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	Commenti a: PICCOLA POSTA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Ekerot		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 08:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per me esiste, ed è sempre esistita, un&#039;enorme differenza tra chi vede una bella donna e &lt;i&gt;pensa&lt;/i&gt; che abbia un bel sedere, e chi vede una bella donna e &lt;i&gt;commenta&lt;/i&gt; &quot;Boia che culo&quot; - magari facendo in modo da farsi sentire. Questo non significa che ad alcune ragazze\donne non possa anche far piacere quel commento, ci mancherebbe. Senza considerare però che il commento viene spesso fatto anche quando la donna non è così avvenente ed è espresso al negativo.
Per quanto mi riguarda, tali commenti hanno sempre dato fastidio anche negli androcei (vedi spogliatoi maschili). E quando li esternavo in prima persona, e magari lo faccio tuttora, avvertivo sempre la presenza di un discreto senso di colpa.
Tutte le volte che noi maschi trattiamo una donna al pari di una merce o di un corpo a disposizione, calpestiamo la sua dignità senza se e senza ma.
E non credo proprio che quelle ragazze in fotografia abbiano posato volentieri, spinte dal genuino desiderio di piacere agli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per me esiste, ed è sempre esistita, un&#8217;enorme differenza tra chi vede una bella donna e <i>pensa</i> che abbia un bel sedere, e chi vede una bella donna e <i>commenta</i> &#8220;Boia che culo&#8221; &#8211; magari facendo in modo da farsi sentire. Questo non significa che ad alcune ragazze\donne non possa anche far piacere quel commento, ci mancherebbe. Senza considerare però che il commento viene spesso fatto anche quando la donna non è così avvenente ed è espresso al negativo.<br />
Per quanto mi riguarda, tali commenti hanno sempre dato fastidio anche negli androcei (vedi spogliatoi maschili). E quando li esternavo in prima persona, e magari lo faccio tuttora, avvertivo sempre la presenza di un discreto senso di colpa.<br />
Tutte le volte che noi maschi trattiamo una donna al pari di una merce o di un corpo a disposizione, calpestiamo la sua dignità senza se e senza ma.<br />
E non credo proprio che quelle ragazze in fotografia abbiano posato volentieri, spinte dal genuino desiderio di piacere agli altri.</p>
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		Di: #...		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 01:18:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In molti spettacoli proviamo senso di squallore, però certe volte non mi pare giusto, mi sembra di pormi al di sopra degli altri. Nel caso specifico, vedendo delle donne che giocano la situazione non mi pare così squallida. Non è questo il punto comunque. Se penso agli scatti che spesso ritraggono le parti anatomiche delle sportive più che allo squallore penso alla violazione dell’intimità, ma cosa cambia tra uno scatto e uno sguardo persistente al mare, tanto sono sempre io che guardo, sia che ammiro beatamente o che sbavo laidamente ( e poi chi lo mette il confine, e fin dove è permesso guardare? ). Ad un certo punto la gente sarà pur libera di svestirsi senza che questo comporti l’oppressione dello sguardo altrui. Anche se qui siamo di fronte a una situazione messa in piedi per lo sguardo allupato, ci sarà o no la possibilità di una sensualità giocosa pubblica, e mediatica? La pornografia è tutta uguale? Noi abbiamo il diritto di considerare squallida una scena in cui ci sono persone che magari in quel momento stanno bene con loro stesse? Io posso capire le persone religiose che vedono la manifestazione del peccato, ma possiamo ogni volta stabilire cosa è bello e cosa è squallido, sempre noi? Non è lo sguardo maschile o maschilista della telecamera, è il contenuto, che a volte è sensuale, anche negli stacchetti di striscia e spesso è squallido, perché vìola l’intimità e la volontà della protagonista, che si sta mostrando, ma che viene estromessa dal gioco. A me dispiace che in pubblico, con gli amici o in genere, ogni donna viene squadrata e commentata, guarda che culo, che tette che bocca, oppure guarda che cesso, e peggio ancora. Però il corpo lo guardo anch’io, e a volte mi piace, e penso che non sia proprio giusto soffermarmi troppo, anche se è assurdo. Non mi sento a mio agio se faccio dei pensieri che includono il sesso su donne che non conosco e di cui non posso sapere se li gradirebbero. Sapere poi di milioni di uomini che comprano il sesso, è di una mortificazione tremenda. Per quanto, una situazione del genere non mi è mai