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	Commenti a: POST SCHEGGIATO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: valeria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 00:09:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, ho letto e scritto di fretta anch&#039;io. Volevo anche - in tutto ciò - ringraziare Paolo Fabbri per il link al suo sito per gli approfondimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, ho letto e scritto di fretta anch&#8217;io. Volevo anche &#8211; in tutto ciò &#8211; ringraziare Paolo Fabbri per il link al suo sito per gli approfondimenti.</p>
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		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103422</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 23:59:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siccome mi sembra che su questo thread sono stati i miei post quelli più agitati, vorrei precisare, per quel che mi riguarda, che la de-massificazione mi sta benissimo: non credo allo spettatore passivo che assorbe il Male come una spugna sintetica. Allo stesso modo non credo allo spettatore che assorbe il Bene, o bene che sia, con altrettanta facilità: forse un pizzico di argomentazione in più potrebbe essere di aiuto.
Per essere ancora più precisa: la mia presa di distanza era rispetto alla confezione dell&#039;articolo che è andata a scapito, secondo me,  della correttezza e giustezza delle informazioni, che concordo pienamente essere più rilevanti e difendibili di qualsiasi  maiuscola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siccome mi sembra che su questo thread sono stati i miei post quelli più agitati, vorrei precisare, per quel che mi riguarda, che la de-massificazione mi sta benissimo: non credo allo spettatore passivo che assorbe il Male come una spugna sintetica. Allo stesso modo non credo allo spettatore che assorbe il Bene, o bene che sia, con altrettanta facilità: forse un pizzico di argomentazione in più potrebbe essere di aiuto.<br />
Per essere ancora più precisa: la mia presa di distanza era rispetto alla confezione dell&#8217;articolo che è andata a scapito, secondo me,  della correttezza e giustezza delle informazioni, che concordo pienamente essere più rilevanti e difendibili di qualsiasi  maiuscola.</p>
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		Di: paolo fabbri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo fabbri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 19:11:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[c&#039;è una svista, da fretta
Non penso di essere il solo per cui  la correttezza e la giustezza delle informazione sono più rilevanti e difendibili della maiuscola Verità.
ciao. paolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>c&#8217;è una svista, da fretta<br />
Non penso di essere il solo per cui  la correttezza e la giustezza delle informazione sono più rilevanti e difendibili della maiuscola Verità.<br />
ciao. paolo</p>
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		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103420</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 18:57:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Paolo, ti linko subito. Benvenuto qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo, ti linko subito. Benvenuto qui.</p>
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		<title>
		Di: paolo fabbri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103419</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo fabbri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 18:51:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[uff!  l&#039;intervista &quot;a caldo&quot; è un genere codificato: risposte rapide  e prese di posizione. Per chi vuol approfondire ho un sito www.paolofabbri.it.
   Volevo e voglio osservare che il coretto politicamente corretto sui media (tutti?) che fanno  (sempre?) il male, usa almeno la minuscola. Il papa invece mette la maiuscola al Male: da allora il problema diventa  teologico e su questo lui ha l&#039;infallibilità. Io però sono stato tentato dalla metafisica - e dalla teologia, branca affascinante della letteratura fantastica - ma salvato dalla felicità. Sono un semiologo europeista, anche per i segni confessionali ed un ecologista, per la difesa della natura e non del Creato,
    Quindi mi limito fallibilmente a dire che lo studio dei media ha detto molto di più delle banalità &quot;info-etiche&quot; del messaggio papale del 4 maggio 2008 (42 giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Non credo che i media  &quot;debbano promuovere il rispetto per la famiglia,(...) nel metterne in evidenza la bellezza&quot;. E neppure che la &quot;Verità - la vocazione più alta della comunicazione sociale - che ci rende liberi è il Cristo&quot;. Non penso di essere il solo  per cui che la correttezza e la giustezza delle informazione sono più rilevante e difendibile della maiuscola Verità. Su questo, c&#039;è un gran bel tacere.
