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	Commenti a: PREMETTO CHE HO SBAGLIATO: UNA QUESTIONE DI LIBRERIE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Luca Perilli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139336</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Perilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 10:44:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Angus, link molto interessanti!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Angus, link molto interessanti!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Angus		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139334</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 09:49:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@luca
hai posto un quesito importante invece. Quanto alle neuroscienze non esiste risposta univoca.
riguardo all&#039;uomo e alle sue emozioni interessanti sono i lavori della Pert
https://it.wikipedia.org/wiki/Candace_Pert
quanto ad altri aspetti dei social ecco un articolo interessante
http://motherboard.vice.com/it/read/tranquilli-celebrate-pride-non-e-un-esperimento-sociale-di-facebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@luca<br />
hai posto un quesito importante invece. Quanto alle neuroscienze non esiste risposta univoca.<br />
riguardo all&#8217;uomo e alle sue emozioni interessanti sono i lavori della Pert<br />
<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Candace_Pert" rel="nofollow ugc">https://it.wikipedia.org/wiki/Candace_Pert</a><br />
quanto ad altri aspetti dei social ecco un articolo interessante<br />
<a href="http://motherboard.vice.com/it/read/tranquilli-celebrate-pride-non-e-un-esperimento-sociale-di-facebook" rel="nofollow ugc">http://motherboard.vice.com/it/read/tranquilli-celebrate-pride-non-e-un-esperimento-sociale-di-facebook</a></p>
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		<title>
		Di: CREPASCOLO		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139333</link>

		<dc:creator><![CDATA[CREPASCOLO]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 08:49:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri sera ho colto la coda di un servizio del TGR Lombardia: mi pare di aver capito che in una piccola azienda si è scelto di provare a non usare la posta elettronica per le comunicazioni interne x  una settimana. Un modo x riappropriarsi di quelle tenniche di comunicazione non verbale che dovrebbero arrichire il dialogo tra le parti, ridurre il rischio di esser fraintesi ed instaurare rapporti meno effimeri. Naturalmente è possibile solo se posso alzarmi , uscire dal mio ufficio e chiedere ad un collega, guardandoo negli occhi. Il mondo è davvero troppo grande xchè funzioni ancora tutto così e troppo piccolo, considerato che è possibile discutere via rete con persone dall&#039;altra parte del pianeta, in tempo reale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ho colto la coda di un servizio del TGR Lombardia: mi pare di aver capito che in una piccola azienda si è scelto di provare a non usare la posta elettronica per le comunicazioni interne x  una settimana. Un modo x riappropriarsi di quelle tenniche di comunicazione non verbale che dovrebbero arrichire il dialogo tra le parti, ridurre il rischio di esser fraintesi ed instaurare rapporti meno effimeri. Naturalmente è possibile solo se posso alzarmi , uscire dal mio ufficio e chiedere ad un collega, guardandoo negli occhi. Il mondo è davvero troppo grande xchè funzioni ancora tutto così e troppo piccolo, considerato che è possibile discutere via rete con persone dall&#8217;altra parte del pianeta, in tempo reale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luca Perilli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139332</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Perilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 08:16:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non entro nel merito: hai già detto tutto tu e chi ti ha risposto o ha reagito.
