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	Commenti a: RITORNO A GOMORRA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: furlen		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[furlen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2006 07:17:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;da giornalista napoletano&quot;. Sono queste affermazioni debordanti di kitsch che fanno male. Ma poi uno spera - e io lo spero- che libri come quello di Roberto permettano di uscire dal pantano di questi ultimi vent&#039;anni. Giancarlo Siani era un vero giornalista. punto. Di napoletano ormai non c&#039;è nemmeno la pizza visto che la migliore la fanno in Oriente. La napoletanità è un label che serve ai giornalisti napoletani per sbarcare il lunario.
effeffe
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;da giornalista napoletano&#8221;. Sono queste affermazioni debordanti di kitsch che fanno male. Ma poi uno spera &#8211; e io lo spero- che libri come quello di Roberto permettano di uscire dal pantano di questi ultimi vent&#8217;anni. Giancarlo Siani era un vero giornalista. punto. Di napoletano ormai non c&#8217;è nemmeno la pizza visto che la migliore la fanno in Oriente. La napoletanità è un label che serve ai giornalisti napoletani per sbarcare il lunario.<br />
effeffe</p>
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		Di: ciro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2006 19:31:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gomorra non mi piace.
Ma forse sono troppo napoletano per esprimere un giudizio obiettivo. Ma da napoletano, da giornalista napoletano, è gomorra (o meglio, la parte che narra di cronaca nera e camorra) è una ricostruzione, nient&#039;altro. Vabbè.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gomorra non mi piace.<br />
Ma forse sono troppo napoletano per esprimere un giudizio obiettivo. Ma da napoletano, da giornalista napoletano, è gomorra (o meglio, la parte che narra di cronaca nera e camorra) è una ricostruzione, nient&#8217;altro. Vabbè.</p>
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		Di: marco p.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco p.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2006 08:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uno dei principali problemi che pone Gomorra di Roberto Saviano è il rapporto tra la scrittura e la realtà. Il problema è amplificato dalle “ambiguità” del libro stesso, il quale assume ora l’aspetto di un saggio, ora quello della narrazione in prima persona di un vissuto che è totalmente inserito nell’oggetto preso a riferimento, come se si trattasse di una sorta di autobiografia o, forse più propriamente, dell’esposizione di quella che alcuni ricercatori sociali sono soliti chiamare “osservazione partecipata”.  Ciò che immediatamente salta all’attenzione è il rapporto non oppositivo tra i due momenti: la linguisticità – la “realtà linguistica” – non mira ad eccedere il reale, cercando invenzioni che ne minino la decifrazione; mira piuttosto a diventare traccia del reale stesso, ricalco sofferto dell’extra-linguistico, in modo tale da permettere al lettore una acquisizione di informazioni ulteriori sul sistema-camorra, sia dal punto di vista della sua struttura economica che da quello della psicologia di fondo dei soggetti che vi partecipano o la subiscono.  Ciò che pare premere all’autore è comunicare la sua esperienza e la sua sapienza su un fenomeno di portata quasi sconosciuta, direi sottovalutato, senza ricorrere al richiamo a valori astratti e senza infarcire la narrazione di frasi roboanti e buoniste e limando la scrittura attorno a questo fine. I “fatti” nella loro nudità, esposti con evidente sapienza linguistica, sono più efficaci di mille sentenze.
