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	Commenti a: RACCONTARE LA BATTAGLIA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2009 12:25:48 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Ekerot		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:25:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non se WM4 sia ancora sintonizzato su questo topic - suppongo di no.
Comunque a proposito di Cinema e di eroi che ritornano (come in &quot;Stella del Mattino&quot;), consiglio caldamente la visione di &quot;Gran Torino&quot;.
Che non solo è l&#039;ennesimo gran film di Clint Eastwood.
E&#039; anche un&#039;interessante riflessione sul &quot;reduce&quot;, come sempre in Eastwood mai retorica.
A proposito di come un eroe possa debba e riesca a reintegrarsi nella società.
Per godersi appieno questa riflessione bisogna avere davanti agli occhi &quot;Per un pugno di dollari&quot;.
- - -
In &quot;Gran Torino&quot; Clint Eastwood è un eroe di guerra. Un reduce della Corea, dove ha perso gli amici e anche la dignità. La medaglia al merito l&#039;ha vinta sparando ad un coreano che si stava arrendendo.
Il recupero nella comunità americana è stato tutt&#039;altro che facile. Operaio alla Ford, vita di grande fatica, figli e famiglia. E questa macchina del 1972 che rappresenta un mausoleo alla vita che avrebbe potuto essere.
Alla morte della moglie, Clint scopre di essere solo. E isolato, in un quartiere completamente invaso da extracomunitari, gialli, neri e ispanici.
Clint odia questa gente. E&#039; un razzista della prima ora. Non li capisce, e soprattutto non capisce cosa ci facciano lì vicino casa sua, irrispettosi dell&#039;american way of life.
Caso vuole che Tao, un ragazzo di 16 anni, timido ed impacciato si sta apprestando a diventare un &quot;goodfellow&quot;. Ma ha la (s)fortuna di abitare nella casa affianco a quella di Clint.
Clint trascorre le giornate a bere birra e a sputare tabacco (come il pistolero della trilogia del Dollaro). E a gareggiare contro la signora cinese in bestemmie.
La sorella di Tao viene stuprata. Tao è deciso a vendicarsi. E nei film di Clint la violenza contro le donne è sempre una ragione sufficiente per una vendetta cieca e feroce.
Ma qui qualcosa cambia. Clint decide di insegnare a Tao qualcosa di diverso dalla vendetta. Dal ricorso alla violenza. Gli racconta e gli fa vedere cosa vuol dire essere &quot;eroe&quot;.
Una parola finta, una medaglia talmente immeritata da essere destinata alla cassa della cantina, che brucia sul petto.
Nel finale del film di Leone, Clint usciva allo scoperto di fronte a Ramon e i suoi. Viene tempestato di colpi. Si rialza, e scopre una lamiera di ferro che lo ha protetto dalla morte. E fa una strage.
Alla fine di &quot;Gran Torino&quot;, Clint arriva di fronte a tutta la baby gang cinese. Con la mano a mo&#039; di pistola mima il gesto di ucciderli tutti. Poi estrae un accendino. Ma chiaramente fa in modo di far capire che quell&#039;accendino sia una pistola.
Viene crivellato di colpi. Stramazza al suolo e stavolta è per non rialzarsi.
Scopre la polizia - e questa notizia è quella che voleva venisse riferita a Tao - che Clint è andato all&#039;appuntamento con la morte senza alcuna difesa. Era totalmente disarmato.
Tao vince la &quot;Gran Torino&quot; e probabilmente non imboccherà la strada della malavita e della violenza.
- - -
Trovo che sia una possibile risposta alla domanda che ha imperversato in questa discussione: cosa fanno gli eroi nel day after?