Quanto alla ricerca sulla comunicazione, ripeto: nei media -anche nei blog - c&#039;è di tutto, il disgusto e la critica del disgusto, la croce (sic!) e la delizia. Dal moralismo dei situazionisti è ormai trascorso mezzo secolo! Mai sentito parlare di de-massificazione? La fola dello spettatore passivo che assorbe il Male come una spugna sintetica è soporifica, ma  il sonno - a quanto vedo da alcune risposte - resta agitato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>uff!  l&#8217;intervista &#8220;a caldo&#8221; è un genere codificato: risposte rapide  e prese di posizione. Per chi vuol approfondire ho un sito <a href="http://www.paolofabbri.it" rel="nofollow ugc">http://www.paolofabbri.it</a>.<br />
   Volevo e voglio osservare che il coretto politicamente corretto sui media (tutti?) che fanno  (sempre?) il male, usa almeno la minuscola. Il papa invece mette la maiuscola al Male: da allora il problema diventa  teologico e su questo lui ha l&#8217;infallibilità. Io però sono stato tentato dalla metafisica &#8211; e dalla teologia, branca affascinante della letteratura fantastica &#8211; ma salvato dalla felicità. Sono un semiologo europeista, anche per i segni confessionali ed un ecologista, per la difesa della natura e non del Creato,<br />
    Quindi mi limito fallibilmente a dire che lo studio dei media ha detto molto di più delle banalità &#8220;info-etiche&#8221; del messaggio papale del 4 maggio 2008 (42 giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Non credo che i media  &#8220;debbano promuovere il rispetto per la famiglia,(&#8230;) nel metterne in evidenza la bellezza&#8221;. E neppure che la &#8220;Verità &#8211; la vocazione più alta della comunicazione sociale &#8211; che ci rende liberi è il Cristo&#8221;. Non penso di essere il solo  per cui che la correttezza e la giustezza delle informazione sono più rilevante e difendibile della maiuscola Verità. Su questo, c&#8217;è un gran bel tacere.<br />
Quanto alla ricerca sulla comunicazione, ripeto: nei media -anche nei blog &#8211; c&#8217;è di tutto, il disgusto e la critica del disgusto, la croce (sic!) e la delizia. Dal moralismo dei situazionisti è ormai trascorso mezzo secolo! Mai sentito parlare di de-massificazione? La fola dello spettatore passivo che assorbe il Male come una spugna sintetica è soporifica, ma  il sonno &#8211; a quanto vedo da alcune risposte &#8211; resta agitato.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103418</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 22:57:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Loredana, io non ho detto: lo farei meglio. Non sono una giornalista. Sono una lettrice e pertanto: lo vorrei leggere, e dunque capire, meglio. Non c&#039;è niente da cui prescindo, tanto che  penso che non basti essere &#039;una voce fuori&#039; dal coro&#039;    per prescindere da tutto il resto. E questo resto, per me lettrice, è  una informazione corretta e chiara, soprattutto quando viene da una voce fuori del coro che dovrebbe essere il più possibile comprensibile a tutti, anche a quelli che non sono del mestiere e che non hanno una laurea in filosofia. A meno che i lettori della Repubblica non siano tutti dei dottorandi in comunicazione, cosa che potrebbe pure essere, e allora il problema non si pone: quell&#039;rticoletto è un rimando veloce a cose che tutti sanno, di cui tutti parlano, che tutti capiscono al volo. Io no, cosa per cui immagino mi riesce difficile continuare a leggere Repubblica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Loredana, io non ho detto: lo farei meglio. Non sono una giornalista. Sono una lettrice e pertanto: lo vorrei leggere, e dunque capire, meglio. Non c&#8217;è niente da cui prescindo, tanto che  penso che non basti essere &#8216;una voce fuori&#8217; dal coro&#8217;    per prescindere da tutto il resto. E questo resto, per me lettrice, è  una informazione corretta e chiara, soprattutto quando viene da una voce fuori del coro che dovrebbe essere il più possibile comprensibile a tutti, anche a quelli che non sono del mestiere e che non hanno una laurea in filosofia. A meno che i lettori della Repubblica non siano tutti dei dottorandi in comunicazione, cosa che potrebbe pure essere, e allora il problema non si pone: quell&#8217;rticoletto è un rimando veloce a cose che tutti sanno, di cui tutti parlano, che tutti capiscono al volo. Io no, cosa per cui immagino mi riesce difficile continuare a leggere Repubblica.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103417</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 20:50:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non concordo, Valeria.  Detesto, perdonami, i giudizi &quot;a prescindere&quot;, che non tengono conto del come vengono scritti gli articoli, degli spazi che ci sono a disposizione e di miliardi di altri fattori. Possibile che tutti siano portatori dell&#039;&quot;io lo farei meglio&quot;? E caspita! A me sembra importantissimo che ci sia stata una voce fuori dal coro, che dice cose diverse da quelle canoniche sia pure in un numero di righe limitato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non concordo, Valeria.  Detesto, perdonami, i giudizi &#8220;a prescindere&#8221;, che non tengono conto del come vengono scritti gli articoli, degli spazi che ci sono a disposizione e di miliardi di altri fattori. Possibile che tutti siano portatori dell'&#8221;io lo farei meglio&#8221;? E caspita! A me sembra importantissimo che ci sia stata una voce fuori dal coro, che dice cose diverse da quelle canoniche sia pure in un numero di righe limitato.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103416</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 19:42:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo girolamo, ma quello che dici io l&#039;ho dato per scontato e, stavolta, l&#039;ho pure detto.
