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	Commenti a: RIFLESSIONI SU UN LIBRO CHE NON HO CAPITO, OVVERO: L’ABORTO SOCIALE.	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: L&#8217;aborto sociale. &#8211; La Nottola di Minerva		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[L&#8217;aborto sociale. &#8211; La Nottola di Minerva]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 10:06:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] articolo è già apparso sul blog di Loredana Lipperini. Che [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] articolo è già apparso sul blog di Loredana Lipperini. Che [&#8230;] </p>
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		Di: k.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 16:04:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso valga la pena leggere con attenzione questo intervento di Porpora  perché dimostra  abbastanza bene come in materia di aborto, l ‘impiego  di  una  comoda   una posizione   pilatesca ( libertà di scelta), in realtà nasconda un  cupo atteggiamento nichilista.
  Lo si vede bene qui, ed è quasi comico quando  prima   Porpora scrive di come;  “l’aborto  sia una questione squisitamente femminile (…) di cui  non  posso capire la portata.. (…)  sulla quale non ho diritto a una decisione, (…) non è cosa che si svolga nel mio corpo, (…)-, non ne posso afferrare il senso dal punto di vista fisico né psichico(..) né  della procreazione  né del concepimento, nemmeno metaforicamente.
E  questo cavolo di passeggino, - aggiungo io-  rimpiegatelo da sola.(ah ah)
 Ma questa è una battuta, la parte più importante del pezzo è, secondo me, quando parla di aborto sociale , e quindi dicotomie, no win situations o doppi vincoli  che schiaccerebbero   la “donna”   in un confronto irrisolvibile con “lo stato”  e “la società.”
E d è davvero, un confronto irrisolvibile, se da questo confronto viene arbitrariamente esclusa la vita del nascituro, perché è  attorno a questa vita da tutelare, a questo Valore,   che donna ( coppia) e società  possono trovare  l’unica intesa  e comunione possibile, altrimenti, come è evidente,  il confronto diventa un commercio di presunti benefici,  e ricatti che si annullano vicendevolmente e il cui risultato è ben espresso nel finale dell’articolo; “non darò figli a quest’ italia”  cui lo stato potrebbe rispondere ;” e io  non ti darò la pensione, etc..  uno scontro assurdo il cui esito è appunto la dissoluzione dell’individuo e della società.
Scrive anche porpora che l’essere donna “  afferisce sempre ad altro invece che  all’essere in se (..) Come se le donne fossero, come celebrava una canzone d’anni fa, “figlia madre moglie fidanzata sorella e nonna”.  Ecco io penserei, che, au contraire, il male è proprio in questo individualismo e staremmo tutti meglio se ci riescisse di essere e di rappresentarci come  figli padri o madri o nonni o fratelli di qualcuno
Ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso valga la pena leggere con attenzione questo intervento di Porpora  perché dimostra  abbastanza bene come in materia di aborto, l ‘impiego  di  una  comoda   una posizione   pilatesca ( libertà di scelta), in realtà nasconda un  cupo atteggiamento nichilista.<br />
  Lo si vede bene qui, ed è quasi comico quando  prima   Porpora scrive di come;  “l’aborto  sia una questione squisitamente femminile (…) di cui  non  posso capire la portata.. (…)  sulla quale non ho diritto a una decisione, (…) non è cosa che si svolga nel mio corpo, (…)-, non ne posso afferrare il senso dal punto di vista fisico né psichico(..) né  della procreazione  né del concepimento, nemmeno metaforicamente.<br />
E  questo cavolo di passeggino, &#8211; aggiungo io-  rimpiegatelo da sola.(ah ah)<br />
 Ma questa è una battuta, la parte più importante del pezzo è, secondo me, quando parla di aborto sociale , e quindi dicotomie, no win situations o doppi vincoli  che schiaccerebbero   la “donna”   in un confronto irrisolvibile con “lo stato”  e “la società.”<br />
E d è davvero, un confronto irrisolvibile, se da questo confronto viene arbitrariamente esclusa la vita del nascituro, perché è  attorno a questa vita da tutelare, a questo Valore,   che donna ( coppia) e società  possono trovare  l’unica intesa  e comunione possibile, altrimenti, come è evidente,  il confronto diventa un commercio di presunti benefici,  e ricatti che si annullano vicendevolmente e il cui risultato è ben espresso nel finale dell’articolo; “non darò figli a quest’ italia”  cui lo stato potrebbe rispondere ;” e io  non ti darò la pensione, etc..  uno scontro assurdo il cui esito è appunto la dissoluzione dell’individuo e della società.<br />
Scrive anche porpora che l’essere donna “  afferisce sempre ad altro invece che  all’essere in se (..) Come se le donne fossero, come celebrava una canzone d’anni fa, “figlia madre moglie fidanzata sorella e nonna”.  Ecco io penserei, che, au contraire, il male è proprio in questo individualismo e staremmo tutti meglio se ci riescisse di essere e di rappresentarci come  figli padri o madri o nonni o fratelli di qualcuno<br />
Ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Ivano Porpora		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133431</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivano Porpora]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:50:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio i commenti, e Loredana che ha reso possibile questo confronto.