Fin dal primo capitolo, Il porto, si coglie quello che sarà uno dei dati portanti della scrittura di Saviano: il rapporto tra realtà e linguaggio è gerarchicamente fondato sulla primarietà della prima sul secondo, per cui in Saviano la lingua sembra darsi come “copia”  degli enti e delle relazioni propri del divenire sociale e culturale, nonché economico, del fenomeno. È stato definito un reportage. Ma le cose non sono così lineari. Uno dei protagonisti del primo capitolo è proprio l’autore, alle prese con un lavoro di manovalanza nel porto di Napoli, il principale centro di smistamento delle merci che sono la base su cui si poggia l’impero economico della camorra. La descrizione del meccanismo non è neutra. Saviano partecipa in prima persona alla vicenda, è allo stesso tempo colui che analizza il funzionamento e sua appendice. Nella scrittura saggistica irrompe il personale, l’aspetto anche psicologico dell’implicazione diretta dell’autore; e difatti la descrizione di una realtà oggettiva si mischia a frasi dove il vissuto irrompe con forza (“Al porto ci andavo per mangiare il pesce”, etc.). Un reportage letterario; oppure un romanzo documentario. Come ha evidenziato Wu Ming 1, non si tratta di una novità; è un genere (detto anche “romanzo di voci” o “di testimonianza”) che coniuga “dati e invenzioni narrative, descrizioni e sensazioni”, non dissimile, ad esempio, dai reportage di viaggio in cui gli eventi e il sentire dell’autore sono efficacemnete mescidati nell’opera letteraria; e non a caso il sottotitolo del libro di Saviano è “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”. Proprio per questa sue evidenti caratteristiche, in Gomorra il primum della realtà viene descritto linguisticamente passando da una carica di impegno in prima persona che, se pure non deforma la realtà stessa, contribuisce a veicolare una interpretazione particolare, una tra le tante possibili, anche se di fatto una delle poche che sulla camorra hanno osato uscire dallo scontato.  Il primum, allora, non è anche l’unicum, e la scrittura non è di mero servizio, bensì una scrittura espressiva.  Possiamo dunque dire con certezza che il “congegno” ordito da Saviano riguarda, insieme, ed esattamente come accade in ogni riuscita opera letteraria, sia la lingua che la realtà, per quanto gli “umani accadimenti” restano il punto di partenza e il punto di arrivo del procedimento adottato. Le concatenazioni della lingua, insomma, traducono il “mondo e le sue leggi”. Senza, appunto, eccedere la norma; senza cioè attuare alcuna infrazione del rapporto realtà-linguaggio e delle gerarchie interne alla lingua: a differenza di cosa accade in autori tipo Gadda, la lingua in Gomorra è presa come dato fisso e utilizzata senza “fondazione di segni”. In altre parole, Saviano non si associa a quello che è stato definito “il carattere più autentico del Novecento letterario”, ossia all’anti-naturalismo, dove  l’autore agisce “soprattutto sul linguaggio e dentro la lingua letteraria”.  Anche questa contastazione, che mi pare incontestabile, permette di derubricare il libro di Saviano più come saggio-reportage, quand’anche letterariamente costruito, piuttosto che come opera letteraria tout court.
Probabilmente, se sono vere le considerazioni fin qui fatte, le ipotesi di lettura avanzate da Wu Ming 1 sono quelle che meglio si adattano al libro di Saviano. E Wu Ming 1 è convincente anche sulla questione dell’io narrante. Ma già soltanto la percezione delle diverse fonti su cui si basa la costruzione del libro (verbali, atti processuali, etc) avrebbe dovuto far cogliere l’aspetto della moltiplicità delle voci narranti; le quali, certo, non nascondono l’io dell’autore, però lo accompagnano, ora addiritura lo sovrastano e finanche lo mettono da parte. L’intervento autoriale è potente, lo è il suo punto di vista particolare, ma l’epicità del costrutto lo fa diventare – non sempre, ma per buoni tratti – un io collettivo.  È anche vera un’altra cosa scritta da Wu Ming 1: al termine della lettura del libro “ne sappiamo più di prima”; ovvero, la nostra conoscenza del fenomeno-camorra si è arricchita. Già soltanto questo fatto dovrebbe farci riflettere. Nonostante il fenomeno sia noto da decenni, soltanto nel 2006 esce un libro capace di illuminarci. Ora, non credo che Gomorra sia l’unica analisi esistente sulla camorra, non credo insomma che sorga nel deserto; credo però che la modalità di scrittura adottata ne abbia agevolato la circuitazione (e anche una appropriata politica editoriale, certo).  