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	Commenti a: PER ROBERTO SAVIANO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: dario ogliastro		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88074</link>

		<dc:creator><![CDATA[dario ogliastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 May 2007 08:02:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un libro che apre un mondo
(mondo di merda ma pur sempre mondo).
Il governo si candalizza per i vù cumprà , noi al mare compriamo da loro.
Ci scandalizziamo se le griffe non producono internamente neppure i pezzi unici ma li danno da produrre sottocosto al &#039;&#039;sistema&#039;&#039;.Io ho 42 anni e lavoro a progetto da quando ne avevo 25. Considerazioni su una economia dove sempre più scompaiono i diritti e si sviluppano i rovesci se ne possono trovare a volontà.
La prima che mi viene sù (sì! . . . Come il vomito)è la seguente:
&#039;&#039;se è il Sistema di lavoratori sottopagati a produrre una quantità di pezzi falsi-originali; chi e ripeto CHI? ha più diritto di commercializzarli ?
Il vù comprà che magari te li mette il giusto.
oppure
Il negozio grandi firme che lo spaccia per originale e lo vende a cifre astronomiche ?
E&#039; un mondo alla rovescia ,un mondo da rifare !
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un libro che apre un mondo<br />
(mondo di merda ma pur sempre mondo).<br />
Il governo si candalizza per i vù cumprà , noi al mare compriamo da loro.<br />
Ci scandalizziamo se le griffe non producono internamente neppure i pezzi unici ma li danno da produrre sottocosto al &#8221;sistema&#8221;.Io ho 42 anni e lavoro a progetto da quando ne avevo 25. Considerazioni su una economia dove sempre più scompaiono i diritti e si sviluppano i rovesci se ne possono trovare a volontà.<br />
La prima che mi viene sù (sì! . . . Come il vomito)è la seguente:<br />
&#8221;se è il Sistema di lavoratori sottopagati a produrre una quantità di pezzi falsi-originali; chi e ripeto CHI? ha più diritto di commercializzarli ?<br />
Il vù comprà che magari te li mette il giusto.<br />
oppure<br />
Il negozio grandi firme che lo spaccia per originale e lo vende a cifre astronomiche ?<br />
E&#8217; un mondo alla rovescia ,un mondo da rifare !</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luigi Cangiano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88073</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi Cangiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2007 06:35:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88073</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Cara&quot; Lipperini, che fine ha fatto Saviano???
Tu che sei una sua osannatrice forse lo saprai...
Intanto leggi questa bella storia di trasparenza negata posta in essere dall&#039;Associazione Libera, una delle più rinomate associazioni anti-Mafia...
TRASPARENZA ZERO NELLA
SELEZIONE
ANTICAMORRA DI LIBERA
Luigi
Cangiano, fondatore, nel 1999, del
Movimento per la Nuova e Vera Politica, pone
all’attenzione pubblica la
seguente circostanza oggettiva non
smentibile.
Circa un mese fa l’
Associazione Libera per il tramite del
Comitato Don Peppe Diana
(responsabile Valerio Taglione), fece
circolare su internet il bando di
una selezione pubblica per due borse
da 6000 euro ciascuna, i soldi
sono stati presi dalla prima tranche di
30000 euro (tra l’altro ci
chiediamo gli altri 18000 euro a cosa sono
serviti e/o a cosa
serviranno?) che sono stati affidati a questa
associazione dal
Presidente della Provincia di Caserta On.le Sandro De
Franciscis.
Già
in passato in aspra polemica con il responsabile
Valerio Taglione per
quei soldi presi da Sandro De Franciscis la cui
famiglia con le sue
cave di calcare utilizzate a pieno regime dai
cementificatori ha
distrutto i Monti Tifatini.
Abbiamo voluto sondare
l’attendibilità e la
trasparenza della selezione, già dando per
scontato che non saremmo
stati mai tra i prescelti, abbiamo voluto
fare la dimostrazione del
nostro teorema e così il nostro fondatore
dr. Luigi Cangiano, il cui
curriculum studiorum e vitae non teme
confronti di sorta in almeno
tutta la Regione Campania per quanto
riguarda i temi e le problematiche
anticamorra che si dovevano andare
a trattare ha presentato la sua
domanda di partecipazione alla
selezione.
Ha partecipato alla
selezione, tra l’altro con incontri
fissati, forse appositamente, il 14
febbraio 2007 ore 14:00 (San
Valentino) ed il 20 febbraio 2007 ore 15:
00 (Carnevale). Già tali
circostanze hanno fatto si che mancassero all’
appello molte delle
persone che avevano presentato la loro domanda di
partecipazione così
come è stato riferito dagli stessi organizzatori
durante l’incontro.
Tra i partecipanti all’incontro conoscitivo del 14
febbraio 2007 c’
erano molte persone competenti e professionalmente
apprezzabili ma
nessuna di queste né tantomeno il nostro fondatore è
risultato
vincente, chissà perché… Proviamo a spiegarvelo: forse non
tutti sanno
che Valerio Taglione fa parte anche dell’AGESCI e guarda il
caso, e
non si sa come e non si sa il perché almeno uno dei prescelti
fa anche
lui parte dell’AGESCI, come è facilmente riscontrabile dai
siti
internet di tale associazione.
AGESCI è l’associazione delle guide
e
scout cattolici italiani, a nome di tale associazione sempre il
Taglione aveva polemizzato contro il Sindaco di Aversa dott. Domenico
Ciaramella che non gli aveva subitamente messo a disposizione
gratuitamente qualche locale dove riunirsi con la sua associazione di
scout.
Valerio Taglione è parte organica dell’AGESCI – CAMPANIA
facendo
parte del suo comitato a nome della Commissione don Peppe
Diana ed
anche come referente della stessa Libera.
Uno dei vincitori
della
selezione fa anch’egli parte del comitato dell’AGESCI –
CAMPANIA
essendo incaricato della Branca E/G.
Come se ciò non colmasse
la misura
Valerio Taglione fa anche parte del comitato “Per il bene di
Aversa” i
cui sinostrorsi sponsor stanno tramando da mesi contro la
città di
Aversa e se ancora il centro-sinistra non ha un candidato
unitario lo
si deve quasi esclusivamente a loro che hanno distrutto
l&#039;istituto
delle Primarie non riconoscendo un risultato schiacciante!
Nulla contro
gli scout, nulla contro Libera, nulla neppure contro le
persone serie
di sinistra, ma il Movimento per la Vera e Nuova
Politica ha da dirVi
solo questo non si combatte la Camorra
utilizzando questi metodi di
selezione assai poco trasparenti o forse
troppo dipende dai punti di
vista. Non si combatte la Camorra pensando
che tutto il male stia da
una parte e tutto il bene stia dall&#039;altra.
