzino in parte o del tutto) generare o vivere in funzione di ascendenti e discendenti. C&#8217;è una bella cosa che si chiama &#8220;autodeterminazione&#8221; o libertà di scegliersi la propria vita.<br />
By the way, qualcuno presti attenzione al fenomeno mediatico Bergoglio, con la sua ossessione del *dover* essere madri e non &#8220;zitelle&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135045</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2013 14:45:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6214#comment-135045</guid>

					<description><![CDATA[Grazie ad Ilaria per il commento che va al nucleo della questione: i &quot;servizi&quot; di cura e accudimento sono sempre stati estorti alle donne approfittando proprio della componente emotiva che sta alla base della loro prestazione, ma sono quelli, come tutte/i sappiamo, o come dovremmo sapere, che permettono a tutto il resto di funzionare. Toglierli dal fuori campo e illuminarli ben ben servirebbe a capire che tutte/i possono prendervi parte, e che il tempo che ciascuna/o di noi vi dedica nell&#039;arco della vita è tempo di lavoro e di vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ad Ilaria per il commento che va al nucleo della questione: i &#8220;servizi&#8221; di cura e accudimento sono sempre stati estorti alle donne approfittando proprio della componente emotiva che sta alla base della loro prestazione, ma sono quelli, come tutte/i sappiamo, o come dovremmo sapere, che permettono a tutto il resto di funzionare. Toglierli dal fuori campo e illuminarli ben ben servirebbe a capire che tutte/i possono prendervi parte, e che il tempo che ciascuna/o di noi vi dedica nell&#8217;arco della vita è tempo di lavoro e di vita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135044</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2013 06:19:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6214#comment-135044</guid>

					<description><![CDATA[Forse ci voleva l’ ingenuità di Eleonora per far risultare in tutta la sua  enormità  il paradosso del femminismo dell’ uguaglianza .Con  femminismo dell’uguaglianza  intendo quello che nega ogni  qualsivoglia diversità tra uomo e donna,  o  comunque  tali  diversità vengono bollate come  “stereotipi di genere” , o “culturali”, cioè imposte da un sistema. Le diversità contestate in genere sono quelle  riferite al comportamento, le attitudini e propensioni,  ( es. quella alla cura) ma manche quelle biologiche, possono, secondo alcuni estremismi , essere frutto di imposizioni  culturali. Ma qui stiamo volando troppo alto. Eleonora ci dice semplicemente  a noi tutti;” ma se uomini e donne sono uguali, che senso ha per es. occuparsi dei problemi sociali dal punto di vista femminile? Se ci interessiamo  “troppo” dei problemi delle donne, non è che alla fine  ghettizziamo ancora ,  decretando   la loro  debolezza?
La soluzione in realtà , secondo lei, è l’abolizione delle supposte diversità a partire dalla scuola, non più bambini e bambine ( via i grembiulini!), solo persone. questa abolizione in effetti   risolverebbe  gran parte dei problemi che affliggono l’universo femminile, se infatti facciamo sparire le peculiarità delle donne sparisce anche il loro universo, le donne stesse, per cui  nel radioso avvenire non più differenze e  discriminazioni.
Ora, più seriamente, la differenza tra uomo e donna c’è.  Le donne, a quanto mi dicono, hanno  la possibilità di generare partorire e allattare,  ma queste diversità ( che poi sono opportunità in più), vengono appunto scotomizzate, sia da un certo femminismo, sia dall’emergente sistema riproduttivo tecnobiologico. Entrambi hanno interesse a negare queste peculiarità della donna; le femministe  perché temono gli “sterotipi di genere” i tecno biologici, perché hanno tutto l’interesse a questa espropriazione dell’autonomia riproduttiva . La maternità viene in questi ambienti problematizzata, complicata, “snaturalizzata, sempre più ostaggio ( più che alleata) del sistema sanitario. Per cui i parlerà  piuttosto di allattamento artificiale , epidurale o aborto, perché il fine non è il sostegno alla maternità, ma la sua negazione.
La soluzione riproduttiva accettata è quella bioteconologica, l’utero in affitto, di cui invece non si parla molto,  anche nel suo clamoroso aspetto di sfruttamento e schiavitù. In questo caso la donna, con buona pace della tecnologia e di certi  femminismi, non è più madre, non è più una persona, ma un utero da sfruttare.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse ci voleva l’ ingenuità di Eleonora per far risultare in tutta la sua  enormità  il paradosso del femminismo dell’ uguaglianza .Con  femminismo dell’uguaglianza  intendo quello che nega ogni  qualsivoglia diversità tra uomo e donna,  o  comunque  tali  diversità vengono bollate come  “stereotipi di genere” , o “culturali”, cioè imposte da un sistema. Le diversità contestate in genere sono quelle  riferite al comportamento, le attitudini e propensioni,  ( es. quella alla cura) ma manche quelle biologiche, possono, secondo alcuni estremismi , essere frutto di imposizioni  culturali. Ma qui stiamo volando troppo alto. Eleonora ci dice semplicemente  a noi tutti;” ma se uomini e donne sono uguali, che senso ha per es. occuparsi dei problemi sociali dal punto di vista femminile? Se ci interessiamo  “troppo” dei problemi delle donne, non è che alla fine  ghettizziamo ancora ,  decretando   la loro  debolezza?<br />
La soluzione in realtà , secondo lei, è l’abolizione delle supposte diversità a partire dalla scuola, non più bambini e bambine ( via i grembiulini!), solo persone. questa abolizione in effetti   risolverebbe  gran parte dei problemi che affliggono l’universo femminile, se infatti facciamo sparire le peculiarità delle donne sparisce anche il loro universo, le donne stesse, per cui  nel radioso avvenire non più differenze e  discriminazioni.<br />
Ora, più seriamente, la differenza tra uomo e donna c’è.  Le donne, a quanto mi dicono, hanno  la possibilità di generare partorire e allattare,  ma queste diversità ( che poi sono opportunità in più), vengono appunto scotomizzate, sia da un certo femminismo, sia dall’emergente sistema riproduttivo tecnobiologico. Entrambi hanno interesse a negare queste peculiarità della donna; le femministe  perché temono gli “sterotipi di genere” i tecno biologici, perché hanno tutto l’interesse a questa espropriazione dell’autonomia riproduttiva . La maternità viene in questi ambienti problematizzata, complicata, “snaturalizzata, sempre più ostaggio ( più che alleata) del sistema sanitario. Per cui i parlerà  piuttosto di allattamento artificiale , epidurale o aborto, perché il fine non è il sostegno alla maternità, ma la sua negazione.<br />
La soluzione riproduttiva accettata è quella bioteconologica, l’utero in affitto, di cui invece non si parla molto,  anche nel suo clamoroso aspetto di sfruttamento e schiavitù. In questo caso la donna, con buona pace della tecnologia e di certi  femminismi, non è più madre, non è più una persona, ma un utero da sfruttare.<br />
ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135043</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2013 13:45:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6214#comment-135043</guid>

