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	Commenti a: NUMERI, FIGLI, CURA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: broncobilly		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 19:57:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il modello Folbre ha un problema: postula che i servizi di cura siano sottovalutati senza spiegarne in modo esauriente i motivi.
In realtà ci prova affermando che per la natura del servizio, sarebbe difficile valutarne la “qualità”. Ma questa è una tipica opacità che porta a sopravvalutare il servizio e non a sottovalutarlo: i professionisti sono un caso da manuale (quanto si è impegnato l’ avvocato per perorare la mia causa?). L’ incentivo necessario per spronare chi non puo’ essere valutato secondo parametri oggettivi è molto più elevato.
La grande disparità di redditi tipica di questi anni è dovuta al fatto che i profitti si sono spostati nella finanza, ovvero in un campo in cui la qualità dei servizi resi è&#160; spesso misteriosa e dipende dalla fortuna. Più la fortuna conta, più bisogna alzare i compensi per ottenere il medesimo incentivo (Tim Harford è l’ economista che si è occupato della faccenda).
Ma non basta, acquistando “servizi di cura” noi 1) ci accaparriamo il servizio 2) segnaliamo agli altri e a noi che ci prendiamo cura di X. &lt;a href=&quot;http://www.cato-unbound.org/2007/09/10/robin-hanson/cut-medicine-in-half/&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;Il ben noto colossale spreco della spesa sanitaria&lt;/a&gt; è dovuto proprio all’ esigenza del consumatore di lanciare&#160; “segnali”, e i servizi di cura sono per loro natura simili ai servizi sanitari. il consumatore in questi casi non vuole solo guarire ma anche “segnalare” la cura che ha per se stesso, per i familiari ecc, quindi è disposto a pagare un valore maggiore di quello effettivo del servizio.
Ci sono quindi solide basi che valga l’ esatto contrario di cio’ che postula la Folbee Probabilmente la differenza con i servizi sanitari sta nel fatto che i dottori, diversamente da badanti e baby sitter, “fanno casta” grazie all’ ordine e alle tariffe minime. Ma qui il problema è quello di colpire la casta, mica di crearne un’ altra, magari istituendo l’ ordine delle badanti e delle baby sitter. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il modello Folbre ha un problema: postula che i servizi di cura siano sottovalutati senza spiegarne in modo esauriente i motivi.<br />
In realtà ci prova affermando che per la natura del servizio, sarebbe difficile valutarne la “qualità”. Ma questa è una tipica opacità che porta a sopravvalutare il servizio e non a sottovalutarlo: i professionisti sono un caso da manuale (quanto si è impegnato l’ avvocato per perorare la mia causa?). L’ incentivo necessario per spronare chi non puo’ essere valutato secondo parametri oggettivi è molto più elevato.<br />
La grande disparità di redditi tipica di questi anni è dovuta al fatto che i profitti si sono spostati nella finanza, ovvero in un campo in cui la qualità dei servizi resi è&nbsp; spesso misteriosa e dipende dalla fortuna. Più la fortuna conta, più bisogna alzare i compensi per ottenere il medesimo incentivo (Tim Harford è l’ economista che si è occupato della faccenda).<br />
Ma non basta, acquistando “servizi di cura” noi 1) ci accaparriamo il servizio 2) segnaliamo agli altri e a noi che ci prendiamo cura di X. <a href="http://www.cato-unbound.org/2007/09/10/robin-hanson/cut-medicine-in-half/" rel="nofollow ugc">Il ben noto colossale spreco della spesa sanitaria</a> è dovuto proprio all’ esigenza del consumatore di lanciare&nbsp; “segnali”, e i servizi di cura sono per loro natura simili ai servizi sanitari. il consumatore in questi casi non vuole solo guarire ma anche “segnalare” la cura che ha per se stesso, per i familiari ecc, quindi è disposto a pagare un valore maggiore di quello effettivo del servizio.<br />
Ci sono quindi solide basi che valga l’ esatto contrario di cio’ che postula la Folbee Probabilmente la differenza con i servizi sanitari sta nel fatto che i dottori, diversamente da badanti e baby sitter, “fanno casta” grazie all’ ordine e alle tariffe minime. Ma qui il problema è quello di colpire la casta, mica di crearne un’ altra, magari istituendo l’ ordine delle badanti e delle baby sitter. </p>
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		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121912</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 09:50:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Barbara F.  Non sono riuscita a seguire tutta la discussione (più tardi me la leggo, sono arrivata a metà), ma spero che alcuni interventi di Nancy Folbre, una economista femminista americana che si occupa di lavoro di cura, ti possano essere utili. Folbre, tanto per chiarire, è convinta che le scelte &quot;femminili&quot; siano in gran parte (sottolineo, in gran parte, e credo che la sua analisi vada presa in considerazione indipendentemente da come la si pensi al riguardo)  legate a una costruzione culturale di femminilità. A parte questo, ritiene anche che la questione del lavoro di cura non pagato sia la grande questione lasciata irrisolta sia dal capitalismo sia dal socialismo. Spero di avere davvero più tempo per partecipare, intanto ecco alcuni link.