capitata. Comunque qualsiasi immaginario verrebbe sfruttato commercialmente. È difficile immaginare un’altra via e non capisco bene a cosa aspiriamo. Oggi una donna può essere libera e felice ( per quel che possiamo sapere ) di usare il suo corpo per la felicità di un uomo, sia che si tratti di prostituzione volontaria, di pornografia o di un altro genere di esposizione, dalla tv al cinema etc. Io non sono del tutto sicuro che sia un ostacolo per la parità di genere. Ma se dobbiamo riflettere su di noi, e intendo su noi maschi, ammesso che sia possibile e che abbia senso, da cosa e da quando partiamo? E quand’è che cominciamo a legare in maniera causale la nostra crescita con gli effetti sulla società? Desiderare le ragazze, desiderare di spiarle e di toccarle a un certo punto passa dalla crescita accettabile di un ragazzo e diventa sfruttamento commerciale? Sto facendo domande un po’ a caso ( e un po’ a cazzo ). insomma, nel link alle sportive in lingerie io non vedo niente di emblematico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molti spettacoli proviamo senso di squallore, però certe volte non mi pare giusto, mi sembra di pormi al di sopra degli altri. Nel caso specifico, vedendo delle donne che giocano la situazione non mi pare così squallida. Non è questo il punto comunque. Se penso agli scatti che spesso ritraggono le parti anatomiche delle sportive più che allo squallore penso alla violazione dell’intimità, ma cosa cambia tra uno scatto e uno sguardo persistente al mare, tanto sono sempre io che guardo, sia che ammiro beatamente o che sbavo laidamente ( e poi chi lo mette il confine, e fin dove è permesso guardare? ). Ad un certo punto la gente sarà pur libera di svestirsi senza che questo comporti l’oppressione dello sguardo altrui. Anche se qui siamo di fronte a una situazione messa in piedi per lo sguardo allupato, ci sarà o no la possibilità di una sensualità giocosa pubblica, e mediatica? La pornografia è tutta uguale? Noi abbiamo il diritto di considerare squallida una scena in cui ci sono persone che magari in quel momento stanno bene con loro stesse? Io posso capire le persone religiose che vedono la manifestazione del peccato, ma possiamo ogni volta stabilire cosa è bello e cosa è squallido, sempre noi? Non è lo sguardo maschile o maschilista della telecamera, è il contenuto, che a volte è sensuale, anche negli stacchetti di striscia e spesso è squallido, perché vìola l’intimità e la volontà della protagonista, che si sta mostrando, ma che viene estromessa dal gioco. A me dispiace che in pubblico, con gli amici o in genere, ogni donna viene squadrata e commentata, guarda che culo, che tette che bocca, oppure guarda che cesso, e peggio ancora. Però il corpo lo guardo anch’io, e a volte mi piace, e penso che non sia proprio giusto soffermarmi troppo, anche se è assurdo. Non mi sento a mio agio se faccio dei pensieri che includono il sesso su donne che non conosco e di cui non posso sapere se li gradirebbero. Sapere poi di milioni di uomini che comprano il sesso, è di una mortificazione tremenda. Per quanto, una situazione del genere non mi è mai capitata. Comunque qualsiasi immaginario verrebbe sfruttato commercialmente. È difficile immaginare un’altra via e non capisco bene a cosa aspiriamo. Oggi una donna può essere libera e felice ( per quel che possiamo sapere ) di usare il suo corpo per la felicità di un uomo, sia che si tratti di prostituzione volontaria, di pornografia o di un altro genere di esposizione, dalla tv al cinema etc. Io non sono del tutto sicuro che sia un ostacolo per la parità di genere. Ma se dobbiamo riflettere su di noi, e intendo su noi maschi, ammesso che sia possibile e che abbia senso, da cosa e da quando partiamo? E quand’è che cominciamo a legare in maniera causale la nostra crescita con gli effetti sulla società? Desiderare le ragazze, desiderare di spiarle e di toccarle a un certo punto passa dalla crescita accettabile di un ragazzo e diventa sfruttamento commerciale? Sto facendo domande un po’ a caso ( e un po’ a cazzo ). insomma, nel link alle sportive in lingerie io non vedo niente di emblematico.</p>
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		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127247</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 20:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Immonde&quot; non sono certo le ragazze in posa davanti all&#039;obbiettivo. E&#039; lo spettacolo in sé, ad essere squallido. Non vi è forse calata una profonda tristezza vedendo quegli scatti, e leggendo i commenti trovati in rete (tutti firmati da maschi)?