Oggi come oggi, in Campania
ed in quasi tutte le regioni del Sud, la
sinistra non è più integerrima
e a dimostrare questo nostro assunto è
il fatto che decine di
amministratori di sinistra, anche di vertice,
sono attualmente indagati
per i malaffari da loro e non da altri posti
in essere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Cara&#8221; Lipperini, che fine ha fatto Saviano???<br />
Tu che sei una sua osannatrice forse lo saprai&#8230;<br />
Intanto leggi questa bella storia di trasparenza negata posta in essere dall&#8217;Associazione Libera, una delle più rinomate associazioni anti-Mafia&#8230;<br />
TRASPARENZA ZERO NELLA<br />
SELEZIONE<br />
ANTICAMORRA DI LIBERA<br />
Luigi<br />
Cangiano, fondatore, nel 1999, del<br />
Movimento per la Nuova e Vera Politica, pone<br />
all’attenzione pubblica la<br />
seguente circostanza oggettiva non<br />
smentibile.<br />
Circa un mese fa l’<br />
Associazione Libera per il tramite del<br />
Comitato Don Peppe Diana<br />
(responsabile Valerio Taglione), fece<br />
circolare su internet il bando di<br />
una selezione pubblica per due borse<br />
da 6000 euro ciascuna, i soldi<br />
sono stati presi dalla prima tranche di<br />
30000 euro (tra l’altro ci<br />
chiediamo gli altri 18000 euro a cosa sono<br />
serviti e/o a cosa<br />
serviranno?) che sono stati affidati a questa<br />
associazione dal<br />
Presidente della Provincia di Caserta On.le Sandro De<br />
Franciscis.<br />
Già<br />
in passato in aspra polemica con il responsabile<br />
Valerio Taglione per<br />
quei soldi presi da Sandro De Franciscis la cui<br />
famiglia con le sue<br />
cave di calcare utilizzate a pieno regime dai<br />
cementificatori ha<br />
distrutto i Monti Tifatini.<br />
Abbiamo voluto sondare<br />
l’attendibilità e la<br />
trasparenza della selezione, già dando per<br />
scontato che non saremmo<br />
stati mai tra i prescelti, abbiamo voluto<br />
fare la dimostrazione del<br />
nostro teorema e così il nostro fondatore<br />
dr. Luigi Cangiano, il cui<br />
curriculum studiorum e vitae non teme<br />
confronti di sorta in almeno<br />
tutta la Regione Campania per quanto<br />
riguarda i temi e le problematiche<br />
anticamorra che si dovevano andare<br />
a trattare ha presentato la sua<br />
domanda di partecipazione alla<br />
selezione.<br />
Ha partecipato alla<br />
selezione, tra l’altro con incontri<br />
fissati, forse appositamente, il 14<br />
febbraio 2007 ore 14:00 (San<br />
Valentino) ed il 20 febbraio 2007 ore 15:<br />
00 (Carnevale). Già tali<br />
circostanze hanno fatto si che mancassero all’<br />
appello molte delle<br />
persone che avevano presentato la loro domanda di<br />
partecipazione così<br />
come è stato riferito dagli stessi organizzatori<br />
durante l’incontro.<br />
Tra i partecipanti all’incontro conoscitivo del 14<br />
febbraio 2007 c’<br />
erano molte persone competenti e professionalmente<br />
apprezzabili ma<br />
nessuna di queste né tantomeno il nostro fondatore è<br />
risultato<br />
vincente, chissà perché… Proviamo a spiegarvelo: forse non<br />
tutti sanno<br />
che Valerio Taglione fa parte anche dell’AGESCI e guarda il<br />
caso, e<br />
non si sa come e non si sa il perché almeno uno dei prescelti<br />
fa anche<br />
lui parte dell’AGESCI, come è facilmente riscontrabile dai<br />
siti<br />
internet di tale associazione.<br />
AGESCI è l’associazione delle guide<br />
e<br />
scout cattolici italiani, a nome di tale associazione sempre il<br />
Taglione aveva polemizzato contro il Sindaco di Aversa dott. Domenico<br />
Ciaramella che non gli aveva subitamente messo a disposizione<br />
gratuitamente qualche locale dove riunirsi con la sua associazione di<br />
scout.<br />
Valerio Taglione è parte organica dell’AGESCI – CAMPANIA<br />
facendo<br />
parte del suo comitato a nome della Commissione don Peppe<br />
Diana ed<br />
anche come referente della stessa Libera.<br />
Uno dei vincitori<br />
della<br />
selezione fa anch’egli parte del comitato dell’AGESCI –<br />
CAMPANIA<br />
essendo incaricato della Branca E/G.<br />
Come se ciò non colmasse<br />
la misura<br />
Valerio Taglione fa anche parte del comitato “Per il bene di<br />
Aversa” i<br />
cui sinostrorsi sponsor stanno tramando da mesi contro la<br />
città di<br />
Aversa e se ancora il centro-sinistra non ha un candidato<br />
unitario lo<br />
si deve quasi esclusivamente a loro che hanno distrutto<br />
l&#8217;istituto<br />
delle Primarie non riconoscendo un risultato schiacciante!<br />
Nulla contro<br />
gli scout, nulla contro Libera, nulla neppure contro le<br />
persone serie<br />
di sinistra, ma il Movimento per la Vera e Nuova<br />
Politica ha da dirVi<br />
solo questo non si combatte la Camorra<br />
utilizzando questi metodi di<br />
selezione assai poco trasparenti o forse<br />
troppo dipende dai punti di<br />
vista. Non si combatte la Camorra pensando<br />
che tutto il male stia da<br />
una parte e tutto il bene stia dall&#8217;altra.<br />
Oggi come oggi, in Campania<br />
ed in quasi tutte le regioni del Sud, la<br />
sinistra non è più integerrima<br />
e a dimostrare questo nostro assunto è<br />
il fatto che decine di<br />
amministratori di sinistra, anche di vertice,<br />
sono attualmente indagati<br />
per i malaffari da loro e non da altri posti<br />
in essere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valentina Palladino		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88072</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valentina Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 16:48:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88072</guid>

					<description><![CDATA[Vivo a Barcellona e sto leggendo il libro da qui,perche,anche i periodici locali ne hanno parlato..vorrei quindi corregere chi qualche mese fa ha detto che si sarebbe dimenticato tutto presto...ho vent&#039;anni e anchio come Roberto vengo da una realta&#039;simile,ho passato l,infanzia tra morti sparati propio sotto il balcone di casa e camionette della polizia...ho visto troppo e continuo a vedere anche da qui a Barcellona.Lavoro in una zona turistica e spesso mi capitano visite di napoletani cammorristi che credono di essere a Napoli e, avendo dei comportamenti inconcepibili infangano la nostra citta&#039;.Che vergogna!!!!Vorrei poter vivere a Napoli e assicurarmi un buon futuro ma sono sola...e tra l&#039;altro si sa quanto sia difficile in questa citta&#039; conseguire un lavoro...devi essere raccomandato ho da qualche clan di zona ho da qualche politico che chiede i voti...sono stanca di tutto questo,sembra di essere in chissa&#039; quale paese del sud america tipo nelle favelas Brasiliane invece no,siamo in Europa,in Italia e nessuno fa niente per queste realta&#039;bisognerebbe civilizzare le persone che vivono in quei posti istruire i ragazzi....andatevi a fare una passegiata a Volla in provincia nelle&quot;palazzine occupate&quot;nessuno ne parla ma e&#039; come scampia!!!!Le mie coetanie adesso hanno figli e mariti in carcere io forse ho avuto il coraggio di scappare ma non immaginate quanto mi manca Napoli e quello che resta della mia famiglia.Aggiornate la pagina non fate spegnere lo spiraglio di luce che ha acceso Roberto Saviano.Barcellona 27/01/07Valentina Palladino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivo a Barcellona e sto leggendo il libro da qui,perche,anche i periodici locali ne hanno parlato..vorrei quindi corregere chi qualche mese fa ha detto che si sarebbe dimenticato tutto presto&#8230;ho vent&#8217;anni e anchio come Roberto vengo da una realta&#8217;simile,ho passato l,infanzia tra morti sparati propio sotto il balcone di casa e camionette della polizia&#8230;ho visto troppo e continuo a vedere anche da qui a Barcellona.Lavoro in una zona turistica e spesso mi capitano visite di napoletani cammorristi che credono di essere a Napoli e, avendo dei comportamenti inconcepibili infangano la nostra citta&#8217;.Che vergogna!!!!Vorrei poter vivere a Napoli e assicurarmi un buon futuro ma sono sola&#8230;e tra l&#8217;altro si sa quanto sia difficile in questa citta&#8217; conseguire un lavoro&#8230;devi essere raccomandato ho da qualche clan di zona ho da qualche politico che chiede i voti&#8230;sono stanca di tutto questo,sembra di essere in chissa&#8217; quale paese del sud america tipo nelle favelas Brasiliane invece no,siamo in Europa,in Italia e nessuno fa niente per queste realta&#8217;bisognerebbe civilizzare le persone che vivono in quei posti istruire i ragazzi&#8230;.andatevi a fare una passegiata a Volla in provincia nelle&#8221;palazzine occupate&#8221;nessuno ne parla ma e&#8217; come scampia!!!!Le mie coetanie adesso hanno figli e mariti in carcere io forse ho avuto il coraggio di scappare ma non immaginate quanto mi manca Napoli e quello che resta della mia famiglia.Aggiornate la pagina non fate spegnere lo spiraglio di luce che ha acceso Roberto Saviano.Barcellona 27/01/07Valentina Palladino</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: spartaco		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88071</link>

		<dc:creator><![CDATA[spartaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2006 21:09:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88071</guid>

					<description><![CDATA[Questo commento l&#039;ho scritto indipendentemente dalle discussioni interne a questo sito. Spero comunque desti qualche forma di interesse. Spartaco.