Qui una conferenza in cui, tra altre cose, analizza le differenze tra lo standard di vita, a parità di reddito, di una famiglia dove lavora solo l&#039;uomo e di una dove lavorano entrambi i partner - più basso nel secondo caso - identificando con chiarezza e semplicità una disuguaglianza e una discriminazione economica gravi. (E un motivo per spingere le donne a stare a casa, o ad accettare di essere povere, o entrambe le cose, purtroppo.) http://www.youtube.com/watch?v=nNBQU_ESqtw  Spero che non sia troppo difficile da seguire. Qui una sintesi delle sue riflessioni abbastanza chiara: http://www.republicart.net/disc/aeas/folbre01_en.htm
E infine un articolo pubblicato di recente sul suo blog sul NYTimes, dove mette in discussione una classifica di The daily beast sui paesi migliori per le donne, sottolineando come si tratta, in realtà, dei paesi migliori per le donne senza figli. Se si prendessero in considerazione il welfare e tutte le misure atte a permettere alle donne di avere figli e lavorare, allora la classifica metterebbe gli USA più in basso, scrive Folbre. Non sto nemmeno a immaginare dove metterebbe l&#039;Italia, che è al 59esimo posto.
Qui il link: http://economix.blogs.nytimes.com/2011/09/26/the-best-countries-for-non-mothers/
Spero ti siano utili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Barbara F.  Non sono riuscita a seguire tutta la discussione (più tardi me la leggo, sono arrivata a metà), ma spero che alcuni interventi di Nancy Folbre, una economista femminista americana che si occupa di lavoro di cura, ti possano essere utili. Folbre, tanto per chiarire, è convinta che le scelte &#8220;femminili&#8221; siano in gran parte (sottolineo, in gran parte, e credo che la sua analisi vada presa in considerazione indipendentemente da come la si pensi al riguardo)  legate a una costruzione culturale di femminilità. A parte questo, ritiene anche che la questione del lavoro di cura non pagato sia la grande questione lasciata irrisolta sia dal capitalismo sia dal socialismo. Spero di avere davvero più tempo per partecipare, intanto ecco alcuni link.<br />
Qui una conferenza in cui, tra altre cose, analizza le differenze tra lo standard di vita, a parità di reddito, di una famiglia dove lavora solo l&#8217;uomo e di una dove lavorano entrambi i partner &#8211; più basso nel secondo caso &#8211; identificando con chiarezza e semplicità una disuguaglianza e una discriminazione economica gravi. (E un motivo per spingere le donne a stare a casa, o ad accettare di essere povere, o entrambe le cose, purtroppo.) <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nNBQU_ESqtw" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=nNBQU_ESqtw</a>  Spero che non sia troppo difficile da seguire. Qui una sintesi delle sue riflessioni abbastanza chiara: <a href="http://www.republicart.net/disc/aeas/folbre01_en.htm" rel="nofollow ugc">http://www.republicart.net/disc/aeas/folbre01_en.htm</a><br />
E infine un articolo pubblicato di recente sul suo blog sul NYTimes, dove mette in discussione una classifica di The daily beast sui paesi migliori per le donne, sottolineando come si tratta, in realtà, dei paesi migliori per le donne senza figli. Se si prendessero in considerazione il welfare e tutte le misure atte a permettere alle donne di avere figli e lavorare, allora la classifica metterebbe gli USA più in basso, scrive Folbre. Non sto nemmeno a immaginare dove metterebbe l&#8217;Italia, che è al 59esimo posto.<br />
Qui il link: <a href="http://economix.blogs.nytimes.com/2011/09/26/the-best-countries-for-non-mothers/" rel="nofollow ugc">http://economix.blogs.nytimes.com/2011/09/26/the-best-countries-for-non-mothers/</a><br />
Spero ti siano utili.</p>
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		<title>
		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121911</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 08:21:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121911</guid>

					<description><![CDATA[Manuela, consentimi solo qualche osservazione.
