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	Commenti a: SILENZI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Mario Pandiani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126305</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 00:32:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Resta il fatto che Medea aveva tutte le ragioni per essere incazzata, e che Giasone si è comportato da stronzo.
Il problema dell&#039;uso moderno dei miti, secondo me resta un problema, la volontà interpretativa che a tutti i costi deve sovrapporre al mito una spiegazione è un&#039;altra piaga ancora.
Medea la conosciamo attraverso un racconto che ha la forma e la sostanza della tragedia, (che alla fine significa canto), io credo che non ci sia altro modo che mettersi di fronte al testo e esaminarsi, (Chi ne ha la possibilità, al testo nella sua lingua originale, ma per carità senza quella pronuncia astrusa e incantabile degli accademici europei), vedere se questo produce in noi qualcosa e poi leccarsi le ferite, e così fare anche per le edizioni successive, fino a interiorizzare un significato che è inesprimibile in altro modo.
Per questo esiste il teatro, perchè gli uomini possano fare esperienza del terribile senza finire in tribunale, condividere il sangue versato in un&#039;identificazione con l&#039;orrore meditandone la somiglianza con la propria anima.
I miti, come le scritture sacre, non sono stati scritti da psicanalisti che dovevano intortare il lettore vendendogli degli archetipi differiti, le scritture antiche e le rappresentazioni sono il modo naturale di esprimere le cose.
Dove queste cose si sono espresse con più forza oggi parliamo di arte, ma nell&#039;antico anche riempire un vaso era arte e la vita intera conosceva l&#039;arte appropriata per ogni cosa.
Tra una guerra e un&#039;invasione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Resta il fatto che Medea aveva tutte le ragioni per essere incazzata, e che Giasone si è comportato da stronzo.<br />
Il problema dell&#8217;uso moderno dei miti, secondo me resta un problema, la volontà interpretativa che a tutti i costi deve sovrapporre al mito una spiegazione è un&#8217;altra piaga ancora.<br />
Medea la conosciamo attraverso un racconto che ha la forma e la sostanza della tragedia, (che alla fine significa canto), io credo che non ci sia altro modo che mettersi di fronte al testo e esaminarsi, (Chi ne ha la possibilità, al testo nella sua lingua originale, ma per carità senza quella pronuncia astrusa e incantabile degli accademici europei), vedere se questo produce in noi qualcosa e poi leccarsi le ferite, e così fare anche per le edizioni successive, fino a interiorizzare un significato che è inesprimibile in altro modo.<br />
Per questo esiste il teatro, perchè gli uomini possano fare esperienza del terribile senza finire in tribunale, condividere il sangue versato in un&#8217;identificazione con l&#8217;orrore meditandone la somiglianza con la propria anima.<br />
I miti, come le scritture sacre, non sono stati scritti da psicanalisti che dovevano intortare il lettore vendendogli degli archetipi differiti, le scritture antiche e le rappresentazioni sono il modo naturale di esprimere le cose.<br />
Dove queste cose si sono espresse con più forza oggi parliamo di arte, ma nell&#8217;antico anche riempire un vaso era arte e la vita intera conosceva l&#8217;arte appropriata per ogni cosa.<br />
Tra una guerra e un&#8217;invasione.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126304</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 23:07:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non distinguerei tra mito e Mito, ma tra mitopoiesi ed elaborazione artistica, che è urbanizzazione e addomesticamento della prima.
Gli &quot;usi&quot; culturali consapevoli (giustificativi, retorici ecc) del mito esistono eccome, ma forse hanno meno importanza rispetto alla trasformazione che ne attua lo stesso processo mitopoietico. Bisogna prendere sul serio l&#039;idea di Heine, che spesso gli dei di un&#039;epoca diventano i demoni dell&#039;epoca seguente, cosa che lui vedeva nel sacro pagano demonizzato dal cristianesimo, ma di cui i greci stessi erano consapevoli, quando riconoscevano nei Titani gli dei di un tempo, sconfitti dagli Olimpici.