Mi dispiace oggi non riuscire a scrivere - ho un problema di linea telefonica che mi pone di fronte a un monitor altrui, sfarfallante.
Ma ho letto, penso; domani o mercoledì (sta a Telecom) risponderò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio i commenti, e Loredana che ha reso possibile questo confronto.<br />
Mi dispiace oggi non riuscire a scrivere &#8211; ho un problema di linea telefonica che mi pone di fronte a un monitor altrui, sfarfallante.<br />
Ma ho letto, penso; domani o mercoledì (sta a Telecom) risponderò.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Annanetta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133430</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annanetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:24:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Solo grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo grazie</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: stefania auci		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania auci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 11:56:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Madre per scelta, felice di aver allattato, condivido questo post dalla prima all&#039;ultima parola. (Premessa necessaria per comprendere che non ho alcuna invidia o rabbia malcelalata) Sono una donna giovane che sa cosa significa avere due figli e che per loro, è stata costretta a lasciare il lavoro, atteso che in questa Italia non è possibile( o lo è in misura molto bassa) poter conciliare carriera e maternità.
Ciò che mi fa rabbia, e da molto tempo, è il fatto che gli uomini pretendano di mettere parola in un mondo e in un corpo che non è il loro, che non risponde a regole che loro conoscono. L&#039;aborto sociale è quello che da secoli viene praticato sulla mente e sul corpo delle donne, dagli uomini e da altre donne che avallano comportamenti sessisti.
Il figlio è di entrambi se c&#039;è una coppia che lo accoglie. Se questa non c&#039;è, il figlio appartiene alla madre e sua è la scelta, qualunque essa sia. Se una coppia decide insieme (difficilissimo, poiché spesso ci sono tensioni contrastanti) il patrimonio della genitorialità diventa condivisione e ricchezza. Se no, si trasforma in una pietra. Fino a che ci saranno uomini che decidono cosa è giusto per le donne e donne che li seguiranno senza porsi interrogativi veri e seri, allora avremo problemi come ferite aperte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Madre per scelta, felice di aver allattato, condivido questo post dalla prima all&#8217;ultima parola. (Premessa necessaria per comprendere che non ho alcuna invidia o rabbia malcelalata) Sono una donna giovane che sa cosa significa avere due figli e che per loro, è stata costretta a lasciare il lavoro, atteso che in questa Italia non è possibile( o lo è in misura molto bassa) poter conciliare carriera e maternità.<br />
Ciò che mi fa rabbia, e da molto tempo, è il fatto che gli uomini pretendano di mettere parola in un mondo e in un corpo che non è il loro, che non risponde a regole che loro conoscono. L&#8217;aborto sociale è quello che da secoli viene praticato sulla mente e sul corpo delle donne, dagli uomini e da altre donne che avallano comportamenti sessisti.<br />
Il figlio è di entrambi se c&#8217;è una coppia che lo accoglie. Se questa non c&#8217;è, il figlio appartiene alla madre e sua è la scelta, qualunque essa sia. Se una coppia decide insieme (difficilissimo, poiché spesso ci sono tensioni contrastanti) il patrimonio della genitorialità diventa condivisione e ricchezza. Se no, si trasforma in una pietra. Fino a che ci saranno uomini che decidono cosa è giusto per le donne e donne che li seguiranno senza porsi interrogativi veri e seri, allora avremo problemi come ferite aperte.</p>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133428</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 11:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dire &quot;decidi tu mia compagna&quot; se ponon è necessariamente lavarsene le mani, per me e credo anche per Porpora è prendere atto di un dato di fatto: la gravidanza avviene nel corpo di una donna e quindi non si può portarla avanti senza il suo assenso...non perchè lei sia &quot;superiore&quot; ma perchè è il suo corpo quello investito dalla gravidanza. E ovviamente vale anche al contrario: nel caso in cui lei vuole tenerlo e lui magari no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dire &#8220;decidi tu mia compagna&#8221; se ponon è necessariamente lavarsene le mani, per me e credo anche per Porpora è prendere atto di un dato di fatto: la gravidanza avviene nel corpo di una donna e quindi non si può portarla avanti senza il suo assenso&#8230;non perchè lei sia &#8220;superiore&#8221; ma perchè