Una delle tante, ça va sans dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non se WM4 sia ancora sintonizzato su questo topic &#8211; suppongo di no.<br />
Comunque a proposito di Cinema e di eroi che ritornano (come in &#8220;Stella del Mattino&#8221;), consiglio caldamente la visione di &#8220;Gran Torino&#8221;.<br />
Che non solo è l&#8217;ennesimo gran film di Clint Eastwood.<br />
E&#8217; anche un&#8217;interessante riflessione sul &#8220;reduce&#8221;, come sempre in Eastwood mai retorica.<br />
A proposito di come un eroe possa debba e riesca a reintegrarsi nella società.<br />
Per godersi appieno questa riflessione bisogna avere davanti agli occhi &#8220;Per un pugno di dollari&#8221;.<br />
&#8211; &#8211; &#8211;<br />
In &#8220;Gran Torino&#8221; Clint Eastwood è un eroe di guerra. Un reduce della Corea, dove ha perso gli amici e anche la dignità. La medaglia al merito l&#8217;ha vinta sparando ad un coreano che si stava arrendendo.<br />
Il recupero nella comunità americana è stato tutt&#8217;altro che facile. Operaio alla Ford, vita di grande fatica, figli e famiglia. E questa macchina del 1972 che rappresenta un mausoleo alla vita che avrebbe potuto essere.<br />
Alla morte della moglie, Clint scopre di essere solo. E isolato, in un quartiere completamente invaso da extracomunitari, gialli, neri e ispanici.<br />
Clint odia questa gente. E&#8217; un razzista della prima ora. Non li capisce, e soprattutto non capisce cosa ci facciano lì vicino casa sua, irrispettosi dell&#8217;american way of life.<br />
Caso vuole che Tao, un ragazzo di 16 anni, timido ed impacciato si sta apprestando a diventare un &#8220;goodfellow&#8221;. Ma ha la (s)fortuna di abitare nella casa affianco a quella di Clint.<br />
Clint trascorre le giornate a bere birra e a sputare tabacco (come il pistolero della trilogia del Dollaro). E a gareggiare contro la signora cinese in bestemmie.<br />
La sorella di Tao viene stuprata. Tao è deciso a vendicarsi. E nei film di Clint la violenza contro le donne è sempre una ragione sufficiente per una vendetta cieca e feroce.<br />
Ma qui qualcosa cambia. Clint decide di insegnare a Tao qualcosa di diverso dalla vendetta. Dal ricorso alla violenza. Gli racconta e gli fa vedere cosa vuol dire essere &#8220;eroe&#8221;.<br />
Una parola finta, una medaglia talmente immeritata da essere destinata alla cassa della cantina, che brucia sul petto.<br />
Nel finale del film di Leone, Clint usciva allo scoperto di fronte a Ramon e i suoi. Viene tempestato di colpi. Si rialza, e scopre una lamiera di ferro che lo ha protetto dalla morte. E fa una strage.<br />
Alla fine di &#8220;Gran Torino&#8221;, Clint arriva di fronte a tutta la baby gang cinese. Con la mano a mo&#8217; di pistola mima il gesto di ucciderli tutti. Poi estrae un accendino. Ma chiaramente fa in modo di far capire che quell&#8217;accendino sia una pistola.<br />
Viene crivellato di colpi. Stramazza al suolo e stavolta è per non rialzarsi.<br />
Scopre la polizia &#8211; e questa notizia è quella che voleva venisse riferita a Tao &#8211; che Clint è andato all&#8217;appuntamento con la morte senza alcuna difesa. Era totalmente disarmato.<br />
Tao vince la &#8220;Gran Torino&#8221; e probabilmente non imboccherà la strada della malavita e della violenza.<br />
&#8211; &#8211; &#8211;<br />
Trovo che sia una possibile risposta alla domanda che ha imperversato in questa discussione: cosa fanno gli eroi nel day after?<br />
Una delle tante, ça va sans dire.</p>
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		Di: Wu Ming 1		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 12:10:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Voilà, il pdf completo di &quot;Wu Ming / Tiziano Scarpa: Face Off&quot;.
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voilà, il pdf completo di &#8220;Wu Ming / Tiziano Scarpa: Face Off&#8221;.<br />
<a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf</a></p>
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		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 23:34:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Seconda parte di &quot;Wu Ming / Tiziano Scarpa: Face Off&quot;.
http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seconda parte di &#8220;Wu Ming / Tiziano Scarpa: Face Off&#8221;.<br />
<a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html" rel="nofollow ugc">http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html</a></p>
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		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/raccontare-la-battaglia/comment-page-2/#comment-100023</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 08:58:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nautilus, giustissimo quanto dici sulla specializzazione degli arcieri e sul ruolo dagli arditi; nessuna tecnologia però cancella definitivamente dei modi di combattere, vi sono cosi e ricorsi storici dovuti a tecnologie e contromisure. Vorrei aggiungere qualche riflessione sulla velocità che cambia le regole (da Alessandro il macedone alla cavalieria dei Sarmati alla Blitzkrieg), ma sarebbe un azzardo.