E di fatto queste performance pseudo-sportive non sono altro che una grande baracconata similpornografica. Dove, non a caso, le atlete non sono (tranne una percentuale bassissima) sportive, bensì della ragazze con certi requisiti.
Dice Loredana: bisogna ripartire anche a lavorare dall&#039;immaginario maschile. Certo. E&#039; una battaglia tosta quanto quella che attende le donne. Forse di più, visto che questi stereotipi sono stati inculcati dal &quot;genere dominante&quot; (per ragioni culturali, ovviamente) verso il &quot;genere dominante&quot;, e che trova quindi una sorta di legittimazione quasi spontanea.
Diceva Troisi in &quot;Ricomincio da tre&quot;, cercando di spiegare le proprie difficoltà ad una fidanzata molto più emancipata di lui, che era in crisi palese a scrollarsi di dosso questi stereotipi (l&#039;onore, il maschio, e via dicendo). Perché sotto il re è nudo. Sono passati 30 anni, ma per molti versi siamo ancora lì (ad essere ottimisti).
Ritornando alle fotografie. Anche io non riesco a non vederci una pura mercificazione del corpo femminile in uno show chiamato &quot;Lingerie Football League&quot;. Non c&#039;è alcunché di sportivo in un evento simile, anzi è un insulto allo sport - soprattutto al rugby. Chi c&#039;è dietro? Una regia femminile? Assolutamente no. E&#039; sempre infima pornografia. Anche le giocatrici di pallavolo non vestono certo la cotta di maglia completa. Non c&#039;è bisogno di sottolineare le differenze. Voglio invece trovare la somiglianza, che ci riporta al discorso di Loredana. Lo sguardo maschilista e maschile della telecamera che indugia sui fondoschiena delle finte rugbiste e delle pallavoliste è generato dalla medesima società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Immonde&#8221; non sono certo le ragazze in posa davanti all&#8217;obbiettivo. E&#8217; lo spettacolo in sé, ad essere squallido. Non vi è forse calata una profonda tristezza vedendo quegli scatti, e leggendo i commenti trovati in rete (tutti firmati da maschi)?<br />
E di fatto queste performance pseudo-sportive non sono altro che una grande baracconata similpornografica. Dove, non a caso, le atlete non sono (tranne una percentuale bassissima) sportive, bensì della ragazze con certi requisiti.<br />
Dice Loredana: bisogna ripartire anche a lavorare dall&#8217;immaginario maschile. Certo. E&#8217; una battaglia tosta quanto quella che attende le donne. Forse di più, visto che questi stereotipi sono stati inculcati dal &#8220;genere dominante&#8221; (per ragioni culturali, ovviamente) verso il &#8220;genere dominante&#8221;, e che trova quindi una sorta di legittimazione quasi spontanea.<br />
Diceva Troisi in &#8220;Ricomincio da tre&#8221;, cercando di spiegare le proprie difficoltà ad una fidanzata molto più emancipata di lui, che era in crisi palese a scrollarsi di dosso questi stereotipi (l&#8217;onore, il maschio, e via dicendo). Perché sotto il re è nudo. Sono passati 30 anni, ma per molti versi siamo ancora lì (ad essere ottimisti).<br />
Ritornando alle fotografie. Anche io non riesco a non vederci una pura mercificazione del corpo femminile in uno show chiamato &#8220;Lingerie Football League&#8221;. Non c&#8217;è alcunché di sportivo in un evento simile, anzi è un insulto allo sport &#8211; soprattutto al rugby. Chi c&#8217;è dietro? Una regia femminile? Assolutamente no. E&#8217; sempre infima pornografia. Anche le giocatrici di pallavolo non vestono certo la cotta di maglia completa. Non c&#8217;è bisogno di sottolineare le differenze. Voglio invece trovare la somiglianza, che ci riporta al discorso di Loredana. Lo sguardo maschilista e maschile della telecamera che indugia sui fondoschiena delle finte rugbiste e delle pallavoliste è generato dalla medesima società.</p>
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		<title>
		Di: Aloysius		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127246</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aloysius]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 13:58:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Paola Di Giulio: D&#039;accordissimo, sulla Munro: la parola &quot;cattive&quot; è forse sbagliata - le sue donne non sono semplicemente &quot;cattive&quot;, ma fragili e vere, e sempre umane (penso per esempio a &quot;Le bambine restano&quot;, al senso di colpa di &quot;Pau Pau&quot;...).
