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	Commenti a: PAROLE. NOMI. STORIE DI ROM.	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 10:06:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/parole-nomi-storie-di-rom/comment-page-1/#comment-141165&quot;&gt;Adrianaaaa&lt;/a&gt;.

Grazie a te, davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/parole-nomi-storie-di-rom/comment-page-1/#comment-141165">Adrianaaaa</a>.</p>
<p>Grazie a te, davvero.</p>
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		Di: Adrianaaaa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Adrianaaaa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 09:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Loredana per questo post così importante. Credo di aver già raccontato quello che sto per scrivere, ma lo faccio comunque perché spero sempre che sia utile. Anche se su questo argomento mi pare che quel muro di pregiudizi e razzismo di cui parli sia così possente da essere inscalfibile. Ho fatto il mio tirocinio universitario nel doposcuola di un quartiere popolare di Bologna. Lì veniva una ragazzina Rom che si è affezionata a me. Viveva insieme ai suoi genitori e a 4 fratellini e sorelline più piccoli in una roulotte, nel parcheggio della sede di un&#039;associazione. Erano tutti analfabeti, a parte una sorellina e un fratellino che andavano a scuola e cominciavano a imparare. Anche la ragazzina più grande andava a scuola, ma non riusciva a imparare a leggere e a scrivere. Non so se avesse un problema di apprendimento, un problema di dislessia o se semplicemente le mancasse il tempo di studiare, dato che doveva occuparsi di quattro bambini. Le altre educatrici se ne lavavano le mani, con la scusa che era seguita dai servizi sociali. Questi ultimi hanno lasciato lei e la sua famiglia per minimo un anno a marcire nel fango. Uno dei fratellini più piccoli aveva la scabbia. La madre aveva 27 anni, 5 anni più di me, e ne dimostrava almeno 50. La nonna è morta a 40 anni, di vecchiaia secondo la ragazzina. I rom vivono in Europa, in Italia e persino nella ricca Bologna come si vive (e si muore) nei paesi più poveri del mondo. Un rom che vive in Italia muore in media 10 anni prima di un italiano (fonte https://www.lastampa.it/2014/01/28/vaticaninsider/rom-aspettativa-di-vita-inferiore-di-anni-alla-media-9E72357moQDUrcDhMFKJ7K/pagina.html). Mai e poi mai una famiglia con 5 bambini sarebbe stata lasciata senza tetto, nella sporcizia, nella ricca Bologna. Ma loro sì, perché erano rom. Ovviamente i genitori della ragazzina non lavoravano. E che cavolo di lavoro vuoi fare se non sai leggere? Vivevano di elemosine e del cibo che gli passava l&#039;associazione accanto a cui vivevano. Magari rubacchiavano pure. E che dovevano fare? Non ci vorrebbe tanto. Basterebbe trattarli come il resto della popolazione. Se sono così poveri da non avere un tetto, dargli una casa popolare. Far sì che i bambini possano avere un minimo di stabilità per andare a scuola. La madre della ragazzina si era sposata a 13 anni e aveva cominciato a sfornare figli. Lei, che pure non ha mai imparato a leggere e scrivere, ha resistito fino ai 16. Si è sposata in Francia, mi ha detto quando l&#039;ho rincontrata per caso, e lei e suo marito, un coetaneo, erano così poveri che morivano di fame. A dimostrazione del fatto che in altri paesi le cose non vanno poi tanto meglio che da noi. Lui poi è finito in carcere per furto e lei è tornata in Italia. Qui ha finalmente avuto una casa popolare con il figlio che nel frattempo ha avuto. Lavorava due ore a settimana facendo le pulizie. Lei e il suo bambino erano puliti, sani, e aveva uno sguardo orgoglioso, serio, incredibilmente adulto per una ragazza di 18 anni. Ripeto, non ci vorrebbe tanto. Basterebbe trattarli come tutti gli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Loredana per questo post così importante. Credo di aver già raccontato quello che sto per scrivere, ma lo faccio comunque perché spero sempre che sia utile. Anche se su questo argomento mi pare che quel muro di pregiudizi e razzismo di cui parli sia così possente da essere inscalfibile. Ho fatto il mio tirocinio universitario nel doposcuola di un quartiere popolare di Bologna. Lì veniva una ragazzina Rom che si è affezionata a me. Viveva insieme ai suoi genitori e a 4 fratellini e sorelline più piccoli in una roulotte, nel parcheggio della sede di un&#8217;associazione. Erano tutti analfabeti, a parte una sorellina e un fratellino che andavano a scuola e cominciavano a imparare. Anche la ragazzina più grande andava a scuola, ma non riusciva a imparare a leggere e a scrivere. Non so se avesse un problema di apprendimento, un problema di dislessia o se semplicemente le mancasse il tempo di studiare, dato che doveva occuparsi di quattro bambini. Le altre educatrici se ne lavavano le mani, con la scusa che era seguita dai servizi sociali. Questi ultimi hanno lasciato lei e la sua famiglia per minimo un anno a marcire nel fango. Uno dei fratellini più piccoli aveva la scabbia. La madre aveva 27 anni, 5 anni più di me, e ne dimostrava almeno 50. La nonna è morta a 40 anni, di vecchiaia secondo la ragazzina. I rom vivono in Europa, in Italia e persino nella ricca Bologna come si vive (e si muore) nei paesi più poveri del mondo. Un rom che vive in Italia muore in media 10 anni prima di un italiano (fonte <a href="https://www.lastampa.it/2014/01/28/vaticaninsider/rom-aspettativa-di-vita-inferiore-di-anni-alla-media-9E72357moQDUrcDhMFKJ7K/pagina.html" rel="nofollow ugc">https://www.lastampa.it/2014/01/28/vaticaninsider/rom-aspettativa-di-vita-inferiore-di-anni-alla-media-9E72357moQDUrcDhMFKJ7K/pagina.html</a>). Mai e poi mai una famiglia con 5 bambini sarebbe stata lasciata senza tetto, nella sporcizia, nella ricca Bologna. Ma loro sì, perché erano rom. Ovviamente i genitori della ragazzina non lavoravano. E che cavolo di lavoro vuoi fare se non sai leggere? Vivevano di elemosine e del cibo che gli passava l&#8217;associazione accanto a cui vivevano. Magari rubacchiavano pure. E che dovevano fare? Non ci vorrebbe tanto. Basterebbe trattarli come il resto della popolazione. Se sono così poveri da non avere un tetto, dargli una casa popolare. Far sì che i bambini possano avere un minimo di stabilità per andare a scuola. La madre della ragazzina si era sposata a 13 anni e aveva cominciato a sfornare figli. Lei, che pure non ha mai imparato a leggere e scrivere, ha resistito fino ai 16. Si è sposata in Francia, mi ha detto quando l&#8217;ho rincontrata per caso, e lei e suo marito, un coetaneo, erano così poveri che morivano di fame. A dimostrazione del fatto che in altri paesi le cose non vanno poi tanto meglio che da noi. Lui poi è finito in carcere per furto e lei è tornata in Italia. Qui ha finalmente avuto una casa popolare con il figlio che nel frattempo ha avuto. Lavorava due ore a settimana facendo le pulizie. Lei e il suo bambino erano puliti, sani, e aveva uno sguardo orgoglioso, serio, incredibilmente adulto per una ragazza di 18 anni. Ripeto, non ci vorrebbe tanto. Basterebbe trattarli come tutti gli altri.</p>
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