1. I diritti sono formali per definizione visto che sono un concetto astratto. Esiste infatti una “eguaglianza dei diritti”, una “eguaglianza delle opportunità” e una “eguaglianza dei risultati”. Parlare di “diritti sostanziali” è solo un modo per riferirsi alle ultime due “eguaglianze”, sempre tenendo conto che sono incompatibili con “l’ eguaglianza nei diritti”. Quando parlo di “interferenza” intendo proprio quell’ interferenza che distorce l’ “eguaglianza nei diritti” per giungere, per esempio, all’ “eguaglianza negli esiti”. Mi sembra comunque che ci siamo capiti. In ogni caso, &lt;a href=&quot;http://www.libreriauniversitaria.it/diseguaglianza-riesame-critico-sen-amartya/libro/9788815078766&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, Amartya Sen fa il punto sul lessico comunemente usato in materia per capirsi.
2. E’ ovvio che se il mondo del lavoro apre le sue porte alle donna la società si arricchisce e di parecchio. Ma è molto meno ovvio se si pensa di farlo andando oltre rispetto all’ “eguaglianza dei diritti” tra i sessi. I “teorici della womeneconomic”, in questo senso, possono dimostrare ben poco poiché proprio qui diventano cruciali le preferenze &lt;strong&gt;soggettive&lt;/strong&gt; profonde. Ovvero, cio’ di cui parliamo. Ad ogni modo ti consiglio di rintracciare nella conversazione tenuta con Barbara quanto dicevamo a proposito di PIL e pastasciutta.
3. Perché sostieni che non tengo conto della genderizzazione? Ma è proprio soppesando i vari argomenti del modello “culturalista puro” con quelli del modello “culturalista su base naturale” che, &lt;a href=&quot;http://broncobilli.blogspot.com/2011/02/tempo-perso.html&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;per diverse ragioni&lt;/a&gt; (il link viene buono anche per replicare a Barbara), trovo il secondo di gran lunga più convincente.
Visto che abbiamo parlato molto vorrei giocare a carte scoperte. Io non sono un grande esperto di “femminismo”, mi sono però fatto un’ idea che &lt;em&gt;caricaturizzo&lt;/em&gt; qui di seguito. Dapprima esisteva un “femminismo liberale” che reclamava pari diritti, la parola d’ ordine era “prendiamoci cio’ che ci spetta”. Ad esso è subentrato un femminismo di matrice “marxista” che alla “lotta di classe” sostituiva la “lotta di genere”: se la “dialettica materialista” guida il mondo, le astrazioni che stabiliscono “cosa ci spetta” sono solo una “sovrastruttura” alla lotta bruta; la parola d’ ordine originaria è così mutata in una più &lt;em&gt;sostanziale&lt;/em&gt;: “prendiamoci tutto quel che possiamo prendere”. La femm.lib, dopo la “conquista”, dice “ora tiriamoci su le maniche”, la fem-marx, dopo una conquista, dice “partiamo alla volta di altre conquiste”. Devo ammettere che mi sento più vicino al primo stereotipo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manuela, consentimi solo qualche osservazione.<br />