E cito anch&#039;io Tolstoj, già che ci sono (su Natasa, p 527 dell&#039;edizione Einaudi di Guerra e pace, poco prima del ballo): &quot;Pensava che nessuno mai avrebbe potuto capire tutto quel capiva lei e quel che era in lei.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Paola Di Giulio: D&#8217;accordissimo, sulla Munro: la parola &#8220;cattive&#8221; è forse sbagliata &#8211; le sue donne non sono semplicemente &#8220;cattive&#8221;, ma fragili e vere, e sempre umane (penso per esempio a &#8220;Le bambine restano&#8221;, al senso di colpa di &#8220;Pau Pau&#8221;&#8230;).<br />
E cito anch&#8217;io Tolstoj, già che ci sono (su Natasa, p 527 dell&#8217;edizione Einaudi di Guerra e pace, poco prima del ballo): &#8220;Pensava che nessuno mai avrebbe potuto capire tutto quel capiva lei e quel che era in lei.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: #...		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127245</link>

		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 13:09:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“per settant’anni la mia opinione sulle donne non ha fatto che peggiorare, e peggiora ancora. La questione femminile! Certo che c’è una questione femminile! Solo che non riguarda come le donne debbano prendere il controllo della vita, ma come possono smettere di rovinarla”
Tolstoj il misogino
“lo scopo della vita non dovrebbe essere trovare la gioia nel matrimonio, bensì portare più amore e verità nel mondo. Ci sposiamo per aiutarci reciprocamente in questo compito”
Tolstoj il femminista
“provo una grande tenerezza per lei ( la figlia Maša ). Solo per lei. Lei compensa gli altri, potrei dire.
Ancora Tolstoj
Così comincia Latte Nero di Elif Shafak]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“per settant’anni la mia opinione sulle donne non ha fatto che peggiorare, e peggiora ancora. La questione femminile! Certo che c’è una questione femminile! Solo che non riguarda come le donne debbano prendere il controllo della vita, ma come possono smettere di rovinarla”<br />
Tolstoj il misogino<br />
“lo scopo della vita non dovrebbe essere trovare la gioia nel matrimonio, bensì portare più amore e verità nel mondo. Ci sposiamo per aiutarci reciprocamente in questo compito”<br />
Tolstoj il femminista<br />
“provo una grande tenerezza per lei ( la figlia Maša ). Solo per lei. Lei compensa gli altri, potrei dire.<br />
Ancora Tolstoj<br />
Così comincia Latte Nero di Elif Shafak</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127244</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 12:56:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alice Munro, che mi piace moltissimo, non narra di donne cattive, come poi nota Edoardo, ma donne vere, realisticamente alle prese con problemi anche, ma non solo, legati al genere. Mi viene in mente Tolstoj che diceva: &quot;Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo&quot;.
Non mi parlate del lavoro di cura e dell&#039;abnegazione femminile: una occupazione che chiunque sarebbe in grado di fare bene se abituato a farlo. Penso piuttosto che il lavoro di cura possa generare in chi lo fa (chiunque) una sensibilità che altri non sviluppano. Certo, secoli di assoggettamento possono aver creato una risposta adeguata nelle donne, primo fra tutti l&#039;essere &#039;resourceful&#039;, ma non credo sia questione di dna, ecco. E&#039; questione di tempo trascorso.
