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	Commenti a: STORIA DI LETIZIA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Adrianaaaa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Adrianaaaa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 13:46:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dirò una cosa che è di una banalità disarmante, ma tant&#039;è. Tutti sti ginecologi che non vogliono praticare IVG né prescrivere la pillola del giorno dopo...ma non potevano scegliere un altro mestiere? non lo sapevano, quando si sono iscritti a ginecologia, che nella professione si fanno anche quelle cose? siccome è evidente che lo sapevano, è altrettanto evidente che la loro obiezione è strumentale a un sistema di potere in cui proprio sull&#039;obiezione (quindi sul corpo delle donne) si gioca il diritto di salire sul carro di chi comanda. Punto. Autodeterminazione de che? Cambiare mestiere è un ottimo gesto di autodeterminazione secondo me.
Quindi i casi sono tre: o tutti sti obiettori vengono folgorati sulla via di Damasco, che guarda caso si trova a metà strada tra la facoltà e l&#039;ospedale, oppure la religione non c&#039;entra una cippalippa e si tratta di una questione di carriera. La terza opzione (che in realtà va a braccetto con le altre due) è quella della megalomania, che porta i medici a voler imporre le loro scelte sulle pazienti. Non la trascurerei.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dirò una cosa che è di una banalità disarmante, ma tant&#8217;è. Tutti sti ginecologi che non vogliono praticare IVG né prescrivere la pillola del giorno dopo&#8230;ma non potevano scegliere un altro mestiere? non lo sapevano, quando si sono iscritti a ginecologia, che nella professione si fanno anche quelle cose? siccome è evidente che lo sapevano, è altrettanto evidente che la loro obiezione è strumentale a un sistema di potere in cui proprio sull&#8217;obiezione (quindi sul corpo delle donne) si gioca il diritto di salire sul carro di chi comanda. Punto. Autodeterminazione de che? Cambiare mestiere è un ottimo gesto di autodeterminazione secondo me.<br />
Quindi i casi sono tre: o tutti sti obiettori vengono folgorati sulla via di Damasco, che guarda caso si trova a metà strada tra la facoltà e l&#8217;ospedale, oppure la religione non c&#8217;entra una cippalippa e si tratta di una questione di carriera. La terza opzione (che in realtà va a braccetto con le altre due) è quella della megalomania, che porta i medici a voler imporre le loro scelte sulle pazienti. Non la trascurerei.</p>
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		Di: m		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[m]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 11:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Chiara Lalli,
mi creda non ho copiato alcuno slogan.
Ribadisco quanto affermato in un precedente commento: l&#039;art. 9 della 194/78 impone al medico obiettore di praticare l&#039;IVG nel caso la donna si trovi in imminente pericolo di vita e quel medico fosse l&#039;unico presente.
C&#039;è un diritto all&#039;autodeterminazione del paziente e un diritto all&#039;autodeterminazione del medico e del personale sanitario.
E&#039; proprio per salvaguardare il principio di integrità morale e autonomia della professione medica che si lascia libertà di coscienza in questioni controverse come l&#039;IVG.
Questo, come del resto è sancito dalla legge e dalla deontologia, non significa che un medico obiettore possa permettersi di trattare malamente una donna che abbia deciso di interrompere la gravidanza. Donna che va sostenuta, accudita e trattata come qualsiasi altra paziente. Ci mancherebbe!
Agire secondo scienza significa che l&#039;atto medico deve ispirarsi alla Best Medical Practice ossia deve avere motivazioni valide e validate presso la comunità scientifica. Agire secondo coscienza significa che l&#039;atto medico non deve creare conflitti insanabili nel medico, potendo quest&#039;ultimo percepire in un deterinato atto medico un contrasto netto con la finalità della professione stessa che è quella di prendersi cura e guarire persone ammalate.
Nell&#039;IVG di fatto si interrompe un processo che porta alla formazione di una persona umana. Questo può essere percepito dal medico come contrario agli scopi della professione che, come dice l&#039;art. 3 del codice deontologico, sono quelli della &quot;tutela della vita, della salute fisica e psichica dell&#039;Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana&quot;.