E questo è un bene, un grande bene. Ciò che meno mi convince dell’analisi di Wu Ming 1 è il discorso sulla “verità”. Che è, almeno per un libro del genere, un discorso fondamentale. È ovvio che se mi metto di fronte ad un’opera-saggio – poniamo all’indispensabile La guerra perpetua di David Harvey –, il mio giudizio verterà principalmente sui suoi “contenuti di verità”, ovvero su quanto lo sguardo sulla realtà proposto dall’autore mi paia o meno adeguato all’evento osservato. Le 200 pagine del libro di Harvey, complesse e non intriganti narrativamente, dunque ostiche, le attraverso perché voglio capire quali le reali motivazioni che stanno costringendo l’economia americana ad espandere l’opzione militare … Ovviamente, con l’autore condivido un universo di discorso pre-esistente al libro (diciamo il marxismo critico-eretico), e conoscevo e apprezzavo il suo precedente libro sulla “condizione postmoderna”. C’era insomma un humus di condivisione che, insieme alla mia conoscenza dei fatti, mi ha permesso di coglierne a pieno il suo nucleo di verità. Ora, credo che il lettore medio di Gomorra non possa dire altrettanto; la nostra conoscenza del fenomeno è, appunto, vicina allo zero (e credo che questo siano uno dei motivi che ha fatto scegliere a Saviano la forma spuria adottata: né saggio, né romanzo, ma entrambe le cose insieme). Questo pone degli interrogativi, il più pressante dei quali è per me stato: quanto c’è di esagerato?, quanto è sua interpetazione?, quanto insomma è vero ciò che descrive? Ho preso questi interrogativi (sviluppati in forma diversa anche commentando su Nazione Indiana) non come limite di Gomorra, ma come giusto atteggiamento da tenere nei confronti di un libro del genere: vorrei avere il tempo di approfondire la questione e, soprattutto, mi piacerebbe intervistare sul libro di Saviano (sulla sua percezione) uno dei magistrati che ha condotto le indagini sul “dominio” camorristico; e mi piacerebbe approfondire ad esempio l’implicazione – e la indiretta complicità – delle griffe (qualche dirigente inquisito? etc.) … Non credo che questo voler “verificare” sia un “recriminare” o essere “disorientati”, come dice Wu Ming 1 rispetto a come “l’intellighenzia italiota” ha recepito il libro di Battisti; penso anzi che sia l’unico atteggiamento rispettoso del lavoro splendido di Saviano: considerarlo non il parto di un semi-dio, ma opera concreta – e dunque potenzialmente anche erronea – di un uomo che ha scelto di stare dentro le cose …
Marco P.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei principali problemi che pone Gomorra di Roberto Saviano è il rapporto tra la scrittura e la realtà. Il problema è amplificato dalle “ambiguità” del libro stesso, il quale assume ora l’aspetto di un saggio, ora quello della narrazione in prima persona di un vissuto che è totalmente inserito nell’oggetto preso a riferimento, come se si trattasse di una sorta di autobiografia o, forse più propriamente, dell’esposizione di quella che alcuni ricercatori sociali sono soliti chiamare “osservazione partecipata”.  Ciò che immediatamente salta all’attenzione è il rapporto non oppositivo tra i due momenti: la linguisticità – la “realtà linguistica” – non mira ad eccedere il reale, cercando invenzioni che ne minino la decifrazione; mira piuttosto a diventare traccia del reale stesso, ricalco sofferto dell’extra-linguistico, in modo tale da permettere al lettore una acquisizione di informazioni ulteriori sul sistema-camorra, sia dal punto di vista della sua struttura economica che da quello della psicologia di fondo dei soggetti che vi partecipano o la subiscono.  Ciò che pare premere all’autore è comunicare la sua esperienza e la sua sapienza su un fenomeno di portata quasi sconosciuta, direi sottovalutato, senza ricorrere al richiamo a valori astratti e senza infarcire la narrazione di frasi roboanti e buoniste e limando la scrittura attorno a questo fine. I “fatti” nella loro nudità, esposti con evidente sapienza linguistica, sono più efficaci di mille sentenze.<br />
Fin dal primo capitolo, Il porto, si coglie quello che sarà uno dei dati portanti della scrittura di Saviano: il rapporto tra realtà e linguaggio è gerarchicamente fondato sulla primarietà della prima sul secondo, per cui in Saviano la lingua sembra darsi come “copia”  degli enti e delle relazioni propri del divenire sociale e culturale, nonché economico, del fenomeno. È stato definito un reportage. Ma le cose non sono così lineari. Uno dei protagonisti del primo capitolo è proprio l’autore, alle prese con un lavoro di manovalanza nel porto di Napoli, il principale centro di smistamento delle merci che sono la base su cui si poggia l’impero economico della camorra. La descrizione del meccanismo non è neutra. Saviano partecipa in prima persona alla vicenda, è allo stesso tempo colui che analizza il funzionamento e sua appendice. Nella scrittura saggistica irrompe il personale, l’aspetto anche psicologico dell’implicazione diretta dell’autore; e difatti la descrizione di una realtà oggettiva si mischia a frasi dove il vissuto irrompe con forza (“Al porto ci andavo per mangiare il pesce”, etc.). Un reportage letterario; oppure un romanzo documentario. Come ha evidenziato Wu Ming 1, non si tratta di una novità; è un genere (detto anche “romanzo di voci” o “di testimonianza”) che coniuga “dati e invenzioni narrative, descrizioni e sensazioni”, non dissimile, ad esempio, dai reportage di viaggio in cui gli eventi e il sentire dell’autore sono efficacemnete mescidati nell’opera letteraria; e non a caso il sottotitolo del libro di Saviano è “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”. Proprio per questa sue evidenti caratteristiche, in Gomorra il primum della realtà viene descritto linguisticamente passando da una carica di impegno in prima persona che, se pure non deforma la realtà stessa, contribuisce a veicolare una interpretazione particolare, una tra le tante possibili, anche se di fatto una delle poche che sulla camorra hanno osato uscire dallo scontato.  