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	Commenti a: SOSTIENE CELATI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Guglielmo Pispisa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Pispisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 16:33:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039; Valter, non intendeva esserlo :) Credo solo che le espressioni umane e problematiche, come le chiami tu con felice definizione, possano essere rese in più d&#039;un modo, anche in quella che ad alcuni appare una nonlingua. Insomma, c&#039;è nonlingua e nonlingua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217; Valter, non intendeva esserlo 🙂 Credo solo che le espressioni umane e problematiche, come le chiami tu con felice definizione, possano essere rese in più d&#8217;un modo, anche in quella che ad alcuni appare una nonlingua. Insomma, c&#8217;è nonlingua e nonlingua.</p>
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		Di: corpo10		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[corpo10]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 15:23:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al di fuori di ogni filosofia letteraria, personalmente credo che la tristezza di una certa letteratura &quot;contemporaneista&quot; stia nel fatto che hanno come obiettivo principe la vendita piuttosto che la qualità. A prescindere dalla letteratura di consumo che non ha pretese, un libro, per essere venduto, deve essere facile da leggere, in modo che il lettore possa ritenersi un &quot;lettore impegnato&quot;. Questo è il nodo da risolvere. Il valore è diventato la quantità della lettura e non la qualità. In un pomeriggio posso leggere un libro intero (se scorrevole), ma dello Zibaldone posso leggere al massimo 4 o 5 pagine perché ho bisogno di rifletterci sopra, ragionare sulla modernità dei suoi significati. In questo secondo caso sono un lettore che consuma poco e quindi non ideale per l&#039;editoria perché rallento il ritmo delle vendite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di fuori di ogni filosofia letteraria, personalmente credo che la tristezza di una certa letteratura &#8220;contemporaneista&#8221; stia nel fatto che hanno come obiettivo principe la vendita piuttosto che la qualità. A prescindere dalla letteratura di consumo che non ha pretese, un libro, per essere venduto, deve essere facile da leggere, in modo che il lettore possa ritenersi un &#8220;lettore impegnato&#8221;. Questo è il nodo da risolvere. Il valore è diventato la quantità della lettura e non la qualità. In un pomeriggio posso leggere un libro intero (se scorrevole), ma dello Zibaldone posso leggere al massimo 4 o 5 pagine perché ho bisogno di rifletterci sopra, ragionare sulla modernità dei suoi significati. In questo secondo caso sono un lettore che consuma poco e quindi non ideale per l&#8217;editoria perché rallento il ritmo delle vendite.</p>
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		Di: SULLO STATO DELLE PATRIE LETTERE &#171; Doctor Blue and Sister Robinia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120222</link>

		<dc:creator><![CDATA[SULLO STATO DELLE PATRIE LETTERE &#171; Doctor Blue and Sister Robinia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 15:18:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] GIANNI CELATI (l&#8217;intera intervista qui) [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] GIANNI CELATI (l&#8217;intera intervista qui) [&#8230;] </p>
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		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120221</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 14:46:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guglielmo. a me la tua frase non piaceva proprio perchè mi sembrava una resa totale allo spirito dei tempi. A cui, beninteso, io non oppongo niente di simile a canoni classicisti. Solo la facoltà di distinguere tra quello che è espressione umana e problematica e quello che è puro gergo veicolato dai media, di cui molta letteratura oggi è specchio passivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guglielmo. a me la tua frase non piaceva proprio perchè mi sembrava una resa totale allo spirito dei tempi. A cui, beninteso, io non oppongo niente di simile a canoni classicisti. Solo la facoltà di distinguere tra quello che è espressione umana e problematica e quello che è puro gergo veicolato dai media, di cui molta letteratura oggi è specchio passivo.</p>
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		<title>
		Di: Guglielmo Pispisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120220</link>

