SAVIANO: SCRIVERE IN EMERGENZA

La Repubblica anticipa oggi il
testo di un intervento che Roberto Saviano terrà a Milano. Ve ne porgo un lungo
estratto.

  Nelle
lunghe discussioni con Vincenzo Consolo, Goffredo Fofi, Corrado Stajano, ho
appreso che la necessità prima dell´intellettuale è presenziare al dolore
umano, mantenersi sentinella della libertà umana, non delegare mai ad altro il
proprio imperativo di difesa della dignità umana. Non all´interno di una sorta
di nuova ideologia ma come unica capacità di fare del talento, della scrittura,
necessità: «Esiste la bellezza e l´inferno degli oppressi, per quanto possibile
vorrei rimanere fedele a entrambi», scrive Albert Camus. Fedele alla bellezza e
all´inferno dei viventi, è il canone estetico che preferisco.

   La scrittura
letteraria è labirintica, multiforme, non credo possano esserci strade
univoche, ma quelle su cui credo debbano posare i miei piedi le riconosco.
Primo Levi, in polemica con Giorgio Manganelli che rivendicava la possibilità
di scrivere oscuro, affermò che "scrivere oscuro è immorale". Quando
Philip Roth dichiara che dopo Se questo è
un uomo
nessuno può più dire di non essere stato ad Auschwitz. Non di non
sapere dell´esistenza di Auschwitz. Ma non si può più dire di non essere stati
in fila fuori ad una camera a gas.
Questa la potenza di quelle pagine. Libri che non sono testimonianze,
reportage, non sono dimostrazioni. Ma portano il lettore nel loro stesso
territorio, permettono di essere carne nella carne. In qualche modo questa è la
differenza reale tra ciò che è cronaca e ciò che è letteratura. Non
l´argomento, neanche lo stile, ma questa possibilità di creare parole che non
comunicano ma esprimono, in grado di sussurrare o urlare, di mettere sottopelle
al lettore che ciò che si sta leggendo lo riguarda. Non è  la Cecenia,  non è Saigon, non
è Dachau, ma è il proprio luogo, e quelle storie sono le proprie storie. Ed il
rischio per gli scrittori non è mai di aver svelato quel segreto, di aver
scoperto chissà quale verità nascosta, ma di averla detta. Di averla detta
bene. Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Anna Politkovskaja hanno avuto in modalità
fortemente diverse la responsabilità di fare delle storie che raccontavano
vicende riguardanti ogni essere umano e non più circoscritte alla geografia di
un territorio. Questo rende lo scrittore pericoloso, temuto. Può arrivare
ovunque attraverso una parola che non trasporta soltanto l´informazione, che
invece può essere nascosta, fermata, diffamata, smentita, ma trasporta qualcosa
che solo gli occhi del lettore possono smentire e confermare.

  Questa potenza non puoi fermarla se non fermando la mano che la scrive. La
forza letteraria continua ad essere questa sua incapacità a ridursi ad una
dimensione, ad essere soltanto qualcosa, sia essa notizia, informazione o
sensazione, piacere, emozione. Questa sua fruibilità la rende in grado di
andare oltre ogni limite, di superare le comunità scientifiche, gli addetti ai
lavori, e di andare nel tempo quotidiano di chiunque, divenendo strumento
ingovernabile e capace di forzare ogni maglia possibile. La potenza stessa che
faceva temere di più ai governi sovietici Boris Pasternak e Il dottor Zivago e I Racconti di Kolyma di Salamov che gli investimenti del
controspionaggio della Cia. Mentre i saggisti venivano isolati, relegati in
riviste accademiche, lasciati sfogare, gli scrittori dovevano essere eliminati,
le pagine nascoste, le parole rese cieche e mute.

