<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: PERCHE&#8217; E&#8217; DIFFICILE DIALOGARE SUI SOCIAL: VOLUME 50	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jan 2024 12:45:16 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Faramir		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/comment-page-1/#comment-156307</link>

		<dc:creator><![CDATA[Faramir]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 12:45:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=10016#comment-156307</guid>

					<description><![CDATA[Proprio di recente, mentre parlavo - in un corso di formazione - dell&#039;utilizzo delle piattaforme, mi è sfuggito il famigerato, thatcheriano, &#039;non c&#039;è alternativa&#039; a proposito della presenza sui social di un&#039;impresa, un&#039;iniziativa, un progetto. Non c&#039;è alternativa, perché è da lì che &#039;passa tutto&#039;, e guai a usare un linguaggio diverso da quelli _social_mente accettati (che sia tranchant blastatore, che sia il melenso cuoricinabile), pena l&#039;invisibilità e l&#039;oblio (al vae victis aggiungerei la damnatio memoriae come fenomeno social significativo). Ora, il TINA (there is no alternative) è la summa e la sintesi del realismo capitalista, di cui ci parla Mark Fisher. Se cediamo su questo punto, non possiamo lamentarci di nulla, perché vuol dire che abbiamo accettato come ineluttabili i meccanismi di lavoro-produzione-consumo del capitalismo compiuto. Non possiamo illuderci di &#039;cambiare il sistema dall&#039;interno&#039;: gli algoritmi saranno sempre più forti, fintanto che li nutriamo, e ci trasformeremo in troll prima di accorgercene. L&#039;algoritmo è il meta-troll che dobbiamo smettere di nutrire, e questo lo si può fare solo andandocene. La pandemia, in questo senso, ha esasperato la deriva di cui parla l&#039;articolo che stiamo commentando, proprio grazie al fatto che i social sono stati l&#039;unico posto dove interagire quando non ci pareva ci fosse un altrove dove andarcene (in realtà c&#039;era, sebbene online e non offline).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio di recente, mentre parlavo &#8211; in un corso di formazione &#8211; dell&#8217;utilizzo delle piattaforme, mi è sfuggito il famigerato, thatcheriano, &#8216;non c&#8217;è alternativa&#8217; a proposito della presenza sui social di un&#8217;impresa, un&#8217;iniziativa, un progetto. Non c&#8217;è alternativa, perché è da lì che &#8216;passa tutto&#8217;, e guai a usare un linguaggio diverso da quelli _social_mente accettati (che sia tranchant blastatore, che sia il melenso cuoricinabile), pena l&#8217;invisibilità e l&#8217;oblio (al vae victis aggiungerei la damnatio memoriae come fenomeno social significativo). Ora, il TINA (there is no alternative) è la summa e la sintesi del realismo capitalista, di cui ci parla Mark Fisher. Se cediamo su questo punto, non possiamo lamentarci di nulla, perché vuol dire che abbiamo accettato come ineluttabili i meccanismi di lavoro-produzione-consumo del capitalismo compiuto. Non possiamo illuderci di &#8216;cambiare il sistema dall&#8217;interno&#8217;: gli algoritmi saranno sempre più forti, fintanto che li nutriamo, e ci trasformeremo in troll prima di accorgercene. L&#8217;algoritmo è il meta-troll che dobbiamo smettere di nutrire, e questo lo si può fare solo andandocene. La pandemia, in questo senso, ha esasperato la deriva di cui parla l&#8217;articolo che stiamo commentando, proprio grazie al fatto che i social sono stati l&#8217;unico posto dove interagire quando non ci pareva ci fosse un altrove dove andarcene (in realtà c&#8217;era, sebbene online e non offline).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/comment-page-1/#comment-156227</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 09:44:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=10016#comment-156227</guid>