		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Pispisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 13:01:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non comprendo la sequenza logica dell&#039;intervento di Binaghi, sicuramente per miei limiti. Cosa c&#039;entra la mia frase con quella precedente? Io cercavo proprio di distinguere un fenomeno, chiamiamolo pure nonlingua per comodità, che non vedo necessariamente come indice del decadimento dei tempi e dei valori, dal discorso sulla sempre più stringente mercificazione della letteratura, che trovo dipendente da altri fattori. Forse avrei potuto dire &quot;Il nuovo non è cattivo né buono IN SE&#039;. Il nuovo è nuovo e basta. Non volevo dire che l&#039;inedito sia un valore, men che meno che sia l&#039;unico valore o che ci si debba astenere del tutto dal valutare. Ma solo che nel valutare si dovrebbe evitare di partire da formule preconcette e di far di tutta l&#039;erba un fascio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non comprendo la sequenza logica dell&#8217;intervento di Binaghi, sicuramente per miei limiti. Cosa c&#8217;entra la mia frase con quella precedente? Io cercavo proprio di distinguere un fenomeno, chiamiamolo pure nonlingua per comodità, che non vedo necessariamente come indice del decadimento dei tempi e dei valori, dal discorso sulla sempre più stringente mercificazione della letteratura, che trovo dipendente da altri fattori. Forse avrei potuto dire &#8220;Il nuovo non è cattivo né buono IN SE&#8217;. Il nuovo è nuovo e basta. Non volevo dire che l&#8217;inedito sia un valore, men che meno che sia l&#8217;unico valore o che ci si debba astenere del tutto dal valutare. Ma solo che nel valutare si dovrebbe evitare di partire da formule preconcette e di far di tutta l&#8217;erba un fascio.</p>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120219</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 12:37:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bah, mi sembra che l’intervento sia tutto virato sul nero di un pessimismo totalizzante. Se è vero che l’andazzo generale degli ultimi decenni coincide in buona parte con il panorama tratteggiato da Celati, è anche vero che, in questo arco temporale, si sono manifestati modelli in controtendenza.  Penso - il primo nome che mi viene in mente - alla qualità dei libri di Vitaliano Trevisan, ad esempio. Ognuno qui, sono sicura, potrebbe suggerire nomi di autori/autrici altrettanto validi/e, in grado, non dico di smentire in toto, ma almeno di diluire l’eccesso di disfattismo che caratterizza l’intervista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bah, mi sembra che l’intervento sia tutto virato sul nero di un pessimismo totalizzante. Se è vero che l’andazzo generale degli ultimi decenni coincide in buona parte con il panorama tratteggiato da Celati, è anche vero che, in questo arco temporale, si sono manifestati modelli in controtendenza.  Penso &#8211; il primo nome che mi viene in mente &#8211; alla qualità dei libri di Vitaliano Trevisan, ad esempio. Ognuno qui, sono sicura, potrebbe suggerire nomi di autori/autrici altrettanto validi/e, in grado, non dico di smentire in toto, ma almeno di diluire l’eccesso di disfattismo che caratterizza l’intervista.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: renzo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120218</link>

		<dc:creator><![CDATA[renzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 12:17:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La frase completa è: «&lt;b&gt;Il nuovo non è cattivo né buono.&lt;/b&gt; Il nuovo è nuovo e basta.»
È appena un intervento sopra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La frase completa è: «<b>Il nuovo non è cattivo né buono.</b> Il nuovo è nuovo e basta.»<br />
È appena un intervento sopra.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120217</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 10:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Tutto era pronto perché succedesse quello che doveva succedere: l’avvento al potere del capitalismo finanziario che schiaccia tutte le forme di produzione (industriale o artigianale), l’abolizione d’ogni veduta comunitaria, la guerra individuale per passare davanti agli altri e la new market economy con cui il profitto diventa l’unico ideale sulla terra. Con la signora Thatcher queste tendenze sono diventate un luogo comune, e posso dire anche quando sono arrivate in Italia, e come hanno cominciato a condizionare tutto ciò che si chiamava letteratura&quot;
Perfetto.
Ma siccome nella società dello spettacolo l&#039;inedito è l&#039;unico valore marginale della merce, allora &quot;Il nuovo non è cattivo né buono. Il nuovo è nuovo e basta&quot;
Complimentoni e avanti così.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tutto era pronto perché succedesse quello che doveva succedere: l’avvento al potere del capitalismo finanziario che schiaccia tutte le forme di produzione (industriale o artigianale), l’abolizione d’ogni veduta comunitaria, la guerra individuale per passare davanti agli altri e la new market economy con cui il profitto diventa l’unico ideale sulla terra. Con la signora Thatcher queste tendenze sono diventate un luogo comune, e posso dire anche quando sono arrivate in Italia, e come hanno cominciato a condizionare tutto ciò che si chiamava letteratura&#8221;<br />
Perfetto.<br />
Ma siccome nella società dello spettacolo l&#8217;inedito è l&#8217;unico valore marginale della merce, allora &#8220;Il nuovo non è cattivo né buono. Il nuovo è nuovo e basta&#8221;<br />
Complimentoni e avanti così.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Guglielmo Pispisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120216</link>