Fabbri può essere l&#039;uomo più democratico del mondo e il papa il più oscurantista, è che i media hanno utilizzato tutti e due allo stesso modo.
Il fatto poi che &#039;uno&#039; &#039;può&#039; andare a leggersi i testi di Aristotele o di Levinas, se &#039;vuole&#039;, è incontestabilmente vero, andiamo a verificare però i concetti di: &lt;i&gt;uno&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;potere&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;volere&lt;/i&gt;.
Per quanto io  abbia un orientamento decisamente illuminista, trovo il tuo atteggiamento razionalista un po&#039; troppo ottimista.
E comunque, per me, il torto di Fabbri non è che &#039;ha detto&#039;, ma che &#039;ha lasciato dire&#039; male e in modo sciatto. Sarebbe stato molto meglio glossare l&#039;articolo del papa, da parte della giornalista, con una nota a margine di rimandi bibliografici, dicendo magari che quello letture gliele aveva consigliate &#039;il semiologo Fabbri&#039;: non aveva tempo di rilasciarmi un&#039;intervista e se l&#039;è cavata con questi rimandi.
In fondo è quello che il semiologo Fabbri ha fatto e andava detto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo girolamo, ma quello che dici io l&#8217;ho dato per scontato e, stavolta, l&#8217;ho pure detto.<br />
Fabbri può essere l&#8217;uomo più democratico del mondo e il papa il più oscurantista, è che i media hanno utilizzato tutti e due allo stesso modo.<br />
Il fatto poi che &#8216;uno&#8217; &#8216;può&#8217; andare a leggersi i testi di Aristotele o di Levinas, se &#8216;vuole&#8217;, è incontestabilmente vero, andiamo a verificare però i concetti di: <i>uno</i>, <i>potere</i> e <i>volere</i>.<br />
Per quanto io  abbia un orientamento decisamente illuminista, trovo il tuo atteggiamento razionalista un po&#8217; troppo ottimista.<br />
E comunque, per me, il torto di Fabbri non è che &#8216;ha detto&#8217;, ma che &#8216;ha lasciato dire&#8217; male e in modo sciatto. Sarebbe stato molto meglio glossare l&#8217;articolo del papa, da parte della giornalista, con una nota a margine di rimandi bibliografici, dicendo magari che quello letture gliele aveva consigliate &#8216;il semiologo Fabbri&#8217;: non aveva tempo di rilasciarmi un&#8217;intervista e se l&#8217;è cavata con questi rimandi.<br />
In fondo è quello che il semiologo Fabbri ha fatto e andava detto.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103415</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 17:37:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa, Valeria, ma nell&#039;intervista Fabbri non ha un tono apodittico, dice quello che pare a lui, ma non lo pone come principio di autorità. E indica un paio di possibili fonti che, volendo, uno può andare a leggersi (la teoria della catarsi di Aristotele, i testi di Lévinas) come possibili alternative a quello che dice il papa: tutto il contrario del &quot;è vero perché lo dico io&quot;, mi sembra.