Non di rado mi capita di leggere e di sentire parlare di un DopoSaviano. Lo si fa un po’ come per anni abbiamo sentito parlare della Seconda Repubblica, cioè di qualcosa che ci è apparsa come una frattura e che invece si è rivelata solo una pausa di riflessione. Quasi viene da pensare che l’Italia sia propriamente il Paese delle pause di riflessione. Tutti fummo colpiti da Caponnetto, citato anche da Saviano nel suo ultimo articolo sull’Espresso, quando disse le parole: “E’ tutto finito!”. Il paese si raccolse tutto attorno alla Sicilia. I ragazzi, pregni di rabbia, uscirono per le strade. Diedero la forza a Caponnetto di rialzarsi dal proprio baratro e trovare ancora gambe per camminare. Poi l’esercito, il 41 bis, gli arresti… Ben presto però anche Caponnetto non troverà più strade per continuare ad agire e a sperare. Ogni atto divenne stasi, ogni urlo si tramutò in silenzio. La politica e la stampa non c’erano state prima delle stragi e, coerentemente, continuarono a non esserci dopo. Fu una pausa di riflessione.
Ora Saviano potrebbe essere una frattura. Potrebbe e dovrebbe. Lo è sicuramente dal punto di vista letterario. E’ giusto che si parli di un DopoSaviano perché è lui, che attraverso la forza della (sua) letteratura, ci ha parlato di un Prima e di un Dopo. Ci ha narrato e rivelato la nuova Camorra, un Sistema che non ha più nulla di territoriale, e che rappresenta l’economia vincente in Italia e nel Mondo. Saviano ricorda a chi come me, partito da Caserta per costruirsi una “nuova” vita in Emilia Romagna, che non è affatto sfuggito agli apparati e all’economia della criminalità organizzata. Che l’edilizia che mi circonda mi risputa in faccia la parola Camorra; e questo mostro latente si muove ovunque si possa rivolgere lo sguardo. Per chi è andato via dalla terra dei fuochi e dei morti ammazzati, la sensazione di impotenza può risultare ancora meno digeribile di chi resta.
La Camorra, a differenza della solidarietà, non è solo una parola!
La cosa che si digerisce meno di tutte è che nessuno raccoglie la fondamentale ricostruzione letteraria del Sistema Camorra di Saviano. I politici ancora circoscrivono colpevolmente il fenomeno ad una questione meramente territoriale. La verità è che non sanno niente di questa Camorra, e quelli che sanno qualcosa non saprebbero, nel caso volessero, neanche da che parte cominciare. Oppure cominciano a conoscerla davvero, e vengono raggiunti dalla consapevolezza che combatterla vuole dire penetrare un intero sistema economico, anche quello delle imprese del nord, quelle apparentemente pulite, quelle che ci hanno consentito l’ingresso in Europa, quelle che ci consentono di permanervi. Tutte ipotesi. Il dato certo è però che alla politica è sempre stato comodo annunciare lo stato d’emergenza, mentre siamo di fronte ad un processo continuo di moltiplicazione degli affari. Chi si vuole opporre a una potenza economica non può che attaccarla economicamente. Saviano è rimasto ancora il solo che ci parla delle infinite ramificazioni dell’economia del Sistema. Conviene invece alla gente che ci governa parlare di esercito e di aumento delle forze dell’ordine, dimenticandosi di raccontare alla folla che attende risposte istituzionali l’avvilente constatazione di un sistema giudiziario paralizzato. “Se anche il giro di vite annunciato avesse effetto, la Procura non potrebbe fronteggiare arresti e processi”, scrive Marco Del Gaudio sull’Espresso, sostituto procuratore dell’Antimafia. La Giustizia non ha i fondi, i mezzi, gli uomini per operare. In una condizione così precaria ci si aspetterebbe che si evitassero ulteriori aggravi causati dalle decisioni della politica. Invece siamo costretti ad assistere al surreale compiersi dell’incompiuto, le sceneggiate dei processi già destinati al nulla di fatto. Gli uomini che lavorano attualmente ai processi sono vittime frustrate e frustate dalla demenza di questo indulto, pensato solo per sbarazzarsi di corpi fastidiosi all’interno di strutture colpevolmente fatiscenti e precarie, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che qualsiasi scelta o decisione dovrebbe responsabilmente considerare. E’ evaporata anche la dialettica tra repressione e riabilitazione sociale. Niente. Non c’è né l’una, né l’altra. Chi esce non è né punito, né riabilitato. Stava male dentro, non ha niente fuori. Solo altra manodopera per la Camorra. Quale funzione, viene da chiedersi, è concretamente esercitata oggi dalla Giustizia? Senza parlare della sua progressiva svalutazione etica, e per questo l’urgente necessità di interventi riassestanti, per tamponare e contrastare le gravissime conseguenze che inevitabilmente derivano dalla caduta libera del principio della legalità, quale valore supremo di un Paese.
Uno dei dati fondamentali che vengono fuori da Gomorra è che bisogna modificare diametralmente il modo di analizzare e di descrivere il rapporto tra nord e sud. Non è, come erroneamente siamo stati a abituati a pensare, il nord, sviluppato economicamente, a dover sopportare il peso morto e limitante di un sud arretrato, bensì è il sud che oramai ingoia la condanna di essere letteralmente la discarica del nord più sviluppato. Molte imprese del Veneto e della Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, si accordano con la Camorra per lo smaltimento dei rifiuti tossici da sotterrare nelle terre della Campania. La Camorra gli offre un risparmio economico di circa l’ottanta per cento rispetto ai costi ordinari. In altre parole in Campania finiscono illegalmente i rifiuti dall’Italia quasi intera, mentre i propri rifiuti non li riesce a smaltire, e nelle situazioni di emergenza vengono spediti in Germania a prezzi cinquanta volte superiori a quelli pagati dalle imprese clienti della Camorra. Oggi siamo, dal punto di vista dei rifiuti, ben oltre l’emergenza. L’unica risposta che Bassolino sa darci è l’inceneritore, che diverrà evidentemente un altro terreno di conquista del Sistema. E la gente che protesta lo sa prima di qualsiasi politico. L’inceneritore più grande d’Europa in uno dei territori più tossici del mondo: la terra dei fuochi. Qui tutto brucia insieme ai rifiuti. Un fuoco che porta con sé ogni cosa. Terra dove i contadini per l’alto inquinamento sono costretti a vendere le loro terre alla Camorra, che trova nuovi spazi per sotterrare altre vergogne del nord. E’ questo il DopoSaviano: l’obbligo di invertire la rotta dei nostri ragionamenti. Considerare più che la Storia, la Geografia della Camorra, che vince e conquista fuori dalla Campania, senza neanche l’evidenza di una battaglia. Tutto viaggia. Silenziosamente. E nessuno dice niente. Questo è quello che non si sente. Questa è la vera riflessione che non può avere Pausa. Un pensiero che non può più tornare indietro, ma che deve continuare a muoversi, quale sgomitante vitalità della rabbia. Una rabbia che deve trovare il suo spazio e la sua ragione.
Parlare di plebe a Napoli per motivare una personalissima sociologia della rassegnazione mi sembra un modo come un altro per fissare un inquadratura, senza che da essa possa uscire nulla.
Immortalare un problema, paradossalmente disinnescandone la problematicità. E’ semplicistico rassegnarsi alla cosiddetta plebe. Non è senz’altro un nuovo modo di ragionare. Anzi, è arcaico.
Inoltre ci si confronta anche con la plebe, se proprio di plebe vogliamo parlare. Se il lavoro precario è uno dei mali oggettivi dell’Italia, a maggior ragione lo è il lavoro nero. Al sud si può dire che il lavoro nero è ovunque. Naturalmente, ovunque c’è un lavoro. L’egemonia della Camorra trova proprio in ciò, è banale dirlo, una delle chiavi di forza. Quando il Sistema dà un lavoro a dei ragazzini il suo mito è già operativo. Per loro la possibilità di entrare nel Sistema è una speranza, avere le mani nere una sentenza. E dimenticarsi di combattere il lavoro nero è l’ennesima sentenza che la politica italiana offre a queste terre.