è il suo corpo quello investito dalla gravidanza. E ovviamente vale anche al contrario: nel caso in cui lei vuole tenerlo e lui magari no</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Mammamsterdam		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133427</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mammamsterdam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 11:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Allacciandomi a quello che ha appena scritto Zauberei e al tema della discussione a me viene in mente un&#039; altra storia che ho vissuto da vicino e dal di fuori, quella di un mio consanguineo che fin da piccolo adorava i bambini e si intuiva che sarebbe stato un ottimo padre. A ventitrè anni, fatto il militare, si è sposato e riprodotto, ma proprio un paio di settimane prima della nascita della figlia ha rincontrato per caso, in strada, una donna di una quindicina di anni più grande con cui aveva avuto precedentemente una breve storia e ha saputo che all&#039; epoca lei aveva deciso di fare un figlio da sola, e che l&#039; aveva fatto con lui. questa sua figlia non la conosciamo e neanche lui ha avuto poi modo di recuperare in qualche modo i contatti con la madre, che viveva in un&#039; altra città, ma ricordo come un suo senso di violazione, all&#039; idea di aver procreato a sua insaputa. Insomma, gli amici gli avranno pure fatto qualche battutaccia, io invece l&#039; ho visto ferito all&#039; idea. Il che mi ha insegnato che forse a volte anche i padri avrebbero diritto di scelta in questioni di discendenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allacciandomi a quello che ha appena scritto Zauberei e al tema della discussione a me viene in mente un&#8217; altra storia che ho vissuto da vicino e dal di fuori, quella di un mio consanguineo che fin da piccolo adorava i bambini e si intuiva che sarebbe stato un ottimo padre. A ventitrè anni, fatto il militare, si è sposato e riprodotto, ma proprio un paio di settimane prima della nascita della figlia ha rincontrato per caso, in strada, una donna di una quindicina di anni più grande con cui aveva avuto precedentemente una breve storia e ha saputo che all&#8217; epoca lei aveva deciso di fare un figlio da sola, e che l&#8217; aveva fatto con lui. questa sua figlia non la conosciamo e neanche lui ha avuto poi modo di recuperare in qualche modo i contatti con la madre, che viveva in un&#8217; altra città, ma ricordo come un suo senso di violazione, all&#8217; idea di aver procreato a sua insaputa. Insomma, gli amici gli avranno pure fatto qualche battutaccia, io invece l&#8217; ho visto ferito all&#8217; idea. Il che mi ha insegnato che forse a volte anche i padri avrebbero diritto di scelta in questioni di discendenza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133426</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 10:36:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi è piaciuto tantissimo questo post, mi è piaciuta l&#039;onestà intellettuale e la serietà emotiva e poter leggere l&#039;atteggiamento di fondo che le donne desiderano dagli uomini. Ho trovato anche molto utile e illuminante l&#039;incrocio di sanzioni a proposito del femminile: sei sanzionata se fai un figllio nel pubblico, se non lo fai nel privato, se abortisci ovunque. E&#039; terribilmente vero, e il termine aborto sociale è davvero molto calzante.
Non concordo su alcune cose, piccole, ma penso che possa essere utile metterle dentro perchè riguardano la cornice ideologica in cui siamo inscritti e diciamo intrisi semanticamente.
Questa ideologia e questa sintassi hanno un atteggiamento contraddittorio verso la generazione e la genitorialità, si decide che tutti hanno diritto di sindacare (maschi che detengono il potere, donne che ascoltano le indicazioni etiche fornite dai maschi, come dice la scena ben disegnata da Ivano Porpora) ma che la generazione è un fatto di donne. Questa estremizzazione della cosa, maschi potere compensatorio su donne che avrebbero un potere reale, si riflette in una scarsa maturazione del dibattito in tema, per cui alla fine, Ivano dice i maschi non sanno niente, nella coppia io ho un &#039;opinione non ho un diritto di decisione. Non ho manco la possibilità di capire cosa accada a una donna.
Io temo tutti questi assunti. Credo che siano performati culturalmente ma non sanciti biologicamente: chi si occupa di letteratura sa per esempio, che ci sono grandi scrittori che sanno scrivere bene di donne, e grandi scrittrici che sanno scrivere bene di uomini, la mia professione  - io sono psicologa - si avvale della capaccità umana di trascendere la propria esperienza. Credo che sia l&#039;adesione a una semantica culturale che impedisce le comprensioni, ma tutti possiamo spostarcene, e molti ci riescono.