Mi interessava il meccanismo che ti si è/hai innescato: accade un qualcosa nel mondo reale, reagisco immediatamente mettendo in Rete il primo pensiero che mi passa per la mente. E&#039; curioso come la struttura-social stia costruendo la nuova forma antropologica: il famoso &quot;uomo (o donna) di vetro&quot;; ovvero, si esprime pubblicamente ciò che in condizioni &quot;fisiche&quot; si sarebbe mediato &quot;contando fino a dieci&quot;. Tu dirai: ma anche &quot;dal vero&quot; può accadere che non si conti fino a dieci (e a te in effetti è successo, come hai scritto), tuttavia qui i dati interessanti sono 2: la velocità (sempre più ridotta) di reazione e, soprattutto, la tipologia del medium attraverso il quale si veicola la reazione. Che arriva a un pubblico ben più vasto della situazione che ci troviamo a vivere e soprattutto che non contiene tutte quelle informazioni di linguaggio non-verbale che la situazione reale e la conversazione diretta hanno. Con conseguenti, facili, malintesi che si propagano con effetto-valanga.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda: premesso che di cazzate ne facciamo tutt* a bizzeffe (siamo umani, no?), questi mezzi così potenti (i social) sono davvero qualcosa che possiamo dominare (per esempio con la cultura?) o sono una bomba sociale che nessun livello culturale anche &quot;alto&quot; potrà mai disinnescare? Altrimenti detto: sono meccanismi che amplificano fino alla risonanza le nostre pulsioni più profonde senza che la &quot;corteccia cerebrale&quot; possa intervenire in tempo utile? Ci penso da tempo, e confesso che la cosa mi spaventa almeno quanto i meccanismi della psicologia di massa... ma forse pure queste sono cazzate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito: hai già detto tutto tu e chi ti ha risposto o ha reagito.<br />
Mi interessava il meccanismo che ti si è/hai innescato: accade un qualcosa nel mondo reale, reagisco immediatamente mettendo in Rete il primo pensiero che mi passa per la mente. E&#8217; curioso come la struttura-social stia costruendo la nuova forma antropologica: il famoso &#8220;uomo (o donna) di vetro&#8221;; ovvero, si esprime pubblicamente ciò che in condizioni &#8220;fisiche&#8221; si sarebbe mediato &#8220;contando fino a dieci&#8221;. Tu dirai: ma anche &#8220;dal vero&#8221; può accadere che non si conti fino a dieci (e a te in effetti è successo, come hai scritto), tuttavia qui i dati interessanti sono 2: la velocità (sempre più ridotta) di reazione e, soprattutto, la tipologia del medium attraverso il quale si veicola la reazione. Che arriva a un pubblico ben più vasto della situazione che ci troviamo a vivere e soprattutto che non contiene tutte quelle informazioni di linguaggio non-verbale che la situazione reale e la conversazione diretta hanno. Con conseguenti, facili, malintesi che si propagano con effetto-valanga.<br />
A questo punto mi sorge spontanea una domanda: premesso che di cazzate ne facciamo tutt* a bizzeffe (siamo umani, no?), questi mezzi così potenti (i social) sono davvero qualcosa che possiamo dominare (per esempio con la cultura?) o sono una bomba sociale che nessun livello culturale anche &#8220;alto&#8221; potrà mai disinnescare? Altrimenti detto: sono meccanismi che amplificano fino alla risonanza le nostre pulsioni più profonde senza che la &#8220;corteccia cerebrale&#8221; possa intervenire in tempo utile? Ci penso da tempo, e confesso che la cosa mi spaventa almeno quanto i meccanismi della psicologia di massa&#8230; ma forse pure queste sono cazzate.</p>
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		<title>
		Di: Laura Sinatti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139331</link>

		<dc:creator><![CDATA[Laura Sinatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 07:24:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buongiorno signora Lipperiri. Non la conosco come persona, ho saputo della sua esistenza solo dal suo post precedente, quindi non posso entrare in merito a questioni personali. Proprio per questo risulto abbastanza imparziale. Forse il suo intervento è stato visto un pò invadene, in quanto non conosceva i fatti antecedenti alla vendita di quel libro. Quindi, non è vero che i librai sono dei semplici lavoratori stipendiati. Nella catena del sistema editoriale, hanno comunque un ruolo quasi pari ai mediatori, anzi sono proprio loro ad avere il contatto diretto con il lettore, quindi hanno un ruolo notevole. Sorvolare questa responsabilità è una difesa nei confronti di se stessi controproducente. Perché si decide di lavorare in una libreria?
La libraia in questione era sicuramente in difficoltà, data dal fatto che la cliente non era riuscita a dare la minima indicazione. Forse la scelta del best-seller è derivata dal fatto che si pensa che tale libro si adatti a tutti. Questo è un errore culturale, come è tale pensare che ci siano libri adatti all&#039;età. Purtroppo, mi trovo d&#039;accordo con Marino Buzzi. Il sistema ha creato la scia culturale che seguiamo. L&#039;impegno delle persone che hanno autorità nel settore è quello di trasformare, anche piano piano, un sistema che sta già implodendo. Può sembrare un&#039;impresa titanica e forse lo è. Sono convinta che il suo tentativo è sembrato sfacciato, ma non si può mettere in dubbio la buona volontà di divulgare un pensiero che accomuna molti lettori ormai, cioè, abbiamo bisogno di tornare a leggere una letteratura più sincera.
