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	Commenti a: PERCHE&#039; E&#039; IMPORTANTE COMUNICARE BENE QUANDO SI PARLA DI FEMMINICIDIO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: diana corsini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 14:08:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[neanche la cultura (violenta)  è (solo) maschio, però.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>neanche la cultura (violenta)  è (solo) maschio, però.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 13:30:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Più che d&#039;accordo. La violenza non è un destino scritto nei geni. E&#039; una scommessa affermare questo, perché al momento non c&#039;è evidenza scientifica né in un senso, né nell&#039;altro e forse non ci sarà mai. Ma io sono convinto che negli esseri umani la cultura domini largamente sulla natura, e che se per caso dovesse esistere una maggiore predisposizione alla violenza da parte degli uomini avremmo comunque a disposizione tutti gli strumenti per neutralizzarla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più che d&#8217;accordo. La violenza non è un destino scritto nei geni. E&#8217; una scommessa affermare questo, perché al momento non c&#8217;è evidenza scientifica né in un senso, né nell&#8217;altro e forse non ci sarà mai. Ma io sono convinto che negli esseri umani la cultura domini largamente sulla natura, e che se per caso dovesse esistere una maggiore predisposizione alla violenza da parte degli uomini avremmo comunque a disposizione tutti gli strumenti per neutralizzarla.</p>
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		Di: diana corsini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 10:39:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[p.s. anche alimentare certi stereotipi tipo &quot;violenza è maschio&quot; sicuramente non aiuta la causa - nessuna causa, per quanto mi riguarda. Chi si occupa di abusi infantili sa che è semplicemente falso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>p.s. anche alimentare certi stereotipi tipo &#8220;violenza è maschio&#8221; sicuramente non aiuta la causa &#8211; nessuna causa, per quanto mi riguarda. Chi si occupa di abusi infantili sa che è semplicemente falso.</p>
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		Di: diana corsini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 10:23:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi congratulo con lei, allora. Possiamo pensarla diversamente sulla &quot;questione di genere&quot; e su tante altre cose, ma sull&#039;uso strumentale (semplificatorio e - a volte - truffaldino) di dati e statistiche siamo  d&#039;accordo, mi pare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi congratulo con lei, allora. Possiamo pensarla diversamente sulla &#8220;questione di genere&#8221; e su tante altre cose, ma sull&#8217;uso strumentale (semplificatorio e &#8211; a volte &#8211; truffaldino) di dati e statistiche siamo  d&#8217;accordo, mi pare.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 10:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, articoli mai. Sono sempre intervenuto in rete. In buona parte quello che penso è riflesso nel capitolo dedicato ai dati del Libro &quot;L&#039;ho uccisa perché l&#039;amavo: falso!&quot; di Loredana Lipperini e MIchela Murgia, capitolo al quale ho dato un contributo (e infatti le autrici hanno avuto la delicatezza di citarmi). Un bel contributo è quello della collega statistica Linda Laura Sabbadini, che si può ascoltare attraverso il podacast che in questo blog è stato segnalato. Forse lei ha anche delle pubblicazioni, ma non ne sono sicuro. Comunque la polemica contro l&#039;uso strumentale e scellerato dei dati per far lievitare l&#039;allarme mi è sempre appartenuta. Ricordo un flame furente sotto un thread di Claudio Rossi Marcelli, che vive in Svizzera, e aveva postato la prima pagina di un giornale di quel paese che apriva con il titolo &quot;In Italia si uccide una donna ogni due giorni&quot;. Feci notare che, secondo confronti ufficiali internazionali, in Svizzera se ne uccidevano di più (in proporzione alla popolazione, ovviamente, dato che gli svizzeri sono meno di noi). Moltissime e moltissimi non gradirono, ma era la verità. La comunicazione isterica e in malafede aveva travalicato i confini, fino a dare dell&#039;Italia l&#039;immagine di un paese di carnefici. Non che ne voglia fare una questione di orgoglio nazionale, ma insomma... anche alimentare certi stereotipi internazionali sul nostro presunto &quot;carattere nazionale&quot; non è un bel servizio, né alla verità né alle persone. Né, soprattutto, alle donne svizzere, rassicurate senza fondamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, articoli mai. Sono sempre intervenuto in rete. In buona parte quello che penso è riflesso nel capitolo dedicato ai dati del Libro &#8220;L&#8217;ho uccisa perché l&#8217;amavo: falso!&#8221; di Loredana Lipperini e MIchela Murgia, capitolo al quale ho dato un contributo (e infatti le autrici hanno avuto la delicatezza di citarmi). Un bel contributo è quello della collega statistica Linda Laura Sabbadini, che si può ascoltare attraverso il podacast che in questo blog è stato segnalato. Forse lei ha anche delle pubblicazioni, ma non ne sono sicuro. Comunque la polemica contro l&#8217;uso strumentale e scellerato dei dati per far lievitare l&#8217;allarme mi è sempre appartenuta. Ricordo un flame furente sotto un thread di Claudio Rossi Marcelli, che vive in Svizzera, e aveva postato la prima pagina di un giornale di quel paese che apriva con il titolo &#8220;In Italia si uccide una donna ogni due giorni&#8221;. Feci notare che, secondo confronti ufficiali internazionali, in Svizzera se ne uccidevano di più (in proporzione alla popolazione, ovviamente, dato che gli svizzeri sono meno di noi). Moltissime e moltissimi non gradirono, ma era la verità. La comunicazione isterica e in malafede aveva travalicato i confini, fino a dare dell&#8217;Italia l&#8217;immagine di un paese di carnefici. Non che ne voglia fare una questione di orgoglio nazionale, ma insomma&#8230; anche alimentare certi stereotipi internazionali sul nostro presunto &#8220;carattere nazionale&#8221; non è un bel servizio, né alla verità né alle persone. Né, soprattutto, alle donne svizzere, rassicurate senza fondamento.</p>
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		Di: diana corsini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 09:10:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Maurizio. Le do di nuovo ragione, sul discorso di fondo - e cioè che Tiziana, io o llemgam non abbiamo scoperto niente di nuovo e che certamente ci sono stati e ci sono studiosi e commentatori (uso sessisticamente il maschile per semplificare) capaci di andare al di là delel semplificazioni. (A proposito della &quot;lettura&quot; delle statistiche, ricordo un bell&#039;articolo di un&#039;attivista dell&#039;UDI - forse una docente di statistica - sul World Gender Gap Report, e la mala informazione).