1. I diritti sono formali per definizione visto che sono un concetto astratto. Esiste infatti una “eguaglianza dei diritti”, una “eguaglianza delle opportunità” e una “eguaglianza dei risultati”. Parlare di “diritti sostanziali” è solo un modo per riferirsi alle ultime due “eguaglianze”, sempre tenendo conto che sono incompatibili con “l’ eguaglianza nei diritti”. Quando parlo di “interferenza” intendo proprio quell’ interferenza che distorce l’ “eguaglianza nei diritti” per giungere, per esempio, all’ “eguaglianza negli esiti”. Mi sembra comunque che ci siamo capiti. In ogni caso, <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/diseguaglianza-riesame-critico-sen-amartya/libro/9788815078766" rel="nofollow ugc">qui</a>, Amartya Sen fa il punto sul lessico comunemente usato in materia per capirsi.<br />
2. E’ ovvio che se il mondo del lavoro apre le sue porte alle donna la società si arricchisce e di parecchio. Ma è molto meno ovvio se si pensa di farlo andando oltre rispetto all’ “eguaglianza dei diritti” tra i sessi. I “teorici della womeneconomic”, in questo senso, possono dimostrare ben poco poiché proprio qui diventano cruciali le preferenze <strong>soggettive</strong> profonde. Ovvero, cio’ di cui parliamo. Ad ogni modo ti consiglio di rintracciare nella conversazione tenuta con Barbara quanto dicevamo a proposito di PIL e pastasciutta.<br />
3. Perché sostieni che non tengo conto della genderizzazione? Ma è proprio soppesando i vari argomenti del modello “culturalista puro” con quelli del modello “culturalista su base naturale” che, <a href="http://broncobilli.blogspot.com/2011/02/tempo-perso.html" rel="nofollow ugc">per diverse ragioni</a> (il link viene buono anche per replicare a Barbara), trovo il secondo di gran lunga più convincente.<br />
Visto che abbiamo parlato molto vorrei giocare a carte scoperte. Io non sono un grande esperto di “femminismo”, mi sono però fatto un’ idea che <em>caricaturizzo</em> qui di seguito. Dapprima esisteva un “femminismo liberale” che reclamava pari diritti, la parola d’ ordine era “prendiamoci cio’ che ci spetta”. Ad esso è subentrato un femminismo di matrice “marxista” che alla “lotta di classe” sostituiva la “lotta di genere”: se la “dialettica materialista” guida il mondo, le astrazioni che stabiliscono “cosa ci spetta” sono solo una “sovrastruttura” alla lotta bruta; la parola d’ ordine originaria è così mutata in una più <em>sostanziale</em>: “prendiamoci tutto quel che possiamo prendere”. La femm.lib, dopo la “conquista”, dice “ora tiriamoci su le maniche”, la fem-marx, dopo una conquista, dice “partiamo alla volta di altre conquiste”. Devo ammettere che mi sento più vicino al primo stereotipo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Manuela		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121910</link>

		<dc:creator><![CDATA[Manuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 22:15:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parlo ovviamente di diritti sostanziali, non formali. Dallo Stato mi aspetto non soltanto la proclamazione teorica della parità di genere - che comunque è storia recente, perché poco più di mezzo secolo è storia recentissima - ma l&#039;impegno concreto a rimuovere ogni ostacolo alla sua realizzazione, anche, se necessario (e lo è, a mio avviso), introducendo trattamenti differenziati che aiutino a superare una &quot;cultura&quot; avversa. Su quest&#039;ultimo fronte siamo in netto ritardo. Ed è qui che si gioca la partita più generale della giustizia sociale.
