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	Commenti a: PAROLE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 18:49:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scs dovevo scrivere d&#039;accordissimo......
xD]]></description>
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		Di: Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 18:41:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sn d&#039;accosrdissimo cn quello che ha scritto]]></description>
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		Di: Danilo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 10:16:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualche tempo fa, per mia curiosità, ho esplorato i gruppi e le pagine di Facebook, inserendo chiavi di ricerca come &quot;rom&quot;, &quot;zingari&quot;, &quot;extracomunitari&quot;, &quot;musulmani&quot;. I risultati di questa piccola indagine mi hanno colpito allo stomaco. Mi hanno fatto perdere (quasi) tutte le speranze. Certo, non ho scoperto nulla di nuovo: ma un conto è il razzismo di cui si parla in astratto, un altro la sua traduzione in un linguaggio feroce, delirante e sgrammaticato. Ho trovato pagine che incitano al linciaggio e alla violenza. Il peggio è che tutto mi suonava familiare: quel linguaggio - mi sono detto - è l&#039;eco amplificato di quel che sento in televisione. Nei continui riferimenti a &quot;extracomunitari che stuprano le donne italiane&quot; ho trovato tracce di consuetudini giornalistiche dannose. E pensare che gli stupratori sono quasi sempre parenti o conoscenti (leggi: quasi sempre italiani).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, per mia curiosità, ho esplorato i gruppi e le pagine di Facebook, inserendo chiavi di ricerca come &#8220;rom&#8221;, &#8220;zingari&#8221;, &#8220;extracomunitari&#8221;, &#8220;musulmani&#8221;. I risultati di questa piccola indagine mi hanno colpito allo stomaco. Mi hanno fatto perdere (quasi) tutte le speranze. Certo, non ho scoperto nulla di nuovo: ma un conto è il razzismo di cui si parla in astratto, un altro la sua traduzione in un linguaggio feroce, delirante e sgrammaticato. Ho trovato pagine che incitano al linciaggio e alla violenza. Il peggio è che tutto mi suonava familiare: quel linguaggio &#8211; mi sono detto &#8211; è l&#8217;eco amplificato di quel che sento in televisione. Nei continui riferimenti a &#8220;extracomunitari che stuprano le donne italiane&#8221; ho trovato tracce di consuetudini giornalistiche dannose. E pensare che gli stupratori sono quasi sempre parenti o conoscenti (leggi: quasi sempre italiani).</p>
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		<title>
		Di: giuseppe		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113320</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 16:19:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lalipperini: Certo, ma sono persone che in genere della lingua italiana non hanno idea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lalipperini: Certo, ma sono persone che in genere della lingua italiana non hanno idea</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 16:19:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa lady Yoko, potresti essere meno allusiva? Qui nessuno se la sta prendendo con le parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa lady Yoko, potresti essere meno allusiva? Qui nessuno se la sta prendendo con le parole.</p>
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		<title>
		Di: lady yoko		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113318</link>

		<dc:creator><![CDATA[lady yoko]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 14:44:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è stato un altro che se la prendeva con le parole......]]></description>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113317</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 12:52:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuseppe, è che - purtroppo - non sono pochi a pensare che la &quot;lingua italiana&quot; vada difesa più degli esseri umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe, è che &#8211; purtroppo &#8211; non sono pochi a pensare che la &#8220;lingua italiana&#8221; vada difesa più degli esseri umani.</p>
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		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113316</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 12:51:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io temo che la questione che fuorvia un po&#039; questo dialogo - causata credo fondamentalmente dalla fretta a da un potere catalizzante di questi argomenti che fa sorvolare sui particolari, è che si mette un po&#039; troppo da parte il fatto che la proposta viene dai giornalisti ed è per i giornalisti. Come Gubitosa ha già sottolineato.