Sarebbe bene essere più coerenti. Chi dice che non c’è niente da fare, non dicesse nulla. Tacere in questi casi sarebbe segno almeno di buona educazione. Per gli altri che avessero altro nello stomaco e nei polmoni, facessero dell’unica voce letteraria un urlo collettivo: “maledetti bastardi, siamo ancora vivi!”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo commento l&#8217;ho scritto indipendentemente dalle discussioni interne a questo sito. Spero comunque desti qualche forma di interesse. Spartaco.<br />
Non di rado mi capita di leggere e di sentire parlare di un DopoSaviano. Lo si fa un po’ come per anni abbiamo sentito parlare della Seconda Repubblica, cioè di qualcosa che ci è apparsa come una frattura e che invece si è rivelata solo una pausa di riflessione. Quasi viene da pensare che l’Italia sia propriamente il Paese delle pause di riflessione. Tutti fummo colpiti da Caponnetto, citato anche da Saviano nel suo ultimo articolo sull’Espresso, quando disse le parole: “E’ tutto finito!”. Il paese si raccolse tutto attorno alla Sicilia. I ragazzi, pregni di rabbia, uscirono per le strade. Diedero la forza a Caponnetto di rialzarsi dal proprio baratro e trovare ancora gambe per camminare. Poi l’esercito, il 41 bis, gli arresti… Ben presto però anche Caponnetto non troverà più strade per continuare ad agire e a sperare. Ogni atto divenne stasi, ogni urlo si tramutò in silenzio. La politica e la stampa non c’erano state prima delle stragi e, coerentemente, continuarono a non esserci dopo. Fu una pausa di riflessione.<br />
Ora Saviano potrebbe essere una frattura. Potrebbe e dovrebbe. Lo è sicuramente dal punto di vista letterario. E’ giusto che si parli di un DopoSaviano perché è lui, che attraverso la forza della (sua) letteratura, ci ha parlato di un Prima e di un Dopo. Ci ha narrato e rivelato la nuova Camorra, un Sistema che non ha più nulla di territoriale, e che rappresenta l’economia vincente in Italia e nel Mondo. Saviano ricorda a chi come me, partito da Caserta per costruirsi una “nuova” vita in Emilia Romagna, che non è affatto sfuggito agli apparati e all’economia della criminalità organizzata. Che l’edilizia che mi circonda mi risputa in faccia la parola Camorra; e questo mostro latente si muove ovunque si possa rivolgere lo sguardo. Per chi è andato via dalla terra dei fuochi e dei morti ammazzati, la sensazione di impotenza può risultare ancora meno digeribile di chi resta.<br />
La Camorra, a differenza della solidarietà, non è solo una parola!<br />
La cosa che si digerisce meno di tutte è che nessuno raccoglie la fondamentale ricostruzione letteraria del Sistema Camorra di Saviano. I politici ancora circoscrivono colpevolmente il fenomeno ad una questione meramente territoriale. La verità è che non sanno niente di questa Camorra, e quelli che sanno qualcosa non saprebbero, nel caso volessero, neanche da che parte cominciare. Oppure cominciano a conoscerla davvero, e vengono raggiunti dalla consapevolezza che combatterla vuole dire penetrare un intero sistema economico, anche quello delle imprese del nord, quelle apparentemente pulite, quelle che ci hanno consentito l’ingresso in Europa, quelle che ci consentono di permanervi. Tutte ipotesi. Il dato certo è però che alla politica è sempre stato comodo annunciare lo stato d’emergenza, mentre siamo di fronte ad un processo continuo di moltiplicazione degli affari. Chi si vuole opporre a una potenza economica non può che attaccarla economicamente. Saviano è rimasto ancora il solo che ci parla delle infinite ramificazioni dell’economia del Sistema. Conviene invece alla gente che ci governa parlare di esercito e di aumento delle forze dell’ordine, dimenticandosi di raccontare alla folla che attende risposte istituzionali l’avvilente constatazione di un sistema giudiziario paralizzato. “Se anche il giro di vite annunciato avesse effetto, la Procura non potrebbe fronteggiare arresti e processi”, scrive Marco Del Gaudio sull’Espresso, sostituto procuratore dell’Antimafia. La Giustizia non ha i fondi, i mezzi, gli uomini per operare. In una condizione così precaria ci si aspetterebbe che si evitassero ulteriori aggravi causati dalle decisioni della politica. Invece siamo costretti ad assistere al surreale compiersi dell’incompiuto, le sceneggiate dei processi già destinati al nulla di fatto. Gli uomini che lavorano attualmente ai processi sono vittime frustrate e frustate dalla demenza di questo indulto, pensato solo per sbarazzarsi di corpi fastidiosi all’interno di strutture colpevolmente fatiscenti e precarie, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che qualsiasi scelta o decisione dovrebbe responsabilmente considerare. E’ evaporata anche la dialettica tra repressione e riabilitazione sociale. Niente. Non c’è né l’una, né l’altra. Chi esce non è né punito, né riabilitato. Stava male dentro, non ha niente fuori. Solo altra manodopera per la Camorra. Quale funzione, viene da chiedersi, è concretamente esercitata oggi dalla Giustizia? Senza parlare della sua progressiva svalutazione etica, e per questo l’urgente necessità di interventi riassestanti, per tamponare e contrastare le gravissime conseguenze che inevitabilmente derivano dalla caduta libera del principio della legalità, quale valore supremo di un Paese.<br />
Uno dei dati fondamentali che vengono fuori da Gomorra è che bisogna modificare diametralmente il modo di analizzare e di descrivere il rapporto tra nord e sud. Non è, come erroneamente siamo stati a abituati a pensare, il nord, sviluppato economicamente, a dover sopportare il peso morto e limitante di un sud arretrato, bensì è il sud che oramai ingoia la condanna di essere letteralmente la discarica del nord più sviluppato. Molte imprese del Veneto e della Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, si accordano con la Camorra per lo smaltimento dei rifiuti tossici da sotterrare nelle terre della Campania. La Camorra gli offre un risparmio economico di circa l’ottanta per cento rispetto ai costi ordinari. In altre parole in Campania finiscono illegalmente i rifiuti dall’Italia quasi intera, mentre i propri rifiuti non li riesce a smaltire, e nelle situazioni di emergenza vengono spediti in Germania a prezzi cinquanta volte superiori a quelli pagati dalle imprese clienti della Camorra. Oggi siamo, dal punto di vista dei rifiuti, ben oltre l’emergenza. L’unica risposta che Bassolino sa darci è l’inceneritore, che diverrà evidentemente un altro terreno di conquista del Sistema. E la gente che protesta lo sa prima di qualsiasi politico. L’inceneritore più grande d’Europa in uno dei territori più tossici del mondo: la terra dei fuochi. Qui tutto brucia insieme ai rifiuti. Un fuoco che porta con sé ogni cosa. Terra dove i contadini per l’alto inquinamento sono costretti a vendere le loro terre alla Camorra, che trova nuovi spazi per sotterrare altre vergogne del nord. E’ questo il DopoSaviano: l’obbligo di invertire la rotta dei nostri ragionamenti. Considerare più che la Storia, la Geografia della Camorra, che vince e conquista fuori dalla Campania, senza neanche l’evidenza di una battaglia. Tutto viaggia. Silenziosamente. E nessuno dice niente. Questo è quello che non si sente. Questa è la vera riflessione che non può avere Pausa. Un pensiero che non può più tornare indietro, ma che deve continuare a muoversi, quale sgomitante vitalità della rabbia. Una rabbia che deve trovare il suo spazio e la sua ragione.<br />
Parlare di plebe a Napoli per motivare una personalissima sociologia della rassegnazione mi sembra un modo come un altro per fissare un inquadratura, senza che da essa possa uscire nulla.<br />
Immortalare un problema, paradossalmente disinnescandone la problematicità. E’ semplicistico rassegnarsi alla cosiddetta plebe. Non è senz’altro un nuovo modo di ragionare. Anzi, è arcaico.<br />
Inoltre ci si confronta anche con la plebe, se proprio di plebe vogliamo parlare. Se il lavoro precario è uno dei mali oggettivi dell’Italia, a maggior ragione lo è il lavoro nero. Al sud si può dire che il lavoro nero è ovunque. Naturalmente, ovunque c’è un lavoro. L’egemonia della Camorra trova proprio in ciò, è banale dirlo, una delle chiavi di forza. Quando il Sistema dà un lavoro a dei ragazzini il suo mito è già operativo. Per loro la possibilità di entrare nel Sistema è una speranza, avere le mani nere una sentenza. E dimenticarsi di combattere il lavoro nero è l’ennesima sentenza che la politica italiana offre a queste terre.<br />
Sarebbe bene essere più coerenti. Chi dice che non c’è niente da fare, non dicesse nulla. Tacere in questi casi sarebbe segno almeno di buona educazione. Per gli altri che avessero altro nello stomaco e nei polmoni, facessero dell’unica voce letteraria un urlo collettivo: “maledetti bastardi, siamo ancora vivi!”</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: spartaco		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88070</link>

		<dc:creator><![CDATA[spartaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2006 10:49:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88070</guid>

					<description><![CDATA[Questo commento l&#039;ho scritto indipendentemente dalle discussioni interne a questo sito. Tuttavia potrebbero inserirvi, sperando desti qualche forma di interesse. Spartaco.