Il principio dell&#039;obiezione di coscienza è da tutelare perché, indipendentemente dall&#039;IVG, in base a tale principio ad es. un medico può rifiutare di applicare un sondino naso-gastrico ad un paziente che non lo vuole, anche se è una legge ad imporglielo (come quella che stava per essere approvata riguardo le DAT).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Chiara Lalli,<br />
mi creda non ho copiato alcuno slogan.<br />
Ribadisco quanto affermato in un precedente commento: l&#8217;art. 9 della 194/78 impone al medico obiettore di praticare l&#8217;IVG nel caso la donna si trovi in imminente pericolo di vita e quel medico fosse l&#8217;unico presente.<br />
C&#8217;è un diritto all&#8217;autodeterminazione del paziente e un diritto all&#8217;autodeterminazione del medico e del personale sanitario.<br />
E&#8217; proprio per salvaguardare il principio di integrità morale e autonomia della professione medica che si lascia libertà di coscienza in questioni controverse come l&#8217;IVG.<br />
Questo, come del resto è sancito dalla legge e dalla deontologia, non significa che un medico obiettore possa permettersi di trattare malamente una donna che abbia deciso di interrompere la gravidanza. Donna che va sostenuta, accudita e trattata come qualsiasi altra paziente. Ci mancherebbe!<br />
Agire secondo scienza significa che l&#8217;atto medico deve ispirarsi alla Best Medical Practice ossia deve avere motivazioni valide e validate presso la comunità scientifica. Agire secondo coscienza significa che l&#8217;atto medico non deve creare conflitti insanabili nel medico, potendo quest&#8217;ultimo percepire in un deterinato atto medico un contrasto netto con la finalità della professione stessa che è quella di prendersi cura e guarire persone ammalate.<br />
Nell&#8217;IVG di fatto si interrompe un processo che porta alla formazione di una persona umana. Questo può essere percepito dal medico come contrario agli scopi della professione che, come dice l&#8217;art. 3 del codice deontologico, sono quelli della &#8220;tutela della vita, della salute fisica e psichica dell&#8217;Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana&#8221;.<br />
Il principio dell&#8217;obiezione di coscienza è da tutelare perché, indipendentemente dall&#8217;IVG, in base a tale principio ad es. un medico può rifiutare di applicare un sondino naso-gastrico ad un paziente che non lo vuole, anche se è una legge ad imporglielo (come quella che stava per essere approvata riguardo le DAT).</p>
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		Di: Chiara Lalli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-2/#comment-125621</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chiara Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 08:56:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@CloseTheDoor,
il gioco è rendere le cose talmente confuse da non capirci più molto. Si vuole trascinare la condanna morale della IVG sulla contraccezione (sono tutte &quot;pillole&quot; e tutte moralmente inammissibili). Oltre alle ingiustizie, ci sono contraddizioni esilaranti: si obietta sulla contraccezione d&#039;emergenza e non sulla IUD o sui preservativi. Poi c&#039;è la questione dei farmacisti obiettori, ma lì siamo proprio nel terreno della malafede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@CloseTheDoor,<br />
il gioco è rendere le cose talmente confuse da non capirci più molto. Si vuole trascinare la condanna morale della IVG sulla contraccezione (sono tutte &#8220;pillole&#8221; e tutte moralmente inammissibili). Oltre alle ingiustizie, ci sono contraddizioni esilaranti: si obietta sulla contraccezione d&#8217;emergenza e non sulla IUD o sui preservativi. Poi c&#8217;è la questione dei farmacisti obiettori, ma lì siamo proprio nel terreno della malafede.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: CloseTheDoor		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-2/#comment-125620</link>

		<dc:creator><![CDATA[CloseTheDoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 08:44:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Chiara Lalli
Grazie davvero della risposta. Sull&#039;aborto farmacologico in effetti ho letto medici non-obiettori lamentare la disinformazione totale che si fa al riguardo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Chiara Lalli<br />
Grazie davvero della risposta. Sull&#8217;aborto farmacologico in effetti ho letto medici non-obiettori lamentare la disinformazione totale che si fa al riguardo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Chiara Lalli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-2/#comment-125619</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chiara Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:57:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ovviamente era: [..] arginare l’effetto delle ALTE percentuali di obiezione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovviamente era: [..] arginare l’effetto delle ALTE percentuali di obiezione.</p>
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		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-2/#comment-125618</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:56:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[m, non è che la scuola possa/debba fare tutto, ma credimi, facendo counselling scolastico ci si rende conto di che genere di famiglie hanno un sacco di poveri ragazzi/e. A volte la scuola è l&#039;unico luogo dove davvero sono accolti.