Allora la questione appunto non è se usare marocchino o no per esempio in un romanzo. Se usarlo in una conversazione al bar, la questione riguarda esclusivamente un modo professionale di usare le parole, e le aree in cui la deontologia professionale investono il linguaggio. Ogni professione ha dei raggi di realtà in cui deve fare più attenzione degli altri quando parla per il potere che hanno le sue parole, per la posizione asimmetrica che ha nella realtà. I giornalisti, sono ina posizione asimmetrica - come lo sono anche che ne so, i medici o gli psicologi o gli insegnanti. Per esempio gli insegnanti non possono usare con troppa disinvoltura la parola &quot;cretino&quot; per l&#039;eco discriminante che ne deriva dalla loro asimmetria, perchè il loro cretino detto a un allievo risponde a una circolarità magari proposta dalla classe riguardo a un certo aluntto ed sancisce definitivamente uno statuto di minoranza che non deve assolutamente passare. Non vuol dire epurare l&#039;aggettivo cretino dal dizionario, non vuol dire sperare di eliminare l&#039;insulto cretino dai rapporti sociali, nè vuol dire negare che dansi nella realtà dei cretini - come forse dei romeni assassini. Il problema è la responsabilità tutta particolare che investe l&#039;asimmetria di ruolo, e il fatto che questa responsabilità è tale perchè è in grado di condizionare - rafforzando o disconfermando pensieri altrui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io temo che la questione che fuorvia un po&#8217; questo dialogo &#8211; causata credo fondamentalmente dalla fretta a da un potere catalizzante di questi argomenti che fa sorvolare sui particolari, è che si mette un po&#8217; troppo da parte il fatto che la proposta viene dai giornalisti ed è per i giornalisti. Come Gubitosa ha già sottolineato.<br />
Allora la questione appunto non è se usare marocchino o no per esempio in un romanzo. Se usarlo in una conversazione al bar, la questione riguarda esclusivamente un modo professionale di usare le parole, e le aree in cui la deontologia professionale investono il linguaggio. Ogni professione ha dei raggi di realtà in cui deve fare più attenzione degli altri quando parla per il potere che hanno le sue parole, per la posizione asimmetrica che ha nella realtà. I giornalisti, sono ina posizione asimmetrica &#8211; come lo sono anche che ne so, i medici o gli psicologi o gli insegnanti. Per esempio gli insegnanti non possono usare con troppa disinvoltura la parola &#8220;cretino&#8221; per l&#8217;eco discriminante che ne deriva dalla loro asimmetria, perchè il loro cretino detto a un allievo risponde a una circolarità magari proposta dalla classe riguardo a un certo aluntto ed sancisce definitivamente uno statuto di minoranza che non deve assolutamente passare. Non vuol dire epurare l&#8217;aggettivo cretino dal dizionario, non vuol dire sperare di eliminare l&#8217;insulto cretino dai rapporti sociali, nè vuol dire negare che dansi nella realtà dei cretini &#8211; come forse dei romeni assassini. Il problema è la responsabilità tutta particolare che investe l&#8217;asimmetria di ruolo, e il fatto che questa responsabilità è tale perchè è in grado di condizionare &#8211; rafforzando o disconfermando pensieri altrui.</p>
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		<title>
		Di: giuseppe		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113315</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 12:46:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che qui, appena uno stia fermo un attimo, c&#039;è chi azzeri tutto e sia necessario ricominciare (mi accorgo solo ora dei miei congiuntivi cruscheggianti, e li lascio). Mi colpisce anche la calma con cui Carlo Gubitosa e Zenone Sovilla sono tornati ad argomentare che 2+2 fa quattro. Visto che non sono del gruppo &quot;Giornalisti contro il razzismo&quot; provo ad aggiungere qualcosa.