   Quando mi capita di ascoltare le litanie sulla vacuità della scrittura, o
quando io stesso mi lascio convincere dal vizio della letteratura come palestra
per onanisti con poco talento per la vita, penso sempre alla figura di
Kostylev, personaggio del libro di Gustaw Herling Un mondo a parte, un libro per anni marginalizzato e boicottato.
Kostylev era stato un uomo che aveva dedicato la sua vita alla causa
bolscevica. Poi iniziò a leggere Balzac, Stendhal, Constant e trovò in quei
testi "un´aria diversa, mi sentivo come un uomo che, senza saperlo, era
stato soffocato tutta la vita". Kostylev abbandonò il lavoro di partito,
concesse tutto il suo tempo alla lettura desideroso di conoscere le verità che
gli erano state nascoste. I libri stranieri che si procurava clandestinamente
lo fecero arrestare. La polizia segreta lo accusò d´essere una spia e
torturandolo fu costretto a confessare la mendace accusa. Kostylev si ustionava
di sua volontà il suo braccio esponendolo alle fiamme vive, preferiva avere un
braccio piagato e gonfio, piuttosto che lavorare per i suoi carcerieri. Nella
baracca dove, esentato dal lavoro, passava le giornate, non c´era attimo in cui
non leggesse libri. La lettura che gli aveva cambiato l´esistenza portandolo
nei campi di lavoro, continuò ad essere la maggiore espressione della sua
umanità in quel girone infernale.

  Non mi interessa la letteratura come vizio, non mi interessa la letteratura
come debole pensiero, non mi riguardano belle storie incapaci di mettere le
mani nel sangue del mio tempo, e di non fissare in volto il marciume della
politica e il tanfo degli affari. Esiste una letteratura diversa, può avere
grandi qualità e riscuotere numerosi consensi. Ma non mi riguarda. Ho in mente
la frase di Graham Green: «Non so cosa andrò a scrivere ma per me vale soltanto
scrivere cose che contano». Cercare di capire i meccanismi. I congegni del
potere, del nostro tempo, i bulloni della metafisica dei costumi. Tutto diventa
materia. Danaro, taglio della coca, transazioni, assessori, documenti,
uccisioni, proclami, preti e capizona. Tutto è coro e materia, con registri
diversi. Senza il terrore di scrivere al di fuori dei perimetri letterari,
prescegliendo dati, indirizzi, percentuali e armamentari, contaminando con ogni
cosa.
  Se devo scrivere devo farlo in emergenza, dove le bestemmie sono più sincere
delle preghiere. E dove la realtà ha slabbrature maggiormente in grado di
mostrare verità. Il rap in Europa sembra essere anni luce più avanti della
letteratura nella capacità di fare della parola parte della carne del presente,
rapper parigini che si trasferiscono a Napoli per raccontare il mediterraneo,
filippini e gallaratesi che si lanciano in slang comuni e codificano nuovi
sguardi, foggiando nuove grammatiche del racconto. E narrano di un mondo dove
tutto è meccanismo di potere, danaro, affermazione, dove la politica è sempre
tradimento e dove la parola è il discrimine capace di raccontare tutto questo
senza negarlo, senza considerarlo inevitabile ma sentendo necessaria la
bellezza di narrarlo e di corroderlo. Con le parole e con i succhi gastrici.

   Molta scrittura invece sembra fare tarantelle intorno alle questioni centrali
del nostro vivere. Tutto sommato non mi interessa far evadere il lettore. Mi
interessa invaderlo. E mi interessa la letteratura più simile al morso di
vipera che ad un acquarello di fantasie. Arrovellarsi sui territori delle
definizioni di ciò che è letterario e di ciò che non lo è, tra combattimenti di
accademici e filologi, ruzzolando nell´aia degli scrittori, può essere
un´attività infinita senza soluzione alcuna. Una risposta credo risolutiva la
diede l´autore del Viaggio al termine
della notte
e di Morte a credito.
Una giovane giornalista andò a trovare un ormai vecchio, isolato e sempre più
accidioso Louis Ferdinand Céline. Andò a Meudon, a pochi chilometri da Parigi,
dove lo scrittore si era rintanato con sua moglie e i suoi animali. La
giornalista dopo le solite domande di circostanza trovò il coraggio e gli
chiese, quasi come se stesse pretendendo che lo scrittore gli svelasse il segreto
del suo mestiere: «Ma quanti modi ci sono di fare letteratura?». Céline
rispose, secco senza titubare: «Ci sono solo due modi di fare letteratura». La
giornalista così si aspettava lo scibile umano delle lettere divise in due
correnti e Céline diede la sue sintesi insuperabile: «Fare letteratura o
costruire spilli per inculare le mosche».