Quello che registriamo, se mai, è la semplificazione corrente, che fa più danni che altro. Una semplificazione che spesso è colpevole perché arriva dai professionisti dell&#039;informazione - cioè da quelli che prima di fare un titolo o scrivere un articolo, dovrebbero approfondire (=lavorare) un po&#039; di più e meglio. O da attivisti, blogger e politici a cui serve solo uno slogan buono per raccogliere consensi (e/o follower, visualizzazioni, MiPiace ecc.)
Se lei ha scritto post o articoli al riguardo su un blog o testata cliccabile, personalmente mi interesserebbe leggerli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Maurizio. Le do di nuovo ragione, sul discorso di fondo &#8211; e cioè che Tiziana, io o llemgam non abbiamo scoperto niente di nuovo e che certamente ci sono stati e ci sono studiosi e commentatori (uso sessisticamente il maschile per semplificare) capaci di andare al di là delel semplificazioni. (A proposito della &#8220;lettura&#8221; delle statistiche, ricordo un bell&#8217;articolo di un&#8217;attivista dell&#8217;UDI &#8211; forse una docente di statistica &#8211; sul World Gender Gap Report, e la mala informazione).<br />
Quello che registriamo, se mai, è la semplificazione corrente, che fa più danni che altro. Una semplificazione che spesso è colpevole perché arriva dai professionisti dell&#8217;informazione &#8211; cioè da quelli che prima di fare un titolo o scrivere un articolo, dovrebbero approfondire (=lavorare) un po&#8217; di più e meglio. O da attivisti, blogger e politici a cui serve solo uno slogan buono per raccogliere consensi (e/o follower, visualizzazioni, MiPiace ecc.)<br />
Se lei ha scritto post o articoli al riguardo su un blog o testata cliccabile, personalmente mi interesserebbe leggerli.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-importante-comunicare-bene-quando-si-parla-di-femminicidio/comment-page-1/#comment-137761</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 22:14:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Tiziana: non so se lei, dandoci queste notizie, pensa davvero di dirci qualcosa di nuovo a cui nessuno di noi aveva mai pensato. Spero per lei di sì, ma in quel caso la dovrei (stancamente) invitare a leggersi il pregresso di almeno tre anni, perché non è che chi si occupa di queste faccende caschi proprio dal pero, in attesa che qualche novello Copernico arrivi a illuminarlo come sembra presumere di fare lei. Comunque spero lo stesso che sia questo, a muoverla. Perché, se invece è al corrente di quanto detto e scritto nei suddetti tre anni, devo presumere una dissonanza cognitiva: l&#039;ignorare consapevolmente quanto di scritto e di detto confuta le proprie cognizioni a priori. In questo secondo caso, indubbiamente più grave, non saprei cosa fare per lei; nel primo, invece, lo so ma non ne ho voglia: ci può pensare anche da sé a leggere quanto è stato scritto, senza bisogno che ad ogni discussione si debba ripartire dall&#039;uovo e dalla gallina. Io, almeno, non ho alcuna voglia di farlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Tiziana: non so se lei, dandoci queste notizie, pensa davvero di dirci qualcosa di nuovo a cui nessuno di noi aveva mai pensato. Spero per lei di sì, ma in quel caso la dovrei (stancamente) invitare a leggersi il pregresso di almeno tre anni, perché non è che chi si occupa di queste faccende caschi proprio dal pero, in attesa che qualche novello Copernico arrivi a illuminarlo come sembra presumere di fare lei. Comunque spero lo stesso che sia questo, a muoverla. Perché, se invece è al corrente di quanto detto e scritto nei suddetti tre anni, devo presumere una dissonanza cognitiva: l&#8217;ignorare consapevolmente quanto di scritto e di detto confuta le proprie cognizioni a priori. In questo secondo caso, indubbiamente più grave, non saprei cosa fare per lei; nel primo, invece, lo so ma non ne ho voglia: ci può pensare anche da sé a leggere quanto è stato scritto, senza bisogno che ad ogni discussione si debba ripartire dall&#8217;uovo e dalla gallina. Io, almeno, non ho alcuna voglia di farlo.</p>
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		Di: diana corsini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-importante-comunicare-bene-quando-si-parla-di-femminicidio/comment-page-1/#comment-137760</link>

		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 15:18:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confermo che la realtà dell&#039;informazione media corrente sul femminicidio resta quella appena descritta da Tiziana. Basta fare un giro sui blog e i siti femminili (Che tra l&#039;altro abolirei, perché oltre che anacronistici rendono un pessimo servizio alle cause che dicono di sostenere, autoghettizzandosi).