Non di rado mi capita di leggere e di sentire parlare di un DopoSaviano. Lo si fa un po’ come per anni abbiamo sentito parlare della Seconda Repubblica, cioè di qualcosa che ci è apparsa come una frattura e che invece si è rivelata solo una pausa di riflessione. Quasi viene da pensare che l’Italia sia propriamente il Paese delle pause di riflessione. Tutti fummo colpiti da Caponnetto, citato anche da Saviano nel suo ultimo articolo sull’Espresso, quando disse le parole: “E’ tutto finito!”. Il paese si raccolse tutto attorno alla Sicilia. I ragazzi, pregni di rabbia, uscirono per le strade. Diedero la forza a Caponnetto di rialzarsi dal proprio baratro e trovare ancora gambe per camminare. Poi l’esercito, il 41 bis, gli arresti… Ben presto però anche Caponnetto non troverà più strade per continuare ad agire e a sperare. Ogni atto divenne stasi, ogni urlo si tramutò in silenzio. La politica e la stampa non c’erano state prima delle stragi e, coerentemente, continuarono a non esserci dopo. Fu una pausa di riflessione.
Ora Saviano potrebbe essere una frattura. Potrebbe e dovrebbe. Lo è sicuramente dal punto di vista letterario. E’ giusto che si parli di un DopoSaviano perché è lui, che attraverso la forza della (sua) letteratura, ci ha parlato di un Prima e di un Dopo. Ci ha narrato e rivelato la nuova Camorra, un Sistema che non ha più nulla di territoriale, e che rappresenta l’economia vincente in Italia e nel Mondo. Saviano ricorda a chi come me, partito da Caserta per costruirsi una “nuova” vita in Emilia Romagna, che non è affatto sfuggito agli apparati e all’economia della criminalità organizzata. Che l’edilizia che mi circonda mi risputa in faccia la parola Camorra; e questo mostro latente si muove ovunque si possa rivolgere lo sguardo. Per chi è andato via dalla terra dei fuochi e dei morti ammazzati, la sensazione di impotenza può risultare ancora meno digeribile di chi resta.
La Camorra, a differenza della solidarietà, non è solo una parola!
La cosa che si digerisce meno di tutte è che nessuno raccoglie la fondamentale ricostruzione letteraria del Sistema Camorra di Saviano. I politici ancora circoscrivono colpevolmente il fenomeno ad una questione meramente territoriale. La verità è che non sanno niente di questa Camorra, e quelli che sanno qualcosa non saprebbero, nel caso volessero, neanche da che parte cominciare. Oppure cominciano a conoscerla davvero, e vengono raggiunti dalla consapevolezza che combatterla vuole dire penetrare un intero sistema economico, anche quello delle imprese del nord, quelle apparentemente pulite, quelle che ci hanno consentito l’ingresso in Europa, quelle che ci consentono di permanervi. Tutte ipotesi. Il dato certo è però che alla politica è sempre stato comodo annunciare lo stato d’emergenza, mentre siamo di fronte ad un processo continuo di moltiplicazione degli affari. Chi si vuole opporre a una potenza economica non può che attaccarla economicamente. Saviano è rimasto ancora il solo che ci parla delle infinite ramificazioni dell’economia del Sistema. Conviene invece alla gente che ci governa parlare di esercito e di aumento delle forze dell’ordine, dimenticandosi di raccontare alla folla che attende risposte istituzionali l’avvilente constatazione  di un sistema giudiziario paralizzato. “Se anche il giro di vite annunciato avesse effetto, la Procura non potrebbe fronteggiare arresti e processi”, scrive Marco Del Gaudio sull’Espresso, sostituto procuratore dell’Antimafia. La Giustizia non ha i fondi, i mezzi, gli uomini per operare. In una condizione così precaria ci si aspetterebbe che si evitassero ulteriori aggravi causati dalle decisioni della politica. Invece siamo costretti ad assistere al surreale compiersi dell’incompiuto, le sceneggiate dei processi già destinati al nulla di fatto. Gli uomini che lavorano attualmente ai processi sono vittime frustrate e frustate dalla demenza di questo indulto, pensato solo per sbarazzarsi di corpi fastidiosi all’interno di strutture colpevolmente fatiscenti e precarie, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che qualsiasi scelta o decisione dovrebbe responsabilmente considerare. E’ evaporata anche la dialettica tra repressione e riabilitazione sociale. Niente. Non c’è né l’una, né l’altra. Chi esce non è né punito, né riabilitato. Stava male dentro, non ha niente fuori. Solo altra manodopera per la Camorra. Quale funzione, viene da chiedersi, è concretamente esercitata oggi dalla Giustizia? Senza  parlare della sua progressiva svalutazione etica, e per questo l’urgente necessità di interventi riassestanti, per tamponare e contrastare le gravissime conseguenze che inevitabilmente derivano dalla caduta libera  del principio della legalità, quale valore supremo di un Paese.
Uno dei dati fondamentali che vengono fuori da Gomorra è che bisogna modificare diametralmente il modo di analizzare e di descrivere il rapporto tra nord e sud. Non è, come erroneamente siamo stati a abituati a pensare, il nord, sviluppato economicamente, a dover sopportare il peso morto e limitante di un sud arretrato, bensì è il sud che oramai ingoia la condanna di essere letteralmente la discarica del nord più sviluppato. Molte imprese del Veneto e della Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, si accordano con la Camorra per lo smaltimento dei rifiuti tossici da sotterrare nelle terre della Campania. La Camorra gli offre un risparmio economico di circa l’ottanta per cento rispetto ai costi ordinari. In altre parole in Campania finiscono illegalmente i rifiuti dall’Italia quasi intera, mentre i propri rifiuti non li riesce a smaltire, e nelle situazioni di emergenza vengono spediti in Germania a prezzi cinquanta volte superiori a quelli pagati dalle imprese clienti della Camorra. Oggi siamo, dal punto di vista dei rifiuti, ben oltre l’emergenza. L’unica risposta che Bassolino sa darci è l’inceneritore, che diverrà evidentemente un altro terreno di conquista del Sistema. E la gente che protesta lo sa prima di qualsiasi politico. L’inceneritore più grande d’Europa in uno dei territori più tossici del mondo: la terra dei fuochi. Qui tutto brucia insieme ai rifiuti. Un fuoco che porta con sé ogni cosa. Terra dove i contadini per l’alto inquinamento sono costretti a vendere le loro terre alla Camorra, che trova nuovi spazi per sotterrare altre vergogne del nord. E’ questo il DopoSaviano: l’obbligo di invertire la rotta dei nostri ragionamenti. Considerare più che la Storia, la Geografia della Camorra, che vince e conquista fuori dalla Campania, senza neanche l’evidenza di una battaglia. Tutto viaggia. Silenziosamente. E nessuno dice niente. Questo è quello che non si sente. Questa è la vera riflessione che non può avere Pausa. Un pensiero che non può più tornare indietro, ma che deve continuare a muoversi, quale sgomitante vitalità della rabbia. Una rabbia che deve trovare il suo spazio e la sua ragione.