In Italia la situazione è arretrata: sulle donne pesano dei compiti immani e ingiusti per inerzia e convenienza. Dal familismo amorale al multitasking il passo è stato breve. Scusate, ma non riesco ad accettare una disparità che è legata essenzialmente a delle situazioni che altrove hanno già da anni un trattamento e una soluzione diversa che ha reso questi problemi grandemente più sopportabili. E&#039; un&#039;opinione, ma anche la sacrosanta riflessione sugli stereotipi maschili sarebbe molto aiutata da un sistema in grado di riequilibrare la disparità reale nel lavoro, nella vita sociale, nella comuntà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alice Munro, che mi piace moltissimo, non narra di donne cattive, come poi nota Edoardo, ma donne vere, realisticamente alle prese con problemi anche, ma non solo, legati al genere. Mi viene in mente Tolstoj che diceva: &#8220;Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo&#8221;.<br />
Non mi parlate del lavoro di cura e dell&#8217;abnegazione femminile: una occupazione che chiunque sarebbe in grado di fare bene se abituato a farlo. Penso piuttosto che il lavoro di cura possa generare in chi lo fa (chiunque) una sensibilità che altri non sviluppano. Certo, secoli di assoggettamento possono aver creato una risposta adeguata nelle donne, primo fra tutti l&#8217;essere &#8216;resourceful&#8217;, ma non credo sia questione di dna, ecco. E&#8217; questione di tempo trascorso.<br />
In Italia la situazione è arretrata: sulle donne pesano dei compiti immani e ingiusti per inerzia e convenienza. Dal familismo amorale al multitasking il passo è stato breve. Scusate, ma non riesco ad accettare una disparità che è legata essenzialmente a delle situazioni che altrove hanno già da anni un trattamento e una soluzione diversa che ha reso questi problemi grandemente più sopportabili. E&#8217; un&#8217;opinione, ma anche la sacrosanta riflessione sugli stereotipi maschili sarebbe molto aiutata da un sistema in grado di riequilibrare la disparità reale nel lavoro, nella vita sociale, nella comuntà.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: #...		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127243</link>

		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:58:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Luciano
ci mancherebbe :-) io ti ho risposto, ma non è che sono un esperto di biologia. solo che è curioso che si parte dalla premessa &quot;le donne nel dna hanno...&quot; senza discuterne, poi si osserva che &quot;ma &#039;ste ministre so donne però il dna se lo so&#039; scordato?&quot;, e infine si conclude &quot;cattivo dna e cattivo chi ne parla&quot;. La Ozick sposta la questione da un termine all&#039;altro, ma la questione non cambia. ad essere volgare e violento è lo sguardo non i termini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Luciano<br />
ci mancherebbe 🙂 io ti ho risposto, ma non è che sono un esperto di biologia. solo che è curioso che si parte dalla premessa &#8220;le donne nel dna hanno&#8230;&#8221; senza discuterne, poi si osserva che &#8220;ma &#8216;ste ministre so donne però il dna se lo so&#8217; scordato?&#8221;, e infine si conclude &#8220;cattivo dna e cattivo chi ne parla&#8221;. La Ozick sposta la questione da un termine all&#8217;altro, ma la questione non cambia. ad essere volgare e violento è lo sguardo non i termini.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luciano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127242</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:43:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@antonellaf: grazie per il link che purtroppo conferma l&#039;idea che ho di certo femminismo.
Riguardo gli altri commenti ringrazio tutti e li hotrovati molto istruttivi.
Riguardo il &quot;dna&quot; (che viene usato da me nel tono colloquiale) e il &quot;biologico&quot; usato dalla Ozick (forse utilizzato come sintesi provocatoria), mi scuso non volevo intendere la biologia come giustamente avete fatto notare. Ma giuro che non posterò un commento in modo veloce così come starò attento a &quot;chiacchierare&quot; su questi argomenti. Sarà pure un&#039;auto-censura ma di fatto mi sono sentito inibito nel leggere i commenti poi. Volevo commentare, non scrivere un editoriale. Vabbè, farò più attenzione nell&#039;esprimere idee.