					<description><![CDATA[Mi sembra centrato   il commento  Faramir che indica gli algoritmi gli come concausa principale  della presunta degenerazione social. ma il pezzo della Lipperini mi fa venire una vecchia canzone di Max gazzè, che a un certo punto dice:
“ ..il pretesto
per approfondire
un piccolo problema
personale di filosofia
su come trarre giovamento
dal non piacere agli altri
come in fondo ci si aspetta che sia”
Perché forse  il problema dei social non è tanto l’odio, o perlomeno non soltanto l&#039;dio o le sheetstorm, ma anche i complimenti sorrisi e cuoricini, che quotidianamente  invadono le bacheche e che, a ben vedere,  hanno molte afferenze con i tanto temuti commenti  d’odio”. In entrambi i casi il movente puo essere quello di sentirsi parte di un gruppo, di ottenere visibilità,  per noia, e comunque entrambi non costano niente,, iene leoni o gattini,  bastano  due colpetti sulla tastiera e ci sente già  qualcuno . e mi chiedo se  questi cuoricini sparsi con tanta generosità ( e superficialità)  non siano pericolosi e dannosi quanto critiche e pollici versi, perché appunto rinsaldano la falsa percezione di cui parla Gazzè, quella per cui ogni nostra espressione debba ottenere sempre e comunque  applausi e complimenti a sfacelo.  e allora basta una volta trovare 4 reazioni negative  su 10, per esasperare parlare di odio e tragica persecuzione, insomma troppi complimenti possono consolidare la melassa delle nostre insicurezze,  mentre un idea forte  giusta non dovrebbe aver niente da temere..

(olè!)
 ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra centrato   il commento  Faramir che indica gli algoritmi gli come concausa principale  della presunta degenerazione social. ma il pezzo della Lipperini mi fa venire una vecchia canzone di Max gazzè, che a un certo punto dice:<br />
“ ..il pretesto<br />
per approfondire<br />
un piccolo problema<br />
personale di filosofia<br />
su come trarre giovamento<br />
dal non piacere agli altri<br />
come in fondo ci si aspetta che sia”<br />
Perché forse  il problema dei social non è tanto l’odio, o perlomeno non soltanto l&#8217;dio o le sheetstorm, ma anche i complimenti sorrisi e cuoricini, che quotidianamente  invadono le bacheche e che, a ben vedere,  hanno molte afferenze con i tanto temuti commenti  d’odio”. In entrambi i casi il movente puo essere quello di sentirsi parte di un gruppo, di ottenere visibilità,  per noia, e comunque entrambi non costano niente,, iene leoni o gattini,  bastano  due colpetti sulla tastiera e ci sente già  qualcuno . e mi chiedo se  questi cuoricini sparsi con tanta generosità ( e superficialità)  non siano pericolosi e dannosi quanto critiche e pollici versi, perché appunto rinsaldano la falsa percezione di cui parla Gazzè, quella per cui ogni nostra espressione debba ottenere sempre e comunque  applausi e complimenti a sfacelo.  e allora basta una volta trovare 4 reazioni negative  su 10, per esasperare parlare di odio e tragica persecuzione, insomma troppi complimenti possono consolidare la melassa delle nostre insicurezze,  mentre un idea forte  giusta non dovrebbe aver niente da temere..</p>
<p>(olè!)<br />
 ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Strelnik		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/comment-page-1/#comment-156214</link>

		<dc:creator><![CDATA[Strelnik]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 13:43:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=10016#comment-156214</guid>

					<description><![CDATA[Da un po&#039; di anni esiste un termine che, secondo me, rappresenta bene la modalità emotiva con cui troppe persone interagiscono sui social network. Questo termine è &quot;asfaltare&quot; ossia avere rapidamente la meglio sull&#039;interlocutore in un modo così definitivo da lasciarlo in un silenzio umiliante e annichilente. Nel suo neologismo inglese - &quot;blastare&quot; - l&#039;immagine è ancora più diretta: far saltare in aria, distruggere. 
Questo approccio non cerca il dialogo, ma l’annientamento dell’altra parte: vuole solo lasciarla stordita a terra, esposta allo sberleffo di chi assiste all’”asfaltamento”, mettendo like e condividendo. 
È un “Vae victis” digitale, un accanimento crudele di fronte a una persona che si vuole sconfitta e umiliata e che molte volte può contare su migliaia o milioni di account sempre meno responsabili e consci del mezzo che stanno usando - credo che molte persone neanche si accorgano di star partecipando a una shitstorm.
L’enshittification dei social di Doctorow - citata da Faramir nel commento precedente - sembra essersi acuita  grazie ai due anni di pandemia: le sue crudeli, a volte stolide, polarizzazioni hanno spinto decisamente in questa direzione. 
Nonostante tutto ciò, si può e si deve continuare a spingere nella direzione inversa. Fuori o dentro ai social. Nei blog, nei podcast o nelle livestream di YouTube e Twitch. Tenendo bene in mente che “se non posso ballare, questa non è la mia rivoluzione”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un po&#8217; di anni esiste un termine che, secondo me, rappresenta bene la modalità emotiva con cui troppe persone interagiscono sui social network. Questo termine è &#8220;asfaltare&#8221; ossia avere rapidamente la meglio sull&#8217;interlocutore in un modo così definitivo da lasciarlo in un silenzio umiliante e annichilente. Nel suo neologismo inglese &#8211; &#8220;blastare&#8221; &#8211; l&#8217;immagine è ancora più diretta: far saltare in aria, distruggere.<br />
Questo approccio non cerca il dialogo, ma l’annientamento dell’altra parte: vuole solo lasciarla stordita a terra, esposta allo sberleffo di chi assiste all’”asfaltamento”, mettendo like e condividendo.<br />
È un “Vae victis” digitale, un accanimento crudele di fronte a una persona che si vuole sconfitta e umiliata e che molte volte può contare su migliaia o milioni di account sempre meno responsabili e consci del mezzo che stanno usando &#8211; credo che molte persone neanche si accorgano di star partecipando a una shitstorm.<br />
L’enshittification dei social di Doctorow &#8211; citata da Faramir nel commento precedente &#8211; sembra essersi acuita  grazie ai due anni di pandemia: le sue crudeli, a volte stolide, polarizzazioni hanno spinto decisamente in questa direzione.<br />
Nonostante tutto ciò, si può e si deve continuare a spingere nella direzione inversa. Fuori o dentro ai social. Nei blog, nei podcast o nelle livestream di YouTube e Twitch. Tenendo bene in mente che “se non posso ballare, questa non è la mia rivoluzione”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Faramir		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-difficile-dialogare-sui-social-volume-50/comment-page-1/#comment-156162</link>