Parlare di plebe a Napoli per motivare una personalissima sociologia della rassegnazione mi sembra un modo come un altro per fissare un inquadratura, senza che da essa possa uscire nulla.
Immortalare un problema, paradossalmente disinnescandone la problematicità. E’ semplicistico rassegnarsi alla cosiddetta plebe. Non è senz’altro un nuovo modo di ragionare. Anzi, è arcaico.
Inoltre ci si confronta anche con la plebe, se proprio di plebe vogliamo parlare. Se il lavoro precario è uno dei mali oggettivi dell’Italia, a maggior ragione lo è il lavoro nero. Al sud si può dire che il lavoro nero è ovunque. Naturalmente, ovunque c’è un lavoro. L’egemonia della Camorra trova proprio in ciò, è banale dirlo, una delle chiavi di forza. Quando il Sistema dà un lavoro a dei ragazzini il suo mito è già operativo. Per loro la possibilità di entrare nel Sistema è una speranza, avere le mani nere una sentenza. E dimenticarsi di combattere il lavoro nero è l’ennesima sentenza che la politica italiana offre a queste terre.
Sarebbe bene essere più coerenti. Chi dice che non c’è niente da fare, non dicesse nulla. Tacere in questi casi sarebbe segno almeno di buona educazione. Per gli altri che avessero altro nello stomaco e nei polmoni, facessero dell’unica voce letteraria un urlo collettivo: “maledetti bastardi, siamo ancora vivi!”
Spartaco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo commento l&#8217;ho scritto indipendentemente dalle discussioni interne a questo sito. Tuttavia potrebbero inserirvi, sperando desti qualche forma di interesse. Spartaco.<br />
Non di rado mi capita di leggere e di sentire parlare di un DopoSaviano. Lo si fa un po’ come per anni abbiamo sentito parlare della Seconda Repubblica, cioè di qualcosa che ci è apparsa come una frattura e che invece si è rivelata solo una pausa di riflessione. Quasi viene da pensare che l’Italia sia propriamente il Paese delle pause di riflessione. Tutti fummo colpiti da Caponnetto, citato anche da Saviano nel suo ultimo articolo sull’Espresso, quando disse le parole: “E’ tutto finito!”. Il paese si raccolse tutto attorno alla Sicilia. I ragazzi, pregni di rabbia, uscirono per le strade. Diedero la forza a Caponnetto di rialzarsi dal proprio baratro e trovare ancora gambe per camminare. Poi l’esercito, il 41 bis, gli arresti… Ben presto però anche Caponnetto non troverà più strade per continuare ad agire e a sperare. Ogni atto divenne stasi, ogni urlo si tramutò in silenzio. La politica e la stampa non c’erano state prima delle stragi e, coerentemente, continuarono a non esserci dopo. Fu una pausa di riflessione.<br />
Ora Saviano potrebbe essere una frattura. Potrebbe e dovrebbe. Lo è sicuramente dal punto di vista letterario. E’ giusto che si parli di un DopoSaviano perché è lui, che attraverso la forza della (sua) letteratura, ci ha parlato di un Prima e di un Dopo. Ci ha narrato e rivelato la nuova Camorra, un Sistema che non ha più nulla di territoriale, e che rappresenta l’economia vincente in Italia e nel Mondo. Saviano ricorda a chi come me, partito da Caserta per costruirsi una “nuova” vita in Emilia Romagna, che non è affatto sfuggito agli apparati e all’economia della criminalità organizzata. Che l’edilizia che mi circonda mi risputa in faccia la parola Camorra; e questo mostro latente si muove ovunque si possa rivolgere lo sguardo. Per chi è andato via dalla terra dei fuochi e dei morti ammazzati, la sensazione di impotenza può risultare ancora meno digeribile di chi resta.<br />
La Camorra, a differenza della solidarietà, non è solo una parola!<br />
La cosa che si digerisce meno di tutte è che nessuno raccoglie la fondamentale ricostruzione letteraria del Sistema Camorra di Saviano. I politici ancora circoscrivono colpevolmente il fenomeno ad una questione meramente territoriale. La verità è che non sanno niente di questa Camorra, e quelli che sanno qualcosa non saprebbero, nel caso volessero, neanche da che parte cominciare. Oppure cominciano a conoscerla davvero, e vengono raggiunti dalla consapevolezza che combatterla vuole dire penetrare un intero sistema economico, anche quello delle imprese del nord, quelle apparentemente pulite, quelle che ci hanno consentito l’ingresso in Europa, quelle che ci consentono di permanervi. Tutte ipotesi. Il dato certo è però che alla politica è sempre stato comodo annunciare lo stato d’emergenza, mentre siamo di fronte ad un processo continuo di moltiplicazione degli affari. Chi si vuole opporre a una potenza economica non può che attaccarla economicamente. Saviano è rimasto ancora il solo che ci parla delle infinite ramificazioni dell’economia del Sistema. Conviene invece alla gente che ci governa parlare di esercito e di aumento delle forze dell’ordine, dimenticandosi di raccontare alla folla che attende risposte istituzionali l’avvilente constatazione  di un sistema giudiziario paralizzato. “Se anche il giro di vite annunciato avesse effetto, la Procura non potrebbe fronteggiare arresti e processi”, scrive Marco Del Gaudio sull’Espresso, sostituto procuratore dell’Antimafia. La Giustizia non ha i fondi, i mezzi, gli uomini per operare. In una condizione così precaria ci si aspetterebbe che si evitassero ulteriori aggravi causati dalle decisioni della politica. Invece siamo costretti ad assistere al surreale compiersi dell’incompiuto, le sceneggiate dei processi già destinati al nulla di fatto. Gli uomini che lavorano attualmente ai processi sono vittime frustrate e frustate dalla demenza di questo indulto, pensato solo per sbarazzarsi di corpi fastidiosi all’interno di strutture colpevolmente fatiscenti e precarie, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che qualsiasi scelta o decisione dovrebbe responsabilmente considerare. E’ evaporata anche la dialettica tra repressione e riabilitazione sociale. Niente. Non c’è né l’una, né l’altra. Chi esce non è né punito, né riabilitato. Stava male dentro, non ha niente fuori. Solo altra manodopera per la Camorra. Quale funzione, viene da chiedersi, è concretamente esercitata oggi dalla Giustizia? Senza  parlare della sua progressiva svalutazione etica, e per questo l’urgente necessità di interventi riassestanti, per tamponare e contrastare le gravissime conseguenze che inevitabilmente derivano dalla caduta libera  del principio della legalità, quale valore supremo di un Paese.<br />
Uno dei dati fondamentali che vengono fuori da Gomorra è che bisogna modificare diametralmente il modo di analizzare e di descrivere il rapporto tra nord e sud. Non è, come erroneamente siamo stati a abituati a pensare, il nord, sviluppato economicamente, a dover sopportare il peso morto e limitante di un sud arretrato, bensì è il sud che oramai ingoia la condanna di essere letteralmente la discarica del nord più sviluppato. Molte imprese del Veneto e della Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, si accordano con la Camorra per lo smaltimento dei rifiuti tossici da sotterrare nelle terre della Campania. La Camorra gli offre un risparmio economico di circa l’ottanta per cento rispetto ai costi ordinari. In altre parole in Campania finiscono illegalmente i rifiuti dall’Italia quasi intera, mentre i propri rifiuti non li riesce a smaltire, e nelle situazioni di emergenza vengono spediti in Germania a prezzi cinquanta volte superiori a quelli pagati dalle imprese clienti della Camorra. Oggi siamo, dal punto di vista dei rifiuti, ben oltre l’emergenza. L’unica risposta che Bassolino sa darci è l’inceneritore, che diverrà evidentemente un altro terreno di conquista del Sistema. E la gente che protesta lo sa prima di qualsiasi politico. L’inceneritore più grande d’Europa in uno dei territori più tossici del mondo: la terra dei fuochi. Qui tutto brucia insieme ai rifiuti. Un fuoco che porta con sé ogni cosa. Terra dove i contadini per l’alto inquinamento sono costretti a vendere le loro terre alla Camorra, che trova nuovi spazi per sotterrare altre vergogne del nord. E’ questo il DopoSaviano: l’obbligo di invertire la rotta dei nostri ragionamenti. Considerare più che la Storia, la Geografia della Camorra, che vince e conquista fuori dalla Campania, senza neanche l’evidenza di una battaglia. Tutto viaggia. Silenziosamente. E nessuno dice niente. Questo è quello che non si sente. Questa è la vera riflessione che non può avere Pausa. Un pensiero che non può più tornare indietro, ma che deve continuare a muoversi, quale sgomitante vitalità della rabbia. Una rabbia che deve trovare il suo spazio e la sua ragione.<br />