Quanto all&#039;obiezione di coscienza e al presunto uguale diritto della donna e del feto, lascio rispondere per me a un&#039;intervista a Carlo Flamigni:http://www.cronachelaiche.it/2010/04/donne-aborto-e-%C2%ABmisoginia-di-stato%C2%BB-intervista-a-carlo-flamigni/
Sottolineando due cose: un medico, oggi, sa benissimo a cosa va incontro nel momento in cui sceglie di fare una certa professione e una certa specializzazione, e in uno stato laico non può imporre le sue convinzioni ad altri/e. Concordo con Flamigni che ci sia molto più bisogno di compassione che di religione, e una religione senza compassione francamente non riesco nemmeno a concepirla, ma è quel che ci ritroviamo. Poi la religione non parrebbe essere la vera ragione di tante obiezioni, come è emerso e continua ad emergere.
In riferimento anche al thread precedente, nell&#039;intervita si accenna a due libri sulla pillola del giorno dopo, libri che conto di leggere attentamente, perché finora abbiamo sentito una campana scientifica, ma ce ne sono anche altre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>m, non è che la scuola possa/debba fare tutto, ma credimi, facendo counselling scolastico ci si rende conto di che genere di famiglie hanno un sacco di poveri ragazzi/e. A volte la scuola è l&#8217;unico luogo dove davvero sono accolti.<br />
Quanto all&#8217;obiezione di coscienza e al presunto uguale diritto della donna e del feto, lascio rispondere per me a un&#8217;intervista a Carlo Flamigni:<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/donne-aborto-e-%C2%ABmisoginia-di-stato%C2%BB-intervista-a-carlo-flamigni/" rel="nofollow ugc">http://www.cronachelaiche.it/2010/04/donne-aborto-e-%C2%ABmisoginia-di-stato%C2%BB-intervista-a-carlo-flamigni/</a><br />
Sottolineando due cose: un medico, oggi, sa benissimo a cosa va incontro nel momento in cui sceglie di fare una certa professione e una certa specializzazione, e in uno stato laico non può imporre le sue convinzioni ad altri/e. Concordo con Flamigni che ci sia molto più bisogno di compassione che di religione, e una religione senza compassione francamente non riesco nemmeno a concepirla, ma è quel che ci ritroviamo. Poi la religione non parrebbe essere la vera ragione di tante obiezioni, come è emerso e continua ad emergere.<br />
In riferimento anche al thread precedente, nell&#8217;intervita si accenna a due libri sulla pillola del giorno dopo, libri che conto di leggere attentamente, perché finora abbiamo sentito una campana scientifica, ma ce ne sono anche altre.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Chiara Lalli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-1/#comment-125617</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chiara Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:42:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5023#comment-125617</guid>

					<description><![CDATA[@CloseTheDoor,
Credo che le ragioni siano varie. Alice nominava la questione economica. Aggiungo le ragioni di carriera: spesso i capi (di dipartimento, di scuola di specializzazione) sono obiettori, alcuni anche militanti (qualche anno fa a Roma tutti i direttori delle scuole lo erano, molti di loro erano i firmatari del “Manifesto dell’embrione come paziente” - un capolavoro prolife), e alcuni specializzandi e medici all’inizio della carriera ti dicono: “se non sei obiettore anche tu non vai da nessuna parte”.