In questo senso mitologia e psicologia possono integrarsi, riconoscendo nella potenza devastante di certi archetipi la seduzione pericolosa di pulsioni irrisolte a livello di comunicazione interpersonale che si costellano secondo soluzioni più primitive. Che il matriarcato abbia preceduto il patriarcato storico è stato sostenuto da antropologi come Bachofen, Morgan o Maria Gimbutas. Se anche fosse vero, non è detto che quel passato fosse idilliaco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non distinguerei tra mito e Mito, ma tra mitopoiesi ed elaborazione artistica, che è urbanizzazione e addomesticamento della prima.<br />
Gli &#8220;usi&#8221; culturali consapevoli (giustificativi, retorici ecc) del mito esistono eccome, ma forse hanno meno importanza rispetto alla trasformazione che ne attua lo stesso processo mitopoietico. Bisogna prendere sul serio l&#8217;idea di Heine, che spesso gli dei di un&#8217;epoca diventano i demoni dell&#8217;epoca seguente, cosa che lui vedeva nel sacro pagano demonizzato dal cristianesimo, ma di cui i greci stessi erano consapevoli, quando riconoscevano nei Titani gli dei di un tempo, sconfitti dagli Olimpici.<br />
In questo senso mitologia e psicologia possono integrarsi, riconoscendo nella potenza devastante di certi archetipi la seduzione pericolosa di pulsioni irrisolte a livello di comunicazione interpersonale che si costellano secondo soluzioni più primitive. Che il matriarcato abbia preceduto il patriarcato storico è stato sostenuto da antropologi come Bachofen, Morgan o Maria Gimbutas. Se anche fosse vero, non è detto che quel passato fosse idilliaco.</p>
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		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126303</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:08:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate, ma il mio intervento si poneva su un piano completamente diverso: il mito di Medea è un mito, non un Mito. E come tale ha un&#039;origine, che difficilmente potremmo ricostruire nei suoi elementi iniziali, ma gli studiosi di storia delle religioni ci provano, come per tanti altri, ed ha una storia, che ha aggiunto pezzi, che lo ha sviluppato, che lo ha modificato, a seconda delle esigenze di chi quel racconto(= mito) ha utilizzato. Da buon ultimo il teatro di Euripide, seguito poi da tante altre elaborazioni letterarie, antiche. Tutte le nostre riflessioni non storiche, ma filosofiche, psicoanalitiche, etc. etc., si collocano su questa linea: adattare un racconto alle nostre esigenze interpretative ed espressive. Se volete agire su questo piano, fatelo, ma dovete esserne consapevoli: state usando un racconto che è nato e si è articolato nel tempo per altri usi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma il mio intervento si poneva su un piano completamente diverso: il mito di Medea è un mito, non un Mito. E come tale ha un&#8217;origine, che difficilmente potremmo ricostruire nei suoi elementi iniziali, ma gli studiosi di storia delle religioni ci provano, come per tanti altri, ed ha una storia, che ha aggiunto pezzi, che lo ha sviluppato, che lo ha modificato, a seconda delle esigenze di chi quel racconto(= mito) ha utilizzato. Da buon ultimo il teatro di Euripide, seguito poi da tante altre elaborazioni letterarie, antiche. Tutte le nostre riflessioni non storiche, ma filosofiche, psicoanalitiche, etc. etc., si collocano su questa linea: adattare un racconto alle nostre esigenze interpretative ed espressive. Se volete agire su questo piano, fatelo, ma dovete esserne consapevoli: state usando un racconto che è nato e si è articolato nel tempo per altri usi.</p>
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		<title>
		Di: luziferszorn		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126302</link>

		<dc:creator><![CDATA[luziferszorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 20:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Medea è la Natura. In alcuna maniera nel mito si ravvisa una &quot;vendetta&quot; sui figli (in nessuna delle possibili versioni); è piuttosto un &quot;sacrificio&quot; (si veda il film di Lars von Trier da Dreyer che rende splendidamente la tragedia di Euripide). In altre parole la storia di Medea ci porta completamente fuori strada se il tema è il femminicidio e la violenza maschile in genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Medea è la Natura. In alcuna maniera nel mito si ravvisa una &#8220;vendetta&#8221; sui figli (in nessuna delle possibili versioni); è piuttosto un &#8220;sacrificio&#8221; (si veda il film di Lars von Trier da Dreyer che rende splendidamente la tragedia di Euripide). In altre parole la storia di Medea ci porta completamente fuori strada se il tema è il femminicidio e la violenza maschile in genere.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126301</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 20:09:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io nemmeno parlerei di Mito per la Medea di Euripide, che si carica di una drammaticità più psicologica, da moglie tradita.
In origine forse la Medea mitica è una delle signore della terra profanata con l&#039;inganno, come probabilmente l&#039;Arianna cretese abbandonata da Teseo dopo avergli svelato il segreto del labirinto, rappresenta la vendetta della physis su un nomos patriarcale e stupratore, ma soprattutto invasore, conquistatore dall&#039;esterno. Una vendetta, letteralmente &quot;sacrosanta&quot; nel senso del sacro terribile, di una civiltà arcaica.
