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	Commenti a: REALTA&#039;, REALISMO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Il grande marziano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-2/#comment-106632</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il grande marziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2010 07:58:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@sascha: a mio avviso è questa la frase &#039;incriminata&#039;: &quot;in particolare, trovo sbagliato un concetto che mi pare nessuno contesti ma tutti i partecipanti prendano come vero: che la cultura italiana abbia represso, disprezzato, emarginato il fantastico in letteratura.&quot;
Il fantastico in letteratura non è stato emarginato tout-court dalla cultura italiana e nessuno qui mi sembra che prenda questo concetto per vero. I già citati Calvino e Buzzati - giusto per citare due &quot;grandi&quot; e &quot;popolari&quot; - hanno costruito sul fantastico gran parte se non tutto il loro successo. Ma ci sono altri esempi di scrittori che si sono cimentati col fantastico almeno in un momento della loro vita artistica, anche se magari non ne hanno fatto la loro bandiera. Da Pirandello a Savinio a Bontempelli a Tomasi di Lampedusa a Flaiano. E lo stesso Eco, per esempio, ne Il pendolo di Foucault non mi pare sia stato molto &quot;realista&quot;.
Per contro non si può negare che esistano in effetti aspetti (o sottogeneri) del corpus della letteratura fantastica che sono stati tradizionalmente marginalizzati, e mi riferisco soprattutto alla fantascienza. Ma qui il discorso si fa complicato. Come spunto iniziale posso dire che a mio avviso, gran parte di questa marginalizzazione sia dovuta alla mancanza di una tradizione culturale scientifica. Per il resto, lancio il sasso e nascondo la mano, lasciando a voi la parola, che il commento è già abbastanza lungo. ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@sascha: a mio avviso è questa la frase &#8216;incriminata&#8217;: &#8220;in particolare, trovo sbagliato un concetto che mi pare nessuno contesti ma tutti i partecipanti prendano come vero: che la cultura italiana abbia represso, disprezzato, emarginato il fantastico in letteratura.&#8221;<br />
Il fantastico in letteratura non è stato emarginato tout-court dalla cultura italiana e nessuno qui mi sembra che prenda questo concetto per vero. I già citati Calvino e Buzzati &#8211; giusto per citare due &#8220;grandi&#8221; e &#8220;popolari&#8221; &#8211; hanno costruito sul fantastico gran parte se non tutto il loro successo. Ma ci sono altri esempi di scrittori che si sono cimentati col fantastico almeno in un momento della loro vita artistica, anche se magari non ne hanno fatto la loro bandiera. Da Pirandello a Savinio a Bontempelli a Tomasi di Lampedusa a Flaiano. E lo stesso Eco, per esempio, ne Il pendolo di Foucault non mi pare sia stato molto &#8220;realista&#8221;.<br />
Per contro non si può negare che esistano in effetti aspetti (o sottogeneri) del corpus della letteratura fantastica che sono stati tradizionalmente marginalizzati, e mi riferisco soprattutto alla fantascienza. Ma qui il discorso si fa complicato. Come spunto iniziale posso dire che a mio avviso, gran parte di questa marginalizzazione sia dovuta alla mancanza di una tradizione culturale scientifica. Per il resto, lancio il sasso e nascondo la mano, lasciando a voi la parola, che il commento è già abbastanza lungo. 😉</p>
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		Di: Vincent		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-2/#comment-106631</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincent]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 23:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[En passant i nani e le ballerine e i buffoni ringraziano Binaghi (così preoccupato dai nickname altrui, le mando il CV, se vuole). La sua ironia è pari al suo realismo. Rarefatta, sciatta,come tutta sta santa querelle di depressi bipolari. Rispetto ad altri/altre che pontificano di brutto lei è, in ogni caso, veramente modesto. La rispetto tanto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>En passant i nani e le ballerine e i buffoni ringraziano Binaghi (così preoccupato dai nickname altrui, le mando il CV, se vuole). La sua ironia è pari al suo realismo. Rarefatta, sciatta,come tutta sta santa querelle di depressi bipolari. Rispetto ad altri/altre che pontificano di brutto lei è, in ogni caso, veramente modesto. La rispetto tanto.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-2/#comment-106630</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 18:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt; La lista di M. propone un mucchio di autori che non hanno in comune nulla, ne’ lo stile, ne’ i temi, ne’ la visione del mondo ma solo, secondo lui, la fuga dal realismo  &lt;/i&gt;
No. Io ho proposto un mucchio di autori che hanno ben poco in comune, a parte il rifiuto della concezione di realismo ridicolmente ristretta di cui &lt;b&gt;TU&lt;/b&gt; hai parlato. Perché è ovvio che le sperimentazioni di Joyce e Beckett, così come di gran parte dei modernisti e postmodernisti, nascono esattamente dalla convinzione che i codici del romanzo naturalista ottocentesco non sono più adatti a descrivere in maniera efficace la realtà. Per cui l&#039;unica cosa che li accomuna nella mia scelta è il rifiuto di quel modello, non l&#039;appartenenza ad altri.