115 pensieri su “SAVIANO: SCRIVERE IN EMERGENZA

  1. Quello che non va nei blog letterari, almeno per come si stanno mettendo le cose, è la frustrazione feroce che porta a buttare merda su tutto e su tutti, sempre e comunque. E’ come se i lettori-scrittori si stessero trasformando in hooligans
    Saggie parole, nicolò
    Non intervengo quasi mai in margine ai post:li leggo in silenzio scorro veloce i commenti. Perchè ormai non sono più commenti,né qui né altrove. Sono corse per il podio: chi più parla, chi più ficca il naso, chi più l’allunga, chi più si “esprime”, chi più sviscera, chi più boccheggia, chi piange, chi si squarcia la gola in pubblico,chi fa lo sgambetto, chi morde più veloce vince la coppa del riconoscimento. Società dello spettacolo, avrebbe detto Débord.
    Ed è triste, tanto più se come in questo caso il palco di questo spettacolo è la letteratura.
    mariasole ariot

  2. Se ti riferisci a me come “tizio della casa editrice” che si è materializzato ti sbagli. Sono solo amico epistolare di Morozzi ( Morotti ? e chi è ? ) e da qualche settimana frequento il forum della Fernandel. Nient’altro.

  3. saviano è un ragazzo intelligente e colto, pregno di citazioni idonee ad ogni occasione. saviano è anche molto coraggioso perchè ha sfidato apertamente, nomi e cognomi, la camorra.
    saviano avrà un grande futuro come giornalista, ha tutte le doti necessarie.
    secondo voi è brutta cosa dire solo che è un grande giornalista, o bisogna per forza farci entrare la letteratura?
    io credo che gomorra non sia un romanzo ma una grande e importante inchiesta giornalistica.
    nota: questo non è un post di segno contrario.

  4. Ziggy, il senso del mio intervento è che il confine tra “romanzo” e “giornalismo” non funziona più come una volta. Non a caso ho citato, provocatoriamente (ma neanche tanto, secondo me è un libro importante) un saggio pubblicato a puntate su un quotidiano.

  5. Binaghi, curioso il tuo modus ponens, sarei io a doverti dimostrare che hai torto e non tu a dovermi dimostrare che hai ragione. Mah…
    Facciamo così: il mio darti del qualunquista equivale paradossalmente a darti ragione. Tutte le spiegazioni qualunquistiche hanno un fondo di verità. E’ che quanto vai lamentando da qualche post a questa parte (ripeto: all’ingrosso “è tutta una combriccola”) ti fa torto; da sempre l’ossatura del costume letterario italiano è una società i cui membri si riconoscono, ricordarcelo ad ogni pie’ sospinto è puerile e solleva sospetti (a maggior ragione quando si sostiene in modo quasi compulsivo di essersi liberamente chiamati fuori dal gioco. Siamo proprio sicuri? Nessun desiderio più o meno inconscio di salire sul palco di “Officina Italia” con Saviano e Piperno?).
    Se mi permetto di insinuare e di alludere è perché insinuazioni e allusioni (e ben più taglienti) sono partite da te. Capisci che non è il modo giusto di procedere?
    E’ un film già visto, Binaghi; il gruppo ’63 nasceva contestando un costume letterario fondato sul vicendevole incensamento, o se si vuole, sul modello del mutuo soccorso. Era vero? Forse. Il gruppo ’63 fu presto accusato di voler occupare i posti di potere nell’ambito dell’industria culturale. Era vero? Chissà, forse. Oggi la stessa accusa viene rivolta alla “vecchia” gioventù cannibale. Sarà vero? Mah. Intanto ti faccio i miei complimenti: in genere, prima di rivolgere insinuazioni di questo genere a uno scrittore, lo si lasciava lavorare tranquillamente almeno un lustro. Con Saviano, invece, si è fatto presto.
    Parliamo di letteratura, Binaghi. Quando “entri nel merito” (vedi tuo ultimo post), sai essere stimolante. Parliamo di letteratura, il resto è crosta, e tu sembri fare di tutto per farla diventare crosta comportamentale troppo spessa e dura.