Che sia un uomo o una donna non importa molto, se l&#039;atto è l&#039;uccisione dei figli in odio al coniuge. Quel che riemerge è il drago dei primordi, il figlio per un attimo smette di esistere come entità, diventa solo il pegno d&#039;amore schiacciato sotto i piedi in dispregio del traditore.
E&#039; l&#039;obnubilamento (termine antiquato ma efficace), l&#039;invasamento o l&#039;inflazione dell&#039;archetipo come avrebbe detto Jung, la stessa che a un certo punto porta il despota a voler perire su un unico rogo insieme al suo popolo, una soggettività dai confini talmente fragili da essere divelta dal diluvio. Abbiamo parlato molto di educazione sessuale ma qui direi che la cosa si colloca a un piano pre-genitale, di pulsione unitaria, indifferenziata, ai tempi della costruzione basale di un Io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io nemmeno parlerei di Mito per la Medea di Euripide, che si carica di una drammaticità più psicologica, da moglie tradita.<br />
In origine forse la Medea mitica è una delle signore della terra profanata con l&#8217;inganno, come probabilmente l&#8217;Arianna cretese abbandonata da Teseo dopo avergli svelato il segreto del labirinto, rappresenta la vendetta della physis su un nomos patriarcale e stupratore, ma soprattutto invasore, conquistatore dall&#8217;esterno. Una vendetta, letteralmente &#8220;sacrosanta&#8221; nel senso del sacro terribile, di una civiltà arcaica.<br />
Che sia un uomo o una donna non importa molto, se l&#8217;atto è l&#8217;uccisione dei figli in odio al coniuge. Quel che riemerge è il drago dei primordi, il figlio per un attimo smette di esistere come entità, diventa solo il pegno d&#8217;amore schiacciato sotto i piedi in dispregio del traditore.<br />
E&#8217; l&#8217;obnubilamento (termine antiquato ma efficace), l&#8217;invasamento o l&#8217;inflazione dell&#8217;archetipo come avrebbe detto Jung, la stessa che a un certo punto porta il despota a voler perire su un unico rogo insieme al suo popolo, una soggettività dai confini talmente fragili da essere divelta dal diluvio. Abbiamo parlato molto di educazione sessuale ma qui direi che la cosa si colloca a un piano pre-genitale, di pulsione unitaria, indifferenziata, ai tempi della costruzione basale di un Io.</p>
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		<title>
		Di: luziferszorn		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126300</link>

		<dc:creator><![CDATA[luziferszorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:38:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in verità trasferire il dramma di Medea, che è l&#039;essenza del femminile (non della donna) in ogni sua fonte, versione, interpretazione, sul maschile significherebbe determinare l&#039;assunzione della componente femminile nell&#039;uomo; ossia dare luogo al processo di unione degli opposti, leggi evoluzione interiore. A questo punto nessun essere vivente evoluto psicologicamente commetterebbe mai un delitto, men che meno di quel genere. La lettura della moderna psicoanalisi è molto più efficace. La Miller ad esempio spiega chiaramente che in quel bimbo lanciato nel fiume c&#039;è il bimbo rimosso che è stato il padre ora diventato assassino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in verità trasferire il dramma di Medea, che è l&#8217;essenza del femminile (non della donna) in ogni sua fonte, versione, interpretazione, sul maschile significherebbe determinare l&#8217;assunzione della componente femminile nell&#8217;uomo; ossia dare luogo al processo di unione degli opposti, leggi evoluzione interiore. A questo punto nessun essere vivente evoluto psicologicamente commetterebbe mai un delitto, men che meno di quel genere. La lettura della moderna psicoanalisi è molto più efficace. La Miller ad esempio spiega chiaramente che in quel bimbo lanciato nel fiume c&#8217;è il bimbo rimosso che è stato il padre ora diventato assassino.</p>
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		<title>
		Di: Mario Pandiani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126299</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:05:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Paola, Così è molto ben delineato e si capisce che l&#039;uso del mito è servito a sostenere una linea di pensiero.
Neanche io so se è o non è ammissibile farlo, ma temo che da un lato finisca per fissare un preconcetto sul mito e dall&#039;altro attribuisca a dei fatti di patologia grave un&#039;aura simbolica di cui non hanno bisogno, anche perchè suggeriscono un valore ad un omicidio, anche se solo simbolico.