&quot;Quegli&quot; eroi. Certo, per noi è un eroe molto più positivo il sergente Rigoni Stern (il suo &quot;capolavoro&quot; dl periodo di guerra è tornare a casa senza perdere un uomo), ma riflettere sui folli casi e le morti insensate è altrettanto importante, per fasi &#039;sti famosi anticorpi... Credo che il comandante, alla fine, abbia trovato &quot;giusto&quot; morire con i suoi marinai, almeno quanto era stato ingiusto sopravvivere la volta prima. Che tormento. Sogno il giorno in cui di sfornare tipi umani così non ci sarà più bisogno, e potremo sfogare il nostro spirto guerrier soltanto nei videogame...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nautilus, giustissimo quanto dici sulla specializzazione degli arcieri e sul ruolo dagli arditi; nessuna tecnologia però cancella definitivamente dei modi di combattere, vi sono cosi e ricorsi storici dovuti a tecnologie e contromisure. Vorrei aggiungere qualche riflessione sulla velocità che cambia le regole (da Alessandro il macedone alla cavalieria dei Sarmati alla Blitzkrieg), ma sarebbe un azzardo.<br />
&#8220;Quegli&#8221; eroi. Certo, per noi è un eroe molto più positivo il sergente Rigoni Stern (il suo &#8220;capolavoro&#8221; dl periodo di guerra è tornare a casa senza perdere un uomo), ma riflettere sui folli casi e le morti insensate è altrettanto importante, per fasi &#8216;sti famosi anticorpi&#8230; Credo che il comandante, alla fine, abbia trovato &#8220;giusto&#8221; morire con i suoi marinai, almeno quanto era stato ingiusto sopravvivere la volta prima. Che tormento. Sogno il giorno in cui di sfornare tipi umani così non ci sarà più bisogno, e potremo sfogare il nostro spirto guerrier soltanto nei videogame&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Nautilus		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nautilus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 15:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ultimo messaggio lanciato dal marconista fu:&quot;Affondiamo. Viva il Re, viva l&#039;Italia&quot;
Questi eroi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo messaggio lanciato dal marconista fu:&#8221;Affondiamo. Viva il Re, viva l&#8217;Italia&#8221;<br />
Questi eroi.</p>
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		<title>
		Di: Nautilus		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nautilus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 15:01:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giacchè si stanno analizzando varie facce dell&#039;eroismo in battaglia, in questi giorni mi è capitato in mano un libro che riporta gli articoli di un inviato  imbarcato sulle navi della marina italiana nell&#039;ultima guerra, stranamente senza nessun particolare cedimento alla retorica del tempo, pure se in chiave di esaltazione della tempra morale dei nostri marinai.
C&#039;è un episodio in cui il comandante d&#039;un cacciatorpediniere affronta con la propria nave un nemico molto più forte, la nave viene affondata ma gli inglesi rendono gli onori militari e il comandante, salvatosi, viene decorato al valore.
&quot;Ma io&quot; si tormentava in seguito col giornalista &quot;ero responsabile delle vite di duecento uomini che si fidavano di me e li ho condotti a un macello inutile, potevo invertire la rotta, fuggire e sarebbero tutti vivi..&quot;
Il tormento non gli impedì in seguito, per essere ligio agli ordini, di condurre un altro caccia in una situazione disperata in cui stavolta perì non solo tutto l&#039;equipaggio ma finalmente anche lui.
Ah, questi eroi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giacchè si stanno analizzando varie facce dell&#8217;eroismo in battaglia, in questi giorni mi è capitato in mano un libro che riporta gli articoli di un inviato  imbarcato sulle navi della marina italiana nell&#8217;ultima guerra, stranamente senza nessun particolare cedimento alla retorica del tempo, pure se in chiave di esaltazione della tempra morale dei nostri marinai.<br />
C&#8217;è un episodio in cui il comandante d&#8217;un cacciatorpediniere affronta con la propria nave un nemico molto più forte, la nave viene affondata ma gli inglesi rendono gli onori militari e il comandante, salvatosi, viene decorato al valore.<br />
&#8220;Ma io&#8221; si tormentava in seguito col giornalista &#8220;ero responsabile delle vite di duecento uomini che si fidavano di me e li ho condotti a un macello inutile, potevo invertire la rotta, fuggire e sarebbero tutti vivi..&#8221;<br />
Il tormento non gli impedì in seguito, per essere ligio agli ordini, di condurre un altro caccia in una situazione disperata in cui stavolta perì non solo tutto l&#8217;equipaggio ma finalmente anche lui.<br />
Ah, questi eroi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Nautilus		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/raccontare-la-battaglia/comment-page-2/#comment-100020</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nautilus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 14:41:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Paolo,  quel che dici è vero ma l&#039;analogia che tento fra il soldato del XX secolo e l&#039;operaio non specializzato della catena di montaggio mi pare comunque valida: l&#039;arcere che usava l&#039;arco lungo per quel che ne so era specializzatissimo, ci volevano anni di addestramento continuo per conseguire una buona efficienza sul campo, mentre per un fuciliere o un mitragliere bastano poche settimane.
