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	Commenti a: RIPERCORRENDO IL TEMPO: FRATTURA NUMERO UNO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Bianca 2007		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ripercorrendo-il-tempo-frattura-numero-uno/comment-page-1/#comment-140160</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bianca 2007]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 10:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Brava! Giulio Carlo Argan educò sentendo la responsabilità delle bellezze che si portava dentro e quelle che continuavano a gravitargli negli occhi non ignorando le Realtà che ne stavano, con indifferenza, facendo scempio presi dal vortice di chimerici sogni consumistici da preferire a uno schietto occhio interno lo sguardo a quelle scie di luce avute come faticoso dono di conquista.
Il bellissimo movimento femminista?...Retaggio storico e di polveroso archivio.  Ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brava! Giulio Carlo Argan educò sentendo la responsabilità delle bellezze che si portava dentro e quelle che continuavano a gravitargli negli occhi non ignorando le Realtà che ne stavano, con indifferenza, facendo scempio presi dal vortice di chimerici sogni consumistici da preferire a uno schietto occhio interno lo sguardo a quelle scie di luce avute come faticoso dono di conquista.<br />
Il bellissimo movimento femminista?&#8230;Retaggio storico e di polveroso archivio.  Ciao.</p>
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		Di: Rosaspina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ripercorrendo-il-tempo-frattura-numero-uno/comment-page-1/#comment-140159</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rosaspina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 08:33:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è una differenza cruciale. Malerba scrisse quanto sopra su un giornale. Non scese, credo, in via del Corso  fermando un ragazzo(tto) e dicendogli &quot;Non mi piaci, sei intriso di pubblicità televisiva e sogni consumistici. Ora va ad ammirare palazzo Farnese (capra)&quot;. L&#039;avesse fatto, le presumibili reazioni non sarebbero state improntate alla dialettica.
La deprecazione (spesso collettiva) di vasti settori di &quot;commentatori social&quot;  come &quot;ggente&quot; &quot;ventre molle del paese&quot;  &quot;ggente che deve solo vergognarsi&quot;, &quot;ignoranti&quot;, se avviene su pagine seguite da migliaia di persone, assomiglia più alla seconda eventualità  (anche perché  l&#039;intersezione tra le succitate migliaia di persone e laggente ben di rado sarà nulla). Internet non ha quarte pareti che possano essere bucate a discrezione di chi esprime opinioni. Che un* della ggente, che si legga così apostrofat*  si dica &quot;Adesso gliene dico quattro&quot;, in fondo non dovrebbe sorprendere tanto.
Io invece mi chiedo quanto le deprecazioni collettive delle mille scomposte &quot;reazioni della rete&quot; non siano in fondo fenomenologicamente speculare alla reazione stessa e poco più feconda. E, almeno a me, ormai suscita lo stesso senso di stanchezza e inutilità. Mi sembra pavloviana,autocongratulatoria e, in quanto tale, non migliore dell&#039;occasione che la genera - magari più informata, ma anche sticazzi: in ogni campo c&#039;è gente più e gente meno informata. Fra l&#039;altro ho la sensazione che i cori di derisione/deprecazione facciano poco per mitigare il fenomeno, anzi lo esacerbino e facciano, in effetti, parte dell&#039;impossibiltà di comprendersi dai due lati di opinioni diverse, per cui ormai la situazione normale è che la parte avversa sia così ontologicamente pessima che tanto vale non starla neanche ad ascoltare, e certo non  dialogarci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una differenza cruciale. Malerba scrisse quanto sopra su un giornale. Non scese, credo, in via del Corso  fermando un ragazzo(tto) e dicendogli &#8220;Non mi piaci, sei intriso di pubblicità televisiva e sogni consumistici. Ora va ad ammirare palazzo Farnese (capra)&#8221;. L&#8217;avesse fatto, le presumibili reazioni non sarebbero state improntate alla dialettica.<br />
La deprecazione (spesso collettiva) di vasti settori di &#8220;commentatori social&#8221;  come &#8220;ggente&#8221; &#8220;ventre molle del paese&#8221;  &#8220;ggente che deve solo vergognarsi&#8221;, &#8220;ignoranti&#8221;, se avviene su pagine seguite da migliaia di persone, assomiglia più alla seconda eventualità  (anche perché  l&#8217;intersezione tra le succitate migliaia di persone e laggente ben di rado sarà nulla). Internet non ha quarte pareti che possano essere bucate a discrezione di chi esprime opinioni. Che un* della ggente, che si legga così apostrofat*  si dica &#8220;Adesso gliene dico quattro&#8221;, in fondo non dovrebbe sorprendere tanto.<br />
Io invece mi chiedo quanto le deprecazioni collettive delle mille scomposte &#8220;reazioni della rete&#8221; non siano in fondo fenomenologicamente speculare alla reazione stessa e poco più feconda. E, almeno a me, ormai suscita lo stesso senso di stanchezza e inutilità. Mi sembra pavloviana,autocongratulatoria e, in quanto tale, non migliore dell&#8217;occasione che la genera &#8211; magari più informata, ma anche sticazzi: in ogni campo c&#8217;è gente più e gente meno informata. Fra l&#8217;altro ho la sensazione che i cori di derisione/deprecazione facciano poco per mitigare il fenomeno, anzi lo esacerbino e facciano, in effetti, parte dell&#8217;impossibiltà di comprendersi dai due lati di opinioni diverse, per cui ormai la situazione normale è che la parte avversa sia così ontologicamente pessima che tanto vale non starla neanche ad ascoltare, e certo non  dialogarci.</p>
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