Poi ci sono le ragioni professionali, cioè passare tutta la vita a fare IVG non è magari quello che avevi desiderato. Anche questo è un effetto dell’altissima percentuale: se siamo solo in 10 su 100 a fare qualcosa, noi 10 non faremo altro per cercare di garantire il servizio. Alcuni ci arrivano a diventare obiettori, per esasperazione.
Ci sono anche ragioni più “genuine”, ma qui si crea un conflitto intrinseco e che ora è esploso: è la stessa 194 che, da una parte, garantisce un servizio e, dall’altra, prevede una via per fiaccarlo. Finché i numeri di obiettori rimangono bassi, il sistema più o meno funziona. Quando si arriva al 70, 90% e più (esistono reparti “fantasma” o reparti che interrompono il servizio in caso di malattia o ferie dell’unico non obiettore), si inceppa. Ma esiste un aspetto di fatto, numerico, e uno di principio: quanti usano l’esenzione e la possibilità stessa di ammettere l’esenzione per legge da un servizio pubblico che si è liberamente scelto.
Inoltre c’è un aspetto cronologico curioso: i giovani sembrano non avere abbastanza consapevolezza delle situazione prima della legge. Sembrano avere dimenticato la clandestinità e lo schifo che causava e l’importanza della 194, pur con tutti i suoi limti. Oggi esiste ancora la clandestinità, ed è fatta di orrore di lusso se puoi pagare (cliniche, studi privati, magari di chi ufficialmente è obiettore), o di orrore da quattro soldi (Cytotec, luoghi e modalità abortive non sicuri e non igienici).
Un medico obiettore con cui ho parlato (molto giovane) mi ha detto: “io deciderei di essere obiettore o no caso per caso”. Cioè, giudice supremo delle vita altrui. Ecco, un medico non dovrebbe usare le proprie credenze morali e/o religiose come un mezzo “educativo”, come uno strumento per insegnare e imporre i Veri valori.
.
@m,
Sembra che tu abbia copiato il solito slogan senza nemmeno ragionare sulle parole e sui concetti: “in scienza e coscienza” è un modo di dire tanto diffuso quanto incompreso e incomprensibile. Prova a definire il significato di queste parole e a declinarle, è meno semplice di quanto sembra. La coscienza del medico non può schiacciare quella del paziente, quando si ripete che “il medico non è un robot” o un mero esecutore si dimentica di ricordare che nemmeno il paziente dovrebbe essere trattato come un minorenne capriccioso e presuntuoso. Con la fine del paternalismo e l’affermazione dell’autodeterminazione, il rapporto medico-paziente è cambiato: l’equilibrio tra poteri è molto diverso, o dovrebbe esserlo, da quanto il medico decideva e quasi nemmeno parlava con il paziente.
Inoltre non hai idea di quello che succede negli ospedali (far conoscere la realtà della negazione di un servizio e dell’assistenza è proprio una delle ragioni della pubblicazione di questi racconti). A fronte di vuote affermazioni di principio, nessuno controlla che l’IVG sia garantita, che se non c’è nessun medico anche gli obiettori eseguano IVG o che assistano le donne. Non è raro che le donne sia state abbandonate nei corridoi, insultate, maltrattate, lasciate aspettare ore e ore o giorni inutilmente - cioè senza ragioni cliniche, ma per motivi “punitivi”. Non è raro che sia stata negata loro l’anestesia. In casi più gravi si è arrivati a urlare “assassine” o “puttane”. L’altalena tra obiettori e non è crudele e folle, soprattutto quando devi fare una interruzione tardiva e può essere che ci vogliano molte ore. Allora può capitarti di entrare il lunedì e cominciare la procedura il mercoledì, poi interromperla perché arriva l’obiettore, e riprenderla il venerdì e così via. Il tutto accanto alla sala parto e alla nursery e tra gli sguardi di riprovazione di molti (se non fosse abbastanza chiaro, gli aborti tardivi sono decisioni profondamente dolorose, decisi in seguito alla scoperta di una patologia fetale più o meno grave o di una patologia della madre la cui terapia sarebbe mortale per il feto, sono cioè situazione particolarmente gravose emotivamente - non credo che la coscienza c’entri nulla nel renderle ancora più penose, nel caricarle di una sofferenza evitabile. Magari mi sbaglio, magari è giusto che le donne soffrano il più possibile per espiare la colpa - insomma, se devi proprio abortire, soffri il più possibile!).