Per sfatare il mito commerciale dell&#039;età, conosco una bambina che ha letto il The Hobbit a otto anni. E come lei, ce ne sono molti altri. Il sistema ha bisogno di mettersi in discussione, smettere di ragionare per categorie, smettere di andare sempre e solo verso la vendita &quot;sicura&quot; e cominciare a dirigersi verso una strada più vicina al lettore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno signora Lipperiri. Non la conosco come persona, ho saputo della sua esistenza solo dal suo post precedente, quindi non posso entrare in merito a questioni personali. Proprio per questo risulto abbastanza imparziale. Forse il suo intervento è stato visto un pò invadene, in quanto non conosceva i fatti antecedenti alla vendita di quel libro. Quindi, non è vero che i librai sono dei semplici lavoratori stipendiati. Nella catena del sistema editoriale, hanno comunque un ruolo quasi pari ai mediatori, anzi sono proprio loro ad avere il contatto diretto con il lettore, quindi hanno un ruolo notevole. Sorvolare questa responsabilità è una difesa nei confronti di se stessi controproducente. Perché si decide di lavorare in una libreria?<br />
La libraia in questione era sicuramente in difficoltà, data dal fatto che la cliente non era riuscita a dare la minima indicazione. Forse la scelta del best-seller è derivata dal fatto che si pensa che tale libro si adatti a tutti. Questo è un errore culturale, come è tale pensare che ci siano libri adatti all&#8217;età. Purtroppo, mi trovo d&#8217;accordo con Marino Buzzi. Il sistema ha creato la scia culturale che seguiamo. L&#8217;impegno delle persone che hanno autorità nel settore è quello di trasformare, anche piano piano, un sistema che sta già implodendo. Può sembrare un&#8217;impresa titanica e forse lo è. Sono convinta che il suo tentativo è sembrato sfacciato, ma non si può mettere in dubbio la buona volontà di divulgare un pensiero che accomuna molti lettori ormai, cioè, abbiamo bisogno di tornare a leggere una letteratura più sincera.<br />
Per sfatare il mito commerciale dell&#8217;età, conosco una bambina che ha letto il The Hobbit a otto anni. E come lei, ce ne sono molti altri. Il sistema ha bisogno di mettersi in discussione, smettere di ragionare per categorie, smettere di andare sempre e solo verso la vendita &#8220;sicura&#8221; e cominciare a dirigersi verso una strada più vicina al lettore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Angus		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139330</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 15:40:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[1) I dati. Non sappiamo quasi mai quanto i dati siano attendibili.
2) C&#039;é differenza tra lettore e consumatore ? Direi di si. Ma chi o cosa sia un lettore dovremmo vederlo per bene.
3) La bibliodiversità non mi sembra un problema, l&#039;offerta è talmente vasta... il lettore e/o il consumatore che oggi vuole informarsi può farlo e scoprire tutti presente e passato di libri, uscite, case editrice in 5 click (se non trova qualcosa dal libraio della città dove vive o se abita in un posto dove non c&#039;è una libreria o non può accedere ad una città con libreria si serve de l&#039;eCommerce)
4) Oggi ? 15 giorni
5) Il problema non è il best seller appunto ma quando l&#039;editoria diventa un cieco bifronte che vuole confezionare best seller (partire da un format e non da un buon libro che può diventare un best seller) e allo stesso tempo non impegnarsi nella ricerca.