  6. “Ziggy, il senso del mio intervento è che il confine tra “romanzo” e “giornalismo” non funziona più come una volta.”
    Caro Girolamo, ma c’è forse qualche autorità inosservata che dice dove sta il confine? Non so, ma mi pare che l’espressione non possa mai venir zittita dalla moda comunicativa. O siamo per il transeunte??

  7. Loredana, sopra ti ho fatto una domanda, te la copio sotto, così magari mi rispondi:
    Cara Loredana Lipperini, vorrei sapere, per favore, a chi ti riferisci quando sostieni che “altri” avrebbe dato del “mafioso” a Roberto Saviano “in un altro post”?

  8. @ Franco:
    1. ma c’è forse qualche autorità inosservata che dice dove sta il confine?
    Ovviamente no, e se c’è non sono io (e neanche Baricco). Il punto è se il confine esista. O meglio: poiché sembra proprio che non lo si veda, è difficile da vedersi o più semplicemente non esiste (ha smesso di esistere?). Comunque la sua impalpabilità è un tratto dell’epoca presente. Non dico che sia un bene o un male: dico che tale è la nostra percezione.
    2. Non so, ma mi pare che l’espressione non possa mai venir zittita dalla moda comunicativa
    Non ho usato la parola “zittita”, né vi ho mai inteso alludere. Forse mi hai frainteso: io ho parlato di un mutamento di rapporti tra espressione e comunicazione. Ma ho ribadito che l’espressione esiste. Solo, una letteratura puramente espressiva ha (da una trentina d’anni, forse di più) un impatto ben diverso da una letteratura che si impegna anche sul piano comunicativo. Dico piano, e non moda, perché non credo sia una moda: è un dato, e secondo me è anche positivo. Per capirci, portare le mutande è un dato (anche se, sulla lunga durata, è una moda), portare i jeans scampanati o il pinocchietto è una moda.

  9. Girolamo, il riferimento, netto, era al mestieraggio; al fatto che la comunicatività si risolve in brio, paludatezza, scontato; laddove non v’è più spazio per uno spostamento di orizzonti o gabbie date.
    Grazie e ciao.

  10. Stato a Officina Italia.
    Interventi puliti, piuttosto prevedibili, un po’ fuori posto Lucarelli in mezzo a titani dell’impegno civile. Quello di Saviano, una sorta di autocelebrazione dello scrittore-testimone agli scrittori-e-basta.
    “Ho visto cose che voi umani..
    E’ comprensibile che si parta coi big delle vendite, per dare visibilità a una manifestazione nascente e che si vuole continuativa, probabilmente l’avrei fatto anch’io. Solo, per una manifestazione letteraria, c’era poca testualità e un po’ troppa comunicazione.

  11. Quello che so è che stasera c’era un puttanaio di gente, un Majorino strepitoso, un De Silva gran lettore e che Roberto era bellissimo.
    Poi le cose che ci siamo detti dopo, in privato, sono private e me le tengo per me, come un regalo.

