<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: PICCOLI MAESTRI E IL TERREMOTO	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/piccoli-maestri-e-il-terremoto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/piccoli-maestri-e-il-terremoto/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Sep 2016 10:45:14 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Luigi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/piccoli-maestri-e-il-terremoto/comment-page-1/#comment-140559</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 10:45:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=7214#comment-140559</guid>

					<description><![CDATA[Provengo da un piccolo paese delle Puglie: arroccato su due colline, il grosso sulla collina detta di santo Tommaso; poche case sulla collina del santo Rocco. A guardarlo dal basso aveva l’aspetto di un originale presepe, infatti suggeriva una festa di nascita… una festa di vita. Arrocco di tetti rossicci e grigi scivola dolce sui cubi bianchi di basse costruzioni senza disarmonie di alti condomini.
In discesa, i tetti A partire da una cima appuntita La torre del castello!... Merlata! Pretenziosa, vista da lontano, ma una volta raggiunto il castello, partendo dalla “chiazza” per scale lunghe acciottolate e animate da asini e cavalli senza carrozze, e popolate di gatti con libero accesso ai sottani attraverso i gattaruli… una volta raggiunto, castello si rivelava piuttosto misera abitazione, ma con pretesa di merli!
Quando sollevavi lo sguardo dai vicoli e dalle scale lunghe, vedevi in alto, oltre i tetti, un cielo diviso in strisce labirintiche, erano fogli d’indaco sui quali scrivevano misteriosi geroglifici, i rondoni viranti in nero stridente alle loro dimore in fila sotto tegole e balconi.
Per base l’arrocco dei cubi aveva la vianova sterrata e alberata. E al passare della rarissima automobile o del dolce favonio, il paese appariva come levitante su miriadi di minuscoli pianetini di polvere… luminosi pianetini solari.
Divengono rosa, al mattino, i cubi delle case verso oriente, e lanciano dai vetri lampi di fiamma!… Abbagliante di bianco è poi il giorno!… A sera l’ombre salgono dal basso e la cima della collina è d’oro!
Ma cosa mai è successo che questo paese è scomparso da così com’era?
Uno tsunami?… La bomba di Hiroshima?… No!
Un terremoto
Sì, un terremoto, ma non di quelli che sbriciolano le case lasciando del paese solo un ricordo in macerie e sassi… un terremoto di lieve scossa. Nessun danno grave, forse solo qualche piccola insignificante crepa qua e là, ma sufficiente a far inserire il paese nell’area terremotata dell’Irpinia.
Arrivarono soldi a palate; perizie a valanga; si tirarono su alla bene e meglio orrendi condomini a coprire ogni spazio verde e alberato alla base delle colline; e via l’acciottolato e le lunghe scale a lasciar posto all’asfalto per far circolare la auto; disabitate e lasciate al degrado tutte le antiche dimore della “cittadella”.
La ricostruzione ha distrutto questo incanto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provengo da un piccolo paese delle Puglie: arroccato su due colline, il grosso sulla collina detta di santo Tommaso; poche case sulla collina del santo Rocco. A guardarlo dal basso aveva l’aspetto di un originale presepe, infatti suggeriva una festa di nascita… una festa di vita. Arrocco di tetti rossicci e grigi scivola dolce sui cubi bianchi di basse costruzioni senza disarmonie di alti condomini.<br />
In discesa, i tetti A partire da una cima appuntita La torre del castello!&#8230; Merlata! Pretenziosa, vista da lontano, ma una volta raggiunto il castello, partendo dalla “chiazza” per scale lunghe acciottolate e animate da asini e cavalli senza carrozze, e popolate di gatti con libero accesso ai sottani attraverso i gattaruli… una volta raggiunto, castello si rivelava piuttosto misera abitazione, ma con pretesa di merli!<br />
Quando sollevavi lo sguardo dai vicoli e dalle scale lunghe, vedevi in alto, oltre i tetti, un cielo diviso in strisce labirintiche, erano fogli d’indaco sui quali scrivevano misteriosi geroglifici, i rondoni viranti in nero stridente alle loro dimore in fila sotto tegole e balconi.<br />
Per base l’arrocco dei cubi aveva la vianova sterrata e alberata. E al passare della rarissima automobile o del dolce favonio, il paese appariva come levitante su miriadi di minuscoli pianetini di polvere… luminosi pianetini solari.<br />
Divengono rosa, al mattino, i cubi delle case verso oriente, e lanciano dai vetri lampi di fiamma!… Abbagliante di bianco è poi il giorno!… A sera l’ombre salgono dal basso e la cima della collina è d’oro!<br />
Ma cosa mai è successo che questo paese è scomparso da così com’era?<br />
Uno tsunami?… La bomba di Hiroshima?… No!<br />
Un terremoto<br />
Sì, un terremoto, ma non di quelli che sbriciolano le case lasciando del paese solo un ricordo in macerie e sassi… un terremoto di lieve scossa. Nessun danno grave, forse solo qualche piccola insignificante crepa qua e là, ma sufficiente a far inserire il paese nell’area terremotata dell’Irpinia.<br />
Arrivarono soldi a palate; perizie a valanga; si tirarono su alla bene e meglio orrendi condomini a coprire ogni spazio verde e alberato alla base delle colline; e via l’acciottolato e le lunghe scale a lasciar posto all’asfalto per far circolare la auto; disabitate e lasciate al degrado tutte le antiche dimore della “cittadella”.<br />
La ricostruzione ha distrutto questo incanto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
