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	Commenti a: QUELLI CHE TI SCRIVONO PERCHE&#039; HANNO A CUORE LE BIBLIOTECHE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Nov 2014 16:39:48 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Isabella Gianelloni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Isabella Gianelloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2014 16:39:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono una consigliera comunale di Conegliano, sto all&#039;opposizione in un Consiglio sordo ad ogni sollecitazione men che logica.
Faccio parte anche del Comitato Biblioteca, una piccola assemblea che si riunisce periodicamente ma che in realtà ha ben poca voce in capitolo.
Per affinità ed interessi personali ho presentato interrogazioni, mozioni, interpellanze sul futuro della Biblioteca comunale e della cultura in generale: la sensazione finale è sostanzialmente lo sconforto.
Dietro i patti di stabilità, gli equilibri di bilancio e quant&#039;altro si nasconde, in realtà, una classe politica totalmente senza idee, senza volontà di ascoltare e decidere, su questo come su altri argomenti. Con una città sempre più abbandonata a se stessa.
Sembrerà scontato ma penso che l&#039;unica speranza stia nel cambiamento di chi sta al governo non da vent&#039;anni, ma da almeno 150 (se non di più) in questa città.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono una consigliera comunale di Conegliano, sto all&#8217;opposizione in un Consiglio sordo ad ogni sollecitazione men che logica.<br />
Faccio parte anche del Comitato Biblioteca, una piccola assemblea che si riunisce periodicamente ma che in realtà ha ben poca voce in capitolo.<br />
Per affinità ed interessi personali ho presentato interrogazioni, mozioni, interpellanze sul futuro della Biblioteca comunale e della cultura in generale: la sensazione finale è sostanzialmente lo sconforto.<br />
Dietro i patti di stabilità, gli equilibri di bilancio e quant&#8217;altro si nasconde, in realtà, una classe politica totalmente senza idee, senza volontà di ascoltare e decidere, su questo come su altri argomenti. Con una città sempre più abbandonata a se stessa.<br />
Sembrerà scontato ma penso che l&#8217;unica speranza stia nel cambiamento di chi sta al governo non da vent&#8217;anni, ma da almeno 150 (se non di più) in questa città.</p>
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		Di: claudia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[claudia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 09:16:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conoscendo bene la zona, mi sanguina il cuore leggendo le parole di Fiorello, perché so che quella è un&#039;area in cui quando c&#039;è la volontà politica (leggi: la volontà di magnati locali) si realizzano cose fatte molto bene. Si veda ad esempio la Casa dei Carraresi a Treviso, si veda lo splendido Museo Civico e il Palazzo dell&#039;Umanesimo latino della stessa città. Conegliano è una zona (peraltro splendida) che si concentra su altre priorità, diciamo priorità che rendono, come appunto il vino. Esigenze come quella espressa da Fiorello sono minoritarie, anche perché Venezia con le sue spettacolari e funebri biblioteche è a un tiro di schioppo, e leggere di norma in un luogo come il Veneto, be&#039;, si legge a casa! Il problema è sempre lo stesso, e credo che sia valido su tutto il territorio nazionale e non solo in Veneto: l&#039;idea che la biblioteca sia un luogo da vivere, da aprire agli utenti di diverso tipo, ai ragazzi, agli immigrati, ai pensionati, a tutti coloro che cercano un luogo dove incontrarsi, a chi dopo il lavoro non ha né voglia di stare in casa né di fare shopping o di andare per bar, che insomma sia un organismo vivo e non luogo temibile, qui in Italia non riesce a passare. Penso ad esempio alla biblioteca comunale di Trento, con una sempre affollatissima sala PC dotata di accesso alla rete per tutti, wifi nelle sale lettura, dove gli immigrati si possono incontrare e scambiare informazioni, ad esempio su corsi di italiano o opportunità di lavoro, una bacheca sempre piena di annunci, nello stesso edificio in cui studiano fiaco a fianco liceali e universitari e dove chiunque può entrare e sedersi a bere un caffè sfogliando il giornale. Insomma, un luogo di incontro vero. Questa è non una biblioteca universitaria, è una biblioteca comunale. Ma, come dice Fiorello, è proprio l&#039;amministrazione comunale che deve muoversi, e se la richiesta è minoritaria rispetto ad altre priorità territoriali, vuol dire che la questione è culturale e va affrontata con una campagna di sensibilizzazione che interessi tutti, e non attraverso l&#039;azione di uno sparuto comitato senza alcun potere d&#039;intervento in sede consigliare. Insomma, voglio dire che secondo me, pur essendo più che giusta la rivendicazione, è sbagliato l&#039;approccio con cui la si porta avanti, che mi pare molto obsoleto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscendo bene la zona, mi sanguina il cuore leggendo le parole di Fiorello, perché so che quella è un&#8217;area in cui quando c&#8217;è la volontà politica (leggi: la volontà di magnati locali) si realizzano cose fatte molto bene. Si veda ad esempio la Casa dei Carraresi a Treviso, si veda lo splendido Museo Civico e il Palazzo dell&#8217;Umanesimo latino della stessa città. Conegliano è una zona (peraltro splendida) che si concentra su altre priorità, diciamo priorità che rendono, come appunto il vino. Esigenze come quella espressa da Fiorello sono minoritarie, anche perché Venezia con le sue spettacolari e funebri biblioteche è a un tiro di schioppo, e leggere di norma in un luogo come il Veneto, be&#8217;, si legge a casa! Il problema è sempre lo stesso, e credo che sia valido su tutto il territorio nazionale e non solo in Veneto: l&#8217;idea che la biblioteca sia un luogo da vivere, da aprire agli utenti di diverso tipo, ai ragazzi, agli immigrati, ai pensionati, a tutti coloro che cercano un luogo dove incontrarsi, a chi dopo il lavoro non ha né voglia di stare in casa né di fare shopping o di andare per bar, che insomma sia un organismo vivo e non luogo temibile, qui in Italia non riesce a passare. Penso ad esempio alla biblioteca comunale di Trento, con una sempre affollatissima sala PC dotata di accesso alla rete per tutti, wifi nelle sale lettura, dove gli immigrati si possono incontrare e scambiare informazioni, ad esempio su corsi di italiano o opportunità di lavoro, una bacheca sempre piena di annunci, nello stesso edificio in cui studiano fiaco a fianco liceali e universitari e dove chiunque può entrare e sedersi a bere un caffè sfogliando il giornale. Insomma, un luogo di incontro vero. Questa è non una biblioteca universitaria, è una biblioteca comunale. Ma, come dice Fiorello, è proprio l&#8217;amministrazione comunale che deve muoversi, e se la richiesta è minoritaria rispetto ad altre priorità territoriali, vuol dire che la questione è culturale e va affrontata con una campagna di sensibilizzazione che interessi tutti, e non attraverso l&#8217;azione di uno sparuto comitato senza alcun potere d&#8217;intervento in sede consigliare. Insomma, voglio dire che secondo me, pur essendo più che giusta la rivendicazione, è sbagliato l&#8217;approccio con cui la si porta avanti, che mi pare molto obsoleto.</p>
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