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	Commenti a: PERLE, OSTRICHE, NARCISI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Daniela Buonamassa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perle-ostriche-narcisi/comment-page-1/#comment-120493</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Buonamassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 10:47:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buon giorno,
leggere l&#039;articolo del prof. Onnis, un pò in ritardo per la verità, è stato un contributo culturale su alcuni fenomeni sociali all&#039;attenzione dei professionisti e delle professioniste specialiste nel mondo della cura alla persona psichicamente e socialmente parte della società.
Non ho elementi di cultura tecnica in tal senso per pormi in maniera dialettica, preme manifestare ammirazione e stima per il coraggio e per la semplicità del linguaggio usati nel dare una panoramica sulle patologie evidenziate.
Preme, altresì, rilevare la forza della speranza per noi di migliorare e nei casi specifici di guarire, nonostante le difficoltà quotidiane nel dire &quot;no&quot; o le patologie diffuse.
Speranza che si sente nel suo calore anche nelle parole e nella sequenzialità dialettica.
Grazie, quindi, al prof. Onnis ed alla giornalista Fiori che ha trasfuso quella positiva professionalità nelle pagine del giornale che mi auguro abbiano letto in molti prima e più di me.
Buon lavoro,
Daniela Buonamassa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buon giorno,<br />
leggere l&#8217;articolo del prof. Onnis, un pò in ritardo per la verità, è stato un contributo culturale su alcuni fenomeni sociali all&#8217;attenzione dei professionisti e delle professioniste specialiste nel mondo della cura alla persona psichicamente e socialmente parte della società.<br />
Non ho elementi di cultura tecnica in tal senso per pormi in maniera dialettica, preme manifestare ammirazione e stima per il coraggio e per la semplicità del linguaggio usati nel dare una panoramica sulle patologie evidenziate.<br />
Preme, altresì, rilevare la forza della speranza per noi di migliorare e nei casi specifici di guarire, nonostante le difficoltà quotidiane nel dire &#8220;no&#8221; o le patologie diffuse.<br />
Speranza che si sente nel suo calore anche nelle parole e nella sequenzialità dialettica.<br />
Grazie, quindi, al prof. Onnis ed alla giornalista Fiori che ha trasfuso quella positiva professionalità nelle pagine del giornale che mi auguro abbiano letto in molti prima e più di me.<br />
Buon lavoro,<br />
Daniela Buonamassa</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perle-ostriche-narcisi/comment-page-1/#comment-120492</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 10:48:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bè, direi che qui ci si avvicina al cuore della questione sociale di oggi.
Solo un appunto. La definizione che dà del narcisismo(&quot;la tendenza a concentrare la propria attenzione su se stessi, svuotando di valore e affettività il rapporto con gli altri) è descrittiva e semplificata, ovviamente il massimo che si può fare in un&#039;intervista, però rischia di apparire fuorviante.
La sindrome nasce nella prima infanzia, quando il bambino ha ormai riconosciuto nelle figure parentali (la madre in primis) la fonte del suo benessere e la possibile soddisfazione dei suoi bisogni. Prima di questo momento, egli interpretava la madre come un tutt&#039;uno con sè, nutrendo un sentimento di onnipotenza. Ora distingue il genitore da sè e comincia a sperimentarne la distanza, la possibile lontananza, da cui derivano per lui l&#039;angosciosa attesa e la frustrazione.  