		<dc:creator><![CDATA[Faramir]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 11:30:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=10016#comment-156162</guid>

					<description><![CDATA[Io temo che i social siano ormai irrimediabilmente enshittificati, per dirla con Cory Doctorow: non tanto e non solo a causa del trauma pandemico, quanto per una scelta deliberata dei gestori delle piattaforme, finalizzata a spostare il valore generato (inizialmente a vantaggio dell&#039;utenza) agli azionisti delle piattaforme medesime. Questa riallocazione è guidata dagli algoritmi, che ormai veicolano prioritariamente post divisivi sulle bacheche di chiunque, per generare flame e shitstorm che sono il traffico necessario per massimizzare il profitto per gli shareholder. Temo ormai non sia più sufficiente bannare o non nutrire i troll, perché i bias di conferma che ci portiamo tutti dentro sono sollecitati in maniera soverchiante: per un troll che banno, ne arrivano altri dieci - per un contatto che si mantiene rispettoso, altri dieci sbroccano - e alla fine sbrocca chiunque. Si potrebbe addirittura teorizzare che la trollificazione degli utenti sia l&#039;epifenomeno della enshittification - e il modo che hanno gli algoritmi per generare plusvalore per chi lo estrae dalle piattaforme. Abbandonare i social come Jaron Lanier raccomanda da anni (ben prima della pandemia)? Sarà una fuga nei boschi? Io ci penso sempre di più (non a caso sto rispondendo sul blog e non su X).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io temo che i social siano ormai irrimediabilmente enshittificati, per dirla con Cory Doctorow: non tanto e non solo a causa del trauma pandemico, quanto per una scelta deliberata dei gestori delle piattaforme, finalizzata a spostare il valore generato (inizialmente a vantaggio dell&#8217;utenza) agli azionisti delle piattaforme medesime. Questa riallocazione è guidata dagli algoritmi, che ormai veicolano prioritariamente post divisivi sulle bacheche di chiunque, per generare flame e shitstorm che sono il traffico necessario per massimizzare il profitto per gli shareholder. Temo ormai non sia più sufficiente bannare o non nutrire i troll, perché i bias di conferma che ci portiamo tutti dentro sono sollecitati in maniera soverchiante: per un troll che banno, ne arrivano altri dieci &#8211; per un contatto che si mantiene rispettoso, altri dieci sbroccano &#8211; e alla fine sbrocca chiunque. Si potrebbe addirittura teorizzare che la trollificazione degli utenti sia l&#8217;epifenomeno della enshittification &#8211; e il modo che hanno gli algoritmi per generare plusvalore per chi lo estrae dalle piattaforme. Abbandonare i social come Jaron Lanier raccomanda da anni (ben prima della pandemia)? Sarà una fuga nei boschi? Io ci penso sempre di più (non a caso sto rispondendo sul blog e non su X).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