Mi sembra importante che alcune donne (femministe e/o non) comincino a obiettare - ai numeri in circolazione e ai criteri/indici statistici. Come fa anche Loredana.
La fattispecie di delitti familiari che Tiziana definisce &quot;della disperazione&quot;, per esempio, ha ben poco a che fare con dinamiche di genere o simili, per esempio. O con l&#039;educazione sentimentale, la cultura, la pubblicità e gli stereotipi, eccetera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confermo che la realtà dell&#8217;informazione media corrente sul femminicidio resta quella appena descritta da Tiziana. Basta fare un giro sui blog e i siti femminili (Che tra l&#8217;altro abolirei, perché oltre che anacronistici rendono un pessimo servizio alle cause che dicono di sostenere, autoghettizzandosi).<br />
Mi sembra importante che alcune donne (femministe e/o non) comincino a obiettare &#8211; ai numeri in circolazione e ai criteri/indici statistici. Come fa anche Loredana.<br />
La fattispecie di delitti familiari che Tiziana definisce &#8220;della disperazione&#8221;, per esempio, ha ben poco a che fare con dinamiche di genere o simili, per esempio. O con l&#8217;educazione sentimentale, la cultura, la pubblicità e gli stereotipi, eccetera.</p>
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		<title>
		Di: Tiziana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-importante-comunicare-bene-quando-si-parla-di-femminicidio/comment-page-1/#comment-137759</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 15:05:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nei dati sempre citati dai centri antiviolenza vengono compresi come femminicidio anche: suicidi, delitti di cui il colpevole non è stato trovato (e che quindi, tecnicamente, potrebbero essere stati commessi da una donna), omicidi di criminalità dove la vittima è una donna.
Eì per questo che la questione non viene presa sul serio: non si può dire che la cassiera del supermercato uccisa durante uan rapina sia stata uccisa &quot;in quanto donna&quot;, o che la nonnina vittima di uno scippo sia stata uccisa &quot;in quanto donna&quot; e nemmeno che l&#039;anziana malata di Alzhaimer uccisa dal marito coetaneo e anch&#039;egli malato  per disperazione sia stata uccisa in quanto donna&quot;.Nei primi due casi se ci fosse stato un uomo allo stesso posto sarebbe stato ucciso ugualmente, l&#039;ultimo è uno di quei delitti della disperazione che nulla ha a che vedere con il patriarcato e le teorie femministe...a meno di non considerare allo stesso modo, i delitti che avvengono con la stessa modalità da parte di genitori (anche madri) sui figli disabili, ad esempio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei dati sempre citati dai centri antiviolenza vengono compresi come femminicidio anche: suicidi, delitti di cui il colpevole non è stato trovato (e che quindi, tecnicamente, potrebbero essere stati commessi da una donna), omicidi di criminalità dove la vittima è una donna.<br />
Eì per questo che la questione non viene presa sul serio: non si può dire che la cassiera del supermercato uccisa durante uan rapina sia stata uccisa &#8220;in quanto donna&#8221;, o che la nonnina vittima di uno scippo sia stata uccisa &#8220;in quanto donna&#8221; e nemmeno che l&#8217;anziana malata di Alzhaimer uccisa dal marito coetaneo e anch&#8217;egli malato  per disperazione sia stata uccisa in quanto donna&#8221;.Nei primi due casi se ci fosse stato un uomo allo stesso posto sarebbe stato ucciso ugualmente, l&#8217;ultimo è uno di quei delitti della disperazione che nulla ha a che vedere con il patriarcato e le teorie femministe&#8230;a meno di non considerare allo stesso modo, i delitti che avvengono con la stessa modalità da parte di genitori (anche madri) sui figli disabili, ad esempio.</p>
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		<title>
		Di: diana corsini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perche-e-importante-comunicare-bene-quando-si-parla-di-femminicidio/comment-page-1/#comment-137758</link>

		<dc:creator><![CDATA[diana corsini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 09:18:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giustissimo. Non intendevo certo prendermi ad esempio, se mai denunciare un mio limite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giustissimo. Non intendevo certo prendermi ad esempio, se mai denunciare un mio limite.</p>
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