Il narcisista ha vissuto in modo particolarmente intenso e disturbante questo passaggio; per difendersi dall&#039;angoscia dell&#039;abbandono e dal dolore provocato dal desiderio frustrato di avere sempre i genitori accanto a sè cerca di &quot;ristabilire le relazioni originarie dando vita nella sua fantasia a una madre e a un padre onnipotenti che si mescolano alle immagini del suo stesso sé&quot; (Lasch). Reagisce dunque con la costruzione di un &quot;Sè grandioso&quot;(Kohut) alla fragilità del proprio sé, delegando a questo la protezione dal rinnovarsi della ferita, facendone lo schermo della propria vita emotiva. In questo modo, però, la stessa affettività risulta impoverita, in quanto la soddisfazione è subordinata alle gratificazioni che il &quot;Sè grandioso&quot;, vera e propria maschera del soggetto, è in grado di ricevere: &quot;Malgrado le occasionali illusioni di onnipotenza, il narcisismo attende da altri la conferma della sua autostima. Non può vivere senza un pubblico di ammiratori&quot;(Lasch). Tuttavia egli teme più di ogni altra cosa la dipendenza emotiva (perchè essa può rinnovare ad ogni momento la frustrazione del desiderio e il rischio dell&#039;abbandono che tutta la sua costruzione vuole esorcizzare): quindi si difende dall&#039;imprevedibilità della personalità altrui con una tendenza costante alla manipolazione e allo sfruttamento, tende a fuggire legami stabili, mentre è scarsamente disposto a riconoscere altro valore che il proprio, e quindi è irresistibilmente portato alla denigrazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bè, direi che qui ci si avvicina al cuore della questione sociale di oggi.<br />
Solo un appunto. La definizione che dà del narcisismo(&#8220;la tendenza a concentrare la propria attenzione su se stessi, svuotando di valore e affettività il rapporto con gli altri) è descrittiva e semplificata, ovviamente il massimo che si può fare in un&#8217;intervista, però rischia di apparire fuorviante.<br />
La sindrome nasce nella prima infanzia, quando il bambino ha ormai riconosciuto nelle figure parentali (la madre in primis) la fonte del suo benessere e la possibile soddisfazione dei suoi bisogni. Prima di questo momento, egli interpretava la madre come un tutt&#8217;uno con sè, nutrendo un sentimento di onnipotenza. Ora distingue il genitore da sè e comincia a sperimentarne la distanza, la possibile lontananza, da cui derivano per lui l&#8217;angosciosa attesa e la frustrazione.  Il narcisista ha vissuto in modo particolarmente intenso e disturbante questo passaggio; per difendersi dall&#8217;angoscia dell&#8217;abbandono e dal dolore provocato dal desiderio frustrato di avere sempre i genitori accanto a sè cerca di &#8220;ristabilire le relazioni originarie dando vita nella sua fantasia a una madre e a un padre onnipotenti che si mescolano alle immagini del suo stesso sé&#8221; (Lasch). Reagisce dunque con la costruzione di un &#8220;Sè grandioso&#8221;(Kohut) alla fragilità del proprio sé, delegando a questo la protezione dal rinnovarsi della ferita, facendone lo schermo della propria vita emotiva. In questo modo, però, la stessa affettività risulta impoverita, in quanto la soddisfazione è subordinata alle gratificazioni che il &#8220;Sè grandioso&#8221;, vera e propria maschera del soggetto, è in grado di ricevere: &#8220;Malgrado le occasionali illusioni di onnipotenza, il narcisismo attende da altri la conferma della sua autostima. Non può vivere senza un pubblico di ammiratori&#8221;(Lasch). Tuttavia egli teme più di ogni altra cosa la dipendenza emotiva (perchè essa può rinnovare ad ogni momento la frustrazione del desiderio e il rischio dell&#8217;abbandono che tutta la sua costruzione vuole esorcizzare): quindi si difende dall&#8217;imprevedibilità della personalità altrui con una tendenza costante alla manipolazione e allo sfruttamento, tende a fuggire legami stabili, mentre è scarsamente disposto a riconoscere altro valore che il proprio, e quindi è irresistibilmente portato alla denigrazione.</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perle-ostriche-narcisi/comment-page-1/#comment-120491</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 09:06:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho dovuto leggere velocemente per cui commento velocemente stasera torno meglio - se trovo il tempo. Intanto:
1. Dio lo benedica per aver messo l&#039;accento sulla necessità di costruire delle strutture intermedie dopo la chiusura degli orridi manicomi. E sulla necessità di una cultura psicologica e psicoterapica che manca completamente in Italia.