Il tuo ragionamento sulle preferenze tende inoltre a trascurare ingiustamente tutti gli altri fattori che determinano la genderizzazione (http://www.ingenere.it/articoli/dreaming-parit-questione-di-secoli) e a dare per scontata l&#039;equazione &quot;razionale uguale efficiente&quot;. I teorici della womenomics, al contrario, hanno dimostrato che una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro risponde anche a criteri di efficienza economica, oltre che di equità: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001608.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlo ovviamente di diritti sostanziali, non formali. Dallo Stato mi aspetto non soltanto la proclamazione teorica della parità di genere &#8211; che comunque è storia recente, perché poco più di mezzo secolo è storia recentissima &#8211; ma l&#8217;impegno concreto a rimuovere ogni ostacolo alla sua realizzazione, anche, se necessario (e lo è, a mio avviso), introducendo trattamenti differenziati che aiutino a superare una &#8220;cultura&#8221; avversa. Su quest&#8217;ultimo fronte siamo in netto ritardo. Ed è qui che si gioca la partita più generale della giustizia sociale.<br />
Il tuo ragionamento sulle preferenze tende inoltre a trascurare ingiustamente tutti gli altri fattori che determinano la genderizzazione (<a href="http://www.ingenere.it/articoli/dreaming-parit-questione-di-secoli" rel="nofollow ugc">http://www.ingenere.it/articoli/dreaming-parit-questione-di-secoli</a>) e a dare per scontata l&#8217;equazione &#8220;razionale uguale efficiente&#8221;. I teorici della womenomics, al contrario, hanno dimostrato che una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro risponde anche a criteri di efficienza economica, oltre che di equità: <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001608.html" rel="nofollow ugc">http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001608.html</a></p>
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		<item>
		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121909</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 21:11:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121909</guid>

					<description><![CDATA[Guarda, mi verrebbe da chiederti quale scienziato e quale economista visto che mi risulta che, almeno, per quel che riguarda gli economisti ci siano scuole di pensiero molto diverse fra loro. E se per &quot;scienziati&quot; intendi i sociologi, idem con patate :D
Secondo me dovremmo stare attenti a differenziare fra scienze &quot;dure&quot; e scienze &quot;morbide&quot; e fra scienze e &quot;utilizzo della scienza a fini retorici&quot;. Thomas Kuhn avrebbe qualcosa di interessante da dire in merito, non sono certa che pero&#039; questo sia il contesto per addentrarsi in questioni di metodo scientifico, efficacia predittiva ed epistemologia.
&quot; In realtà, con la teoria dei vantaggi comparati, ci dice di più, ci dice che forte divisione dei ruoli è razionale anche se la donna avesse attitudini più spiccate in ogni attività umana&quot;. Razionale per chi? Cui prodest?
ps la domanda &quot;vuoi figli?&quot; di segnali ne lancia eccome! segnali su straordinari non pagati, orari da schiavisti e clausole contrattuali non chiare. Se davvero uno vuole efficienza e patti chiari mi scrive sul contratto come vengono trattati gli straordinari - se c&#039;e&#039; una percentuale di straordinari sicuramente prevista in fasi &quot;critiche&quot; dei progetti, se sono pagati o convertiti in ore di permesso - e quante ore di viaggi di lavoro ci si aspetta da me (come per esempio, il mio contratto di lavoro prevede). Valutero&#039; io poi se le esigenze contrattuali sono compatibili con i miei impegni familiari o col portare il mio cane a fare pipi&#039; almeno due volte al giorno: e se non rispetto il contratto, ovviamente, vengo prima ammonita poi licenziata, come e&#039; giusto. Non esiste che una donna debba venire umiliata mettendosi a stipulare sulla sua vita privata durante un colloquio di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda, mi verrebbe da chiederti quale scienziato e quale economista visto che mi risulta che, almeno, per quel che riguarda gli economisti ci siano scuole di pensiero molto diverse fra loro. E se per &#8220;scienziati&#8221; intendi i sociologi, idem con patate 😀<br />
Secondo me dovremmo stare attenti a differenziare fra scienze &#8220;dure&#8221; e scienze &#8220;morbide&#8221; e fra scienze e &#8220;utilizzo della scienza a fini retorici&#8221;. Thomas Kuhn avrebbe qualcosa di interessante da dire in merito, non sono certa che pero&#8217; questo sia il contesto per addentrarsi in questioni di metodo scientifico, efficacia predittiva ed epistemologia.<br />
&#8221; In realtà, con la teoria dei vantaggi comparati, ci dice di più, ci dice che forte divisione dei ruoli è razionale anche se la donna avesse attitudini più spiccate in ogni attività umana&#8221;. Razionale per chi? Cui prodest?<br />
ps la domanda &#8220;vuoi figli?&#8221; di segnali ne lancia eccome! segnali su straordinari non pagati, orari da schiavisti e clausole contrattuali non chiare. Se davvero uno vuole efficienza e patti chiari mi scrive sul contratto come vengono trattati gli straordinari &#8211; se c&#8217;e&#8217; una percentuale di straordinari sicuramente prevista in fasi &#8220;critiche&#8221; dei progetti, se sono pagati o convertiti in ore di permesso &#8211; e quante ore di viaggi di lavoro ci si aspetta da me (come per esempio, il mio contratto di lavoro prevede). Valutero&#8217; io poi se le esigenze contrattuali sono compatibili con i miei impegni familiari o col portare il mio cane a fare pipi&#8217; almeno due volte al giorno: e se non rispetto il contratto, ovviamente, vengo prima ammonita poi licenziata, come e&#8217; giusto. Non esiste che una donna debba venire umiliata mettendosi a stipulare sulla sua vita privata durante un colloquio di lavoro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121908</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 20:32:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121908</guid>

					<description><![CDATA[Barbara, parlando di &quot;trattamento differenziato” intendevo “in termini di diritti”. Oggi uomini e donne hanno gli stessi diritti e laddove non è così è per accordare un privilegio alle donne, almeno nelle intenzioni. Ulteriori “trattamenti differenziati” vengono pensati sempre in quella linea.