  12. In soldoni Saviano recupera il tanto vituperato “impegno”. Ma ci sono altri scrittori che lo hanno preceduto su questa strada…

  13. Binaghi sei partito mettendo in dubbio la mia onestà in quanto “fan” di Saviano. Poi hai messo in dubbio direttamente la sua onestà. Poi hai messo in dubbio l’onestà degli organizzatori di Officina Italia (tra l’altro è la manifestazione che ho sempre sognato, un RicercaRe non solo rivolto agli esordienti). Infine, interpreti il lavoro di Saviano con una battuta:
    “Ho visto cose che voi umani…”
    senza pensare che utilizza gli strumenti della letteratura proprio per ricostruire tutto quello che non ci è dato vedere.
    Allora mi chiedo, per te uno scrittore – che dovrebbe essere il tuo obiettivo – non è un intellettuale, è uno che riesce a spararle più grosse di tutti, magari per farsi un po’ notare?

  14. C’è la scrittura e c’è l’industria culturale. E ci sono scrittori che cavalcano opportunità offerte dall’industria culturale.
    Niente di scandaloso.
    Ma non vedo martiri.

  15. “un po’ fuori posto Lucarelli in mezzo a titani dell’impegno civile”(sublime provocazione.Carletto ha solo cercato di riaprire tutti i casi di marciume che hanno affastellato la storia degli ultimi cento anni di questo strapaese.E ha partecipato in prima persona al disagevole e disastroso g8 di genova.Bene così

  16. Appunto Binaghi, io in Saviano vedo la scrittura non l’industria culturale, e la vedo potente, straordinaria, capace di arrivare. Roberto vola talmente alto che l’industria culturale non riesce nemmeno a afferrarlo. Al massimo fanno i “succhiaruota” (sono loro ad aver bisogno di lui!), ma ogni parola di Roberto è uno schiaffo all’industria culturale, e oltretutto non riuscirebbero nemmeno a metterlo in ridicolo, come hanno fatto per anni con Moresco – che è un altro che l’industria culturale se la mangia a colazione -, perché è giovane, è bravo, sa parlare bene nelle interviste, ha una cultura profonda e viva. Tutte le volte che interviene Saviano parla della forza delle parole. Anche in questo pezzo, che secondo me non è un pezzo sull'”impegno” perché l’impegno non è la garanzia di niente: non è detto che l’impegno renda le parole portatrici di una qualche verità, di una forza. Anzi mi sembra che gli “impegnati” spesso siano l’altra faccia dell’industria culturale.

  17. Lucarelli è un altro grandissimo. Non dico che bisognerebbe fargli un monumento perché non farebbe piacere nemmeno a lui. Però insomma, il concetto è quello…

  18. vorrei domandare a tutti in generale, e ad andrea barbieri in particolare, se è cosa obbligatoria che lo scrittore sia un intellettuale.

  19. Binaghi, mi scusi, ma una cosa non capisco. In verità più d’una ma è un’altra storia.
    Lei ha scritto un libro molto bello che, tra l’altro, mi ha spinto a cercare altre sue opere perchè quanto trovo uno così bravo mi viene voglia di leggere tutto ciò che scrive o che ha scritto. Nel suo Bonetti si parla, fra le altre cose, di mafia dell’est, traffico di prostitute e così via. Lei non ha scoperto nulla, come Saviano quando ha parlato di cose che già si conoscevano, eppure ha scritto e il lettore, almeno io, ha apprezzato i contenuti, oltre alla forma. Certo, il suo non appare un testo giornalistico di denuncia. Lei ha fatto letteratura, narrativa. Nè più nè meno di ciò che ha fatto Saviano, pur se con stile diversissimo. Entrambi, in parole povere, con criteri diversi, avete usato la parola per raccontare il vostro sguardo sul presente. Saviano sta facendo il giro del mondo, per tanti motivi, lei un po’ meno ma la vita di un libro è lunga e non si può ancora dire come andrà a finire. Per concludere : perchè ci tiene tanto a prendere le distanze ? Perchè parla di assenza di martiri ( e qui scatta la classica grattatina ) ? Lei aspetta un martire per capire e condividere ? Perchè non apprezza un giovane scrittore che ha fatto un lavoro superlativo, ha reso un servizio alla gente della sua terra, ha fatto conoscere a chi ancora non sapeva “le cinetiche d’estrazione” del fenomeno criminale, ha fatto onore, per dirla in breve, alla letteratura italiana, coniugando impegno civile e talento narrativo ? Perchè lei non riesce a riconoscere in Saviano ciò che, molto probabilmente, lei voleva essere venti o più anni fa e che, ancora più probabilmente, ha ancora tutto il tempo per diventarlo ? Con stima e, mi creda, senza alcun intento provocatorio.