Faccio molta fatica a vedere Ulysses, Finnegan Wake o Molloy in termini di romanzo realista alla Balzac, ma se tu ci riesci...
&lt;i&gt; France? Ma davvero? &lt;/i&gt;
Mais oui. L’Île des Pingouins. La Révolte des anges.
&lt;i&gt; sempre per riprendere la lista dei ‘buoni’ di M. &lt;/i&gt;
Guarda che qui le liste di proscrizione le fai solo tu. Se tu stessi ad ascoltare gli altri, invece di combattere i tuoi mulini a vento, magari ricorderesti che la prima volta che abbiamo discusso ho citato Cechov e Katherine Mansfield e per ragioni del tutto diverse, Thomas Pynchon fra i miei autori preferiti.
Ma sei capace solo di ragionare per stereotipi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i> La lista di M. propone un mucchio di autori che non hanno in comune nulla, ne’ lo stile, ne’ i temi, ne’ la visione del mondo ma solo, secondo lui, la fuga dal realismo  </i><br />
No. Io ho proposto un mucchio di autori che hanno ben poco in comune, a parte il rifiuto della concezione di realismo ridicolmente ristretta di cui <b>TU</b> hai parlato. Perché è ovvio che le sperimentazioni di Joyce e Beckett, così come di gran parte dei modernisti e postmodernisti, nascono esattamente dalla convinzione che i codici del romanzo naturalista ottocentesco non sono più adatti a descrivere in maniera efficace la realtà. Per cui l&#8217;unica cosa che li accomuna nella mia scelta è il rifiuto di quel modello, non l&#8217;appartenenza ad altri.<br />
Faccio molta fatica a vedere Ulysses, Finnegan Wake o Molloy in termini di romanzo realista alla Balzac, ma se tu ci riesci&#8230;<br />
<i> France? Ma davvero? </i><br />
Mais oui. L’Île des Pingouins. La Révolte des anges.<br />
<i> sempre per riprendere la lista dei ‘buoni’ di M. </i><br />
Guarda che qui le liste di proscrizione le fai solo tu. Se tu stessi ad ascoltare gli altri, invece di combattere i tuoi mulini a vento, magari ricorderesti che la prima volta che abbiamo discusso ho citato Cechov e Katherine Mansfield e per ragioni del tutto diverse, Thomas Pynchon fra i miei autori preferiti.<br />
Ma sei capace solo di ragionare per stereotipi.</p>
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		<title>
		Di: Melmoth		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-2/#comment-106629</link>

		<dc:creator><![CDATA[Melmoth]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 18:21:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sascha, io queste chiusure manichee su queste sito non le vedo.