La “cultura” di una società non accorda “diritti”, anche se è vero che puo’ pesare sulle opportunità. Noi dobbiamo chiederci se si tratta di una “cultura” imposta con l’ inganno e l’ arbitrio dai più forti o invece&lt;em&gt; un modo razionale di organizzarsi sulla base delle preferenze profonde.&lt;/em&gt;
Nel secondo caso donne e uomini dovrebbero avere “preferenze profonde” diverse. Noi non sappiamo se è così. Allo stato, le nostre conoscenze non ci danno una risposta certa e immutabile (e non ce la daranno mai) ma lo &lt;em&gt;scienziato&lt;/em&gt; ci dice tuttavia che è razionale scommettere su “preferenze di genere” differenti.
L’ &lt;em&gt;economista&lt;/em&gt; ci dice poi che basta anche solo una leggerissima preferenza perché si creino forti differenze nei ruoli sociali. In realtà, con la &lt;a href=&quot;http://www.econlib.org/library/Topics/Details/comparativeadvantage.html&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;teoria dei vantaggi comparati&lt;/a&gt;, ci dice di più, ci dice che forte divisione dei ruoli è razionale anche se la donna avesse attitudini più spiccate in ogni attività umana!
p.s. ma è il fatto stesso che sia simbolica a lanciare “segnali”; nell’ altro caso, invece, nessun simbolo, solo garanzie d’ efficienza piena.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Barbara, parlando di &#8220;trattamento differenziato” intendevo “in termini di diritti”. Oggi uomini e donne hanno gli stessi diritti e laddove non è così è per accordare un privilegio alle donne, almeno nelle intenzioni. Ulteriori “trattamenti differenziati” vengono pensati sempre in quella linea.<br />
La “cultura” di una società non accorda “diritti”, anche se è vero che puo’ pesare sulle opportunità. Noi dobbiamo chiederci se si tratta di una “cultura” imposta con l’ inganno e l’ arbitrio dai più forti o invece<em> un modo razionale di organizzarsi sulla base delle preferenze profonde.</em><br />
Nel secondo caso donne e uomini dovrebbero avere “preferenze profonde” diverse. Noi non sappiamo se è così. Allo stato, le nostre conoscenze non ci danno una risposta certa e immutabile (e non ce la daranno mai) ma lo <em>scienziato</em> ci dice tuttavia che è razionale scommettere su “preferenze di genere” differenti.<br />
L’ <em>economista</em> ci dice poi che basta anche solo una leggerissima preferenza perché si creino forti differenze nei ruoli sociali. In realtà, con la <a href="http://www.econlib.org/library/Topics/Details/comparativeadvantage.html" rel="nofollow ugc">teoria dei vantaggi comparati</a>, ci dice di più, ci dice che forte divisione dei ruoli è razionale anche se la donna avesse attitudini più spiccate in ogni attività umana!<br />
p.s. ma è il fatto stesso che sia simbolica a lanciare “segnali”; nell’ altro caso, invece, nessun simbolo, solo garanzie d’ efficienza piena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121907</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 20:15:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121907</guid>

					<description><![CDATA[Un&#039;altra piccola riflessione sulle donne che non vogliono figli che dovrebbero accettare gioiosamente un contratto di lavoro in si richiede loro di non metter su famiglia. Una richiesta simile, oltre che conseguenze pratiche, e&#039; anche un buon indicatore dell&#039;ambiente di lavoro in cui ci si ritrovera&#039; - quindi, secondo me, anche chi non vuole figli e&#039; portato a fare una serie di considerazioni non economiche, prima di accettare.