  20. *Roberto era bellissimo. Poi le cose che ci siamo detti dopo, in privato, sono private e me le tengo per me, come un regalo.*
    solo un troll può scrivere così

  21. @ ziggy
    Per me un intellettuale è una persona che in qualche modo restituisce qualche verità. Faccio un esempio, non ho letto il libro di Rabito “Terra matta”, ma penso per le recensioni che conosco, che lo considererei un intellettuale, nonostante sia un quasi analfabeta.
    C’è una forza nelle persone anche semplicissime di usare la testa per domandare e mostrare. Un’istanza di giustizia è prima di tutto una domanda, e bisogna usare la testa per farla, bisogna anche saper immaginare una situazione in cui quell’ingiustizia non c’è più.
    Ecco così forse ho reso l’idea di quello che considero un intellettuale: uno che deve prendere la parola perché ha qualcosa da dire.
    Ora più o meno rispondo alla domanda: si può benissimo scrivere senza fare niente di quello che dicevo sopra, ma cosa ne verrà fuori?

  22. quindi si può essere intellettuali senza saperlo (il caso rabito) e senza aver studiato – intellettuali istintivi -.
    restituire qualche verità mi sembra una cosa semplice e attendibile, ma credo che faccia della persona un intellettuale domestico che in pochi apprezzerebbero e giudicherebbero tale.
    forse la parola intellettuale ha perso un pò di significato, ai giorni nostri, oppure è accostata malamente e genericamente a chicchessia.

  23. (torno indietro)Prima che diventassero quello che sono diventati(non ho la più pallida idea per un’eventuale soluzione del quesito)i radicali erano maestri nel fare politica senza essere rappresentati in parlamento.Allo stesso modo penso che da settanta anni buoni a questa parte un artista abbia la possibilità di trovare “sempre nuovi espedienti per sovvenzionare la propria espressione”(“espedienti” inteso nell’accezione più notturna e positiva)

  24. Un intellettuale è uno che suscita domande, fa discutere. Due post su Saviano hanno creato commenti a non finire. Saviano è un intellettuale. Il post di oggi su Biondillo & C. non ha ancora avuto nessun commento. Biondillo, dunque, non è un intellettuale… malgrado le paroline tenere rivoltegli da Saviano dietro le quinte:-[

  25. Non sei maligno, sei un po’ tardo. Il post non è su Biondillo, è su un libro dove lui, ed altri, hanno scritto. E’ ovvio che una discussione sul ruolo dell’intellettuale susciti più interventi rispetto alla citazione di un testo appena uscito, che non credo abbiano ancora letto in molti.