Ho lavorato per 10 anni in una libreria indipendente, al sud, anni &#039;90 altri tempi... con l&#039;idea di occuparci di letteratura, soprattutto quella poco conosciuta e proponendo già allora un reparto di letteratura per ragazzi. (La libreria esiste ancora). Lettori si nasce, buoni lettori si diventa. E&#039; difficile che a una persona che non abbia voglia di leggere all&#039;improvviso giunga questo desiderio (ovviamente ci sono delle eccezioni e tali restano). Influisce l&#039;ambiente ? Talvolta influenza al contrario (Bernhard docet). Si, io credo nei librai, che non sono tutti uguali. Lavorare in una libreria (un mestiere da folli perché i libri e la follia hanno molto in comune come i grandi scrittori e i librai sanno bene... Clerks di Kevin Smith applicato alla gestione di una libreria è poco realistico...) o gestirne una, non fa di te un libraio e nemmeno un bibliofilo o un conoscitore di libri. Fare il libraio è un mestiere, non un lavoro. Un mestiere ha a che fare con l&#039;artigianato e come tanti altri o come era un tempo, sicuramente sta scomparendo. Il libraio di un tempo ? Niente pc e statistiche, guidato da sympatheia, enorme passione per il libro e preparazione di lettore onnivoro e quasi onnisciente, che gli basta un&#039;occhiata, se entri nella sua tana, per chi capire chi sei e chi non sei, se vuoi davvero un libro o cazzeggiare, e che lettore sei, cosa potrebbe piacerti e tutto quello da farti conoscere. In Italia ce ne sono rimasti pochissimi così.
Un lettore, non un consumatore, scappa quando non c&#039;è nulla di buono per lui... se davvero i lettori stanno scappando (benedetti i remainders e gli studi bibliografici) le domande dovrebbero farsele gli editori... ma non vedo nulla di questo all&#039;orizzonte...
p.s
(qualcuno qui si è accorto che è stata decretata, non per caso, la fine dei punti einaudi vero ?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1) I dati. Non sappiamo quasi mai quanto i dati siano attendibili.<br />
2) C&#8217;é differenza tra lettore e consumatore ? Direi di si. Ma chi o cosa sia un lettore dovremmo vederlo per bene.<br />
3) La bibliodiversità non mi sembra un problema, l&#8217;offerta è talmente vasta&#8230; il lettore e/o il consumatore che oggi vuole informarsi può farlo e scoprire tutti presente e passato di libri, uscite, case editrice in 5 click (se non trova qualcosa dal libraio della città dove vive o se abita in un posto dove non c&#8217;è una libreria o non può accedere ad una città con libreria si serve de l&#8217;eCommerce)<br />
4) Oggi ? 15 giorni<br />
5) Il problema non è il best seller appunto ma quando l&#8217;editoria diventa un cieco bifronte che vuole confezionare best seller (partire da un format e non da un buon libro che può diventare un best seller) e allo stesso tempo non impegnarsi nella ricerca.<br />
Ho lavorato per 10 anni in una libreria indipendente, al sud, anni &#8217;90 altri tempi&#8230; con l&#8217;idea di occuparci di letteratura, soprattutto quella poco conosciuta e proponendo già allora un reparto di letteratura per ragazzi. (La libreria esiste ancora). Lettori si nasce, buoni lettori si diventa. E&#8217; difficile che a una persona che non abbia voglia di leggere all&#8217;improvviso giunga questo desiderio (ovviamente ci sono delle eccezioni e tali restano). Influisce l&#8217;ambiente ? Talvolta influenza al contrario (Bernhard docet). Si, io credo nei librai, che non sono tutti uguali. Lavorare in una libreria (un mestiere da folli perché i libri e la follia hanno molto in comune come i grandi scrittori e i librai sanno bene&#8230; Clerks di Kevin Smith applicato alla gestione di una libreria è poco realistico&#8230;) o gestirne una, non fa di te un libraio e nemmeno un bibliofilo o un conoscitore di libri. Fare il libraio è un mestiere, non un lavoro. Un mestiere ha a che fare con l&#8217;artigianato e come tanti altri o come era un tempo, sicuramente sta scomparendo. Il libraio di un tempo ? Niente pc e statistiche, guidato da sympatheia, enorme passione per il libro e preparazione di lettore onnivoro e quasi onnisciente, che gli basta un&#8217;occhiata, se entri nella sua tana, per chi capire chi sei e chi non sei, se vuoi davvero un libro o cazzeggiare, e che lettore sei, cosa potrebbe piacerti e tutto quello da farti conoscere. In Italia ce ne sono rimasti pochissimi così.<br />