D&#039;altronde l&#039;uomo moderno sembra così assetato di tragico, almeno quanto lo teme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Paola, Così è molto ben delineato e si capisce che l&#8217;uso del mito è servito a sostenere una linea di pensiero.<br />
Neanche io so se è o non è ammissibile farlo, ma temo che da un lato finisca per fissare un preconcetto sul mito e dall&#8217;altro attribuisca a dei fatti di patologia grave un&#8217;aura simbolica di cui non hanno bisogno, anche perchè suggeriscono un valore ad un omicidio, anche se solo simbolico.<br />
D&#8217;altronde l&#8217;uomo moderno sembra così assetato di tragico, almeno quanto lo teme.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126298</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:50:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi ricollego a quanto dice il commento precedente per sottolineare, filologicamente, un paio di cose importanti, anche se del tutto laterali nel discorso che stiamo facendo: 1) &quot;Una delle caratteristiche della mitologia greca antica è che gli si può far dire quasi tutto&quot;: certo, lo si può fare se si prende un mito, o meglio una delle sue versioni, e lo si utilizza all&#039;interno di un altro sistema di pensiero, come ha fatto spesso la psicoanalisi nel XX secolo, per esempio, in modo tipico, per trarne degli &quot;archetipi&quot;. Non dico che questo uso sia inammissibile, dico che bisogna tenere conto che esso non ha a che fare con la comprensione storica del mito, cioè delle sue origini, del suo sviluppo, dei suoi vari usi ed adattamenti, nel corso del tempo, e del tempo antico in particolare, che lo rendevano funzionale alle varie circostanze in cui vi è ricorsi.
2) Un esempio è appunto, il mito di Medea: quello che intendevo dire nel commento, è che Euripide non era tanto interessato a colpevolizzare la madre archetipica che ammazza i figli per fare dispetto al marito che l&#039;abbandona, ma, tenendo presente la situazione politica contingente : 1- a ricordare ai suoi concittadini l&#039;ingiustizia della nuova legislazione che limitava la cittadinanza a coloro che avessero entrambi i genitori ateniesi: Medea ucciderebbe i figli perché, essendo figli di una madre straniera, sarebbero stranieri essi stessi, mentre prima di allora, almeno ad Atene, sarebbero stati cittadini. Anche il commentatore antico che accusa i Corinzi dell&#039;omicidio dobbiamo interpretarlo tenendo presente il suo contesto polemico, cioè quale sia l&#039;obiettivo della sua critica, e non prendendolo come una fonte valida e obiettiva su una versione del mito precedente a quella euripidea. 2- il senso contemporaneo (contemporaneo a sé stesso) della tragedia di Euripide, ovviamente, non si limita a quanto detto sopra, e in quello che essa dice ai suoi contemporanei ci può entrare benissimo qualcosa che parla anche a noi: l&#039;uso dei figli come arma per colpire chi ci tradisce, la certezza di avere potere di vita o di morte sui figli (che nell&#039;antichità era in parte un fatto istituzionale), la certezza di poter decidere quale sia il loro bene, etc. etc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ricollego a quanto dice il commento precedente per sottolineare, filologicamente, un paio di cose importanti, anche se del tutto laterali nel discorso che stiamo facendo: 1) &#8220;Una delle caratteristiche della mitologia greca antica è che gli si può far dire quasi tutto&#8221;: certo, lo si può fare se si prende un mito, o meglio una delle sue versioni, e lo si utilizza all&#8217;interno di un altro sistema di pensiero, come ha fatto spesso la psicoanalisi nel XX secolo, per esempio, in modo tipico, per trarne degli &#8220;archetipi&#8221;. Non dico che questo uso sia inammissibile, dico che bisogna tenere conto che esso non ha a che fare con la comprensione storica del mito, cioè delle sue origini, del suo sviluppo, dei suoi vari usi ed adattamenti, nel corso del tempo, e del tempo antico in particolare, che lo rendevano funzionale alle varie circostanze in cui vi è ricorsi.<br />
2) Un esempio è appunto, il mito di Medea: quello che intendevo dire nel commento, è che Euripide non era tanto interessato a colpevolizzare la madre archetipica che ammazza i figli per fare dispetto al marito che l&#8217;abbandona, ma, tenendo presente la situazione politica contingente : 1- a ricordare ai suoi concittadini l&#8217;ingiustizia della nuova legislazione che limitava la cittadinanza a coloro che avessero entrambi i genitori ateniesi: Medea ucciderebbe i figli perché, essendo figli di una madre straniera, sarebbero stranieri essi stessi, mentre prima di allora, almeno ad Atene, sarebbero stati cittadini. Anche il commentatore antico che accusa i Corinzi dell&#8217;omicidio dobbiamo interpretarlo tenendo presente il suo contesto polemico, cioè quale sia l&#8217;obiettivo della sua critica, e non prendendolo come una fonte valida e obiettiva su una versione del mito precedente a quella euripidea. 2- il senso contemporaneo (contemporaneo a sé stesso) della tragedia di Euripide, ovviamente, non si limita a quanto detto sopra, e in quello che essa dice ai suoi contemporanei ci può entrare benissimo qualcosa che parla anche a noi: l&#8217;uso dei figli come arma per colpire chi ci tradisce, la certezza di avere potere di vita o di morte sui figli (che nell&#8217;antichità era in parte un fatto istituzionale), la certezza di poter decidere quale sia il loro bene, etc. etc.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Mario Pandiani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126297</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:43:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5066#comment-126297</guid>

					<description><![CDATA[Il problema posto è più simbolico che specificamente patologico.