Se uno è marocchino, è marocchino, sbotta Jessica. Non vorrete trasgredire i confini. Non è esattamente così. Chi parla o scrive decide, tra le mille cose che si possono dire per indicare un individuo, un segno, un&#039;etichetta, una cifra. Il marocchino era anche uomo, aveva una certa età, portava un certo numero di scarpe, era appena stato in un posto o in un altro, eccetera. Ecco perché nelle redazioni, quando si chiede: ma perché avete scritto &quot;marocchino?&quot;, solo
 i più analfabeti (tanti ce ne sono, come in tante altre professioni, anche privilegiate..) rispondono: &quot;oh, bella! perché era marocchino&quot;. I più colti preferiscono dire: &quot;perché in questo caso era rilevante&quot;. La rilevanza, ecco il criterio che legittima o no una scelta lessicale (ci sono studi di grande spessore sulla rilevanza, il più prezioso, anche perché esaurito da anni, è quello antropologico-linguistico di Speber e Wilson, rintracciabile però in inglese per coloro che, in numero crescente, lo leggono speditamente).
Il problema però si sposta, perché non è vero che sia sempre rilevante l&#039;essere marocchino per dare una notizia. Si può ricorrere a Guadagnucci, &quot;parole sporche&quot;, e al libro ivi citato di Faso, &quot;Lessico del razzismo democratico&quot; (alla voce, appunto, RILEVANZA). Meglio non fare statistiche,visto che si tratta di una massa non censibile e sempre in movimento: ma i pochi carotaggi seri  che sono stati fatti, per esempio da Marcello Maneri (Univ. Milano Bicocca) dicono che QUASI SEMPRE si dice la nazionalità quando lo straniero è autore più o meno presunto di reati, e QUASI SEMPRE la si cela, quando è vittima di un reato o di un incidente, specie se mortale (Della stessa persona si è detto. &quot;Albanese ruba alla Coop, quando a 14 anni ha involato (avrebbe detto Boccaccio) un videogioco, e quando è morto, a 19: &quot;Muratore muore cadendo da un&#039;impalcatura&quot;. E&#039; stato promosso... Per altri esempi, oltre a quello eclatante (mi si scusi il francesismo di mia assoluta responsabilità: mica le cose sono eclatanti in sé, siamo noi a chiamarle così, di quando in quando) e  assai significativo riportato da Faso,  ne ho qui un altro che sintetizzo. Lo traggo da p. 51 del Corriere delle Sera del 9 aprile 2004, ed. MILANESE - cronaca locale. Due titoli nella stessa colonna: sopra, ARRESTATO MAROCCHINO; sotto, AUTISTA PICCHIATO. Il marocchino era molte altre cose (aveva mendicando in maniera troppo pressante per la mamma ammalata, diceva: bottino, 67 euro in due rate, dati dell&#039;articolo stesso), e l&#039;autista anche, era tante altre cose, tra cui salvadoregno. Jessica potrebbe protestare per il fatto che nel secondo caso lo stesso redattore, con due titoli in parallelo, ha evitato di rispettare i confini. SE Jessica poi sapesse qualcosa di lingusitica testuale o pragmalinguistica, potrebbe notare conme nel primo caso il &quot;tema&quot; marocchino è stato spostato a destra, posto del &quot;rema&quot;, e così focalizzato. nel secondo titolo il rema è al posto giusto, &quot;picchiato&quot;. Come dire che la vera notizia non sta in quello che accade, ma nel fatto che si è marocchini, se si è cattivi; se si è buoni, nulla.
Non ho tempo, ma vorrei anche chiedere a Jessica come mai dice &quot;etnia&quot; per indicare l&#039;appartenenza nazionale. Mica marocchino o cinese o turco è un&#039;etnia. Da anni studi seri ci dicono che si tratta di un sostitutivo dell&#039;innominabile &quot;razza&quot;,ma ciò nonostante e quindi proprio per questo, direbbe Proust, nel discorso da bar e in quello giornalistico è stato introdotto, ingenerando qualche confusione (&quot;Un curdo di etnia turca&quot;, diceva tempo fa un giornalista del TG).