Il confronto di cui parli è vero che è sempre esistito ma solo con l&#039;avvento, ripeto, delle armi a ripetizione (e lunga gittata) è diventato improponibile, da allora in poi il valore ha perso d&#039;importanza per cedere definitivamente il passo alla tecnica.
Verissimo anche quanto dici per gli arditi, ma si trattava pur sempre di reparti d&#039;assalto validi per colpi di mano, non per vincere battaglie in campo aperto, la mitragliatrice è stata sconfitta dal carro armato, non da pochi coraggiosi.
I commenti di WM1 ed Ekerot mi fanno venire in mente altre considerazioni: evidentemente vi sono diversi &quot;eroismi&quot;, quello ispirato dalla ricerca della &quot;gloria&quot; fine a se stessa di quel condottiero sassone e rimasto invariato fino alle guerre napoleoniche, quello alla Junger in cui l&#039;eroismo è legato al &quot;modo&quot; in cui ci si comporta in battaglia e sui riflessi che questo ha sulla concezione di sè (sdegnoso quindi della gloria, che è sempre un riconoscimento che si pretende dagli altri) e infine il sacrificio  oscuro di Sordi e Gassman in un episodio di fantasia  che però rende bene l&#039;idea di persone comuni  che sono &quot;costrette&quot; loro malgrado a diventare eroi  per non tradire i propri compagni.
Anche Tobino nel &quot;Deserto della Libia&quot; parla di una guerra sbagliata, stracciona e mal condotta, di soldati senza bandiera, &quot;Eppure&quot; scrive &quot;gli eroi ci furono, sconosciuti, morti invano, ma ci furono&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Paolo,  quel che dici è vero ma l&#8217;analogia che tento fra il soldato del XX secolo e l&#8217;operaio non specializzato della catena di montaggio mi pare comunque valida: l&#8217;arcere che usava l&#8217;arco lungo per quel che ne so era specializzatissimo, ci volevano anni di addestramento continuo per conseguire una buona efficienza sul campo, mentre per un fuciliere o un mitragliere bastano poche settimane.<br />
Il confronto di cui parli è vero che è sempre esistito ma solo con l&#8217;avvento, ripeto, delle armi a ripetizione (e lunga gittata) è diventato improponibile, da allora in poi il valore ha perso d&#8217;importanza per cedere definitivamente il passo alla tecnica.<br />
Verissimo anche quanto dici per gli arditi, ma si trattava pur sempre di reparti d&#8217;assalto validi per colpi di mano, non per vincere battaglie in campo aperto, la mitragliatrice è stata sconfitta dal carro armato, non da pochi coraggiosi.<br />
I commenti di WM1 ed Ekerot mi fanno venire in mente altre considerazioni: evidentemente vi sono diversi &#8220;eroismi&#8221;, quello ispirato dalla ricerca della &#8220;gloria&#8221; fine a se stessa di quel condottiero sassone e rimasto invariato fino alle guerre napoleoniche, quello alla Junger in cui l&#8217;eroismo è legato al &#8220;modo&#8221; in cui ci si comporta in battaglia e sui riflessi che questo ha sulla concezione di sè (sdegnoso quindi della gloria, che è sempre un riconoscimento che si pretende dagli altri) e infine il sacrificio  oscuro di Sordi e Gassman in un episodio di fantasia  che però rende bene l&#8217;idea di persone comuni  che sono &#8220;costrette&#8221; loro malgrado a diventare eroi  per non tradire i propri compagni.<br />
Anche Tobino nel &#8220;Deserto della Libia&#8221; parla di una guerra sbagliata, stracciona e mal condotta, di soldati senza bandiera, &#8220;Eppure&#8221; scrive &#8220;gli eroi ci furono, sconosciuti, morti invano, ma ci furono&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/raccontare-la-battaglia/comment-page-2/#comment-100019</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 14:03:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ma insomma, la pensassi come tu/voi, non avrei quasi niente da dirti/vi!&quot;
Non vedo questo rischio, quindi non me ne preoccupo! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma insomma, la pensassi come tu/voi, non avrei quasi niente da dirti/vi!&#8221;<br />
Non vedo questo rischio, quindi non me ne preoccupo! 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/raccontare-la-battaglia/comment-page-2/#comment-100018</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 11:19:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@WM1 infatti il mio commento voleva essere circoscritto alla «nostra» discussione qui, per quanto è ovvio che per te essa sia contigua alla poetica di Wu Ming. Non ho mai detto di non apprezzare le vostre pars costruens (alcune le ho apprezzate di più, altre meno), e non voglio/posso certo modificare i vostri modi di narrare, che trovo spesso stimolanti e ricchi di molte forze. Così come apprezzo il nostro confronto civile qui, e la gentilezza di Loredana che ci ospita.