Per inciso Gaiman lo detesto (adesso). E i supereroi pure. E sempre per inciso Gene Wolfe è uno dei miei scrittori preferiti. Però mi ritrovo più nelle parole della padrona di casa che nella tua arroganza che divide i buoni e i cattivi, come le schiere di soldatini con cui evidentemente giocavi.
 In proposito posso chiederti: da chi è pubblicato G. Wolfe in Italia? Da Adelphi- come meriterebbe? E Chesterton -quello che non scrive padre Brown- da chi? E  Voyage to Arcturus? (se lo scrivo in inglese una ragione ci sarà). E chi lo sa in Italia che William Morris ha scritto un poema in prosa? E The Once and future King chi lo conosce qui? E Ligotti? E ...
No, il fantastico non è SEMPRE stato marginalizzato in Italia; ma lo è stato spesso, e lo è ancora (quanto fu popolare nella cultura del suo tempo la scelta di Calvino di scrivere i Nostri Antenati? e Buzzati? com&#039;è che ancora adesso a stento c&#039;è nelle antologie scolastiche? quanti  hanno letto e capiscono davvero I dialoghi con Leucò di Pavese? E non c&#039;era qualche contemporaneo che sosteneva che quelle di messer Ariosto erano tutte &#039;castronerie&#039;?), e vale la pena discuterne senza fare vittimismi.
Quanto a te sarai anche un provocatore ma provochi con poco garbo e con scarsissima chiarezza intellettuale.
Ossequi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sascha, io queste chiusure manichee su queste sito non le vedo.<br />
Per inciso Gaiman lo detesto (adesso). E i supereroi pure. E sempre per inciso Gene Wolfe è uno dei miei scrittori preferiti. Però mi ritrovo più nelle parole della padrona di casa che nella tua arroganza che divide i buoni e i cattivi, come le schiere di soldatini con cui evidentemente giocavi.<br />
 In proposito posso chiederti: da chi è pubblicato G. Wolfe in Italia? Da Adelphi- come meriterebbe? E Chesterton -quello che non scrive padre Brown- da chi? E  Voyage to Arcturus? (se lo scrivo in inglese una ragione ci sarà). E chi lo sa in Italia che William Morris ha scritto un poema in prosa? E The Once and future King chi lo conosce qui? E Ligotti? E &#8230;<br />
No, il fantastico non è SEMPRE stato marginalizzato in Italia; ma lo è stato spesso, e lo è ancora (quanto fu popolare nella cultura del suo tempo la scelta di Calvino di scrivere i Nostri Antenati? e Buzzati? com&#8217;è che ancora adesso a stento c&#8217;è nelle antologie scolastiche? quanti  hanno letto e capiscono davvero I dialoghi con Leucò di Pavese? E non c&#8217;era qualche contemporaneo che sosteneva che quelle di messer Ariosto erano tutte &#8216;castronerie&#8217;?), e vale la pena discuterne senza fare vittimismi.<br />
Quanto a te sarai anche un provocatore ma provochi con poco garbo e con scarsissima chiarezza intellettuale.<br />
Ossequi.</p>
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		<title>
		Di: Sascha		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-2/#comment-106628</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sascha]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 17:53:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pasolini, in uno dei suoi ultimi scritti, ai tempi di Salo&#039;, invitava gli artisti a mettere alla prova il Sistema con opere assolutamente estreme e inaccettabili, quasi invitando la censura e la repressione.
Se io vado in un forum di berlusconiani so che non potrò toccare certi argomenti che fungono da cartina di tornasole - Putin, la Carfagna, il ponte sullo stretto, il federalismo - mentre per altri c&#039;è una talvolta sorprendente libertà.
Su questo forum vi sono degli argomenti che testano la pazienza dei commentatori e purtroppo sono quelli su cui mi viene più facile trovare da ridire: l&#039;assoluta positività della Rete, i fumetti di supereroi, i videogiochi, Tolkien.
In particolare, trovo sbagliato un concetto che mi pare nessuno contesti ma tutti i partecipanti prendano come vero: che la cultura italiana abbia represso, disprezzato, emarginato il fantastico in letteratura.