Infine, per Zenone Sovilla, ringraziandolo. il richiamo Jessica c&#039;entra poco con la crusca, che grazie al cielo non è più quella del 600, e negli ultimi decenni, guidata da Nencioni e poi da Sabatini, ha svolto un lavoro egregio. Altro sono spesso i quesiti linguistici di molti lettori, quelli sì, degni spesso dell&#039;altra crusca - che non era poi tanto da rispettare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che qui, appena uno stia fermo un attimo, c&#8217;è chi azzeri tutto e sia necessario ricominciare (mi accorgo solo ora dei miei congiuntivi cruscheggianti, e li lascio). Mi colpisce anche la calma con cui Carlo Gubitosa e Zenone Sovilla sono tornati ad argomentare che 2+2 fa quattro. Visto che non sono del gruppo &#8220;Giornalisti contro il razzismo&#8221; provo ad aggiungere qualcosa.<br />
Se uno è marocchino, è marocchino, sbotta Jessica. Non vorrete trasgredire i confini. Non è esattamente così. Chi parla o scrive decide, tra le mille cose che si possono dire per indicare un individuo, un segno, un&#8217;etichetta, una cifra. Il marocchino era anche uomo, aveva una certa età, portava un certo numero di scarpe, era appena stato in un posto o in un altro, eccetera. Ecco perché nelle redazioni, quando si chiede: ma perché avete scritto &#8220;marocchino?&#8221;, solo<br />
 i più analfabeti (tanti ce ne sono, come in tante altre professioni, anche privilegiate..) rispondono: &#8220;oh, bella! perché era marocchino&#8221;. I più colti preferiscono dire: &#8220;perché in questo caso era rilevante&#8221;. La rilevanza, ecco il criterio che legittima o no una scelta lessicale (ci sono studi di grande spessore sulla rilevanza, il più prezioso, anche perché esaurito da anni, è quello antropologico-linguistico di Speber e Wilson, rintracciabile però in inglese per coloro che, in numero crescente, lo leggono speditamente).<br />
Il problema però si sposta, perché non è vero che sia sempre rilevante l&#8217;essere marocchino per dare una notizia. Si può ricorrere a Guadagnucci, &#8220;parole sporche&#8221;, e al libro ivi citato di Faso, &#8220;Lessico del razzismo democratico&#8221; (alla voce, appunto, RILEVANZA). Meglio non fare statistiche,visto che si tratta di una massa non censibile e sempre in movimento: ma i pochi carotaggi seri  che sono stati fatti, per esempio da Marcello Maneri (Univ. Milano Bicocca) dicono che QUASI SEMPRE si dice la nazionalità quando lo straniero è autore più o meno presunto di reati, e QUASI SEMPRE la si cela, quando è vittima di un reato o di un incidente, specie se mortale (Della stessa persona si è detto. &#8220;Albanese ruba alla Coop, quando a 14 anni ha involato (avrebbe detto Boccaccio) un videogioco, e quando è morto, a 19: &#8220;Muratore muore cadendo da un&#8217;impalcatura&#8221;. E&#8217; stato promosso&#8230; Per altri esempi, oltre a quello eclatante (mi si scusi il francesismo di mia assoluta responsabilità: mica le cose sono eclatanti in sé, siamo noi a chiamarle così, di quando in quando) e  assai significativo riportato da Faso,  ne ho qui un altro che sintetizzo. Lo traggo da p. 51 del Corriere delle Sera del 9 aprile 2004, ed. MILANESE &#8211; cronaca locale. Due titoli nella stessa colonna: sopra, ARRESTATO MAROCCHINO; sotto, AUTISTA PICCHIATO. Il marocchino era molte altre cose (aveva mendicando in maniera troppo pressante per la mamma ammalata, diceva: bottino, 67 euro in due rate, dati dell&#8217;articolo stesso), e l&#8217;autista anche, era tante altre cose, tra cui salvadoregno. Jessica potrebbe protestare per il fatto che nel secondo caso lo stesso redattore, con due titoli in parallelo, ha evitato di rispettare i confini. SE Jessica poi sapesse qualcosa di lingusitica testuale o pragmalinguistica, potrebbe notare conme nel primo caso il &#8220;tema&#8221; marocchino è stato spostato a destra, posto del &#8220;rema&#8221;, e così focalizzato. nel secondo titolo il rema è al posto giusto, &#8220;picchiato&#8221;. Come dire che la vera notizia non sta in quello che accade, ma nel fatto che si è marocchini, se si è cattivi; se si è buoni, nulla.<br />