;)
Ma insomma, la pensassi come tu/voi, non avrei quasi niente da dirti/vi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@WM1 infatti il mio commento voleva essere circoscritto alla «nostra» discussione qui, per quanto è ovvio che per te essa sia contigua alla poetica di Wu Ming. Non ho mai detto di non apprezzare le vostre pars costruens (alcune le ho apprezzate di più, altre meno), e non voglio/posso certo modificare i vostri modi di narrare, che trovo spesso stimolanti e ricchi di molte forze. Così come apprezzo il nostro confronto civile qui, e la gentilezza di Loredana che ci ospita.<br />
😉<br />
Ma insomma, la pensassi come tu/voi, non avrei quasi niente da dirti/vi!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/raccontare-la-battaglia/comment-page-2/#comment-100017</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 10:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Paolo S
è fortemente impreciso dire che le nostre sono &quot;decostruzioni&quot; e basta, visto che noi ci concentriamo principalmente sulla pars construens, e dove non si vede ci sforziamo di fare spazio perché possa esprimersi. Da anni, con le nostre narrazioni, cerchiamo e raccontiamo e ci auspichiamo modi di stare nella battaglia che non siano quelli discesi lungo il &lt;i&gt;phylum&lt;/i&gt; guerresco/militarista patriarcale. Ai primordi della nostra attività, ci fu l&#039;esempio - fondativo quant&#039;altri mai - dell&#039;EZLN, e di come ci abbia influenzati l&#039;abbiamo raccontato di recente. C&#039;è la critica all&#039;impostazione più tradizionale, tramite la narrazione delle illusioni, delle sconfitte e dei vicoli ciechi (questo è fortemente presente in &lt;i&gt;Q&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Asce di guerra&lt;/i&gt;) e ci sono i percorsi alternativi, in parte inespressi o stroncati/rimossi. In &lt;i&gt;Manituana&lt;/i&gt; c&#039;è l&#039;esplorazione di un essere guerrieri diverso da quello di cui abbiamo parlato negli ultimi commenti, modello che degenera anch&#039;esso ma in un altro modo e comunque non chiudendo tutti gli spazi. C&#039;è, fortissima in &lt;i&gt;Stella del mattino&lt;/i&gt;,  la ricerca di un superamento. C&#039;è, in &lt;i&gt;Guerra agli umani&lt;/i&gt;, il rifiuto della mentalità da assedio e la tensione verso un nuovo atto fondativo. E&#039; questa la nostra poetica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Paolo S<br />
è fortemente impreciso dire che le nostre sono &#8220;decostruzioni&#8221; e basta, visto che noi ci concentriamo principalmente sulla pars construens, e dove non si vede ci sforziamo di fare spazio perché possa esprimersi. Da anni, con le nostre narrazioni, cerchiamo e raccontiamo e ci auspichiamo modi di stare nella battaglia che non siano quelli discesi lungo il <i>phylum</i> guerresco/militarista patriarcale. Ai primordi della nostra attività, ci fu l&#8217;esempio &#8211; fondativo quant&#8217;altri mai &#8211; dell&#8217;EZLN, e di come ci abbia influenzati l&#8217;abbiamo raccontato di recente. C&#8217;è la critica all&#8217;impostazione più tradizionale, tramite la narrazione delle illusioni, delle sconfitte e dei vicoli ciechi (questo è fortemente presente in <i>Q</i> e <i>Asce di guerra</i>) e ci sono i percorsi alternativi, in parte inespressi o stroncati/rimossi. In <i>Manituana</i> c&#8217;è l&#8217;esplorazione di un essere guerrieri diverso da quello di cui abbiamo parlato negli ultimi commenti, modello che degenera anch&#8217;esso ma in un altro modo e comunque non chiudendo tutti gli spazi. C&#8217;è, fortissima in <i>Stella del mattino</i>,  la ricerca di un superamento. C&#8217;è, in <i>Guerra agli umani</i>, il rifiuto della mentalità da assedio e la tensione verso un nuovo atto fondativo. E&#8217; questa la nostra poetica.</p>
]]></content:encoded>
		
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