Comunque in genere seguo il dibattito femminista. Se così si può dire. Se a qualcuno risulta utile qualche riferimento, diciamo che mi piacciono molto le idee di Anna Bravo, Lea Melandri, la Tatafiore che forse sono anche i nomi più conosciuti. Però voglio anche ammettere una certa stanchezza per un certo modo militante che riduce la complessità femminile o maschile a pochi elementi edificanti nel primo (in quel senso intendevo sul ruolo di &quot;cura&quot;) e molto critici (per essere gentili e non calcare la mano). Può anche darsi che sia un riflesso per difendersi da un mondo maschile che le prevarica o che so io. La mia idea rimane quella della Ozick.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@antonellaf: grazie per il link che purtroppo conferma l&#8217;idea che ho di certo femminismo.<br />
Riguardo gli altri commenti ringrazio tutti e li hotrovati molto istruttivi.<br />
Riguardo il &#8220;dna&#8221; (che viene usato da me nel tono colloquiale) e il &#8220;biologico&#8221; usato dalla Ozick (forse utilizzato come sintesi provocatoria), mi scuso non volevo intendere la biologia come giustamente avete fatto notare. Ma giuro che non posterò un commento in modo veloce così come starò attento a &#8220;chiacchierare&#8221; su questi argomenti. Sarà pure un&#8217;auto-censura ma di fatto mi sono sentito inibito nel leggere i commenti poi. Volevo commentare, non scrivere un editoriale. Vabbè, farò più attenzione nell&#8217;esprimere idee.<br />
Comunque in genere seguo il dibattito femminista. Se così si può dire. Se a qualcuno risulta utile qualche riferimento, diciamo che mi piacciono molto le idee di Anna Bravo, Lea Melandri, la Tatafiore che forse sono anche i nomi più conosciuti. Però voglio anche ammettere una certa stanchezza per un certo modo militante che riduce la complessità femminile o maschile a pochi elementi edificanti nel primo (in quel senso intendevo sul ruolo di &#8220;cura&#8221;) e molto critici (per essere gentili e non calcare la mano). Può anche darsi che sia un riflesso per difendersi da un mondo maschile che le prevarica o che so io. La mia idea rimane quella della Ozick.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127241</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:26:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e un romanzo, scritto da una donna, che ho letto di recente con personaggi indimenticabili è certamente L&#039;aiuto di Kathryn Stockett. Ora mi taccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e un romanzo, scritto da una donna, che ho letto di recente con personaggi indimenticabili è certamente L&#8217;aiuto di Kathryn Stockett. Ora mi taccio</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccola-posta/comment-page-1/#comment-127240</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:23:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono d&#039;accordo con la risposta di #..a Lorenzo
Riguardo alla letteratura: se penso ad uno scrittore uomo vivente capace di descrivere e caratterizzare una varietà di personaggi sia maschili sia femminili, positivi o negativi ma sempre convincenti, credibili, &quot;veri&quot; è certamente Stephen King (sto leggendo It in questi giorni e sono in estasi)
Un altro, molto diverso da King però, è Abraham B. Yehoshua. Ma certamente non sono i soli. Alla fine l&#039;importante è che la narrazione e i suoi personaggi, qualunque sia il loro carattere e temperamento, siano sempre coinvolgenti, credibili e &quot;veri&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo con la risposta di #..a Lorenzo<br />
Riguardo alla letteratura: se penso ad uno scrittore uomo vivente capace di descrivere e caratterizzare una varietà di personaggi sia maschili sia femminili, positivi o negativi ma sempre convincenti, credibili, &#8220;veri&#8221; è certamente Stephen King (sto leggendo It in questi giorni e sono in estasi)<br />
Un altro, molto diverso da King però, è Abraham B. Yehoshua. Ma certamente non sono i soli. Alla fine l&#8217;importante è che la narrazione e i suoi personaggi, qualunque sia il loro carattere e temperamento, siano sempre coinvolgenti, credibili e &#8220;veri&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
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