  26. Be’ molte volte ho trovato la parola “intellettuale” addirittura ribaltata di valore: l’intellettuale come qualcosa di negativo, per diversi motivi…
    E’ vero che da come la metto, “intellettuale” può essere anche la nonnetta che spara un ragionamento lucidissimo tra vari smoccolamenti sui dolori reumatici 🙂 ma è anche vero che non esiste una casta che può dire la verità sul mondo, un barlume può arrivare da chiunque. Poi certo ci sono figure di intellettuali che segnano la storia, c’è Foucault, Pasolini, Primo Levi… però, come dire, non sono di una famiglia diversa rispetto alle persone comuni oppure agli scrittori o giornalisti ecc. meno conosciuti che però fanno lo sforzo di andare all’osso. Prendi Foucault, proprio ieri ho ripreso un libretto in cui dice che Sorvegliare e punire è nato dal confronto durato anni con operatori che si trovavano di fronte a problemi concreti. C’è un filo che lega quelle persone a chi poi fa pensiero ad altissimo livello: sapersi porre le domande, capire i problemi e architettare soluzioni, reagire a un’immagine confezionata della realtà, immaginare una giustizia sono attività che possono nascere in ognuno no?

  27. copincollo da una lettera aperta di Giuseppe Teri, prof. di storia e filosofia coordinatore di LIBERA, l’associazione dei licei Volta, Virgilio e Severi contro le mafie:
    *è stato straordinario vedere ieri sera centinaia di ragazzi attardarsi per più di un’ora dopo il secondo dibattito per offrire un saluto e un riconoscimento a Saviano di grande forza emotiva. Milano, quella stessa Milano rappresentata dai media come barricata nell’indifferenza e nella difesa conto gli “stranieri delinquenti”, non poteva tributare attraverso questi ragazzi un riconoscimento migliore al giovane scrittore: attraverso quei ragazzi una parte di Milano rivendica come il problema della camorra sia sentito come grande tema nazionale e che i giovani non sono affatto indifferenti.*

  28. @bruno
    Probabilmente mi spiego male.Io ho apprezzato Gomorra, il coraggio di Saviano e anche, almeno per una volta, il successo mediatico che ha circondato il suo lavoro. Apprezzo meno il fatto che uno scrittore diventi un’icona non per quello che scrive ma per quello che è o appare: finisce la letteratura e comincia il costume, dove i libri acquistati finiscono magari intonsi sugli scaffali e gli autori diventano simulacri, opinionisti pronti per la TV. Anche secondo me Saviano ieri sera era bellissimo, è un ragazzo che ha voglia di vivere e di scrivere, ha come dire un’aura, capisco l’entusiasmo dei giovani che hanno bisogno di eroi, ma da qui in poi la sua vita di scrittore sarà più difficile, perchè scrivere buoni libri è una cosa, essere fedeli a un mito è un’altra.

  29. Forse avevo capito male io ma continuo a non vedere alcun mito. Vedo solo uno scrittore di talento che è una bella realtà e una splendida promessa. Ma forse vedo questo e non altro perchè sono vecchio. Grazie per la risposta.

  30. Un intellettuale potrebbe essere una persona dall’indubbio talento creativo non scevro di cultura(nell’accezione del Bobbio che costituì l’ossatura del titolo del mio tema di maturità:” Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva”)che riesce a conquistare la ribalta assurgendo al ruolo di animatore culturale(oppure qualcosa di completamente diverso)

  31. @ Maligno: quelle poche volte che la signora Lipperini ha postato pezzi di Biondillo sono sempre seguite discussioni belle e per nulla litigiose. Me ne ricordo una di circa un mese fa, sui non-luoghi. Lei le ha lette?

  32. a me pare che le sue parole siano pungenti come gli spilli suggeriti da Celine. Suo malgrado è il massimo del politicamente corretto, un’icona da onanismo intellettualistico

  33. @stevie
    E’ l’effetto di quanto dicevo qui sopra. Mitizzare una scrittura testimoniale e d’assalto porta a denigrare registri diversi, e invece la scrittura è pluralità di stili perchè la realtà è complessa. Non so se i post di Biondillo siano più o meno spunto di discussione, ma certo i suoi romanzi sono pieni di vitalità, di conoscenza dell’uomo, e certo è miglior narratore di Saviano.