Questa nozione, in se&#039;, non sarebbe nemmeno controversa ma solo e semplicemente falsa. In fondo si tratta di una cultura in cui Italo Calvino è stato candidato al Premio Hugo, in cui Einaudi pubblicava antologie di fantascienza e di racconti di fantasmi, in cui buona parte dell&#039;opera di Giorgio Manganelli era fantasy come pure di quella di Massimo Bontempelli, in cui Mario Soldati e Paolo Volponi hanno scritto romanzi di fantascienza e scrittori &#039;realisti&#039; come Cesare Pavese sono stati molto attenti alle ragioni del mito, in cui Sanguineti curava la messa in scena dell&#039;Orlando Furioso - opera che, a differenza della Divina Commedia, può essere considerata decisamente fantasy.
La lista di M. propone un mucchio di autori che non hanno in comune nulla, ne&#039; lo stile, ne&#039; i temi, ne&#039; la visione del mondo ma solo, secondo lui, la fuga dal realismo (Joyce? France? Ma davvero?) - insomma, un concetto estremamente largo di fantastico che ben si accorderebbe con le larghe aperture di credito verso il fantastico da una parte non minoritaria della cultura italiana del XX secolo.
Allora dove sta questa chiusura? Nel fatto che il rifiuto o il disinteresse non sono rivolti al fantastico ma a certi autori o generi anglosassoni molto specifici oggi di moda e che certi autori italiani si sforzano di imitare con limitato o nullo successo commerciale, del quale incolpano dei fantomatici &#039;critici&#039; o dei non meglio specificati &#039;operatori culturali&#039; e naturalmente gli editori che non vogliono correre rischi.
Tutto qui il problema.
In questi giorni sto provando a leggere un romanzo fantasy italiano contemporaneo di cui proprio qui avevo letto meraviglie. Non è terribile - è solo molto cupo e opprimente senza particolare motivo, una specie di fantasia a senso unico popolata da ombre, il genere di sentimento molto diffuso nell&#039;adolescenza e che porta certi ragazzi a vestirsi di nero, a calzare scarpe Vans a scacchi e a pettinarsi con un ciuffo sugli occhi. Ovvero, I&#039;m too old for this shit, come direbbero gli americani. Ma qualche settimana fa ho letto un romanzo di Gene Wolfe, del ciclo di Urth, che mi era sfuggito, &#039;The Urth of the New Sun&#039;, e mi si è aperto il cuore - ma purtroppo non è quello il modello che i nostri autori di fantasy paiono prediligere...
(sempre per riprendere la lista dei &#039;buoni&#039; di M. mi è venuta in mente una lista di &#039;cattivi&#039;: Manzoni e Cecov, Hemingway e Colette, Busi e Austen, Ellroy e Candace Bushnell, Sven Hassel e Rigoni Stern, Drieu la Rochelle e Socholov, Se questo è un uomo e Il Diavolo veste Prada, I ragazzi della via Pal e Gomorra - ci metterei anche Joyce ma M. l&#039;ha inserito nella lista del &#039;fantastico&#039;...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pasolini, in uno dei suoi ultimi scritti, ai tempi di Salo&#8217;, invitava gli artisti a mettere alla prova il Sistema con opere assolutamente estreme e inaccettabili, quasi invitando la censura e la repressione.<br />
Se io vado in un forum di berlusconiani so che non potrò toccare certi argomenti che fungono da cartina di tornasole &#8211; Putin, la Carfagna, il ponte sullo stretto, il federalismo &#8211; mentre per altri c&#8217;è una talvolta sorprendente libertà.<br />
Su questo forum vi sono degli argomenti che testano la pazienza dei commentatori e purtroppo sono quelli su cui mi viene più facile trovare da ridire: l&#8217;assoluta positività della Rete, i fumetti di supereroi, i videogiochi, Tolkien.<br />
In particolare, trovo sbagliato un concetto che mi pare nessuno contesti ma tutti i partecipanti prendano come vero: che la cultura italiana abbia represso, disprezzato, emarginato il fantastico in letteratura.<br />