Non ho tempo, ma vorrei anche chiedere a Jessica come mai dice &#8220;etnia&#8221; per indicare l&#8217;appartenenza nazionale. Mica marocchino o cinese o turco è un&#8217;etnia. Da anni studi seri ci dicono che si tratta di un sostitutivo dell&#8217;innominabile &#8220;razza&#8221;,ma ciò nonostante e quindi proprio per questo, direbbe Proust, nel discorso da bar e in quello giornalistico è stato introdotto, ingenerando qualche confusione (&#8220;Un curdo di etnia turca&#8221;, diceva tempo fa un giornalista del TG).<br />
Infine, per Zenone Sovilla, ringraziandolo. il richiamo Jessica c&#8217;entra poco con la crusca, che grazie al cielo non è più quella del 600, e negli ultimi decenni, guidata da Nencioni e poi da Sabatini, ha svolto un lavoro egregio. Altro sono spesso i quesiti linguistici di molti lettori, quelli sì, degni spesso dell&#8217;altra crusca &#8211; che non era poi tanto da rispettare.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/parole-2/comment-page-2/#comment-113314</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 12:19:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io non volevo intervenire su questo thread perchè il tema e il problema posto dai &#039;Giornalisti contro il razzismo&#039; mi pare di un&#039;evidenza lapalissiana.
E lo dico da persona che detesta il cosiddetto &#039;politicamente corretto&#039;, ma qui non si tratta di &#039;politicamente corretto&#039;, si tratta solo di &#039;corretto&#039;, non so se la differenza è chiara.
Usare le parole nel modo più preciso possibile fa parte del bagaglio professionale di chi, per mestiere, fa comunicazione.
Epperò, si chiede: se un rumeno in stato di ubriachezza investe un pedone non lo devo scrivere che è un rumeno?
A questa obiezione è stata già data una risposta esauriente da Zenone Sovilla e Carlo Gubitosa, insisto solo perché mi pare importante.
E&#039; vero c&#039;è un numero x di rumeni che investe pedoni. Quanti pedoni sono investiti in Italia e quanti investitori sono rumeni?
Sinceramente non lo ma, anche qualora fossero un numero cospicuo, la domanda che mi verrebbe naturale subito dopo sarebbe: quanti rumeni vivono in Italia e quanti di questi investono pedoni?
Perché del fatto che i cosiddetti &#039;extracomunitari&#039; contribuiscono in misura notevole al PIL nazionale non ne parla nessuno, viene fuori solo come un dettaglio residuale una volta tanto.
Sono rappresentanti sui media questi &#039;extracomunitari&#039; che contribuiscono al PIL nazionale e che hanno pochissimo in cambio dallo Stato italiano? Non mi pare.
Sui media italiani c&#039;è un problema gestaltico grosso come una casa: in figura solo i criminali, sullo sfondo, ma su uno sfondo praticamente cancellato e invisibile, tutti quelli - e sono tanti di più -  che non delinquono e anzi lavorano, il più delle volte in nero, il più delle volte supersfruttati.
E sullo sfondo, cancellato e inavvertito,  rimangono pure i delinquenti italiani (italianissimi) che li fanno lavorare in nero, e li sfruttano al limite, spesso superato, della schiavitù.
Sullo sfondo rimangono le leggi razziali (non solo quelle del &#039;38), le perversioni burocratiche, lo ius sanguinis e tanti altri  cappi a cui vengono appesi, con buona pace di tutti, gli &#039;extracomunitari&#039;.
.