Un esempio per i maschietti. Fate finta che vi sia chiesto di firmare un contratto economicamente vantaggioso ma in cui siete costretti, per dress-code, a presentarvi in ufficio con una catena al collo. Vi spiegano che la catena e&#039; solo simbolica e nessuno si sognera&#039; mai di legarvi al desk. Pero&#039; la catena dovete portarla. Accettereste questo lavoro o uno lievemente meno pagato, coeteris paribus? Il fattore umiliazione e percepita incivilta&#039; conterebbe davvero zero nelle vostre valutazioni?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra piccola riflessione sulle donne che non vogliono figli che dovrebbero accettare gioiosamente un contratto di lavoro in si richiede loro di non metter su famiglia. Una richiesta simile, oltre che conseguenze pratiche, e&#8217; anche un buon indicatore dell&#8217;ambiente di lavoro in cui ci si ritrovera&#8217; &#8211; quindi, secondo me, anche chi non vuole figli e&#8217; portato a fare una serie di considerazioni non economiche, prima di accettare.<br />
Un esempio per i maschietti. Fate finta che vi sia chiesto di firmare un contratto economicamente vantaggioso ma in cui siete costretti, per dress-code, a presentarvi in ufficio con una catena al collo. Vi spiegano che la catena e&#8217; solo simbolica e nessuno si sognera&#8217; mai di legarvi al desk. Pero&#8217; la catena dovete portarla. Accettereste questo lavoro o uno lievemente meno pagato, coeteris paribus? Il fattore umiliazione e percepita incivilta&#8217; conterebbe davvero zero nelle vostre valutazioni?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121906</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 19:58:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me, ribadisco, il &quot;trattamento differenziato&quot; lo hanno gli uomini, che la societa&#039; non ritiene responsabili della cura dei neonati - e dunque (opportunita&#039;) non si da per scontato che si assentino per la cura della prole e dunque (costo) rischiano il bulling e l&#039;ostracismo se scelgono di avvalersi di congedi parentali. O si istituisce un congedo parentale che abbia le stesse condizioni per uomini e donne (obbligatorio/non obbligatorio, retribuito/non retribuito PER AMBEDUE), altrimenti i &quot;pari diritti&quot; non ci sono. Perche&#039; al momento, i due generi hanno obblighi legali diversi non si sa bene su che base (la &quot;natura&quot; dice broncobilly, &quot;cultura&quot; dicono Manuela e Francesca).
Secondo me, la scelta piu&#039; razionale e&#039; quella di estendere le modalita&#039; del congedo di maternita&#039; anche agli uomini e condividerlo a due - per chi non fa il genitore single, ovviamente.
Poi ribadisco, se si pensa (come Broncobilly) che questo sia un costo per la societa&#039; e che la societa&#039; stessa non benefici della natalita&#039; delle famiglie si e&#039; liberissimi di chiedere l&#039;abolizione ANCHE del congedo di maternita&#039; pagato e obbligatorio - potrebbe essere la volta buona che in Italia si tirano fuori i forconi davvero :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, ribadisco, il &#8220;trattamento differenziato&#8221; lo hanno gli uomini, che la societa&#8217; non ritiene responsabili della cura dei neonati &#8211; e dunque (opportunita&#8217;) non si da per scontato che si assentino per la cura della prole e dunque (costo) rischiano il bulling e l&#8217;ostracismo se scelgono di avvalersi di congedi parentali. O si istituisce un congedo parentale che abbia le stesse condizioni per uomini e donne (obbligatorio/non obbligatorio, retribuito/non retribuito PER AMBEDUE), altrimenti i &#8220;pari diritti&#8221; non ci sono. Perche&#8217; al momento, i due generi hanno obblighi legali diversi non si sa bene su che base (la &#8220;natura&#8221; dice broncobilly, &#8220;cultura&#8221; dicono Manuela e Francesca).<br />
Secondo me, la scelta piu&#8217; razionale e&#8217; quella di estendere le modalita&#8217; del congedo di maternita&#8217; anche agli uomini e condividerlo a due &#8211; per chi non fa il genitore single, ovviamente.<br />
Poi ribadisco, se si pensa (come Broncobilly) che questo sia un costo per la societa&#8217; e che la societa&#8217; stessa non benefici della natalita&#8217; delle famiglie si e&#8217; liberissimi di chiedere l&#8217;abolizione ANCHE del congedo di maternita&#8217; pagato e obbligatorio &#8211; potrebbe essere la volta buona che in Italia si tirano fuori i forconi davvero 😀</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121905</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 19:37:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121905</guid>

					<description><![CDATA[Ma come fai a dire che i diritti non sono pari? Non è che confondi diritti con le opportunità?
