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	Commenti a: POZZANGHERE: UNA LUNGA SPIEGAZIONE SUL PERCHE&#8217; I FILONI EDITORIALI SONO UN RISCHIO PER TUTTE, E TUTTI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Sep 2025 14:22:08 +0000</lastBuildDate>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 14:22:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/pozzanghere-una-lunga-spiegazione-sul-perche-i-filoni-editoriali-sono-un-rischio-per-tutte-e-tutti/comment-page-1/#comment-184809&quot;&gt;Guglielmo&lt;/a&gt;.

Beh, nelle pozzanghere si può veder riflesso ciò che si vuole. A parte la battuta, mi sembra un po&#039; ingeneroso, se ho ben capito il suo commento, dividere i libri in noiosi e no. Se mi sono spiegata bene nel post, ogni romanzo è un caso a sé, e così dovrebbe essere sempre: non ho scritto che bisogna leggere solo McCarthy o Harvey. Anzi, bisogna leggere tutto, perché ognuno contiene più lettori (o lettrici), che un giorno lottano con un libro &quot;noioso&quot; e un giorno si dilettano con un libro &quot;semplice&quot; (ma la distinzione non è mia e non la accolgo). La questione è, ripeto, editoriale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/pozzanghere-una-lunga-spiegazione-sul-perche-i-filoni-editoriali-sono-un-rischio-per-tutte-e-tutti/comment-page-1/#comment-184809">Guglielmo</a>.</p>
<p>Beh, nelle pozzanghere si può veder riflesso ciò che si vuole. A parte la battuta, mi sembra un po&#8217; ingeneroso, se ho ben capito il suo commento, dividere i libri in noiosi e no. Se mi sono spiegata bene nel post, ogni romanzo è un caso a sé, e così dovrebbe essere sempre: non ho scritto che bisogna leggere solo McCarthy o Harvey. Anzi, bisogna leggere tutto, perché ognuno contiene più lettori (o lettrici), che un giorno lottano con un libro &#8220;noioso&#8221; e un giorno si dilettano con un libro &#8220;semplice&#8221; (ma la distinzione non è mia e non la accolgo). La questione è, ripeto, editoriale.</p>
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		Di: Guglielmo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 10:30:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buondì, arrivo da instagram, dove il suo nominare &quot;gioventù cannibale&quot; ha attirato la mia attenzione. Lessi questa raccolta che ero un ragazzino e colsi quanto la noia fosse il protagonista assoluto, una noia brutale, una noia che sembra infilarsi ovunque alla quale non si può che reagire con violenza insensata, lo capivo e mi portò a cercare altro, altro che non trovai se non letteratura autocompiaciuta che di quelle corde non ne toccava neanche una (specie il pulp di oltreoceano).

Mi incuriosisco sempre quando viene citato perché è effettivamente un unicum e nel tempo ho scoperto che è stato un &quot;momento&quot; per molti, quindi può immaginare la mia perplessità nel vederlo citato come parte di un tormentone letterario.. insomma io c&#039;ero e non ho più trovato nulla di simile, gli stessi autori nella raccolta, come Ammaniti, non ci sono più tornati (anche se certi tratti sono rimasti) probabilmente perché quella noia surreale può solo funzionare nella brevità di un racconto e solo in quel momento storico.

Per me (e sono sicuro per altri) quella raccolta indica qualcosa di molto preciso e semplice. Dietro a molti &quot;problemi&quot; intellettualizzati all&#039;eccesso e trasportati in romanzi o saggi, a codazzi di consumatori pronti ad inneggiare all&#039;ennesimo prodotto mediatico &quot;rivelazione&quot;  (che sia quella menata di HP, o un romanzo saturo di fantasie lubriche suscitate dalla repressione religiosa, o chessò il Mercoledì di Burton, carinissimo, ma è quello che è) c&#039;è una profonda dilaniante noia.

Noia è la cifra che attraversa i fenomeni di cui parla, che porta ad etichettare il romanzi di autrici come &quot;romance&quot;, oh, senz&#039;altro non sono solo quello, ma nel complesso non fanno che rappresentare, come i tormentoni, un tentativo di fuga dalla noia che al termine della &quot;esperienza&quot; lascia tutti dov&#039;erano prima. 

La letteratura non è questo (lo so perché ne leggo e ne ho letta di stupenda, solo raramente di recente pubblicazione) e per quanto sia simpatetico con lei e non con l&#039;ennesimo stronzetto/a e la sua frase facile, penso che non si esca dalla noia attraverso i riflessi nelle pozzanghere, a meno di non essere presi da una follia cannibale e cominciassimo a bercele, insetti, fango ed idrocarburi. A pensarci bene è un po&#039; quello che stiamo già facendo, ce le beviamo pensando di poter raggiungere ciò che riflettono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buondì, arrivo da instagram, dove il suo nominare &#8220;gioventù cannibale&#8221; ha attirato la mia attenzione. Lessi questa raccolta che ero un ragazzino e colsi quanto la noia fosse il protagonista assoluto, una noia brutale, una noia che sembra infilarsi ovunque alla quale non si può che reagire con violenza insensata, lo capivo e mi portò a cercare altro, altro che non trovai se non letteratura autocompiaciuta che di quelle corde non ne toccava neanche una (specie il pulp di oltreoceano).</p>
<p>Mi incuriosisco sempre quando viene citato perché è effettivamente un unicum e nel tempo ho scoperto che è stato un &#8220;momento&#8221; per molti, quindi può immaginare la mia perplessità nel vederlo citato come parte di un tormentone letterario.. insomma io c&#8217;ero e non ho più trovato nulla di simile, gli stessi autori nella raccolta, come Ammaniti, non ci sono più tornati (anche se certi tratti sono rimasti) probabilmente perché quella noia surreale può solo funzionare nella brevità di un racconto e solo in quel momento storico.</p>
<p>Per me (e sono sicuro per altri) quella raccolta indica qualcosa di molto preciso e semplice. Dietro a molti &#8220;problemi&#8221; intellettualizzati all&#8217;eccesso e trasportati in romanzi o saggi, a codazzi di consumatori pronti ad inneggiare all&#8217;ennesimo prodotto mediatico &#8220;rivelazione&#8221;  (che sia quella menata di HP, o un romanzo saturo di fantasie lubriche suscitate dalla repressione religiosa, o chessò il Mercoledì di Burton, carinissimo, ma è quello che è) c&#8217;è una profonda dilaniante noia.</p>
<p>Noia è la cifra che attraversa i fenomeni di cui parla, che porta ad etichettare il romanzi di autrici come &#8220;romance&#8221;, oh, senz&#8217;altro non sono solo quello, ma nel complesso non fanno che rappresentare, come i tormentoni, un tentativo di fuga dalla noia che al termine della &#8220;esperienza&#8221; lascia tutti dov&#8217;erano prima. </p>
<p>La letteratura non è questo (lo so perché ne leggo e ne ho letta di stupenda, solo raramente di recente pubblicazione) e per quanto sia simpatetico con lei e non con l&#8217;ennesimo stronzetto/a e la sua frase facile, penso che non si esca dalla noia attraverso i riflessi nelle pozzanghere, a meno di non essere presi da una follia cannibale e cominciassimo a bercele, insetti, fango ed idrocarburi. A pensarci bene è un po&#8217; quello che stiamo già facendo, ce le beviamo pensando di poter raggiungere ciò che riflettono.</p>
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