Un lettore, non un consumatore, scappa quando non c&#8217;è nulla di buono per lui&#8230; se davvero i lettori stanno scappando (benedetti i remainders e gli studi bibliografici) le domande dovrebbero farsele gli editori&#8230; ma non vedo nulla di questo all&#8217;orizzonte&#8230;<br />
p.s<br />
(qualcuno qui si è accorto che è stata decretata, non per caso, la fine dei punti einaudi vero ?)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Domenico Fina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139329</link>

		<dc:creator><![CDATA[Domenico Fina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 10:14:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non faccio il libraio ma suppongo che il libraio si trovi nelle stesse condizioni in cui mi trovo io, lettore, al cospetto di un conoscente che mi chiede un consiglio di lettura. E consigliare è attività complessa, primo perché chi consiglia deve poter aver letto l&#039;ultima novità che sta consigliando, e sono sterminate le novità, inoltre, penso a McEwan, non è possibile consigliare McEwan solo sulla scorta delle letture passate, &quot;Miele&quot; per restare a uno dei suoi ultimi libri, è una delusione totale. Ricordo che nel parlarne bene D&#039;Orrico su La lettura, mi trasmise la netta sensazione che quasi non avesse letto il libro e che ragionasse di capolavori avendo in mente McEwan di Espiazione o chissà quale altro libro. Marìas? ho letto &quot;Così ha inizio il male&quot;, e l&#039;ho trovato bellissimo. Mi affaccio su Anobii e lettori che considero a me affini, l&#039;hanno trovato un libro non riuscito, non tutti naturalmente. Alice Munro, che io amo, sono anni che vado incontro a delusioni, da molto prima del Nobel e ancora oggi. Ad alcuni piace in modo fatale, a molti irrita e mi vengono a dire sempre le stesse cose, &quot;Alice Munro prende il giro il lettore, il personaggio cambia parere, umori troppe volte, sembra che egli stesso personaggio non sappia mai dove stia andando e questo mi snerva&quot;. Alice Munro mi disse un&#039;amica ci &quot;prende per il culo&quot;. Tornando al discorso iniziale, se io fosse nei panni della libraia in questione, e dovessi consigliare un libro regalo, cercherei di capire quali libri poter consigliare, e se non riuscirò a capirlo e avrò l&#039;intera libreria come possibilità, le consiglierei un libro che piace a me, che ho letto e che ritengo bello. Letizia Muratori di Animali domestici, o Alice Munro o l&#039;ultimo Marìas o altri ma con l&#039;avvertenza che non sono libri che piacciono dalle prime pagine ma richiedono un certo sforzo ad andare avanti. E inoltre le consiglierei anche cose più leggere ma scritte con intelligenza, dall&#039;ultimo di De Silva a saggi interessanti come &quot;La prigione della fede&quot; di Lawrence Wright, un saggio splendido sulle vittime di scientology. O qualche novità Iperborea che è una casa editrice meravigliosa. E altro ancora. Se poi mi accorgo che il cliente o la cliente è fatalmente tesa ad un libro di Fabio Volo, vada per Fabio Volo. Il libraio, il lettore, per me, devono essere dei conversatori pronti a scattare di lato, espositori di possibilità, esattamente come nei libri di Alice Munro (che non è affatto vero che ci prende in giro, Alice Munro è una grandissima, originale, vera Nobel).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non faccio il libraio ma suppongo che il libraio si trovi nelle stesse condizioni in cui mi trovo io, lettore, al cospetto di un conoscente che mi chiede un consiglio di lettura. E consigliare è attività complessa, primo perché chi consiglia deve poter aver letto l&#8217;ultima novità che sta consigliando, e sono sterminate le novità, inoltre, penso a McEwan, non è possibile consigliare McEwan solo sulla scorta delle letture passate, &#8220;Miele&#8221; per restare a uno dei suoi ultimi libri, è una delusione totale. Ricordo che nel parlarne bene D&#8217;Orrico su La lettura, mi trasmise la netta sensazione che quasi non avesse letto il libro e che ragionasse di capolavori avendo in mente McEwan di Espiazione o chissà quale altro libro. Marìas? ho letto &#8220;Così