Questa nozione, in se&#8217;, non sarebbe nemmeno controversa ma solo e semplicemente falsa. In fondo si tratta di una cultura in cui Italo Calvino è stato candidato al Premio Hugo, in cui Einaudi pubblicava antologie di fantascienza e di racconti di fantasmi, in cui buona parte dell&#8217;opera di Giorgio Manganelli era fantasy come pure di quella di Massimo Bontempelli, in cui Mario Soldati e Paolo Volponi hanno scritto romanzi di fantascienza e scrittori &#8216;realisti&#8217; come Cesare Pavese sono stati molto attenti alle ragioni del mito, in cui Sanguineti curava la messa in scena dell&#8217;Orlando Furioso &#8211; opera che, a differenza della Divina Commedia, può essere considerata decisamente fantasy.<br />
La lista di M. propone un mucchio di autori che non hanno in comune nulla, ne&#8217; lo stile, ne&#8217; i temi, ne&#8217; la visione del mondo ma solo, secondo lui, la fuga dal realismo (Joyce? France? Ma davvero?) &#8211; insomma, un concetto estremamente largo di fantastico che ben si accorderebbe con le larghe aperture di credito verso il fantastico da una parte non minoritaria della cultura italiana del XX secolo.<br />
Allora dove sta questa chiusura? Nel fatto che il rifiuto o il disinteresse non sono rivolti al fantastico ma a certi autori o generi anglosassoni molto specifici oggi di moda e che certi autori italiani si sforzano di imitare con limitato o nullo successo commerciale, del quale incolpano dei fantomatici &#8216;critici&#8217; o dei non meglio specificati &#8216;operatori culturali&#8217; e naturalmente gli editori che non vogliono correre rischi.<br />
Tutto qui il problema.<br />
In questi giorni sto provando a leggere un romanzo fantasy italiano contemporaneo di cui proprio qui avevo letto meraviglie. Non è terribile &#8211; è solo molto cupo e opprimente senza particolare motivo, una specie di fantasia a senso unico popolata da ombre, il genere di sentimento molto diffuso nell&#8217;adolescenza e che porta certi ragazzi a vestirsi di nero, a calzare scarpe Vans a scacchi e a pettinarsi con un ciuffo sugli occhi. Ovvero, I&#8217;m too old for this shit, come direbbero gli americani. Ma qualche settimana fa ho letto un romanzo di Gene Wolfe, del ciclo di Urth, che mi era sfuggito, &#8216;The Urth of the New Sun&#8217;, e mi si è aperto il cuore &#8211; ma purtroppo non è quello il modello che i nostri autori di fantasy paiono prediligere&#8230;<br />
(sempre per riprendere la lista dei &#8216;buoni&#8217; di M. mi è venuta in mente una lista di &#8216;cattivi&#8217;: Manzoni e Cecov, Hemingway e Colette, Busi e Austen, Ellroy e Candace Bushnell, Sven Hassel e Rigoni Stern, Drieu la Rochelle e Socholov, Se questo è un uomo e Il Diavolo veste Prada, I ragazzi della via Pal e Gomorra &#8211; ci metterei anche Joyce ma M. l&#8217;ha inserito nella lista del &#8216;fantastico&#8217;&#8230;)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Il grande marziano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-1/#comment-106627</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il grande marziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 14:51:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@sascha: parli di venire a patti con l&#039;odio/ecc. verso la letteratura &quot;realista&quot;? Ma che significa? Dai post che ho letto qui ho l&#039;impressione che gironzolino in media menti aperte a qualsiasi &quot;tipo&quot; di letteratura purché &quot;buona&quot;, inteso - questo - nel senso più lato del termine. E ridurre la letteratura a una contrapposizione &quot;realista&quot; / &quot;non realista&quot; mi pare quantomeno non rendere giustizia alla variegata complessità della letteratura stessa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@sascha: parli di venire a patti con l&#8217;odio/ecc. verso la letteratura &#8220;realista&#8221;? Ma che significa? Dai post che ho letto qui ho l&#8217;impressione che gironzolino in media menti aperte a qualsiasi &#8220;tipo&#8221; di letteratura purché &#8220;buona&#8221;, inteso &#8211; questo &#8211; nel senso più lato del termine. E ridurre la letteratura a una contrapposizione &#8220;realista&#8221; / &#8220;non realista&#8221; mi pare quantomeno non rendere giustizia alla variegata complessità della letteratura stessa.