I diritti sono uguali per tutti, le opportunità purtroppo o per fortuna no.
Un miliardario e un barbone hanno opportunità diversissime ma pari diritti. Nessuno dei due ha diritto alla Jaguar ma entrambi hanno diritto a comprarsela, se POSSONO farlo.
La  sacrosanta battaglia liberale delle donne per i diritti è finita da un pezzo, adesso mi sembra ci si impegni per ottenere un trattamento differenziato.
Sì, forse c&#039; è un problema di linguaggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma come fai a dire che i diritti non sono pari? Non è che confondi diritti con le opportunità?<br />
I diritti sono uguali per tutti, le opportunità purtroppo o per fortuna no.<br />
Un miliardario e un barbone hanno opportunità diversissime ma pari diritti. Nessuno dei due ha diritto alla Jaguar ma entrambi hanno diritto a comprarsela, se POSSONO farlo.<br />
La  sacrosanta battaglia liberale delle donne per i diritti è finita da un pezzo, adesso mi sembra ci si impegni per ottenere un trattamento differenziato.<br />
Sì, forse c&#8217; è un problema di linguaggio.</p>
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		<title>
		Di: Manuela		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/numeri-figli-cura/comment-page-1/#comment-121904</link>

		<dc:creator><![CDATA[Manuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 15:51:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4757#comment-121904</guid>

					<description><![CDATA[C&#039;è un misunderstanding di fondo, tant&#039;è che non hai ribattuto alla mia osservazione di base: i diritti non sono pari. E i diritti sono fondamentali per garantire realmente libertà di scelta a ogni individuo, donna o uomo che sia. Quelle che tu chiami &quot;interferenze&quot; per me sono legittimi interventi per sanare disparità che, a monte e a prescindere da qualsivoglia differenza, impediscono alle donne di scegliere tra la panna e il cioccolato con la stessa libertà con cui scelgono gli uomini. Quello che tu consideri &quot;drogare l&#039;ambiente&quot; per me è il massimo della civiltà: usare l&#039;intelligenza umana per combattere le discriminazioni. E ancora: l&#039;argomento naturalistico porta inevitabilmente a considerare la maternità come un fatto privato. Al contrario, io vorrei che maternità e paternità fossero considerati  fatti sociali (e dunque politici).
Ultima nota: mezzo secolo non è niente. Abbiamo millenni di teorie e pratiche patriarcali da superare. L&#039;immaginario accompagna come una zavorra anche i casi di &quot;integrazione degli emarginati&quot; di cui parli tu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un misunderstanding di fondo, tant&#8217;è che non hai ribattuto alla mia osservazione di base: i diritti non sono pari. E i diritti sono fondamentali per garantire realmente libertà di scelta a ogni individuo, donna o uomo che sia. Quelle che tu chiami &#8220;interferenze&#8221; per me sono legittimi interventi per sanare disparità che, a monte e a prescindere da qualsivoglia differenza, impediscono alle donne di scegliere tra la panna e il cioccolato con la stessa libertà con cui scelgono gli uomini. Quello che tu consideri &#8220;drogare l&#8217;ambiente&#8221; per me è il massimo della civiltà: usare l&#8217;intelligenza umana per combattere le discriminazioni. E ancora: l&#8217;argomento naturalistico porta inevitabilmente a considerare la maternità come un fatto privato. Al contrario, io vorrei che maternità e paternità fossero considerati  fatti sociali (e dunque politici).<br />
Ultima nota: mezzo secolo non è niente. Abbiamo millenni di teorie e pratiche patriarcali da superare. L&#8217;immaginario accompagna come una zavorra anche i casi di &#8220;integrazione degli emarginati&#8221; di cui parli tu.</p>
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