Il primum, allora, non è anche l’unicum, e la scrittura non è di mero servizio, bensì una scrittura espressiva.  Possiamo dunque dire con certezza che il “congegno” ordito da Saviano riguarda, insieme, ed esattamente come accade in ogni riuscita opera letteraria, sia la lingua che la realtà, per quanto gli “umani accadimenti” restano il punto di partenza e il punto di arrivo del procedimento adottato. Le concatenazioni della lingua, insomma, traducono il “mondo e le sue leggi”. Senza, appunto, eccedere la norma; senza cioè attuare alcuna infrazione del rapporto realtà-linguaggio e delle gerarchie interne alla lingua: a differenza di cosa accade in autori tipo Gadda, la lingua in Gomorra è presa come dato fisso e utilizzata senza “fondazione di segni”. In altre parole, Saviano non si associa a quello che è stato definito “il carattere più autentico del Novecento letterario”, ossia all’anti-naturalismo, dove  l’autore agisce “soprattutto sul linguaggio e dentro la lingua letteraria”.  Anche questa contastazione, che mi pare incontestabile, permette di derubricare il libro di Saviano più come saggio-reportage, quand’anche letterariamente costruito, piuttosto che come opera letteraria tout court.<br />
Probabilmente, se sono vere le considerazioni fin qui fatte, le ipotesi di lettura avanzate da Wu Ming 1 sono quelle che meglio si adattano al libro di Saviano. E Wu Ming 1 è convincente anche sulla questione dell’io narrante. Ma già soltanto la percezione delle diverse fonti su cui si basa la costruzione del libro (verbali, atti processuali, etc) avrebbe dovuto far cogliere l’aspetto della moltiplicità delle voci narranti; le quali, certo, non nascondono l’io dell’autore, però lo accompagnano, ora addiritura lo sovrastano e finanche lo mettono da parte. L’intervento autoriale è potente, lo è il suo punto di vista particolare, ma l’epicità del costrutto lo fa diventare – non sempre, ma per buoni tratti – un io collettivo.  È anche vera un’altra cosa scritta da Wu Ming 1: al termine della lettura del libro “ne sappiamo più di prima”; ovvero, la nostra conoscenza del fenomeno-camorra si è arricchita. Già soltanto questo fatto dovrebbe farci riflettere. Nonostante il fenomeno sia noto da decenni, soltanto nel 2006 esce un libro capace di illuminarci. Ora, non credo che Gomorra sia l’unica analisi esistente sulla camorra, non credo insomma che sorga nel deserto; credo però che la modalità di scrittura adottata ne abbia agevolato la circuitazione (e anche una appropriata politica editoriale, certo).  E questo è un bene, un grande bene. Ciò che meno mi convince dell’analisi di Wu Ming 1 è il discorso sulla “verità”. Che è, almeno per un libro del genere, un discorso fondamentale. È ovvio che se mi metto di fronte ad un’opera-saggio – poniamo all’indispensabile La guerra perpetua di David Harvey –, il mio giudizio verterà principalmente sui suoi “contenuti di verità”, ovvero su quanto lo sguardo sulla realtà proposto dall’autore mi paia o meno adeguato all’evento osservato. Le 200 pagine del libro di Harvey, complesse e non intriganti narrativamente, dunque ostiche, le attraverso perché voglio capire quali le reali motivazioni che stanno costringendo l’economia americana ad espandere l’opzione militare … Ovviamente, con l’autore condivido un universo di discorso pre-esistente al libro (diciamo il marxismo critico-eretico), e conoscevo e apprezzavo il suo precedente libro sulla “condizione postmoderna”. C’era insomma un humus di condivisione che, insieme alla mia conoscenza dei fatti, mi ha permesso di coglierne a pieno il suo nucleo di verità. Ora, credo che il lettore medio di Gomorra non possa dire altrettanto; la nostra conoscenza del fenomeno è, appunto, vicina allo zero (e credo che questo siano uno dei motivi che ha fatto scegliere a Saviano la forma spuria adottata: né saggio, né romanzo, ma entrambe le cose insieme). Questo pone degli interrogativi, il più pressante dei quali è per me stato: quanto c’è di esagerato?, quanto è sua interpetazione?, quanto insomma è vero ciò che descrive? Ho preso questi interrogativi (sviluppati in forma diversa anche commentando su Nazione Indiana) non come limite di Gomorra, ma come giusto atteggiamento da tenere nei confronti di un libro del genere: vorrei avere il tempo di approfondire la questione e, soprattutto, mi piacerebbe intervistare sul libro di Saviano (sulla sua percezione) uno dei magistrati che ha condotto le indagini sul “dominio” camorristico; e mi piacerebbe approfondire ad esempio l’implicazione – e la indiretta complicità – delle griffe (qualche dirigente inquisito? etc.) … Non credo che questo voler “verificare” sia un “recriminare” o essere “disorientati”, come dice Wu Ming 1 rispetto a come “l’intellighenzia italiota” ha recepito il libro di Battisti; penso anzi che sia l’unico atteggiamento rispettoso del lavoro splendido di Saviano: considerarlo non il parto di un semi-dio, ma opera concreta – e dunque potenzialmente anche erronea – di un uomo che ha scelto di stare dentro le cose …<br />