Quando si dice che bisogna stare attenti a usare con disinvoltura la parola &#039;razzismo&#039; si dice qualcosa di sensato, perché un fenomeno epocale come quello dell&#039;immigrazione provoca dei legittimi disagi e delle comprensibili chiusure, che non sempre sono identificabili col razzismo tout court.
Ma è proprio per questo che chi fa comunicazione ha una responsabilità enorme: i disagi devono essere compresi ed elaborati, non fomentati e sobillati con una informazione che, di fatto, è parziale e cieca.
Per cui non credo proprio che l&#039;avvertimento di stare attenti alle parole che si usano sia una forma di coartazione e di censura, perché per quel che riguarda l&#039;informazione io parlerei piuttosto di autocensura e di autoaccecamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non volevo intervenire su questo thread perchè il tema e il problema posto dai &#8216;Giornalisti contro il razzismo&#8217; mi pare di un&#8217;evidenza lapalissiana.<br />
E lo dico da persona che detesta il cosiddetto &#8216;politicamente corretto&#8217;, ma qui non si tratta di &#8216;politicamente corretto&#8217;, si tratta solo di &#8216;corretto&#8217;, non so se la differenza è chiara.<br />
Usare le parole nel modo più preciso possibile fa parte del bagaglio professionale di chi, per mestiere, fa comunicazione.<br />
Epperò, si chiede: se un rumeno in stato di ubriachezza investe un pedone non lo devo scrivere che è un rumeno?<br />
A questa obiezione è stata già data una risposta esauriente da Zenone Sovilla e Carlo Gubitosa, insisto solo perché mi pare importante.<br />
E&#8217; vero c&#8217;è un numero x di rumeni che investe pedoni. Quanti pedoni sono investiti in Italia e quanti investitori sono rumeni?<br />
Sinceramente non lo ma, anche qualora fossero un numero cospicuo, la domanda che mi verrebbe naturale subito dopo sarebbe: quanti rumeni vivono in Italia e quanti di questi investono pedoni?<br />
Perché del fatto che i cosiddetti &#8216;extracomunitari&#8217; contribuiscono in misura notevole al PIL nazionale non ne parla nessuno, viene fuori solo come un dettaglio residuale una volta tanto.<br />
Sono rappresentanti sui media questi &#8216;extracomunitari&#8217; che contribuiscono al PIL nazionale e che hanno pochissimo in cambio dallo Stato italiano? Non mi pare.<br />
Sui media italiani c&#8217;è un problema gestaltico grosso come una casa: in figura solo i criminali, sullo sfondo, ma su uno sfondo praticamente cancellato e invisibile, tutti quelli &#8211; e sono tanti di più &#8211;  che non delinquono e anzi lavorano, il più delle volte in nero, il più delle volte supersfruttati.<br />
E sullo sfondo, cancellato e inavvertito,  rimangono pure i delinquenti italiani (italianissimi) che li fanno lavorare in nero, e li sfruttano al limite, spesso superato, della schiavitù.<br />
Sullo sfondo rimangono le leggi razziali (non solo quelle del &#8217;38), le perversioni burocratiche, lo ius sanguinis e tanti altri  cappi a cui vengono appesi, con buona pace di tutti, gli &#8216;extracomunitari&#8217;.<br />
.<br />
Quando si dice che bisogna stare attenti a usare con disinvoltura la parola &#8216;razzismo&#8217; si dice qualcosa di sensato, perché un fenomeno epocale come quello dell&#8217;immigrazione provoca dei legittimi disagi e delle comprensibili chiusure, che non sempre sono identificabili col razzismo tout court.<br />
Ma è proprio per questo che chi fa comunicazione ha una responsabilità enorme: i disagi devono essere compresi ed elaborati, non fomentati e sobillati con una informazione che, di fatto, è parziale e cieca.<br />
Per cui non credo proprio che l&#8217;avvertimento di stare attenti alle parole che si usano sia una forma di coartazione e di censura, perché per quel che riguarda l&#8217;informazione io parlerei piuttosto di autocensura e di autoaccecamento.</p>
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