					<description><![CDATA[Se portassero entrambi gli stessi abiti la loro apparenza sarebbe la stessa. Fin qui l’opinione di alcuni filosofi e dei più saggi, mai in complesso la nostra è ben diversa. Per fortuna la differenza dei sessi è assai più profonda.
Virginia Woolf (Orlando)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se portassero entrambi gli stessi abiti la loro apparenza sarebbe la stessa. Fin qui l’opinione di alcuni filosofi e dei più saggi, mai in complesso la nostra è ben diversa. Per fortuna la differenza dei sessi è assai più profonda.<br />
Virginia Woolf (Orlando)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luca P.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/non-siamo-a-un-derby/comment-page-1/#comment-135042</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca P.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 16:38:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6214#comment-135042</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Io non mi sento né “donna”, né “uomo”, mi sento e sono solamente una Persona”, una frase che ho sentito tante volte anche tra omosessuali (uomini e donne)... con un sottinteso terribile: non ci vogliamo confrontare con le nostre diversità.
Se continuiamo a confondere ciò che singolarmente &quot;sentiamo&quot; con ciò che facciamo socialmente e non impariamo a vederli e comprenderli prima in maniera separata per poi reintegrarli con una accresciuta consapevolezza, temo che non usciremo dall&#039;impasse che opprime tutte le minoranze, compresa la più numerosa di tutte (le donne).
Una percezione che prescinda dai ruoli di genere (e di orientamento sessuale) presuppone infatti preventivamente una grande consapevolezza del proprio essere uomini e donne, etero, bi e omosessuali, non la loro (comoda?) negazione: nel &quot;qui e ora&quot; la percezione dei ruoli è molto ben fissata, dichiarare di averla superata può aver valore per sé, non certo per l&#039;insieme della nostra società attuale. E rischia di creare un disimpegno involontariamente omologante.
Dò ragione a chi sposta l&#039;attenzione sugli aspetti quotidiani, pratici. Ma domando loro: come si possono accettare o contrastare senza una consapevolezza di essi e delle loro implicazioni, senza un vero dibattito pubblico che coinvolga tutte le rappresentazioni collettive che ci riguardano (penso al ruolo fondamentale della pubblicità, ad esempio)?
L&#039;articolo mi sembra lo sfogo di un&#039;anima bella che però non vede (non vuol vedere?) ciò che non va attorno a sé. E non credo basti un uomo ai fornelli per gridare alla rivoluzione avvenuta. Purtroppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io non mi sento né “donna”, né “uomo”, mi sento e sono solamente una Persona”, una frase che ho sentito tante volte anche tra omosessuali (uomini e donne)&#8230; con un sottinteso terribile: non ci vogliamo confrontare con le nostre diversità.<br />
Se continuiamo a confondere ciò che singolarmente &#8220;sentiamo&#8221; con ciò che facciamo socialmente e non impariamo a vederli e comprenderli prima in maniera separata per poi reintegrarli con una accresciuta consapevolezza, temo che non usciremo dall&#8217;impasse che opprime tutte le minoranze, compresa la più numerosa di tutte (le donne).<br />
Una percezione che prescinda dai ruoli di genere (e di orientamento sessuale) presuppone infatti preventivamente una grande consapevolezza del proprio essere uomini e donne, etero, bi e omosessuali, non la loro (comoda?) negazione: nel &#8220;qui e ora&#8221; la percezione dei ruoli è molto ben fissata, dichiarare di averla superata può aver valore per sé, non certo per l&#8217;insieme della nostra società attuale. E rischia di creare un disimpegno involontariamente omologante.<br />
Dò ragione a chi sposta l&#8217;attenzione sugli aspetti quotidiani, pratici. Ma domando loro: come si possono accettare o contrastare senza una consapevolezza di essi e delle loro implicazioni, senza un vero dibattito pubblico che coinvolga tutte le rappresentazioni collettive che ci riguardano (penso al ruolo fondamentale della pubblicità, ad esempio)?<br />
L&#8217;articolo mi sembra lo sfogo di un&#8217;anima bella che però non vede (non vuol vedere?) ciò che non va attorno a sé. E non credo basti un uomo ai fornelli per gridare alla rivoluzione avvenuta. Purtroppo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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