Non è solo il medico ad avere la coscienza e non dimentichiamo che ha scelto liberamente di esercitare nel pubblico (almeno da quando esiste la legge). Nessuno vuole ridurlo a un robot o a un esecutore, ma ci sono anche dei doveri professionali su cui bisogna riflettere. Altrimenti dovremmo permettere a un avvocato d’ufficio di rifiutare la difesa di uno stupratore. O a un medico nel pronto soccorso di soccorrerlo. Non permetteremmo a chi ha scelte liberamente l’esercito di rifiutare l’uso delle armi.
Concordo che sia sgradevole obbligare qualcuno contro la propria coscienza, ma il significato di “obbligare” cambia a seconda delle circostanze. Alcuni “obblighi” sono derivati dalle nostre scelte e, appunto, si chiamavo doveri professionali.
.
Aggiungo un ultima considerazione (e mi scuso per la lunghezza di questo commento): la resistenza e la delirante informazione sulla RU486, ovvero il cosiddetto aborto farmacologico. La si ostacola in tutti i modi, si blatera sulla pericolosità e si parla di “aborto facile”, si obbliga al ricovero (follia assoluta, perché a meno che non sia un TSO io firmo e me ne vado). Non commento, ma mi limito a domandare: non è che una delle ragioni dell’opposizione alla RU è che in questo modo c’è meno spazio per esercitare il potere di decidere per gli altri? La RU infatti è una procedura più snella e semplice della IVG chirurgica, che richiede meno personale e che potrebbe, almeno in parte, arginare l’effetto delle altre percentuali di obiezione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@CloseTheDoor,<br />
Credo che le ragioni siano varie. Alice nominava la questione economica. Aggiungo le ragioni di carriera: spesso i capi (di dipartimento, di scuola di specializzazione) sono obiettori, alcuni anche militanti (qualche anno fa a Roma tutti i direttori delle scuole lo erano, molti di loro erano i firmatari del “Manifesto dell’embrione come paziente” &#8211; un capolavoro prolife), e alcuni specializzandi e medici all’inizio della carriera ti dicono: “se non sei obiettore anche tu non vai da nessuna parte”.<br />
Poi ci sono le ragioni professionali, cioè passare tutta la vita a fare IVG non è magari quello che avevi desiderato. Anche questo è un effetto dell’altissima percentuale: se siamo solo in 10 su 100 a fare qualcosa, noi 10 non faremo altro per cercare di garantire il servizio. Alcuni ci arrivano a diventare obiettori, per esasperazione.<br />
Ci sono anche ragioni più “genuine”, ma qui si crea un conflitto intrinseco e che ora è esploso: è la stessa 194 che, da una parte, garantisce un servizio e, dall’altra, prevede una via per fiaccarlo. Finché i numeri di obiettori rimangono bassi, il sistema più o meno funziona. Quando si arriva al 70, 90% e più (esistono reparti “fantasma” o reparti che interrompono il servizio in caso di malattia o ferie dell’unico non obiettore), si inceppa. Ma esiste un aspetto di fatto, numerico, e uno di principio: quanti usano l’esenzione e la possibilità stessa di ammettere l’esenzione per legge da un servizio pubblico che si è liberamente scelto.<br />
Inoltre c’è un aspetto cronologico curioso: i giovani sembrano non avere abbastanza consapevolezza delle situazione prima della legge. Sembrano avere dimenticato la clandestinità e lo schifo che causava e l’importanza della 194, pur con tutti i suoi limti. Oggi esiste ancora la clandestinità, ed è fatta di orrore di lusso se puoi pagare (cliniche, studi privati, magari di chi ufficialmente è obiettore), o di orrore da quattro soldi (Cytotec, luoghi e modalità abortive non sicuri e non igienici).<br />
Un medico obiettore con cui ho parlato (molto giovane) mi ha detto: “io deciderei di essere obiettore o no caso per caso”. Cioè, giudice supremo delle vita altrui. Ecco, un medico non dovrebbe usare le proprie credenze morali e/o religiose come un mezzo “educativo”, come uno strumento per insegnare e imporre i Veri valori.<br />
.<br />
@m,<br />
