<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: POVERE, NOI	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/povere-noi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Apr 2012 05:38:15 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: rita		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/comment-page-1/#comment-127724</link>

		<dc:creator><![CDATA[rita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 05:38:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5175#comment-127724</guid>

					<description><![CDATA[pian piano ci si sta finalmente accorgendo che non basta essere (apparentemente) morigerati nei toni e nei modi e non portarsi a letto ragazzine per essere buoni governanti e che la famosa equità che magicamente doveva essere stabilita era una bufala.
Sul massacro delle pensioni, ben più devastante dell&#039;articolo 18, massacro passato con finte opposizioni dei sindacati, in particolare sulla immane tragedia degli esodati, compresa solo da chi ha SEMPRE fatto fatica a far quadrare i conti, non starei proprio a fare una questione .... come si dice? di genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>pian piano ci si sta finalmente accorgendo che non basta essere (apparentemente) morigerati nei toni e nei modi e non portarsi a letto ragazzine per essere buoni governanti e che la famosa equità che magicamente doveva essere stabilita era una bufala.<br />
Sul massacro delle pensioni, ben più devastante dell&#8217;articolo 18, massacro passato con finte opposizioni dei sindacati, in particolare sulla immane tragedia degli esodati, compresa solo da chi ha SEMPRE fatto fatica a far quadrare i conti, non starei proprio a fare una questione &#8230;. come si dice? di genere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/comment-page-1/#comment-127723</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 22:35:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5175#comment-127723</guid>

					<description><![CDATA[Le donne sono quelle che rinunciano prima, o che sono incentivate a farlo prima. Come associazione di categoria stiamo studiando la fuga dal mestiere di archeologo/a, e abbiamo notato, in base ai dati del nostro censimento  che, se in percentuale totale le donne sono il 72%, la percentuale diminuisce drasticamente se si considerano coloro che continuano a fare archeologia dopo i trenta/trentacinque anni. Non mi sembra che ci voglia molto a capire perché.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne sono quelle che rinunciano prima, o che sono incentivate a farlo prima. Come associazione di categoria stiamo studiando la fuga dal mestiere di archeologo/a, e abbiamo notato, in base ai dati del nostro censimento  che, se in percentuale totale le donne sono il 72%, la percentuale diminuisce drasticamente se si considerano coloro che continuano a fare archeologia dopo i trenta/trentacinque anni. Non mi sembra che ci voglia molto a capire perché.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/comment-page-1/#comment-127722</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 13:25:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5175#comment-127722</guid>

					<description><![CDATA[Mi è appena venuta in mente una proposta di inchiesta elaborata dal laboratorio Sguardi sui generis, con l&#039;obiettivo di partire dal genere quale &quot;terreno su cui costruire una comunanza capace di ricomporre un soggetto politico&quot; che poi è quello che interessa me, perché lo considero un passo imprescindibile, senza il quale tutti gli altri tentativi di incidere sulla realtà rischiano di cadere nel vuoto.
http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2012/03/impresa-e-genere-elementi-di-contro.html#more]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è appena venuta in mente una proposta di inchiesta elaborata dal laboratorio Sguardi sui generis, con l&#8217;obiettivo di partire dal genere quale &#8220;terreno su cui costruire una comunanza capace di ricomporre un soggetto politico&#8221; che poi è quello che interessa me, perché lo considero un passo imprescindibile, senza il quale tutti gli altri tentativi di incidere sulla realtà rischiano di cadere nel vuoto.<br />
<a href="http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2012/03/impresa-e-genere-elementi-di-contro.html#more" rel="nofollow ugc">http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2012/03/impresa-e-genere-elementi-di-contro.html#more</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/comment-page-1/#comment-127721</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 13:12:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5175#comment-127721</guid>