Questo accostamento alla figura di Medea, sembra nascondere qualcosa, se è vero che uno dei &quot;segni dei tempi&quot; è il rovesciamento dei ruoli, quindi anche tra maschio e femmina, allora alla medeizzazione del maschio corrisponderebbe una giasonizzazione della femmina, che non è per nulla lusinghiero, infatti si contrappongono un potere costituito su un&#039;energia e un fondamento ancestrali e un potere istituzionale che sacrifica affetti e parola per la ragion di stato, un po&#039; come succede nella tragedia di Antigone.
Una delle caratteristiche della mitologia greca antica è che gli si può far dire quasi tutto, l&#039;ambiguità naturale di tutte le espressioni simboliche si presta a interpretazioni assolutamente differenti fra di loro, per cui da Edipo alla snaturata Medea, sono stati utilizzati i miti per colorire di atavicità patologie aberranti, che hanno a che fare con i miti soltanto in quanto ne riflettono al livello più drammatico certi aspetti.
Niente di male a trasformare un capolavoro dell&#039;antichità in un complesso, in fondo si somigliano in qualcosa, ma nel caso dei fatti citati, e dell&#039;imterpretazione che se ne dà, mi sembra che si voglia dare a questo fenomeno, (ma quanti sono alla fine i padri che hanno ucciso i figli, perchè il fenomeno diventi statisticamente significativo), una portata epocale, come un prossimo vermiglio tramonto del maschio, che tra non molto salirà sul carro celeste e si leverà di torno, indietro nella sua Colchide arcaica e barbara, se non preferirà la sorte di Antigone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema posto è più simbolico che specificamente patologico.<br />
Questo accostamento alla figura di Medea, sembra nascondere qualcosa, se è vero che uno dei &#8220;segni dei tempi&#8221; è il rovesciamento dei ruoli, quindi anche tra maschio e femmina, allora alla medeizzazione del maschio corrisponderebbe una giasonizzazione della femmina, che non è per nulla lusinghiero, infatti si contrappongono un potere costituito su un&#8217;energia e un fondamento ancestrali e un potere istituzionale che sacrifica affetti e parola per la ragion di stato, un po&#8217; come succede nella tragedia di Antigone.<br />
Una delle caratteristiche della mitologia greca antica è che gli si può far dire quasi tutto, l&#8217;ambiguità naturale di tutte le espressioni simboliche si presta a interpretazioni assolutamente differenti fra di loro, per cui da Edipo alla snaturata Medea, sono stati utilizzati i miti per colorire di atavicità patologie aberranti, che hanno a che fare con i miti soltanto in quanto ne riflettono al livello più drammatico certi aspetti.<br />
Niente di male a trasformare un capolavoro dell&#8217;antichità in un complesso, in fondo si somigliano in qualcosa, ma nel caso dei fatti citati, e dell&#8217;imterpretazione che se ne dà, mi sembra che si voglia dare a questo fenomeno, (ma quanti sono alla fine i padri che hanno ucciso i figli, perchè il fenomeno diventi statisticamente significativo), una portata epocale, come un prossimo vermiglio tramonto del maschio, che tra non molto salirà sul carro celeste e si leverà di torno, indietro nella sua Colchide arcaica e barbara, se non preferirà la sorte di Antigone.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/silenzi/comment-page-1/#comment-126296</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:16:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, Valter: il problema non è la virilità, è la sua costruzione sociale, è il non capire che in quanto tale la possiamo e dobbiamo cambiare. Naturalizzarla non serve a nulla, se non a peggiorare le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, Valter: il problema non è la virilità, è la sua costruzione sociale, è il non capire che in quanto tale la possiamo e dobbiamo cambiare. Naturalizzarla non serve a nulla, se non a peggiorare le cose.</p>
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