Sembra che tu abbia copiato il solito slogan senza nemmeno ragionare sulle parole e sui concetti: “in scienza e coscienza” è un modo di dire tanto diffuso quanto incompreso e incomprensibile. Prova a definire il significato di queste parole e a declinarle, è meno semplice di quanto sembra. La coscienza del medico non può schiacciare quella del paziente, quando si ripete che “il medico non è un robot” o un mero esecutore si dimentica di ricordare che nemmeno il paziente dovrebbe essere trattato come un minorenne capriccioso e presuntuoso. Con la fine del paternalismo e l’affermazione dell’autodeterminazione, il rapporto medico-paziente è cambiato: l’equilibrio tra poteri è molto diverso, o dovrebbe esserlo, da quanto il medico decideva e quasi nemmeno parlava con il paziente.<br />
Inoltre non hai idea di quello che succede negli ospedali (far conoscere la realtà della negazione di un servizio e dell’assistenza è proprio una delle ragioni della pubblicazione di questi racconti). A fronte di vuote affermazioni di principio, nessuno controlla che l’IVG sia garantita, che se non c’è nessun medico anche gli obiettori eseguano IVG o che assistano le donne. Non è raro che le donne sia state abbandonate nei corridoi, insultate, maltrattate, lasciate aspettare ore e ore o giorni inutilmente &#8211; cioè senza ragioni cliniche, ma per motivi “punitivi”. Non è raro che sia stata negata loro l’anestesia. In casi più gravi si è arrivati a urlare “assassine” o “puttane”. L’altalena tra obiettori e non è crudele e folle, soprattutto quando devi fare una interruzione tardiva e può essere che ci vogliano molte ore. Allora può capitarti di entrare il lunedì e cominciare la procedura il mercoledì, poi interromperla perché arriva l’obiettore, e riprenderla il venerdì e così via. Il tutto accanto alla sala parto e alla nursery e tra gli sguardi di riprovazione di molti (se non fosse abbastanza chiaro, gli aborti tardivi sono decisioni profondamente dolorose, decisi in seguito alla scoperta di una patologia fetale più o meno grave o di una patologia della madre la cui terapia sarebbe mortale per il feto, sono cioè situazione particolarmente gravose emotivamente &#8211; non credo che la coscienza c’entri nulla nel renderle ancora più penose, nel caricarle di una sofferenza evitabile. Magari mi sbaglio, magari è giusto che le donne soffrano il più possibile per espiare la colpa &#8211; insomma, se devi proprio abortire, soffri il più possibile!).<br />
Non è solo il medico ad avere la coscienza e non dimentichiamo che ha scelto liberamente di esercitare nel pubblico (almeno da quando esiste la legge). Nessuno vuole ridurlo a un robot o a un esecutore, ma ci sono anche dei doveri professionali su cui bisogna riflettere. Altrimenti dovremmo permettere a un avvocato d’ufficio di rifiutare la difesa di uno stupratore. O a un medico nel pronto soccorso di soccorrerlo. Non permetteremmo a chi ha scelte liberamente l’esercito di rifiutare l’uso delle armi.<br />
Concordo che sia sgradevole obbligare qualcuno contro la propria coscienza, ma il significato di “obbligare” cambia a seconda delle circostanze. Alcuni “obblighi” sono derivati dalle nostre scelte e, appunto, si chiamavo doveri professionali.<br />
.<br />
Aggiungo un ultima considerazione (e mi scuso per la lunghezza di questo commento): la resistenza e la delirante informazione sulla RU486, ovvero il cosiddetto aborto farmacologico. La si ostacola in tutti i modi, si blatera sulla pericolosità e si parla di “aborto facile”, si obbliga al ricovero (follia assoluta, perché a meno che non sia un TSO io firmo e me ne vado). Non commento, ma mi limito a domandare: non è che una delle ragioni dell’opposizione alla RU è che in questo modo c’è meno spazio per esercitare il potere di decidere per gli altri? La RU infatti è una procedura più snella e semplice della IVG chirurgica, che richiede meno personale e che potrebbe, almeno in parte, arginare l’effetto delle altre percentuali di obiezione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-1/#comment-125616</link>

		<dc:creator><![CDATA[m]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:08:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, che la scuola debba insegnare anche ad usare gli assorbenti mi sembra esagerato.