					<description><![CDATA[Il documento di ingenere ha un titolo esemplificativo: una riforma che guarda al passato. Infatti, i provvedimenti in materia di lavoro  mirano sostanzialmente a riportare la società a una situazione da anni 50, se non ottocentesca, ponendo in essere misure che corrodono il potere contrattuale e aumentano la ricattabilità di lavoratori e lavoratrici. Chi sono i beneficiari di queste riforme? I padroni (a me piace chiamarli così), di cui è espressione la classe dominante che scarica sui lavoratori e, soprattutto sulle lavoratrici, i costi di una crisi che spesso è agitata come uno spettro per giustificare provvedimenti che, in realtà, con la crisi non c&#039;entrano nulla. Si veda il caso dell&#039;articolo 18, la cui abrogazione viene propagandata come fattore necessario alla crescita. Lasciando da parte la retorica, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse tecnicamente il nesso.
In questo quadro, le donne sono le più colpite e non fa meraviglia. La ricattabilità, la precarietà, il ricorso (forzato) al di part-time, il basso reddito, sono aspetti del lavoro femminile da sempre, anche quando la situazione non era drammatica come adesso e allora si poteva fare a meno di parlarne, di riempirci gli spazi dei talk show, perché tanto il lavoro del maschio era salvaguardato e spesso lo stipendio della femmina era &quot;il secondo&quot;, quello per arrotondare e di cui si poteva anche fare a meno, volendo. Basti guardare alla scuola, universo che conosco molto bene, caratterizzato da sempre dalla precarietà. Mi pare, dunque, di poter affermare con un certo margine di sicurezza che siamo nel mezzo di un processo di femminilizzazione del lavoro, per dirla con Cristina Morini, il cui libro devo ancora leggere e su cui si potrebbe sviluppare una bella discussione, che sicuramente offrirebbe degli spunti importanti da cui ripartire.
Un&#039;ultima cosa, fuor di polemica. Il panorama lavorativo delle donne non può e non deve essere ridotto alla questione della maternità, che senza dubbio è una tematica importante, ma non la centrale. Il problema centrale è la conquista di un&#039;autonomia e di una libertà delle scelte esistenziali, autonomia che non si dà senza un reddito sufficiente a sopravvivere. E ci sono donne che, nonostante lavorino, non riescono a bastare a se stesse con il proprio reddito, anche quando le mansioni che svolgono sono altamente qualificate (penso alla mia coinquilina, 28 anni, architetta in uno studio privato, 600 euro mensili in nero). Quali sono le conseguenze di non riuscire, con il proprio stipendio, a bastare a se stesse? Anche su questo sarebbe bello discutere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il documento di ingenere ha un titolo esemplificativo: una riforma che guarda al passato. Infatti, i provvedimenti in materia di lavoro  mirano sostanzialmente a riportare la società a una situazione da anni 50, se non ottocentesca, ponendo in essere misure che corrodono il potere contrattuale e aumentano la ricattabilità di lavoratori e lavoratrici. Chi sono i beneficiari di queste riforme? I padroni (a me piace chiamarli così), di cui è espressione la classe dominante che scarica sui lavoratori e, soprattutto sulle lavoratrici, i costi di una crisi che spesso è agitata come uno spettro per giustificare provvedimenti che, in realtà, con la crisi non c&#8217;entrano nulla. Si veda il caso dell&#8217;articolo 18, la cui abrogazione viene propagandata come fattore necessario alla crescita. Lasciando da parte la retorica, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse tecnicamente il nesso.<br />
In questo quadro, le donne sono le più colpite e non fa meraviglia. La ricattabilità, la precarietà, il ricorso (forzato) al di part-time, il basso reddito, sono aspetti del lavoro femminile da sempre, anche quando la situazione non era drammatica come adesso e allora si poteva fare a meno di parlarne, di riempirci gli spazi dei talk show, perché tanto il lavoro del maschio era salvaguardato e spesso lo stipendio della femmina era &#8220;il secondo&#8221;, quello per arrotondare e di cui si poteva anche fare a meno, volendo. Basti guardare alla scuola, universo che conosco molto bene, caratterizzato da sempre dalla precarietà. Mi pare, dunque, di poter affermare con un certo margine di sicurezza che siamo nel mezzo di un processo di femminilizzazione del lavoro, per dirla con Cristina Morini, il cui libro devo ancora leggere e su cui si potrebbe sviluppare una bella discussione, che sicuramente offrirebbe degli spunti importanti da cui ripartire.<br />
Un&#8217;ultima cosa, fuor di polemica. Il panorama lavorativo delle donne non può e non deve essere ridotto alla questione della maternità, che senza dubbio è una tematica importante, ma non la centrale. Il problema centrale è la conquista di un&#8217;autonomia e di una libertà delle scelte esistenziali, autonomia che non si dà senza un reddito sufficiente a sopravvivere. E ci sono donne che, nonostante lavorino, non riescono a bastare a se stesse con il proprio reddito, anche quando le mansioni che svolgono sono altamente qualificate (penso alla mia coinquilina, 28 anni, architetta in uno studio privato, 600 euro mensili in nero). Quali sono le conseguenze di non riuscire, con il proprio stipendio, a bastare a se stesse? Anche su questo sarebbe bello discutere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giulia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/povere-noi/comment-page-1/#comment-127720</link>

		<dc:creator><![CDATA[giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 10:54:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5175#comment-127720</guid>

					<description><![CDATA[Nel mio settore siamo in pieno fermento con le assemblee sindacali, il nostro contratto è scaduto, gli esuberi pesano moltissimo...abbiamo tutti paura.
Tra l&#039;altro, pare che stia vincendo il &quot;no&quot; per quanto riguarda la votazione del contratto accettato dai sindacati: per la prima volta i lavoratori non seguono le direttove dei sindacati.
In particolare gli esuberi hanno smontato l&#039;equilibrio che nel settore si era trovato mesi fa, e ovviamente la problematica è sorta proprio in seguito alal riforma previdenziale.
Si naviga a vista ma io che presto sarò in maternità ho un motivo più per avere paura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio settore siamo in pieno fermento con le assemblee sindacali, il nostro contratto è scaduto, gli esuberi pesano moltissimo&#8230;abbiamo tutti paura.<br />
Tra l&#8217;altro, pare che stia vincendo il &#8220;no&#8221; per quanto riguarda la votazione del contratto accettato dai sindacati: per la prima volta i lavoratori non seguono le direttove dei sindacati.<br />
In particolare gli esuberi hanno smontato l&#8217;equilibrio che nel settore si era trovato mesi fa, e ovviamente la problematica è sorta proprio in seguito alal riforma previdenziale.<br />
Si naviga a vista ma io che presto sarò in maternità ho un motivo più per avere paura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
