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	Commenti a: PERDERE IL LAVORO PER UN TWEET: IMPERO, ANCORA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: massimogiorgio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perdere-il-lavoro-per-un-tweet-impero-ancora/comment-page-1/#comment-138696</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimogiorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2015 21:35:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il segreto del successo è sapersi adattare.Questo non vuole dire cambiare la propria visione del mondo,rinnegare la propria appartenenza,per chi crede di averla,oppure accettare qualcosa che non possiamo sopportare.L&#039;adattamento richiede la capacità di comprendere il più possibile quello che ci circonda per poter avere l&#039;illusione di sentirsi più liberi fingendo di accettare le cose come sono.E comprendere che si può fare ben poco per migliorare la realtà collettiva e individuale.La nostra specie ha troppi limiti e l&#039;unica speranza è che sempre più persone se ne rendano conto,almeno potremo fare a meno dei santoni,di chi trascina le masse con ideologie deliranti,di chi spaccia visioni mariane o divinità inesistenti per comandare e ottenere i benefici che ne conseguono.In ogni caso a mio parere anche tu hai i tuoi limiti e certe cose non le puoi capire,non certo per mancanza di capacità.Ma questo è un altro discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il segreto del successo è sapersi adattare.Questo non vuole dire cambiare la propria visione del mondo,rinnegare la propria appartenenza,per chi crede di averla,oppure accettare qualcosa che non possiamo sopportare.L&#8217;adattamento richiede la capacità di comprendere il più possibile quello che ci circonda per poter avere l&#8217;illusione di sentirsi più liberi fingendo di accettare le cose come sono.E comprendere che si può fare ben poco per migliorare la realtà collettiva e individuale.La nostra specie ha troppi limiti e l&#8217;unica speranza è che sempre più persone se ne rendano conto,almeno potremo fare a meno dei santoni,di chi trascina le masse con ideologie deliranti,di chi spaccia visioni mariane o divinità inesistenti per comandare e ottenere i benefici che ne conseguono.In ogni caso a mio parere anche tu hai i tuoi limiti e certe cose non le puoi capire,non certo per mancanza di capacità.Ma questo è un altro discorso.</p>
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		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perdere-il-lavoro-per-un-tweet-impero-ancora/comment-page-1/#comment-138695</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2015 09:45:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo quest&#039;anonimato un po&#039; incomprensibile, ma lo rispetto. Se davvero la vicenda stesse in questi termini, si tratterebbe di un caso piuttosto grave e per i contenuti del licenziamento (aver espresso solidarietà a dei colleghi) e per il contenitore (un twitter, ovvero 15 parole digitate fuori dalla rivista in questione).
Fragile è un aggettivo che amo poco, ed in questo caso mi pare anche riduttivo. Siamo di fronte all&#039;impotenza totale. Arrancare, annaspare, agitarsi nel vuoto, non poter immaginare il dopodomani, soffocare in un liquido denso, chiudere gli occhi per non avere la certezza di essere senza speranza. Queste sono le sensazioni basiche di un lavoratore trentenne (e non solo) nel nostro presente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo quest&#8217;anonimato un po&#8217; incomprensibile, ma lo rispetto. Se davvero la vicenda stesse in questi termini, si tratterebbe di un caso piuttosto grave e per i contenuti del licenziamento (aver espresso solidarietà a dei colleghi) e per il contenitore (un twitter, ovvero 15 parole digitate fuori dalla rivista in questione).<br />
Fragile è un aggettivo che amo poco, ed in questo caso mi pare anche riduttivo. Siamo di fronte all&#8217;impotenza totale. Arrancare, annaspare, agitarsi nel vuoto, non poter immaginare il dopodomani, soffocare in un liquido denso, chiudere gli occhi per non avere la certezza di essere senza speranza. Queste sono le sensazioni basiche di un lavoratore trentenne (e non solo) nel nostro presente.</p>
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