ha inizio il male&#8221;, e l&#8217;ho trovato bellissimo. Mi affaccio su Anobii e lettori che considero a me affini, l&#8217;hanno trovato un libro non riuscito, non tutti naturalmente. Alice Munro, che io amo, sono anni che vado incontro a delusioni, da molto prima del Nobel e ancora oggi. Ad alcuni piace in modo fatale, a molti irrita e mi vengono a dire sempre le stesse cose, &#8220;Alice Munro prende il giro il lettore, il personaggio cambia parere, umori troppe volte, sembra che egli stesso personaggio non sappia mai dove stia andando e questo mi snerva&#8221;. Alice Munro mi disse un&#8217;amica ci &#8220;prende per il culo&#8221;. Tornando al discorso iniziale, se io fosse nei panni della libraia in questione, e dovessi consigliare un libro regalo, cercherei di capire quali libri poter consigliare, e se non riuscirò a capirlo e avrò l&#8217;intera libreria come possibilità, le consiglierei un libro che piace a me, che ho letto e che ritengo bello. Letizia Muratori di Animali domestici, o Alice Munro o l&#8217;ultimo Marìas o altri ma con l&#8217;avvertenza che non sono libri che piacciono dalle prime pagine ma richiedono un certo sforzo ad andare avanti. E inoltre le consiglierei anche cose più leggere ma scritte con intelligenza, dall&#8217;ultimo di De Silva a saggi interessanti come &#8220;La prigione della fede&#8221; di Lawrence Wright, un saggio splendido sulle vittime di scientology. O qualche novità Iperborea che è una casa editrice meravigliosa. E altro ancora. Se poi mi accorgo che il cliente o la cliente è fatalmente tesa ad un libro di Fabio Volo, vada per Fabio Volo. Il libraio, il lettore, per me, devono essere dei conversatori pronti a scattare di lato, espositori di possibilità, esattamente come nei libri di Alice Munro (che non è affatto vero che ci prende in giro, Alice Munro è una grandissima, originale, vera Nobel).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marino Buzzi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139328</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marino Buzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 09:59:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=7027#comment-139328</guid>

					<description><![CDATA[Loredana, inizio dicendoti che sei una brava persona, una professionista intellettualmente onesta e non sto a ripetere qui le parole di stima che ho nei tuoi confronti anche se non sarebbero né gratuite né false. Solo chi non conosce la tua storia, il tuo impegno e il tuo lavoro può pensare che tu abbia in qualche modo cercato di attaccare una libraia, una collega. Hai fatto una considerazione, giusta o sbagliata lo lasciamo ai posteri a questo punto. Il meccanismo buono/cattivo su internet funziona ormai a dei livelli da paranoia, qualsiasi discussione si trasforma in qualcosa di apocalittico. Vuoi per i personalismi, vuoi per il tentativo di emergere o per i fraintendimenti. Io non ho letto un attacco da parte tua, ho letto una legittima considerazione.  Trovo del tutto fuori luogo gli attacchi alla tua persona allo stesso modo in cui ho trovato del tutto fuori luogo gli immediati attacchi alle librerie di catena e alla libraia etichettata da qualcuno immediatamente come incompetente. Da qualcuno ma non da te. Lo ripeto per essere estremamente chiaro. Non sopporto più queste continue lotte fra &quot;poveri&quot;, lettori veri vs lettori falsi, disoccupati contro lavoratori, tempo determinato vs precario. C&#039;è un sistema che è sbagliato, invece di scannarci fra noi dovremmo combattere quello ma pare sia più complicato di quel che speravo. Le librerie hanno dei problemi, quelle di catena ne hanno moltissimi, le case editrici hanno dei problemi e anche noi scrittori non stiamo tanto bene. nel senso che i continui personalismi, l&#039;egocentrismo di certi colleghi mi fa davvero vomitare. E purtroppo abbiamo visto un completo diinteresse su fatti importanti come il caso De Luca quindi figuriamoci il resto. Non starò per l&#039;ennesima volta a ripetere cosa non va nelle librerie di catena ma finché non supereremo: centralizzazioni, premi di produzione su quantitativi, accordi commerciali disastrosi, vendite puntate su algoritmi di mercato (che ormai servono anche per scrivere i