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	Commenti a: RICORDATI DI ME: ANCORA SULL&#039;AUTOFICTION	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Marco Fiodo		</title>
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					<description><![CDATA[C&#039;è un prima e dopo Carrere come nel calcio ci fu un prima e dopo Sacchi]]></description>
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		Di: Alessandra Sarchi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Sarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 08:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Loredana, questo tuo post incrocia pensieri che rimugino da mesi. I social hanno cambiato, in maniera che non riusciamo ancora a quantificare, tutta la comunicazione, ma di più, lo statuto delle emozioni e dei pensieri. Brutalmente: non è penso dunque sono, ma sono sui social dunque sono. Il passaggio che viene a mancare o di cui si oblitera la percezione è lo statuto di rappresentazione, e quindi di finzionalità intrinseca che hanno quei luoghi. Da cui discende una grandissima mistificazione su verità, onestà, espressione diretta del sé e via dicendo che sono tanto più considerati valori, quanto più vengono cercati in luoghi che per definizione usano l&#039;artificio, come ogni (buona) rappresentazione deve fare. Non necessariamente artificio e verità stanno in contraddizione, anzi per Aristotele il primo può aiutare ad arrivare al secondo, ma occorre averne consapevolezza. Uno dei pericoli che io vedo è lo scivolamento progressivo verso la performance continua dell&#039;autore, emulo di influencer, emulo di attori e intrattenitori. Viene a mancare lo spazio per pensare. Per sedimentare. Per mettere in prospettiva. Per farsi ascolto. Se poi la letteratura oggi non abbia più bisogno di lontananza, prospettiva, sedimentazione, dialogo coi morti e con la morte, almeno quanto con la vita, è una cosa che non so dire. Sarebbe un cambio di paradigma epocale. Quindi dovremmo rifletterci e continuare a parlarne.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Loredana, questo tuo post incrocia pensieri che rimugino da mesi. I social hanno cambiato, in maniera che non riusciamo ancora a quantificare, tutta la comunicazione, ma di più, lo statuto delle emozioni e dei pensieri. Brutalmente: non è penso dunque sono, ma sono sui social dunque sono. Il passaggio che viene a mancare o di cui si oblitera la percezione è lo statuto di rappresentazione, e quindi di finzionalità intrinseca che hanno quei luoghi. Da cui discende una grandissima mistificazione su verità, onestà, espressione diretta del sé e via dicendo che sono tanto più considerati valori, quanto più vengono cercati in luoghi che per definizione usano l&#8217;artificio, come ogni (buona) rappresentazione deve fare. Non necessariamente artificio e verità stanno in contraddizione, anzi per Aristotele il primo può aiutare ad arrivare al secondo, ma occorre averne consapevolezza. Uno dei pericoli che io vedo è lo scivolamento progressivo verso la performance continua dell&#8217;autore, emulo di influencer, emulo di attori e intrattenitori. Viene a mancare lo spazio per pensare. Per sedimentare. Per mettere in prospettiva. Per farsi ascolto. Se poi la letteratura oggi non abbia più bisogno di lontananza, prospettiva, sedimentazione, dialogo coi morti e con la morte, almeno quanto con la vita, è una cosa che non so dire. Sarebbe un cambio di paradigma epocale. Quindi dovremmo rifletterci e continuare a parlarne.</p>
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