Mi accontenterei di italiano, storia, geografia, inglese e matematica fatte bene...
La famiglia? Il pediatra/medico di base? A cosa servono?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, che la scuola debba insegnare anche ad usare gli assorbenti mi sembra esagerato.<br />
Mi accontenterei di italiano, storia, geografia, inglese e matematica fatte bene&#8230;<br />
La famiglia? Il pediatra/medico di base? A cosa servono?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-1/#comment-125615</link>

		<dc:creator><![CDATA[m]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:02:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certamente alice, ha ragione.
Tuttavia io sostengo l&#039;idea di un uso complementare di molteplici linguaggi, non di escludere quello biologico-medico. Saranno poi i singoli protagonisti della relazione a scegliere cosa sia opportuno fare nella propria camera da letto in base alle loro esigenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certamente alice, ha ragione.<br />
Tuttavia io sostengo l&#8217;idea di un uso complementare di molteplici linguaggi, non di escludere quello biologico-medico. Saranno poi i singoli protagonisti della relazione a scegliere cosa sia opportuno fare nella propria camera da letto in base alle loro esigenze.</p>
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		Di: m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-letizia/comment-page-1/#comment-125614</link>

		<dc:creator><![CDATA[m]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 23:57:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un medico deve agire sempre secondo scienza e coscienza. Non è un robot che eroga servizi o che obbedisce a qualsiasi richiesta gli possa rivolgere il paziente o lo Stato o il Direttore sanitario.
Nessuno può obbligare un medico o il personale sanitario a realizzare un&#039;IVG se in coscienza considerano quell&#039;atto contrario ai fini ed ai principi della professione medica.
Un&#039;IVG può essere percepita contraria alle finalità della professione medica in quanto interrompe il naturale processo di formazione di una persona umana.
Inoltre va sottolineato che la legge e la deontologia medica impongono anche ad un medico obiettore di praticare l&#039;IVG nel caso in cui una donna si trovasse in imminente pericolo di vita e quel medico fosse l&#039;unico presente (L. 194/78 art. 9).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un medico deve agire sempre secondo scienza e coscienza. Non è un robot che eroga servizi o che obbedisce a qualsiasi richiesta gli possa rivolgere il paziente o lo Stato o il Direttore sanitario.<br />
Nessuno può obbligare un medico o il personale sanitario a realizzare un&#8217;IVG se in coscienza considerano quell&#8217;atto contrario ai fini ed ai principi della professione medica.<br />
Un&#8217;IVG può essere percepita contraria alle finalità della professione medica in quanto interrompe il naturale processo di formazione di una persona umana.<br />
Inoltre va sottolineato che la legge e la deontologia medica impongono anche ad un medico obiettore di praticare l&#8217;IVG nel caso in cui una donna si trovasse in imminente pericolo di vita e quel medico fosse l&#8217;unico presente (L. 194/78 art. 9).</p>
]]></content:encoded>
		
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