  34. un thread non è completo se non si arriva alla frutta. di mio, casomai, ci aggiungerei un digestivo. La poetica di Saviano, come emerge dal post, non regge. un esempio ad hoc: la tesi di laurea in giurisprudenza di Manganelli fu sulla ragion di stato. nella prefazione recente, Agamben “dimostra” la politicità intima diel Manga. E Sue? chi direbbe oggi che i suoi Misteri di Parigi sono più politici di Madame Bovary? Non ceto Marx, che li ridicolizzò.
    Ma qui si parla d’altro, s’insinua e/o si avalla. perciò almeno unj appello:
    Bob, fa’ come Job: guardati dagli amici!

  35. che biondillo sappia scrivere meglio di saviano è realtà sacrosanta.
    e perciò vorrei chiedere a roberto se si aspettava tutto questo successo, e questa gente che parla di mito. oppure se si aspettava solo tempi tristi di paura per i piedi che ha pestato.

  36. non serve a niente imbarazzarsi, la realtà è questa. e fuori luogo non so, si parla di saviano e tutto ciò che lo riguarda.
    personalemte, l’ho già detto e lo rimarco, saviano non può essere considerato un romanziere perchè gomorra è una grande inchiesta giornalistica e non un romanzo.
    mettiamo che abbia aperto un nuovo corso al giornalismo d’impegno, è brutta cosa dire questo? lui se ne deve amareggiare?
    saviano non ha la marcia dello scrittore, non ne ha i ritmi, ma ha due palle enormi che nessuno scrittore, fino ad ora, ha tirato fuori.
    ma questo è solo il pensiero di uno qualunque, state tranquilli.

  37. non serve a niente imbarazzarsi, la realtà è questa. e fuori luogo non so, si parla di saviano e tutto ciò che lo riguarda.
    personalemte, l’ho già detto e lo rimarco, saviano non può essere considerato un romanziere perchè gomorra è una grande inchiesta giornalistica e non un romanzo.
    mettiamo che abbia aperto un nuovo corso al giornalismo d’impegno, è brutta cosa dire questo? lui se ne deve amareggiare?
    saviano non ha la marcia dello scrittore, non ne ha i ritmi, ma ha due palle enormi che nessuno scrittore, fino ad ora, ha tirato fuori.
    ma questo è solo il pensiero di uno qualunque, state tranquilli.

  38. stai forse dicendo che alla prosa di Saviano manca un po di mordente?(io non l’ho letto se non in questo pezzo riportato nel post e nella prima pagina di gomorra.A cagliari le librerie dove dovrebbe essere possibile tastare bene un’opera prima di comprarla assomigliano preoccupantemente ai ristoranti di prima classe dove un cameriere presidia ogni tavolo.Ed io ho la testata facile)

  39. E’ incredibile. Ormai siamo al Concorsone. Questo non è uno scrittore, quello mi sta sulle palle, quell’altro non ha la marcia, la Coca Cola va più forte della Ferrari. C’è un rifiuto vero e proprio della complessità, della molteplicità, del questo E quello, dell’analisi non comparativa e meditata. Nel merito. Ve lo dico, è avvilente. La si butta in caciara, in fazioni, su tutto. Nella maniera più sterile, più improduttiva. Mi dispiace davvero.
    E’ certo che l’incanaglimento delle relazioni, della voglia di semplificare tutto fino ai minimi termini, è cosa che attiene alla vita, al quotidiano del nostro strapaesano presente.
    Ma della vita, delle relazioni, non si può, nè si deve, fare a meno. Dei blog sì però. Credo che questo sarà l’ultimo commento per molto molto tempo, e non solo qui è ovvio, anche se non sono mai intervenuto tanto nemmeno nei nostri di spazi per le discussioni, figuriamoci quelli altrui.
    Un sincero abbraccio a Loredana, Roberto e Gianni.
    wm3

  40. non puoi andartene adesso wm3.Rischieresti di non sapere mai più se è più forte “Officina Italia” o il LitCamp,Saviano o Biondillo…e va bene,qualcuno ti informerà.Pazienza

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