2.Una riflessione che mi suscita l&#039;intervista. Io temp tristemente che la psicologia dei soggetti sia una variabile collegata all&#039;adattamento alla contemporaneità. E quindi col variare di una variano gli altri, e la costante di disagio rimane la medesima assumendo forme storiche diverse di volta in volta. Mo&#039; ci so le bulimiche, prima c&#039;erano le isteriche e via di seguito. Ora c&#039;è la falsa liberazione degli impulsi, un tempo gli impulsi erano presi a mazzate. Quindi non è che ora stiamo peggio - stiamo male nelle forme che sono del nostro tempo con i vassoi che ci porge la nostra cultura. Ma ricordiamoci che prima di vassoi ce ne erano altri.
3. E ci piluccavano assai le donne (sti tristoni del tempo presente, fateci caso - so sempre omini. Psicoanalisti eh, filosofi etc. Gente che amo e da cui imparo. Ma omini eh....)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dovuto leggere velocemente per cui commento velocemente stasera torno meglio &#8211; se trovo il tempo. Intanto:<br />
1. Dio lo benedica per aver messo l&#8217;accento sulla necessità di costruire delle strutture intermedie dopo la chiusura degli orridi manicomi. E sulla necessità di una cultura psicologica e psicoterapica che manca completamente in Italia.<br />
2.Una riflessione che mi suscita l&#8217;intervista. Io temp tristemente che la psicologia dei soggetti sia una variabile collegata all&#8217;adattamento alla contemporaneità. E quindi col variare di una variano gli altri, e la costante di disagio rimane la medesima assumendo forme storiche diverse di volta in volta. Mo&#8217; ci so le bulimiche, prima c&#8217;erano le isteriche e via di seguito. Ora c&#8217;è la falsa liberazione degli impulsi, un tempo gli impulsi erano presi a mazzate. Quindi non è che ora stiamo peggio &#8211; stiamo male nelle forme che sono del nostro tempo con i vassoi che ci porge la nostra cultura. Ma ricordiamoci che prima di vassoi ce ne erano altri.<br />
3. E ci piluccavano assai le donne (sti tristoni del tempo presente, fateci caso &#8211; so sempre omini. Psicoanalisti eh, filosofi etc. Gente che amo e da cui imparo. Ma omini eh&#8230;.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/perle-ostriche-narcisi/comment-page-1/#comment-120490</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 08:31:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in un libro dalla trama fragile ma ben scritto,&quot;la notte eterna del coniglio&quot; ad un certo punto la protagonista,annichilita da una situazione che pare senza via d&#039;uscita,ritrova un forte impulso di sopravvivenza quando per motivazioni che ora mi sfuggono si mette a vomitare,quasi come se con quel gesto fosse riuscita  liberare endorfine tese  a nutrire l&#039;istinto di autoconservazione.Ho pensato che la cosa potesse avere delle basi scientifiche,e che quindi il comportamento delle bulimiche ricalcasse per esempio quello dei cani che quando non stanno bene vanno a cercarsi l&#039;erba che sanno che potrebbe sollevarle quel peso ancestrale che è sempre stato ascritto alla categoria mal de vivre,o nel caso delle bulimiche  facesse riferimento a quello stratagemma usato se non sbaglio da molti insetti che in situazioni estreme si fingono morti,ma poi ho sperato di no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in un libro dalla trama fragile ma ben scritto,&#8221;la notte eterna del coniglio&#8221; ad un certo punto la protagonista,annichilita da una situazione che pare senza via d&#8217;uscita,ritrova un forte impulso di sopravvivenza quando per motivazioni che ora mi sfuggono si mette a vomitare,quasi come se con quel gesto fosse riuscita  liberare endorfine tese  a nutrire l&#8217;istinto di autoconservazione.Ho pensato che la cosa potesse avere delle basi scientifiche,e che quindi il comportamento delle bulimiche ricalcasse per esempio quello dei cani che quando non stanno bene vanno a cercarsi l&#8217;erba che sanno che potrebbe sollevarle quel peso ancestrale che è sempre stato ascritto alla categoria mal de vivre,o nel caso delle bulimiche  facesse riferimento a quello stratagemma usato se non sbaglio da molti insetti che in situazioni estreme si fingono morti,ma poi ho sperato di no</p>
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