</p>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-1/#comment-106626</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 14:44:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto GLI INCENDIATI  e pure I CANTI DEL CAOS, e la mia idea è che Moresco sia un grande spirito intrappolato in un individuo con poco talento narrativo. Lui ha visioni ma non riesce a trasmetterle come vorrebbe, o se le trasmette come vorrebbe non si accorge di trasmetterle male. Quelle ripetizioni ossessive, quei participi passati, quegli avverbi (specie &quot;irresistibilmente&quot;), i dialoghi davvero brutti con quei punti esclamativi a oltranza, il sesso onnipervasivo e continuamente rilanciato, tutto ciò indebolisce a mio avviso, anziché acuire, la visione che lui possiede (una visione a tratti davvero kafkiana, grottesca e geniale) del mondo e della realtà &quot;sfondata&quot;. Riguardo poi quest&#039;ultimo punto, secondo me lui vuole dire che la realtà umana, così com&#039;è vissuta dall&#039;uomo, è sempre stata sfondata, bucata, scissa e drammatica, ma che oggi ci troviamo su una specie di soglia antropologica, di crisi epocale e totale - di ideologie, di cultura, di economia, eccetera. E secondo me non ha affatto torto.
ps: ha ragione Sascha nel suo primo commento, per quanto mi riguarda: se leggi I CANTI fai un&#039;eperienza incompleta e insoddisfacente, se leggi INFINITE JEST (ma ce ne sarebbero altri) ne esci cambiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto GLI INCENDIATI  e pure I CANTI DEL CAOS, e la mia idea è che Moresco sia un grande spirito intrappolato in un individuo con poco talento narrativo. Lui ha visioni ma non riesce a trasmetterle come vorrebbe, o se le trasmette come vorrebbe non si accorge di trasmetterle male. Quelle ripetizioni ossessive, quei participi passati, quegli avverbi (specie &#8220;irresistibilmente&#8221;), i dialoghi davvero brutti con quei punti esclamativi a oltranza, il sesso onnipervasivo e continuamente rilanciato, tutto ciò indebolisce a mio avviso, anziché acuire, la visione che lui possiede (una visione a tratti davvero kafkiana, grottesca e geniale) del mondo e della realtà &#8220;sfondata&#8221;. Riguardo poi quest&#8217;ultimo punto, secondo me lui vuole dire che la realtà umana, così com&#8217;è vissuta dall&#8217;uomo, è sempre stata sfondata, bucata, scissa e drammatica, ma che oggi ci troviamo su una specie di soglia antropologica, di crisi epocale e totale &#8211; di ideologie, di cultura, di economia, eccetera. E secondo me non ha affatto torto.<br />
ps: ha ragione Sascha nel suo primo commento, per quanto mi riguarda: se leggi I CANTI fai un&#8217;eperienza incompleta e insoddisfacente, se leggi INFINITE JEST (ma ce ne sarebbero altri) ne esci cambiato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-1/#comment-106625</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 14:34:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt; Insomma, il tuo canone &lt;/i&gt;
Oh, no, non è il mio canone. Era semplicemente un modo per sottolineare come ti basti lo spazio di due o tre giri di post per diventare incoerente con te stesso.
&lt;i&gt; segue una lista di nomi che fanno mucchio. &lt;/i&gt;
segue una lista di nomi che io ho letto, per lo più in lingua originale.