Parlare di plebe a Napoli per motivare una personalissima sociologia della rassegnazione mi sembra un modo come un altro per fissare un inquadratura, senza che da essa possa uscire nulla.<br />
Immortalare un problema, paradossalmente disinnescandone la problematicità. E’ semplicistico rassegnarsi alla cosiddetta plebe. Non è senz’altro un nuovo modo di ragionare. Anzi, è arcaico.<br />
Inoltre ci si confronta anche con la plebe, se proprio di plebe vogliamo parlare. Se il lavoro precario è uno dei mali oggettivi dell’Italia, a maggior ragione lo è il lavoro nero. Al sud si può dire che il lavoro nero è ovunque. Naturalmente, ovunque c’è un lavoro. L’egemonia della Camorra trova proprio in ciò, è banale dirlo, una delle chiavi di forza. Quando il Sistema dà un lavoro a dei ragazzini il suo mito è già operativo. Per loro la possibilità di entrare nel Sistema è una speranza, avere le mani nere una sentenza. E dimenticarsi di combattere il lavoro nero è l’ennesima sentenza che la politica italiana offre a queste terre.<br />
Sarebbe bene essere più coerenti. Chi dice che non c’è niente da fare, non dicesse nulla. Tacere in questi casi sarebbe segno almeno di buona educazione. Per gli altri che avessero altro nello stomaco e nei polmoni, facessero dell’unica voce letteraria un urlo collettivo: “maledetti bastardi, siamo ancora vivi!”<br />
Spartaco</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88069</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 13:23:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88069</guid>

					<description><![CDATA[Il gracchiare degli avvoltoi, dall&#039;Adriatico al Tirreno, è sgradevole, oltre che sciocco. La solfa del &quot;Gomorra non aggiunge nulla a ciò che già sapevamo&quot; risuona tra i detrattori (ingenui o scafati), come un ammiccamento. Sembra di sentire un gesuita che, Etienne Gilson alla mano, ti dimostra che non uno dei concetti, non uno dei termini usati da Descartes nel &quot;Discorso sul metodo&quot; è sconosciuto alla scolastica. O il tale che sottolinea che non uno dei dati di Copernico è originale rispetto all&#039;astronomia tolemaica. O il talaltro che dimostra che ogni singolo concetto del &quot;Capitale&quot; è già presente in Smith o in Ricardo, o comunque nell&#039;ecomonia classica. E la relatività ristretta di Einstein non dipende forse da Michelson e Morley?
La novità, in epistemologia, è nel presentare non un nuovo elemento, ma un nuovo nesso tra elementi noti. Una nuova chiave di lettura. Un nuovo paradigma. Le mani della camorra sulla mozzarella di bufala e sull&#039;edilizia: lo sapevamo, sicuro. Ma il nesso tra la bufala di Aversa, l&#039;edificazione edilizia a Sassuolo, la salinità dei fiumi campani in aumento e il genere neo-melodico, cos&#039;hanno in comune? Questo è il contenuto, ovvero il metodo – qui sono la stessa cosa – di &quot;Gomorra&quot;. E questo è il motivo per cui questo lavoro insegna molto anche a chi non ha a che fare con la camorra. Ma certo, a volo d&#039;avvoltoio, tutto questo non si coglie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il gracchiare degli avvoltoi, dall&#8217;Adriatico al Tirreno, è sgradevole, oltre che sciocco. La solfa del &#8220;Gomorra non aggiunge nulla a ciò che già sapevamo&#8221; risuona tra i detrattori (ingenui o scafati), come un ammiccamento. Sembra di sentire un gesuita che, Etienne Gilson alla mano, ti dimostra che non uno dei concetti, non uno dei termini usati da Descartes nel &#8220;Discorso sul metodo&#8221; è sconosciuto alla scolastica. O il tale che sottolinea che non uno dei dati di Copernico è originale rispetto all&#8217;astronomia tolemaica. O il talaltro che dimostra che ogni singolo concetto del &#8220;Capitale&#8221; è già presente in Smith o in Ricardo, o comunque nell&#8217;ecomonia classica. E la relatività ristretta di Einstein non dipende forse da Michelson e Morley?<br />
La novità, in epistemologia, è nel presentare non un nuovo elemento, ma un nuovo nesso tra elementi noti. Una nuova chiave di lettura. Un nuovo paradigma. Le mani della camorra sulla mozzarella di bufala e sull&#8217;edilizia: lo sapevamo, sicuro. Ma il nesso tra la bufala di Aversa, l&#8217;edificazione edilizia a Sassuolo, la salinità dei fiumi campani in aumento e il genere neo-melodico, cos&#8217;hanno in comune? Questo è il contenuto, ovvero il metodo – qui sono la stessa cosa – di &#8220;Gomorra&#8221;. E questo è il motivo per cui questo lavoro insegna molto anche a chi non ha a che fare con la camorra. Ma certo, a volo d&#8217;avvoltoio, tutto questo non si coglie.</p>
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		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88068</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 08:47:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luigi Cangiano, se permette: forse non ho imparato molto dalla pubblicità della Lavazza, ma questa vicenda mi ha insegnato una cosa fra le molte. Che sono molti gli avvoltoi che cercano visibilità sul lavoro altrui. Buona giornata a lei e al suo movimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Cangiano, se permette: forse non ho imparato molto dalla pubblicità della Lavazza, ma questa vicenda mi ha insegnato una cosa fra le molte. Che sono molti gli avvoltoi che cercano visibilità sul lavoro altrui. Buona giornata a lei e al suo movimento.</p>
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		<title>
		Di: Luigi Cangiano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88067</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi Cangiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 08:42:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88067</guid>

					<description><![CDATA[Movimento per la Vera e Nuova Politica
Fondato il 19 marzo 1999
CON SAVIANO MA CON MOLTI DISTINGUO!
I RAPPORTI FRA POLITICA E CAMORRA DOVE SONO?
SU AFRAGOLA NON MANCA UN PEZZO DI STORIA PATRIA?
Luigi Cangiano, leader del Movimento per la Vera e Nuova Politica, pur appoggiando moralmente lo scrittore Roberto Saviano tiene a dichiarare: “Ho firmato molti degli appelli presenti in Internet a sostegno di Saviano, autore del libro “Gomorra”, che è un bel libro ma aggiunge zero a quello che già si sapeva sulla Camorra ed è, a mio avviso, del tutto carente per quanto riguarda il rapporto fra Politica e Camorra, anzi, onestamente, il pochissimo che si scrive di politica sembra più un dicktat imposto da probabili “mecenati” sinistroidi che non altro e questo è con gran dispiacere che lo dico, perché il libro è in se toccante ma in alcuni passaggi è quantomeno privo di adeguato sostegno logico-politico. Sostegno logico-politico che qui proviamo a far comprendere ai cittadini.
Nel suo libro Saviano afferma quasi categoricamente che in Campania tutta l’economia che conta è in mano ai Clan, l’affermazione è un po’ azzardata, ma prendiamola per buona e prendendola per buona non possiamo far altro che ricordare che Napoli e la Campania sono amministrate ormai dal 1994, ininterrottamente, dall’afragolese Bassolino e compagnia bella.
Sempre nel suo libro Saviano afferma che uno dei Clan più forti e con più rapporti con la politica diretti ed indiretti è l’afragolese Clan Moccia, quelli delle cave mangia-montagne per intenderci!