Quanto al principio di autorità, c&#039;è una certa differenza tra il dire &quot;parlo (ho titolo) perché ho l&#039;autorità che mi deriva dall&#039;avere incontrato la verità (nella fede)&quot; e &quot;parlo (ho titolo) perché ho una documentata (e verificabile, ed eventualmente contestabile) competenza sull&#039;argomento di cui mi occupo e che insegno da anni&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, Valeria, ma nell&#8217;intervista Fabbri non ha un tono apodittico, dice quello che pare a lui, ma non lo pone come principio di autorità. E indica un paio di possibili fonti che, volendo, uno può andare a leggersi (la teoria della catarsi di Aristotele, i testi di Lévinas) come possibili alternative a quello che dice il papa: tutto il contrario del &#8220;è vero perché lo dico io&#8221;, mi sembra.<br />
Quanto al principio di autorità, c&#8217;è una certa differenza tra il dire &#8220;parlo (ho titolo) perché ho l&#8217;autorità che mi deriva dall&#8217;avere incontrato la verità (nella fede)&#8221; e &#8220;parlo (ho titolo) perché ho una documentata (e verificabile, ed eventualmente contestabile) competenza sull&#8217;argomento di cui mi occupo e che insegno da anni&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/post-scheggiato/comment-page-1/#comment-103414</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 23:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Girolamo. Scrivi: &quot;Piuttosto che rifiutare la contemporaneità in tutte le sue forme, io mi chiederei quali possibilità di andare oltre il contemporaneo sono insite nel tempo presente: che è quello che mi sembra abbia tentato di indicare (con riferimenti troppo brevi per il suo abituale stile argomentativo) Paolo Fabbri&quot;.
Scusami Girolamo, ma per me &#039;tentare di dire&#039; non è abbastanza. Si sta parlando di media e di modalità comunicative, e i dettagli sono importanti.
Un articoletto in cui in cima appare &#039;Il semiologo Fabbri&#039; secondo me va  a parare, neppure tanto paradossalmente, nell&#039;&#039;educazione secondo testimonianza&#039; di don Giussani: in sostanza si fa appello alla fiducia che io, lettore, non posso non negare all&#039;autorevolezza di Fabbri.
Di fatto, così come è stata posta la questione sui media, mi trovo di fronte a due &#039;ipse dixit&#039;: chi scelgo il papa cattolico o quello laico? Io lettore, o  &#039;popolo fanciullo&#039;, sceglierò orientadomi in base alla &#039;fiducia&#039; (a meno che io non sia in grado di fare uno scarto critico e cominci a &#039;chiedermi&#039; così come fai tu, &lt;i&gt;filosofo&lt;/i&gt;).
E non ha importanza che Fabbri si ponga fuori di quella pedagogia autoritaria, l&#039;importante è l&#039;uso mediatico che si fa della sua autorità (e di quella del Papa: c&#039;è assoluta specularità nel loro uso).
In tutto ciò il soggetto enunciante non è né Fabbri, né il Papa, ma sono i media. E questo a me non pare un dettaglio insignificante.
Come non è un dettaglio insignificante che l&#039;esposizione  del dolore avvenga attraverso i media.
Può pure darsi che io  sia in odore di mcluhanismo ma insomma questo è quello che penso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Girolamo. Scrivi: &#8220;Piuttosto che rifiutare la contemporaneità in tutte le sue forme, io mi chiederei quali possibilità di andare oltre il contemporaneo sono insite nel tempo presente: che è quello che mi sembra abbia tentato di indicare (con riferimenti troppo brevi per il suo abituale stile argomentativo) Paolo Fabbri&#8221;.<br />
Scusami Girolamo, ma per me &#8216;tentare di dire&#8217; non è abbastanza. Si sta parlando di media e di modalità comunicative, e i dettagli sono importanti.<br />
Un articoletto in cui in cima appare &#8216;Il semiologo Fabbri&#8217; secondo me va  a parare, neppure tanto paradossalmente, nell&#8221;educazione secondo testimonianza&#8217; di don Giussani: in sostanza si fa appello alla fiducia che io, lettore, non posso non negare all&#8217;autorevolezza di Fabbri.<br />
Di fatto, così come è stata posta la questione sui media, mi trovo di fronte a due &#8216;ipse dixit&#8217;: chi scelgo il papa cattolico o quello laico? Io lettore, o  &#8216;popolo fanciullo&#8217;, sceglierò orientadomi in base alla &#8216;fiducia&#8217; (a meno che io non sia in grado di fare uno scarto critico e cominci a &#8216;chiedermi&#8217; così come fai tu, <i>filosofo</i>).<br />
E non ha importanza che Fabbri si ponga fuori di quella pedagogia autoritaria, l&#8217;importante è l&#8217;uso mediatico che si fa della sua autorità (e di quella del Papa: c&#8217;è assoluta specularità nel loro uso).<br />
In tutto ciò il soggetto enunciante non è né Fabbri, né il Papa, ma sono i media. E questo a me non pare un dettaglio insignificante.<br />
Come non è un dettaglio insignificante che l&#8217;esposizione  del dolore avvenga attraverso i media.<br />
Può pure darsi che io  sia in odore di mcluhanismo ma insomma questo è quello che penso.</p>
]]></content:encoded>
		
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