Marco P.</p>
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		<title>
		Di: Il Magnate		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86576</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il Magnate]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2006 07:51:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[what balls this gomorra!]]></description>
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		Di: Lucio Angelini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 07:30:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tranquillo, il libro di Saviano, per fortuna, è ormai pienamente al sole... O Sole Suo:- )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tranquillo, il libro di Saviano, per fortuna, è ormai pienamente al sole&#8230; O Sole Suo:- )</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Canzian		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86574</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Canzian]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 07:21:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo testo ha il merito di tornare a bomba sul libro e quel che c&#039;è scritto, con un&#039;apertura iniziale addirittura ecumenica e un invito ad argomentare, ma evidentemente c&#039;è chi ha interesse a portare avanti la polemica strumentale, e a questo punto non è difficile capire per chi tifano costoro (e quindi, forse, chi li manda). Chi sta cercando di mettere in ombra il libro di Saviano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo testo ha il merito di tornare a bomba sul libro e quel che c&#8217;è scritto, con un&#8217;apertura iniziale addirittura ecumenica e un invito ad argomentare, ma evidentemente c&#8217;è chi ha interesse a portare avanti la polemica strumentale, e a questo punto non è difficile capire per chi tifano costoro (e quindi, forse, chi li manda). Chi sta cercando di mettere in ombra il libro di Saviano?</p>
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		<title>
		Di: commedia all'italiana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86573</link>

		<dc:creator><![CDATA[commedia all'italiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 07:19:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come Totò e Peppino (e la malafemmina, ovviamente):
- E ho detto tutto!!!
- Che hai detto??]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come Totò e Peppino (e la malafemmina, ovviamente):<br />
&#8211; E ho detto tutto!!!<br />
&#8211; Che hai detto??</p>
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		<title>
		Di: anonymous		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86572</link>

		<dc:creator><![CDATA[anonymous]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 07:15:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non si stancano mai di mettersi in mostra questi qui
benedetti e scarpa hanno detto tutto
ma questi son duri a farsi da parte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non si stancano mai di mettersi in mostra questi qui<br />
benedetti e scarpa hanno detto tutto<br />
ma questi son duri a farsi da parte</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Froid		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86571</link>

		<dc:creator><![CDATA[Froid]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 07:12:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Garufi, ma invece che fare sfoggio del tuo nozionismo, perché non scrivi qualcosa nel merito di quel che si sta dicendo, una buona volta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Garufi, ma invece che fare sfoggio del tuo nozionismo, perché non scrivi qualcosa nel merito di quel che si sta dicendo, una buona volta?</p>
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ritorno-a-gomorra/comment-page-1/#comment-86570</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2006 18:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Contaminazione e sfondamento delle barriere dei generi? A me viene in mente quel luogo comune che spinge alcuni a vedere la donna a un tempo come mamma, amante, puttana, madonna, avvocatessa, diavolo... mentre magari è solo mamma-amante-puttana-madonna-avvocatessa-diavolo... :-/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contaminazione e sfondamento delle barriere dei generi? A me viene in mente quel luogo comune che spinge alcuni a vedere la donna a un tempo come mamma, amante, puttana, madonna, avvocatessa, diavolo&#8230; mentre magari è solo mamma-amante-puttana-madonna-avvocatessa-diavolo&#8230; :-/</p>
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