E’ bene ancora ricordare che nel 2005 l’amministrazione comunale di Afragola, di centro-sinistra, quindi “amica” di  Bassolino è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche.
Nel libro di Saviano si afferma che a Teverola sarebbe stato costruito il più grande centro- commerciale del Sud Italia, affermazione del tutto priva di fondamento, il Medì che dovrebbe essere stato preso di mira da Saviano è si grande ma se si va alle “Porte di Napoli” di Casalnuovo di Napoli (paese limitrofo di Afragola) o se si va al nuovo centro sorto a Qualiano si vedrà che sono molto ma molto più grandi, veri e propri super scatoloni di cemento e lamiera usciti dal terreno come funghi velenosi, ed al loro confronto il Medì di Teverola sembra una formichina. Inoltre, nel libro di Saviano, non una sola parola sull’IKEA che guarda caso è sorta proprio dove? Ad Afragola e chissà perché una grande azienda svedese è andata a costruire proprio su quel terreno, mal servito a livello di infrastrutture viarie e ciò lo sa bene che è vittima di  interminabili di ore fi fila  ogni sabato e domenica. Sull’IKEA, così come in tutti gli altri centri-commerciali sarebbe anche il caso di andarsi ad informare su chi ci lavora all’interno, in tal modo si paleserebbero ancora di più tante “compagnie” di ventura.
Questo è il rinascimento di Napoli che dal 1994 la città sta vivendo sulle sue spalle oneste diventate ancora più gracili!
Questo lo scrive Luigi Cangiano di Carinaro, il paesino che ha dato i natali all’illustre Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che spero e penso possa fare tanto per la città di Napoli e per tutto il Sud.
La Camorra è fra noi e questo non c’era bisogno che ce lo ricordasse Saviano, purtroppo, lo sappiamo già bene, figuratevi che da ragazzino giocavo innocentemente a calcio con il figlio del boss coinvolto nell’omicidio di Don Peppe Diana, ma ancor più grave è pensare che la Camorra sia solo pistole ed affari loschi o puliti, come il libro di Saviano porta a far pensare al lettore spensierato, la Camorra è forse, soprattutto, connivenza con la Politica, senza la quale gli affari quelli grossi non si fanno, e fin quando questo non lo si capisce o non si ha alcun interesse mediatico a farlo venire fuori, continueremo a dire bravo a qualche “sprovveduto” che pensa di aver scoperto tutto ciò che è scopribile mentre alla fine ha scoperto in realtà l’acqua calda. La pubblicità della Lavazza non ha ancora insegnato nulla a nessuno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Movimento per la Vera e Nuova Politica<br />
Fondato il 19 marzo 1999<br />
CON SAVIANO MA CON MOLTI DISTINGUO!<br />
I RAPPORTI FRA POLITICA E CAMORRA DOVE SONO?<br />
SU AFRAGOLA NON MANCA UN PEZZO DI STORIA PATRIA?<br />
Luigi Cangiano, leader del Movimento per la Vera e Nuova Politica, pur appoggiando moralmente lo scrittore Roberto Saviano tiene a dichiarare: “Ho firmato molti degli appelli presenti in Internet a sostegno di Saviano, autore del libro “Gomorra”, che è un bel libro ma aggiunge zero a quello che già si sapeva sulla Camorra ed è, a mio avviso, del tutto carente per quanto riguarda il rapporto fra Politica e Camorra, anzi, onestamente, il pochissimo che si scrive di politica sembra più un dicktat imposto da probabili “mecenati” sinistroidi che non altro e questo è con gran dispiacere che lo dico, perché il libro è in se toccante ma in alcuni passaggi è quantomeno privo di adeguato sostegno logico-politico. Sostegno logico-politico che qui proviamo a far comprendere ai cittadini.<br />
Nel suo libro Saviano afferma quasi categoricamente che in Campania tutta l’economia che conta è in mano ai Clan, l’affermazione è un po’ azzardata, ma prendiamola per buona e prendendola per buona non possiamo far altro che ricordare che Napoli e la Campania sono amministrate ormai dal 1994, ininterrottamente, dall’afragolese Bassolino e compagnia bella.<br />
Sempre nel suo libro Saviano afferma che uno dei Clan più forti e con più rapporti con la politica diretti ed indiretti è l’afragolese Clan Moccia, quelli delle cave mangia-montagne per intenderci!<br />
E’ bene ancora ricordare che nel 2005 l’amministrazione comunale di Afragola, di centro-sinistra, quindi “amica” di  Bassolino è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche.<br />
Nel libro di Saviano si afferma che a Teverola sarebbe stato costruito il più grande centro- commerciale del Sud Italia, affermazione del tutto priva di fondamento, il Medì che dovrebbe essere stato preso di mira da Saviano è si grande ma se si va alle “Porte di Napoli” di Casalnuovo di Napoli (paese limitrofo di Afragola) o se si va al nuovo centro sorto a Qualiano si vedrà che sono molto ma molto più grandi, veri e propri super scatoloni di cemento e lamiera usciti dal terreno come funghi velenosi, ed al loro confronto il Medì di Teverola sembra una formichina. Inoltre, nel libro di Saviano, non una sola parola sull’IKEA che guarda caso è sorta proprio dove? Ad Afragola e chissà perché una grande azienda svedese è andata a costruire proprio su quel terreno, mal servito a livello di infrastrutture viarie e ciò lo sa bene che è vittima di  interminabili di ore fi fila  ogni sabato e domenica. Sull’IKEA, così come in tutti gli altri centri-commerciali sarebbe anche il caso di andarsi ad informare su chi ci lavora all’interno, in tal modo si paleserebbero ancora di più tante “compagnie” di ventura.<br />
Questo è il rinascimento di Napoli che dal 1994 la città sta vivendo sulle sue spalle oneste diventate ancora più gracili!<br />
Questo lo scrive Luigi Cangiano di Carinaro, il paesino che ha dato i natali all’illustre Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che spero e penso possa fare tanto per la città di Napoli e per tutto il Sud.<br />
La Camorra è fra noi e questo non c’era bisogno che ce lo ricordasse Saviano, purtroppo, lo sappiamo già bene, figuratevi che da ragazzino giocavo innocentemente a calcio con il figlio del boss coinvolto nell’omicidio di Don Peppe Diana, ma ancor più grave è pensare che la Camorra sia solo pistole ed affari loschi o puliti, come il libro di Saviano porta a far pensare al lettore spensierato, la Camorra è forse, soprattutto, connivenza con la Politica, senza la quale gli affari quelli grossi non si fanno, e fin quando questo non lo si capisce o non si ha alcun interesse mediatico a farlo venire fuori, continueremo a dire bravo a qualche “sprovveduto” che pensa di aver scoperto tutto ciò che è scopribile mentre alla fine ha scoperto in realtà l’acqua calda. La pubblicità della Lavazza non ha ancora insegnato nulla a nessuno?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Amanda		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88066</link>

		<dc:creator><![CDATA[Amanda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2006 17:00:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88066</guid>

					<description><![CDATA[mi sembra che  l&#039;attenzione di tutti sull&#039;argomento si stia assopendo. Dove è finita la voglia di farci sentire in piazza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembra che  l&#8217;attenzione di tutti sull&#8217;argomento si stia assopendo. Dove è finita la voglia di farci sentire in piazza?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Drago		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/per-roberto-saviano/comment-page-2/#comment-88065</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Drago]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2006 12:38:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2006/10/13/per-roberto-saviano/#comment-88065</guid>

					<description><![CDATA[Solidarietà a Saviano, per quel che serve. Che la scorta faccia bene il proprio dovere.  Sembrerà una cazzata, quest&#039;ultima, ma a me il fatto della scorta fa piacere, nel senso che molti sono morti per risparmiare sulla scorta, tipo a Bologna il professor Biagi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solidarietà a Saviano, per quel che serve. Che la scorta faccia bene il proprio dovere.  Sembrerà una cazzata, quest&#8217;ultima, ma a me il fatto della scorta fa piacere, nel senso che molti sono morti per risparmiare sulla scorta, tipo a Bologna il professor Biagi.</p>
]]></content:encoded>
		
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	</channel>
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