Il mio canone me lo sono costruito attraverso i mei studi, grazie ad una curiosità onnivora, ed anche scoprendo autori attraverso  il giudizio di persone, grandi critici o semplici blogger che fossero, che, indipendentemente dal fatto di avere o meno gusti,inclinazioni o preferenze estetiche comparabili alle mie, dimostravano di saper dire qualcosa di interessante sulle opere che esaminavano.
Non certo grazie a persone che ripetono all&#039;infinito le stesse frasi fatte e vedono in continuazione i propri giganti al posto dei mulini a vento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i> Insomma, il tuo canone </i><br />
Oh, no, non è il mio canone. Era semplicemente un modo per sottolineare come ti basti lo spazio di due o tre giri di post per diventare incoerente con te stesso.<br />
<i> segue una lista di nomi che fanno mucchio. </i><br />
segue una lista di nomi che io ho letto, per lo più in lingua originale.<br />
Il mio canone me lo sono costruito attraverso i mei studi, grazie ad una curiosità onnivora, ed anche scoprendo autori attraverso  il giudizio di persone, grandi critici o semplici blogger che fossero, che, indipendentemente dal fatto di avere o meno gusti,inclinazioni o preferenze estetiche comparabili alle mie, dimostravano di saper dire qualcosa di interessante sulle opere che esaminavano.<br />
Non certo grazie a persone che ripetono all&#8217;infinito le stesse frasi fatte e vedono in continuazione i propri giganti al posto dei mulini a vento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-1/#comment-106624</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 14:08:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, Sascha. Sei tu che devi venire a patti col tuo odio/ripugnanza verso tutto quello che differisce dal tuo personalissimo sentire. Non rigettare sul commentarium quella che è una &lt;strong&gt;tua&lt;/strong&gt;, e solo tua, posizione: che peraltro, sto notando, esprimi con maggior disprezzo quando hai davanti un interlocutore che non conosci e che ritieni - a torto - un ragazzino imberbe da sbeffeggiare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, Sascha. Sei tu che devi venire a patti col tuo odio/ripugnanza verso tutto quello che differisce dal tuo personalissimo sentire. Non rigettare sul commentarium quella che è una <strong>tua</strong>, e solo tua, posizione: che peraltro, sto notando, esprimi con maggior disprezzo quando hai davanti un interlocutore che non conosci e che ritieni &#8211; a torto &#8211; un ragazzino imberbe da sbeffeggiare.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Sascha		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/realta-realismo/comment-page-1/#comment-106623</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sascha]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 13:56:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Insomma, il tuo canone è preso in prestito da quello di Bloom, definito &#039;oggettivo&#039; giusto per lo spazio di un post internettiano - segue una lista di nomi che fanno mucchio.
Ragazzi, un giorno dovrete venire a patti col vostro odio/ripugnanza/ansia nei confronti della letteratura che chiamate &#039;realista&#039;. Cos&#039;è che vi sconvolge nelle sue convenzioni (chiamiamole così) da farvi sentire il bisogno di convenzioni differenti? Perchè quando ne parlate assumete un tono di rivoluzione e battaglia in nome dei vostri diritti di consumatori che nessuno, che io sappia, disturba?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insomma, il tuo canone è preso in prestito da quello di Bloom, definito &#8216;oggettivo&#8217; giusto per lo spazio di un post internettiano &#8211; segue una lista di nomi che fanno mucchio.<br />
Ragazzi, un giorno dovrete venire a patti col vostro odio/ripugnanza/ansia nei confronti della letteratura che chiamate &#8216;realista&#8217;. Cos&#8217;è che vi sconvolge nelle sue convenzioni (chiamiamole così) da farvi sentire il bisogno di convenzioni differenti? Perchè quando ne parlate assumete un tono di rivoluzione e battaglia in nome dei vostri diritti di consumatori che nessuno, che io sappia, disturba?</p>
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