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	Commenti a: SCRIVERE PER FARE MARAMEO ALLA MORTE, SCRIVERE PER UN &#034;MI PIACE&#034;	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 16:43:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un giorno riporterò un brano relativo a come i conservatori-reazionari si muovono secondo il paradosso di Zenone e vincono in una mossa
http://www.youtube.com/watch?v=5_j4f0HiEh0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un giorno riporterò un brano relativo a come i conservatori-reazionari si muovono secondo il paradosso di Zenone e vincono in una mossa<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=5_j4f0HiEh0" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=5_j4f0HiEh0</a></p>
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		Di: Luca P.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca P.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 09:40:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro diamonds, è che per tanti anni abbiamo vissuto nel mito culturale dell&#039;ineluttabile miglioramento. Grazie a questo mito ci siamo ubriacati di razionalismo incuranti di una pancia che continuava a emettere i suoi frutti in modo sempre più forte. Finché qualcuno si è messo ad ascoltarla e poi a darle ragione perché più facile da assecondare. Così siamo passati dall&#039;ineluttabile miglioramento all&#039;ineluttabile irrazionalità. E tra un (falso) progresso e una (reale) paura dell&#039;inconscio siamo giunti all&#039;ineluttabile paralisi del presente.
Per tornare ad avere un sogno da inseguire (e quindi una prospettiva diacronica futura) saremo costretti a riguardare e a ripercorrere più consapevolmente ciò che abbiamo dietro le spalle? Magari (anche) da lettori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro diamonds, è che per tanti anni abbiamo vissuto nel mito culturale dell&#8217;ineluttabile miglioramento. Grazie a questo mito ci siamo ubriacati di razionalismo incuranti di una pancia che continuava a emettere i suoi frutti in modo sempre più forte. Finché qualcuno si è messo ad ascoltarla e poi a darle ragione perché più facile da assecondare. Così siamo passati dall&#8217;ineluttabile miglioramento all&#8217;ineluttabile irrazionalità. E tra un (falso) progresso e una (reale) paura dell&#8217;inconscio siamo giunti all&#8217;ineluttabile paralisi del presente.<br />
Per tornare ad avere un sogno da inseguire (e quindi una prospettiva diacronica futura) saremo costretti a riguardare e a ripercorrere più consapevolmente ciò che abbiamo dietro le spalle? Magari (anche) da lettori?</p>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 08:40:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trent’anni fa scrissi su “Epoca” contro i bracconieri calabresi, che aspettano l’arrivo dall’Africa del falco pecchiaiolo (l’adorno) stremato dal viaggio, gli sparano e lo fanno impagliare per venderlo a degli abbrutiti come loro, o per tenerselo come “amuleto contro le corna”. Nonostante gli sforzi della Forestale e degli ambientalisti calabresi contro quella pratica vigliacca e illegale non è cambiato niente (vedi il triste documentario di Luca Verducci su
Repubblica TV).
Dunque queste mezze cartucce sono i figli e i nipoti di quelli di allora: generazioni di maschi rudimentali, superstiziosi e violenti, che paiono sortiti pari pari dalla disperata satira di Cetto Laqualunque.
Se mi avessero detto – trent’anni fa – che i figli sarebbero stati uguali ai padri, non ci avrei creduto. Ero sicuro, da giovane, che la storia camminasse spedita, che la società era destinata a cambiare e a migliorare quasi per inerzia, per naturale evoluzione. Pareva inevitabile – non solo a me – che l’arretratezza italiana, figlia della povertà, della sottomissione, dell’ignoranza, si sarebbe stemperata con il benessere, con la scolarizzazione di massa, con il buon esempio. Non è andata così. Qualcosa si è inceppato. Non i fucili dei bracconieri. Non la superstizione. Non il machismo troglodita.
Michele Serra  - l&#039;amaca
Da La Repubblica del 08/10/2013.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trent’anni fa scrissi su “Epoca” contro i bracconieri calabresi, che aspettano l’arrivo dall’Africa del falco pecchiaiolo (l’adorno) stremato dal viaggio, gli sparano e lo fanno impagliare per venderlo a degli abbrutiti come loro, o per tenerselo come “amuleto contro le corna”. Nonostante gli sforzi della Forestale e degli ambientalisti calabresi contro quella pratica vigliacca e illegale non è cambiato niente (vedi il triste documentario di Luca Verducci su<br />
Repubblica TV).<br />
Dunque queste mezze cartucce sono i figli e i nipoti di quelli di allora: generazioni di maschi rudimentali, superstiziosi e violenti, che paiono sortiti pari pari dalla disperata satira di Cetto Laqualunque.<br />
Se mi avessero detto – trent’anni fa – che i figli sarebbero stati uguali ai padri, non ci avrei creduto. Ero sicuro, da giovane, che la storia camminasse spedita, che la società era destinata a cambiare e a migliorare quasi per inerzia, per naturale evoluzione. Pareva inevitabile – non solo a me – che l’arretratezza italiana, figlia della povertà, della sottomissione, dell’ignoranza, si sarebbe stemperata con il benessere, con la scolarizzazione di massa, con il buon esempio. Non è andata così. Qualcosa si è inceppato. Non i fucili dei bracconieri. Non la superstizione. Non il machismo troglodita.<br />
Michele Serra  &#8211; l&#8217;amaca<br />
Da La Repubblica del 08/10/2013.</p>
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