		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Pispisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:29:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La non lingua descritta da Celati, una lingua perlopiù imitativa di quella dei romanzi americani (in traduzione) è però anch&#039;essa, come tutte le lingue, espressione di un&#039;identità. Un&#039;identità sradicata, forse, globalizzata, figlia dei non luoghi ecc. ma pur sempre di identità parliamo, ossia di qualcosa che non ha senso valutare in termini di bene/male o positivo/negativo. Io appartengo a una generazione nata, cresciuta ed educata dai e coi media, dalla TV fino a internet. Non sono cresciuto con i racconti in dialetto del nonno attorno al fuoco e la mia lingua ovviamente non può rimanere influenzata da esperienze formative che non ho vissuto. La mia sintassi e il mio immaginario hanno più a che vedere con la serialità televisiva, con gli anime giapponesi, con la new wave inglese anni ottanta che con Stefano D&#039;Arrigo e &#039;Ndria Cambria (l&#039;esempio deriva dal fatto che sono siciliano). Ma ha d&#039;altro canto hanno a che vedere anche con Sciascia, autore per me fondamentale, e con Battiato. Il mondo cambia, cambiano i punti di riferimento e i nodi di influenza, e di conseguenza cambiano i linguaggi, gli stili. Si uniformano? Per certi aspetti, a mio avviso i più superficiali, sì, ma le differenze rimangono. Solo, sono “altre” differenze, forse meno immediatamente sensibili e, per così dire, folcloriche, ma ci sono. Magari per coglierle servono critici nuovi, cresciuti nel medesimo mondo globalizzato, chissà. Che poi nel mondo dell&#039;editoria ci sia un&#039;eccessiva attenzione al mercato che conduce a buttare sul medesimo fin troppe pappette riscaldate, questo è pure vero ma non metterei tutto nello stesso calderone. Tantopiù che, visti i numeri bassissimi di vendita anche degli autori italiani più conosciuti in America (si parla nei casi migliori di poche migliaia di copie) non credo affatto che l&#039;americanizzazione della nostra letteratura sia frutto di una bieca operazione di marketing. Il nuovo non è cattivo né buono. Il nuovo è nuovo e basta. Guardarlo con meno sospetto sarebbe un passo. Scusate il papello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La non lingua descritta da Celati, una lingua perlopiù imitativa di quella dei romanzi americani (in traduzione) è però anch&#8217;essa, come tutte le lingue, espressione di un&#8217;identità. Un&#8217;identità sradicata, forse, globalizzata, figlia dei non luoghi ecc. ma pur sempre di identità parliamo, ossia di qualcosa che non ha senso valutare in termini di bene/male o positivo/negativo. Io appartengo a una generazione nata, cresciuta ed educata dai e coi media, dalla TV fino a internet. Non sono cresciuto con i racconti in dialetto del nonno attorno al fuoco e la mia lingua ovviamente non può rimanere influenzata da esperienze formative che non ho vissuto. La mia sintassi e il mio immaginario hanno più a che vedere con la serialità televisiva, con gli anime giapponesi, con la new wave inglese anni ottanta che con Stefano D&#8217;Arrigo e &#8216;Ndria Cambria (l&#8217;esempio deriva dal fatto che sono siciliano). Ma ha d&#8217;altro canto hanno a che vedere anche con Sciascia, autore per me fondamentale, e con Battiato. Il mondo cambia, cambiano i punti di riferimento e i nodi di influenza, e di conseguenza cambiano i linguaggi, gli stili. Si uniformano? Per certi aspetti, a mio avviso i più superficiali, sì, ma le differenze rimangono. Solo, sono “altre” differenze, forse meno immediatamente sensibili e, per così dire, folcloriche, ma ci sono. Magari per coglierle servono critici nuovi, cresciuti nel medesimo mondo globalizzato, chissà. Che poi nel mondo dell&#8217;editoria ci sia un&#8217;eccessiva attenzione al mercato che conduce a buttare sul medesimo fin troppe pappette riscaldate, questo è pure vero ma non metterei tutto nello stesso calderone. Tantopiù che, visti i numeri bassissimi di vendita anche degli autori italiani più conosciuti in America (si parla nei casi migliori di poche migliaia di copie) non credo affatto che l&#8217;americanizzazione della nostra letteratura sia frutto di una bieca operazione di marketing. Il nuovo non è cattivo né buono. Il nuovo è nuovo e basta. Guardarlo con meno sospetto sarebbe un passo. Scusate il papello.</p>
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		Di: Wu Ming 4		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sostiene-celati/comment-page-1/#comment-120215</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 4]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:14:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bah. Siamo più o meno alle solite. Se si indossano certi occhiali si vedranno sempre le stesse cose e non se ne vedranno altre. Che si sia reduci da un trentennio di disastri politici, culturali, sociali, etc. è innegabile. Vederli come un tutto uniforme, come una marcia univoca verso il peggio, senza segnali in controtendenza, senza articolazioni, tentativi anche sporadici di ritagliare un margine di &quot;diversità&quot;, mi sembra un limite grosso. Tanto in letteratura quanto in politica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bah. Siamo più o meno alle solite. Se si indossano certi occhiali si vedranno sempre le stesse cose e non se ne vedranno altre. Che si sia reduci da un trentennio di disastri politici, culturali, sociali, etc. è innegabile. Vederli come un tutto uniforme, come una marcia univoca verso il peggio, senza segnali in controtendenza, senza articolazioni, tentativi anche sporadici di ritagliare un margine di &#8220;diversità&#8221;, mi sembra un limite grosso. Tanto in letteratura quanto in politica.</p>
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