Penso anche che il grande problema sotteso alla discussione sull&#039;aborto è il ruolo del maschile e la cittadinanza del suo diritto nella procreazione non che del suo dovere. Meno si elabora questa asimmetria per cui lui da una parte di se importante ed esistenziale che prende la strada nel corpo di lei, più l&#039;antiabortismo triviale diventa il braccio armato di una sorta di psicopatologia collettiva, di un rancore reattivo rispetto a un dato complesso.
E c&#039;è anche un alttro rischio. Dire &quot;la decisione spetta a te mia compagna&quot; è una cosa che non solo trovo eticamente problematica, ma che ha anche conseguenze che alla fine perpetrano il sessismo. E&#039; giusto pensare che un padre è subalterno alla sua paternità se lei decide? Se lei decide sempre da sola, va da se che è il primo genitore necessario mentre quell&#039;altro è satellitare.
Una discussione sul sessismo e sull&#039;aborto e sulla genitorialità deve passare dalla disamina anche di queste questioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è piaciuto tantissimo questo post, mi è piaciuta l&#8217;onestà intellettuale e la serietà emotiva e poter leggere l&#8217;atteggiamento di fondo che le donne desiderano dagli uomini. Ho trovato anche molto utile e illuminante l&#8217;incrocio di sanzioni a proposito del femminile: sei sanzionata se fai un figllio nel pubblico, se non lo fai nel privato, se abortisci ovunque. E&#8217; terribilmente vero, e il termine aborto sociale è davvero molto calzante.<br />
Non concordo su alcune cose, piccole, ma penso che possa essere utile metterle dentro perchè riguardano la cornice ideologica in cui siamo inscritti e diciamo intrisi semanticamente.<br />
Questa ideologia e questa sintassi hanno un atteggiamento contraddittorio verso la generazione e la genitorialità, si decide che tutti hanno diritto di sindacare (maschi che detengono il potere, donne che ascoltano le indicazioni etiche fornite dai maschi, come dice la scena ben disegnata da Ivano Porpora) ma che la generazione è un fatto di donne. Questa estremizzazione della cosa, maschi potere compensatorio su donne che avrebbero un potere reale, si riflette in una scarsa maturazione del dibattito in tema, per cui alla fine, Ivano dice i maschi non sanno niente, nella coppia io ho un &#8216;opinione non ho un diritto di decisione. Non ho manco la possibilità di capire cosa accada a una donna.<br />
Io temo tutti questi assunti. Credo che siano performati culturalmente ma non sanciti biologicamente: chi si occupa di letteratura sa per esempio, che ci sono grandi scrittori che sanno scrivere bene di donne, e grandi scrittrici che sanno scrivere bene di uomini, la mia professione  &#8211; io sono psicologa &#8211; si avvale della capaccità umana di trascendere la propria esperienza. Credo che sia l&#8217;adesione a una semantica culturale che impedisce le comprensioni, ma tutti possiamo spostarcene, e molti ci riescono.<br />
Penso anche che il grande problema sotteso alla discussione sull&#8217;aborto è il ruolo del maschile e la cittadinanza del suo diritto nella procreazione non che del suo dovere. Meno si elabora questa asimmetria per cui lui da una parte di se importante ed esistenziale che prende la strada nel corpo di lei, più l&#8217;antiabortismo triviale diventa il braccio armato di una sorta di psicopatologia collettiva, di un rancore reattivo rispetto a un dato complesso.<br />
E c&#8217;è anche un alttro rischio. Dire &#8220;la decisione spetta a te mia compagna&#8221; è una cosa che non solo trovo eticamente problematica, ma che ha anche conseguenze che alla fine perpetrano il sessismo. E&#8217; giusto pensare che un padre è subalterno alla sua paternità se lei decide? Se lei decide sempre da sola, va da se che è il primo genitore necessario mentre quell&#8217;altro è satellitare.<br />
Una discussione sul sessismo e sull&#8217;aborto e sulla genitorialità deve passare dalla disamina anche di queste questioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Gasparrini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133425</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Gasparrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 08:40:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dàje così, Ivà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dàje così, Ivà.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nicoletta z.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/riflessioni-su-un-libro-che-non-ho-capito-ovvero-laborto-sociale/comment-page-1/#comment-133424</link>

		<dc:creator><![CDATA[nicoletta z.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 08:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E mi è venuto in mente Properzio, &quot;nullus de nostro sanguine miles erit&quot;, non si avranno soldati dal mio sangue. In una lettura molto personale: non si avranno infelici dal mio sangue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E mi è venuto in mente Properzio, &#8220;nullus de nostro sanguine miles erit&#8221;, non si avranno soldati dal mio sangue. In una lettura molto personale: non si avranno infelici dal mio sangue.</p>
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			</item>
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