romanzi da destinare alle lettrici e ai lettori) non ne usciremo mai. Bene, ho detto quel che avevo da dire su questa storia. Spero che gli animi si plachino. Un abbraccio. Marino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Loredana, inizio dicendoti che sei una brava persona, una professionista intellettualmente onesta e non sto a ripetere qui le parole di stima che ho nei tuoi confronti anche se non sarebbero né gratuite né false. Solo chi non conosce la tua storia, il tuo impegno e il tuo lavoro può pensare che tu abbia in qualche modo cercato di attaccare una libraia, una collega. Hai fatto una considerazione, giusta o sbagliata lo lasciamo ai posteri a questo punto. Il meccanismo buono/cattivo su internet funziona ormai a dei livelli da paranoia, qualsiasi discussione si trasforma in qualcosa di apocalittico. Vuoi per i personalismi, vuoi per il tentativo di emergere o per i fraintendimenti. Io non ho letto un attacco da parte tua, ho letto una legittima considerazione.  Trovo del tutto fuori luogo gli attacchi alla tua persona allo stesso modo in cui ho trovato del tutto fuori luogo gli immediati attacchi alle librerie di catena e alla libraia etichettata da qualcuno immediatamente come incompetente. Da qualcuno ma non da te. Lo ripeto per essere estremamente chiaro. Non sopporto più queste continue lotte fra &#8220;poveri&#8221;, lettori veri vs lettori falsi, disoccupati contro lavoratori, tempo determinato vs precario. C&#8217;è un sistema che è sbagliato, invece di scannarci fra noi dovremmo combattere quello ma pare sia più complicato di quel che speravo. Le librerie hanno dei problemi, quelle di catena ne hanno moltissimi, le case editrici hanno dei problemi e anche noi scrittori non stiamo tanto bene. nel senso che i continui personalismi, l&#8217;egocentrismo di certi colleghi mi fa davvero vomitare. E purtroppo abbiamo visto un completo diinteresse su fatti importanti come il caso De Luca quindi figuriamoci il resto. Non starò per l&#8217;ennesima volta a ripetere cosa non va nelle librerie di catena ma finché non supereremo: centralizzazioni, premi di produzione su quantitativi, accordi commerciali disastrosi, vendite puntate su algoritmi di mercato (che ormai servono anche per scrivere i romanzi da destinare alle lettrici e ai lettori) non ne usciremo mai. Bene, ho detto quel che avevo da dire su questa storia. Spero che gli animi si plachino. Un abbraccio. Marino</p>
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			</item>
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		Di: Figlio di libraia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/premetto-che-ho-sbagliato-una-questione-di-librerie/comment-page-1/#comment-139327</link>

		<dc:creator><![CDATA[Figlio di libraia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 09:57:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli intermediatori
Non sono i librai gli intermediatori intorno a cui costruire i dibattiti
Gli intermediatori
Sono agenti ed editor che mandano avanti a pubblicare la gente che va in tv o che
Ha tanti follower sui social
L&#039;arte è l&#039;unico ambito in cui se non sei autentico si vede subito
Una sciarpa di cachemire la tocchi. Se è fatta di poliestere te ne accorgi in un secondo. Ti accorgi subito se è misto acrilico eccetera
Le persone non leggono perchè sentono odore di poliestere di acrilico
Gli intermediatori capiscono troppo poco di arte e di filati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli intermediatori<br />
Non sono i librai gli intermediatori intorno a cui costruire i dibattiti<br />
Gli intermediatori<br />
Sono agenti ed editor che mandano avanti a pubblicare la gente che va in tv o che<br />
Ha tanti follower sui social<br />
L&#8217;arte è l&#8217;unico ambito in cui se non sei autentico si vede subito<br />
Una sciarpa di cachemire la tocchi. Se è fatta di poliestere te ne accorgi in un secondo. Ti accorgi subito se è misto acrilico eccetera<br />
Le persone non leggono perchè sentono odore di poliestere di acrilico<br />
Gli intermediatori capiscono troppo poco di arte e di filati</p>
]]></content:encoded>
		
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	</channel>
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